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Aspettando (Godot) San Benedetto

Autore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 5 marzo 2010

A guardare giornali e TV sembra soltanto dimostrata la capacità dell’uomo di buttare via i doni più cari che la vita gli fa: notizie di violenze, bambini non nati, scandali anche là da dove dovrebbe venire il richiamo al bene, superficialità e pressapochismi che sviliscono ogni impegno, ostentazione di vanità e rifiuto della verità, quasi compiacimento per una crisi che sta investendo la nostra civiltà.
Basta andare a scuola e parlare con gli insegnanti (è di pochi giorni fa la notizia – quindi la considerazione della sua eccezionalità – che in una scuola italiana è stato altissimo il numero dei dieci in condotta, dando da intendere che una valutazione molto più “bassa” sia quasi la norma) per accorgersi di quanto grave sia la situazione.
Vorrei fare alcuni esempi: l’altro giorno mi ha scritto un visitatore del sito indicandomi la pagina di un altro sito in cui venivano dette le ragioni del non credere. L’ho letta con una attenzione, che si è trasformata in disgusto, per la rinuncia all’uso della ragione, per i luoghi comuni riportati, per il disprezzo manifestato per chi pensa diversamente, per la meschinità degli argomenti (potrei riportare alcuni esempi, ma mi sembra che, oltre che di cattivo gusto, siano indice di pochezza morale e intellettuale). Soprattutto mi ha colpito il fatto che, in assenza di argomentazioni ragionevoli, siano state fatte accuse gratuite ed infamanti [1]. Così ho risposto al mio interlocutore: «A dire il vero [l’articolo in oggetto] fa un po’ pena. Ho sempre amato la ragione e ho imparato il rispetto per chi pensa diversamente da me. Nel caso in questione mi pare che il problema sia sul capire se «pensa» chi lo ha scritto. S. Agostino ci ha insegnato: «Intellectum valde ama», e questo è un invito straordinario. Mi spiace per quelle persone che, a corto di argomenti, sono solo capaci di disprezzare che è diverso da loro.
Personalmente non credo che valga la pena [come chiedeva il lettore] di denunciare alcunché: sarebbe come dare un rilievo a ciò che ha poca sostanza. «Raglio d’asino non sale al cielo» si diceva una volta. Anche se qui sulla terra quel concerto non è molto piacevole.
Sono tempi di testimonianza e di bellezza: chissà se riusciremo a darla? Sarà l’unico modo per vivere con gusto, comunicando una speranza.
(Comunque è triste che in questa pagina riportata si trovino queste affermazioni su Dio, la Chiesa e la confessione: mi spiace che la giovinezza del suo autore sia stata segnata dal problema della masturbazione, forse poteva trovare guardando fuori di sé qualcosa di più interessante per la vita)».

Ed ecco il secondo esempio. Mi ha scritto una amica: «Poiché da tempo seguo con grande interesse il Suo prezioso lavoro a servizio della Verità e di una formazione autenticamente cristiana, ho pensato di sottoporre a Lei una questione che è sorta la scorsa domenica durante l’ora di catechismo. La scuola, infatti, sta organizzando uno spettacolo di fine anno sul “NAGUAL” di Carlos Castaneda per i bambini di 5 elementare, i quali ce ne hanno parlato con entusiasmo. Da una sommaria ricerca su internet abbiamo visto che si tratta di riti legati a civiltà precristiane e allo sciamanesimo in particolare. Purtroppo non è la prima volta che come catechiste ci troviamo ad affrontare tematiche proposte dagli insegnanti che poco hanno a che fare non solo con il cristianesimo, ma con la stessa scuola (non ultimi gli u.f.o.!). Cosa possiamo dire ai bambini sull’argomento? Non possiamo obbligarli a non prendere parte alla recita, ma con quale spirito dovranno affrontarla sapendo che si tratta di credenze fortemente anticristiane? Confidiamo in un suo illuminante consiglio!»

Anche in questo caso è drammaticamente evidente che di fronte a ciò che esprime una tradizione consolidata ed accolta da una immensa schiera di uomini bisogna prendere le distanze, essere «critici», mentre di fronte a qualunque esoterismo, beh, questo fa cultura, apre la mente, favorisce l’incontro… Pensiamo al modo con cui sono trattati i temi del Natale, al fatto che non si possono a scuola, in nome del rispetto, fare recite a soggetto religioso… Ma se si tratta di Nagual e simili non permettere la rappresentazione sarebbe un atto di intolleranza e di oscurantismo. Siamo o no in una scuola e in uno stato laico?
(Suggerisco a questi interlocutori di approfittare del fatto che nella scuola esistono ancora i cosiddetti Organi Collegiali, per cui ogni iniziativa va valutata nel consiglio di classe o di interclasse).

C’è ancora speranza?

Quante volte sul sito abbiamo fatto nostra la poesia di Eliot, in cui invitava tutti noi ad una nuova costruzione! O forse bisogna fare nostro il suggerimento di McIntyre, a proposito di San Benedetto: «È sempre rischioso tracciare paralleli troppo precisi fra un periodo storico e un altro, e fra i più fuorvianti di tali paralleli vi sono quelli che sono stati tracciati fra la nostra epoca in Europa e nel Nordamerica e l’epoca in cui l’impero romano declinava verso i secoli oscuri. Tuttavia certi parallelismi esistono. Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e oscurità. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Questa volta, però, i barbari non aspettano al di là delle frontiere: ci hanno governato per parecchio tempo. Ed è la nostra consapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso».

In questo cammino, anche una presenza seria e costruttiva in internet può aiutare tutti noi.

Nota


[1]Solo un passo delle varie considerazioni: «Difficilmente arriviamo alla Prima Comunione (perché l’ho scritta in maiuscolo?…) con tutti questi dubbi, illogicità e domande senza risposte. Ma spesso subiamo questa cerimonia perché dobbiamo accaparrarci la festa e i regali che essa comporta; mica siamo scemi. Inghiottire l’ostia fingendo che sia davvero il corpo di un tizio morto e risorto? Occhei. Spifferare a un prete nascosto da una grata tutte le nostre masturbazioni chiusi nel cesso? Va bene. Trotterellare in chiesa almeno la domenica mattina? Passi pure questa. Ma credere che davvero esista un altro mondo – invisibile e non percepibile – con un dio-padrone seduto «oltre le nuvole» al fianco di un ex morto e di un «qualcosa» a forma di fiammella che nessuno sa cos’è, abitato da una società mezza magica e mezza forcaiola fatta di angioletti, ex angeli diventati diavoli, ex uomini diventati santi, e un’unica ex donna diventata madonna, che giudica i morti che man mano arrivano, anzi no, le loro anime che quel dio aveva messo dentro di loro ma che morendo si sono liberate, allo scopo di dirottarle su tre binari a seconda delle colpe che sempre quel dio ha lasciato bellamente commettere e replicare… no!, questo è troppo! Con tutta la buona volontà, il tasso di cretineria espresso da queste credenze è così alto che non basta neppure la fede a farcele sembrare sagge».


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