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DJ Fabo: non c'è nessuna speranza in un suicidio

Autore: Tanduo, Luca e Paolo  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 3 marzo 2017

Riguardo alla morte del DJ Fabo in Svizzera vogliamo esprimere innanzitutto dolore per la perdita di una vita. Va sottolineato però che non esiste il diritto alla morte e neanche al suicidio: sia l'istigazione al suicidio che l'omicidio di un consenziente sono puniti dalla legge.
Lo Stato non ammette diritto alla morte perché tutela la vita dei suoi cittadini. Nessuno è in grado di capire la sofferenza e il dolore di una persona, tanto meno si può giudicare. Cosa fare di fronte ad un essere umano che non ha più nessuna voglia di vivere? Certamente egli merita di essere ascoltato e accompagnato. Questo non avere più voglia di vivere può avere mille aspetti e cause diverse. La sofferenza fisica oggi è curabile con i farmaci e con le cure palliative. La sofferenza psicologica o la depressione non si curano incitando qualcuno a suicidarsi o portandolo in Svizzera a suicidarsi, ma stando vicino alle persone e prendendosene cura. Certo è difficile vivere in certe condizioni di malattia, ma la morte anticipata volontariamente non è la soluzione. Non c'è nessuna speranza in un suicidio, i malati e le persone in difficoltà hanno bisogno di speranza e affetto, non di essere abbandonati alla morte. La morte è un evento inevitabile, ma diverso è procurarla o causarla volontariamente.
I radicali e Cappato usano la vita e la morte delle persone non perché gli interessa quella persona ma per uno scopo politico. Infatti Cappato e i radicali spingono per una legge sull'eutanasia in Italia; gli italiani e il Parlamento non devo seguire i proclami di TV e Radio e Giornali a favore della legge, è una strumentalizzazione che non aiuterà i malati, anzi li metterà sempre più in una condizione psicologica di emarginazione e inoltre trasformerà il ruolo del medico dandogli il potere di dare la morte.

San Giovanni Paolo II, nella Lettera enciclica “Evangelium vitae” ai nn. 66-67 scriveva: “Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto «suicidio assistito» significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia, che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta". E ancora: "E tanto più perverso appare il gesto dell’eutanasia se viene compiuto da coloro che — come i parenti — dovrebbero assistere con pazienza e con amore il loro congiunto o da quanti — come i medici —, per la loro specifica professione, dovrebbero curare il malato anche nelle condizioni terminali più penose.

Così la vita del più debole è messa nelle mani del più forte; nella società si perde il senso della giustizia ed è minata alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone.

Ben diversa, invece, è la via dell’amore e della vera pietà, che la nostra comune umanità impone e che la fede in Cristo Redentore, morto e risorto, illumina con nuove ragioni. La domanda che sgorga dal cuore dell’uomo nel confronto supremo con la sofferenza e la morte, specialmente quando è tentato di ripiegarsi nella disperazione e quasi di annientarsi in essa, è soprattutto domanda di compagnia, di solidarietà e di sostegno nella prova. È richiesta di aiuto per continuare a sperare, quando tutte le speranze umane vengono meno”.

Infine una riflessione politica su chi chiede ai cattolici di fare il primo passo e fare una proposta, implicitamente sottintendendo che il problema del presunto vuoto legislativo sia causato dai presunti veti del mondo cattolico. Innanzitutto il mondo cattolico non è compatto sulla questione né lo è a livello politico. In secondo luogo, dopo il caso Eluana una legge era stata approvata al Senato e poi fermata alla Camera: il motivo è chiaro, quella legge negava esplicitamente la possibilità dell’eutanasia, sosteneva che idratazione a alimentazione forzata non sono equiparabili ad una terapia, condizionava le cosiddette DAT ad un periodo di validità e lasciava al medico comunque la discrezione professionale. Tutto il contrario dell’attuale proposta di legge in Parlamento, che come appare evidente dal legare la sua approvazione al caso del Dj Fabo ha come scopo quello di introdurre l’eutanasia in Italia.


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