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“Il prato infinito”, da “Palomar” di Italo Calvino

Autore: Matuonto Banzatti, Nellina  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 29 gennaio 2014

Intorno alla casa del signor Palomar c'è un prato.”

Ecco un nuovo oggetto di osservazione e un nuovo tentativo del signor Palomar, impegnato a scrutare la composizione del prato che circonda la sua casa, mentre strappa le erbacce che lo infestano e si trova sempre più in difficoltà a classificarne la natura. Prato inglese o prato rustico?

“Certo, strappare un’erbaccia qua e là non risolve nulla. Bisognerebbe procedere così, - egli pensa - prendere un quadrato di prato, un metro per un metro, e ripulirlo fin della più minuta presenza che non sia trifoglio, loglietto o dicondra. Poi passare a un altro quadrato. Oppure, no, fermarsi su un quadrato campione. Contare quanti fili d'erba ci sono, di quali specie, quanto fitti e come distribuiti. In base a questo calcolo si arriverà a una conoscenza statistica del prato, stabilita la quale... Ma contare i fili d'erba è inutile, non s'arriverà mai a saperne il numero. Un prato non ha confini netti, c'è un orlo dove l'erba cessa di crescere ma ancora qualche filo sparso ne spunta più in là, poi una zolla verde fitta, poi una striscia più rada: fanno ancora parte del prato o no? Altrove il sottobosco entra nel prato: non si può dire cos'è prato e cos'è cespuglio. Ma pure là dove non c'è che erba, non si sa mai a che punto si può smettere di contare: tra pianticella e pianticella c'è sempre un germoglio di fogliolina che affiora appena dalla terra e ha per radice un pelo bianco che quasi non si vede; un minuto fa si poteva trascurarla ma tra poco dovremo contare anche lei. (…)”

Si ripete in altri termini, l’esperienza dell’onda, con il vantaggio che qui l’oggetto dell’osservazione del signor Palomar non è in continuo movimento, dunque sembrerebbe più facile applicare il metodo dell’osservazione su un piccolo campione: un quadrato di un metro per un metro, per esempio. Eppure, quando la teoria sembra procedere senza intoppi (“in base a questo calcolo si arriverà a una conoscenza statistica del prato, stabilita la quale...”) intervengono troppi “ma” (“ma contare i fili d’erba è inutile…” “ Ma pure là dove non c'è che erba, non si sa mai a che punto si può smettere di contare:…” “ma tra poco dovremo contare anche lei…”).
La realtà dunque sembra ribellarsi alla rigidezza della teoria e il signor Palomar è di nuovo in difficoltà, ma non si arrende.

Il prato è un insieme d'erbe, - così va impostato il problema, - che include un sottoinsieme d'erbe coltivate e un sottoinsieme d'erbe spontanee dette erbacce; un'intersezione dei due sottoinsiemi è costituita dalle erbe nate spontaneamente ma appartenenti alle specie coltivate e quindi indistinguibili da queste. I due sottoinsiemi a loro volta includono le varie specie, ognuna delle quali è un sottoinsieme, o per meglio dire è un insieme che include il sottoinsieme dei propri appartenenti che appartengono pure al prato e il sottoinsieme degli esterni al prato. Soffia il vento, volano i semi e i pollini, le relazioni tra gli insiemi si sconvolgono...”

Di nuovo basta un soffio di vento e ogni classificazione studiata con cura ne viene sovvertita e sconvolta. La natura ha di nuovo preso la sua rivincita…
Il signor Palomar preso ormai dal corso dei suoi pensieri si accorge che l’osservazione puntata sul semplice filo d’erba lo sta portando molto lontano: più circoscrive l’ambito della sua indagine (da “dieci metri di riva per dieci metri di mare” nella lettura di un’onda a “un quadrato di prato, un metro per un metro”…) più esso sembra moltiplicarsi al suo interno spalancandosi in prospettive vertiginose, come se ogni punto di osservazione contenesse l’intero infinito:

Palomar s'è distratto, non strappa più le erbacce, non pensa più al prato: pensa all'universo. Sta provando ad applicare all'universo tutto quello che ha pensato del prato. L'universo come cosmo regolare e ordinato o come proliferazione caotica. L'universo forse finito ma innumerabile, instabile nei suoi confini, che apre entro di sé altri universi. L'universo, insieme di corpi celesti, nebulose, pulviscolo, campi di forze, intersezioni di campi, insiemi di insiemi ”.

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