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"Il pranzo di Babette" 5 - Una sconosciuta bussa alla porta

Autore: Conci, Donata  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 31 luglio 2015

Una sconosciuta bussa alla porta

Quindici anni dopo i fatti raccontati, avvenne una terza irruzione nella casa gialla di Berlevaag, in una sera piovosa del giugno del 1871. La corda del campanello fu più volte scossa e alla porta delle due padrone apparve una donna bruna, pallida, con gli occhi spauriti, con un fagotto sotto il braccio, mezza svenuta. Fatta sedere, la sconosciuta frugò fra le vesti ed estrasse una lettera a loro indirizzata.
Papin era l’autore dello scritto e con esso si rivolgeva alle sorelle perché offrissero ospitalità a Madame Babette Hersant, costretta a fuggire da Parigi dopo la guerra civile infuriata per le strade della città. I Communards difensori dei Diritti dell’Uomo erano stati schiacciati e il marito e il figlio di Madame Hersant erano morti, uccisi dalle milizie cittadine (7). Lei stessa era stata arrestata ma era riuscita a fuggire. Sapendo che Papin un tempo aveva soggiornato in Norvegia, la fuggiasca gli aveva chiesto se conosceva qualche brava persona presso la quale rifugiarsi e nascondersi.
Come non pensare a loro?
E nel rivolgersi a Filippa e Martina per salvare una vita ora rifletteva e capiva il significato e il senso del suo soggiorno negli sperduti fiordi norvegesi e dell’incontro con colei che era sempre stata presente nel suo pensiero e nel suo cuore.
Il grande cantante ormai anziano non aveva mai dimenticato le due persone buone conosciute a Berlevaag e in particolare la fanciulla dalla voce angelica che gli aveva fatto scoprire le cime nevose, i fiori selvatici e le bianche notti del Nord.
Votandosi ad una vita semplice (Papin la immaginava circondata da una famiglia numerosa) e rinunciando ai successi e alle effimere glorie teatrali, proprio lei aveva scelto la parte migliore.
“Che cos’è la fama? Che cosa la gloria?” Si chiedeva il grande maestro ormai vecchio, solo, abbandonato dagli ammiratori e adulatori di un tempo.
“La tomba aspetta tutti noi!” Aveva concluso amaramente. Ma se era vero che la morte attendeva ogni uomo, la morte non avrebbe trionfato sul Bene compiuto e sulla sublimità dell’Arte.
E così terminava il breve scritto: Eppure, mia perduta Zerlina, eppure, soprano della neve! mentre scrivo queste righe sento che la tomba non è la fine. In Paradiso udrò di nuovo la vostra voce. Lassù canterete, senza timori o scrupoli, come Dio intendeva che cantaste. Lassù sarete la grande artista che Dio intendeva voi foste. Oh! come incanterete gli angeli! Babette sa cucinare. Degnatevi di ricevere gentilissime l’umile omaggio dell’amico che una volta fu Achille Papin
Al generoso cuore di Martina e Filippa si appellava ora per portare soccorso alla donna che era stata sulle barricate e aveva perso nella battaglia tutto ciò che aveva di più caro. Doveva trovar rifugio lontano da Parigi e nascondersi. Quale luogo migliore della casa gialla affacciata sul lontano fiordo norvegese?
Babette fu presa a servizio da Martina e Filippa, che ben poco avevano da darle in cambio.
La sua fede papista dapprima guardata con sospetto diventò uno sprone morale per le anziane sorelle e i frequentatori della casa del vicario: con il loro esempio avrebbero col tempo aperto gli occhi della nuova venuta sulla vera fede.
Non molta attenzione era stata data alle affermazioni di Papin circa le capacità di cucinare della sua protetta, capacità che non suscitava in loro alcun interesse e semmai diffidenza causata dalla loro scarsa stima del cibo e dei suoi piaceri, che appesantivano il corpo e ottenebravano lo spirito, infiammato unicamente dall’attesa della Nuova Gerusalemme.
Pazientemente quindi le avevano mostrato come cucinare lo stoccafisso e la zuppa di birra e pane. Le istruzioni erano state seguite con grande attenzione e dopo una settimana Babette cucinava con più arte di una qualsiasi cuoca nata e cresciuta a Berlevaag.
La sua presenza si sarebbe rivelata col tempo sorprendente e benefica: era abilissima nel governare la casa, nell’individuare pesci e verdure freschi, nell’ottenere sempre i prezzi più bassi, nel trattare con competenza culinaria i cibi più modesti e con ciò permetteva alle sorelle di dedicare più tempo ai bisognosi e agli ammalati. In breve, conclude la Blixen, colei che era stata guardata all’inizio con sospetto e diffidenza, era diventata la pietra angolare della casa.
Nulla emergeva mai del suo passato e a chi cercava di invogliarla a parlare dei suoi lutti e della sua povertà Babette rispondeva : “Che fare, signore? E’ Destino”.

Dodici anni dopo aver accolto Babette nella loro casa, Martina e Filippa si chiedevano come commemorare il 15 Dicembre il centesimo compleanno del defunto Decano, e festeggiarlo come se il loro caro padre fosse ancora presente in mezzo a loro e nella piccola comunità dei suoi adepti.
Erano rattristate dalle discordie e dai litigi dei Fratelli e delle Sorelle, che col passar del tempo apparivano insanabili. Due anziane del gregge erano preda di vecchi rancori, un fratello lamentava che un altro fratello lo avesse truffato 45 anni prima, un capitano di marina non poteva perdonarsi di avere amato in gioventù la moglie del suo amico, ora vedova. E ognuno accusava l’altro di colpe e tradimenti senza trovar pace e perdonare i lontani torti subiti o immaginati.

NOTE
7. Si fa riferimento alla repressione contro i Comunardi parigini del 1871, successiva alla proclamazione della Repubblica nel 1870 e della Comune del 1871.

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