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"Il pranzo di Babette" 9 - Non è la fine

Autore: Conci, Donata  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 30 ottobre 2015

Non è la fine
Babette non aveva presenziato alla gioiosa conclusione della cena, anche se ne era stata la nascosta artefice e, circondata da pentole e casseruole nere ed unte, l’ondata dei ricordi l’aveva assalita. Quando Martina e Filippa la raggiunsero in cucina le volevano mostrare tutta la loro riconoscenza e gratitudine, ma la trovarono pensosa e pallida.
Sempre, Martina le disse, avrebbero ricordato quella straordinaria cena quando avesse lasciato Berlevaag per ritornare a Parigi. E Babette inaspettatamente, per la prima volta, parlò di sé: Una volta ero cuoca al Cafè Anglais, e aggiunse che non sarebbe più ritornata nella sua patria. Erano morte tutte le persone a lei più care e anche quei principi, nobili, militari, compreso il generale Galliffet, per i quali era stata felice di cucinare con la sua maestria, anche se li aveva combattuti sulle barricate dei Comunardi.
Quello era stato tutto il suo mondo ed ora era scomparso per sempre, con amici e nemici. E dopo un’altra pausa di silenzio, guardando con i suoi occhi scuri le due donne aggiunse:”Come potrei tornare a Parigi, Mesdames? Io non ho danaro…I diecimila franchi sono stati spesi”.
Quando le sorelle sedettero senza riuscire più a parlare per la sorpresa, Babette disse quasi per scusarsi: “Che volete, mesdames, un pranzo per dodici al Café Anglais costerebbe diecimila franchi
Cara Babette”, intervenne allora Martina con dolcezza, “non dovevate dar via tutto quanto avevate per noi. "Per voi? -replicò Babette- No. Per me. Io sono una grande artista... Sono una grande artista, mesdames”. Poi, per un pezzo vi fu in cucina un profondo silenzio. Allora Martina disse: ”E adesso sarete povera per tutta la vita, Babette?”“Povera?” disse Babette. Sorrise come a se stessa. “No. Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista. Un grande artista, Mesdames, non è mai povero”.
Ma in quelle parole vibrava tristezza e solitudine e il cuore di chi la ascoltava si struggeva di pietà e di commozione.
Fu allora che a Filippa ritornarono alla mente le parole del Salmo, pronunciate da Lorens: “La grazia, amici miei, ci chiede soltanto di aspettarla con fiducia e di accoglierla con riconoscenza. La grazia, fratelli, non pone condizioni e non preferisce uno di noi piuttosto d’un altro, la grazia ci stringe tutti al suo petto... Ecco! Ciò che abbiamo scelto ci è dato, e pure, allo stesso tempo, ci è accordato ciò che abbiamo rifiutato. Anzi, ciò che abbiamo respinto è versato su noi con abbondanza. Perché la Misericordia e la Verità si sono incontrate, la Rettitudine e la Felicità si sono baciate!”.
Si alzò lentamente, le si avvicinò e la stinse fra le braccia chiamandola per nome: non doveva più temere di ritrovarsi sola e i suoi sacrifici non erano destinati al nulla. Ripeté per lei la promessa che le aveva fatto Papin: -“Non è la fine! Sento, Babette, che questa non è la fine. In Paradiso sarete la grande artista che Dio ha inteso che foste! Oh! - soggiunse e le lagrime le grondavano giù per le guance,- oh, come incanterete gli Angeli!”.
E quella cena era stata l’anticipazione di quella felicità certa e di quel destino misericordioso che quella sera si era rivelato presente nella trama della vita di ogni uomo.

Così con quest’ultima scena viene portato a compimento il disegno tracciato dalla Blixen nel corso del racconto o parabola: la landa gelida in mezzo ai fiordi ha mutato nel tempo il suo volto iniziale, la casa del vecchio pastore ora appare illuminata da migliaia di stelle e il cuore dei suoi abitanti si è aperto all’Amore e alla Compassione.

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