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I. Maometto

Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 28 novembre 2008

La versione islamica prevalente afferma che Maometto è nato “nell’anno dell’Elefante”, anno descritto come quello della spedizione dell’Etiope Abraha contro la Mecca (c. 570 d.C.). Durante la sua prima infanzia, morirono i suoi genitori. Il suo zio Abu Taleb l’ha educato accanto al proprio figlio Ali.
Il giovane ha lavorato come impiegato nel commercio presso una signora vedova, Khadigia figlia di Khuailed figlio di Assad. Era cugina di primo grado del vescovo o del sacerdote (in Arabo: Qass) Waraqa figlio di Naufal figlio di Assad. Ammirando Maometto (più giovane di lei di quindici anni), apprezzando, secondo la versione islamica, la sua fedeltà (che gli valse il titolo di “Amin”, fedele) sembra essere stata lei a proporgli il matrimonio. Maometto ha chiesto la mano di Khadigia al cugino presbitero Waraqa. Alcuni autori pensano che il matrimonio sia stato cristiano. Fatto sta che Maometto non ha preso un’altra moglie durante la vita di Khadigia, sia a causa dell’indissolubilità del matrimonio cristiano contratto, sia perché dipendeva finanziariamente da lei, ed anche perché la venerava e stimava. D’altro canto, certe tradizioni riferiscono che da quest’unione siano nati cinque figli: un maschio, Al-Qasem, e quattro figlie: Zainab, Ruqaia, Um-Culthum e Fatima.
Le fonti islamiche riferiscono che, all’età di quarant’anni, in una caverna del monte Hirà’ vicino alla Mecca, Maometto ebbe una visione dove venne chiamato “Messaggero di Allah”.
Sorpreso e spaventato da questa visione, corre dalla moglie Khadigia, la quale consulta il cugino Waraqa che dichiara che questa sarebbe “La Legge di Mosè”, cioè che il messaggio di Maometto sarebbe stato una continuazione della missione e della profezia di Mosè, interlocutore di Dio e legislatore.
Al-Bukhari nel suo “Sahih” (cioè La Vera Tradizione), I, p.7 scrive: “Waraqa era un uomo convertito al cristianesimo… scriveva il Vangelo in ebraico… subito dopo la morte di Waraqa, la Rivelazione (a Maometto) si è intiepidita”.
Questo “Vangelo ebraico” sarebbe il Matteo aramaico, o il cosiddetto “Evangelium juxta Haebreos” menzionato da san Girolamo - il “Vangelo degli Ebioniti”?
La versione islamica racconta che la Rivelazione a Maometto si è fermata o intiepidita per la durata di tre anni, periodo nel quale lui pensava a suicidarsi.
D’altra parte, una domanda s’impone: quale era il rapporto tra Waraqa e la “Rivelazione” a Maometto, mentre si sostiene che questa veniva direttamente da Dio, che mandava l’angelo Gabriele per pronunciare i “versetti” e dettarli a Maometto?

A - Khadigia e Gabriele
Ibn-Hisciam (Biografia di Maometto, I, p. 257-258, Tabari, II, p. 302-303) racconta che Maometto ricevette delle visioni a casa. La moglie Khadigia gli ha domandato se quel personaggio che lui vedeva era un angelo o un demonio. Un giorno che Gabriele apparse a Maometto, Khadigia ha chiesto al marito di sedersi sulle sue ginocchia. Maometto vedeva ancora Gabriele. Ma quando Khadigia ha tolto il velo dalla sua testa, Gabriele è scomparso. E quindi essa annunciò trionfalmente al marito: “Rallegrati, questo era un angelo e non un demonio” (perché Gabriele, per modestia, non volle guardare il volto di Khadigia).
In un’altra versione Bukhari riporta che Khadigia, sempre nello scopo di mettere Gabriele alla prova, introduce Maometto tra lei e i vestiti di lei. Ovviamente Gabriele scappa per modestia e ottiene un certificato di buona condotta e di natura angelica.

B - Aiscia e Gabriele
La più giovane delle mogli di Maometto, Aiscia, figlia di Abu Bakr, futuro primo Califfo, è stata sposata all’età di nove anni (mentre Maometto ne aveva 45). Era l’unica vergine che lui aveva sposato, le altre erano o vedove o divorziate (ripudiate). Nel libro “Le Luci di Maometto” (“Al-Anwar Al-Muhammadiah”), l’autore, An-Nabahani, dà, dopo la morte di Khadigia, l’elenco di 35 unioni di Maometto, con spose e concubine.
Aiscia, intelligente e gelosa, non aveva peli sulla lingua. Era la privilegiata. E quando le altre sparlavano di lei, Maometto le sgridava dicendo: “Non fatemi del male nella persona di Aiscia, perché la Rivelazione non è scesa su di me mentre stavo a letto con nessuna di voi eccetto Aiscia”. In altre parole, Maometto afferma di aver regolarmente ricevuto la Rivelazione Coranica a letto con Aiscia. (Cf. Le Quaranta Qualità delle Madri dei Credenti (=Mogli di Maometto), Ibn Assaker, p. 75).

Nota: Uno potrebbe qui notare una contraddizione o incoerenza: l’angelo Gabriele (Gibril) che prese la fuga per non guardare il volto di Khadigia non esita a trasmettere delle “rivelazioni” a Maometto mentre costui stava a letto con Aiscia.
Una volta, però, Aiscia non si ritenne soddisfatta dalla “Rivelazione”. Un giorno un’altra donna si offrì in matrimonio a Maometto e costui l’accettò. Aiscia commentò spontaneamente: “Non c’è niente di buono in una che si offre ad un uomo”. Ma Maometto rispose che questa è appunto una Rivelazione di Allah che gli avrebbe dettato: “O profeta, noi (=Allah) ti rendiamo lecite le tue mogli alle quali desti la loro dote, e le schiave che possiede la tua destra, del bottino che Dio ti ha concesso, ti abbiamo reso lecite le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie paterne, le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie materne, le quali hanno emigrato con te, E TI ABBIAMO RESO LECITE QUALSIASI DONNA CREDENTE QUALORA ESSA SI OFFRA AL PROFETA AL DI SOPRA DEGLI ALTRI CREDENTI”. Allora Aiscia rispose subito: “Io vedo che il tuo Signore Dio non fa altro che affrettarsi per soddisfare subito le tue concupiscenze” (La Collana Preziosa, p. 120; altri commentatori riferiscono questo commento di Aiscia a proposito del Corano 33,49 e 51).
Quando la stessa Aiscia, dopo una notte con il giovane Saffuan Ben Al-Mu’attal, è stata accusata di adulterio, Ali, cugino di Maometto, gli aveva consigliato di ripudiarla o di abbandonarla. Essa si è sentita offesa da ciò che considerava una calunnia. A giustificarla sono stati dei “versetti” del capitolo “La Luce” (Corano 24,11).
Probabilmente per dimostrare che la mestruazione non è un’impurità che impedisce la lettura del Corano, Aiscia dichiara che Maometto “si chinava sul mio grembo, quando avevo la mestruazione, e recitava il Corano” (Al-Bukhari, I, p. 63).
Una volta chiesero ad Aiscia che fine avesse fatto “il versetto della lapidazione: “Se l’anziano e l’anziana commettono l’adulterio lapidateli assolutamente…”, essa rispose: “Si ammalò il Messaggero di Dio (cioè Maometto) e eravamo occupati e preoccupati per lui. Quel versetto si trovava in un pezzettino di carta sotto il suo letto. Un insetto venne e divorò il pezzo di carta” (“Amali Abdillah Al-Mahamilyy”, n.2, p. 51).

C - Stato di Maometto durante le “Rivelazioni”
Le fonti islamiche riferiscono che Maometto tremava, o sentiva freddo in piena estate d’Arabia. Il suo corpo diventava pesante. Lui emetteva dei gridi simili a quelli delle pecore…
La versione ordinaria mette Maometto e solo lui come beneficiario e recipiente della Rivelazione. In parecchi testi, però, dei Compagni di Maometto, soprattutto Umar Ibn-Al-Khattab, sembrano godere come lui del favore della Rivelazione.

D - Le Approvazioni (“Muafaqat”) di Umar e di altri Compagni
Le “approvazioni” sono frasi dette da Umar Ibn-Al-Khattab e che Maometto dichiara “discese” da Dio e quindi comanda di scrivere nel Corano. Secondo Abu Huraira Maometto avrebbe detto: “Dio ha messo la verità sulla lingua e sul cuore di Umar”. Invece Ali aggiungeva: “tra di noi dicevamo che un angelo parlava nella bocca di Umar… nel Corano si trova un parere di Umar”. Mugiahid spiegava: “Umar esprimeva un parere, e dei versetti coranici esprimevano successivamente quel parere”.

DETTAGLIO DELLE “APPROVAZIONI”

Ecco l’elenco, secondo Saiuti Ibn Hisciam, Al-Imadi ed altri, di frasi di Umar Ibn-Al-Khattab in seguito approvate da Maometto come parola di Allah da scrivere nel Corano:
Umar ha proposto a Maometto di santificare la Ka’ba, presunta stazione di Abramo (2: 125 (119))
Umar ha suggerito a Maometto di imporre il velo alle sue donne (33: 53)
Le mogli di Maometto gli “logoravano il fegato” con le loro gelosie ed intrighi femminili. Umar le ha minacciate: “Può darsi che il suo Signore (=di Maometto), se egli vi ripudia, dia, a lui, in cambio di voi, altre mogli migliori di voi…”. Maometto approvò (Corano 66: 5).
Al sentire le frasi coraniche: “Noi creammo l’uomo di argilla fina poi lo ponemmo come una goccia di sperma in un ricettacolo sicuro…” Umar, entusiasmato, si esclamò: “BENEDETTO SIA QUINDI DIO, IL MIGLIORE DEI CREATORI”. Maometto gli chiese di scrivere il proprio commento (cioè quello di Umar) nel Corano, e di fatti quest’esclamazione vi si trova: Corano 23: 14. (Nota: L’espressione “Il migliore dei creatori” (qui è in 37: 125) suppone l’esistenza almeno di altri due creatori fuori di Dio…)
Umar ha sconsigliato a Maometto di pregare per dei pagani morti. Il Corano riproduce le parole di Umar in 9: 84.
Il Corano ripete la riflessione di Umar che è inutile chiedere il perdono di Dio per gli empi (Corano 63: 6).
Umar spiegò ad un Ebreo: “Chi sarà nemico di Dio, dei suoi angeli, dei suoi apostoli, di Gabriele e di Michele, sarà punito da Dio…”, parole approvate e registrate nel Corano 2: 98 (92).
Quando Aiscia è stata accusata di adulterio con Safuan, Umar protestò: “Gloria a te, o Dio! Questa è una grande calunnia!” Questo detto è stato approvato e registrato in Corano 24: 16 (15).
Un giorno, Umar dormiva. Un adolescente al suo servizio entrò nella sua stanza senza bussare. Quindi Umar ordinò: “Quando i vostri fanciulli avranno raggiunto l’età della pubertà, essi dovranno chiedere il permesso per entrare da voi…”, parole approvate e registrate in Corano 24: 58…
Gli autori citati attribuiscono altri testi coranici “rivelati” e altre legislazioni a delle iniziative o parole di Umar in seguito applicate e registrate nel Corano, per esempio: la proibizione del vino, il canto del muezzin per invitare alla preghiera, la liceità dell’atto coniugale nelle notti del Ramadan, il venerdì come giorno sacro per i musulmani…

E - Intervento di Satana nella Rivelazione?
In Corano 22: 52 (51): “Noi non abbiamo mandato prima di te alcun apostolo o profeta, senza che, quando esso predicava e recitava appassionatamente, Satana non gettasse qualche errore nella sua predicazione; però Dio annienta quel che Satana vi getta di erroneo; Dio, quindi, confermerà i suoi segni = e Dio è sapiente e saggio”.
Certi commentatori autorizzati (per esempio Tabari) scrivono che questo testo coranico allude a Corano 53: 19ss e si spiega tramite esso: Maometto si trovava con alcuni politeisti (pagani) della tribù di Quraish. Desiderava tanto attirarli e far piacere a loro. Quando Maometto si mise a recitare il testo coranico: “Che pensate voi di Al-Lat (dea pagana araba come le altre due seguenti), Al-Uzza, e di Manat, quella terza (dea)?”, Satana gli ispirò - a sua insaputa -: “Quelle sono le divinità sublimi, e la loro intercessione è certamente richiesta”. i pagani Quraisciti, incantati, gridarono: “Maometto ha riconosciuto le nostre divinità”. Maometto successivamente dichiarò che le lodi da lui fatte alle false divinità erano state ispirate da Satana. E quindi le due frasi: “Quelle sono le divinità sublimi, - e la loro intercessione è certamente richiesta” sono state abrogate e cancellate dal Corano (Tabari, Storia dei Messaggeri e dei Re, II, pp. 337-340).
Nota: Dopo il libro di Salman Rushdie “Versetti Satanici”, più autori musulmani hanno negato questa interpretazione di Corano 22: 52 (51) lasciando questa problematica e globale affermazione coranica senza spiegazione: come mai Allah dice che Satana interveniva e ispirava delle parole sataniche ad ogni messaggero e profeta prima di Maometto?
In ogni caso, prima di leggere il Corano e di invocare il Nome di Dio (Allah), Maometto e gli altri Musulmani cominciano per una specie di esorcismo, con le parole: “Mi rifugio presso Allah, fuggendo dal Diavolo “ (Corano 16: 98).

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