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Conclusioni

Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 28 novembre 2008

A - Atteggiamento del Corano nei riguardi degli Ebrei e dei Cristiani
Nel Corano si trovano 124 testi “favorevoli” o “benevoli” nei riguardi dei cristiani e degli Ebrei, descritti come “Gente del Libro” (“Ahl al-Kitab”). Ma, secondo Ibn Hazm, e Ibn Al-Arabi, tutti quei bei testi (del periodo meccano) sono stati annullati ed abrogati dal “versetto della spada” (Corano 9: 5 e 29): gli Ebrei e i cristiani sono liberi di mantenere la propria fede ma a due condizioni: devono pagare l’imposta pro capite (“giziah”) e debbono essere umiliati. Anzi, i musulmani non si debbono lasciare governare né dai cristiani né dagli Ebrei (Corano 5: 51; 4: 141; e 47: 34 - 35).
Queste frasi danno una dimensione politica all’Islam che divide il mondo in due: “dar al-islam”, la casa dell’islam (cioè i paesi già islamizzati); e “dar al-harb”, la casa della guerra (cioè da islamizzare con la “guerra”, ormai non sempre armata ma forse con la demografìa e altri metodi).
In ogni caso, il Corano è chiaro: “NON vi sia costrizione alcuna per la religione” (“La ikrah fid-din”). Quindi, almeno Ebrei e Cristiani vengono tollerati e non vengono (o non dovrebbero mai venire) obbligati a diventare musulmani.
Però si legge altrove nel Corano (48: 16): “Di’ agli arabi rimasti indietro: Voi sarete presto chiamati a combattere contro un popolo dotato di forte coraggio; voi li combatterete o essi dovranno abbracciare l’ISLAM (o sottomettersi)”.
Mentre, secondo il Corano, Ebrei e Cristiani sono liberi di non farsi musulmani (almeno in teoria, poi in pratica si fanno tanti sforzi per “convertirli”), il musulmano, invece, è costretto a rimanere musulmano fino alla morte. Maometto ha detto: “Chi (=il musulmano) cambia religione, uccidetelo” (“Man baddala dinahu, fa-qtuluhu”).
B - Accuse coraniche e islamiche contro gli Ebrei e i Cristiani
La “Gente del Libro” avrebbe falsificato la Bibbia!
L’accusa è semplicemente assurda perché, se fosse così, non avrebbero meritato il titolo di “Gente del Libro” (e in arabo la parola “ahl” significa gente e persone DEGNE).
Il Corano, al contrario di quest’accusa popolare superficiale, NON ha mai affermato che Ebrei e Cristiani avessero manipolato le loro Sacre Scritture, Antico e Nuovo Testamento: Thorah, Zubur (Salmi) e Ingil (“Vangelo”). Anzi, rende testimonianza all’autenticità della Bibbia: recitata bene, come si deve, dalla “Gente del Libro” (Corano 2: 121) che Maometto e i musulmani debbono consultare in caso di dubbio o di ignoranza (Corano 10: 94; 16: 43; 15: 9; 5: 68; 3: 113 – 114).
La “manipolazione” sarebbe stata effettuata da ALCUNI Ebrei che, pur mantenendo il testo biblico, l’avrebbero, alle volte, interpretato a modo loro (Corano 4: 46; 2: 75 e 146; 5: 13-14 e 41, soprattutto cambiando il castigo degli adulteri dalla lapidazione alla flagellazione.
Nota: Dallo stesso Corano era scomparso completamente “il versetto della lapidazione” e nella praxis islamica, a volte, vengono “flagellati” gli adulteri.

I Cristiani sarebbero dei politeisti, triteisti!
Ma noi cristiano crediamo “in un solo Dio”, il Suo Verbo (=il Figlio) e il Suo Spirito di Santità, Spirito di Dio tre volte Santo.
D’altra parte, il Corano sembra respingere una “triade” che NON è mai stata la nostra Santissima Trinità: Dio, Gesù e Maria! (O solo Gesù e Maria divinizzati).

I Cristiani bestemmiano quando sostengono che Gesù è figlio di Dio!
Noi cristiani parliamo di una paternità e di una filiazione SPIRITUALI non carnali. Figlio di Dio significa Verbo di Dio, “senza volontà né di carne né volontà di uomo” (Prologo del Vangelo secondo Giovanni).
Per noi, cristiani, Dio è “IL PADRE”, titolo commovente che si trova esclusivamente, in questa forma assoluta, nel Nuovo Testamento (Negli scritti rabbinici si legge l’espressione “Abinu shebashamaim”, “Il nostro Padre che è nei cieli”, ma Dio viene inteso come “Padre dei (soli) Ebrei”.

I Cristiani affermano che Gesù è stato crocifisso, ma secondo il Corano sembrava che fosse stato crocifisso (4: 157). Gli stessi musulmani sono divisi sull’interpretazione di questo testo coranico: “E per aver essi (=i Giudei) detto: In verità, noi uccidemmo il Messia, Gesù figlio di Maria, l’apostolo di Dio, mentre NON l’hanno ucciso, né l’hanno crocifisso, bensì sembrò a loro” (o: “fu vista da loro una somiglianza”).

Una prima interpretazione islamica di Al-Fakhr Ar-Razi: Gesù è stato veramente crocifisso ma i suoi nemici s’immaginarono di “averla fatta finita con lui”. Ma Dio lo innalzò a Sé.

Seconda interpretazione: all’ultimo momento, un sosia di Gesù è stato crocifisso al suo posto. Ma le fonti islamiche NON sono d’accordo sull’identità di questo sosia…
Noi cristiani possiamo dare due interpretazioni del testo coranico di 4: 157:
a. I nemici di Gesù s’immaginarono (=sembrò a loro) di averlo definitivamente eliminato, ma Lui risuscitò e quindi dubitarono di averlo realmente ucciso o crocifisso.
b. Seconda interpretazione cristiana. Alcune eresie cristiane (gnostici, doceti) sostenevano che era indegno per il Verbo di Dio di incarnarsi nel nostro corpo povero e vile. Quindi affermavano (per esempio nell’“Apocalisse di Pietro”) che Gesù avesse avuto una somiglianza di corpo e che, quindi, era impassibile sulla croce o che questa somiglianza fosse stata crocifissa.
I Cristiani mangiano carne suina!
Gesù ha già risposto a tali obiezioni dietetiche: “Non è ciò entra nella bocca che contamina l’uomo ma ciò che esce dalla bocca”.
I Cristiani bevono alcol!
Bere, sì; inebriarsi, NO. Gesù ha trasformato l’acqua in vino (Giovanni 2, 1-11) e beveva vino (coi peccatori!). S. Paolo lo consigliava, invece dell’acqua, a Timoteo (1 Tm 5, 23).
Gli Ebrei e i Cristiani non riconoscono Maometto come profeta!
Gli Ebrei non riconoscono nemmeno Gesù come Messia!
Per noi Cristiani, Gesù è “Il Profeta” promesso a Mosè (Deuteronomio 18, 15-18, legislatore come lui (e più di lui), figlio d’Israele, non d’Ismaele).
Per noi Cristiani, il “Paraclito” è lo Spirito Santo (secondo Giovanni 14, 16) non Maometto (che sarebbe “perikletos”, famoso, lodato - parola che NON esiste nei manoscritti).
Per noi cristiani, Gesù è l’incarnazione del verbo Eterno di Dio (Giovanni 1, 1 e 14), l’ultima Parola, dopo i Padri e i profeti (Ebrei 1, 1-2). Lui è la perfezione: l’alfa e l’omega, “la Via, la Verità e la Vita”.

CONCLUSIONE
Questa ricerca breve non poteva trattare tutti i temi importanti ma ha cercato di chiarire o di presentare dei punti sconosciuti e rispondere a varie domande ed obiezioni. Sarebbe interessante studiare le divergenze tra tradizione sunnite e tradizioni sciite: le prime esaltano Aiscia e Abu Bakr, le seconde esaltano Ali e la figlia Fatima…

Qui abbiamo trascurato le “obiezioni” superficiali e i pregiudizi, per esempio l’identificazione (sbagliata) tra Cristianesimo e Occidente o la “teoria” dell’“Occidente corrotto” o quella del “musulmano pigro” - perché NON si tratta dei principi ma delle persone. E, nelle persone, c’è di tutto! Ci sono i buoni e i cattivi! Lo stesso principio si applica alla STORIA: la Storia della Chiesa NON può essere “vergognosa” dall’inizio alla fine, e la Storia del mondo islamico NON può essere “gloriosa” sempre e dappertutto!

A causa della differenza di fede, di mentalità e di modo di vita, un dialogo s’impone (non un monologo come in Medio Oriente dove solo l’Islam parla nei mass media e nei programmi accademici). Ma, d’altro canto, queste stesse differenze rendono i matrimoni misti molto problematici e molto rischiosi perché le idee fondamentali sul matrimonio, sulla donna, sulla libertà e su altri temi vitali sono molto diverse, e alle volte diametralmente opposte.

“La carità si rallegra nella verità” e nella giustizia, scrive San Paolo nel famoso “Inno alla carità” (I Corinzi 13, 1-13, soprattutto v. 6). L’Apostolo esortava i fedeli a “vivere la verità nell’amore” (Efesini 4, 15). Il nostro amore, gli uni per agli altri, non può cambiare i testi né i documenti, ma può cambiare la nostra vita. La conoscenza reciproca, onesta ed obiettiva, eliminerà tanti fraintendimenti. La conoscenza serena rispetterà le differenze e troverà un modo per realizzare una pacifica coesistenza.

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