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Maria nel Vangelo e nel Corano 2 - Differenze tra Vangelo e Corano

Autore: Trabuio, Gianfranco  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 27 marzo 2012

Ora, se andiamo con la nostra attenzione agli eventi tragici delle recenti rivolte nei paesi islamici, passate dai media occidentali come “primavera araba”, con una impressionante superficialità e pressapochismo, possiamo vedere come il capro espiatorio dei rivoltosi siano i cristiani, le minoranze cristiane dal Marocco alla Siria, passando per l’Egitto.
Mentre tutto questo accade nella disattenzione generale delle potenze occidentali, pochi hanno il coraggio di capire perché questo succede. Perché i cristiani e i cattolici, in particolare, di quei popoli vengono uccisi, le loro case e le loro chiese bruciate, e, a decine di migliaia sono costretti a emigrare, fuggendo, per salvarsi la vita? Vi faccio notare che quei cristiani e quei cattolici, sono marocchini, algerini, tunisini, libici, egiziani e siriani. Non sono europei o americani.
La ragione è abbastanza semplice perché ha un fondamento religioso, chiaro e identificabile, ed è contenuto nel Corano.
Premesso che per il Corano, parola di Allah e dio dei musulmani, i cristiani sono degli idolatri perché adorano tre dei: il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, e come tali considerati “infedeli” e bestemmiatori, vediamo quali espressioni l’Arcangelo Gabriele avrebbe dettato a Muhammad profeta dell’Islam:
Sura (4, 101): gli infedeli sono “gli inveterati nemici dei musulmani”;
Sura (9, 95): gli infedeli “arrestarli, assediarli e preparare imboscate in ogni dove”;
Sura (4, 88-91): gli infedeli “circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta”;
Sura (2, 193): gli infedeli “combatteteli finché l’Islam non regni sovrano”;
Sura (8, 12): gli infedeli “tagliate loro le mani e la punta delle loro dita”;
Sura (9, 123): “i musulmani devono far guerra agli infedeli che vivono intorno a loro”;
Sura (48, 29): i musulmani devono essere “brutali con gli infedeli”;
Sura (5, 33): chiunque combatta Allah o rinunci all’Islam per abbracciare un’altra religione deve essere “messo a morte o crocifisso o mani e piedi siano amputati da parti opposte”:
Hadith in Sahih (raccolta degli hadith) di Al-Bukhari (9, 57): “Chiunque abiuri la sua religione islamica, uccidetelo”.

L’Ordine dei Francescani Minori che sono in Terra Santa da otto secoli, conta migliaia di frati martiri assassinati in odio alla religione cattolica.
Ora, dopo aver letto questi comandi di Allah ai suoi seguaci, provate a fare mente locale dove trovate nei Vangeli, che noi conosciamo, espressioni di quel tipo. Ecco perché, prima di parlare di Maria nel Vangelo e nel Corano, è importante conoscere quali sono le basi teologiche della religione musulmana.
Ricordo in modo assolutamente forte e determinato che presupposto del dialogo è la conoscenza reciproca. Dove questa manchi o sia carente, qualunque percorso di avvicinamento tra le due religioni rimane un sogno infantile e come tale destinato a provocare bruschi risvegli.

Il nucleo essenziale della religione cattolica è il credere in un Dio uno e trino e nell’incarnazione del Verbo. Dio, assolutamente uno nella natura o essenza, è trino nelle persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), uguali e distinte fra loro. La seconda persona della Trinità, il Figlio, si è incarnato nel seno di Maria Vergine, ha patito ed è stato crocifisso per la redenzione degli uomini, morti alla vita della grazia in conseguenza del peccato originale. È quindi risorto e asceso al Cielo, a testimonianza inconfutabile della sua divinità e del suo trionfo eterno sul peccato e sulla morte.

Gesù Cristo, nella concezione cattolica, è insieme vero Dio e vero Uomo. Il Corano, invece, pur parlando di Gesù con rispetto, ne respinge in modo categorico la divinità: «Certo, sono miscredenti coloro che dicono: “Il Messia, figlio di Maria, è Dio”» (Cor. 5, 72). «I cristiani dicono: “Il Cristo è figlio di Dio”. Questo è ciò che dicono con la loro bocca, imitando ciò che dicevano i miscredenti che li hanno preceduti. Dio li maledica! Come sono fuorviati» (Cor. 9, 30-31). «I cristiani dicono che il Misericordioso si è preso un figlio. Rispondi loro: avete detto una cosa mostruosa! Non si addice al Misericordioso di prendere per sé un figlio, né di associare alcuno al suo regno» (Cor. 19, 91-93).

Ciò faceva dire a Giovanni Paolo II: «L’islamismo non è una religione di redenzione. Non vi è spazio in esso per la Croce e la Risurrezione. Viene menzionato Gesù, ma solo come profeta in preparazione dell’ultimo profeta, Maometto. È ricordata anche Maria, Sua Madre verginale, ma è completamente assente il dramma della redenzione. Perciò non soltanto la teologia, ma anche l’antropologia dell’Islam è molto distante da quella cristiana» (Giovanni Paolo II, in V. Messori, Varcare la soglia della speranza, Mondadori, 1995, p. 11).

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