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Pellegrinaggio a Fatima

Autore: Paniccia, Antonella  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
domenica 13 ottobre 2013

…e fu “Lei” a portarlo sulle sue braccia…
Quell’anno fu un bellissimo pellegrinaggio. Era il mese di ottobre e, per il terzo anno consecutivo, mi recavo a Fatima: c’erano con me mia madre e mio marito. Io ero rimasta molto colpita dalle penitenze che i tre bambini, Giacinta, Francesco e Lucia avevano fatto per chiedere alla Madonna le grazie e la conversione dei peccatori. Per questo avevo deciso di percorrere anch’io in ginocchio, come segno di penitenza, quella “striscia” lunghissima che, attraversando longitudinalmente la spianata del Santuario, arrivava fino alla cappellina delle Apparizioni dov’era situata la statua di Nostra Signora di Fatima. Il giorno dopo l’arrivo mi alzai presto; alle sei sgusciai in punta di piedi dalla mia stanza e scesi nella hall dell’albergo. La prima sorpresa fu quella di trovare la reception deserta e la porta dell’albergo inspiegabilmente chiusa. Dovetti aspettare circa 20 minuti prima che arrivasse il portiere per aprire. L’hotel Pace era distante circa un centinaio di metri. Quando uscii, mi avviai verso la piazza ma era ancora buio: il cielo costellato di stelle e la spianata deserta, ma ben illuminata, disegnavano una scena suggestiva; l’abbaiare in lontananza dei cani mi metteva un po’ paura. Io guardai verso l’orologio della Basilica: erano le 5 e 30 minuti… solo allora mi accorsi che non avevo tenuto conto del fuso orario e il mio orologio segnava le sei e trenta. Pazienza, pensai… anzi, meglio… in completa solitudine avrei pregato con maggiore concentrazione. Arrivai nel punto in cui iniziava la “striscia della penitenza”: dietro di essa c’erano fitti alberi che, nell’oscurità, suscitavano un po’ di inquietudine. Mi inginocchiai e cominciai a pregare con il rosario in mano. La striscia era bianca e ben levigata, così decisi di non mettere le ginocchiere: volevo offrire la mia penitenza senza sconti, soprattutto pensando che i tre bambini avevano percorso quel lungo tratto inginocchiati sulla terra e sulle pietre. Passarono alcuni minuti e, come dal nulla, vidi sbucare due cani che correvano verso il centro della piazza. Il primo istinto fu quello di fuggire perché avevo paura che mi assalissero ma cominciai a pregare più intensamente la Madonna affinché mi proteggesse. Ero decisa a non abbandonare il mio proposito. D’un tratto sentii dei lievi passi dietro di me e mi voltai: un uomo alto, di massiccia corporatura, pantaloni neri, folti capelli riccioluti e barba scura, aveva iniziato a pregare stando in piedi, mentre teneva aperto fra le mani un libretto nero. Mi assalì l’ansia perché ero sola nell’immensa piazza, ma decisi di continuare. Sentivo la presenza di quell’uomo vicinissima… il cuore mi batteva forte ma costui, con discrezione e compostezza, mi superò senza guardarmi, continuando a pregare con gli occhi fissi sul libro che stringeva fra le mani. Mi sentii rassicurata, e intanto nella preghiera mettevo tutte le intenzioni che erano nel mio cuore: le preghiere di tanti, le richieste di grazia, i ringraziamenti; mentre chiedevo perdono per i peccati di ogni peccatore del mondo, i miei per primi, sentivo le lacrime scaturire spontaneamente dai miei occhi. Intanto quel signore era arrivato circa alla metà del percorso. Io procedevo lentamente: le ginocchia mi bruciavano perché le calze, sotto i pantaloni, si erano strappate e mi stavano lacerando la pelle. Ogni tanto mi fermavo per cercare un po’ di sollievo e, senza alzarmi in piedi, mi sorreggevo poggiando le mani sul pavimento. Mentre pensavo che non ce l’avrei fatta a completare il percorso, vidi i due cani avvicinarsi all’uomo alto e barbuto e accucciarsi al suo passaggio, nel medesimo istante in cui egli bonariamente li aveva guardati. Poi attraversai anch’io quel tratto ed essi rimasero tranquilli, uno ad un lato, uno all’altro della striscia. Il cielo cominciava a schiarirsi facendo presagire un’alba meravigliosa e qualche persona già arrivava in piazza. Per me, però, il percorso era diventato durissimo. Così, mentre col capo chino recitavo le preghiere, sentii che qualcuno mi stava parlando, forse in spagnolo o portoghese. Alzai la testa e rividi lo stesso signore che ora tornava indietro, dopo aver salutato la Madonna. Compresi che mi stava incoraggiando a proseguire ma percepii con chiarezza solo alcune parole: “Senhora!… Madonna… gratia concessa” e mi sorrise. Gli sorrisi anch’io e una gioia grande mi spinse a proseguire il percorso con più forza e determinazione. Mi voltai indietro per ringraziare quello sconosciuto ma non lo vidi più. Era trascorsa circa un’ora e un quarto da quando ero arrivata. Giunta dinanzi alla cappellina delle Apparizioni feci un giro completo intorno ad essa e rimasi in ginocchio ancora per un po’. La piazza si andava riempiendo di gente ed io decisi di tornare in albergo, con le gambe ancora tremolanti, ma felice. Quella sera, durante la cena, mio marito fu scelto insieme ad altri per portare in processione la statua della Santa Vergine. Fu un’emozione indescrivibile: che onore per lui portare la Madonna di Fatima sulle sue spalle durante la fiaccolata…di certo, una grande grazia! Fu un pellegrinaggio indimenticabile e bellissimo; fu anche l’ultimo con mia madre e mi è rimasto inciso nel cuore il suo sguardo di saluto alla Vergine prima di lasciare per sempre il Santuario.
Durante il viaggio di ritorno, mentre fissavo nella mente tutti i ricordi, rividi fugacemente, come un flash, l’immagine di quell’uomo sconosciuto e provai per lui uno strano senso di gratitudine.
Dopo qualche settimana dal ritorno a casa, mio marito si sentì improvvisamente male: la diagnosi medica purtroppo non lasciava dubbi, bisognava iniziare al più presto la dialisi. La iniziò proprio il giorno 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione. La nostra vita cambiava, all’improvviso si faceva più difficile…eppure, nonostante le complicazioni, ci sentivamo sereni. La Madonna posava il Suo sguardo su di noi, ci avvolgeva con la Sua Grazia, ci proteggeva: davvero non ci aveva dimenticati. Così, dopo sei mesi, tutto era pronto per l’intervento: ci affidammo completamente alla Sua protezione… quel giorno, in sala operatoria, e per tutto il periodo di convalescenza, fu Lei a portarlo sulle sue braccia… anzi… ci portò tutti e due, fino alla guarigione. Per grazia di Dio e per intercessione di Nostra Signora di Fatima!


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