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#Bomba: «Ha vinto l’amore!»

Autore: Amato, Avv. Gianfranco   Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 7 dicembre 2016

Il 6 giugno 2007 il giovane Matteo fece questa solenne esternazione riferendosi al Family Day contro i DICO di quello stesso anno: «Quando non si coglie il fatto storico di un milione di persone in piazza per il Family Day, si commette un errore gravissimo»
Dopo la débâcle referendaria del fronte “riformista”, confesso che è troppo forte la tentazione di rendere toscanamente al povero Renzi il «pan per focaccia» del boccaccesco Decamerone. O se qualcuno preferisce la Commedia di Dante, il «dattero per figo» di Fra’ Alberigo. Entrambi toscanacci veraci come il nostro Spaccone di Pontassieve. Sì, perché qualcuno ricorderà che quando Matteo fece varare la legge sulle unioni omosex, ai cattolici che gli rinfacciavano il tradimento della fede e gli rammentavano i suoi trascorsi di chierichetto-boy scout, lui rispose, col ghigno beffardo e sferzante che gli era consueto: «Ha vinto l’amore!».
Troppo facile ora che per lui il riso ha ceduto alle lacrime, rendere la pariglia e, difronte allo sbigottimento per la batosta subita, rispondergli: «Caro Matteo, ha vinto l’amore!». Non si tratta, però, delle effusioni sodomitiche che il suo più celebre conterraneo condannava nel terzo girone del VII Cerchio dell’Inferno. No, in questo caso l’amore che ha vinto è quello per la Costituzione, per l’Italia e per la libertà. L’esito vittorioso del referendum, infatti, ha impedito la svendita finale in saldo del nostro Paese ai Poteri Forti, lo stupro giuridico della nostra Carta costituzionale, e una pericolosa deriva totalitaria che avrebbe reso l’attuale dittatura del pensiero unico imperante in Italia ancora più intollerante e violenta. Pericolo – per ora – scongiurato. Deo gratias.
Che la fulminea parabola ascendente del nostro Renzi sarebbe dovuta finire in modo così inglorioso era ineluttabilmente scritto nel destino. Uno come lui, che dai compagni di liceo era conosciuto col nomignolo di «Bomba» per l’innata capacità di sfornare omeriche fandonie, non avrebbe mai potuto reggere il palcoscenico pubblico della politica. Il ragazzo non ha imparato la grande lezione di Abramo Lincoln: «Puoi mentire e ingannare qualcuno per sempre. Puoi anche mentire e ingannare tutti per qualche tempo. Ma non puoi pensare di mentire e ingannare tutti per sempre». Quest’ultima ipotesi era troppo persino per un abile bugiardo patologico come l’ex Premier. Bisogna onestamente ammettere che nell’ultimo atto finale della commedia renziana, il nostro Matteo, quanto a balle e propaganda, è riuscito a strabiliare tutti. Ha dato il meglio di sé in quello che possiamo considerare il suo canto del cigno. Mai si è visto un simile repertorio di bugie, fole, menzogne, bubbole e panzane come nella campagna propagandistica denominata «Basta un Sì».
A vincere sulla verità non è servita neanche tutta la potenza di fuoco mediatica della corazzata RAI, dei giornali di regime, del potere governativo, degli alleati internazionali, della finanza mondiale.
Renzi non ha studiato la Storia e non ha capito che il tiranno cade sempre quando tradisce il popolo. Ci è ancora vivo nella memoria il suo consueto ghigno beffardo quando gli hanno mostrato l’immagine dei cartelli esibiti al Circo Massimo il 30 gennaio 2016 con la scritta «#Renziciricorderemo». Ora non ride più, perché lo scorso 4 dicembre il popolo di lui si è ricordato davvero.
Ora che si è spento anche quest’ultimo astro nascente della politica italiana, vogliamo ricordare il vero errore che ha determinato la sua eclisse, e che paradossalmente lo stesso Renzi – quando era più lucido e meno arrogante – aveva pubblicamente denunciato. L’agenzia di stampa ADN Kronos riporta che il 6 giugno 2007, presentando il libro “Gesù di Nazareth” di Ratzinger, il giovane Matteo fece questa solenne esternazione riferendosi al Family Day contro i DICO di quello stesso anno: «Quando non si coglie il fatto storico di un milione di persone in piazza per il Family Day, si commette un errore gravissimo». Quando in piazza per il Family Day al Circo Massimo di persone ce ne sono state due milioni, per lo stesso Renzi l’errore da gravissimo si è rivelato fatale. Ora, se il Premier dimissionario vuole davvero comprendere le ragioni della sua Waterloo politica deve soltanto rileggersi. C’è una sola ragione: non aver saputo cogliere un «fatto storico».




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