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Per un confronto sulla politica

Autore: De Carli, Mirko  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
sabato 10 dicembre 2016

In questi tempi ciò che è accaduto nel mondo e in Italia sembra indicare l’urgenza di un approfondimento della coscienza della realtà. Sembra che gli schemi nati dall’illuminismo e veicolati dal potere e dai mezzi di comunicazione non reggano più, siano inadeguati e falsificanti. È necessario un nuovo umanesimo, una fede che ridiventi cultura, un allargamento della ragione (per usare tutti i termini che ci sono cari nati dalla esperienza della fede nella chiesa di oggi).
Questo significa anche una nuova assunzione di responsabilità, che sappia dare le ragioni della propria presenza, in un confronto chiaro, senza irenismi ma pure senza rigidi schematismi.
Quello che è in gioco è la libertà degli uomini, la verità della famiglia, l’autentica responsabilità per il bene comune.
Tra i vari tentativi mi ha raggiunto la lettera di Mirko De Carli con la sua proposta di impegno per la situazione politica. «Discutibile», nel senso autentico del termine. Forse non tutto è chiaro, forse non tutto è condivisibile. Ma perché non parlarne tra amici (come ritengo siano i visitatori di CulturaCattolica.it?). Con la libertà di «esaminare ogni cosa e trattenere ciò che vale», con la chiarezza di un confronto che indichi vie possibili di bene.
Certamente dovremo chiederci che cosa ci muove nel nostro impegno e nelle nostre proposte. Ci ricorderemo che non sarà un progetto personale che risolverà la situazione intricata del mondo in cui viviamo, e soprattutto sarà chiaro ed evidente che ci è chiesto di metterci in gioco. Noi non simo rassegnati di fronte alla realtà e se sappiamo che l’esito non è nelle nostre mani, sappiamo pure che non sarà stando a guardare, criticando dall’alto della nostra saccenza, che qualcosa cambierà.

Dovremo ricordarci quanto tempo fa ci diceva il grande poeta Eliot:
In luoghi abbandonati
Noi costruiremo con mattoni nuovi.
Vi sono mani e macchine
E argilla per nuovi mattoni
E calce per nuova calcina.
Dove i mattoni son caduti
Costruiremo con pietra nuova,
Dove le travi son marcite
Costruiremo con nuovo legname,
Dove parole non son pronunciate
Costruiremo con nuovo linguaggio.
C’è un lavoro comune,
Una Chiesa per tutti,
E un compito per ciascuno:
Ognuno al suo lavoro.



Questo è il periodo adatto per chi ama parole chiare e nette: come amava dire Gesù “sì sì, no no”. Non è di certo il tempo per chi vuole mettere “il cappello” su movimenti popolari che ormai sono a dir poco schifati dalla politica di palazzo. La stagione che si apre con il voto referendario del 4 dicembre è e sarà caratterizzata dal crollo dei partiti (almeno per come li abbiamo intesi fino ad oggi), delle leadership autoreferenziali create ad arte dall’alta finanza o dal lobbismo internazionale e della logica del “compromesso” come predominante nella mentalità politica del cattolicesimo impegnato in politica.

Si apre un periodo dove tenderanno ad affermarsi movimenti con forte base popolare, leader figli dell’antipolitica e crescerà la tendenza a superare il pragmatismo governativo (tipico della logica massonica usata per l’approvazione della legge Cirinnà) per rendere dominante la logica dell’ideale (molto spesso ideologizzato) sopra tutto e tutti.

Questa nuova “deriva” ha alcuni aspetti positivi e diversi negativi. Partiamo da quelli positivi: si aprono praterie per il proliferare di una nuova classe dirigente politica, si incrinano fortemente gli assetti storici (sinistra-destra) che hanno per lunghi anni paralizzato il paese e si riducono i “metri di distanza” tra eletto ed elettore, in quanto la logica del “voto di pancia” porta sempre più elettori a diventare eletti nel giro di pochi mesi. I lati negativi? Uno su tutti: la deriva ideologica. Se per anni si è cercato di rendere la politica un fatto meramente tecnico sganciato dall’ideale ora, con la consapevolezza popolare che questo artifizio oltre a non essere possibile si è mostrato soprattutto menzognero, la pretesa di porre l’ideale (dalla lotta alla casta ai diritti lgbtq) sopra tutto può far nascere nuovi fenomeni ideologici di massa davvero pericolosi.

Per questo diventa indispensabile la testimonianza-militanza di un mondo cattolico capace di porre sopra tutto la centralità della famiglia e della vita, veri interessi primari del popolo italiano. Solo imponendo l’agenda, anche se minoritari nei numeri, potremo davvero rendere plasticamente evidente che la lotta contro la casta e contro i privilegi, se non compiuta a favore della famiglia e della vita, può generare solo nuova casta e nuovi privilegi. L’ideale, se non è incarnato, diventa ideologia. È quale forma maggiormente “incarnata” se non quella della carne viva degli italiani, ovvero la famiglia?

Ritornano attuali e utili le parole del Card. Scola, quando più volte ci ha richiamati a “immischiarci” con la politica e a portare i nostri ideali di verità, giustizia e bellezza nell’agone democratico per verificare se sono ancora maggioranza. Occorre questo coraggio, questa audacia. Per farlo l’unica strada possibile è quella della costruzione di un soggetto politico autonomo dei principi non negoziabili. Le altre opzioni, come quelle dei cattolici sparsi nei vari schieramenti, sono soluzioni già praticate e rivelatesi fallimentari.

Un partito unico dei cattolici? Sì, certamente. Dei cattolici veri, non dei sedicenti cattolici. Di un “manipolo” di combattenti pronti a battersi per difendere la famiglia e la vita ad ogni costo. Senza compromessi. Perché ora non è il tempo delle scorciatoie, del fifty fifty: ora o si è contro l’aborto o a favore, o si è per la famiglia naturale o per i matrimoni gay, o per la maternità naturale o per l’utero in affitto. Niente “ma anche”, solo sì o no. Perché potremo ricostruire il paese solo se saremo in grado di mettere in piedi tre/quattro legislazioni orientate agli ideali che ci spingono a combattere la buona battaglia ogni giorno.

Passando alla politica “spicciola”: molto probabilmente ci troveremo dinanzi ad una legge elettorale proporzionale senza ballottaggio. Quindi chi entra entra e il governo si formerà in Parlamento. Una forza politica di cattolici “duri e puri” al centro dello scacchiere parlamentare (con l’obiettivo elettorale del 3% dei consensi a livello nazionale) sarebbe sicuramente determinante per eventuali “sante alleanze” con al centro il riconoscimento dei 26 punti del Popolo della Famiglia. Questo scenario è ancora più praticabile se a realizzarlo saremo tutti noi che abbiamo cavalcato le piazze dei due grandi ultimi Family Day. Serve l’unità di quel popolo, attraverso l’unità dei loro leader. Unità nella verità, non nelle segrete stanze delle reciproche segreterie. Lasciamo perdere i Capezzone, i Fitto e soci... ricomponiamo la fotografia del Circo Massimo e facciamo che il popolo del Family Day alle prossime politiche porti a votare compatti due milioni di italiani per il soggetto politico autonomo dei principi non negoziabili. Noi questa strada la stiamo percorrendo e andremo avanti senza fermarci: speriamo di rincontrare vecchi amici sul nostro cammino.

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