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Che fine ha fatto Don Pusceddu?

Autore: Amato, Avv. Gianfranco   Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 20 dicembre 2016

Qualcuno sa che fine ha fatto don Massimiliano Pusceddu? Il prete esorcista cagliaritano assurto all’onore delle cronache nel giugno scorso è letteralmente scomparso. Non risponde più al telefono, non risponde alle mail, il suo canale Youtube è stato oscurato
Scomparso, sparito, introvabile, eclissato, inghiottito nell’Erebo dell’oblio.
Ma che ha fatto di male questo sacerdote per meritare la damnatio memoriae? Semplice ha osato sfidare la dittatura del pensiero unico.
Fatale la sua omelia del 28 maggio 2016, in cui ha pronunciato cinque bestemmie laiche. Prima bestemmia, affermare che «la Verità è immutabile». Seconda bestemmia sostenere che «dobbiamo ascoltare la Parola di Dio». Terza bestemmia, asserire che «la legge sulle unioni civili colpisce al cuore la famiglia». Quarta bestemmia, dichiarare che «sono i genitori i primi che devono trasmettere la fede ai figli». Quinta bestemmia, proclamare che «senza fede la famiglia è morta». Sesta bestemmia, denunciare che «la teoria gender è una porcheria». Poi, l’errore fatale che gli è costata la testa: citare il celebre passo “omofobo” della lettera paolina ai Romani (1, 21-32). Afferma, infatti, San Paolo in quell’epistola: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa».
Troppo per le orecchie ipersensibili della lobby gay, e per i censori della dittatura del pensiero unico. Parte quindi il linciaggio della stampa di regime. Le omelie di don Max su Youtube: «Gli omosessuali meritano la morte», titola “Unione Sarda, “Gli omosessuali meritano la morte” L’omelia del parroco contro le unioni civili titola “Il Fatto Quotidiano”, e via di seguito linciando. Non stupisce che in una dittatura il regime reagisca contro chi osi opporsi al pensiero unico. Quello che ha stupito – e profondamente addolorato nella vicenda di don Pusceddu – è l’inqualificabile reazione di chi avrebbe dovuto difenderlo, ovvero il suo Pastore. Stiamo parlando dell’Arcivescovo di Cagliari mons. Arrigo Miglio. Un Pastore che di fronte ai lupi si è semplicemente terrorizzato fino al punto di dare loro in pasto una delle sue migliori pecore.
Il titolo della “Unione Sarda” del 22 giugno 2016, purtroppo, non ha lasciato adito ad alcun dubbio: «Chiedo perdono per quell'omelia»: il vescovo Miglio zittisce don Pusceddu. Con un compiacimento quasi sadico il giornale dell’isola si onora di annunciare la «netta presa di posizione dell'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, sulle clamorose dichiarazioni di don Massimiliano Pusceddu a proposito delle unioni civili sfociate in un durissimo giudizio contro gli omosessuali». In una nota ufficiale, pubblicata sul sito della diocesi, l’Arcivescovo scrive quanto segue: «Molte persone si sono rivolte a me personalmente, dicendomi la loro sofferenza e spesso la loro rabbia. Raccolgo e faccio mia la sofferenza di tutti coloro che si sono sentiti feriti in questa vicenda e chiedo scusa a nome mio e della nostra chiesa diocesana, perché un sacerdote, specialmente dall’altare, ma in realtà sempre, non rappresenta mai solo se stesso». Per questo motivo il medesimo Arcivescovo ha ammonito don Massimiliano a «osservare un congruo periodo di silenzio totale». E così, dopo essere stato esiliato nella parrocchia di Decimoputzu – un paesino di 4.000 anime – di don Massimiliano si sono perse le tracce. L’esilio, però, non è stato sufficiente per la sempre più famelica voglia di vendetta della lobby gay. Non si sono accontentati né delle vergognose scuse dell’Arcivescovo, né dell’ingiusta punizione di don Massimiliano. Si è arrivati alla costituzione di un formale Comitato per la promozione di una raccolta di firme finalizzata a chiedere «la sospensione del sacerdote e il suo allontanamento dalla Chiesa cattolica». Sì, una petizione inoltrata a Papa Francesco per cacciare don Massimiliano. In realtà la petizione è stata poi presentata anche «alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, Presidente del Senato Pietro Grasso, Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere una Legge specifica contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia». Promotori della petizione sono stati il Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione, Italia Dei Valori Liguria, Sinistra Ecologia Libertà Liguria e Genova, Comunità di San Benedetto di Don Andrea Gallo, Partito Democratico di Pesaro, Partito Democratico di La Spezia, Partito di Rifondazione Comunista di Genova, Coordinamento Liguria Rainbow, Liguria Pride, “Renzo e Lucio” gruppo LBGT Lecco, Federazione dei Verdi della Sardegna.
Pochissime le voci coraggiose in difesa del povero prete ingiustamente attaccato. Una di queste voci è stata quella dell’avvocato cagliaritano Alberto Agus, membro dei Giuristi per la Vita, ed ex candidato sindaco di Cagliari per il Popolo della famiglia, che sul caso è intervenuto con questa dichiarazione: «Ho visto il video incriminato di Don Massimiliano Pusceddu, che ricordo a tutti, riguarda un'omelia fatta durante una celebrazione eucaristica dove il sacerdote esercitava non solo da credente, ma anche da cittadino italiano il suo diritto a confessare il proprio credo religioso come sancito dall’art. 19 della Costituzione e il diritto alla libera manifestazione del pensiero come manifestato dall'art. 21 della Costituzione. Solo chi è completamente a digiuno di cultura cattolica, oppure è in totale malafede, non ha colto, o voluto cogliere la differenza tra morte spirituale e morte fisica, e pertanto è assurda e interessata l’accusa a lui contestata. Ma il punto è un altro, come sempre. L’attacco violento, organizzato, prevenuto ed atteso perpetrato dal mondo massmediatico nei confronti di questo prete, dimostra una sola certezza, ovvero che, se dovesse essere approvata la legge Scalfarotto sul reato di omofobia, a quel punto non basterebbero le pubbliche dimore (carceri) per contenere i cosiddetti omofobi. Massima solidarietà a Don Massimiliano come uomo, come prete, come uomo libero».
Riguardo al comportamento di Sua Eccellenza mons. Arrigo Miglio, non ci resta che pregare per lui. E per tutti i Pastori della Chiesa cattolica, affinché possano seguire l’insegnamento evangelico che li invita a non avere paura dei lupi e dare le vita per le proprie pecore. Come ho avuto modo di ricordare parlando a proposito di don Ottorino Baronio Parroco di Vicomoscano – altro prete coraggioso – durante la dittatura nazista ci furono tre atteggiamenti dei vescovi cattolici difronte al potere. Pochi ebbero in coraggio di opporsi, pochi furono complici, e la maggior parte fu connivente. Ci furono vescovi come mons. August Clement von Galen che si guadagnò il soprannome di «Leone di Münster» per aver osato sfidare Hitler (rischiando l’impiccagione), e vescovi come mons. Alois Hudal, teorico del compromesso tra cristianesimo e nazismo, che nel 1937 pubblicò un libro intitolato “I fondamenti del nazionalsocialismo”, grazie all’imprimatur dell’Arcivescovo di Vienna Theodor Innitzer, nonostante costituisse una entusiastica adesione alle tesi hitleriane. Anche oggi che viviamo quella che Papa Francesco continua coraggiosamente a denunciare come la «dittatura del pensiero unico», continuiamo ad avere vescovi coraggiosi oppositori, vescovi conniventi e vescovi complici. Nulla di nuovo sotto il sole, dice la saggezza dell’Ecclesiaste. E sì, davvero, nihil novi sub sole!

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