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Stato Civile

Autore: Buggio, Nerella  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
giovedì 29 dicembre 2016

L’amore è uguale per tutti, ma se è vero amore cerca il bene dell’altro e non sfrutta le donne.
“Stato Civile” ha fatto flop, surclassato dalla tradizionale soap “Un posto al Sole”, così almeno dicono gli impietosi dati auditel.
“#Stato Civile” è il programma di Daria #Bignardi andato in onda su RAI3 mercoledì in prima serata, scopo: raccontare la vita di alcune coppie omosessuali seguendole sino alla cerimonia di unione civile.
Va detto che si tratta di una replica e quando erano state trasmesse in seconda serata queste storie avevano raccolto un buon risultato. La prima serata non ha funzionato.
Perché?
Perché non ci va di guardare queste storie in orario di cena con i bambini a tavola, eppure guardiamo il telegiornale, omicidi, stragi, barconi che si ribaltano, ma due uomini che simulano un matrimonio no, non ci va.
Forse chi ha ideato il programma pensava che visto che a Natale “siamo tutti più buoni” fossimo disponibili anche a sorbirci le storie di come sono belli, buoni, felici e fedeli gli omosessuali, non è così, una cosa è rispettare le idee, la religione, la tendenza sessuale di ogni essere umano, altra cosa è voler a tutti i costi dire che due uomini che si amano sono come una famiglia, come un uomo e una donna che amano, procreano, educano.
Ma una cosa questo flop lo racconta. Che la gente è stanca di sentirsi in colpa se dichiara che un uomo e una donna sono una coppia normale, certo, nessuno deve essere discriminato, ma questo non vuol dire che un clandestino vada accolto come un rifugiato, che si debba avere per chi prega Allah un rispetto che non si ha più per chi prega il Bambin Gesù, che una coppia gay abbia diritto ad avere dei figli, usando del corpo delle donne come di un’incubatrice, che non basta essere lesbiche per essere a la page.
Questo non vuol dire che il programma andrà sempre male, che la tv non riuscirà a farci passare come “normale” due uomini che escono dal Municipio con bouquet e cravatta rosa, festanti come adolescenti alla fine della scuola, anche se son più vicini ai settanta che ai quindici anni.
Ce la faranno, perché le lobby Lgbt sostenute da politici in cerca di voti, da intellettuali che non vogliono sentirsi fuori moda e da giornalisti che non sanno più leggere la storia ma si adeguano alle mode, alla fine distruggeranno la famiglia naturale, ma proprio perché naturale, iscritta nel cuore degli uomini, dalle ceneri e dal dolore provocato da questo “modernismo” autolesionista si ripartirà.
Comunque, sta di fatto che ieri sera in prima serata “Stato Civile” la gente non l’ha guardato. Perché l’amore sarà anche uguale per tutti, ma tutti noi abbiamo desiderato una madre e un padre, non perfetti, ma certi. Quando questo non è stato possibile abbiamo convissuto con la perdita, la mancanza, il dolore. Ciò non vuol dire che sia lecito creare dolore per soddisfare il desiderio di adulti che non possono procreare.


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