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La "post-verità": chi è in grado di accogliere?

Autore: Salvoldi, GianCarlo  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 13 gennaio 2017

In Occidente abbiamo eletto come neologismo del 2016 una triste "post-verità".

E' vero che siamo nel post-tutto, nel senso che sono in crisi il matrimonio, la famiglia, la religione, la filosofia, la democrazia, la politica, la morale, la scuola, l'economia.
Il relativismo ha una sua rispettabilità, la secolarizzazione smantella tanto ma può essere una via di purificazione, il crollo delle ideologie è faticoso ma salutare.

Se in passato la Chiesa ha sbagliato pensando di imporre "la verità" senza carità e dialogo, il XXI secolo non può cadere nel vaneggiamento o rassegnarsi a "la vita è un sogno", perché sarebbe la dura realtà concreta a svegliarci di soprassalto: dalla disoccupazione, all'immigrazione fuori controllo, alla globalizzazione delle élites di Davos (che hanno entusiasmato col loro progressismo culturale dei diritti civili, ma che sostengono una feroce politica economica di destra, se si può ancora dire).

Invece troppi intellettuali disperati si bamboleggiano nel loro nulla compiaciuto, al punto che un intellettuale di peso ha detto che non può esistere la "post verità" perché non esiste la verità.

Qualche non più giovane esperto di latino e di salmi, ne ricorderà uno sui superbi e gli stolti, che si cantava ai Vespri: "seseque culpis illigant": si incatenano da soli alle loro colpe.

I nuovi mezzi di comunicazione "social" stanno rimandando una realtà preoccupante: pare che per gli italiani le opinioni siano più decisive dei fatti nell'orientare le scelte.

E io ne ho le prove: fatti inequivocabili ed eclatanti non riescono nemmeno a scalfire certi falsi.
Sono stato a sciare verso la Marmolada, quella del ghiacciaio che si ritira e tutti dicono che accade a causa delle attività umane.
Ebbene il ghiacciaio "malato" ritirandosi sta portando allo scoperto baracche delle trincee della grande guerra di esattamente cento anni fa.
Ciò significa esattamente che un secolo fa il presunto "malato" era molto più ridotto di oggi.
E cioè che non sono le emissioni dell'industria, delle caldaie, delle auto a far ridurre i ghiacciai, ma sono naturali fenomeni ciclici.
Ma, per esempio, gli intellettuali alla moda che hanno assegnato il Nobel al presunto ambientalista Al Gore, le cui teorie sull'innalzamento degli oceani sono crollate, sono rimasti più affezionati alle proprie ideologie emozionanti che ai fatti, alla verità dei fatti.

Ecco perché a me pare che alla bistrattata verità alcuni fondamenti debbano essere riconosciuti.
L'Occidente ha una storia ambigua, ha compiuto degli orrori (che sono propri anche delle civiltà incaiche, africane ed asiatiche) ma ha realizzato conquiste uniche ed insuperabili, di cui l'intero pianeta ha assoluto bisogno: dignità della persona, libertà dei figli di Dio, democrazia.

Guardiamo ora al fenomeno delle migrazioni che stanno creando esasperazione in tutta Europa:
c'è qualcuno pensante che ritenga possibile l'accoglienza di culture e tradizioni diverse dalla nostra, senza che noi sappiamo nessuna verità di noi stessi, di chi siamo e cosa vogliamo?
Se non so chi sono io e non so chi sono gli altri avrò una vicinanza fisica, ma mai né accoglienza né integrazione. Soprattutto perché accoglienza è scelta libera e volontaria. A meno che qualcuno dica accoglienza e pensi che tutti "devono" accogliere: ma accoglienza imposta non esiste e diventa im-posta, e cioè tassa, che è tutt'altra storia.
Ho parlato di due temi per la cui soluzione il "post-verità" serve solo a creare confusione.



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