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L'inerzia dei giusti...

Autore: Mangiarotti, Don Gabriele  Curatore: Saro, Luisella
Fonte: CulturaCattolica.it
lunedì 30 gennaio 2017

A San Marino stanno accadendo cose che chiedono un giudizio chiaro. Qui un mio intervento su Tribuna, quotidiano sammarinese
Vengo dalla Diocesi di Milano, in cui si celebra secondo il rito Ambrosiano. Mi ha sempre colpito la bellezza della liturgia e la profondità dei suoi testi, e spesso mi viene in mente questo responsorio del Giovedì santo, perché tocca una corda triste per i credenti, tocca la loro inerzia di fronte al male presente. Ecco che cosa la liturgia mette in bocca a Gesù, nel Getsemani: «Così non avete trovato la forza / di stare svegli un’ora con me, / voi che vi esortavate a vicenda / a morire con me? / Ma Giuda, vedete come non dorme / e si affretta a consegnarmi ai Giudei…»
Mi ha sempre colpito lo zelo che hanno coloro che combattono per cause che a me non sembrano positive, si tratti dell’aborto o della dissoluzione della famiglia naturale. Chiamano tutto questo "battaglia per i diritti civili”. E, di fronte al male che sembra prevalere, vedo l’inerzia di tanti cosiddetti buoni, che sembrano dominati da un senso di impotenza, come se il male fosse ineluttabile. Eppure anche la nostra storia sammarinese ci testimonia che il male non è invincibile, basta pensare all’impegno vissuto durante l’ultima guerra mondiale, l’accoglienza di un numero spropositato di rifugiati, tra cui quel migliaio di ebrei di cui parla il bel libro «La “meravigliosa” bugia» di cui ho già parlato su queste pagine.
Uno dei libri più acuti scritto da un perseguitato politico che poi è diventato Presidente della Repubblica Ceca, quel grande Vaclav Havel da poco scomparso, ci ha ricordato che il «potere dei senza potere» è la verità, testimoniata con umile coraggio, e lo scrittore russo Solženicyn ricordava a tutti, pagando con coraggio il tributo al potere sovietico che lo mise in prigione, che era necessario «vivere senza menzogna". Mi interroga la proposta del «Progetto di legge di iniziativa popolare in materia di procreazione cosciente e responsabile» per una ragione semplicissima: sembra che le parole dicano il contrario di quello che si chiede. Basterebbe leggere quanto pensatori «laici» (e basta con la solita solfa che solo i cattolici sono contrari all’aborto!!!) affermano a proposito della vita umana e del suo inizio: «“Quando è che un embrione diventa persona e come tale gode dei diritti scritti e non scritti spettanti ad una persona?” […] Dal punto di vista biologico non c’è in sostanza nessuna discontinuità dal concepimento alla nascita e oltre. Questo non significa che non si possano porre degli spartiacque, come quando si è deciso che a 18 anni una persona è maggiorenne. Non succede niente di particolare a 18 anni, ma la convenzione umana ha fissato questo limite e a volte lo ha anche cambiato. Una convenzione, appunto.» (tratto da “Embrioni Non esiste l’ora X” di Edoardo Boncinelli, professore di Fondamenti biologici della conoscenza).
Allora se si vuole l’aborto come diritto si abbia il coraggio di sostenerlo chiaramente, senza affermazioni di «procreazione cosciente e responsabile», visto quanto si afferma all’art. 4: «L'interruzione volontaria della gravidanza viene decisa dalla donna, anche se minorenne, entro i primi 90 giorni senza obbligo di fornire giustificazioni per la sua scelta». Le parole hanno un senso ben preciso, e allora diamo il giusto nome alla proposta di legge: “Norma convenzionale in materia di soppressione del figlio/a nel grembo materno”…
E chi pensa che la vita umana sia un bene assoluto e indisponibile abbia il coraggio di opporsi senza paura. Alla fine della vita ci sarà chiesto conto delle scelte fatte. E non sarebbe bello fare il bilancio del pastore Martin Niemöller: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare».
L'inerzia dei giusti...


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