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Amoris laetitia Accompagnare, discernere, integrare

Autore: Oliosi, Don Gino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
sabato 4 febbraio 2017

Amoris laetitia. Accompagnare, discernere, integrare vademecum per una nuova pastorale familiare
“L’esortazione Amoris laetitia (AL) ha dato luogo a interpretazioni diverse” (Vademecum, Introduzione), tant’è vero che lo stesso giorno in cui usciva l’intervista cioè l’opinione al mensile Il Timone del prefetto della congregazione vaticana per la Dottrina della fede, il Consiglio di presidenza dei vescovi tedeschi, non l’assemblea perché non tutti concordano, ha pubblicato un documento in cui detta la linea per “una rinnovata pastorale delle nozze e della famiglia alla luce dell’Amoris laetitia”.
Tedesco è il prefetto della Congregazione, cardinale Garhard Ludwig Müller, tedesco il Presidente del Consiglio di presidenza dei vescovi, ma la pastorale di costui non corrisponde troppo con l’opinione dichiarata dal porporato a proposito dell’interpretazione di Amoris laetitia. Secondo il Consiglio di presidenza della conferenza episcopale tedesca, in certi casi, anche due conviventi more uxorio potrebbero accedere all’eucaristia, secondo l’opinione di Müller, invece, la necessità di impegnarsi, di tentare e ritentare, com’è la morale cristiana, di vivere in continenza, come indicato da Familiaris consortio n. 84, resta valido e “non è superabile”.
Analoghe al Consiglio di presidenza dei vescovi tedeschi quelle dei vescovi di Malta e di Gozo, nonché, in ultima analisi, quelle dei vescovi argentini della regione di Buenos Aires. Conforme all’indicazione del Prefetto ci sono, ad esempio invece, quelle pubblicate dalla diocesi di Philadelphia, o dal vescovo argentino mons. Hector Aguer, oppure dai vescovi di Alberta (Canada), o del vescovo di Phoenix in Usa. Sull’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati sono coinvolti tre sacramenti (matrimonio, confessione ed eucaristia) e soprattutto la realtà del peccato, il rapporto tra coscienza e legge, elementi fondamentali della fede cattolica.
Secondo l’opinione del cardinale Müller è vero che “non è Amoris laetitia che ha provocato una confusa interpretazione, ma alcuni confusi interpreti di essa” e ha anche consigliato di “non entrare in alcuna casuistica che può facilmente generare malintesi”. Poi ha ribadito in modo chiaro che l’impegno a vivere in continenza per le coppie di divorziati risposati, così come espresso da Familiaris consortio n. 84°, “non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui (il papa polacco) ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica Veritatis splendor con la dottrina dell’intrinsece malum”. “Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”.
Il Consiglio di presidenza dei vescovi tedeschi, invece, basandosi sulle note 351 e 336 del testo di Amoris laetitia, scrivono, che “il sacerdote (in discernimento con la coppia nel loro singolo caso) rispetterà il giudizio individuale, che quella persona ha raggiunto dopo aver esaminato la propria coscienza convincendosi che il suo accesso alla Santa Eucaristia può essere giustificato davanti a Dio”. Quindi, in certi casi, il sacerdote deve andare oltre l’impegno oggettivo del penitente e limitarsi a prendere atto della convinzione che scaturisce dalla sua coscienza. E così aprire la strada all’eucaristia. “La decisione individuale, secondo le singole circostanze, di non essere ancora in grado di ricevere i sacramenti merita rispetto stima. Ma …”, si legge nel documento del Consiglio, “si deve anche rispettare la decisione (individuale) a favore della ricezione dei sacramenti”. E ciò assomiglia a quella logica del “ma anche…” o “coscienza creativa…” che molti attribuiscono all’esortazione Amoris laetitia... in modo interpretativo. Una interpretazione, però, che tocca la Dottrina perché fa sparire i criteri oggettivi, l’intrinsece malum, che, anche secondo Sant’Ignazio, non può entrare nel discernimento personale del penitente. “Noi siamo chiamati – ha detto Müller – ad aiutare le persone, a poco a poco, per raggiungere la pienezza del loro rapporto con Dio, ma non possiamo fare sconti”. Anche il Consiglio dice che non c’è nessun automatismo, regola generale, ma solo una visione più misericordiosa, tuttavia sembra che al centro di tutto ci sia una interpretazione della coscienza soggettiva creativa di ciò che è bene e ciò che è male. Anzi, accedere o non accedere ai sacramenti sarebbe sostanzialmente una decisione soggettiva.
E’ questo un tema di fondamentale importanza e urgenza pastorale e anche mille sacerdoti del mondo anglofono, appartenenti alle Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Irlanda, richiederebbero che la Chiesa esprimesse “il suo insegnamento chiaramente … perché “l’unità della Chiesa”, “la salvezza delle anime” rischiano di essere inquinate da interpretazioni incomplete e diverse dell’esortazione apostolica non conformi alla Tradizione. “Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede”.
E io ringrazio José Granados, Vice Preside e Ordinario di Teologia dogmatica del matrimonio e della famiglia presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma; Stephan Kampowski Docente ordinario di Antropologia filosofica, sempre presso l’Istituto; Juan José Pèrez-Soba, Docente ordinario di teologia pastorale del matrimonio e della famiglia sempre presso l’Istituto. Autori di parecchie pubblicazioni hanno dato un Vademecum per una nuova pastorale familiare dal Titolo Amoris laetitia Accompagnare, discernere, integrare (Cantagalli).
“Ciò che oggi non può attendere – vademecum –, giacché nessuno può astenersi dall’azione, sono le questioni pratiche che essa ha sollevato: quelle dei pastori che ascoltano le confessioni; quelle dei vescovi che indicano le linee di azione pastorale ai loro sacerdoti; quelle delle famiglie attive nella pastorale familiare… E’ proprio a loro che intende volgersi questo vademecum: esso si propone di offrire delle linee di azione sicure in una materia così importante. In questa fattispecie, infatti, la posta in gioco riguarda proprio la capacità della Chiesa di annunciare il vangelo della famiglia, di offrire la sua luce agli uomini, di curare le loro ferite, di costruire i solidi pilastri sacramentali su cui poggia. C’è in gioco anche la vocazione delle famiglie all’amore vero e la responsabilità dei pastori, chiamati a condurre il gregge verso i pascoli buoni della vita che Gesù ci ha indicato”.
“Rispondiamo dunque – vademecum – all’invito del Santo Padre. La complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza” (n.2) Il modo “onesto” di riflettere vuol dire certamente, evitare i due estremi che il Papa evidenzia e che “vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche” (AL 2).
“La “maggior chiarezza” – sempre vademecum – che chiede Papa Francesco impone di cercare le ragioni per cui si sceglie di fare una cosa e non l’altra. I problemi delle famiglie e della pastorale familiare non si risolvono, certo, ricorrendo a nuove normative o ad eccezioni alle antiche regole. Tuttavia questo “no” richiede un “sì” più forte, che è proprio quello che ispira il presente vademecum: è il sì al vangelo della famiglia che ci comunica la luce di Dio e tocca anche oggi il cuore degli uomini per accendere in loro la speranza”.
“Solo questa fedeltà al Vangelo della famiglia – vademecum – è in grado di dare unità all’Esortazione”.
“Quali sono i criteri che consentono una lettura coerente di Amoris laetitia?
a) La prima è la coerenza rispetto ad un itinerario sinodale nel quale il documento si inserisce e che lo contestualizza…
b) La seconda coerenza è quella del documento in sé…
c)
L’ultima coerenza da adottare per leggere il testo viene dalla tradizione della Chiesa…
E’ un cammino alla luce dell’amore e la prima espressione della misericordia come verità pastorale.
L’unità di un processo pastorale: accompagnare, integrare e discernere. Straordinario il capitolo III con una trattazione sistematica del discernere, come percorso alla luce della verità.
“In seguito – vademecum – alla pubblicazione di Amoris laetitia si sono susseguiti diversi interventi da parte di Papa Francesco, sia nella forma di lettere private a singoli vescovi o a gruppi di vescovi, sia in risposta alle domande dei giornalisti, a commento di diversi punti dell’Esortazione. Per interpretare tutte queste affermazioni (che a volte sembrano indicare differenti letture del testo pontificio) è importante distinguere tra quelle pronunciate in virtù del ministero petrino, e dunque con l’autorità ricevuta da Gesù, nella fedeltà alle Scritture e alla tradizione della Chiesa, e quelle affermazioni che Francesco presenta (sia per la forma espressiva, che per la modalità di comunicazione) come opinioni private. Questa differenza è necessaria, sia per rispetto al ministero petrino, sia per rispetto alla libertà di espressione del Papa, che se dovesse mettere in gioco ogni volta che parla la sua autorità, non potrebbe comunicare con spontaneità. Papa Francesco è ben cosciente di questa differenza e ha fatto sapere in diverse occasioni che il suo insegnamento si trova scritto nelle sue encicliche ed esortazioni apostoliche… Ogni nuovo insegnamento del papa su questo punto deve essere espresso con chiarezza, in modo che non ci sia dubbio che si eserciti l’autorità propria del ministero petrino, ricevuta dal Signore Gesù. In ogni caso rimane valido il principio generale che ogni interpretazione di Amoris laetitia, anche se fatta dal Papa, per essere vincolante, deve sempre rimanere fedele alle parole del Vangelo e alla costante tradizione e insegnamento della Chiesa”.


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