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Aboliamo la «Giornata per la vita»?

Autore: Mondinelli, Andrea  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 14 febbraio 2017

Torno sulla provocazione relativa all’abolizione della giornata per la vita. Un caro amico mi ha detto: “non aboliamola, facciamola bene!”. Ma la domanda vera è questa: è possibile, oggi, fare bene la giornata per la vita? La risposta è NO!
Chiaro che il singolo sacerdote sensibile al tema o il gruppetto di sparuti fedeli ancorati alla sana dottrina sono in grado di farla, e la fanno, bene! Ma quanto sono autoreferenziali? Che impatto hanno sul mondo e sulla parte insensibile della Chiesa? Perché questa frattura? Le risposte sono contenute proprio nel Vangelo della giornata per la vita di ieri:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». (Mt 5, 13-16)

Nostro Signore Gesù Cristo ci avvisa del rischio di perdere sapore e che il sale senza sapore viene gettato e calpestato dalla gente. Come è possibile che il sale perda sapore, visto che l’“essere salato” è una sua componente intrinseca, ontologica per usare un parolone? Semplice, smettere di essere sale significa cessare di essere discepolo di N.S. Gesù Cristo. Il Signore ci dice che la luce non può stare nascosta, se si mette sotto il moggio è inutile, proprio come il sale senza sapore. Abbiamo seguito il mondo e ci siamo conformati ad esso e così, invece di insaporire il mondo, siamo diventati insipidi. Come i tralci staccati dalla Vite, che per un po’ rimangono verdi ma, è solo questione di tempo, poi si seccano irrimediabilmente.
Cari amici, abbiamo perso sapore e luce per un semplice e terribile motivo: abbiamo detronizzato Nostro Signore Gesù Cristo, il Re dei re. Tutte le grandi battaglie sui grandi temi etici, come quelle contro l’aborto e l’eutanasia, condotte unicamente in nome della dignità umana e non in nome del diritto sacro di Cristo Re a regnare nella società e nelle sue leggi sono state e sono destinate a essere perse: “Chi non è con Me è contro di Me e chi non raccoglie con Me disperde” (Lc 11,23).

È il grande inganno della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo di stampo onusiano, presa pari pari dalla Rivoluzione francese. Nel 1877, mons. Gaume ha scritto alcune righe sulla Rivoluzione che sono di un’attualità stupefacente:

Se, strappandole la maschera, le chiederete (alla Rivoluzione): chi sei? Essa vi dirà: “Io non sono quel che si crede. Molti parlano di me e pochissimi mi conoscono. Io non ho né le urla dei Giacobini, né la lotta delle barricate, né la ghigliottina, né l’affogamento. Io non sono Marat, né Robespierre, né Babeuf, né Mazzini (oggi diremmo Obama, Clinton, Pannella, Bonino, Renzi, ONU, UE e compagnia a briscola massonica).
Io sono l’odio per ogni ordine che l’uomo non ha egli stesso stabilito e nel quale egli non è re e dio insieme. Io sono la proclamazione dei diritti dell’uomo senza cura per i diritti di Dio” (La Révoluction, Recherches historiques).

Oggi, in tutti gli Stati una volta cristiani vige la dittatura dei diritti dell’uomo, sganciati dalla legge morale naturale. Per l’esattezza la legge naturale, che è la partecipazione della Legge Eterna di Dio alla creatura razionale, è stata pervertita dandole il significato attribuitole da Voltaire, che la spiega tramite questo dialogo:

B. Cos’è la legge naturale?
A. L’istinto che ci fa sentire la giustizia
B. Cosa chiamate voi giusto e ingiusto?
A. Ciò che sembra tale all’universo intero


Per questi motivi, nascono nuovi diritti umani secondo il piacere dell’uomo. Leggete, infatti, come si conclude il libro “Aborto e morale – Nascita di un nuovo diritto” (2008) di Maurizio Mori, professore di Bioetica all’Università di Torino e presidente della laica Consulta di bioetica onlus, che, in base alla concezione dei diritti umani sopra riportata, ha purtroppo ragione a scrivere:

“Se è vero che la scelta tra l’etica della sacralità e della qualità della vita equivale a una scelta religiosa, allora - poiché negli stati laici moderni vale il principio di libertà religiosa - si deve riconoscere che una legislazione permissiva dell’aborto è una questione di diritti civili o umani. Infatti, una legislazione che vietasse l'aborto violerebbe il diritto di coloro che non accettano il principio di sacralità della vita di comportarsi conformemente alla propria visione del mondo. In breve, il divieto di aborto sarebbe contrario al diritto di «libertà religiosa» tipico del mondo moderno, sancito dall'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948): «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione»”.

La Dichiarazione del 1948 è utilizzata per sostenere il nuovo diritto all’aborto procurato, per uccidere invece che per impedirlo. Questo sulla base del falso concetto di libertà umana (ritornerò su questo in un altro post).
Scriveva Giovanni Paolo II in “Memoria e identità”: «è lecito e anzi doveroso porsi la domanda se qui non operi ancora una nuova ideologia del male, forse più subdola e celata [del nazismo e del comunismo], che tenta di sfruttare, contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo». Per l’esattezza, la nuova ideologia applica semplicemente i diritti dell’uomo come intesi dalla Rivoluzione francese. Né più, né meno. Purtroppo, anche la Chiesa oggi è ad un bivio, o, tramite il modernismo, abbraccia il mondo e la rivoluzione oppure deve trovare la via giusta per uscire dall’impasse. La Via è già tracciata ed è quella di sempre: “Omnia instaurare in Christo”, tutto instaurare, tutto restaurare nel Cristo: non soltanto la religione, ma la società civile:

No, Venerabili Fratelli – bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore, non si costruirà la città diversamente da come Dio l’ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d’instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà: "omnia instaurare in Christo" [QUI San Pio X Notre charge apostolique - Lettera Apostolica ]

Ecco la soluzione: rimettere in trono N.S. Gesù Cristo! Altrimenti, tutto andrà in fallimento, tutto sarà spazzato via, Stati “laici” compresi (vedi P.S.).
San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia.
P.S. A Bruxelles si festeggia l'anniversario del trattato di Maastricht. Ma già si ragione su una nuova Unione europea a più velocità. È il fallimento totale del progetto iniziale. (QUI)


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