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Rivelazione pubblica e rivelazioni chiamate “private”

Autore: Oliosi, Don Gino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
domenica 13 settembre 2015

Rivelazione pubblica e rivelazioni chiamate “private” come aiuto a comprendere i segni del tempo e a trovare per essi la giusta risposta nella fede, nella speranza, nella carità
Il demonio da sempre cerca di contrastare la “Rivelazione pubblica cioè biblico ecclesiastica”, lo straordinario e unico evento in cui Dio ha parlato per il bene di tutta l’umanità e di ogni persona, evento che si è espresso fino alla morte dell’ultimo apostolo e si esprime letterariamente in continuità sacramentale come Parola del Signore nella Sacre Scritture. Da allora, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, “lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate ‘private’, alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di “migliorare” o di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa” (CCC, n. 67), prima fra tutti la Sua e nostra Madre.
Quando la Chiesa le approva, ha spiegato Papa Benedetto XIV, “non ci obbliga a crederle ma solo permette che siano pubblicate a istruzione e edificazione dei fedeli; onde l’assenso che vi si deve prestare non è atto di fede cattolica, ma atto di fede umana fondato sull’essere queste rivelazioni probabili e piamente credibili”. Dunque, le rivelazioni chiamate “private” riconosciute o non escluse dalla Chiesa ci aiutano a comprendere i segni del tempo e a trovare per essi la giusta risposta nella fede.
Dalle apparizioni riconosciute o non escluse dalla Chiesa quali i segni del tempo e la giusta risposta nella fede?
Anche oggi il mondo è amato dal Padre in Cristo con il dono dello Spirito, ma questo amore passa attraverso la responsabilità umana e la decadenza è senza ombra di dubbio, come la Madonna nelle apparizioni richiama, la conseguenza della mancanza dello spirito di preghiera che permette l’intervento storico di Dio. Di fronte alla crisi della preghiera, la Beata Vergine insiste nel richiamo continuo alla preghiera, raccomanda soprattutto il Rosario in famiglia con insistenza. E poiché il Rosario soprattutto in famiglia è la preghiera più adatta a preservare la fede in ogni persona e in ogni famiglia, dopo la liturgia della Santa Eucaristia di almeno ogni Domenica, in questo mese di ottobre con il Sinodo ordinario sull’Evangelizzazione della famiglia promoviamolo con tutte le forze.
Paolo VI il 2 febbraio 1974, sollecitato anche da Lucia dos Santos incontrata a Fatima nel 1972, pubblicò l’Esortazione apostolica Marialis Cultus spiegando in modo coinvolgente l’importanza della pratica di questa antica orazione: “Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’Incarnazione redentrice, il Rosario è, dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. (…) la ripetizione dell’Ave Maria costituisce l’ordine sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave Maria richiama è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, di volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto; flagellato e coronato di spine; carico della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito” (n.26).
Papa Montini insistette sugli effetti benefici del Rosario recitato in famiglia, com’era stato chiesto dalla Madonna a Fatima e in questo momento dalla prossimità al Sinodo ordinario sull’Evangelizzazione della Famiglia.
“Vogliamo ora, in continuità di intendimenti con i Nostri Predecessori, raccomandare vivamente la recita del Rosario in famiglia. Il Concilio Vaticano II ha messo in luce come la famiglia, cellula prima e vitale della società, grazie all’amore scambievole dei suoi membri e alla preghiera a Dio elevata in comune, si riveli come il santuario domestico della Chiesa. La famiglia cristiana, quindi, si presenta come una Chiesa domestica, se i suoi membri, ciascuno nell’ambito e nei compiti che gli sono propri, tutti insieme promuovono la giustizia, praticano le opere di misericordia, si dedicano al servizio dei fratelli, prendono parte all’apostolato della più vasta comunità locale e si inseriscono nel suo culto liturgico; e ancora, se innalzano in comune supplici preghiere a Dio: che, se non ci fosse questo elemento, le verrebbe a mancare il carattere stesso di famiglia cristiana. Perciò, al recupero della nozione teologica della famiglia come Chiesa domestica, deve coerentemente seguire un concreto sforzo per instaurare nella vita familiare la preghiera comune” (Marialis Cultus, n.52).
E’ proprio la necessità di questo “recupero”, per contrastare la forza disgregatrice e degradante della società contemporanea, che spinse il pontefice a “rivalutare” il Rosario. Paolo VI non vi vedeva un solo esercizio mnemonico di litanie, ma una vera preghiera sublime che, attraverso la contemplazione, contribuisce a elevare le anime e a portarle in comunione con Dio, spingendole a riflettere sugli eventi principali della nostra salvezza, quindi di nuovo innalza l’umanità e ogni singolo in compagnia con Maria.
La Madonna – come scrisse suor Lucia dos Santos – più volte è intervenuta “in persona, con le sue numerose apparizioni, le sue lacrime, i messaggi dei veggenti sparsi in tutte le parti del mondo”, offrendo Se stessa, il suo amore materno, quale ancora di salvezza fornita da Dio all’umanità, non solo per non cadere in tante crisi materiali, ma per non pregiudicare la vita veramente vita che raggiungerà il suo compimento oltre alla morte e a cui poco ci si pensa con la tentazione più terribile, quella della mondanità, come ricorda Papa Francesco.
L’importanza del Rosario nella lotta contro il male è stata ribadita più volte anche da San Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, il cui successore, Papa Francesco, parlando ai fedeli riuniti in San Pietro il 17 novembre, l’ha paragonato significativamente a una “medicina spirituale per la nostra anima”: senza la “medicina” del Rosario l’anima non sta bene e non è completamente difesa dagli attacchi del Maligno.
Annalisa Colzi, consacrata nella comunità dei Figli di Dio fondata dal mistico don Divo Barsotti, in un’intervista del 2011 ha richiamato l’attenzione sulle insidie diaboliche di cui a volte anche “i sacerdoti non parlano più e i pochi che ne parlano vengono derisi”, spesso trascurate anche nei seminari e nelle facoltà teologiche. Questo non è certo in sintonia con il messaggio evangelico lasciatoci da Giovanni, l’apostolo prediletto: “Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo” (1 Gv 3,8), quelle secondarie (vessazioni, ossessioni, infestazioni, possessioni) verso le quali oggi c’è un’esagerata attenzione, e quelle primarie delle tentazioni verso le quali i richiami sono pochi e l’attenzione ancora meno. La Colzi ha poi insistito sulla necessità di informare in modo giusto i giovani sia su quelle secondarie ma soprattutto su quelle primarie. ”La Misericordia di Dio va di pari passo con l’azione del Maligno. Altrimenti (…) che senso avrebbe parlare di misericordia? Che senso avrebbe parlare di Sacrificio della Croce? La Madonna non teme di far vedere l’inferno a tre bambini a Fatima e non dice loro che l’inferno è vuoto, ma che “molti vanno all’inferno perché non c’è chi si sacrifichi per loro”. (…) I genitori che invece vogliono preservare i loro figli dal discorso del demonio e dell’inferno sono poi quelli che l’inferno glielo fanno vivere su questa Terra, lasciandoli scorrazzare tra i vari pericoli mediatici. Io credo che in quest’ora grave in cui versa l’umanità, solo la bontà materna di Maria possa salvarci. San Luigi Maria Grignon De Monfort scriveva nel 1700: “…il demonio teme Maria, perché Satana, che è superbo, soffre infinitamente d’esser vinto e punito da una piccola e umile serva di Dio, e l’umiltà della Vergine lo umilia più che la divina onnipotenza”. Questi soni i tempi di Maria. Da più di trent’anni la Regina della Pace ci esorta a riprendere il cammino della Salvezza e a saperci difendere dagli assalti del Maligno con il Rosario, il digiuno, la Santa Messa, la confessione, la lettura della Sacra Scrittura”.
Anche nell’esempio lasciatoci dai santi il Rosario risulta essere, dopo la Santa Messa almeno della Domenica, la preghiera di liberazione più efficace, quella più valida per vincere il Diavolo, il mezzo misterioso per ottenere grazie particolari, tutto ciò che in questo momento storico di dominio assoluto dalle tecnica, come richiama Papa Francesco nella ‘Laudato sì’”, può apparire impossibile.
Il Diavolo lavora per allontanarci dal culto di Dio, dall’attesa del compimento della risurrezione della carne attraverso la tentazione della mondanità, e cerca di assolutizzare il proprio io, il denaro, il potere, il piacere. Noi possiamo, con la nostra libertà, modulare le nostre scelte o guardando all’esempio di Maria, l’icona più perfetta di Cristo, o lasciandoci travolgere dalle tentazioni diaboliche che operano sulle nostre umane debolezze. Chi asseconda la malizia del Diavolo, non avvertirà mai spinte interiori a fare il bene, la sua vita piomba in un progressivo degrado morale. Il Rosario, la preghiera degli umili che oggi molte televisioni, radio aiutano, è anche sociologicamente la migliore protezione contro questo rischio.
San Giovanni Paolo II a Manila il 25 gennaio si rivolse ai coniugi cattolici:
Per essere “buona notizia per il terzo millennio”, cari sposi cristiani, non dimenticate che la preghiera in famiglia è garanzia di unità in uno stile di vita coerente con la volontà di Dio. Proclamando (…) l’Anno del Rosario, ho raccomandato questa devozione mariana come preghiera della famiglia e per la famiglia (…) “La famiglia che recita insieme il rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth, si pone Gesù al centro, si condividono con Lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da Lui la speranza e la forza per il cammino”. Assieme a Maria viviamo con Lui, amiamo con Lui, pensiamo con Lui, percorriamo le strade e le piazze con Lui, cambiamo il mondo con Lui”.
Se il Diavolo intende, in questo momento storico, sferrare un potente attacco contro la Chiesa del Cristo, Dio replica inviando Maria, la sua Creatura prediletta segno di speranza e di consolazione, per fare da baluardo con la sua umiltà all’arroganza devastante dei demoni, angeli decaduti per via della loro superbia. Ed è questo che scatena la collera del Diavolo: essere sconfitto da una creatura umana già giunta al compimento della vita veramente vita, inferiore a lui per natura, ma superiore per grazia, perché Madre di Dio, del Dio che possiede un volto umano risorto.
Il Diavolo vuole distruggere la Chiesa, ma la Madonna è Madre della Chiesa e non permetterà la sua sconfitta. Il trionfo del Diavolo può essere solo apparente o effimero perché Gesù, morendo in croce cioè nel compimento della sua missione, ha affidato la Chiesa e tutti noi a sua Madre. Non a caso, nel suo addio al papato, Benedetto XVI l’ha affidata alla vergine Maria.
Ho attinto questi contenuti da Il Diavolo di padre Raffaele Talmelli e Luciano Regolo, editore Mondadori 2014.


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