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Quattro temi

Autore: Oliosi, Don Gino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
sabato 26 settembre 2015

Il Papa ha continuato a proporre e a tenere insieme, quattro temi forti: la difesa della famiglia, “minacciata come non mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno”, la libertà religiosa, la critica della dittatura del denaro e del profitto – con una nuova condanna del commercio delle armi – e la difesa dell’ambiente, cui ha aggiunto un pressante invito perché ci sia maggiore accoglienza per gli immigrati e sia abrogata la pena di morte, che negli Stati Uniti è ancora in vigore
Nella serata del 24 settembre Papa Francesco arriverà a New York, dopo le ultime tappe a Washington: il 24 sera, la canonizzazione nel Santuario Nazionale dell’Immacolata concezione dell’apostolo della California san Jupiero Serra, dopo il primo discorso di un Pontefice al Congresso degli Stati Uniti. Poi il commovente incontro con i senzatetto, molti dei quali piangevano, presso la parrocchia di Saint Patrick. Il Papa ha continuato a proporre insieme, quattro temi forti:
- La difesa della famiglia, “minacciata, forse come non mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno”,
- La libertà religiosa,
- La critica della dittatura del denaro e del profitto – con una nuova condanna del commercio delle armi –
- E la difesa dell’ambiente, cui ha aggiunto un pressante invito perché ci sia maggiore accoglienza per gli immigrati e sia abrogata la pena di morte che negli Stati Uniti è ancora in vigore
Di fronte ai parlamentari del Congresso, Papa Francesco ha salutato l’America, “terra dei liberi e casa dei valorosi”, e ha ricordato la vocazione alta e nobile della politica. “Una politica dura nel tempo quando si sforza, come vocazione, di soddisfare il bisogni comuni stimolando la crescita di tutti i suoi membri, specialmente quelli in situazione di maggiore vulnerabilità o rischio. L’attività legislativa è sempre basata sulla cura delle persone”. Il Papa ha invitato i legislatori a riflettere sulla figura di Mosè. Da una parte, “il patriarca e legislatore del popolo di Israele simbolizza il bisogno dei popoli di mantenere vivo il loro senso di unità con gli strumenti di una giusta legislazione”. Dall’altra, “la figura di Mosè ci conduce direttamente a Dio e quindi alla dignità trascendente dell’essere umano. Mosè ci offre una buona sintesi del vostro lavoro: a voi viene richiesto di proteggere con gli strumenti della legge, l’immagine e la somiglianza modellate da Dio su “ogni volto umano”.
Papa Francesco ha quindi diviso il suo discorso in quattro parti, rievocando altrettanti figure della storia americana di cui a vario modo ricorrono quest’anno anniversari: due protestanti – Abraham Lincoln e Martin Luther King – e due cattolici, Dorothy Day e Thomas Merton. Questi uomini e donne, ha detto il Papa, non erano perfetti, vivevano “la complessità della storia e la realtà della debolezza umana”. Ma i loro sogni hanno creato “profonde riserve culturali”, “hanno dato forma a valori fondamentali e resteranno per sempre nello spirito del popolo americano”. Il Presidente Lincoln nell’immaginario americano incarna la libertà. “Costruire un futuro di libertà significa amore per il bene comune e collaborazione in uno spirito di sussidiarietà e solidarietà”. Dall’azione politica di Lincoln, Papa Francesco ricava tre insegnamenti. Il primo è il “rifiuto di ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere”. “Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, o di brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico”. Alla radice del fondamentalismo sta un “semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, giusti o peccatori”. Dal fondamentalismo, che non è solo religioso, si arriva alla “violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico”. Qualche volta “nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto”.
La vera risposta al fondamentalismo sta in una politica che “salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e la libertà individuale”. “In questa terra, le varie denominazioni religiose hanno contribuito grandemente a costruire e a rafforzare la società. E’ importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata” e non sia emarginata o messa a tacere. Lincoln, che si trovò coinvolto nella Guerra Civile, comprendeva in secondo luogo il “valore della pace”. “I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare gli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli”. Infine Lincoln difese gelosamente le prerogative della politica contro i tentativi di prevaricazione dei potentati economici. “se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza. Politica è, invece, espressione del nostro insopprimibile bisogno di vivere insieme in unità, per poter costruire uniti il più grande bene comune: quello di una comunità che sacrifichi gli interessi particolari per poter condividere, nella giustizia e nella pace, i suoi benefici, i suoi interessi, la sua vita sociale”.
Martin Luther King è il simbolo della “libertà nella pluralità e non esclusione” attraverso la sua battaglia per “i pieni diritti civili e politici per gli afro – americani”. Oggi a chiedere pieni diritti si presentano i nuovi immigrati. “Negli ultimi secoli, milioni di persone sono giunte in questa terra per rincorrere il proprio sogno di costruire un futuro in libertà. Noi, gente di questo continente – ha detto Papa Francesco, figlio egli stesso di immigrati dall’Italia -, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri”. Mentre le guerre creano “una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale”, “dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico. Ricordiamo la Regola d’Oro: “Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te” (Mt 7,12). Questa norma ci indica una chiara direzione. Trattiamo gli altri con la medesima passione e compassione con cui vorremmo essere trattati. Cechiamo per gli altri le stesse possibilità che cechiamo per noi stessi. Aiutiamo gli altri a crescere, come vorremmo essere aiutati noi stessi”. In alter parole, “se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità. La misura che usiamo per gli altri sarà la misura che il tempo userà per noi”.
Il Papa ha anche richiamato “la responsabilità di proteggere e difendere la vita umana in ogni fase del suo sviluppo e ha auspicato l’abolizione della pena di morte, ancora in vigore in parecchi Stati degli Stati Uniti, convinto che “una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”. Dorothy Day, attivista sociale cattolica di cui è incorso la causa di beatificazione, è il simbolo della critica a un’idea di progresso che limita la nozione di sviluppo all’aumento del prodotto nazionale e della ricchezza. Una nozione diversa dell’economia è possibile. Ricordando la sua enciclica “Laudato s’”, il Pontefice ha invitato a porre l’economia e la tecnica “al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale”, più rispettoso delle persone e dell’ambiente. Papa Francesco ha ribadito che la Chiesa non è contro gli imprenditori e considera la loro una “nobile vocazione”. Ma questa vocazione deve essere orientata dalla morale. “Il corretto uso delle risorse naturali, l’appropriata applicazione della tecnologia e la capacità di ben orientare lo spirito imprenditoriale, sono elementi essenziali di un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile”.
Infine Thomas Merton, monaco trappista nato cento anni fa, uomo di preghiera attivo nel dialogo interreligioso e nelle iniziative per la pace. “Essere al servizio del dialogo e della pace – ha detto il Papa –significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Nuovamente, Papa Francesco ha levato la sua voce contro il commercio delle armi, “perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue innocente”.
Concludendo il suo intervento di fronte al Congresso, il papa ha affermato come si suo desiderio “che durante tutta la mia visita la famiglia sia un tema ricorrente. “Quanto essenziale è stata la famiglia nella costruzione di questo Paese! E quanto merita ancora il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento!”. “Non posso nascondere – ha affermato Papa Francesco – la mia preoccupazione per la famiglia, che è minacciata, forse come non mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno. Relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia”. Le prime vittime all’attacco alla famiglia sono i giovani, che spesso “sembrano disorientati e senza meta, intrappolati in un labirinto senza speranza, segnato da violenze, abusi e disperazione. I loro problemi sono i nostri problemi. Non possiamo evitarli”. Oggi la cultura è tale che molti giovani “sono dissuasi dal formare una famiglia”. Ma senza famiglia quella libertà, per cui tanti grandi americani si sono battuti, alla fine si perde.
Dopo questo discorso di Dottrina Sociale Cristiana, comprensibile e dicibile a tutti, il commovente incontro con i senzatetto, molti dei quali piangevano, presso la parrocchia di Saint Patrick. “Non troviamo nessun tipo di giustificazione sociale, morale, o di altro genere per accettare la mancanza di abitazioni”, ha detto il papa ai senzatetto. “Sono situazioni ingiuste”. Ma “Dio le sta soffrendo insieme con noi, le sta vivendo al nostro fianco. Non ci lascia soli”. Anche la Sacra Famiglia è stata senza tetto a Betlemme, anche san Giuseppe”, che il papa, prega tanto spesso e propone ai senzatetto come loro patrono.
Nella Messa poi di canonizzazione di san Junipero Serra, il Papa è partito da un suo tema prediletto, l’invito alla gioia. “C’è qualcosa dentro di noi che ci invita alla gioia e a non adattarci a palliativi che cercano sempre di accontentarci”. E tuttavia oggi ”sono molte le situazioni che sembrano mettere in dubbio questo invito. La dinamica a cui molte volte siamo soggetti sembra portarci ad una rassegnazione triste che a poco a poco si va trasformando in abitudine, con una conseguenza letale: anestetizzarci il cuore”. Come evitare questa anestesia del cuore? La soluzione Gesù l’ha offerta ai discepoli, e anche a noi. “Andate! Annunciate! La gioia del Vangelo si sperimenta, si conosce e si vive solo donandola, donandosi”, anche con una fede che diventa cultura, come Papa Francesco ha testimoniato di fronte ai parlamentari del Congresso, ricevendo 37 battimani. Il discorso, per la lettura da parte di tutti, è QUI.


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