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Che cosa significa ristabilire l’unità tra tutti i cristiani?

Autore: Oliosi, Don Gino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
domenica 10 gennaio 2016

Nel discorso di Benedetto XVI ai rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali il 19 agosto del 2005 ha posto la domanda “che cosa significa ristabilire l’unità tra tutti i cristiani” e ha offerto una risposta che ritengo di una grande attualità, soprattutto in prossimità della Settimana di preghiere per l’unità dei cristiani di fronte al mondo.
“Sappiamo tutti – Benedetto XVI – che esistono numerosi modelli di unità e voi sapete anche che la Chiesa cattolica si prefigge il raggiungimento della piena unità visibile dei discepoli di Gesù Cristo secondo la definizione che ne ha dato il Concilio Vaticano II in vari suoi documenti (Lumen gentium, nn. 8; 13; Unitatis redintegratio, nn. 2; 4 ss.). Tale unità, secondo la nostra convinzione, sussiste, sì, nella Chiesa cattolica senza possibilità di essere perduta; la Chiesa infatti non è scomparsa dal mondo. D’altra parte questa unità non significa quello che si potrebbe chiamare ecumenismo del ritorno: rinnegare cioè e rifiutare la propria storia di fede. Assolutamente no! Non significa uniformità in tutte le espressioni della teologia e della spiritualità, nelle forme liturgiche e nella disciplina. Unità nella molteplicità e molteplicità nell’unità: nell’Omelia per la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, lo scorso 29 giugno, ho rilevato che piena unità e vera cattolicità nel senso originario della parola vanno insieme. Condizione necessaria perché questa coesistenza è che l’impegno per l’unità si purifichi e si rinnovi continuamente, cresca e maturi. A questo scopo può recare un suo contributo il dialogo. Esso è più di uno scambio di pensieri. Di un’impresa accademica: è scambio di doni, nel quale le Chiese e le Comunità ecclesiali possono mettere a disposizione i loro tesori. E’ proprio grazie a questo impegno che il cammino può proseguire passo passo fino a quando, come dice la Lettera agli Efesini, finalmente arriveremo “tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4.13). E’ ovvio che un tale dialogo può svilupparsi solo in un contesto di sincera e coerente spiritualità. Non possiamo “fare” l’unità con le sole nostre forze. La possiamo soltanto ottenere come dono dello Spirito santo. Perciò l’ecumenismo spirituale, e cioè la preghiera, la conversione e la santificazione della vita costituiscono il cuore dell’incontro e del movimento ecumenico. Si potrebbe anche dire: la forma migliore di ecumenismo consiste nel vivere secondo il Vangelo (…).
Vedo un confortante motivo di ottimismo nel fatto che oggi si sta sviluppando una sorte di “rete” di collegamento spirituale tra cattolici e cristiani delle varie Chiese e Comunità ecclesiali: ciascuno si impegna nella preghiera, nella revisione della propria vita, nella purificazione della memoria, nell’apertura della carità. Il padre dell’ecumenismo spirituale, Paul Couturier, ha parlato a questo riguardo di un “chiostro invisibile” che raccoglie tra le sue mura queste anime appassionate di Cristo e della sua Chiesa. Io sono convinto che, se un numero crescente di persone si unirà interiormente alla preghiera del Signore “perché tutti siano una sola cosa (Gv 17,21), una tale preghiera nel nome di Gesù non cadrà nel vuoto (Gv 14,13; 15, 7.16 ecc.). Con l’aiuto che viene dall’Alto, troveremo nelle varie questioni tuttora aperte, soluzioni praticabili, e il desiderio di unità alla fine, quando e come Egli vorrà, sarà appagato. Ora andiamo insieme lungo questa via nella consapevolezza che l’essere in cammino insieme è un tipo di unità. Rendiamo grazie a Dio per questo e preghiamolo affinché continui a guidarci tutti”.
Siamo vicini alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Consapevoli che anche per la Nuova Evangelizzazione, per le Missioni la situazione penosa che la mancanza dell’unità nella professione della fede comporta, il fermo proposito per questa preghiera da parte di tutte le parrocchie, associazioni, movimenti è una priorità.
Alla preghiera urgente nel dialogo ecumenico sono anche le grandi questioni etiche e di crescente miseria poste a livello mondiale. Gli uomini si aspettano una risposta non solo particolare ma comune da parte dei cristiani. Purtroppo non sempre questo avviene anche visibilmente. A causa di contraddizioni in questo campo la testimonianza evangelica, la credibilità e l’orientamento etico che dobbiamo ai fedeli e alla società perdono forza, assumendo non di rado caratteristiche vaghe, e così i cristiani delle varie confessioni vengono meno alla loro possibilità di dare al nostro tempo la testimonianza necessaria per evangelizzare. Le divisioni sono in contrasto con la volontà di Gesù e rendono inattendibile davanti agli uomini l’annuncio del Vangelo e quindi il rafforzarsi della stessa fede dei cristiani di ogni confessione. Le attuali grandi sfide etiche interpellano i cristiani di tutte le confessioni per una testimonianza comune: anche questo è ecumenismo!


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