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Il mio contributo alla Dottrina Sociale

Autore: Oliosi, Don Gino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
giovedì 25 agosto 2016

Evangelizzare proponendo l’incontro con Cristo e il conseguente vissuto sociale della fede alla luce della ragione
Nell’Udienza Generale del 3 agosto 2016 Papa Francesco ha voluto “riflettere sul Viaggio Apostolico che ha compiuto in Polonia” e tra l’altro ha detto: “In questo viaggio ho visitato anche il Santuario di Czestochowa. Davanti all’icona della Madonna, ho ricevuto il dono dello sguardo della Madre, che è in modo particolare Madre del popolo polacco, di quella nobile nazione che ha tanto sofferto e, con la forza della fede e la sua mano materna, si è sempre rialzata. Ho salutato alcuni polacchi qui (nell’Aula). Siete bravi voi! Lì, sotto quello sguardo, si capisce il senso spirituale del cammino di questo popolo, la cui storia è legata in modo indissolubile alla Croce di Cristo. Lì si tocca con mano la fede del santo popolo fedele di Dio, che custodisce la speranza attraverso le prove; e custodisce anche quella saggezza che è equilibrio tra tradizione e innovazione, fra memoria e futuro. E la Polonia oggi ricorda a tutta l’Europa che non può esserci futuro per il continente senza i suoi valori fondanti, i quali a loro volta hanno al centro la visione cristiana dell’uomo. Tra questi la misericordia, di cui sono stati apostoli due grandi figli della terra polacca: santa Faustina Kowalska e san Giovanni Paolo II”.
La Chiesa in Polonia, guidata dai loro Vescovi, proprio perché una fede accolta vissuta, pensata diventi cultura per tutti, rifacendosi al n. 73 dell’Enciclica Evangelium Vitae di san Giovanni Paolo II, punta culturalmente a rendere possibile politicamente “scongiurare o abrogare completamente una legge abortista”. E’ quello che il Parlamento polacco sta discutendo, pur provocando la reazione ideologica dell’Unione europea, minacciandola anche economicamente.
Papa Francesco, nell’incontro con i vescovi polacchi, fa un vibrante intervento contro l’ideologia del “gender”, da lui bollata come una “vera colonizzazione ideologica” su scala mondiale: In Europa, in America, in America Latina, in Africa, in alcuni Paesi dell’Asia, ci sono vere colonizzazioni ideologiche. E una di queste – lo dico chiaramente con nome e cognome – è il “gender”! Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile. Parlando con Papa Benedetto, che sta bene e ha un pensiero chiaro, mi diceva: ‘Santità, questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!’. E’ intelligente! Dio ha creato l’uomo e la donna; Dio ha creato il mondo così, così, così… e noi stiamo facendo il contrario. Dio ci ha dato uno stato ‘incolto’, perché noi lo facessimo diventare cultura; e poi, con questa cultura, facciamo cose che ci riportano allo stato ‘incolto’! Quello che ha detto papa Benedetto dobbiamo pensarlo: ‘E’ l’epoca del peccato contro Dio Creatore!’”.
Papa Francesco non vuole nessun scivolamento politico di ogni realtà ecclesiale finalizzata all’incontro sacramentale con il Dio che ha assunto un volto umano, che ci ha amato sino alla fine, l’umanità nel suo insieme e ogni persona peccatrice, a cominciare dai più poveri, incontro che suscita la fede, la speranza, la carità e il vissuto sociale della Chiesa da proporre a tutti. E la fede pienamente accolta, vissuta alla luce del rapporto con Dio con al centro la misericordia perché senza la consapevolezza del perdono è impossibile riconoscersi peccatori, lasciarsi ricreare dal Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Tutto questo pensato diviene continuamente cultura e capacità di dialogo con tutte le culture: ”Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore. Di questo si tratta, perché il pensiero sociale della Chiesa è in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesù Cristo (…) disponiamo di uno strumento molto adeguato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, il cui uso e studio raccomando vivamente” (Evangelii gaudium, nn.182-184).
Purtroppo negli anni 70’ la Dottrina Sociale in Europa, in Italia, in Occidente era diventata ideologicamente una mediazione politica tra capitalismo e collettivismo e fu San Giovanni Paolo II a Puebla a ridarle la sua natura fin da Leone XIII di vissuto e pensiero sociale della Chiesa con finalità positiva, propositiva, culturalmente critica e trasformatrice. Catechismo e Dottrina sociale, pur distinti, sono inseparabili nel patrimonio di fede cattolica.
Fin da Leone XIII la Dottrina sociale si è proposta come vissuto di fede che fin dagli apostoli genera un vissuto sociale con il cuore la rivoluzione cristiana portata da Cristo, rivoluzione anche di fronte alla cultura greco- romana che poneva al centro la polis cui subordinare tutti e tutto, mentre il Dio che ha assunto un volto umano concreto rivelandoci contemporaneamente chi è Dio e ogni uomo e quindi il cristianesimo con l’attualizzazione sacramentale della sua incarnazione e risurrezione nel suo corpo che è la Chiesa pone al centro non la polis o la borghesia come nella rivoluzione francese o la classe come nel marxismo o la razza come nel nazismo o le conquiste tecnico-scientifiche o il denaro come ripete Papa Francesco, ma ogni persona nel suo essere dono unico e irripetibile del Donatore divino cioè persona, quindi il bene comune, la libertà, l’uguaglianza e la fraternità universale. Un vissuto sociale della Chiesa distinto dalla Polis, dalla politica, dalla Stato (date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio) ma che aiuta la ragione nella ricerca della verità che fonda la libertà, l’uguaglianza, la fraternità cioè l’umanesimo vero. Un vissuto sociale proposto culturalmente alla ragione e quindi comprensibile e dicibile a tutti. San Giovanni Paolo II, in Fides et ratio, afferma che nella nuova evangelizzazione prioritario è al servizio alla ragione di fronte a una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura illuminista secolare, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà anche senza il fondamento del Dio che ha assunto un volto umano, che permane e agisce sacramentalmente nella Chiesa per tutti e per tutto. Già Immanuel Kant, inizialmente fiducioso del passaggio rivoluzionario borghese “passaggio graduale dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede religiosa (vale a dire dalla semplice fede razionale, nei puri limiti della ragione) che costituisce l’avvicinamento al regno di Dio”, nel 1795, dopo appena tre anni dalla Rivoluzione, afferma: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo).In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose” (Spe salvi, n.19). E oggi non è difficile vedere come questo attuale tipo di cultura egemone nell’Occidente rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo, urgente nell’attuale globalizzazione, con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa a livello privato ma anche pubblico è fortemente presente, oltre a non rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di evangelizzazione e di vissuto sociale della fede.
Paolo VI, nel 1976, prevedendo politicamente una maggioranza su questo rischio chiese a Giussani un aiuto. Consapevole di non poter impegnare politicamente il movimento ecclesiale di CL favorì la nascita del Movimento Popolare con la responsabilità politica propria di chi vi appartiene chiedendo anche a me, a Padre Macchi il contributo della Dottrina Sociale nella linea dell’Evangelii nuntiandi e presentata da Karol Wojtyla all’Università Cattolica di Milano. Dal 1979 facevo parte del gruppo di promozione del magistero di San Giovanni Paolo II e andammo ad accoglierlo nel 1979 di ritorno da Puebla dove ha rilanciato la Dottrina sociale non come ideologia tra liberalismo e collettivismo ma nella sua natura originaria di vissuto sociale di fede da proporre ragionevolmente alla libertà di tutti e mentre lo ringraziavamo lui ci ha chiesto: “Cosa fate voi per l’Italia?”. Giussani ci ha impegnato dal 1979 all’81 a passare da tante città per proporla. E a Verona nel referendum dell’81 sulla legge dell’aborto siamo giunti impegnandoci tutti per tre mesi e ottenendo la prima intervista dallo studio del Papa per Tele Pace, al 78 per cento di fronte al 32 nazionale. Ma siccome per Giussani non c’era nessuna finalità politica ma di quella cultura che proviene da una fede accolta, vissuta e pensata disse di ricominciare dal 32, anzi dall’uno perché il sistema democratico è per l’amministrazione dello Stato non per fondare la verità.
Quanto è ambiguo il giudizio della fine dell’era costantiniana confondendo lo spazio pubblico riconosciuto nel 313 anche alla fede cristiana da Costantino al tempo di Papa Silvestro I, con Teodosio nel 380 che impone lo spazio pubblico solo alla fede cristiana, rifiutato da Sant’Ambrogio, linea portata avanti dai franchi con Pipino che si autoincorona, per il rifiuto del Papa di incoronarlo. Linea che continua con Carlo Magno, Ottone I e Ottone II ma cambia con Ottone III, Silvestro II e Sant’Adalberto per cui la fede si propone fino al martirio ma non si costringe, la linea culturalmente portata avanti in continuità dalla tradizione cattolica anche di fronte alla posizione luterana con l’ambiguità linguistica di negare la libertà religiosa intesa dal modo kantiano, come ha spiegato il 22 dicembre 2005 Benedetto XVI leggendo la Dignitatis humanae in continuità con la testimonianza dei martiri di fronte all’imperatore romano. E qui ho un ricordo di Padre Cornelio Fabro che all’espressione libertà religiosa avrebbe preferito libertà radicale di poter essere credenti in privato e in pubblico potendo non esserlo e di poterlo essere potendo non esserlo, diritto garantito dalla legge. Giussani era d’accordo con Padre Fabro anche per influsso di Padre Murray che al Concilio con Mons. Carlo Colombo aveva portato avanti la laicità dell’esperienza americana anziché quella ideologica francese che non riconosce alcun spazio pubblico da credenti. Posizione ribadita anche da Papa Francesco a intellettuali francesi giudicando non adeguata la laicità francese fatta propria dall’Europa.
Per me è ancora di grande utilità teologico - culturale il carisma originario dato dallo Spirito a Giussani per il bene della Chiesa, dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente e fatto proprio anche dalla pubblicazione di “Principi di Dottrina Sociale” della Chiesa ortodossa d’Oriente.


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