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Cristo risorto è presente

Autore: Josef Ratzinger – Benedetto XVI  Curatore: Oliosi, Don Gino
Fonte: CulturaCattolica.it
domenica 3 aprile 2016

Se Gesù sia soltanto esistito nel passato o invece esista anche nel presente, lo si possa incontrare e agisca sacramentalmente attraverso il suo corpo cioè la Chiesa – tutto dipende dalla risurrezione
“La risurrezione di Cristo – Benedetto XVI a Verona nel Convegno ecclesiale 2006 – è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono sati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande “mutazione” mai accaduta, il ”salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo: per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall’inizio e fino alla fine dei tempi. Si tratta di un grande mistero, certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova nella risurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra speranza… siamo chiamati a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto in quella comunità di uomini entro la quale viviamo”.
Di questo fatto Joseph Ratzinger Benedetto XVI nel capitolo 9 del suo Gesù di Nazareth (2 pp.269-276) ce ne offre la dottrina, il concetto di fronte ad una questione oggi pastoralmente, culturalmente insidiosa e devastante per la fede riducendo Cristo a uno dei tanti fondatori di religioni e il cristianesimo a una eredità di pensieri interessanti ed esempi di vita squisiti e persino interessanti.
“La fede cristiana sta o cade con la verità della testimonianza secondo cui Cristo è risorto dai morti. Se si toglie questo, si può, certo, raccogliere dalla tradizione cristiana una serie di idee degne di nota su Dio e sull’uomo, sull’essere dell’uomo e sul suo dover essere – una sorta di concezione religiosa del mondo – ma la fede cristiana è morta. Gesù in tal caso è una personalità religiosa fallita; una personalità che nonostante il suo fallimento rimane grande e può imporsi alla nostra riflessione, ma rimane in una dimensione puramente umana e la sua autorità è valida nella misura in cui il suo messaggio ci convince. Egli non è più il criterio di misura (anzi l’unico criterio che vince il male, la morte); criterio è allora soltanto la nostra valutazione personale che sceglie dal suo patrimonio ciò che sembra utile. E questo significa che siamo abbandonati a noi stessi. La nostra valutazione personale è l’ultima istanza.
Per questo, nella nostra ricerca sulla figura di Gesù, la risurrezione è il punto decisivo. Se Gesù sia soltanto esistito nel passato o invece esista anche nel presente – ciò dipende dalla risurrezione. Nel “sì” o “no” a questo interrogativo non ci si pronuncia su un singolo avvenimento accanto ad altri, ma sulla figura di Gesù come tale. E’ perciò necessario ascoltare con particolare attenzione la testimonianza sulla risurrezione offerta dal Nuovo Testamento…se nella risurrezione di Gesù si fosse trattato soltanto del miracolo di un cadavere rianimato, essa non ci interesserebbe affatto. Non sarebbe infatti più importante della rianimazione, grazie all’abilità dei medici, di persone clinicamente morte. Per il mondo come tale e per la nostra esistenza non sarebbe cambiato nulla. Il miracolo di un cadavere rianimato significherebbe che la risurrezione di Gesù era la stessa cosa che la risurrezione del giovane di Nain ( Lc 7, 11-17), della figlia di Giairo (Mc 5,22-24.35-43) o di Lazzaro (Gv 11,1-44). Di fatto, dopo un tempo più o meno breve, questi ritornarono nella loro vita di prima per poi più tardi, a un certo punto, morire definitivamente.
“Le testimonianze neotestamentarie non lasciano alcun dubbio che nella “risurrezione del Figlio dell’uomo” sia avvenuto qualcosa di totalmente diverso. La risurrezione di Gesù è stata l’evasione verso un genere di vita totalmente nuovo, verso una vita non più soggetta alla legge del morire e ha inaugurato una nuova dimensione dell’essere uomini. Per questo la risurrezione di Gesù non è un avvenimento singolare, che noi potremmo trascurare e che apparterebbe soltanto al passato, ma è una sorta di “mutazione decisiva”, un salto di qualità. Nella risurrezione di Gesù è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini.
“Con ragione, quindi, Paolo ha inscidibilmente connesso la risurrezione dei cristiani e la risurrezione di Gesù: “Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto…Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15,16.20). La risurrezione di Cristo o è un avvenimento universale o non è, ci dice Paolo. E solo se la intendiamo come un avvenimento universale, come inaugurazione di una nuova dimensione dell’esistenza umana, siamo sulla strada di una giusta interpretazione della testimonianza sulla risurrezione presente nel Nuovo testamento.
“Di qui si capisce la peculiarità di tale testimonianza neotestamentaria. Gesù non è tornato in una normale vita umana di questo mondo, come era successo a Lazzaro e agli altri morti risuscitati da Gesù. Egli è uscito verso una vita diversa, nuova – verso la vastità di Dio e, partendo di lì, Egli si manifesta ai suoi.
“Ciò era anche per i discepoli una cosa del tutto inaspettata, di fronte alla quale ebbero bisogno di tempo per orientarsi. E’ vero che la fede giudaica conosceva la risurrezione dei morti alla fine dei tempi. La vita nuova era collegata con l’inizio di un mondo nuovo e in tale prospettiva era anche ben comprensibile: se c’è un mondo nuovo, allora lì esiste anche un modo nuovo di vita. Ma una risurrezione verso una condizione definitiva e differente, nel bel mezzo del mondo vecchio che continua ad esistere – questo non era previsto e pertanto inizialmente neanche comprensibile. Per questo la promessa della risurrezione era in un primo tempo rimasta inafferrabile per i discepoli.
“Il processo di divenire credenti si sviluppa in modo analogo a quanto è avvenuto nei confronti della croce. Nessuno aveva pensato ad un Messia crocefisso. Ora il “fatto” era lì, e in base a tale fatto occorreva leggere la Scrittura in modo nuovo. Partendo dall’inatteso la Scrittura si è dischiusa in modo nuovo e così anche il fatto ha acquistato un suo senso. La nuova lettura della Scrittura, ovviamente, poteva cominciare soltanto dopo la risurrezione, perché soltanto in virtù di essa Gesù era stato accreditato come inviato di Dio. Ora si dovevano individuare ambedue gli eventi – croce e risurrezione – nella Scrittura, comprenderli in modo nuovo e così giungere alla fede in Gesù Cristo come Figlio di Dio.
“Questo, peraltro, presuppone che per i discepoli la risurrezione fosse reale come la croce. Presuppone che essi fossero semplicemente sopraffatti dalla realtà; che dopo tutta la titubanza e la meraviglia iniziali non potessero più opporsi alla realtà: è veramente Lui; Egli vive e ci ha parlato, ci ha concesso di toccarlo, anche se non appartiene più al mondo di ciò che normalmente è toccabile.
“Il paradosso era indescrivibile: che Egli fosse del tutto diverso, non un cadavere rianimato, ma uno che in virtù di Dio viveva in modo nuovo e per sempre; e che al tempo stesso, in quanto tale pur non appartenendo più al nostro mondo, fosse presente in modo reale proprio Lui, nelle sua piena identità. Si trattava di un’esperienza assolutamente unica, che andava al di là degli usuali orizzonti dell’esperienza e, tuttavia, restava per i discepoli del tutto incontestabile. A partire da ciò si spiega la peculiarità delle testimonianze sulla risurrezione: parlano di una cosa paradossale, di qualcosa che supera ogni esperienza e che tuttavia è presente in modo assolutamente reale.
Ma può essere stato così? Possiamo noi – soprattutto in quanto persone moderne – dar credito a testimonianze del genere?
Naturalmente, non può esserci alcun contrasto con ciò che costituisce un chiaro dato scientifico. Nelle testimonianze della risurrezione, certo, si parla di qualcosa che non rientra nel mondo della nostra esperienza. Si parla di qualcosa di nuovo, di qualcosa fino a quel momento unico –si parla di una nuova dimensione della realtà che si manifesta. Non si contesta la realtà esistente. Ci viene detto piuttosto: esiste un’ulteriore dimensione rispetto a quelle che finora conosciamo. Ciò sta forse in contrasto con la scienza? Può veramente esserci solo ciò che è esistito da sempre? Non può esserci la cosa inaspettata, inimmaginabile, la cosa nuova? Se Dio esiste, non può Egli creare anche una dimensione nuova della realtà umana? Della realtà in generale? Non è, in fondo, la creazione in attesa di questa ultima e più alta “mutazione”, di questo definitivo salto di qualità? Non attende forse l’unificazione del finito con l’infinito, l’unificazione tra l’uomo e Dio, il superamento della morte?
Nell’intera storia di ciò che vive, gli inizi delle novità sono piccoli, quasi invisibili – possono essere ignorati. Il Signore stesso ha detto che il “regno dei cieli”, in questo mondo, è come un granello di senape, il più piccolo di tutti i semi (Mt 13,31s e par.). Ma reca in sé le potenzialità infinite di Dio. La risurrezione di Gesù, dal punto di vista della storia del mondo, è poco appariscente, è il seme più piccolo della storia.
Questo capovolgimento delle proporzioni fa parte dei misteri di Dio. In fin dei conti, ciò che è grande, potente, è la cosa più piccola. Così la risurrezione è entrata nel mondo soltanto attraverso alcune apparizioni misteriose degli eletti. E tuttavia essa era l’inizio veramente nuovo –ciò di cui, in segreto, il tutto era in attesa. E per i pochi testimoni – proprio perché essi stessi non riuscivano a capacitarsene – era un avvenimento così sconvolgente e reale, così potente nel manifestarsi davanti a loro che ogni dubbio si dissolveva ed essi con coraggio assolutamente nuovo, si presentarono davanti al mondo per testimoniare: Cristo è veramente risorto”.
“Ma la cifra di questo mistero è l’amore – Benedetto XVI a Verona 2006 – e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima unione con Dio, che è l’amore davvero più forte della morte. Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile e pertanto poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte: in concreto nell’Ultima Cena egli ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce, trasformandola così nel dono di sé, quel dono che ci dà la vita, ci libera e ci salva. La risurrezione è stata dunque come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé”.


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