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Che “spettacolo” i nostri politici «cattolici»!

Autore: Paciolla, Sabino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 25 maggio 2016

Ebbene sì, Mattarella, Presidente della Repubblica, ha firmato la legge che oramai va sotto il nome di Cirinnà-Renzi-Alfano, la quale, formalmente, appare corretta perché è stata approvata con due voti di fiducia in entrambe le Camere (fiducia proposta dal Governo su una legge di origine parlamentare, caso unico nella storia della Repubblica), ma che, nella sostanza, è una legge non democratica, perché approvata senza che vi sia stata una libera, franca ed approfondita discussione, e ignorando persino i rilievi pendenti di costituzionalità presentati sia dalle opposizione, sia dagli esponenti del popolo del Family Day.

Che scenario! Che “spettacolo”!

Con Mattarella, cattolico, esponente di spicco del “cattolicesimo democratico”, filone culturale che ha fatto della moralità la stella polare dell’agire politico, corrente da sempre subalterna alla cultura laica-illuminista, e dunque laicista, da “uomo delle istituzioni” ha firmato la legge venerdì scorso.
Il bello è che non ce ne siamo neanche accorti. Tutti noi presi ad accapigliarci su “Pannella santo subito sì”, “Pannella santo subito no”. Ecco, noi discutiamo sulle quisquilie, ed intanto la cultura si è già affermata, si è fatta legge.

Con Renzi, cattolico, pro-family a modo suo, fluido diremmo oggi, poiché dieci anni fa era a favore della famiglia naturale e oggi, che è al potere, è favorevole alla famiglia vattelappesca, come cavolo piace a te. Lui, oggi, ci fa sapere che ha firmato sulla Costituzione, mica sul Vangelo. Se così è, allora ci spieghiamo tutto. Ci spieghiamo perché ci ha già promesso che la prossima “pietanza” che lo chef ci farà assaggiare sarà la “Scalfarotto”, quella per il reato di omofobia. Legge che ci silenzierà politicamente e praticamente (qualche giudice ci spedirà in galera), ma lo farà con “garbo”, in ossequio al politically correct.

Con Lupi, Alfano ecc., cattolici, che ribadiscono che sì hanno fatto approvare la legge, ma non sono per nulla venuti meno ai principi. E ci mancherebbe! Tutto a posto, madama la marchesa.

Con monsignori di alto rango che, appena approvata in via definitiva la legge Cirinnà, si rammaricano dell’uso del voto di fiducia. Ma del merito, no? Perché non hanno tuonato PRIMA dell’approvazione della legge?

Con padre Federico Lombardi, responsabile della Sala Stampa Vaticana, che alla morte di Marco Pannella scrive queste sorprendenti parole: “CI LASCIA UNA EREDITA’ UMANA E SPIRITUALE IMPORTANTE, di rapporti franchi, di espressione libera e di IMPEGNO civile e politico GENEROSO, per gli altri e IN PARTICOLARE PER I DEBOLI E I BISOGNOSI di solidarietà”. Al che, vorrei capire, e mi domando, se gli esseri umani abortiti siano o meno “DEBOLI e BISOGNOSI”.
Che curioso, padre Lombardi è riconoscente verso Pannella, “per la sua eredità”, lui che si è battuto fino all’ultimo per una cultura di morte (morte dei bimbi in grembo, morte della famiglia, morte per la libera droga, morte per evitarci una vita noiosa o senza senso). Una cultura che è stata incoronata regina grazie all’approvazione della legge Cirinnà, che santifica i “nuovi diritti”. Pannella fondatore virtuale, ma non tanto, del partito radicale di massa. Meglio forse un silenzio orante.

Con il giornale Avvenire, il giornale dei vescovi, che dice, a legge approvata, che l’obiezione di coscienza non è minimamente ammissibile. Neanche a pensarla. Ma figuriamoci! Verrebbe da dire: ma i prelati, si rendono conto a cosa stanno andando incontro, ad esempio con i loro sermoni? O pensano che le gatte da pelare saranno solo di noi laici? Hanno saputo di quello che sta succedendo in Spagna, al cardinale Cañizares, arcivescovo di Valencia, che forse subirà un processo penale per aver parlato male del gender? E se sarà condannato, cosa gli aspetta?

Infine, che curioso, le frasi, le giustificazioni sentite in questi giorni mi ricordano il periodo del referendum sull’aborto, quando, anche allora, stranamente, si parlava di dialogo, di comprensione, ed il fronte dei vari “Cattolici per il socialismo”, delle “comunità di base”, ecc. affermava: “Secondo lo spirito del Vangelo siamo convinti che nessuno possa legittimamente sostituirsi alla coscienza della donna che decide di abortire e rivendichiamo pubblicamente e con chiarezza la legittimità della nostra posizione. Gesù non ha assunto atteggiamenti di condanna se non verso gli scribi e i farisei; ha invece annunciato che il Regno non si costruisce con enunciazioni astratte, ma assumendo la responsabilità del male e lottando anche con i “pubblicani” per uscirne”. (da Adista nn. 2048-2053 del 20 aprile 1981).

Molte volte mi chiedo, ma perché angustiarsi tanto, perché “lottare”, perché fare il sacrificio di contribuire a riempire le piazze, opporsi a leggi quando sarebbe più semplice “dialogare”, “costruire ponti”, “abbattere muri”, essere “moderni ed illuminati”? La risposta è sempre, e invariabilmente, la stessa: non mi basta il “piatto di lenticchie”. Perché il desiderio infinito di bellezza, verità e giustizia non mi fa stare mai tranquillo.

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