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Tra “primavera cattiva”, marce e “nuovi amori”

Autore: Paciolla, Sabino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 28 ottobre 2016

Questa “cultura del progresso”, questa cultura radicale, tesa a destrutturare e distruggere la famiglia naturale con il fine ultimo di destrutturare la persona per sottometterla, è inutile dirlo, è potentissima. Ha una copertura mondiale, ed è quindi presente anche in Europa occidentale, in particolare in quella del centro-nord. E’ presente in tutti i gangli vitali della nostra società: dalla politica alla finanza, dai media alla scuola, allo spettacolo. Ha una capacità fenomenale di influenzare tutti gli ambienti
Notevole clamore ha suscitato, anche oltre confine, lo scioccante articolo pubblicato su Vatican Insider-La Stampa a firma del duo Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi intitolato: “Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin”, nel quale viene redatta una sorta di “lista di proscrizione” di cattolici che scrivono su disparati siti e blog e che sono critici, chi in maniera più marcata chi più soft, verso papa Francesco i quali vengono accusati, addirittura, di adorare Putin, e per questo sono additati come “fondamentalisti”. Alcuni giorni prima, sulla stessa linea, anzi quasi una fotocopia, era stato pubblicato su La Nuova Europa, l’articolo di Maurizio Vitali dal titolo: “Fondamentalismo cattolico, il panorama italiano”. Infine, veniamo a sapere che, nello stesso periodo, un “bravo collega”, come si esprime Galeazzi, del quotidiano “Avvenire”, Luigi Rancilio, ha fatto una corposa ricerca in rete per verificare quanto sia esteso questo fronte anti Francesco. E’ certamente una cosa alquanto curiosa questa coincidenza temporale di ricerche e articoli, dal contenuto quasi identico, pubblicati su ben tre testate: La Stampa, La nuova Europa e Avvenire.

Nel suo articolo, Maurizio Vitali si poneva la domanda: “Qual è l’interlocutore che si assume o che si cerca di intercettare (da parte di questi siti, ndr)?” La sua risposta è: “il mondo non progressista e di sensibilità popolare all’interno della Chiesa, che ha paura del crollo delle evidenze e cerca una difesa per farvi argine: i ‘buoni cattolici’ più o meno praticanti decisi a difendere i valori morali, a cominciare dalla vita e dalla famiglia, (…) quelli che hanno paura del gender, degli immigrati, dei ladri” (…) quelli che si scandalizzano per il “matrimonio gay e utero in affitto, e in generale per i nuovi diritti”. Insomma, sembra quasi voler dire, i più sempliciotti, quelli che sono “scandalizzati e impauriti”, e che fanno da barriera, aggiungo io, ad un “progresso” verso nuovi orizzonti culturali.

Che strano! Le parole ed il tono della risposta che Vitali dà mi fa tornare alla mente uno scandalo venuto alla luce alcuni giorni fa con Wikileaks. Infatti, sono stati resi pubblici alcuni scambi di mail del 2012 che vedono al centro la figura di John Podesta, capo della campagna elettorale 2016 di Hillary Clinton. In una di queste mail, l’attivista Sandy Newman scrive a Podesta: “…c’è bisogno di una PRIMAVERA CATTOLICA, nella quale i cattolici stessi richiedano la fine di una DITTATURA MEDIOEVALE e l’inizio di una PICCOLA DEMOCRAZIA e di RISPETTO PER L’UGUAGLIANZA DI GENERE (GENDER, ndr) nella Chiesa Cattolica. La copertura (da parte del sistema sanitario, ndr) della contraccezione potrebbe essere il fulcro attraverso cui questo potrebbe accadere. I vescovi senza dubbio continueranno a combattere…” (il maiuscolo è mia sottolineatura). La risposta di Podesta è stata la seguente: “Noi abbiamo creato Catholics in Alliance for the Common Good (CACG) per rispondere a questo fine (di cambiare la Chiesa, ndr). Ma penso che oggi essa manchi di una adeguata leadership. La stessa cosa avviene per Catholics United. Come la maggior parte dei movimenti ‘primavera’, anche questo dovrà partire dal basso verso l’alto”.

Quindi vi sono delle forze politico-finanziarie, molto potenti, impersonate da Obama, che ora vorrebbero passare il testimone a Hillary Clinton, che stanno facendo di tutto per consolidare la loro influenza mondiale usando come cavallo di Troia una cultura di stampo radical-nichilista, che ha la sua leva formale nel “politicamente corretto”. In questo loro percorso, la Chiesa Cattolica rappresenta senz’altro una “pietra di inciampo”.

Per aggirare tale ostacolo, e per modellare la fisionomia della Chiesa a loro uso e consumo, per darle cioè un volto adeguato al “nuovo mondo”, queste forze hanno cercato di lavorare dal di dentro della Chiesa.

John Podesta, infatti, si dichiara cattolico. E’ stato inviato il 27 aprile 2014 da Obama, in sua rappresentanza, in piazza San Pietro, in occasione della canonizzazione di papa Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, ed è a capo delle due associazioni sopra menzionate aventi finalità, si afferma pubblicamente, di progresso sociale in ottica cattolica. In realtà, come abbiamo visto, per la stessa ammissione di Podesta, esse servono a ben altro scopo. Infatti, la prima, Catholics in Alliance for the Common Good (CACG), è diretta da Fred Rotondaro il quale afferma che “Non ho mai capito la ragione del perché le donne non possano essere ordinate sacerdotesse” e “Il sesso gay viene da Dio”. Inoltre, gran parte del suo staff direzionale proviene da posti apicali della Conferenza Episcopale Statunitense. Tra questi, solo per fare alcuni nomi, troviamo: Alexia Kelley, John Gehring, Tom Chabolla, Francis X. Doyle, ecc. La seconda, Catholics United, invece, fondata nel 2005 dagli attivisti democratici Chris Korzen e James Salt, ha condannato i vescovi che negano la comunione ai politici che supportano l’aborto legale. Le due associazioni, dicono fonti giornalistiche accreditate, sono state foraggiate dal finanziere George Soros, che è fautore di politiche neo-malthusiane (limitazione della crescita della popolazione mediante aborto e contraccezione). E’ quello stesso George Soros, come si è saputo grazie a Wikileaks, che, in preparazione della visita di papa Francesco negli Stati Uniti, ha finanziato settori cattolici americani per fare in modo che durante la visita si privilegiassero temi sociali piuttosto che quelli relativi ai principi non negoziabili. Ciò per creare un terreno più favorevole alla campagna elettorale di Hillary Clinton, per farla apparire più vicina alle posizioni di papa Francesco.

Non è dunque difficile negli USA trovare preti, religiosi, giornalisti e professori di università cattoliche che condividono appieno il pensiero comune a queste due associazioni. Ciò nonostante, la Chiesa Cattolica, per le sue posizioni prese ad esempio contro l’Affordable Care Act di Obama (che finanzia tra l’altro aborto e contraccezione), è considerata da queste due associazioni come un ostacolo duro da superare poiché, come ha detto Sandy Newman, “i vescovi senza dubbio continueranno a combattere…”.

John Podesta, come detto, è il responsabile della campagna elettorale di Hillary Clinton. Quest’ultima, si è saputo, ha ricevuto circa 30 milioni di dollari da Planned Parenthood, la più potente organizzazione abortista al mondo, che ha al suo “attivo” oltre 7 milioni di aborti; ha appoggiato la politica di Obama di istituire i bagni per transessuali, di sponsorizzare il matrimonio gay, di diffondere nelle scuole l’educazione sessuale pro-gender e la contraccezione. Hillary Clinton è colei che ha perentoriamente detto: “I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali”.

Si capisce la gravità di queste ultime affermazioni? Hillary Clinton, in sostanza, sferra non solo un attacco frontale e micidiale al cristianesimo, ma lo lancia anche a qualsiasi identità culturale anche non religiosa che non si conformasse al “dogma” proclamato dal suo gruppo di potere. Addirittura afferma che i governi devono usare la forza per “ridefinire i dogmi religiosi tradizionali”. Sono affermazioni di una gravità assoluta che negano persino il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti il quale riconosce la terzietà della legge rispetto al culto religioso, ed è al fondamento di tutte le libertà e le battaglie culturali fino ad oggi combattute, che sono state l’humus della democrazia moderna. Ecco perché la Chiesa Cattolica rappresenta per Obama e per la Clinton un “osso duro” che deve essere reso digeribile lavorandoci dal di dentro.

Apro una parentesi. Il nostro presidente del consiglio Matteo Renzi si vanta di avere tra i suoi maggiori alleati “amici” sia Obama che la Clinton! Chiusa parentesi.

Questa “cultura del progresso”, questa cultura radicale, tesa a destrutturare e distruggere la famiglia naturale con il fine ultimo di destrutturare la persona per sottometterla, è inutile dirlo, è potentissima. Ha una copertura mondiale, ed è quindi presente anche in Europa occidentale, in particolare in quella del centro-nord. E’ presente in tutti i gangli vitali della nostra società: dalla politica alla finanza, dai media alla scuola, allo spettacolo. Ha una capacità fenomenale di influenzare tutti gli ambienti.

E giungiamo così ad episodi che ci hanno colpiti. Ne riporto alcuni, tra i più recenti, solo a titolo di esempio. Ma ve ne sono tantissimi.

Mons. Johan Bonny, vescovo di Anversa (Belgio), già collaboratore del card. Walter Kasper, e beniamino del cardinale Danneels, a lungo titolare di Bruxelles, nel suo ultimo libro afferma: “non possiamo continuare ad affermare che non esiste nessun altro tipo di amore diverso da quello del matrimonio eterosessuale. Troviamo lo stesso amore di un uomo e una donna che vivono insieme anche nei gay e nelle lesbiche”. Afferma inoltre che occorre superare il “dogma della Chiesa”, poiché “i valori intrinseci sono per me più importanti della mera questione istituzionale. L’etica cristiana si basa su relazioni durature dove esclusività, fedeltà e cura per l’altro sono centrali”.

Altro esempio è quello accaduto qualche giorno fa su Pfarrblatt, il bollettino parrocchiale della cattedrale Santo Stefano dell’arcidiocesi di Vienna, retta dal card. Christoph Schönborn, indicato da papa Francesco come il miglior interprete di Amoris Laetitia. Parliamo del n.2, datato “Autunno 2016”, dedicato per gran parte a spiegare proprio la esortazione apostolica Amoris Laetitia che, a pag. 17, a mo’ di esempio, riporta un articolo dal titolo molto chiaro: “We are the family” (Noi siamo la famiglia). Il fatto è che la famiglia in parola è quella formata da due uomini e un bambino adottato, con un’altra adozione in programma (una bambina). I due uomini sono Georg Urbanitsch e Bernd Schlachter, e sono sposati civilmente dal 2012. A scrivere l’articolo, rappresentando quanto bella è la loro vita, è proprio uno dei due uomini.

E per finire, venendo in Italia, vediamo che un vescovo organizza nella sua diocesi corsi gender per insegnanti di religione e non. Oppure che la segreteria della Conferenza Episcopale Italiana da una parte snobba platealmente due grandiose e storiche manifestazioni pubbliche, gli ultimi due Family Day, organizzate da semplici famiglie, senza alcun partito alle spalle, a difesa dei “principi irrinunciabili” da sempre insegnati dalla Chiesa, e dall’altra, invece, concede la sua CONVINTA ADESIONE ad una marcia organizzata da un piccolo partito, il Partito Radicale, da sempre sostenitore di valori non cristiani (divorzio, aborto, libera droga, transessualismo, gender, ecc.). Ma non era proprio la segreteria della CEI che aveva detto di voler mantenere una posizione neutrale rispetto alle questioni proposte dai partiti?

Ora, di fronte a questi episodi si deve concedere che un cattolico possa sentirsi interdetto, confuso, contrariato, rattristato... e non perché non “segua”, ma proprio perché segue, ha seguito o ha tentato di seguire l’insegnamento della Chiesa che è, per altro, l’insegnamento di sempre, quello trasmessoci da due millenni.

E invece, quei cattolici che tentano di esprimere con rispetto filiale queste perplessità vengono additati e incasellati in “liste di proscrizione” che servono solo a dividere, queste sì ad alzare muri, piuttosto che a costruire ponti. Giustamente padre Bernardo Cervellera, di AsiaNews, anche lui clamorosamente “proscritto”, dice: “mi chiedo a cosa serva e temo che sia usata per dividere, grazie all’opera indefessa di questi corifei che si sono autoeletti ‘interpreti infallibili’ del papa e difensori del papa”.

Sorge il dubbio che in giro si cerchi di intimidire o zittire quel giornalista, quel sacerdote, quel cardinale non per difendere il papa, che non ha certo bisogno di difensori d’ufficio, essendo egli, quanto a mezzi tecnici (giornale, TV, radio ecc), ben equipaggiato, ma per fermare ogni possibile coagulo di popolo vivo che possa configurarsi come un ostacolo alla diffusione del “nuovo credo”, della “nuova teologia” che sarà alla base della “primavera cattolica”, e che dovrà far da pavimento al “nuovo ordine mondiale” Obamian-Clintoniano.

A noi “poveri cristi”, per la salvezza della nostra anima, che poi, in fin dei conti, è quello che sommamente interessa, credo serva vivere seguendo quella speciale compagnia che si chiama Chiesa e l’insegnamento che da sempre Essa ha trasmesso e porre attenzione a quello che alcuni giorni fa ha detto Charles J. Chaput, arcivescovo di Filadelfia, riprendendo il concetto di “apostasia silente”, caro a papa Benedetto XVI: “Per papa Benedetto, i laici ed i preti non hanno bisogno di rinunciare al loro battesimo per essere apostati. A loro basta semplicemente essere silenti quando la loro fede Cattolica chiede che parlino chiaramente e ad alta voce, di essere codardi quando Gesù chiede loro di avere coraggio, di star distanti dalla verità quando necessita che loro lavorino o combattano per essa”.

O forse gli insegnamenti di papa Benedetto XVI sono considerati già roba vecchia?

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