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Il calendario del 28 Dicembre

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

• 457 - L'imperatore romano d'Oriente Leone I riconosce Maggioriano imperatore romano d'Occidente

• 1065 - Viene consacrata l'Abbazia di Westminster

• 1308 - Inizia il regno dell'Imperatore Hanazono, 95° governante imperiale del Giappone

• 1478 - A Giornico nel Canton Ticino le truppe svizzere confederate sconfiggono l'esercito del duca di Milano nella battaglia di Giornico o dei Sassi Grossi, sanzionando la definitiva rinuncia dei milanesi al controllo della Val Leventina

• 1830 - Osceola guida i suoi guerrieri Seminole in Florida, nella Seconda guerra seminole contro l'esercito degli Stati Uniti

• 1836
  1. - Vengono fondate Adelaide e il South Australia
  2. - La Spagna riconosce l'indipendenza del Messico

• 1870 - A Roma si verifica un'inondazione per uno straordinario straripamento del Tevere

• 1895
  1. - A Parigi i Fratelli Lumière organizzano la prima proiezione cinematografica pubblica a pagamento, è la nascita del cinema
  2. - Wilhelm Röntgen annuncia la scoperta dei raggi X

• 1908 - Calabria e Sicilia: un terremoto del 10° grado ed un seguente maremoto radono al suolo le città di Reggio Calabria e Messina causando 100.000 morti. Verrà definito come uno dei due eventi sismici più catastrofici che la storia italiana ricordi

• 1964 - Giuseppe Saragat diventa il quinto Presidente della Repubblica italiana con 646 voti su 963; presta giuramento il 29 dicembre

• 1973 - Aleksandr Solženicyn pubblica Arcipelago Gulag

• 1995 - CompuServe crea un precedente quando blocca l'accesso a newsgroup a sfondo sessuale, su pressione dei magistrati tedeschi

• 2005 - Viene messo in orbita il primo satellite del Sistema di posizionamento Galileo

• 2008 - Secondo giorno di bombardamenti israeliani nella striscia di Gaza contro strutture di Hamas

Anniversari

* 1524 - Johann von Staupitz (Motterwitz, 1465 – Salisburgo, 28 dicembre 1524) è stato un religioso e teologo tedesco. Vicario generale dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino in Germania dal 1503, fu professore a Wittenberg ed iniziò agli studi biblici Martin Lutero, a cui cedette la propria cattedra nel 1512.

* 1622 - Francesco di Sales (Thorens-Glières, 21 agosto 1567 – Lione, 28 dicembre 1622) è stato un vescovo cattolico francese. È stato proclamato santo nel 1665 da papa Alessandro VII ed è uno dei Dottori della Chiesa.
San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha influenzato le maggiori figure non solo del grand siècle francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo.
Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell'umanesimo devoto di tipica marca francese. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio.
È infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all'educazione delle giovani generazioni, con un'attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti.
A Thonon fondò la sezione locale della Congregazione dell'Oratorio. Francesco attraverso l'Oratorio svolse un'intensa attività apostolica, convinto che la "santità" era impegno di tutti i cristiani e non solo di quelli consacrati.
Fu beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665 dalla Chiesa cattolica, che, con papa Leone XIII, nel 1887 lo proclamò Dottore della Chiesa.
Viene considerato una delle grandi figure della Controriforma e della mistica cattolica francese.
Nel 1923 papa Pio XI lo proclamò "Patrono dei giornalisti"
La spiritualità e l'intensa attività missionaria di Francesco di Sales hanno ispirato nei secoli i fondatori di numerose famiglie religiose. Tra le congregazioni intitolate al santo vanno ricordate:
• i Missionari di San Francesco di Sales d'Annecy (detti Fransaliani), fondati nel 1838 ad Annecy da Pierre Marie Mérmier per la ricattolicizzazione della Francia;
• la Società Salesiana di San Giovanni Bosco, fondata a Torino nel 1859 da Giovanni Bosco per l'educazione dei ragazzi.
• gli Oblati di San Francesco di Sales, fondati a Troyes nel 1871 da Louis Brisson e dalla visitandina Marie de Sales Chappuis; giovani poveri;
• le Suore di San Francesco di Sales (dette anche Salesie), fondate a Ponte di Brenta nel 1740 da Domenico Leonati, dedite all'educazione delle famiglie povere;
• le Suore Oblate di San Francesco di Sales, fondate a Troyes nel 1866 da Louis Brisson e Léonie Aviat;
• le Figlie di San Francesco di Sales, fondate nel 1872 a Lugo da don Carlo Cavina e da madre Teresa Fantoni, dedite all'educazione della gioventù e l'assistenza agli ammalati;
• le Salesiane di Don Bosco, fondate nel 1872 a Mornese da don Bosco e da Maria Domenica Mazzarello, dedite all'istruzione e all'educazione femminile;
• le Suore Salesiane Missionarie di Maria Immacolata, sorte nel 1889 all'interno della congregazione delle Figlie di San Francesco di Sales.

* 1633 - Maria Maddalena de' Medici (Firenze, 29 giugno 1600 – Firenze, 28 dicembre 1633) era l'ottava figlia di Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena, sorella quindi di Cosimo II.
Nata deforme o forse ritardata, fu battezzata solo quando aveva 9 anni. Il 24 maggio 1621 entrò nel Convento della Crocetta, sebbene non prese mai i voti monastici.
Avendo grande difficoltà a fare le scale, la sue residenza venne dotata dall'architetto Giulio Parigi di una serie di passaggi sopraelevati attraverso i quali essa poteva spostarsi senza fare gradini e, soprattutto, senza bisogno di scendere per strada dove avrebbe attratto gli sguardi dei curiosi.
Oggi restano quindi quattro archi sopraelevati di passaggio, uno verso l'ospedale degli Innocenti, uno sopra via della Pergola, uno su via Laura (per raggiungere un altro monastero) e uno che entrava nella basilica della Santissima Annunziata, da dove la sventurata assisteva alla messa attraverso una grata nella navata sinistra posta dietro a un piccolo vano al termine del passaggio.
Nel palazzo corrispondeva a questi passaggi un lungo corridoio sopraelevato, chiamato corridoio mediceo, che ricorda il Vasariano e che Maddalena usava per spostarsi al coperto rimanendo al livello del primo piano.
Morì e venne sepolta nello stesso convento della Crocetta.

* 1710 - Pierre Bayle (Carla-le-Comte, 18 novembre 1647 – Rotterdam, 28 dicembre 1706) è stato un filosofo, scrittore, enciclopedista e giornalista francese.
Bayle appartiene a quella minoranza ugonotta francese che, a partire dalla seconda metà del XVII secolo, diviene oggetto di misure restrittive e di atti persecutori da parte del potere monarchico, dell'aristocrazia e della chiesa cattolica. Le tre classi al potere nell'Ancièn Régime, sono dalla metà del Seicento vieppiù preoccupate di mantenere la situazione culturale bloccata sulla tradizione del potere assolutista e delle sue infrastrutture politiche e religiose.
Arginare la minaccia della nuova cultura illuminista proveniente da oltre Manica significa anche limitare l'importanza intellettuale dei protestanti ugononotti, mediamente assai più aperti e colti dei cattolici.
Bayle concentra la sua critica sulle inadeguatezze mentali della sua epoca e non senza ironia e sarcasmo le fustiga in maniera ritenuta talvolta intollerabile dal potere costituito.
Pierre Bayle è noto soprattutto come autore delle Pensées Diverses sur la Comète (1682) e del Dictionnaire historique et critique (1697). In particolare, nelle Pensées egli esprime una ferma condanna nei confronti di idolatria e superstizione e dà vita alla figura dell'ateo virtuoso: egli considera cioè la vita morale indipendente dai principi religiosi che si professano, per cui chiunque può vivere in modo onesto e virtuoso semplicemente seguendo ragione e buon senso, a prescindere dall'ammettere o meno l'esistenza di un Dio e delle sue leggi. Vi è perciò a possibilità di un “ateismo virtuoso” che nei Pensieri sulla cometa trova una sua legittimazione come esito di una puntuale analisi critica della non-religione. Il bene e il male non sono prerogative di una fede o di una filosofia, come le virtù e i vizi convivono entro lo stesso modo di veder il mondo e vi è spesso discrepanza tra ciò che i soggetti umani dicono e quello che fanno. Le passioni dominano l’uomo e non la ragione, per ciò la ragione ha il compito di analizzare il ragionevole e l’irragionevole nel pensare e nell’agire umani.
Il Dictionnaire è invece un'ampia opera di compilazione nella quale Bayle cerca di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni in merito a personaggi, miti ed eventi di ogni epoca storica. Dalla lettura degli articoli, emerge la sua diffidenza nei confronti di tutte le teorie, siano esse scientifiche, metafisiche o religiose, che vogliano offrire una spiegazione razionale ed onnicomprensiva del reale. Egli infatti sostiene, partendo da un punto di vista scettico, l'impossibilità stessa di elaborare teorie generali e risolutive, poiché ogni tentativo in tal senso si risolve nell'incoerenza e nella contraddittorietà. Bayle ha poca fiducia nelle verità fabbricate dalla logica formale, ma ne ha nella realtà dei fatti in quanto sola e vera fonte di conoscenza. Il Dizionario è perciò una straordinaria summa analitica di molteplici situazioni di controversia storica in cui Bayle come un chirurgo disseziona le tesi e ne rivela la sostanza. Nelle immaginarie dispute che vanno in scena verità apparentemente inattaccabili si rivelano falsità attraverso il confronto serrato della saggezza e della stupidità, condito di ironia e sarcasmo

• 1894 - Francesco II di Borbone, battezzato Francesco d'Assisi Maria Leopoldo (Napoli, 16 gennaio 1836 – Arco, 28 dicembre 1894), è stato re del Regno delle Due Sicilie dal 22 maggio 1859 al 13 febbraio 1861.
Figlio di Ferdinando II di Borbone e della prima moglie Maria Cristina di Savoia (figlia di re Vittorio Emanuele I), che morì dandolo alla luce, sarà il quinto e ultimo Borbone sul trono di Napoli. Di carattere mite e bonario, fu educato secondo rigidi precetti morali e religiosi. Da giovane fu tenuto lontano dagli affari dello Stato, cosa che lo rese privo della necessaria competenza militare, mostrata invece dal padre in più occasioni.
Sposò nel 1859 Maria Sofia di Baviera, sorella dell'imperatrice Elisabetta di Baviera (più conosciuta col nome di Sissi, sposa dell'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe), la quale era più giovane di lui di 5 anni ed aveva un temperamento del tutto opposto al suo. Secondo alcuni, il matrimonio fu consumato solo un mese più tardi, grazie anche all'interessamento di Padre Borrelli, forse perché Francesco II era stato educato in modo religiosissimo: entrava infatti in camera da letto dopo che la moglie si era addormentata e si alzava dallo stesso la mattina di buon'ora.
Salito al trono alla morte del padre il 22 maggio 1859, ne seguì inizialmente l'indirizzo politico. Il suo carattere fatalista e pio spinse la regina Maria Sofia a tentare di prendere la direzione degli affari del regno, entrando così in aperto contrasto con la matrigna del re, la regina madre Maria Teresa.
In politica interna Francesco II di Borbone, pur regnando per poco più di un anno come sovrano sul trono di Napoli, ebbe tempo di varare varie riforme: concesse più autonomie ai comuni, emanò amnistie, nominò delle commissioni aventi lo scopo di migliorare le condizioni dei carcerati nei luoghi di detenzione, dimezzò l'imposta sul macinato, ridusse le tasse doganali, fece aprire le borse di cambio a Reggio Calabria e Chieti; inoltre, siccome era in corso una carestia dette ordini per l'acquisto di grano all'estero per rivenderlo sottocosto alla popolazione e per donarlo alle persone più indigenti, ampliò la rete ferroviaria del Regno (Napoli-Foggia, Foggia-Capo d'Otranto, Palermo-Messina-Catania). In ultimo, ancora nel 1862, quando era ormai già esule in Roma, inviò una grossa somma in aiuto ai napoletani vittime di una delle tante eruzioni del Vesuvio.
In politica estera, dopo un iniziale allineamento alle posizioni conservatrici dell'Austria, in conseguenza dello sbarco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e della sua rapida avanzata fece molte concessioni liberali, in ciò consigliato dal suo primo ministro Carlo Filangieri, richiamando in vigore la Costituzione già concessa da Ferdinando II nel 1848 (atto sovrano del 25 maggio 1860). Al precipitare degli avvenimenti cercò persino un'alleanza col cugino Vittorio Emanuele II di Savoia (giugno-luglio 1860), che la rifiutò

* 1894 - Caterina Volpicelli (Napoli, 21 gennaio 1839 – Napoli, 28 dicembre 1894) è stata una religiosa italiana, fondatrice della congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù. È stata proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 2001 e santa il 26 aprile 2009 da papa Benedetto XVI.

* 1937 - Joseph-Maurice Ravel (Ciboure (Ziburu, in basco), 7 marzo 1875 – Parigi, 28 dicembre 1937) è stato un compositore e pianista francese. È famoso principalmente per il suo lavoro per orchestra Boléro, e per la celebre orchestrazione, nel 1922, dei Quadri di un'esposizione di Modest Mussorgsky. Egli stesso descrisse il suo Boléro come "una composizione per orchestra senza musica". Le orchestrazioni di Ravel sono da apprezzare in modo particolare per l'utilizzo delle diverse sonorità e per la complessa strumentazione.

* 1947 -Vittorio Emanuele III, al secolo Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia (Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d'Egitto, 28 dicembre 1947), fu re d'Italia dal 1900 al 1946, imperatore d'Etiopia dal 1936 al 1943 e re d'Albania dal 1939 al 1943. Abdicò il 9 maggio 1946 e gli succedette il figlio Umberto II.
A seguito dell'avvicinamento tra Italia fascista e Germania nazista, simboleggiato dalla nascita dell'Asse Roma-Berlino dell'ottobre 1936 e della firma del Patto d'Acciaio del 22 maggio 1939, il 10 giugno 1940 Mussolini dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna, schierandosi a fianco dei tedeschi nella seconda guerra mondiale. Il Re aveva inizialmente espresso (insieme a gran parte del regime) il proprio parere contrario alla guerra sia perché conscio dell'impreparazione militare italiana, sia perché privato del comando supremo delle forze armate.
Dopo qualche effimero successo in Egitto e nell'Africa orientale, i disastri che sopravvennero fra l'autunno 1940 e la primavera 1941 (fallito attacco alla Grecia, sconfitte navali di Taranto e Capo Matapan, perdita di gran parte dei territori italiani in Libia, perdita totale dei possedimenti in Africa orientale) rivelarono la debolezza delle forze italiane, che dovettero essere tratte d'impaccio dall'alleato tedesco sia nei Balcani (primavera 1941) che in Africa settentrionale.
Vittorio Emanuele, sfuggito ad un attentato durante una visita in Albania nel 1941, osservò con sempre maggior preoccupazione l'evolversi della situazione militare ed il progressivo asservimento delle forze italiane agli interessi tedeschi, cui egli era inviso. La sconfitta nella seconda battaglia di El Alamein del 4 novembre 1942 portò nel giro di pochi mesi all'abbandono totale dell'Africa e poi all'invasione alleata della Sicilia (Operazione Husky, iniziata il 9 luglio 1943) e all'inizio di sistematici bombardamenti alleati sulle città italiane
Queste nuove sconfitte spinsero il Gran Consiglio del Fascismo a votare contro il supporto alla politica di Mussolini (25 luglio 1943).
Lo stesso giorno, Vittorio Emanuele dimissionò Mussolini, che, posto sotto custodia, riconobbe la sua lealtà al Re e al nuovo governo Badoglio. Già da giugno Vittorio Emanuele aveva intensificato i suoi contatti con esponenti dell'antifascismo, direttamente o mediante il ministro della Real Casa d'Acquarone. Il 22 luglio, all'indomani del vertice di Feltre tra Mussolini e Hitler e dopo il primo bombardamento di Roma, il sovrano aveva discusso con Mussolini della necessità di uscire dal conflitto lasciando soli i tedeschi e dell'evenienza di un avvicendamento alla presidenza del Consiglio.
Il nuovo Governo Badoglio ereditò il gravoso compito di elaborare una strategia di uscita dal conflitto e di garantire l'ordine pubblico all'interno del Paese. Le condizioni interne non rendevano realmente possibile la continuazione della guerra a fianco dell'alleato tedesco: urgeva quindi siglare un armistizio con le Nazioni Unite ed evitare che l'esercito tedesco, che a seguito degli accordi presi con il precedente Governo stava rafforzando la sua presenza nella Penisola, riversasse la sua potenza contro le truppe e la popolazione italiana. Il Governo annunciò quindi la continuazione della guerra, ma intavolò negoziati con gli Alleati.
Il 3 settembre fu firmato a Cassibile l'armistizio con gli Alleati, che lo resero noto l'8 settembre contrariamente a quanto calcolato dal Governo Badoglio.
In effetti, l'annuncio dell'armistizio l'8 settembre colse di sorpresa il Re che aveva convocato al Quirinale Badoglio, il ministro Guariglia, i generali Ambrosio, Roatta, Carboni, Sandalli e Zanussi, l'ammiraglio De Courten, il maggiore Marchesi, il duca Acquarone e Puntoni, aiutante di campo del Re. Alla riunione Carboni e De Courten proposero di sconfessare l'armistizio e conseguentemente l'operato di Badoglio e di continuare la guerra a fianco dei tedeschi. La proposta, appoggiata inizialmente dalla maggioranza dei convenuti, dopo essere stata definita irrealistica da Marchesi, venne respinta da Vittorio Emanuele e Badoglio comunicò l'armistizio ormai reso pubblico dagli Alleati.
L'esercito, lasciato senza un chiaro piano d'azione in risposta ad un'offensiva dell'ex alleato tedesco, si trovò disorientato ad affrontare i colpi delle numerose unità tedesche che erano state inviate in Italia all'indomani della caduta di Mussolini. In effetti, Badoglio, che riteneva che ai tedeschi, come avrebbe voluto Rommel, sarebbe convenuto ritirarsi dall'Italia, comunicò che le truppe italiane non dovessero prendere l'iniziativa di attacchi contro l'ex alleato, ma limitarsi a rispondere.
La notte tra l'8 e il 9 settembre il Re, dopo un'iniziale esitazione e convinto da Badoglio della necessità che non cadesse nelle mani tedesche, partì da Roma alla volta di Brindisi, città libera dal controllo tedesco e non occupata dagli anglo-americani, imbarcandosi ad Ortona sulla torpediniera "Baionetta". Alla difesa di Roma, dichiarata città aperta, il Re lasciò il genero, il generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, comandante del Corpo d'armata della città. Tuttavia, il maresciallo Badoglio, che probabilmente credeva ancora di poter raggiungere un qualche accordo con la Germania, non diede l'ordine di applicare il piano militare ("Memoria 44") elaborato dall'Alto comando per affrontare un eventuale cambio di fronte. Seguirono dure rappresaglie tedesche contro l'esercito italiano; la più nota è l'eccidio di Cefalonia.
L'11 settembre 1943 i tedeschi liberarono Mussolini, che il 25 settembre successivo proclamò la nascita della Repubblica Sociale Italiana a Salò, dividendo anche di fatto in due parti l'Italia. Questa situazione terminò il 25 aprile 1945, quando un'offensiva alleata e del Regio Esercito insieme all'insurrezione generale proclamata dal CLN portarono le truppe dell'Asse alla resa.
Il trasferimento del Re e dei ministri militari a Brindisi garantiva la continuità formale dello Stato soprattutto agli occhi degli Alleati, ma le modalità improvvise e segrete con cui il Capo dello Stato e Re si metteva in salvo lasciando la Capitale indifesa nelle mani dei tedeschi furono percepite largamente come una 'fuga', termine che tuttora viene usato antonomasticamente per indicare tale trasferimento. Comunque ora gli Alleati vedevano garantita la validità dell'armistizio mentre la presenza di un governo legittimo evitava all'Italia l'instaurazione di un regime di occupazione, almeno nelle zone meridionali. A Brindisi venne fissata la sede del governo.
Assicuratosi il riconoscimento anglo-americano, Vittorio Emanuele dichiarò formalmente guerra alla Germania il 13 ottobre, e gli Alleati accordarono all'Italia lo status di «nazione cobelligerante». Nel frattempo si procedette alla riorganizzazione dell'esercito. Il Re dovette affrontare la fronda dei ricostituiti partiti politici, allora ancora dei comitati di notabili, in particolare di quelli riuniti nel CLN di Roma presieduto da Bonomi.
Anche da parte di notabili rimasti leali alla Corona, tra cui Benedetto Croce in un acceso discorso al Congresso di Bari, furono sollevate richieste di abdicazione del sovrano. Ma Vittorio Emanuele non cedette neppure dinanzi alle forti pressioni esercitate dagli Alleati, intendendo così difendere il principio monarchico e dinastico che lui stesso rappresentava e, al contempo, tentando di riaffermare almeno formalmente l'indipendenza dello Stato dalle ingerenze esterne, sebbene vada notato che diverse clausole del cosiddetto "armistizio lungo", di carattere essenzialmente politico, facevano gravare una pesantissima ipoteca sull'indipendenza dello Stato al cospetto delle Nazioni Unite che lo avevano costretto ad una resa senza condizioni.
Il 12 aprile 1944 un radiomessaggio diffondeva infine la decisione del Re di nominare Umberto luogotenente a liberazione di Roma avvenuta. La soluzione della Luogotenenza, istituto cui già Casa Savoia era ricorsa più volte in passato, venne caldeggiata dal monarchico Enrico De Nicola in un suo incontro con il sovrano.
Il 5 giugno 1944 affidò al figlio Umberto la Luogotenenza del Regno, senza però abdicare
Vittorio Emanuele, in un estremo ma tardivo tentativo di salvare la monarchia, abdicò in favore del figlio Umberto II di Savoia il 9 maggio 1946, circa un mese prima del referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
Morì ad Alessandria d'Egitto dove, con il titolo di «Conte di Pollenzo», si era ritirato in esilio prima della consultazione referendaria, su pressioni del figlio, il 28 dicembre 1947, il giorno dopo la firma della Costituzione italiana che con la XIII disposizione finale avrebbe visto lo Stato avocare a sé i beni in Italia degli ex re Savoia e consorti. La morte di Vittorio Emanuele III limitò ogni avocazione al solo Umberto II. Il re d'Egitto Faruq tributò funerali di Stato e oggi la salma di Vittorio Emanuele III riposa nella Cattedrale di Alessandria d'Egitto.

* 1959 - Ante Pavelić (Bradina, 14 luglio 1889 – Madrid, 28 dicembre 1959) è stato un politico croato, fondatore del movimento nazionalista degli Ustascia (Ustaše = Insorti) e Poglavnik (Guida) dell'autoproclamato "Stato indipendente di Croazia" (Nezavisna Država Hrvatska, NDH) dal 1941 al 1945.

• 1984 - David Samuel Peckinpah (Fresno, 21 febbraio 1925 – Inglewood, 28 dicembre 1984) è stato un regista, sceneggiatore e attore statunitense.
È considerato il principale rinnovatore del western statunitense. Molti critici cinematografici hanno acclamato il lirismo dei suoi film, e la profondità psicologica dei suoi personaggi.

* 2004 - Jacques Dupuis (Huppaye, 5 dicembre 1923 – Roma, 28 dicembre 2004) è stato un gesuita belga, esperto nel dialogo interreligioso con l'induismo.
Egli entrò nella Compagnia di Gesù nel 1941. Dopo gli studi religiosi e accademici in Belgio, partì alla volta dell'India nel 1948.
Per 3 anni (1948-1951) insegnò nella St. Xavier's High-School di Calcutta, e lì scoprì l'induismo attraverso il modo con cui erano state plasmate le personalità degli allievi a lui affidati. Questa fu una scoperta – la varietà di religioni – e l'inizio di una ricerca che durò tutta la sua vita: l'auto-rivelazione di Dio necessariamente passa interamente attraverso la persona di Gesù Cristo?
Dopo essere stato ordinato sacerdote a Kurseong (India) in 1954 egli completò il dottorato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, sull'antropologia religiosa di Origene Adamantio. Fu designato ad insegnare teologia dogmatica nella facoltà gesuita di teologia di Kurseong (più tardi trasferita a Delhi e denominata Vidyajyoti College of Theology). Direttore del giornale Vidyajyoti Journal of Theological Reflection Dupuis fu anche consigliere della Conferenza Episcopale Indiana. Oltre ai numerosi articoli di carattere teologico e interreligioso, ha pubblicato nel 1973 (con Josef Neuner) una raccolta di documenti della Chiesa The Christian Faith che ha avuto sette edizioni in 20 anni, e che si è rivelato uno strumento inestimabile nell'apprendimento della Teologia per generazioni di allievi del Cattolicesimo. Nel 1984, dopo 36 anni trascorsi in India, Dupuis fu chiamato ad insegnare Teologia e Religioni non-cristiane all’Università Gregoriana di Roma.
Il libro Jesus-Christ à la rencontre des religions (1989) ha conseguito un grande successo e in breve è stato tradotto in Italiano, Inglese e Spagnolo. Fu nominato direttore della rivista Gregorianum ed anche consultore del “Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso”.
Nel 1997 il suo libro Toward a Christian Theology of Religious Pluralism condusse Dupuis ad essere censurato dalla ‘Congregazione della Dottrina della Fede’ della Santa Sede. Erano state notate alcune ambiguità per le quali hanno chiesto chiarimenti, ma Dupuis non è mai stato condannato.
Nella notifica, il Card. Joseph Ratzinger (allora prefetto della Congregazione, in seguito Papa Benedetto XVI) ha dichiarato:
"è concorde con la dottrina Cattolica sostenere che i semi della verità e della qualità esistono in altre religioni, esse sono certo partecipazione alle verità contenute nella rivelazione di/o Gesù Cristo. Tuttavia è errato sostenere che tali elementi della verità e della qualità, o alcuni di loro, non derivano infine dalla fonte-mediazione di Gesù Cristo".
Tuttavia, nel 2001 Giovanni Paolo II ha riconosciuto il lavoro pionieristico di Padre Dupuis nell’aprire la strada al significato delle altre religioni, in God’s plan of salvation of mankind.

* 2006 - Carlo Mazzantini (Roma, 1925 – Tivoli, 28 dicembre 2006) è stato uno scrittore italiano ed un combattente della Repubblica Sociale Italiana. Scrittore, poeta e storico del Fascismo, è stato un combattente della Repubblica Sociale Italiana alla quale aderì all’indomani dell’Armistizio dell’ 8 Settembre 1943 nella Legione Tagliamento all’età di 17 anni. Al termine del conflitto si laurea in Scienze Politiche con una tesi in Diritto Internazionale sul nascente Stato d’Israele. Si trasferisce all’estero, insegna al Liceo Italiano di Tangeri e all’Università di Galway in Irlanda. Nel 1957 sposa la pittrice irlandese Anne Donnelly dalla quale ha quattro figlie fra cui Margaret, la celebre scrittrice. Tornato in Italia, divenne redattore alla Enciclopedia Italiana Treccani e si trasferì nella casa di campagna vicino Tivoli, dove è sepolto. Le sue opere narrano dell’ esperienza nella RSI e delle riflessioni storiche che ne scaturirono.
Fu Giordano Bruno Guerri allora Direttore della Narrativa Italiana a Mondadori a far sì che venisse pubblicato il primo romanzo “A cercar la bella morte” (1986) pietra miliare nel panorama letterario italiano sulle esperienze dirette di quel periodo storico. Nonostante la sua appartenenza alla “parte sbagliata” ma senza nessuna vergogna o pentimento come ebbe a definire lui stesso, Mazzantini è stato forse il primo o comunque fra i principali fautori della pacificazione nazionale. Marsilio ha in cantiere un romanzo postumo.

• 2008 - Pietro Prini (Belgirate, 1915 – Belgirate, 28 dicembre 2008) è stato un filosofo italiano.
ha compiuto gli studi universitari presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pavia dal 1937 al 1941. E proprio nell’Università di Pavia ha conseguito la laurea in Filosofia con una tesi su Il problema dell'essere e delle categorie nella Teosofia di Antonio Rosmini, elaborata sotto la guida di Michele Federico Sciacca.
Nel 1964 viene chiamato a coprire la cattedra di Storia della Filosofia nella Facoltà di Magistero dell'Università 'La Sapienza' di Roma dove rimarrà fino al pensionamento, dopo avervi fondato e diretto la Scuola di Perfezionamento in Filosofia e di preparazione all'insegnamento della filosofia. Ha diretto varie riviste di filosofia: “Proetus. Rivista di filosofia”, dal 1970 al 1975; “Cultura e politica”, dal 1967 al 1971; “Giornale di metafisica”, dal 1978 al 1980.

Pietro Prini nei suoi lavori storiografici - specialmente in quelli che congiungono in una linea unitaria il tema della 'contemplazione creatrice' di Plotino, quello del 'sintesismo delle forme ontologiche' di Rosmini e quello del 'mistero dell'Essere di Gabriel Marcel - è pervenuto a richiedere dalle moderne scienze umane, specialmente dalla biogenetica e dalla linguistica, dalla psicologia analitica e dalla fenomenologia del profondo, un effettivo rinnovamento dell'antropologia. Le principali posizioni che egli ritiene di avere raggiunto sono: un concetto nuovo dell'originaria intersoggettività linguistico-comunicativa dell'umano, con l'abbandono degli equivoci legati alla dottrina scolastico-suareziana della 'natura'; la portata educativa di una dialettica del desiderio e del bisogno; la scoperta del vincolo speculativo che lega insieme la struttura del pensiero tecnologico, o dell'intelligenza artificiale, al metalinguaggio del religioso, come intelligenza speculativa o dell'ascolto. In particolare, Prini si fa portavoce di un platonismo riletto in chiave esistenzialistica, con forti sfumature religiose: in particolare, egli risulta influenzato da Gabriel Marcel, da lui personalmente conosciuto in Francia. Sulla base di questi presupposti, egli si propone di rinnovare anche l’ontologia, come emerge già dal titolo del suo scritto del 1957, Verso una nuova ontologia. L’inaggirabile ufficio della filosofia dev’essere per Prini quello di “portare alla verità, fin dove sarà possibile, la coscienza cifrata – ossia il mondo dei significati e delle preferenze, o come anche si è soliti dire, il mondo dei valori” (Il tradimento dei chierici, pp. 141 ss.). Alla luce di questa considerazione, appare evidente che “pensare filosoficamente non è descrivere, ma interpretare, e interpretare il senso dell’esistenza – lo vogliano o no le nuove filosofie del decadentismo – è decidere di essa”. Per questa ragione, “non si sfugge alla decisione del nostro rapporto con la verità”. Prini non intende venir meno al “domandare assoluto” e al “riconoscimento di quella e vera e propria ‘intelligibilità metafisica’ che esso implica”: a ciò è invece venuta meno, come egli non si stanca mai di ripetere, gran parte della filosofia italiana a lui contemporanea. Prini mette inoltre in chiaro come “non c’è incompatibilità tra la fede e la problematica radicale”: in forza di ciò, occorre evitare accuratamente i due scogli del tradimento della fede nel filosofare e del tradimento del filosofare nella fede.

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