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Il calendario del 29 Dicembre

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

• 1170 - San Tommaso Becket viene assassinato nella cattedrale di Canterbury

• 1503 - Gli spagnoli sconfiggono i francesi nella battaglia del Garigliano

• 1860 - Viene varata la prima corazzata britannica in grado di prendere il mare: la HMS Warrior

• 1890 - Massacro di Wounded Knee: i soldati statunitensi massacrano oltre 400 uomini, donne e bambini della Grande Nazione Sioux a Wounded Knee (Sud Dakota)

• 1891 - Thomas Edison brevetta la radio

• 1911 - Sun Yat-sen diventa il primo presidente della Repubblica di Cina

• 1937 - Lo Stato Libero Irlandese viene sostituito da un nuovo stato chiamato Irlanda, quando viene adottata la nuova Costituzione. Sebbene sia prevista la figura di un presidente, rappresentante dello stato rimane il monarca britannico. Indipendenza, quindi, di fatto ma non ancora totale sul piano formale

• 1940 - Battaglia d'Inghilterra: la Luftwaffe sgancia bombe incendiarie su Londra, provocando almeno 3.000 vittime tra i civili

• 1964 - Giuseppe Saragat presta giuramento come quinto Presidente della Repubblica italiana; era stato eletto il 28 dicembre con 646 voti su 963

• 1971 - Giovanni Leone presta giuramento come sesto Presidente della Repubblica italiana

• 1975 - Una bomba esplode all'Aeroporto La Guardia di New York, 11 vittime

• 1978 - In Spagna entra in vigore la nuova Costituzione approvata dalle Cortes

• 1989
  1. - Ad Hong Kong scoppiano delle rivolte dopo che il governo decide di rimpatriare con la forza i rifugiati vietnamiti
  2. - Václav Havel diventa Presidente della Cecoslovacchia

• 1996 - Il governo del Guatemala e i capi dell'Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca, firmano un accordo di pace che pone fine a 36 anni di guerra civile

• 1997 - Hong Kong: a causa di una epidemia di influenza potenzialmente mortale, vengono uccisi oltre un milione di polli

• 1998 - I capi dei Khmer Rossi chiedono scusa per il genocidio in Cambogia che negli anni '70 fece oltre 1 milione di vittime

• 2006 - Il Regno Unito termina di restituire agli Stati Uniti 42.5 milioni di sterline, prestito Lend-Lease durante la Seconda guerra mondiale

Anniversari

* 1170 - Tommaso Becket (Londra, 21 dicembre 1118 – Canterbury, 29 dicembre 1170) è stato un arcivescovo inglese.
Lord Cancelliere del Regno d'Inghilterra dal 1154, venne eletto arcivescovo di Canterbury e primate d'Inghilterra nel 1162: ostile ai propositi di Enrico II di ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici, venne ucciso (forse per ordine del sovrano) nel 1170; nel 1173 venne proclamato santo e martire da papa Alessandro III.
Una delle scelte più indovinate del grande sovrano inglese Enrico II fu quella del suo cancelliere nella persona di Tommaso Becket, nato a Londra da padre normanno verso il 1117 e ordinato arcidiacono e collaboratore dell'arcivescovo di Canterbury, Teobaldo. Nelle vesti del cancelliere del regno, Tommaso si sentiva perfettamente a proprio agio: possedeva ambizione, audacia, bellezza e uno spiccato gusto per la magnificenza. All'occorrenza sapeva essere coraggioso, particolarmente quando si trattava di difendere i buoni diritti del suo principe, del quale era intimo amico e compagno nei momenti di distensione e di divertimento.
L'arcivescovo Teobaldo morì nel 1161 ed Enrico II, grazie al privilegio accordatogli dal papa, poté scegliere Tommaso come successore alla sede primaziale di Canterbury. Nessuno, e tanto meno il re, prevedeva che un personaggio tanto "chiacchierato" si trasformasse subito in uno strenuo difensore dei diritti della Chiesa e in uno zelante pastore d'anime. Ma Tommaso aveva avvertito il suo re: "Sire, se Dio permette che io diventi arcivescovo di Canterbury, perderò l'amicizia di Vostra Maestà".
Ordinato sacerdote il 3 giugno 1162 e consacrato vescovo il giorno dopo, Tommaso Becket non tardò a mettersi in urto col sovrano. Le "Costituzioni di Clarendon" del 1164 avevano ripristinato certi abusivi diritti regi decaduti. Tommaso Becket rifiutò perciò di riconoscere le nuove leggi e si sottrasse alle ire del re fuggendo in Francia, dove visse sei anni di esilio, conducendo vita ascetica in un monastero cistercense.
Conclusa con il re una pace formale, grazie ai consigli di moderazione di papa Alessandro III, col quale si incontrò, Tommaso poté far ritorno a Canterbury, accolto trionfalmente dai fedeli, che egli salutò con queste parole: "Sono tornato per morire in mezzo a voi". Come primo atto sconfessò i vescovi che erano scesi a patti col re, accettando le "Costituzioni", e il re questa volta perse la pazienza, lasciandosi sfuggire una frase incauta: "Chi mi toglierà di mezzo questo prete intrigante?".
Ci fu chi si prese questo incarico. Quattro cavalieri armati partirono alla volta di Canterbury. L'arcivescovo venne avvertito, ma restò al suo posto: "La paura della morte non deve farci perdere di vista la giustizia". Egli accolse i sicari del re nella cattedrale, vestito dei paramenti sacri. Si lasciò pugnalare senza opporre resistenza, mormorando: "Accetto la morte per il nome di Gesù e per la Chiesa". Era il 29 dicembre del 1170. Tre anni dopo papa Alessandro III iscrisse il suo nome nell'albo dei santi.

* 1825 - Jacques-Louis David (Parigi, 30 agosto 1748 – Bruxelles, 29 dicembre 1825) è stato un pittore francese.
Dopo una formazione compiuta in ambito tradizionale, ancora seguendo il gusto rococò, ottenne l'ambitissimo Prix de Rome che, nel 1775, gli permise di raggiungere l'Italia. Il quinquennale soggiorno romano fu per lui un periodo tormentato e difficile, poco soddisfacente dal punto di vista della produzione eppure ricco di esperienze fondamentali, come la scoperta dell'arte italiana (non solo l'antico, ma anche Michelangelo, Raffaello e Caravaggio) e, verosimilmente, la conoscenza degli scritti di Winckelmann, Mengs e altri teorici del Neoclassicismo.
Pare che in occasione di un viaggio a Napoli del 1779, David abbia avuto una sorta di improvvisa illuminazione che lo indusse a liberarsi delle esperienze precedenti per guardare agli antichi con gli occhi di Raffaello, come esempio di stile e di grandezza umanistica.

• 1883 - Francesco Saverio De Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817 – Napoli, 29 dicembre 1883) è stato uno scrittore, critico letterario, politico e filosofo italiano. Fu il maggiore critico e storico della letteratura italiana nel XIX secolo.

Specchietto cronologico
• 1817 - Nasce a Morra Irpina il 28 marzo.
• 1826 - Frequenta la scuola privata dello zio Carlo.
• 1831 - Passa nel liceo dell'abate Fazzini, poi nello "Studio" del Garzini.
• 1834 - Nella scuola superiore di Basilio Puoti.
• 1839 - Fonda la scuola privata superiore al Vico Bisi, mentre sostituisce lo zio Carlo nella sua.
• 1841 - Viene nominato insegnante nel Collegio militare della Nunziatella.
• 1848 - Il 15 maggio combatte alle barricate. Viene sospeso dal Collegio della Nunziatella.
• 1849 - Si ritira in Calabria, a Cosenza.
• 1850 - È arrestato il 3 dicembre e incarcerato in Castel dell'Ovo.
• 1853 - Viene liberato ma deve andare in esilio: in Piemonte, a Torino.
• 1856 - È a Zurigo, insegnante di Letteratura Italiana al Politecnico.
• 1860 - Il 6 agosto ritorna a Napoli. Eletto Governatore della provincia di Avellino. Nel settembre è nominato da Garibaldi Direttore dell'Istruzione pubblica. Provvedimenti per rinnovare l'Università.
• 1861 - Deputato del Regno d'Italia e dal 20 marzo ministro dell'Istruzione.
• 1865-1876 - Torna agli studi: è il periodo della sua più intensa attività letteraria.
• 1878 - Ministro dell'Istruzione.
• 1879-1882 - Di nuovo Ministro dell'Istruzione
• 1883 - Muore a Napoli il 29 dicembre.

Francesco Saverio De Sanctis nacque nel 1817, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Il padre era dottore in diritto e due zii paterni, uno sacerdote e l'altro medico, vennero esiliati per aver preso parte ad una congiura carbonara del 1820-21.
«I critici pedanti — dice il De Sanctis — si contentano d'una semplice esposizione e si ostinano sulle frasi, sui concetti, sulle allegorie, su questo e su quel particolare come uccelli di rapina su un cadavere . . . Essi si accostano ad una poesia con idee preconcette : chi di essi pensa ad Aristotele e chi ad Hegel.
Prima di contemplare il mondo poetico lo hanno giudicato : gl'impongono le loro leggi in luogo di studiar quelle che il poeta gli ha date. .... Critica perfetta è quella in cui i diversi momenti (per i quali è passata l'anima del poeta) si conciliano in una sintesi di armonia.
Il critico deve presentare il mondo poetico rifatto ed illuminato da lui con piena coscienza, di modo che la scienza vi presti, sì, la sua forma dottrinale, ma sia però come l'occhio che vede gli oggetti senza però vedere se stesso. La scienza, come scienza, è, forse, filosofia, ma non è critica» (F. De Sanctis - Saggi Critici - Morano - Napoli 1874)

In un periodo in cui l'entusiasmo per lo storicismo idealistico era scomparso e la critica, sia europea che italiana si era spento e si orientava verso la ricerca filologica-erudita, si trovano nel pensiero di De Sanctis i motivi più significativi e vitali della cultura romantica.
De Sanctis stabilì nella sua Storia della letteratura italiana il legame tra il contenuto e la forma con lo scopo di ricostruire quel mondo culturale e morale dal quale sarebbero nate in seguito le grandi opere.
Egli considera l'arte come il "vivente", cioè la "forma", ritenendo che tra forma e contenuto non esista dissociazione perché esse sono l'una nell'altra.
Nelle pagine di De Sanctis vi è una felice vena di scrittore. Egli infatti scrive con una prosa antiletteraria, fervida e mirabile per l'immediatezza dl pensiero.
Il pensiero del De Sanctis venne contrastato dal positivismo della scuola storica. Sarà solamente con Croce che avrà inizio la rivalutazione del pensiero desanctisiano che troverà, attraverso Gramsci, importanti sviluppi nella critica di ispirazione marxista
Il metodo della critica desanctisiana nasce, oltre che da una geniale elaborazione intellettuale, da una forte esigenza di intraprendere una battaglia culturale.
La critica di De Sanctis fu quindi una critica militante, il tentativo di superare per sempre il distacco tra l'artista e l'uomo, tra la cultura e la vita nazionale, tra la scienza e la vita.
Lo scrittore non è mai per De Sanctis un uomo isolato e chiuso in sé stesso, ma inquadrato nel contesto che lo circonda, cioè la sua civiltà e la sua cultura.
Discepolo del Puoti, De Sanctis inizia fin dalla sua prima scuola (1839-1848) la critica del formalismo puristico e retorico e si pone sia contro la poetica del Cinquecento sia contro quella del Settecento, accademica e neoclassica.
In quegli anni a Napoli iniziò a penetrare la filosofia di Hegel e il De Sanctis agli inizi studiò e aderì all'estetica del grande filosofo tedesco anche se era in lui già latente la ribellione che divenne esplicita in occasione della pubblicazione del suo "Saggio sul Petrarca".
Hegel sosteneva infatti che l'arte fosse "l'apparenza sensibile dell'Idea" e quindi che l'opera d'arte fosse simbolo del concetto filosofico e quasi una forma provvisoria di esso. Una simile dottrina conferiva carattere teoretico all'arte, ma ne comprometteva l'autonomia, tant'è vero che Hegel prevedeva alla fine dell'epoca romantica la morte dell'arte.
Il De Sanctis contrappose all'estetica hegeliana, l'estetica della forma intesa come un'attività originaria ed autonoma dello spirito, per mezzo della quale la materia sentimentale si realizza in figurazione artistica. In questo modo essa non è una elaborazione di un contenuto astratto, ma unità di contenuto e forma.
Su questi fondamenti si basa la critica del De Sanctis che fu una vera rivoluzione nella tradizione letteraria italiana.
L'esigenza già avvertita durante il romanticismo di avere una storia letteraria che non fosse solamente una successione di biografie ma una storia intesa nel suo completo svolgimento, viene sentita dal De Sanctis che con la sua "Storia della letteratura italiana" compie in modo completo il rinnovamento della nostra storiografia letteraria.

• 1925 - Anna Kuliscioff, vero nome Anja Moiseevna Rosenštein, in russo Анна Моисеевна Розенштейн[?] (Simferopol', 9 gennaio 1855[1] – Milano, 29 dicembre 1925), è stata un'anarchica, medico e rivoluzionaria russa, tra i principali esponenti e fondatori del Partito Socialista Italiano.
«A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kuliscioff.»
(Antonio Labriola nella lettera a Friedrich Engels del 1º luglio 1893)


• 1926 - Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926) è stato un poeta e scrittore austriaco di origine boema.
«Io giro intorno a Dio, intorno all'antica torre - e giro per millenni e ancora non so, se sono un falco, una tempesta o un lungo canto.» (Rilke)

È considerato uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo. Autore di opere sia in prosa che in poesia, è famoso soprattutto per i Sonetti a Orfeo, le Elegie duinesi (scritte durante il soggiorno a Duino) e i I quaderni di Malte Laurids Brigge.

* 1931 - John Stanislaus Joyce (4 luglio 1849 – 29 dicembre 1931) era il padre dello scrittore irlandese James Joyce e uno degli uomini più conosciuti di Dublino. Figlio di James e Ellen (née O’Connel) Joyce, John Joyce crebbe a Cork, dove la famiglia della madre, che rivendicava una parentela col “Liberatore” Daniel O'Connel, aveva una certa importanza.

* 1941 - Luigi Albertini (Ancona, 19 ottobre 1871 – Roma, 29 dicembre 1941) è stato un giornalista italiano, direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1925.
Porta il giornalismo italiano ad un livello europeo e ne difende l'indipendenza resistendo al fascismo.
Studia economia politica a Bologna ed a Torino, dove si occupa della questione operaia. Nel 1895 si reca a Londra per studiare i problemi della disoccupazione, e lì frequenta la redazione del Times, da cui apprende lo stile del giornalismo anglosassone.
Al rientro in Italia, nel 1896 giunge a Milano, al Corriere della Sera con un incarico organizzativo, chiamato dal direttore Eugenio Torelli Viollier.
Le tappe dell'ascesa di Luigi Albertini al Corriere della Sera:
  1. - 1896: assunto come segretario di redazione;
  2. - gennaio 1900: nominato direttore amministrativo (=direttore editoriale)
  3. - luglio 1900: nominato gerente responsabile (=direttore responsabile)

La sua prima opera di riorganizzazione è immediata e profonda. Affermava: L'industria giornalistica si basa sulla fabbricazione di un prodotto rinnovato quotidianamente. Il primato del giornale bisogna dunque riguadagnarselo ad ogni nascere del sole: tutti i giorni e meglio di tutti gli altri.
Albertini è un liberale conservatore di singolare intelligenza politica e di grande onestà personale. Tra i primi a comprendere l'importanza di uno sviluppo economico del Mezzogiorno per l'Italia.
Il suo giornale diviene uno strumento di informazione ricco e moderno. Lo conduce ad un livello tecnico esemplare, a un prestigio europeo, ed a una tiratura di oltre 600mila copie.
Fra le prestigiose firme del suo giornale si ricordano Luigi Einaudi, Luigi Barzini, Giuseppe Giacosa, Scipione Borghese, Renato Simoni, Ugo Ojetti, Annie Vivanti, Gabriele D'Annunzio e Luigi Pirandello; ed intorno al "Corriere" gravitò a poco a poco tutto il mondo degli intellettuali milanesi.
Nel quarto di secolo della sua direzione, Albertini è sempre presente nella vita politica del Paese, in modo combattivo e aperto. Si oppone a quella che gli sembra la demagogia di Giovanni Giolitti, appoggia l'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, critica la politica del ministro degli esteri Sonnino, e dopo qualche simpatia iniziale per il fascismo ne diviene un risoluto oppositore nel 1923.
Parla contro il fascismo non solo dalle colonne del "Corriere", ma anche dai banchi del Parlamento (senatore dal 1914). Nel 1925 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Per questa sua opposizione al regime lo estromettono dalla direzione del giornale, che verrà affidata al fratello Alberto, e si ritira nella sua tenuta di Torrimpietra, vicino Roma, dedicandosi alla bonifica ed alla coltivazione razionale della terra.
In quest'ultimo periodo scriverà Le origini della guerra del 1914, considerato ancora oggi un classico ed un riferimento della storiografia sull'argomento.

• 1948 - Guido De Ruggiero (Napoli, 23 marzo 1888 – Roma, 29 dicembre 1948) è stato uno storico della filosofia, professore universitario e politico italiano
De Ruggiero tenne l'insegnamento di storia della filosofia prima presso l'Università di Messina (dal 1923), quindi presso la facoltà di magistero della Università di Roma (dal 1925).
Avendo aderito all'idealismo con Giovanni Gentile e Benedetto Croce, la sua rivendicazione dei valori del liberalismo lo rese un esponente di spicco della resistenza al Fascismo nell'ambito intellettuale. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Venne destituito dall'insegnamento nel 1942, arrestato e liberato solo il 25 luglio 1943.
Il suo impegno politico si manifestò nel Partito d'Azione, del quale fu tra i fondatori. In seguito fu rettore dell'Università di Roma dal 1943 al 1944 e successivamente ricoprì l'incarico di Ministro dell'Istruzione Pubblica nel Governo Bonomi II (1944).
Fu autore, tra le altre opere, di una imponente Storia della filosofia in 13 volumi, pubblicata tra il 1918 e il 1948, e di una Storia del liberalismo europeo pubblicata nel 1925, entrambe presso Laterza.

* 1990 - Giulio Bedeschi (Arzignano, 31 gennaio 1915 – Verona, 29 dicembre 1990) è stato uno scrittore e medico italiano, noto soprattutto per il libro Centomila gavette di ghiaccio.
La produzione letteraria di Bedeschi, in parte autobiografica, tratta principalmente le vicende del corpo degli Alpini durante il secondo conflitto mondiale al quale partecipò come ufficiale medico.
"Alpino, medico e scrittore", come lui stesso amava definirsi, dopo essersi laureato in medicina all'università di Bologna frequenta la scuola allievi ufficiali, terminata nel 1940. Arruolatosi volontario per la campagna di Grecia, Bedeschi partecipò come sottotenente medico della 13ma Batteria del Gruppo Conegliano, 3° Reggimento Artiglieria da Montagna, divisione alpina Julia alla campagna di Russia. Sopravvisse alla tragedia della ritirata.
Dopo l'8 settembre 1943 si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano e comandò la XXV^ Brigata Nera "Arturo Capanni" di Forlì.
La fine delle ostilità trovò il suo reparto dislocato nella zona di Thiene a fronteggiare la Resistenza vicentina, ingaggiando pesanti scontri con le brigate partigiane della zona, fino alla resa.
Successivamente alla resa, alcuni brigatisti neri furono uccisi sul posto mentre altri 25 furono prelevati da una squadra di partigiani forlivesi e fucilati senza processo.
Si ignora tutt'ora il ruolo avuto da Giulio Bedeschi in tali ultime vicende. Secondo lo storico Benito Gramola, che sul tema ha pubblicato un libro, questi si sarebbe nascosto presso conoscenti salvando la vita.
Si sarebbe successivamente portato in Sicilia ove avrebbe trascorso i primi anni del dopoguerra senza timore di rappresaglie.

• 2004
  1. - Eugenio Garin (Rieti, 9 maggio 1909 – Firenze, 29 dicembre 2004) è stato un filosofo e storico della filosofia italiano. Allievo del filosofo Ludovico Limentani e del filologo Giorgio Pasquali, è considerato uno dei più autorevoli storici della filosofia e della cultura dell'Umanesimo e del Rinascimento vissuti nel '900, tanto da essere stato paragonato a Jacob Burckhardt da Delio Cantimori. I suoi studi hanno spaziato dal Medioevo, all'Umanesimo e al Rinascimento, fino alla cultura italiana del '900, proseguendo idealmente il lavoro che nei Quaderni del carcere Antonio Gramsci (a cui Garin ha più volte attribuito un ruolo speciale nella propria formazione) svolge sugli intellettuali italiani. Storico della filosofia molto legato al rigore filologico e al lavoro sui testi, rifiutava la definizione di filosofo; è tuttavia considerabile tale proprio in virtù delle sue polemiche antispeculative e come influente teorico di storiografia filosofica. Per molti anni è stato affermato docente nell'Università degli studi di Firenze, sotto la sua guida si sono formati egregi studiosi, tra i quali si ricordano Michele Ciliberto, Sergio Moravia, Paolo Rossi, Maurizio Torrini, Paola Pieroni. Il 30 settembre 1989 ha tenuto la lezione inaugurale della Scuola Superiore Studi Storici di San Marino.

  2. - Ermanno Gorrieri (Sassuolo, 26 novembre 1920 – Modena, 29 dicembre 2004) è stato un comandante partigiano, sociologo, sindacalista e politico italiano.
    Dopo aver studiato a Modena ed essersi laureato in giurisprudenza, divenne ufficiale degli alpini. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla resistenza con il nome di battaglia "Claudio", fu attivo nella creazione della Repubblica partigiana di Montefiorino.
    Dopo la guerra fu uno dei fondatori della CISL e venne eletto deputato per una legislatura nella Democrazia Cristiana nel 1958-1963. Il suo vero interesse era però nello studio dei problemi sociali, in particolar modo la povertà.
    In politica era considerato un esponente indipendente della società civile: il suo ultimo e più prestigioso incarico è stato quello di ministro del lavoro nel Governo Fanfani del 1987, durato in carica - peraltro - solo pochi giorni.
    Di ideologia cristiana progressista, nel 1993 aderisce all'iniziativa di costituire, insieme a Pierre Carniti, il movimento dei Cristiano Sociali, confluiti cinque anni dopo nei Democratici di sinistra che contribuirono a fondare.

• 2008 - Claudio Vitalone (Reggio Calabria, 7 luglio 1936 – Roma, 29 dicembre 2008) è stato un politico e magistrato italiano. Era il fratello dell'avvocato Wilfredo.
Laureato in giurisprudenza, iscritto dal 1951 ai gruppi giovanili della Democrazia Cristiana, vinse il concorso in magistratura nel 1961 e fu assegnato all'ufficio del pubblico ministero di Roma. In questa città venne in relazione con Giulio Andreotti. Eugenio Scalfari, tempo dopo, avrebbe così definito i loro rapporti: "Claudio Vitalone è da anni, lo sa qualunque cronista giudiziario che eserciti a Roma la sua professione, il portavoce a palazzo di Giustizia del presidente del Consiglio".
Anche Mino Pecorelli, nel suo giornale OP, lo indicava come l'emissario di Andreotti per interventi di poca nitidezza presso la procura di Roma.
Fu variamente coinvolto in diverse vicende complesse degli anni Settanta, fra le quali, ma non solo, il golpe Borghese, il caso Moro e l'omicidio Pecorelli. In via indiretta la sua storia professionale e personale evoca inoltre anche altri fatti di una certa rilevanza


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