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Il calendario del 26 Febbraio

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it
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Eventi

▪ 364 - I generali dell'esercito romano acclamano imperatore Valentiniano I

▪ 1266 - Battaglia di Benevento: le forze francesi di Carlo I d'Angiò sopraffanno una forza combinata tedesco-siciliana

▪ 1658 - Con la firma del Trattato di Roskilde la Danimarca-Norvegia cede ampi territori alla Svezia.

▪ 1815 - Napoleone fugge dall'isola d'Elba

▪ 1922 - Inizia il governo di Luigi Facta, l'ultimo prima dell'avvento del Fascismo in Italia

▪ 1935 - Viene costituita la Luftwaffe

▪ 1956 - Termina il XX Congresso del PCUS, in cui Nikita Krusciov inizia la "destalinizzazione" dell'URSS

▪ 1991
  1. - Guerra del golfo: Su Radio Baghdad, il leader iracheno Saddam Hussein annuncia il ritiro delle truppe irachene dal Kuwait.
  2. - Tim Berners-Lee rilascia WorldWideWeb, il primo browser ed editor web WYSIWYG.

▪ 1993 - Un'autobomba esplode sotto la torre settentrionale del World Trade Center di New York causando la morte di 6 persone e il ferimento di diverse centinaia

▪ 1999 - Viene lanciato il Pentium III

▪ 2001 - I 15 stati dell'Unione Europea firmano il Trattato di Nizza

▪ 2008 - Record contemporaneo dell'Euro sul Dollaro USA (1,5 $ per un €) e del prezzo del petrolio, sia sul West Texas Intermediate (101,43$ al barile) che sul Brent (99,68 $ al barile)

Anniversari

▪ 1870 - Abate Antonio Coppi (Andezeno, 22 aprile 1783 – Roma, 26 febbraio 1870) è stato un presbitero, storico, archeologo ed erudito italiano.
Antonio Coppi fu per alcuni versi un autodidatta. Non poté studiare nel seminario di Torino, in cui era entrato nel 1799 per assecondare la vocazione religiosa, perché questo venne chiuso dalle forze di occupazione francesi in Piemonte. Dopo la prima istruzione ad Andezeno e a Riva presso Chieri, rimase a casa dove aveva tuttavia a disposizione una ricca biblioteca eredità di un colto prozio materno, gesuita, morto del 1790.
Nel 1803 si recò a Roma, città in cui trascorse gran parte del resto dell'esistenza. Dopo la laurea in utroque iure alla Sapienza, nel 1811 fu assunto dall'erudito Nicola Maria Nicolai come assistente per la raccolta della documentazione necessaria per una progettata Storia de' luoghi una volta abitati nell'Agro Romano. Iniziò per Coppi un periodo di intense ricerche negli archivi e nelle biblioteche di Roma da cui ottenne materiale per numerose pubblicazioni personali di tipo storico e archeologico. Ebbe inoltre l'opportunità di collaborare con Antonio Nibby alla trascrizione delle epigrafi conservate nella basilica di San Paolo.
Fu tra i fondatori (9 aprile 1813) e primo presidente, dell'Accademia Tiberina. Fissò gli scopi e stabilì lo statuto dell'accademia, proponendo fra l'altro la cura di una "Storia di Roma dal primo anno del regno di Odoacre (476) fino al pontificato di Clemente XIV" (1769-1774) e una "Storia letteraria" dal primo anno del regno di Odoacre (476) fino al secolo XIX.
Su invito del principe Filippo Colonna, a partire dal 1816 iniziò a occuparsi dell'amministrazione dei patrimoni della famiglia Colonna; si recò pertanto spesso in Sicilia interessandosi fra l'altro alle antichità di Tindari. Nel 1818 passò al servizio della figlia primogenita del principe Colonna, Margherita, sposa di Giulio Cesare Rospigliosi, duca di Zagarolo. La nuova occupazione gli permise di potersi dedicare alla sue attività di studio libero da preoccupazioni economiche; in particolare, si dedicò alla continuazione degli Annali d'Italia di Ludovico Antonio Muratori, che si erano fermati al 1750, conducendoli fino al 1861.

▪ 1889 - Paula Montal Fornés (Arenys de Mar, 11 ottobre 1799 – Olesa de Montserrat, 26 febbraio 1889) è stata una religiosa spagnola, fondatrice della congregazione delle Religiose delle Scuole Pie: beatificata nel 1993, è stata proclamata santa da papa Giovanni Paolo II il 25 novembre 2001.
Il Martirologio Romano pone la sua memoria al giorno 26 febbraio.

▪ 1932 - Albert Mathiez (La Bruyère, 10 gennaio 1874 – Parigi, 26 febbraio 1932) è stato uno storico francese, tra i più grandi studiosi della Rivoluzione francese.
Figlio di un albergatore che gli garantì una solida istruzione, Mathiez conseguì l'abilitazione all'insegnamento presso la prestigiosa École Normale Supérieure; nel 1904 ottenne il dottorato in storia, discutendo due tesi su La théophilanthropie e su Les origines des cultes révolutionnaires.
I suoi primi studi furono influenzati dall'insegnamento di Alphonse Aulard, allora titolare della cattedra di Storia della Rivoluzione francese presso la Sorbona. Già nelle tesi di dottorato egli dimostrava il suo interesse verso gli aspetti politici e culturali della Rivoluzione, soprattutto riguardo la questione religiosa e la lotta tra Stato e Chiesa. Passò quindi a uno studio approfondito delle tematiche del Terrore, riabilitando la leggenda nera nata intorno al personaggio di Robespierre.
Ciò contribuì a creargli una cattiva fama che forse lo ostacolò nel suo percorso accademico: docente prima all'Università di Besancon, poi a Digione, fece domanda per la Sorbona ma venne tenuto per molto tempo fuori dai giochi parigini. Fu supplente per la cattedra di Storia della Rivoluzione francese della Sorbona nel 1926 dopo il ritiro di Aulard, poi come incaricato fino al 1931. Nell'ultima parte della sua carriera si dedicò all'approfondimento delle tematiche sociali, orientamento evidente in buona parte del suo testo fondamentale sulla Rivoluzione francese (1921-1927). Nel 1932 divenne titolare della cattedra di Storia moderna alla Sorbona ma morì in quello stesso anno per un colpo apoplettico mentre teneva una lezione nell'aula dedicata a Jules Michelet.
Il suo contributo alla storiografia sulla Rivoluzione fu fondamentale: nel 1908 fondò la Société des études robespierristes, contribuendo alla fondazione nel 1924 degli "Annales historiques de la Révolution francaise", che in seguito al ritiro di Aulard divenne la rivista principale sull'argomento soppiantando "La Révolution francaise". Egli fu anche tra i fondatori della Société d'histoire moderne. La sua tarda preferenza per la storia sociale e le tematiche economiche rispetto a quelle politiche spianò la strada agli studi di Georges Lefebvre, suo allievo, e dei successivi storici della Rivoluzione.
Tra le opere di Mathiez in italiano vanno citate:
▪ La rivoluzione francese, con Georges Lefebvre, Einaudi 1970.
▪ Maximilien Robespierre.
▪ Carovita e lotte sociali sotto il Terrore.

▪ 1966 - Gino Severini (Cortona, 7 aprile 1883 – Parigi, 26 febbraio 1966) è stato un pittore italiano che ha saputo unire scienza ed arte, rigore costruttivo e fantasia inventiva, raggiungendo la più completa felicità espressiva quando, tra il 1910 ed il 1915, innestò i valori dinamici del futurismo su quelli costruttivi del cubismo.
Nato a Cortona, giunse sedicenne a Roma.
Qui Giacomo Balla lo avviò alla pittura divisionista che approfondì a Parigi a partire dal 1906 (Primavera a Montmartre, 1909).
A contatto con Pablo Picasso e Georges Braque, Juan Gris e Guillaume Apollinaire, partecipò al nascere e allo svilupparsi del cubismo (che teorizzò in Dal cubismo al classicismo. Estetica del compasso e del numero, del 1921, mentre i suoi amici pittori rivivranno nell'autobiografia Tutta la vita di un pittore, del 1946).

Il Futurismo
Firmatario nel 1910 del manifesto della pittura futurista, sollecitò Umberto Boccioni e Carlo Carrà a raggiungerlo a Parigi dove, nel 1912, organizzò la prima mostra dei futuristi presso la Galleria Bernheim-Jeune.
Frequentatore di cabaret, Severini rappresentò quel mondo notturno di luci e danze in capolavori come La danza del pan pan al Monico (1911), Geroglifico dinamico del bal tabarin e Ballerina in blu (1912).
Giunse a una visione caleidoscopica in cui spazio e tempo, presente e passato, insieme e particolare si fondono in una festa di luci e colori.
Dal 1924 al 1934, anche a seguito di una crisi religiosa, si dedicò all'arte sacra in grandi affreschi e mosaici soprattutto per le chiese svizzere di Semsales e La Roche.
Nel secondo dopoguerra, riscrivendo in chiave di decorativismo astratto le proprie opere futuriste, Severini ritrovò la vena più felice.
Nel 1949-1950, Severini aderì al progetto della importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Simboli del lavoro". La collezione Verzocchi è attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì.
Si trasferisce a Parigi, dove avrà una cattedra di mosaico con Riccardo Licata come assistente. Muore a Parigi nel 1966.

Opere
▪ Bois di Boulogne (1907)
▪ Primavera a Montmartre (1909)
▪ La danza del pan pan al Monico (1911)
▪ Geroglifico dinamico del bal tabarin (1912)
▪ Tango Argentino (1912)
▪ Ballerina in blu (1912)
▪ La chahuteuse (1912)
▪ Paesaggio urbano con luci artificiali (1913)
▪ Le restaurant a Montmartre (1913)
▪ Forme in espansione (1914 ca.)
▪ Lancieri italiani al galoppo (1915)
▪ Ritratto di Paul Forte (1915)
▪ La Modista (1915)
▪ Il Tunnel (1917)

▪ 1969 - Karl Theodor Jaspers (Oldenburg, 23 febbraio 1883 – Basilea, 26 febbraio 1969) è stato un filosofo e psichiatra tedesco. Ha dato un notevole impulso alle riflessioni nel campo della psichiatria, della filosofia, ma anche della teologia e della politica.
Nel 1933 avvenne la grande svolta della sua vita: l'avvento al potere del nazionalsocialismo, inizialmente anche da Jaspers sottovalutato e ritenuto un fenomeno passeggero. Nello stesso anno dovette sopportare delle limitazioni alla propria attività accademica a causa del matrimonio: la sorella di un amico di antica data Ernst Mayer, Gertrud, che Karl aveva sposato nel 1910, era ebrea; questo bastava a qualificare Jaspers come un potenziale nemico del regime. Ciononostante egli continuò a tenere lezioni e a scrivere fino al 1937, anno in cui fu posto forzatamente a riposo e obbligato a scegliere tra divorziare ed emigrare. Jaspers non fece nessuna delle due cose e da quel momento visse come un recluso, nascosto nella sua amata Heidelberg, per tutto il periodo del regime e della guerra. Le autorità sapevano della sua presenza, ma ormai la sua capacità di nuocere era ridotta al minimo.
In più, una salute da sempre cagionevole gli impediva qualsiasi progetto di fuga (Jaspers confessò poi che oltre alla malattia, era stata l'ignoranza delle lingue a impedirgli di vivere come profugo in un paese straniero). Comunque l'ordine di arresto alla fine arrivò ed era previsto per il 14 aprile 1945, ma il 30 marzo gli Alleati liberarono Heidelberg.
Jaspers visse la tragedia della guerra come una lacerante esperienza esterna e interna. Pronto al suicidio (con delle pasticche di cianuro) pur di non essere preso vivo e quindi separato dalla amata Gertrud, egli non smise mai di vivere e pensare come un tedesco. Alla fine della guerra, quando venne riabilitato all'insegnamento, il primo pensiero fu per la Die Schuldfrage (1946, trad. it., La colpa della Germania, 1947 in seguito tradotto in modo più letterale: La questione della colpa). Nel 1949 pubblicò Vom Ursprung und Zeit der Geschichte (trad. it., Origine e senso della storia, 1982), opera nella quale, rifacendosi alle ricerche di Max Weber sull'antichità, introduceva il concetto di "Periodo assiale" per definire quel periodo storico (compreso tra il IX e III secolo a.C.) caratterizzato da cambiamenti fondamentali del pensiero.
E tuttavia, al momento di partecipare al dibattito per la ricostruzione della Germania, Jaspers si trova a prendere quella grave decisione che aveva sempre rifiutato durante la guerra: espatriare. Anche se in precedenza aveva resistito al terrore nazista e - nonostante la malattia e le difficoltà - non aveva mai abbandonato la sua patria, ora l'isolamento culturale nel quale si viene a trovare e l'amara constatazione che ciò che si andava ricostruendo nella Germania del dopoguerra non era uno stato fondato sul senso della responsabilità civile e politica né tanto meno su una più alta moralità nazionale lo spinge ad accettare l'invito dell'Università di Basilea, in Svizzera, dove tiene una serie di lezioni nell'estate del 1947 e dove poi si trasferisce definitivamente nel 1948 rimanendovi fino alla morte, avvenuta il 26 febbraio 1969.

Contributi alla psichiatria
L'insoddisfazione per il trattamento della malattia mentale indusse Jaspers a discutere sia i criteri diagnostici che i metodi della psichiatria clinica. Nel 1910 pubblicò un testo rivoluzionario sulla paranoia. Nell'opera venivano esposti i casi di alcuni pazienti affetti da paranoia, fornendo informazioni biografiche relative ai soggetti in cura e dando un resoconto del modo in cui gli stessi pazienti interpretavano i loro sintomi. Il metodo biografico si è affermato come una delle principali pratiche terapiche della moderna psichiatria.
Jaspers condensò le sue convinzioni sulla malattia mentale nei due volumi di cui si compone la sua Psicopatologia generale, un classico della letteratura psichiatrica, da cui sono derivati alcuni criteri diagnostici. Di particolare importanza è la convinzione che i sintomi debbono essere analizzati e diagnosticati per la loro forma piuttosto che per il loro contenuto.

Filosofia
Nell'opera filosofica di Karl Jaspers si ritrovano i temi trattati dai grandi predecessori dell'Ottocento: da un lato la considerazione profonda per l'esistenza umana nella sua totalità con chiaro riferimento a Kierkegaard e a Nietzsche, dall'altra l'incontro del 1909 con Max Weber, l'influenza di Dilthey e poi la lettura di Husserl e l'influenza della scuola fenomenologica.

Linee generali del testo Filosofia
Il suo testo fondamentale Filosofia (1931) raccoglie la summa del suo pensiero ed è l'autore stesso ad ammettere che fra i suoi libri questo fu sempre per lui il più caro. L'opera nasce legata strettamente alla psicologia - che, come è stato detto, era l'attività cui Jaspers aveva scelto di dedicarsi – ed è infatti la conoscenza di quelle che verranno successivamente chiamate "situazioni limite", che si presentano così sovente nello studio della vita psicologica, che permette al filosofo di definire il ruolo della filosofia del suo tempo: "chiarificazione dell'esistenza".
Questa ridefinizione prende ovviamente spunto dalla situazione delle scuole filosofiche tedesche all'inizio del secolo scorso. "La filosofia, che a partire dal 1901 cercai nelle università, mi deluse" così Jaspers in Filosofia la constatazione di una situazione accademicamente paludosa nelle lezioni da lui frequentate lo portano a pronunciare una frase che può aiutare nella comprensione del testo, capolavoro della sua produzione:
"Era mio impulso salvarmi spiritualmente". Questo impulso lo allontana da Edmund Husserl che non lo soddisfa per la difficoltà, dallo stesso Husserl ammessa, della sua fenomenologia e lo spinge verso la lettura di Kierkegaard soprattutto e di Nietzsche.
Il legame stretto della filosofia con la vita "vera e propria", “concreta” è dato nelle domande filosofiche che fin dall'antichità riguardano il soggetto del pensiero e l'affermazione sopra citata dell'autore sottolinea questa prospettiva e la ribadisce. L'esistenza è ciò che viene chiamata in causa nell'interrogarsi dell'uomo. Jaspers definisce l'esistenza come "ciò che non diventa mai oggetto, l'origine partendo dalla quale penso e agisco, ciò che si rapporta a se stessa e, in ciò, alla sua trascendenza". Fin dalla Prefazione al testo vengono a definirsi le parole chiave della sua speculazione:
▪ Esserci (Dasein): l'esser qui proprio di tutte le cose che sono al mondo;
▪ Esistenza (Exsistenz): definisce solo la condizione dell'uomo che non può essere definita completamente, ma solo chiarita, delucidata, analizzata;
▪ Trascendenza (Transzendenz): ciò che è al d là della situazione attuale dell'esistenza, definisce la stessa pratica del filosofare come scoperta.

Orientazione filosofica del mondo
Il testo si svolge presentando i tre impulsi principali che portano l'uomo a trascendere. Inizialmente l'esistente si trova in contatto con il mondo che rappresenta un'infinità di oggetti esistenti e dati e da questa situazione disorganizzata viene a definirsi l'orientazione filosofica del mondo circoscritta in un orizzonte che è quello del soggetto che pensa (esistente). Jaspers, attento al significato della storia della filosofia, vede nell'idealismo e nel positivismo i due tentativi fatti nell'Ottocento per cercare di comprendere completamente il mondo superando il punto di vista del soggetto conoscente. Entrambi questi tentavi - che si risolvevano nella visione dell'assoluto l'uno, e nella onnicomprensività scientifica l'altro - vengono visti da Jaspers come tentativi di determinare in maniera dogmatica l'orientazione filosofica del mondo.

Chiarificazione dell'esistenza
Il tentativo di comprendere il mondo si risolve in uno scacco e in questo modo il pensiero giunge alla chiarificazione dell'esistenza. Questo passaggio vede l'esistente utilizzare i mezzi che gli sono propri per definire la sua situazione. La decisione è il fulcro delle possibilità dell'esistente per Jaspers che tentando le strade della trascendenza cerca di non ridursi a mero esserci. Io stesso, comunicazione, storicità, volontà, libertà, situazioni-limite (situazioni che sono così necessariamente, come il dolore, la morte, sono definite dall'autore come l'esistenza stessa, coscienza assoluta, azioni incondizionate e l'esistenza della soggettività nell'oggettività sono i temi trattati nel libro secondo del testo.

Metafisica
L'ultima parte dell'opera metafisica si presenta come la descrizione del rivolgersi dell'esistente alla trascendenza nelle situazioni-limite. La metafisica è questa operazione: il rivolgersi a qualcosa che ci rende consci della nostra finitezza. Proprie della trascendenza sono le cifre ovvero i significati dei simboli del linguaggio attraverso il quale la trascendenza stessa si manifesta all'uomo. Il testo conclude con la Lettura della scrittura cifrata e con L'essere nel naufragio per l'esistente. Viene in questo modo aperto un dialogo della filosofia con la religione.
È opportuno segnalare che l'intero testo è concepito “per cercare di generare un atteggiamento interiore capace di instaurare un rapporto significativo con i maestri che si presentano storicamente in così grandi figure” ovvero le grandi figure della storia della filosofia.

▪ 1971 - Fernandel al secolo Fernand Joseph Désiré Contandin (Marsiglia, 8 maggio 1903 – Parigi, 26 febbraio 1971) è stato un attore e regista francese di origine italiana.
Figlio di poveri genitori che abitavano a Perosa Argentina, dove procedendo verso il Sestriere un cartello ricorda l'ubicazione della loro casa, Fernandel iniziò la propria carriera per una dozzina d’anni con piccoli lavori per sbarcare il lunario, dal 1915 al 1925.
In parallelo calcava le scene come cantante e caratterista nei caffé-concerto dove sorprendeva il pubblico per il suo profilo equino.
Il 4 aprile 1925 sposò Henriette Manse, la sorella di un suo caro amico. Ebbero tre figli, Josette nel 1926, Janine nel 1930 e Franck nel 1935.
Il debutto cinematografico avvenne nel 1931, quando ebbe un piccolo ruolo nel film Le Blanc et le noir, dove Raimu era il protagonista. Lo stesso anno Jean Renoir gli affidò un ruolo più importante in On purge bébé, tratto da un lavoro di Georges Feydeau. Sempre nel 1931, fu protagonista nel film di Bernard Deschamps Le Rosier de Madame Husson, dove interpretò un ruolo che in carriera gli avrebbero offerto spesso, quello di giovanotto ingenuo, che in questo caso perdeva la verginità in una casa di piacere.
Giunse il successo, che continuò per tutti gli anni trenta, periodo in cui Fernandel tuttavia proseguì la carriera di cantante comparendo in numerose commedie musicali, che spesso furono dopo poco trasposte in versione cinematografica.
Nel complesso, i film degli anni quaranta non lasceranno probabilmente un ricordo indelebile.
La svolta avvenne nel 1951, quando, grazie a Julien Duvivier e al primo della serie di film incentrati sulla figura di Don Camillo, nato dalla penna di Giovannino Guareschi, Fernandel vestì il ruolo di un sacerdote italiano di provincia, irascibile e sempre in lotta con il sindaco comunista, Peppone, interpretato da Gino Cervi. Dal 1951 al 1965 Fernandel ricoprì il ruolo di Don Camillo nei complessivi 5 film della serie

▪ 1985 - Leonardo David (Gressoney-Saint-Jean, 27 settembre 1960 – Gressoney-La-Trinité, 26 febbraio 1985) è stato uno sciatore alpino italiano.
Grande promessa dello sci italiano della fine degli anni settanta, Leonardo David era da molti considerato il possibile antagonista di Ingemar Stenmark e l'erede sportivo di Gustav Thoeni.
Specialista delle discipline tecniche, pur avendo disputato poche gare, riuscì a farsi notare sin dall'inizio ottenendo dei podi sia in gigante (Schladming), che in speciale (Kranjska Gora e Jasna). Il 7 febbraio 1979 vinse la sua prima ed ultima gara, lo slalom di Oslo, davanti al fuoriclasse svedese ed allo statunitense Phil Mahre.
Viene ricordato non solo per i risultati sportivi ottenuti, ma anche per il grave incidente occorsogli nella pre-olimpica disputata a Lake Placid il 3 marzo 1979, dove cadde nei pressi del traguardo procurandosi un trauma cranico con conseguente coma.
Caduto alcune settimane prima, nel corso di una discesa libera svoltasi a Cortina D'Ampezzo, nelle settimane successive David "non riusciva ad allenarsi nemmeno in gigante perché le vibrazioni prodotte dagli sci sul ghiaccio gli facevano venire mal di testa", come scrive il suo compagno di squadra Paolo De Chiesa.
Ciò nonostante partecipa alla discesa di Lake Placid dove, in vista del traguardo, spigola e cade. Si rialza, attraversa il traguardo e poi crolla tra le braccia di Piero Gros. Non riprenderà più conoscenza, nonostante il ricovero in ospedale e lunghe cure a Innsbruck.
Successivamente all'incidente seguirono polemiche circa l'opportunità di fargli disputare la discesa libera, contestazioni che erano dovute anche al fatto che solo pochi giorni prima e nella stessa disciplina era già caduto malamente. La vicenda ebbe anche lunghi strascichi giudiziari.
Il giovane sciatore non si riprese più fino alla morte avvenuta sei anni dopo.

▪ 1990 - Bruno Vailati (Alessandria d'Egitto, 2 settembre 1919 – Roma, 26 febbraio 1990) è stato un partigiano e regista italiano, da partigiano noto col nome di battaglia di Italo Morandi.

Da partigiano
Laureato in legge e scienze sociali, si trova a Roma l’8 settembre del 1943 dove, ventiquattrenne, si unisce alla Resistenza aiutando a distribuire armi alla popolazione. Attorno al 18 settembre si trasferisce in Romagna dove, in contatto con il repubblicano Torquato Nanni (promotore della Resistenza sugli Appennini forlivesi), si occupa, nell’ottobre del 1944, dell’organizzazione della fuga di alcuni dei generali britannici rifugiatisi alla Seghettina: in particolare dei generali Neame e O’Connor. Sul posto, rimangono alcuni altri generali britannici (Combe e Todhunter) con l’intento di fornire un contributo alla costituzione dei nascenti gruppi partigiani nella zona e aiutare eventuali prigionieri britannici di passaggio (i due generali da ultimo citati ed altri militari britannici si uniranno, in effetti, dai primi di gennaio alla fine di marzo del ’44, alla Brigata Garibaldi Romagnola comandata da Libero). Superate le linee tedesche, i generali britannici, guidati da Vailati, arrivano in Italia meridionale, in territorio controllato dagli Alleati. Qui, Vailati viene addestrato alla guerriglia dai reparti dell’OSS e viene quindi paracadutato in Romagna, nella zona operativa dell’8ª Brigata Garibaldi all’epoca in via di ricostituzione, nel luglio del 1944. Col nome di battaglia di Italo Morandi assume – di fatto - il ruolo di consigliere militare del comandante della formazione Pietro Mauri e si occupa, sino ai primi di settembre del 1944, dell’addestramento dei partigiani alla guerriglia, in particolare istruendo alcune squadre all’uso degli esplosivi e al sabotaggio. Nominato Capo di Stato Maggiore della Brigata alla fine di settembre del 1944, svolge il compito di ufficiale di collegamento con gli Alleati fino alla liberazione di Forlì e allo scioglimento della Brigata avvenuta già nel novembre del 1944.

Da regista e naturalista
Nel dopoguerra diventa un noto regista e documentarista. Tra i titoli più conosciuti del periodo: "La battaglia di Maratona" e "Il ladro di Bagdad" del 1961.
Inoltre si dedica e si specializza prevalentemente al tema del mare e del mondo marino. Nel 1952 organizza e dirige la "Spedizione Subacquea Nazionale" nel Mar Rosso, da cui viene ricavato il lungometraggio "Sesto Continente", il primo a colori nella storia della cinematografia subacquea italiana. Seguono molti suoi film e documentari e la sua produzione più significativa è degli anni '60 e '70:
La spedizione sul relitto dell'Andrea Doria
Nel Luglio del 1968 organizza e dirige, insieme a Stefano Carletti, Mimì Dies, Arnaldo Mattei e All Giddings noto ed esperto subacqueo americano, la prima spedizione italiana sul relitto della nave Andrea Doria, realizzando il documentario dal titolo Andrea Doria -74 (premio David di Donatello 1970). Sul relitto venne apposta una targa di bronzo con la scritta: "Siamo venuti fin qui per lavorare perché l'impossibile diventi possibile e l'Andrea Doria ritorni alla luce".[4]
Seguono altri lavori tra i quali ricordiamo:
I lungometraggi : "Uomini e Squali" del 1976 campione d'incassi nelle sale, "Cari Mostri del Mare" del 1977 nominato per il Nastro d'Argento e "Pericolo negli Abissi" del 1978
Le serie televisive: "L'enciclopedia del Mare" (1964), "Sette Mari" (1967), "Uomini del Mare" (1972) e "Segreti del Mare" (1973).
Inoltre ha realizzato negli ultimi anni la serie televisiva: Il Mio Mare, commercializzata anche in 3 cofanetti da 4 videocassette VHS ognuno, che comprende vari filmati girati in tutti i mari del mondo oltre ai documentari e lungometraggi suddetti.
Negli anni '80 è attivo anche come ambientalista, facendosi promotore di numerose iniziative, specie nella zona di Campaegli, sui Monti Simbruini, dove sostò a lungo per spedizioni scientifiche naturalistiche e faunistiche.
Muore di un tumore il 26 febbraio 1990. Riposa nel cimitero di Cervara di Roma.
Vailati viene oggi considerato, insieme ad altri illustri personaggi quali il Comandante Costeau, Raimondo Bucher, Folco Quilici ecc., uno degli ultimi autentici uomini di mare del nostro tempo.

▪ 1999 - Annibale Frossi (Muzzana del Turgnano, 6 agosto 1911 – Milano, 26 febbraio 1999) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano.
Affetto da miopia, corresse questo disturbo visivo utilizzando gli occhiali dai quali non si separava mai, neanche in campo.
Esordì nel calcio professionistico nell'Udinese e, dopo una lunga gavetta in Serie B (con Padova, Bari e L'Aquila), venne scoperto dall'allenatore della Nazionale italiana Vittorio Pozzo, che lo convocò per le olimpiadi del 1936.
Nei giochi olimpici vinse la medaglia d'oro e divenne capocannoniere del torneo con sette reti (segnò in tutte e quattro le gare), venendo in seguito acquistato dall'Inter, squadra nella quale giocò dal 1936 al 1942 vincendo due Scudetti nel 1938 e nel 1940 ed una Coppa Italia nel 1939. In tutto nell'Inter, tra tutti i vari tornei, segnò 49 reti in 147 partite. Chiuse la sua carriera di calciatore nel 1945, vincendo con il Como il Torneo Lombardo.
Dopo le quattro partite delle Olimpiadi, fu richiamato in Nazionale per un altro incontro nel quale segnò ancora una rete, diventando uno dei giocatori italiani con la migliore media-gol in Nazionale, addirittura 8 le sue reti in appena 5 partite.
Poco dopo aver appeso le scarpette al chiodo, divenne allenatore, allenando dapprima il Lumezzane, e poi club di categoria superiore come Genoa, Napoli, Monza, Mortara, Modena ed Inter. Utilizzava il 5-4-1.
Laureato in ingegneria, lavorò anche come dirigente industriale e negli ultimi anni della sua vita fu opinionista per un quotidiano milanese.

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