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Il calendario del 27 Febbraio

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

▪ 1594 - Enrico IV di Francia viene incoronato a Notre-Dame.

▪ 1593 - Giordano Bruno è incarcerato nel palazzo del Sant'Uffizio a Roma

▪ 1821 - A Parigi, il ministro Corbière emana le Ordinanze, che parificano le scuole ecclesiastiche ed introducono un potere di sorveglianza dei vescovi per quel che concerne la religione.

▪ 1844 - La Repubblica Domenicana riconquista la libertà dopo la dominazione haitiana

▪ 1933 - Incendio del Reichstag: L'edificio del parlamento tedesco a Berlino, il Reichstag, viene incendiato

▪ 1940 - Viene scoperto il carbonio-14, un isotopo radioattivo del carbonio.

▪ 1976 - Il Sahara Occidentale dichiara l'indipendenza

▪ 1990 - Lettonia: viene ripristinata la bandiera lettone in uso prima dell'annessione all'URSS.

▪ 1991 - Guerra del Golfo: il presidente statunitense George H. W. Bush annuncia che il Kuwait è stato liberato

▪ 1994 - Si chiudono a Lillehammer, in Norvegia, i XVII Giochi olimpici invernali

* 2008 - Ancora record contemporaneo di prezzo del petrolio, che tocca il massimo storico di 102$ anche a prezzi correnti, superando il picco della crisi del 1980, pari a 101,7$, e dell'euro sul dollaro, oltre 1,52 $ per un Euro.

Anniversari

▪ 1653 - Diego López Pacheco Cabrera y Bobadilla marchese di Villena, conte di Xiquena e duca di Escalona (La Mancia, 16 agosto 1599 – Pamplona, 27 febbraio 1653) fu un nobile spagnolo che, tra il 28 agosto 1640 ed il 10 giugno 1642, fu viceré della Nuova Spagna.
López Pacheco nacque in una delle famiglie più aristocratiche di Spagna. Ricevette un'educazione presso l'Università di Salamanca, dove divenne rettore. Si fece un nome come letterato e come uomo d'armi. Servì l'esercito nei Tercios (fanteria spagnola), dove raggiunse il grado di colonnello.

Viceré della Nuova Spagna
Il 22 gennaio 1640, López Pacheco fu nominato viceré da re Filippo IV di Spagna. Giunse a Veracruz il 24 giugno dello stesso anno, insieme a Juan de Palafox y Mendoza, vescovo di Puebla. Il vescovo era stato nominato visitador generale, col compito di procedere contro i due precedenti viceré, Rodrigo Pacheco y Osorio e Lope Díez de Armendáriz.
López Pacheco fu bloccato alcuni mesi presso il porto dalle festività che celebravano il suo arrivo. Fece l'entrata solenne a Città del Messico il 28 agosto. Divenne subito popolare, nonostante l'introduzione di nuove tasse e tributi.
Mentre si trovava ancora a Veracruz, fu informato dell'urgente necessità di rinforzare l'Armada de Barlovento, che pattugliava la costa contro le incursioni dei corsari. Si prese subito carico del problema, rinforzando sei navi da guerra, ed ordinando la costruzione di altre, ottenendone alcune da Cartagena e da L'Avana. Ordinò la costruzione di cannoni e la produzione di munizioni, polvere da sparo ed altra attrezzatura.
Nel 1641 Luis Cetin de Canas, governatore di Sinaloa, sollecitò ed ottenne l'approvazione del viceré per una spedizione volta alla colonizzazione della California con missionari gesuiti, che non si rivelò un successo. Sempre durante il governo di López Pacheco, vi fu un cambiamento nelle chiese della colonia; la maggior parte di loro divennero di proprietà del clero secolare, piuttosto che dei frati regolari.
L'anno seguente (1642) scoppiò un'insurrezione in Portogallo, ed il duca di Braganza, primo cugino del viceré, re Giovanni IV. Questo naturalmente creò dubbi sulla lealtà del viceré. Per eliminare i sospetti, López Pacheco ordinò che tutti i portoghesi della Nuova Spagna fossero registrati, in modo da controllarne i movimenti, le proprietà e le attività. Nonostante questo il dubbio rimase.
Il visitador generale, il vescovo Palafox y Mendoza, già coinvolto nei procedimenti contro i precedenti viceré, ruppe i legami con Pacheco nel 1642, accusandolo di essere complice del Portogallo. Si trattò probabilmente di un ordine della corona (il vescovo Palafox dichiarò di aver ricevuto ordini, anche se non li mostrò mai). Il vescovo giunse nella capitale in segreto, e nella notte tra il 9 ed il 10 giugno si incontrò con l'Audiencia parlando dei propri sospetti. Ordinò alle guardie di circondare il palazzo del viceré. Il mattino seguente López Pacheco fu informato del fatto che il vescovo era stato nominato arcivescovo e nuovo viceré.
López Pacheco fu trasferito presso il convento di Churubusco come prigioniero, e pochi giorni dopo trasferito a San Martín Texmelucan. Le sue proprietà furono confiscate e vendute in un'asta pubblica.
Pochi mesi dopo tornò in Spagna dove, dopo un breve processo, fu giudicato innocente. Il re gli restituì parte dei soldi confiscati, offrendogli di nuovo il posto di viceré, ma López Pacheco scelse di non tornare in Messico. Il re lo nominò governatore della Sicilia e, nel 1649, viceré della Navarra.

▪ 1854 - Hugues-Félicité Robert de Lamennais (Saint-Malo, 19 giugno 1782 – Parigi, 27 febbraio 1854) è stato un prete, filosofo e teologo francese.
Quarto dei sei figli di Pierre-Louis Robert La Mennais, imprenditore e armatore divenuto nobile proprio alla fine della monarchia, rimase orfano di madre nel 1787 e il padre affidò l’educazione dei figli allo zio materno Denys-François Robert de Sandrais, che li ospitò nella sua casa di La Chesnaie, immersa nei boschi e negli stagni della provincia di Dinan.
Ragazzo vivace e irrequieto, si dice che per punizione Félicité venisse spesso chiuso dallo zio in biblioteca: è certo che egli finì con il provare interesse per quei libri, molti dei quali erano moderne opere di filosofi materialisti e illuministi, e si appassionò a Rousseau; non sorprende allora che egli, cresciuto in una famiglia cattolica, abbia fatto la prima comunione soltanto a ventidue anni, nel 1804. Conobbe anche i classici che si trovavano nelle biblioteche di tutte le famiglie di un certo livello culturale - Platone, Tacito, Cicerone, Pascal, Malebranche – e nel complesso si fece un’istruzione piuttosto ampia anche se, come avviene agli autodidatti, un po’ disordinata.
Il fratello maggiore Jean-Marie si fece prete e con lui Félicité scrisse e pubblicò nel 1808 le Réflexions sur l'état de l'Église en France pendant le XVIIIe siècle et sur sa situation actuelle. L’anno dopo, spinto dal fratello, fece il primo passo verso l’ordinazione sacerdotale, ricevendo la tonsura; pubblicò ancora nel 1814 la Tradition de l'institution des évêques en France e un libello polemico contro l’istituzione universitaria dell’Impero, così che l’anno dopo, al ritorno dell’imperatore dall’isola d'Elba, fuggì in Inghilterra, temendo le ritorsioni del nuovo regime napoleonico.
Tornato in Francia all’indomani di Waterloo, le sollecitazioni del fratello e del padre spirituale, l’abate Caron, lo spinsero, pur riluttante, a compiere il passo dell’ordinazione, che ricevette a Vannes il 9 marzo 1816.
Anche se non manifestava una grande vocazione, vedeva in ciò un'opportunità per conseguire notorietà nell'ambito della letteratura. Tradusse l'Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis. Tra il 1817 e il 1823 pubblicò il Saggio sulla indifferenza in materia di religione, in cui assumeva posizioni vicine a quelle dell'Ultramontanismo.
I cattolici scoprirono un polemista in grado di controbattere agli illuministi e ai volterriani. Lamennais accusa il filosofo individualista di essere anormale, poiché vive separato dalla società umana e in modo contrario al senso comune, che per Lamennais è l'unico criterio valido.
Il Cristianesimo è per lui il culmine di tutti i concetti morali e spirituali dell'umanità.
Lamennais fondò la Congregazione di San Pietro con l'obiettivo di dare alla Francia un clero colto, capace di rispondere efficacemente agli attacchi dei filosofi e degli increduli. In questo periodo collaborò con diversi periodici cattolici e conservatori. Si mostrò favorevole alla divisione tra Chiesa e Stato, e perciò contrario al gallicanesimo.
Le sue idee lo portarono però ad appoggiare la causa dell'indipendenza belga e irlandese, nazioni fortemente cattoliche. Lamennais appariva come un sorta di rivoluzionario esaltato con grande seguito presso i cattolici liberali di Francia, Belgio, Irlanda e Polonia che spinse alla sfiducia verso la gerarchia.
Dopo la rivoluzione del luglio 1830 fondò e diresse il giornale L'Avenir, nel quale sostenne la libertà di coscienza, d'insegnamento, di stampa, di associazione, l'estensione del diritto elettorale e la rivendicazione delle autonomie provinciali e comunali. Al giornale collaborarono Jean-Baptiste Henri Lacordaire e Charles de Montalembert. Avversato dal governo e dai vescovi, il 15 novembre 1831 Lamennais sospese la pubblicazione del quotidiano.
La repressione da parte delle autorità russe della rivolta polacca del 1831, con l'appoggio esplicito di papa Gregorio XVI colpì Lamennais, che manifestò la sua indignazione con un viaggio a Roma nel 1832. Nella sua opera Parole di un credente (1834) attacca l'uso della forza e contesta il papa, ritenendolo un rinnegato.
Questo libro segnò la sua rottura con la Chiesa. Dopo essere stato condannato dal papa nell'enciclica Mirari vos del 15 agosto 1832, la sua influenza nel dibattito intellettuale e politico diminuì progressivamente: i suoi numerosi seguaci non parevano disposti ad abbandonare la Chiesa per seguire un apostata.
Il 9 aprile 1835, i suoi amici Fleury, Arago e Liszt gli presentarono George Sand, il cui salotto era divenuto un autentico cenacolo repubblicano. Lamennais le fu molto unito, pur rifiutando le sue idee sulla libertà sociale e il divorzio, e sarà lei a introdurlo, insieme a Michel de Bourges, al Socialismo. George Sand arriverà a dirgli: «L'annoveriamo tra i nostri santi [...] lei è il padre della nostra nuova Chiesa».
Nel 1837, pubblicò il Libro del Popolo, un autentico libro di battaglia. Continuò ad appoggiare le lotte popolari, e nel 1841, per aver attaccato il governo del re Luigi Filippo, fu condannato a un anno di carcere. Tra il 1841 e il 1846 scrisse Abbozzo di una filosofia, nel quale sviluppa il suo concetto di Cristianesimo senza Chiesa, capace di riunire le masse per condurle al progresso attraverso la carità.
Nel 1848, fu eletto deputato all'Assemblea Costituente, ma dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851, si ritirò nelle sue proprietà in Bretagna.

▪ 1862 - San Gabriele dell'Addolorata, al secolo Francesco Possenti (Assisi, 1° marzo 1838 – Isola del Gran Sasso d'Italia, 27 febbraio 1862), è stato un religioso italiano della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. Nel 1920 è stato proclamato santo da papa Benedetto XV: la sua memoria liturgica viene celebrata il 27 febbraio. È patrono d'Abruzzo e della Gioventù cattolica italiana.
Undicesimo di tredici figli, Francesco nacque ad Assisi, città di cui il padre Sante era governatore (prefetto) e che allora faceva parte dello Stato Pontificio sotto Gregorio XVI prima e Papa Pio IX dopo. Fu battezzato il giorno stesso della sua nascita nello stesso fonte battesimale in cui fu battezzato San Francesco d'Assisi,e di cui gli venne imposto il nome.
Francesco conduceva una vita normale per un ragazzo della sua età e della sua epoca. Era noto per la sua personalità affettuosa ed estroversa, il suo amore per il ballo, la caccia ed il teatro. Rischiò una volta la vita in un incidente di caccia. Durante una malattia, ancora ragazzino, promise di diventare religioso se fosse guarito. Guarì due volte, ma egli procrastinò questo impegno. Francesco andava bene a scuola, nonostante un'infanzia in cui vide la morte di tre sorelle e soprattutto della madre. Come un normale ragazzo della sua età Francesco attirava l'attenzione delle ragazze di Spoleto, città in cui la sua famiglia si era trasferita da Assisi.

Vocazione religiosa
Durante la processione dell'icona del duomo di Spoleto,il 22 agosto 1856, Francesco sentì una voce interiore (locuzione mariana) che lo invitava a lasciare la vita borghese per farsi religioso passionista.Nonostante le forti difficoltà presentategli dal padre, Sante Possenti, Francesco fu in grado di vincere tutti i suoi argomenti e di persuaderlo della natura genuina della sua vocazione religiosa.
Francesco prese i voti nella comunità Passionista, assumendo il nome di 'Gabriele dell'Addolorata', che rifletteva la sua devozione -radicata in lui fin dall'infanzia, tra l'altro, da una statuetta della Pietà che la madre conservava in casa- per la Madonna Addolorata. Al termine del noviziato pronunciò il voto tipico dei Passionisti: quello di diffondere la devozione al Cristo Crocifisso, in seguito emise anche quello di diffondere la devozione alla Vergine Addolorata. I suoi scritti (epistolario e pagine di spiritualità) riflettono questa sua stretta relazione con il Signore e la Vergine Maria. In particolare, nelle Risoluzioni descrive in dettaglio la via che seguì per raggiungere tale unità con la Passione di Cristo e i dolori di Maria, consegendo così la perfezione secondoa la regola passionista.

Gli ultimi anni
Trascorse sei anni nella congregazione passionista (1856-1862). Verso gli ultimi due anni, quando era già di comunità a Isola del Gran Sasso, venne colpito dalla tubercolosi ossea, ma si sforzò sempre di seguire in tutto la vita regolare comunitaria compatibilmente con la sua situazione di malattia. Fino a due mesi precedenti la morte poté seguire le celebrazioni liturgiche. Mantenne fino alla fine la sua abituale serenità di animo, al punto che gli altri confratelli erano desiderosi di passare del tempo al suo capezzale, oltre i normali doveri di assistenza. Gabriele si rassegnò totalmente alla sua morte imminente. Prima che potesse venire ordinato sacerdote,per motivi di salute e per i torbidi politici (l'Abruzzo era da poco passato dal regno della Due Sicilie al Regno d'Italia), Gabriele morì, all'età di soli 24 anni, nel ritiro passionista di Isola del Gran Sasso (TE) stringendo al petto un'immagine della Madonna Addolorata.

Canonizzazione
Benedetto XV ha canonizzato Gabriele nel 1920 e Pio XI lo ha dichiarato patrono della gioventù cattolica. Nel 1959, Giovanni XXIII lo ha dichiarato patrono dell'Abruzzo, dove passò gli ultimi tre anni della sua vita. Invocano la sua protezione gli studenti, i seminaristi, i novizi. È particolarmente ricordato e venerato dagli emigrati abruzzesi sparsi in ogni parte del mondo. Ha molti devoti in Canada ed in Australia.
Ogni anno numerosi pellegrini si recano nel Santuario di San Gabriele ad Isola del Gran Sasso per visitare la sua tomba ed il convento dove visse gli ultimi anni, per accostarsi ai sacramenti della penitenza (confessione) e dell'eucaristia. Il culto di san Gabriele è diffuso soprattutto in Abruzzo,in Italia centrale, specialmente fra i giovani cattolici italiani, ed emigranti italiani ne hanno diffuso il culto anche negli USA, in America Centrale e Meridionale in Canada ed Australia. Il culto di san Gabriele viene diffuso anche dalla congregazione della Passione di Gesù Cristo a cui appartenne Passionista. Numerose persone hanno riferito di miracoli ottenuti attraverso la sua intercessione e patrocinio. Santa Gemma Galgani sostenne che per intercessione di san Gabriele era guarita da una grave malattia. Con il suo esempio la santa lucchese definì meglio la sua vocazione passionista. Ogni anno, quando mancano 100 giorni all'inizio dell'esame di stato delle scuole medie superiori, migliaia di studenti dell'Abruzzo e della regioni vicine si recano al santuario per partecipare alla messa e pregare per il buon esito dell'esame.La giornata si conclude in festosa allegria e serenità.

▪ 1936 - Ivan Petrovič Pavlov (Rjazan, 14 settembre 1849 – Leningrado, 27 febbraio 1936) è stato un fisiologo, medico ed etologo russo il cui nome è legato alla scoperta del riflesso condizionato, da lui annunciata nel 1903.
Figlio di un pastore, Peter Dmietrievich Pavlov, e di Varvara Ivanovna, lei stessa figlia di un clericale, la sua educazione fu improntata alla carriera religiosa, infatti frequentò una scuola ecclesiastica ed entrò in seminario; sembrò quindi seguire le orme del padre e del padrino, abate di una cittadina nei pressi di Ryazan, che si occupò della sua educazione spirituale e culturale. Finiti gli studi in seminario, Pavlov però decise di non diventare prete,e si iscrisse invece all’accademia di medicina presso l’università di San Pietroburgo. Durante i suoi studi universitari grande influenza ebbe su di lui il suo professore di fisiologia Ilya Cyon. Quest’ultimo consigliò a Pavlov una collaborazione con M.I.Afanassiew, con cui fece la sua prima sperimentazione sui nervi della ghiandola pancreatica, lavoro che gli valse numerosi riconoscimenti. In seguito ebbe numerosi rapporti con Ivan Romanovich Tarkhanov, sostituto di Cyon, con cui ebbe però un rapporto conflittuale.
Dal 1876 al 1878, mentre proseguiva gli studi alla facoltà di medicina, iniziò a collaborare con il Dottor Ustimovich, della facoltà di veterinaria. Entrando in contatto con questo mondo Pavlov ebbe l’occasione di a partecipare ad esperimenti importanti e a fare inoltre lui stesso delle indagini. Le ricerche che approfondì erano relative alla fisiologia dell'apparato circolatorio, altri inerenti alla fisiologia della digestione. Queste ultime destarono molto interesse, in particolare quando riuscì ad approfondire i suoi studi all’estero, nel laboratorio di fisiologia del Professor Heidenhain a Breslau. Heidenhain era molto interessato al processo della digestione, e lì Pavlov ebbe occasione di studiare gli effetti della legatura dei dotti pancreatici nei conigli. Questo fu il suo primo lavoro pubblicato nel 1878.
Pavlov si laureò alla facoltà di medicina nel 1879, e fu premiato con una medaglia d’oro per i risultati ottenuti. Ottenne poi una borsa di studio per la ricerca e venne anche mandato all’estero per ulteriori studi. Pavlov fu poi assunto dall’accademia per dirigere il laboratorio sperimentale di medicina del famoso clinico russo Sergey Botkin, che gli permise di continuare i suoi studi.
Nel 1883 presentò come tesi di dottorato degli studi sul tema “i nervi centrifughi del cuore”, in cui dopo numerosi studi su mammiferi (soprattutto cani) dichiarava che le varie branche dei nervi del cuore , stimolate da corrente elettrica, sono in grado non solo di ritardare o accelerare i battiti del cuore, ma anche di aumentare o diminuire la loro forza. Contemporaneamente ma indipendentemente da Pavlov, William Gaskell, fisiologo inglese, giunse alle medesime conclusioni, in esperimenti sul cuore di rane e tartarughe. Queste scoperte furono di primaria importanza per la storia della medicina e della fisiologia.
Scoperta del riflesso condizionato e Premio Nobel
Negli anni novanta Pavlov divenne docente di Farmacologia all'Accademia Medico-Militare e cinque anni dopo ottenne la cattedra in Fisiologia, che mantenne sino al 1925.
È stato proprio presso l'Istituto di Medicina Sperimentale che Pavlov fece la maggior parte delle sue ricerche sulla fisiologia della digestione. È qui che ha sviluppato il metodo chirurgico dell' «esperimento cronico», con ampio uso di fistole artificiali. Ciò ha permesso l'osservazione continua delle funzioni dei vari organi in condizioni relativamente normali. Questa scoperta ha aperto una nuova era nello sviluppo della fisiologia; infatti fino a quel momento il metodo principale utilizzato è stato quello dell' «acuta vivisezione», che consisteva nel processo di analisi su corpo morto. Ciò significa che per fare ricerche sul funzionamento di un organo era necessario interrompere la sua funzionalità e le sue interrelazioni tra esso e l'ambiente. Tale metodo era ovviamente inadeguato, ed aveva ostacolato lo sviluppo di tutta la scienza medica. Con il suo metodo di ricerca, Pavlov ha aperto la strada a nuovi progressi nel campo della medicina teorica e pratica. Con estrema chiarezza ha dimostrato che il sistema nervoso svolge un ruolo dominante nel regolare il processo digestivo, e questa scoperta è di fatto la base della moderna fisiologia della digestione. Pavlov rese noto il risultato delle sue ricerche in questo campo in lezioni che ha pronunciato nel 1895 e pubblicata con il titolo “Lektsii o rabote glavnykh zhelez pishchevaritelnyteh” (Lezioni sulla funzione delle principali ghiandole digestive) (1897).
Nei suoi studi sulla regolazione delle ghiandole digesitive, Pavlov diede particolare attenzione al fenomeno della “secrezione psichica”: mediante l'uso di fistole notò infatti che facendo vedere ad un animale del cibo, tali ghiandole iniziavano il loro funzionamento, se lo stimolo visivo veniva tolto, esse cessavano la loro secrezione.
Le ricerche di Pavlov sulla fisiologia della digestione lo portarono a definire una vera e propria scienza sul riflesso condizionato, detto anche condizionamento classico, o pavloviano. Il condizionamento classico si verifica quando uno stimolo neutro diventa un segnale per un evento che sta per verificarsi. Se viene a crearsi un'associazione tra i due eventi possiamo parlare di stimolo condizionato per il primo evento e stimolo incondizionato per il secondo.
L'esperimento più significativo in questo senso è quello che è passato alla storia come "Il cane di Pavlov".
In questo esperimento Pavlov fa precedere all'azione di dare del cibo a un cane il suono di un campanello; nella prima fase dell'esperimento Pavlov fa suonare il campanello e non rileva nessuna secrezione salivare nel cane, in seguito gli fornisce la carne e lo stimolo viene attivato; nella fase successiva il campanello viene fatto suonare mentre al cane viene dato il cibo. Infine nella terza fase viene rilevato uno stimolo salivare già al solo suono del campanello: il cane associa al suono del campanello l'arrivo cibo e ciò provoca in lui una secrezione salivare, l'acquolina in bocca, appunto. Il campanello diventa quindi lo stimolo condizionato, di ciò che solitamente avveviva solo per stimolo diretto (incondizionato). Dopo molti esperimenti sui processi digestivi, Pavlov intuì come alcuni stimoli che non sono direttamente collegati al cibo, possano generare secrezioni salivari note comunemente come "acquolina in bocca"; poté quindi dimostrare che il cervello controlla i comportamenti non solo sociali, ma anche fisiologici.
Solo un anno dopo l'annuncio della scoperta, i contributi in questo campo divennero così importanti che gli venne assegnato il premio Nobel nel 1904 per la Medicina e la Fisiologia.
Meno noto l'esperimento sull'induzione di stati di indecisione nei cani, con cui fu in grado di indurre schizofrenia e stati confusionali nei cani. Nell'esperimento Pavlov mette il cane di fronte a un cerchio o a un'ellisse, addestrandolo a premere il bottone A se si tratta di un cerchio o B se si tratta di un'ellisse. Successivamente, presenta al cane ellissi sempre più similari a un cerchio. Il cane non riesce quindi più a riconoscere la differenza tra le due figure, e quando sbaglia gli viene inflitta una scossa elettrica. Con questo esperimento studiò l'induzione di stati di indecisione e le varie tipologie della schizofrenia, strettamente connesse con il temperamento dell'animale.

Pavlov e la Russia dei Soviet
Pavlov fu uno dei pochi scienziati pre-rivoluzionari apprezzati dal potere dei Soviet, poté quindi continuare a fare ricerca in patria sino a tarda età. In quegli anni il suo interesse era concentrato sull'induzione delle nevrosi, per questo motivo gli fu permesso di visitare e studiare regolarmente casi di malattie psichiatriche in un ospedale psichiatrico. Inoltre il governo sovietico gli concesse numerosi finanziamenti, con cui poté attrezzare un importante laboratorio a Koltushing, presso Leningrado, nonché fondare l'istituto di Fisiologia dell'accademia delle scienze russa. Il motivo dell'apprezzamento di Pavlov da parte della leasership russa è che le sue teorie sui processi mentali e di apprendimento ben si sposano con l'ideologia materialista russa, basata su un forte darwinismo.
Il potere sovietico riteneva infatti che indipendentemente dall'atteggiamento politico dello scienziato (che non nascondeva la sua ostilità verso il nuovo regime) i suoi studi potessero essere di grandissimo interesse per il proletariato, e che fossero di forte sostentamento all'ideologia marxista. La posizione di scienziati come Pavlov, era privilegiata non solo in termini economici ma anche in termini di libertà, infatti Pavlov oltre a manifestare pubblicamente la sua ideologia politica antimarxista, rifiutò addirittura l'ammissione all'accademia delle Scienze a tre noti marxisti (il filosofo Deborin, lo storico Lukin e il critico letterario Friče), poiché considerati semplici lacchè di Stalin.
In questa fase storica dunque, il partito non si oppose alla ricerca scientifica, a prescindere dall'ideologia politica dello scienziato. Questo equilibrio durò qualche anno, ma successivamente la linea di partito iniziò ad imporsi anche in questo campo, con conseguenze decisamente negative.

Influenza di Pavlov sulla psicologia moderna
La scoperta del riflesso condizionato (1903) consentì di applicare i metodi obiettivi della fisiologia allo studio dei processi nervosi superiori. I riflessi condizionati naturali ed artificiali, le loro modalità di formazione e di azione, hanno assunto grande importanza in fisiologia, psicologia e psichiatria, anche se con risultati alterni.
Curiosamente, i resoconti degli esperimenti di Pavlov furono per molti anni per lo più orali e parziali, a partire dalla relazione presentata nel 1903 al Congresso di Scienze Naturali di Helsinki (allora territorio russo) dal collaboratore Ivan Tolochinov: il primo testo in inglese, ad esempio, fu pubblicato solo nel 1927. Nella prima metà del ventesimo secolo la teoria del riflesso condizionato venne usata per dare credito al behaviorismo, fondato da John Watson, che affermava che la psiche potesse essere studiata solo tramite l'analisi del comportamento. Anche il filosofo Bertrand Russell sostenne l'importanza delle scoperte di Pavlov. Agli studi del fisiologo russo si interessarono inoltre Bulgakov, ai quali s'ispirò per scrivere il romanzo Cuore di cane. Anche Aldous Huxley, in Brave New World (scrivendo della cosiddetta "Neo Pavlovian Society"), e Thomas Pynchon, in Gravity's Rainbow, si ispirarono ai risultati di Pavlov.
Le opere e gli ultimi anni della vita
Fra le opere Pavloviane di maggior importanza ricordiamo:
▪ Dati sulla fisiologia del sonno (1915)
▪ Vent'anni di esperienza sullo studio obiettivo dell'attività nervosa superiore degli animali (1922)
▪ Lezioni sul lavoro dei grandi emisferi cerebrali (1927)
Oltre a questi saggi e trattati scrisse numerosi articoli per riviste, in particolare un importante intervento sui riflessi condizionati (1935) redatto per la Grande enciclopedia medica sovietica. Pavlov morì a Leningrado il 27 febbraio 1936 all'età di 87 anni per cause naturali. La sua casa e il suo laboratorio sono stati trasformati in museo.

▪ 1939 - Nadežda Konstantinovna Krupskaja (in russo Надежда Константиновна Крупская; San Pietroburgo, 14 febbraio 1869 – Mosca, 27 febbraio 1939) è stata una politica e rivoluzionaria russa, moglie di Lenin.
Nacque a San Pietroburgo da una famiglia nobile impoverita. Il padre, Krupskij Konstantin Ignatevič, prese parte alla repressione dell'insurrezione polacca; la madre, Elizaveta Vasil'evna Tistrova, era un'istitutrice.

1889-1917
Nel 1889 Nadežda Krupskaja fu ammessa ai Corsi Femminili Superiori a San Pietroburgo, ma li frequentò soltanto per un anno. Nel 1890, diventata allieva dei Corsi Femminili Superiori, entrò a far parte del circolo marxista e dal 1891 al 1896 insegnò alla Scuola operaia, attivandosi anche nella propaganda. Nel 1894, all'età di 25 conobbe il giovane marxista Vladimir Il'ič Ul'janov (Lenin): insieme a lui, Nadežda partecipò all'organizzazione "Unione per la lotta per l'emancipazione della classe lavoratrice." Nel 1896, Nadežda Krupskaja venne arrestata: deportata nel governatorato di Ufimskij, dopo 7 mesi di reclusione fu esiliata in Siberia, nel villaggio di Šušensko, dove sposò Vladimir Il'ič Ul'janov.

▪ 1943 - Kostis Palamas - in greco Κωστής Παλαμάς - (Patrasso, 13 gennaio 1859 – Atene, 27 febbraio 1943) è stato un poeta e giornalista greco. Scrisse il testo dell'Inno olimpico.
Fu una delle figure centrali della letteratura greca. Verso la fine del XIX secolo, lavorò come giornalista. Pubblicò la sua prima collezione di versi, "I canti della mia patria", nel 1886. Morì durante l'occupazione tedesca, nella seconda guerra mondiale.
Venne chiamato informalmente poeta "nazionale" della Grecia ed era strettamente associato alla lotta per liberare la Grecia moderna con la lingua "purista" e con il liberalismo politico.
Dominò la vita letteraria greca per più di 30 anni e influenzò fortemente l'intera politica del clima intellettuale del suo tempo. Romain Rolland lo considerava il più grande poeta europeo ed è stato due volte nominato per il Premio Nobel per la letteratura, ma non lo ebbe mai ricevuto. Il suo poema più importante, "Il dodecalogo dello zingaro" (1907), è un viaggio poetico e filosofico.

Inno Olimpico
L'inno olimpico, da lui scritto, con le musiche di Spyridon Samaras, venne suonato per la prima volta durante i Giochi della I Olimpiade. inno che verrà dichiarato ufficiale dal CIO nel 1958 e reintrodotto a partire dall'edizione di Tokyo 1964.

▪ 1960 - Adriano Olivetti (Ivrea, 11 aprile 1901 – Aigle, 27 febbraio 1960) è stato un imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti; fu uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra.
Nacque sulla collina di Monte Navale, nelle vicinanze di Ivrea l'11 aprile del 1901, dal padre Camillo, ebreo, e dalla madre Luisa, valdese. Nel 1924 conseguì la laurea in ingegneria chimica e, dopo un soggiorno di studio negli Stati Uniti, durante il quale poté aggiornarsi sulle pratiche di organizzazione aziendale, entrò nel 1926 nella fabbrica paterna ove, per volere di Camillo, fece le prime esperienze come operaio. Divenne direttore della Società Olivetti nel 1933 e presidente nel 1938.
Si oppose al regime fascista con momenti di militanza attiva (partecipò con Carlo Rosselli, Ferruccio Parri, Sandro Pertini ed altri alla liberazione di Filippo Turati). Durante gli anni del conflitto bellico, in cui Olivetti era inseguito da mandato di cattura per attività sovversiva, riparò in Svizzera. Rientrato dal suo rifugio alla caduta del regime, riprese le redini della azienda.
Alle sue capacità manageriali che portarono la Olivetti ad essere la prima azienda del mondo nel settore dei prodotti per ufficio, unì una instancabile sete di ricerca e di sperimentazione su come si potessero armonizzare lo sviluppo industriale con la affermazione dei diritti umani e con la democrazia partecipativa, dentro e fuori la fabbrica.
Nel 1945 pubblicò L'ordine politico delle Comunità che va considerato la base teorica per una idea federalista dello Stato che, nella sua visione, si fondava appunto sulle comunità, vale a dire unità territoriali culturalmente omogenea e economicamente autonome.
Nel 1948 fondò a Torino il "Movimento Comunità" e si impegnò affinché si realizzasse il suo ideale di comunità in terra di Canavese.
Il movimento, che tentava di unire sotto un'unica bandiera l'ala socialista con quella liberale, assunse nell'Italia degli anni Cinquanta una notevole importanza nel campo della cultura economica, sociale e politica.
Sotto l'impulso delle fortune aziendali e dei suoi ideali comunitari, Ivrea negli anni cinquanta raggruppò una quantità straordinaria di intellettuali che operavano (chi in azienda chi all'interno del Movimento Comunità) in differenti campi disciplinari, inseguendo il progetto di una sintesi creativa tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica.
Fu sindaco di Ivrea nel 1956 e nel 1958 venne eletto deputato come rappresentante di "Comunità". Studioso di urbanistica, diresse il piano regolatore della Valle d'Aosta e fu anche presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica.
Il 27 febbraio 1960 morì improvvisamente durante un viaggio in treno da Milano a Losanna: al momento del suo decesso l'azienda fondata dal padre e da lui per lungo tempo diretta vantava una presenza su tutti i maggiori mercati internazionali, con circa 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all'estero.

Dal primo dopoguerra agli anni del consenso fascista
Adriano Olivetti ebbe uno rapporto dialettico con il padre Camillo. Apparentemente visse la ribellione tipica dei figli "intelligenti" nel confronto dei padri altrettanto "intelligenti".
Si può comunque affermare che tra Adriano e Camillo Olivetti ci fu sempre identità di vedute nelle linee generali della politica e dell'idealità anche se, spesso e volentieri, Adriano ebbe modo di affermare anche in quel campo la propria autonomia e la propria statura intellettuale.
Camillo Olivetti sappiamo, fu un cauto interventista sopravvivendo in lui lo spirito risorgimentale. Adriano, in sintonia, dopo Caporetto si arruolò volontario pur non combattendo in quanto la guerra finì prima che potesse raggiungere il fronte.
Adriano si laureò in ingegneria chimica presso il Politecnico di Torino, fu una ribellione a metà nei confronti del padre, che sicuramente l’avrebbe preferito ingegnere meccanico. A metà, perché le sue inclinazioni erano all’epoca più vicine alla cultura umanistica che non a quella scientifica.
Nel 1919 collaborò con il padre alla redazione de L'Azione Riformista: è provato da numerosi riferimenti del padre, anche se non siamo in grado di riconoscer gli articoli scritti da Adriano Olivetti in quanto anonimi o firmati con uno pseudonimo.
Quando nel 1920 Camillo decise di sospendere la pubblicazione di quel settimanale canavesano da lui ritenuto troppo provinciale e quindi privo di un’influenza reale nella politica, Adriano convinse il padre a cedere a lui e a dei suoi giovani amici (dal commiato di Camillo ai lettori Azione Riformista 1919) quel foglio, che tuttavia non andrà oltre al 1920.
Sappiamo che collaborò anche con Tempi Nuovi il settimanale politico torinese che il padre promuoverà con Donato Bachi (che ne sarà il direttore) e altri progressisti.
Con la svolta, prima critica, poi più marcatamente antifascista di quel giornale, ci fu anche la svolta politica di Adriano Olivetti, anche influenzato dall’ambiente culturale del Politecnico e dall’amicizia con la famiglia Levi.
In particolare con Gino Levi suo compagno di corso.
Acutamente, Natalia Levi Ginzburg nel libro Lessico famigliare descrive in questi termini il rapporto tra Adriano Olivetti e la sua famiglia Levi (il padre, Giuseppe Levi, fu un brillante docente di anatomia all'università di Torino):
Fra questi amici ce n’era uno che si chiamava Olivetti, e io ricordo la prima volta che entrò in casa nostra, vestito da soldato perché faceva in quel tempo il servizio militare. Adriano aveva allora la barba, una barba incolta e ricciuta, di un colore fulvo; aveva lunghi capelli biondo fulvi, che si arricciolavano sulla nuca ed era grasso e pallido. La divisa militare gli cadeva male sulle spalle, che erano grasse e tonde; e non ho mai visto una persona, in panni grigio verdi e con pistola alla cintola, più goffa e meno marziale di lui. Aveva un’aria molto malinconica, forse perché non gli piaceva niente fare il soldato; era timido e silenzioso, ma quando parlava, parlava allora a lungo e a voce bassissima, e diceva cose confuse ed oscure, fissando il vuoto con i piccoli occhi celesti, che erano insieme freddi e sognanti.
Con la famiglia Levi, Adriano fu tra i protagonisti della rocambolesca fuga di Filippo Turati.
Ospitato prima dai Levi nella loro casa di Torino, Turati raggiunse poi Ivrea.
Fece tappa nella notte in casa di Giuseppe Pero, dirigente della Olivetti, per ripartire al mattino seguente in una macchina guidata da Adriano che raggiungerà Savona, dove li aspettava Sandro Pertini con cui l’esule si imbarcò per la Corsica per poi raggiungere la Francia e Parigi.
Come abbia potuto Adriano Olivetti, non essere coinvolto nell'inchiesta fascista che seguì alla fuga di Turati non è chiaro. Possiamo solo formulare due ipotesi: una, che riguarda la fortuna o la superficialità delle indagini; l'altra, (che può solo essere ipotizzata) e cioè protezioni che vennero dagli ambienti "giodiani" torinesi.
Sappiamo dagli articoli su Tempi Nuovi che la redazione, almeno fino al 1923 ebbe un rapporto di reciproca stima con il fascismo torinese di Mario Gioda, il quale sia pur scomparso nel 1924, aveva lasciato numerosi seguaci nella federazione torinese.
L’antifascismo di Adriano si era già espresso immediatamente dopo il ritrovamento del cadavere di Giacomo Matteotti nella manifestazione che promosse, insieme al padre, al teatro Giacosa di Ivrea nel 1924.
Maggiore prudenza Adriano Olivetti la dimostrò nei confronti del regime, parallelamente all’assunzione di responsabilità nella fabbrica di Ivrea.
Adriano Olivetti venne nominato Direttore generale, si sposò con Paola Levi, sorella di Gino. Paola, insofferente al provincialismo eporediese, lo convinse a trasferire casa a Milano; questa fu una delle svolte culturali per Adriano, perché nel capoluogo meneghino poté incontrare quell'intellighenzia che lo avvicinò in seguito all'architettura, l'urbanistica, la psicologia e la sociologia.
Ebbe ancora problemi con il Regime, quando il fratello di Gino e Paola Levi, Mario (che lavorava alla Olivetti), venne fermato alla frontiera con la Svizzera, essendo l’auto carica di manifestini di Giustizia e Libertà. Riuscì a fuggire, ma la conseguenza fu che Gino Levi e il padre furono arrestati, rimanendo per circa due mesi nelle patrie galere.
Adriano in quel frangente si mobilitò e molto spese del suo per difendere il suocero e l'amico cognato. È quello il periodo cha a Camillo Olivetti fu momentaneamente ritirato il passaporto.
Tuttavia i rapporti con il fascismo migliorarono negli anni trenta. Sarà soprattutto l’incontro con gli architetti Luigi Figini e Gino Pollini, i quali erano la punta più avanzata di quel razionalismo in architettura che in un primo periodo venne sostenuto anche da Mussolini.
I due architetti erano i corrispondenti italiani del grande Le Corbusier, il quale, pure lui, per un certo periodo fu estimatore di Mussolini in quegli anni che saranno definiti del consenso, tanto che Figini e Pollini aderirono al partito fascista.
Sicuramente Adriano da loro fu influenzato; essi saranno infatti gli architetti della nuova Olivetti e saranno anche, con Adriano, estensori del Piano per la provincia di Aosta (di cui Ivrea faceva parte in quegli anni).
Non sappiamo con quanta convinzione, ma ad ogni modo è provato (vedasi Valerio Ochetto, Adriano Olivetti, Milano, Mondadori, 1985) che Adriano Olivetti chiese ed ottenne la tessera al PNF. Non solo, ma fu ricevuto da Mussolini a Palazzo Venezia dove l’industriale eporediese presentò il suo piano al Duce.
Le sue affinità politiche del periodo furono con Giuseppe Bottai che nel fascismo sempre rappresentò una voce fuori dal coro.
Prudente tanto da non farsi radiare come avvenne a Massimo Rocca, Bottai fu pur sempre uno spirito libero che rappresentò l’altra faccia del fascismo, quella meno totalitara e folcloristica e più problematica.
Quello con il Regime fu un feeling di breve durata. In architettura i gusti di Mussolini cambiarono: dal razionalismo passò ad una architettura di regime che intendeva riecchegiare i fasti della Roma Imperiale.
 In ogni caso, il piano della Valle d'Aosta ebbe ancora una mostra a Roma, i giornali ne parlarono, come dimostra una lettera che Camillo scrisse ad Adriano:
Sig Adriano Olivetti Roma. 
Ho visto i tuoi articoli sulla Stampa e sulla Gazzetta del popolo per il piano per la Provincia di Aosta, e spero che questo tuo lavoro ti possa dare molta gloria, ma pochi fastidi.
Sulla Gazzetta del Popolo ho osservato che il tuo nome è stato omesso. Non so se l’articolo è stato scritto da te (nel qual caso ti avverto che non bisogna essere troppo modesti) oppure da altri che non ha voluto menzionare il tuo nome, nel qual caso vorrei sapere la causa (…) (lettera presente nell'archivio storico Olivetti).
Poi fu il silenzio, con la guerra d'Africa prima, la guerra di Spagna e poi, il secondo conflitto mondiale, il consenso di Adriano Olivetti si affievolì fino a portarlo ad un aperto antifascismo.
Riferimenti bibliografici del paragrafo
- Valerio Ochetto, Adriano Olivetti, Mondadori
- Renzo De Felice, Gli anni del consenso, Einaudi

* 1987 - Franciszek Blachnicki (Rybnik, 24 marzo 1921 – 27 febbraio 1987) è stato un presbitero polacco, noto soprattutto per essere il fondatore del movimento cattolico "Luce e Vita".
Nato nel 1921, Blachnicki divenne sacerdote nel 1945.
Nel 1954 organizzò un ritiro di quindici giorni per giovani allo scopo di educare giovani ad una vita realmente cristiana. Tale ritiro prese il nome di "Oasi" e si ripete tuttora periodicamente.
Nel 1969 all'esperienza delle oasi si aggiunse la concezione di una "Chiesa Viva". Nel 1976 l'Oasi di Chiesa Viva diede vita al movimento cattolico "Luce e Vita".
Nel 1981, dal 23 al 27 settembre, Blachnicki assieme a don Luigi Giussani organizzò un convegno a Roma con i rappresentanti di ventidue movimenti ecclesiali per approfondire il rapporto tra istituzione ecclesiastica e carismi. A questo primo incontro mondiale tra i movimenti ed il papa seguiranno grazie al successo dell'iniziativa voluta da Blachnicki, altri congressi nel 1998 e nel 2006.
Attualmente Luce e Vita è il principale movimento ecclesiale cattolico polacco. Fin dagli anni sessanta l'opera di padre Blachnicki era conosciuta, apprezzata e stimolata da Karol Wojtyła.

▪ 1989 - Konrad Zacharias Lorenz (Vienna, 7 novembre 1903 – Altenberg, 27 febbraio 1989) è stato un etologo e filosofo austriaco. Viene considerato il fondatore della moderna etologia scientifica, da lui stesso definita come ricerca comparata sul comportamento (vergleichende Verhaltensforschung).
Nel 1973 la sua carriera trova coronamento con l'assegnazione del Premio Nobel per la medicina e la fisiologia (condiviso con Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch) per i suoi studi sulle componenti innate del comportamento e in particolare sul fenomeno dell'imprinting nelle oche selvatiche.
Lorenz deve tuttavia gran parte della propria popolarità alle opere di divulgazione scientifica. Pioniere dell'ambientalismo, si oppose alla costruzione delle centrali nucleari. Si è inoltre occupato per tutta la vita di filosofia e in particolare di teoria della conoscenza, contribuendo alla fondazione dell'epistemologia evoluzionistica ed elaborando un'interpretazione biologica e filogenetica dell'apriorismo kantiano.
Trascorre l'infanzia a Altenberg, sulle rive del Danubio, dove frequenta la scuola e conosce Karl Popper. Dopo la maturità, nel 1922 si trasferisce a New York e si iscrive alla Columbia University, dove studierà medicina e conoscerà Thomas Hunt Morgan. Si laurea a Vienna nel 1928, intraprende la carriera medica come il padre chirurgo, ma poi si dedicherà a psicologia e zoologia, ottenendo nel 1939 una cattedra all'Università di Königsberg.

▪ 2004 - Paul Marlor Sweezy (New York, 10 aprile 1910 – 27 febbraio 2004) è stato un marxista ed economista statunitense.
Fu un autorevole economista marxista, noto in Italia soprattutto per il suo saggio Il capitale monopolistico, tradotto nel 1968.
Sweezy studiò all'Università Harvard, dove si laureò nel 1931. Dopo la laurea frequentò per un anno la London School of Economics, dove venne avvicinato al marxismo dalle lezioni di Harold Laski, esponente di primo piano del Partito Laburista, e dalla lettura della Storia della rivoluzione russa di Lev Trockij.
Tornato alla Harvard, tenne dei corsi sull'economia dei paesi socialisti e le teorie economiche socialiste (cristiane, fabiane e marxiste) e fu assistente di Joseph Schumpeter. Conseguì il dottorato nel 1937, discutendo la tesi Monopoly and Competition in the English Coal Trade, 1550-1850.
Lasciò l'insegnamento nel 1942 per arruolarsi e lavorò fino al 1945 presso la divisione di ricerca e analisi dell'Office of Strategic Services (da cui poi deriverà la CIA).
Sono da ricordare, di questo periodo, i suoi studi sul monopolio e sull'oligopolio ed il suo libro sulla teoria dello sviluppo capitalistico, nel quale affronta il problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione e le teorie marxiste delle crisi.

La fondazione della Monthly Review
Finita la guerra, la sua carriera universitaria risultò ostacolata dalle sue posizioni marxiste. Sweezy fondò quindi nel 1949, con Leo Huberman, la Monthly Review. An Independent Socialist Magazine, una rivista definita "indipendente" in quanto non legata ad alcun partito (allora i partiti comunisti erano "dipendenti" da Mosca), che esercitò notevole influenza sulla "Nuova Sinistra" americana ed inglese e sui movimenti "antimperialisti" di molti paesi.
Il primo numero ospitava, tra gli altri, un articolo di Albert Einstein intitolato Perché il socialismo?.
Nel 1952, quando il giornalista I.F. Stone cercava invano un editore per pubblicare un libro che contestava la versione ufficiale circa la Guerra di Corea, Sweezy e Leo Huberman fondarono la casa editrice Monthly Review Press, che ha poi pubblicato testi come Lavoro e capitale monopolistico di Harry Braverman, Capitalismo e sottosviluppo in America Latina di Andre Gunder Frank, Lo sviluppo ineguale di Samir Amin.
Nel 1954 il Procuratore Generale del New Hampshire citò Sweezy in giudizio in merito alle sue opinioni politiche ed alle associazioni cui partecipava, chiedendogli di fare i nomi di altri associati, ma Sweezy rifiutò invocando la libertà di espressione tutelata dal Primo Emendamento. Fu condannato per oltraggio alla corte, ma presentò appello e la Corte Suprema lo prosciolse nel 1957.

Il capitale monopolistico
Nel 1966 Sweezy pubblicò con Paul A. Baran la sua opera più importante, Il capitale monopolistico, dedicata a Che Guevara.
In quest'opera gli autori sostengono che l'economia delle grandi imprese non segue i principi della concorrenza perfetta. Le grandi imprese sono in grado di imporre il prezzo di vendita dei loro prodotti, anche perché evitano di farsi concorrenza sul terreno dei prezzi, e di assorbire eventuali aumenti salariali aumentando i prezzi.
Ne segue la capacità di realizzare profitti sempre più cospicui, ma anche la difficoltà crescente di convertire tali profitti in investimenti e consumi, con il conseguente loro impiego in spese per la promozione delle vendite, nella spesa pubblica, nel militarismo e nell'imperialismo.
Tuttavia, «La fatale domanda "per che cosa spendere?", a cui il capitalismo monopolistico non può trovare risposta nel campo della spesa civile, è surrettiziamente penetrata nello stesso apparato militare. Ma da tutte le indicazioni disponibili risulta chiaro che neppure qui essa può trovare risposta»
Ne segue, secondo gli autori, una ineliminabile tendenza alla stagnazione.


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