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Il calendario del 6 Marzo

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

▪ 1479 - Trattato di Alcáçovas - Il Portogallo cede alla Castiglia le Isole Canarie in cambio delle sue pretese sull'Africa Occidentale

▪ 1521 - Ferdinando Magellano scopre l'isola di Guam

▪ 1792 - Re Carlo IV di Spagna cede Orano (Algeria) all'Impero Ottomano

▪ 1820 - Il Compromesso del Missouri viene firmato in legge dal presidente statunitense James Monroe. Il compromesso permette al Missouri di entrare nell'Unione come stato schiavista, ma rende il resto della parte settentrionale del territorio della Louisiana Purchase libero dalla schiavitù

▪ 1836 - Rivoluzione Texana: Il generale Santana dell'Esercito Messicano, alla testa di 3.000 uomini, dopo un assedio di 13 giorni a Fort Alamo, sconfigge i 189 volontari texani a difesa del forte, uccidendoli tutti

▪ 1853 - La Traviata di Giuseppe Verdi debutta al Teatro La Fenice di Venezia ed è un "fiascone, e peggio hanno riso" come scrisse lo stesso Verdi. L'opera avrà in seguito successo ovunque.

▪ 1869 - Dmitri Mendeleev presenta la prima tavola periodica alla Società Chimica Russa

▪ 1899 - La Bayer registra l'aspirina come marchio commerciale

▪ 1901 - A Brema un assassino tenta di uccidere Guglielmo II di Germania

▪ 1902 - Viene fondato il Real Madrid, la squadra calcistica che ha vinto più Coppe dei Campioni

▪ 1918 - la nave Cyclops della marina degli Stati Uniti scompare nel triangolo delle Bermude

▪ 1940 - Guerra d'inverno: Finlandia e Unione Sovietica firmano un armistizio

▪ 1945 - In Romania si forma il primo governo dopo la seconda guerra mondiale

▪ 1946 - Guerra del Vietnam: Ho Chi Minh firma un accordo con la Francia che riconosce il Vietnam come stato autonomo nella Federazione Indocinese e nell'Unione Francese

▪ 1951 - Inizia il processo a Ethel e Julius Rosenberg

▪ 1953 - Georgij Malenkov succede a Josif Stalin come Premier e Primo Segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica

▪ 1957
  1. - Le colonie britanniche della Costa d'Oro e del Togoland diventano la Repubblica indipendente del Ghana.
  2. - Israele ritira le sue truppe dalla penisola del Sinai

▪ 1964 - Costantino II diventa re di Grecia

▪ 1970 - Il sospetto omicida Charles Manson pubblica un album intitolato Lies per finanziare la sua difesa

▪ 1975
-
  1. In Italia la maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni
  2. - Accordo di Algeri: Iran e Iraq annunciano una soluzione della loro disputa sui confini

▪ 1978 - Joseph Paul Franklin spara a Larry Flynt, editore della rivista pornografica Hustler, che rimane paralizzato dalla vita in giù

▪ 1984 - Inizia lo sciopero dell'industria britannica del carbone che durerà per dodici mesi

▪ 1992
  1. - Il Virus Michelangelo inizia ad infettare i computer
  2. - Viene istituito il nuovo comune di Fiumicino

▪ 1997 - La Testa di donna di Pablo Picasso, viene rubata da una galleria di Londra, e recuperata una settimana dopo

▪ 2005 - Rubate alcune opere del pittore Edvard Munch appartenenti ad una collezione privata dell'albergo Refsnes Gods, a sud di Oslo, Norvegia. Le opere consistono in due litografie, un acquerello (Vestito blu), un autoritratto ed il ritratto del commediografo August Strindberg. Le opere verranno ritrovate il giorno seguente.

Anniversari

* 690 - Giuliano di Toledo (Toledo, 642 – Toledo, 6 marzo 690) , venerato come santo dalla chiesa cattolica, fu vescovo di Toledo per dieci anni, scrittore prolifico e storico della Spagna visigota.
Nacque a Toledo, allora capitale del regno visigoto di Spagna.
Da genitori cristiani di probabile ascendenza ebraica. Fu battezzato nella cattedrale di Toledo, la sua educazione fu seguita dal vescovo Eugenio II. Seguì la vocazione monastica e prese i voti religiosi nel monastero di Agalai, di cui dopo divenne abate. Suo fedele e fraterno amico fu Gudila Levita. Presto però, per la scarsità di sacerdoti, furono chiamati ad incarichi importanti nella diocesi di Toledo, Gudila divenne arcidiacono, morì poi ancora giovane, Giuliano svolse la sua opera, con grande diplomazia, nella Curia vescovile di Toledo e alla morte del vescovo Quirico, venne nominato vescovo dal re Wamba e poi consacrato nel 680.
Fu coinvolto nell'episodio della deposizione del re da parte di un gruppo di nobili dissidenti capeggiati dal conte Flavio Ervigio, che gli fece credere che Wamba volesse abdicare ed entrare in convento. Poi Ervigio somministrò una pozione soporifera al re e chiese a Giuliano di praticargli la tonsura. Quando il re si risvegliò fu troppo tardi, perché secondo le leggi di allora, ormai era divenuto religioso e non poteva tornare indietro. Giuliano descrisse quest'episodio nella sua opera: Historia Rebellionis Pauli adversus Wambam.
Durante il suo episcopato presiedette quattro concili: il XII nel 681, il XIII nel 683, il XIV nel 684 e il XV nel 688, in quest'ultimo fu condannata l'eresia monotelita di Apollinare, con un decreto aggiunto, in cui Giuliano confermò la propria posizione teologica sulle Due volontà di Cristo, tema al quale si dedicarono 17 canoni.
Su richiesta di Ervigio, nel 686, scrisse De Comprobatione Aetatis Sextae Contra Judaeos, un'opera dagli accenti antisemiti che preconizzava la conversione degli ebrei. Giuliano scrisse molte altre opere, fra queste una che proponeva la revisione della liturgia mozarabica, i tre libri intitolati Prognostica che si occupano dei Novissimi. Giuliano fu sempre estremamente umile e disponibile ad aiutare tutti i poveri che bussavano alla sua porta.
Morì il 6 marzo 690.

▪ 1252 - Rosa da Viterbo (Viterbo, 1233 – Viterbo, 6 marzo 1252) fanciulla italiana venerata come santa dalla Chiesa cattolica.
Vergine, di famiglia poverissima, Rosa desiderava entrare nelle Clarisse, che la respinsero a causa della sua salute precaria. Dopo una guarigione miracolosa entrò nel terz'ordine francescano. Predicò accanitamente contro i catari, aizzati da Federico II contro il Papa, e prese una forte posizione in difesa del pontefice nella lotta fra Guelfi e ghibellini. Fu mandata in esilio con la sua famiglia per ordine del podestà di Viterbo e si rifugiò prima a Soriano nel Cimino, poi a Vitorchiano. In un'occasione rimase miracolosamente incolume tra le fiamme. Predisse la morte dell'imperatore Federico II e, quando questa avvenne, tornò a Viterbo.

Canonizzazione
Il corpo, sepolto direttamente nella terra (senza bara), fu ritrovato integro nel 1258 e traslato, per disposizione di papa Alessandro IV, nella Chiesa di Santa Maria delle Rose in Viterbo, ove oggi sorge il Santuario della Santa.
Il processo di canonizzazione iniziò l'anno stesso della morte e fu poi ripreso e portato a termine nel 1457, sotto papa Callisto III.

Il culto a Viterbo
«Quale grande risposta d'amore troviamo in quella meravigliosa giovinetta che fu la vostra santa Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancor oggi come modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a fondo, nella loro vita, l’assoluto di Dio in una piena donazione d'amore al di là di ogni rispetto umano!» (Papa Giovanni Paolo II, Omelia durante la visita pastorale a Viterbo, 27 maggio 1984)
A Viterbo, città di cui è patrona, le è dedicata una grande festa il 4 settembre di ogni anno che rievoca la traslazione del corpo di santa Rosa avvenuta nel 1258; la sera del 3 settembre viene trasportata in processione, sulle spalle di cento robusti portatori, la Macchina di Santa Rosa, un campanile illuminato rinnovato ogni 5 anni, con un'altezza di circa 30 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa.
A Viterbo e nei dintorni si trovano numerose raffigurazioni di santa Rosa, per lo più in abiti dell'ordine francescano, e con una corona di rose sul capo.

Opere musicali ispirate alla Santa
A tale personaggio s'ipirano i due oratori: Santa Rosa di Viterbo, musica di Francesco Monti, in prima esecuzione ad Ancona per la festa di San Ciriaco nel 1726; Santa Rosa di Viterbo del sacro ordine di San Francesco, a 5 voci, musica di Alessandro Melani, eseguito la prima volta in Firenze alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri nel 1693. La prima esecuzione moderna di quest'ultimo, curato in forma corrente da Saverio Franchi e Massimo Scapin, si diede nella Basilica Cattedrale di Viterbo durante il "Festival barocco" del 2000, nell'interpretazione dell'Orchestra da Camera della Scuola Musicale Comunale di Viterbo, direttore Massimo Scapin.

▪ 1836
- James Bowie, detto Jim Bowie (Contea di Logan (Kentucky), 10 aprile 1796 – The Alamo, 6 marzo 1836), è stato un militare statunitense. Era un pioniere e soldato del XIX secolo che ha avuto una parte importante nella rivoluzione texana e fu ucciso nella battaglia di Alamo. Nacque nel Kentucky, e trascorse la maggior parte della sua vita in Louisiana prima di trasferirsi in Texas ed unirsi alla rivoluzione.
Bowie è conosciuto anche per il tipo di coltello portato, che fu noto come Bowie knife. Le storie del suo spirito di frontiera, lo hanno reso uno dei più interessanti eroi popolari della storia del Texas.

- David Crockett o Davy Crockett (Contea di Greene, 17 agosto 1786 – The Alamo, 6 marzo 1836) è stato un militare, politico, cacciatore, avventuriero ed eroe popolare del Far West statunitense.

Da piccolo a grande cacciatore
Nato a Greene County, nello stato del Tennessee, fu figlio di coloni poveri e trascorse una infanzia ed una adolescenza difficili, perché i genitori avevano perso la casa e tutti i loro averi a causa dello straripamento del fiume Nalichucky.
Il padre convinto che Davy fosse "un buono a nulla", decise di aprire una locanda, la "Locanda Crockett", in una regione più sicura dello stato. Davy, perciò venne cresciuto dal padre a suon di vergate e per sfuggirgli si adattò a fare l'aiutante dei carovanieri diretti verso la Virginia ed il mandriano: in questo modo si spinse fino a Boston, ma senza trascurare mai la sua vera passione: la caccia nei boschi di piccoli animali dalla pelle pregiata come i tassi e gli opossum.
Fu così che crebbe senza ricevere una vera istruzione. Solo poco prima di sposarsi con la prima moglie Polly imparò a leggere, scrivere e far di conto. Intanto lavorò sodo per pagare i debiti del padre e non abbandonò mai la passione per la caccia che finì per diventare il suo vero lavoro. Divenuto uomo si specializzò nella "caccia grossa" e divenne popolare e famoso in tutto il Tennessee come cacciatore di orsi, al punto che qualche amico lo considerava il più grande cacciatore di tutto l'Ovest. Davy Crockett viene spesso raffigurato con indosso pantaloni di cuoio e giacche di pelle di daino o camoscio, costeggiate da una caratteristica sfrangettatura di pelle lungo le gambe, dietro le maniche e in corrispondenza dei pettorali, delle spalle e del torso. Intorno alla vita aveva un grosso cinturone con un pugnale da cacciatore e a sinistra appeso ad una bandoliera un corno pieno di polvere da sparo. Nella mano sinistra stringeva il suo inseparabile fucile. In testa portava un berretto di pelle di tasso o di procione, con una lunga coda dietro, ricavato dal corpo dello stesso animale. Sembra comunque che il vero Davy Crockett, non abbia mai usato questo tipo di copricapo: questa fu un'invenzione dell'attore che a teatro ne raccontava le gesta leggendarie.

Da esploratore a colonnello
Un giorno del settembre 1813 venuto a sapere che gli indiani della sua regione stavano sul sentiero di guerra e si preparavano ad attaccare i coloni, salutò la moglie e i bambini e raggiunse al galoppo l'esercito del generale Andrew Jackson per combattere nella campagna contro gli indiani Creek come esploratore. Dopo i primi scontri le sorti della guerra contro gli indiani si rivelarono incerti e il generale Jackson deciso ad avere la meglio ipotizzò un piano di battaglia in base al quale i Creek dovevano essere intrappolati nelle acque del fiume Enotachopco.
Il piano del generale però fallì e solo grazie al coraggio e al valore di Davy Crockett e dei suoi esploratori gli indiani furono definitivamente sconfitti. Ritornato alla vita civile era diventato famoso come eroe della guerra contro gli indiani Creek e gli abitanti della sua regione, che lo stimavano come uomo onesto e giusto, lo elessero prima giudice di pace e poi colonnello del reggimento che doveva proteggere le loro abitazioni in caso di necessità.

Da deputato a scrittore
Intanto riprese anche la sua attività di cacciatore di orsi e quando giunse il tempo delle elezioni si candidò come deputato. Così nel 1828 fu eletto al Congresso degli Stati Uniti. Al tempo di Davy Crockett il Tennessee era il sedicesimo stato che aveva aderito all'Unione e sulla bandiera rossa, bianca e blu a stelle e strisce vi erano ancora 15 stelle solamente. Tuttavia Davy Crockett per il suo passato di eroe e di famoso cacciatore di orsi fu eletto deputato per due legislature consecutive. Si dice che in questa occasione, per non essere additato pubblicamente come il deputato dal berretto di pelle di opossum, si fece prestare da un amico i soldi per comprarsi un vestito da gentleman per essere più presentabile.
Fu a questo punto della sua vita che Davy Crockett si trovò in difficoltà per aver combattuto durante la guerra contro i Creek. Quindici anni prima, infatti, il generale Jackson aveva firmato con loro un trattato di pace in base al quale essi potevano occupare per sempre le terre ad Est del fiume Mississippi. Divenuto presidente degli Stati Uniti, Andrew Jackson decise di proporre un disegno di legge che violava quel trattato. Davy Crockett, che per tutta la vita era stato un uomo onesto e giusto ed aveva seguito il principio "Se sei convinto di aver ragione procedi fino in fondo", si oppose in maniera intransigente al progetto di legge del presidente Jackson. Si rendeva conto che gli indiani che lui aveva combattuto erano diventati dei pacifici contadini e non sarebbe stato giusto respingerli oltre il Mississippi, dove sarebbero stati attaccati da tribù bellicose. Era convinto inoltre che gli indiani avessero gli stessi diritti dei coloni e che il trattato stipulato con loro dovesse essere rispettato. Molti erano della sua stessa opinione, ma solo pochi ebbero il coraggio di affermarlo come lui, perciò quando si fecero nuove elezioni Davy Crockett venne sconfitto dai jacksoniani. Tuttavia la gente continuò a parlare della sua coraggiosa opposizione al presidente Jackson al punto che la sua notorietà crebbe tanto da essere eletto al Congresso per una terza legislatura. In questa occasione gli venne regalato un sigillo d'oro con la scritta "Procedi fino in fondo" ed anche il più bel fucile che abbia mai posseduto.

Infine patriota ed eroe leggendario
Deluso e disgustato dalla politica, si recò in diverse località dell'Est per promuovere il suo libro "A narrative of the life of David Crockett"; tuttavia dopo la terza legislatura non fu più rieletto, sempre a causa della sua opposizione a Jackson, e lasciò definitivamente Washington pronunciando una frase destinata a diventare celebre:
«Potreste anche finire tutti all'inferno, io me ne andrò in Texas». Fu così che decise di iniziare la più grande e generosa avventura della sua vita: la guerra per l'indipendenza del Texas dal Messico del presidente Santa Anna, perché finalmente i texani si erano decisi a combattere per la loro libertà. Davy Crockett partì con sedici patrioti, che si chiamarono la compagnia di Crockett. Una volta raggiunto quello stato, aderì alla rivoluzione texana e raggiunse Forte Alamo.
Crockett arrivò a San Antonio de Béxar ai primi di febbraio del 1836; Antonio López de Santa Anna arrivò invece alcuni giorni dopo, più precisamente il 20. Verso la sera del 5 marzo 1836 cinquemila messicani accerchiarono Alamo, lo attaccarono a colpi di cannone e lo distrussero perché il generale Sam Huston, che aveva cercato di costituire un esercito di duemila texani per sbarrare la strada ai messicani, non riuscì ad arrivare in tempo per partecipare alla battaglia. Davy Crockett e la sua compagnia combatterono fino alla morte per la libertà e l'indipendenza del Texas, scrivendo così una pagina di storia leggendaria.
"Davy Crockett - scrive E.L. Meadowcroft - era morto coraggiosamente come era vissuto. Con coraggio, umanità, fermezza e buon umore, aveva sempre combattuto per quello che riteneva giusto. Aveva sacrificato la propria vita per la libertà altrui e morì da vero americano, e il suo nome non sarà mai dimenticato finché esisteranno gli Stati Uniti d'America".

Davy Crockett e Andrew Jackson
Davy Crockett e Andrew Jackson erano entrambi del Tennessee, ma si conobbero bene solo durante la difficile campagna di guerra contro gli indiani Creek. Quando questi furono sconfitti definitivamente nella battaglia di Teledaga, diventarono membri prima dell'Assemblea legislativa e poi del Congresso dell'Unione. In questo periodo della loro vita Davy Crockett e Andrew Jackson si trovarono - benché entrambi democratici - in disaccordo su due importanti questioni: la questione indiana e la questione texana.
Per quanto riguarda la prima, il colonnello Davy Crockett votò contro il presidente Jackson e si oppose in maniera intransigente alla violazione del trattato di pace con i Creek; in merito alla seconda, invece, poiché Jackson sosteneva che il Texas dovesse diventare uno stato statunitense per annessione solo dopo che i Texani avessero proclamato la loro indipendenza dal Messico, egli sostenne la tesi che i coloni statunitense che si trovavano lì dovessero essere aiutati contro i Messicani e così fece. Probabilmente Crockett sentiva la necessità di compiere una grande impresa patriottica per essere rieletto per la quarta volta al Congresso o per diventare Governatore del suo stato.

La Tigre di Alamo
E.L. Meadowcroft racconta che quando David Crockett giunse ad Alamo con la sua compagnia i comandanti del forte J. Bowie e W. Travis furono talmente contenti che gli chiesero di assumere il comando in qualità di colonnello. Tuttavia egli, per riconoscenza, rispose che era venuto ad Alamo non per fare il comandante, ma per battersi come una tigre da vero patriota. Quando Forte Alamo, sorto alla fine del Settecento da una missione francescana fortificata, venne attaccato, era presidiato solo da 188 texani, che prima di morire, dal 23 febbraio al 6 marzo, opposero una resistenza così accanita da infliggere perdite molto gravi al nemico.
Alla fine dei combattimenti l'intera guarnigione venne annientata: solo Davy Crockett ancora oggi viene ricordato come uno degli eroi di maggior rilievo di tutta l'epopea americana, proprio perché veramente si era battuto come una "tigre". In realtà ebbe poco da scegliere in quella occasione: prima dell'attacco Bowie si era gravemente ammalato di tubercolosi, perciò toccò a lui organizzare ed animare la battaglia insieme a Travis. Bowie fu trucidato moribondo nel suo letto dai Messicani. Tutti gli eroi di Alamo furono vendicati poco dopo dal generale Sam Huston, che diventò Governatore del Texas alla fine della guerra d'indipendenza. Lo stato del Texas divenne uno stato statunitense per annessione. Davy Crockett e la sua guarnigione avevano molto contribuito ad indebolire l'esercito messicano.

Cronologia storica
▪ 1767-1845: Andrew Jackson nasce a Waxhaw Creek, Carolina del Sud; muore a Nashville, Tennessee.
▪ 1786-1836: Davy Crockett nasce presso Limestone, Tennessee; muore ad Alamo, Texas.
▪ 1812-1821: l'avvocato Andrew Jackson abbandona la sua prestigiosa carriera forense e inizia la carriera militare per combattere contro gli Inglesi e gli Indiani.
▪ 1812: Davy Crockett combatte agli ordini del generale Jackson nella guerra contro gli indiani Creek.
▪ 1821-1825: Davy Crockett entra a far parte dell'Assemblea legislativa del Tennessee.
▪ 1821: il generale Jackson abbandona la carriera militare ed entra nella vita politica schierandosi col partito democratico.
▪ 1824: l'ex generale Jackson perde la campagna elettorale presidenziale e, come senatore del Tennessee, organizza il nuovo Partito democratico.
▪ 1827-1831: Davy Crockett viene eletto come deputato whig dello stato del Tennessee al Congresso a Washington.
▪ 1828: il senatore Jackson con una schiacciante maggioranza vince le elezioni presidenziali e viene rieletto quattro anni dopo nel 1832.
▪ 1833-1835: Davy Crockett viene rieletto per la terza volta.
▪ 1835: il presidente Jackson si ritira nella sua residenza di Hermitage e dedica gli ultimi dieci anni della sua vita al rafforzamento del Partito democratico e sostiene con una campagna l'annessione del Texas.
▪ 1836: Davy Crockett giunge dal Tennessee ad Alamo nel Texas ai primi di febbraio; il dittatore Antonio López de Santa Anna distrugge Forte Alamo dal 23 febbraio al 6 marzo; si conclude il conflitto con la vittoria dei texani nella battaglia di San Jacinto (aprile 1836); il Texas si dichiara indipendente; il generale Sam Huston viene nominato capo del governo.
▪ 1845: il Texas viene annesso agli Stati Uniti, come stato schiavista, con capitale Austin.

Testimonianze sulla sua morte
Sulla morte di Davy Crockett il suo biografo E.L. Meadowcroft nel 1970 ha scritto: «L'indomani, all'alba, i messicani posero l'assedio alle mura di Alamo. Il piccolo gruppo di americani che si trovava all'interno del Forte si difese valorosamente, ma quando l'attacco terminò dopo un'ora di dura battaglia, nessuno di loro era vivo».
Non fu chiaro se Crockett fosse morto nella battaglia di Alamo, durante lo scontro finale che avvenne il 6 marzo; il modo in cui morì è rimasto un mistero fino alla pubblicazione del diario di José Enrique de la Peña, avvenuta nel 1955. Susanna Dickinson, moglie di Almaron Dickinson, ufficiale ad Alamo, disse che Crockett morì fuori dalle mura e che fu uno dei primi a cadere.
L'unico maschio che sopravvisse alla battaglia, Joe - uno schiavo del comandante William Travis, uno dei capi della resistenza assieme a Jim Bowie - disse di aver visto Crockett morto tra altri corpi senza vita dei soldati messicani; solo un altro combattente - Warner, anch'egli catturato dai messicani - venne ucciso in seguito.
Quando la testimonianza di Peña fu divulgata e presa in considerazione dagli storici insieme ad altri documenti, l'importanza della presenza di Crockett ebbe la giusta dimensione e rilevanza.
Travis aveva scritto che durante il primo bombardamento Crockett era «dappertutto ad Alamo, per animare gli uomini a fare il loro dovere».
Altre testimonianze narrano della sua fida carabina Betsy con la quale uccise in rapida successione cinque messicani che cercavano di colpire un cannone del forte; per poco Crockett non riuscì a colpire anche Santa Anna che pensava di essere sufficientemente al riparo.
Crockett ed altri cinque o sei uomini vennero catturati quando le truppe messicane si impossessarono di Alamo poco dopo l'alba, intorno alle 6 del mattino. Ritenevano che Santa Anna avesse ordinato di non prendere ostaggi, ma non fu così: vennero fatti prigionieri e giustiziati successivamente.

Davy Crockett nella letteratura americana
Davy Crockett è stato per i suoi contemporanei americani una leggenda vivente. Dopo la sua morte divenne anche un personaggio storico al quale si sono ispirati per le loro opere autori di ogni genere.
Personalmente non ebbe una vera e propria educazione: di fatto, non seppe leggere né scrivere fino alla età di diciotto anni; tuttavia dopo essere stato eletto deputato al Congresso degli Stati Uniti scrisse la propria Autobiografia, che è considerata uno dei classici della nascente letteratura americana e c'è chi la considera uno dei cento capolavori più importanti di tutta la sua storia. Infatti, scrive C.Gorlier, «l'Autobiografia costituisce uno dei primi esempi di narrativa al di fuori degli schemi tradizionali di impronta inglese,...».

Davy Crockett in Italia
Davy Crockett per certi tratti della sua personalità, per il suo caratteristico modo di vestire, per il suo spirito di avventura, per il suo patriottismo ed eroismo, in Italia è stato definito il "Garibaldi d'America" ed è diventato l'eroe americano più popolare, prima per merito degli emigranti italo-americani, successivamente per la larga diffusione dei libri e dei film sulla sua figura, molti dei quali trasmessi anche per televisione.

Film sulla figura di Davy Crockett
Sulla figura di Davy Crockett sono stati girati ben quattordici film che hanno esaltato la visione epica e romanticamente popolare - al di là del suo reale spessore storico - di questo personaggio della storia della nascente nazione americana.
Fra questi ricordiamo:
▪ Le avventure di Davy Crockett, Davy Crockett, King of the Wild Frontier, del 1955, versione condensata di tre episodi girato inizialmente per la televisione, con Fess Parker nel ruolo di Crockett
▪ La battaglia di Alamo, The Alamo, del 1960, con la figura del protagonista impersonata da John Wayne
▪ Alamo - Gli ultimi eroi, The Alamo, del 2004, con Billy Bob Thornton nella parte di Crockett
▪ Davy Crokett e i pirati del fiume

- William Barret Travis (Contea di Saluda, 9 agosto 1809 – The Alamo, 6 marzo 1836) fu un comandante militare texano, e un avvocato. In quel periodo il Texas era sotto la dominazione messicana.
Fin da piccolo si appassiona alla guerra e quindi si arruola nell'esercito.
Quando inizia la Rivoluzione texana lui si schiera dalla parte dei ribelli texani diventandone un alto ufficiale.
Nel Febbraio del 1836 è chiamato a proteggere l'offensiva del generale Sam Houston dall'attacco dei messicani comandati dal generale Antonio López de Santa Anna e deve riuscire a radunare un piccolo esercito, riesce a raccogliere 183 uomini radunati a Fort Alamo.
Lui era ottimista perché doveva arrivare il colonnello Fannin con circa 500 unità, ma il colonnello Fannin era rimasto vittima di un'imboscata quindi i texani erano 183 contro circa 3500 messicani.
Lui combatté nella battaglia di Alamo ma morì come il resto dei suoi uomini e il suo corpo venne bruciato assieme ad altri 181.
Prima di morire ad Alamo, disse la seguente frase: Comunque vada, il Texas si ricorderà di William Barret Travis

▪ 1888 - Louisa May Alcott (Germantown, 29 novembre 1832 – Boston, 6 marzo 1888) è stata una scrittrice statunitense.
Divenne famosa per aver scritto la quadrilogia di libri per ragazzi Piccole donne.
Louisa May Alcott nasce a Germantown, che attualmente fa parte della città di Philadelphia. La Alcott è figlia del noto filosofo trascendentalista Amos Bronson Alcott e di Abigail May Alcott. Nasce nel giorno del compleanno del padre che, in una lettera al cognato Samuel Joseph May, scrisse: «È con grande piacere che ti annuncio la nascita della mia seconda figlia ... nata circa alle dodici e mezza questa mattina, nel giorno del mio 33esimo compleanno».
Louisa era la seconda di quattro sorelle: Anna Bronson Alcott, Elizabeth Sewall Alcott e Abigail May Alcott.
La famiglia si spostò a Boston nel 1834, in seguito si sposta nel Massachusetts, dove il padre fonda una scuola sperimentale ed entra a far parte di un club trascendentale con Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau. Nel 1840 la famiglia Alcott si trasferisce in un cottage con annessi due acri di terreno lungo il Sudbury River a Concord, Massachusetts. Per un breve periodo, dal 1843 al 1844, la famiglia vive in una comunità chiamata Utopian Fruitlands, che però fallisce.
Louisa ricevette un'educazione privata, tra gli insegnanti troviamo Ralph Waldo Emerson, Nathaniel Hewthorne e Margaret Fuller, tutti amici di famiglia.
La Alcott fu un'abolizionista e una femminista. Nel 1848, Louisa legge e ammira la "Dichiarazione dei Sentimenti" pubblicata dalla Seneca Falls Convention sui diritti delle donne.
A causa delle condizioni economiche in cui gravava la famiglia, la Alcott è costretta a lavorare fin da giovane come insegnante occasionale, sarta, governante, aiutante e, in seguito, scrittrice.
Nel 1879, la sorella più piccola, May, muore. Loiusa prende in carico la figlia della sorella, Louisa May Nieriker ("Lulu"), che ha solo due anni.
Negli ultimi anni, la Alcott diviene un avvocato a favore del suffragio universale esteso alle donne ed è stata la prima donna a iscriversi alla lista dei votanti a Concord, Massachussetts, in un'elezione scolastica.
Louisa May Alcott muore a Boston il 6 maggio 1888, due giorni dopo aver visitato il padre sul letto di morte. La morte è attribuita a un avvelenamento da mercurio, contratto durante la Guerra Civile Americana quando era stata curata con un composto a base di mercurio. Le sue ultime parole sono state: «Is it not meningitis?» («Non è meningite?»).
La storia della vita e la carriera della Alcott sono stati raccontati nel libro di Ednah D. Cheney Louisa May Alcott: Her Life, Letters and Journals (Boston, 1889) e, in seguito, in Louisa May Alcott (University of Oklahoma Press, 1950) di Madeline B. Stern.

Carriera letteraria
Il suo primo libro è stato Flower Fables del 1855, una raccolta di racconti originariamente scritti per Ellen Emerson, la figlia di Ralph Waldo Emerson.
Nel 1860, Louisa inizia a scrivere per l'Atlantic Mounthly.
Allo scoppio della Guerra Civile Americana, lavorò (dal 1862 al 1863) come infermiera all'Union Hospital a Georgetown. Nelle lettere da lei inviate durante il periodo di servizio all'ospedale, pubblicate e riviste nel Commonwealth e raccolte in Hospital Sketches (1863, ripubblicato con aggiunte nel 1869), diede dimostrazione di un arguto spirito di osservazione e di senso dell'umorismo che le valsero le prime recensioni positive.
Il suo romanzo Mood del 1864, basato su esperienze realmente vissute dall'autrice, è stato anche esso promettente.
La Alcott scrisse storie appassionanti e storie sensazionali sotto lo pseudonimo di A. M. Barnard. Tra le opere sotto questo pseudonimo, troviamo A Long Fatal Love Chase e Pauline's Passion and Punishment. Questi libri ebbero un immediato e notevole successo commerciale perché scritti in uno stile popolare.
Louisa produsse storie per bambini in cui l'elemento "moralità" era il dominante e, a esclusione del lavoro semi-autobiografico Work(1873) e l'anonimo romanzo rosa A Modern Mephistopheles (1875) che si pensa sia stato scritto da Julian Hawthorne e non dalla Alcott, non continuò a scrivere libri per adulti.
Il successo letterario arrivò nel 1868 con la pubblicazione della prima parte di Piccole Donne (Little Women: or Meg, Jo, Beth and Amy), un racconto semi-autobiografico nel quale descrisse con molto senso dell'umorismo e realismo episodi della sua infanzia con le sorelle a Concord.
Il secondo libro, Part Second, conosciuto anche come Good Wives (1869), segue la vita della sorelle March nell'età adulta e nel matrimonio.
Piccoli Uomini (Little Men) del 1871 narra la vita di Jo alla Plumfield School che l'autrice fondò assieme al marito Bhaer, episodio narrato alla fine di Good Wives. Il quarto libro, I ragazzi di Jo (Jo's Boys), del 1886 completa la saga della Famiglia March.
La gran parte dei volumi pubblicati tra il 1870 e il 1879, An Old Fashioned Girl (1870), Aunt Jo's Scrap Bag (sei volumi, 1871-1879), Eight Cousins e il suo sequel Rose in Bloom (1876), seguono la linea di Piccole Donne.
La Alcott basò l'eroina "Jo" su sé stessa in Piccole Donne ma Jo si sposa alla fine del secondo libro mentre la Alcott non si sposa mai.

▪ 1898 - Felice Carlo Emanuele Cavallotti (Milano, 6 ottobre 1842 – Roma, 6 marzo 1898) è stato un politico, poeta e drammaturgo italiano.
«I diritti non nascono che dal dovere compiuto»
Figlio di Francesco, originario di Venezia, trasferitosi a Milano per ragioni di lavoro e di Vittoria Gaudi, milanese, fu il fondatore, insieme ad Agostino Bertani, del Partito Radicale storico, movimento attivo tra il 1877 e l'avvento del Fascismo. Cavallotti fu considerato il capo incontrastato dell'"Estrema Sinistra" nel parlamento dell'Italia liberale pre-giolittiana.
Abbandonata la famiglia a diciotto anni per unirsi alla seconda fase della Spedizione dei Mille, Felice Cavallotti combatté con i Garibaldini nel 1860, e nel 1866 in Valtellina e in Trentino, ove prese parte alla Terza Guerra d'Indipendenza come volontario nel 4° Reggimento comandato dal colonnello Giovanni Cadolini del Corpo Volontari Italiani. Si distinse per valore nella battaglia di Vezza d'Oglio. Nel 1867 fu di nuovo al fianco di Garibaldi nella Roma pontificia, durante la fallita insurrezione che vide l'intervento delle truppe francesi in aiuto di Pio IX.
Come scrittore Cavallotti commentò le azioni dei Garibaldini per il giornale milanese L'Unione e per il napoletano L'Indipendente di Alexandre Dumas padre; tra il 1866 ed il 1872 scrisse satire anti-monarchiche per la Gazzetta di Milano e per la Gazzettina Rosa.

L'attività politica
Dopo la morte di Agostino Bertani, avvenuta nel 1886, la passione di Cavallotti nel rivendicare riforme, ed una riconosciuta generosità d'animo da parte dei contemporanei, gli assicurarono la leadership della sua parte politica ed una popolarità seconda solo a quella di Francesco Crispi.
Nel 1873, all'età di 31 anni, Felice Cavallotti fu eletto per la prima volta al Parlamento come deputato di Corteolona. Molto attivo contro gli ultimi governi della Destra storica, Cavallotti fu scettico anche a proposito della Sinistra, che salì al potere nel 1876, e si tenne all'opposizione, denunciandone il trasformismo negli anni di Agostino Depretis.
Tramite un'intesa conclusa nel 1894 con Antonio Starrabba, Marchese di Rudinì, egli ottenne molte concessioni alle richieste radicali. Durante i dodici anni sotto la sua guida il partito, che sposò una posizione filo-francese, crebbe in numero da venti a settanta deputati, ed al momento della sua morte l'influenza parlamentare di Felice Cavallotti era all'apice.

I rapporti con il movimento socialista
Cavallotti, che nel 1871 aveva espresso il proprio appoggio alla Comune di Parigi, mostrava attenzione verso le idee marxiste, pur non condividendo fino in fondo l'approccio di classe alla “questione sociale” che peraltro anche lui denunciava da parlamentare. Se i socialisti vedevano nel Partito Radicale una sinistra borghese, nei fatti radicali e socialisti si trovarono insieme nelle lotte per l'emancipazione delle classi subalterne e nell'opposizione al colonialismo italiano. Il primo operaio ad essere eletto parlamentare, nel 1882, tra le file dei radicali fu Antonio Maffi. E a Napoli, colpita dall'epidemia di colera, a trovarsi al fianco delle classi popolari nel 1885 furono il socialista Andrea Costa, l'anarchico Errico Malatesta e il radicale Cavallotti.

Il Cavallotti uomo
Nella vita privata lo stile del politico radicale non tradì gli ideali professati. Felice Cavallotti riconobbe i due figli Maria e Giuseppe, nati da due libere unioni, e colse tutte le occasioni per riaffermare la sua intransigenza come laico nei confronti delle pressioni operate della Chiesa sulla politica dello Stato italiano. È anche grazie a lui che a Roma, in Piazza Campo de' Fiori, nel 1889 venne eretta la statua a Giordano Bruno, opera di Ettore Ferrari. Felice Cavallotti, descritto come persona dal carattere passionale e testardo, nel corso della sua vita combatté trentatré duelli, e prestò il giuramento di fedeltà come deputato solo dopo averne pubblicamente contestato la validità.

Il duello fatale
Felice Cavallotti morì il 6 marzo 1898, ucciso in duello dal conte Ferruccio Macola, direttore del giornale conservatore Gazzetta di Venezia, che lo aveva sfidato in seguito ad un diverbio. Il radicale aveva tacciato di mentitore il conte, responsabile di avere pubblicato una notizia non verificata relativa ad una querela che egli aveva ricevuto come deputato. L'ultimo duello di Felice Cavallotti ebbe luogo a Roma, presso Porta Maggiore, in un giardino nella villa della contessa Cellere. Felice Cavallotti morì raggiunto alla bocca ed alla carotide dalla sciabola dell'avversario. Con la sua morte, gli elementi dell'Estrema Sinistra in Italia persero un leader, e la Casa dei Savoia un instancabile oppositore. Per la morte di Felice Cavallotti, Giosuè Carducci pronunciò un discorso funebre pieno di passione all'Università di Bologna. Un corteo di tre chilometri ne accompagnò il feretro fino al cimitero di Dagnente (oggi frazione di Arona), sul Lago Maggiore, dove è sepolto.

▪ 1920 - Leonida Bissolati (Cremona, 20 febbraio 1857 – Roma, 6 marzo 1920) è stato un politico italiano.
Fu uno dei più importanti esponenti del movimento socialista italiano a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Era figlio naturale, con il nome di Leonida Bergamaschi, e poi figlio adottivo dall'età di 18 anni, di Stefano Bissolati (nato nel 1823 a Rivarolo Fuori oggi Rivarolo Mantovano), che era divenuto prete in giovane età, rinunciando poi alla veste talare a 37 anni e divenendo successivamente direttore della biblioteca comunale di Cremona.
Leonida Bissolati si laureò in legge a vent'anni a Bologna, aderì ai movimenti socialisti e fu consigliere comunale a Cremona inizialmente nelle file dei radicali per poi avvicinarsi al movimento socialista. Fu eletto per 18 anni, a partire dal 1880 con incarichi all'Assessorato all'istruzione. Nella sua città natale esercitò la professione di avvocato pubblicando numerosi articoli su riviste e quotidiani. Nel 1885 sposò Ginevra Coggi, morta di tisi nel 1894. In seguito, ebbe come compagna Carolina Cassola, in libera unione fino alle nozze avvenute nel 1913.
Tra il 1889 e il 1895 organizzò le agitazioni contadine e le lotte sociali per una migliore condizione di vita nelle campagne. Nel 1889 fondò «L'eco del popolo», che successivamente divenne l'organo locale del Partito Socialista Italiano e pubblicò una parziale traduzione del Manifesto di Marx e Engels. Nel 1896 divenne direttore de L'Avanti!, organo ufficiale del Partito Socialista Italiano, lasciandolo nel 1903 per poi riprenderlo tra il 1908 e il 1910.
Nel 1897 fu eletto al parlamento italiano come deputato nel collegio di Cremona. La sua mancata opposizione alla Guerra di Libia provocò le sue dimissioni da parlamentare socialista nel febbraio del 1912 e cinque mesi più tardi fu espulso dal Partito Socialista Italiano.
Bissolati non rinunciò tuttavia all'attività politica, concorrendo alla fondazione del Partito Socialista Riformista Italiano insieme a Bonomi e Cabrini e diventando ministro dell'Assistenza nel 1916, nel governo Boselli e in quello successivo di Orlando; in tale ruolo aveva contatti diretti con i generali italiani impegnati sul fronte della Prima Guerra Mondiale. Alla fine del conflitto avallò la delimitazione delle frontiere in accordo coi principi della Società delle Nazioni, ma i contrasti che ne derivarono lo spinsero a dimettersi dal governo e a ritirarsi dalla scena politica alla fine del 1918.
Morì a Roma nel 1920 per un'infezione post-operatoria.

▪ 1930 - Alfred von Tirpitz (Küstrin, 19 marzo 1849 – Ebenhausen, 6 marzo 1930) è stato un ammiraglio tedesco, segretario di stato per il Ministero della Marina imperiale, la potente branca amministrativa della Kaiserliche Marine, dal 1897 al 1916.
Nacque a Küstrin, nel Brandeburgo, figlio di un funzionario statale, crebbe a Francoforte sull'Oder. Entrò nella Marina prussiana nel 1865, frequentando l'Accademia navale di Kiel e diplomandosi nel 1869. Alla costituzione della flotta tedesca nel 1871 egli era assegnato ad una squadriglia di torpediniere. Nel 1877 divenne il comandante dell'Arma delle torpediniere, che egli riorganizzò nell'Ispettorato torpediniere. Nel 1911 fu insignito della grancroce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria.
Col grado di Capitano, Tirpitz divenne capo di stato maggiore della Marina nel 1892 e fu promosso contrammiraglio nel 1895. Tra il 1896 e il 1897 comandò la Squadra navale tedesca per l'Asia orientale e supervisionò l'acquisizione di Kiautschou come base navale tedesca. Nello stesso anno divenne segretario di stato del Reichsmarineamt - il Ministero della Marina imperiale. Energico sostenitore del potenziamento della flotta, attirò l'attenzione e il sostegno del Kaiser. Nel 1900 entrò nella nobiltà e il cognome nobilitato in von Tirpitz. Progettò di ottenere lo status di potenza mondiale per la Germania attraverso la forza navale, mentre al contempo le disposizioni interne erano comunemente definite come piano Tirpitz. Politicamente, il piano Tirpitz fu segnato dalle leggi navali degli anni 1989, 1900, 1908 e 1912. Nel 1914, esse avevano dato alla Germania la seconda forza navale al mondo per dimensioni (ma ancora inferiore del 40% alla Royal Navy). Essa includeva sette moderne corazzate, cinque incrociatori da battaglia, venticinque incrociatori e venti corazzate di vecchia concezione, oltre a più di quaranta sommergibili. Pur includendo alcuni obbiettivi di difficile realizzazione, il programma di espansione fu sufficicente a mettere in allarme la Gran Bretagna, iniziando una costosa corsa al riarmo navale e spingendo l'Inghilterra a più stretti legami con la Francia.

La teoria del rischio
Tirpitz sviluppò una teoria del rischio (un'analisi che oggigiorno può essere considerata parte della teoria dei giochi) secondo la quale, se la flotta tedesca avesse raggiunto un certo livello di forza nel confronto con quella britannica, gli inglesi avrebbero cercato di evitare il confronto con l'Impero tedesco, secondo il concetto di mantentimento in fleet in being. Se le due flotte si fossero scontrate, la marina tedesca avrebbe inflitto abbastanza danno a quella britannica da farle correre il rischio di perdere il proprio primato navale. Poiché gli inglesi contavano sulla loro flotta per mantenere il controllo sull'Impero Britannico, Tirpitz immaginò che essi avrebbero preferito mantenere la loro supremazia navale per salvaguardare il loro impero, lasciando la Germania divenire una potenza mondiale, piuttosto che pagare il prezzo di perdere l'impero, pur di impedire il potenziamento tedesco. Questa teoria fu la scintilla della corsa agli armamenti tra Germania e Gran Bretagna nel primo decennio del XX secolo.
Ad ogni modo, questa teoria si basò sull'assunto che la Gran Bretagna avrebbe inviato la propria flotta nel Mare del Nord per bloccare i porti tedeschi (e l'embargo alla Germania fu l'unico modo in cui la Royal Navy poté seriamente danneggiare la Germania), dove la Kaiserliche Marine avrebbe potuto costringerla allo scontro. Ma per la posizione geografica della Germania, la Gran Bretagna poteva imporre il blocco alla Germania bloccando l'ingresso al Mare del Nord nella Manica e nell'area tra Bergen e le isole Shetland. Di fronte a questa possibilità un ammiraglio tedesco commentò che «se i britannici faranno ciò, il ruolo della nostra marina sarà un ruolo triste», correttamente predicendo il ruolo che la flotta di superficie avrebbe avuto durante la Prima guerra mondiale.

A capo della Reichsmarine
Tirpitz divenne Grand'Ammiraglio nel 1911. Nonostante il programma di nuove costruzioni sentì che la guerra era giunta troppo presto per un confronto vittorioso con la Royal Navy, giacché la legge navale del 1900 aveva previsto un arco temporale di diciassette anni per il pieno sviluppo. Incapace di influenzare le operazioni navali dalla sua posizione puramente amministrativa, Tirpitz divenne il portavoce della Guerra sottomarina indiscriminata per mezzo degli U-Boote, che egli immaginava avrebbe potuto spezzare la morsa britannica sulle linee di comunicazione marittima della Germania. Curiosamente, la sua politica di costruzioni navali non confermò mai la sua posizione politica a proposito dei sommergibili e nel 1917 vi fu una grave penuria di nuovi mezzi. Quando le restrizioni sulla guerra sottomarina non furono abbandonate egli cadde in disgrazia presso l'imperatore e fu costretto a rassegnare le dimissioni il 15 marzo 1916. Fu sostituito come Segretario di Stato della Marina Imperiale da Eduard von Capelle.

Carriera politica
Nel 1917 Tirpitz divenne capo dell'effimera Deutsche Vaterlandspartei (Partito della Madrepatria), che cercò di promuovere il supporto popolare nello sforzo di vincere la guerra. Dopo la sconfitta della Germania sostenne la destra con la Deutschnationale Volkspartei (DNVP, Partito Nazional-Popolare Tedesco) e sedette nel Reichstag dal 1924 al 1928.
Si spense nel 1930 e dopo la morte, nel 1939 in suo onore fu dato il nome alla corazzata Tirpitz.1932 - John Philip Sousa, compositore e direttore di banda statunitense (n. 1854)

▪ 1937 - Rudolf Otto (Peine, 25 settembre 1869 – Marburg, 6 marzo 1937) è stato un teologo e storico delle religioni tedesco, il cui pensiero è alla base della filosofia della religione, della psicologia della religione, della sociologia della religione e degli sviluppi più moderni della teologia cristiana.
Pastore luterano, insegnò teologia a Gottinga (1897), Breslavia (1914) e Marburgo (1929), e fu deputato dal 1913 al 1921. La sua opera fondamentale, Il sacro (1917), fu tradotta in italiano dal sacerdote modernista Ernesto Buonaiuti.
Inizialmente interessato all'opera di Albert Ritschl (1822-1889) e al pietismo religioso, Rudolf Otto incontra, nel 1900, lo storico delle religioni svedese Nathan Söderblom (1866-1931) e con esso avvia una ricerca sull'esperienza religiosa espressa dall'umanità nel corso della sua storia.
Il confronto con la severa critica alla religione espressa dal filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804-1872), lo conduce verso una soluzione neokantiana del tema religioso dove ritiene di scorgere un «fondamento razionale nell'intuizione religiosa».
Nel 1911, dopo un soggiorno in India, la ricerca di Otto volge verso lo studio comparato delle religioni. Nel 1917 pubblica la sua opera più importante, Das Heilige. Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und sein Verhältnis zum Rationalen (Il sacro. L'irrazionale nella idea del divino e la sua relazione al razionale‎), dove descrive tre aspetti a suo avviso fondamentali del sacro:

1. il numinoso scoperto dall'uomo lungo quattro vissuti:
- sentimento di inferiorità,
- fascinazione e terrore (fascinans et tremendum),
- mistero del «totalmente Altro» (ganz Andere), concetto poi ripreso da Karl Barth e addirittura dagli ultimi Theodor Adorno e Max Horkheimer,
- rapimento mistico;

2. il sanctum ovvero la percezione del valore del numinoso,
3. un a priori nell'uomo che gli consente di comprendere il numinoso e quindi di averne esperienza.
Questa tripartizione del "sacro" è alla base dell'esperienza religiosa.
Convinto che in ogni esperienza religiosa ci fosse una base comune, studiò a lungo anche le religioni orientali. A lui si deve in gran parte l'interesse crescente della teologia cattolica verso la tradizione luterana, ed alcune sue formulazioni hanno riscosso eco anche nel Concilio Ecumenico.

▪ 1970 - Meuccio Ruini, pseudonimo di Bartolomeo Ruini (Reggio Emilia, 14 dicembre 1877 – Roma, 6 marzo 1970), è stato un politico italiano.
Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna nel 1899 entrò nell'amministrazione dello stato e nel 1912 divenne direttore generale dei servizi speciali per il Mezzogiorno.
Nel 1904 aveva aderito all'ala riformista del partito Socialista e nel 1907 era stato eletto consigliere comunale a Roma e provinciale a Reggio Emilia. Nel 1913 fu eletto Deputato per la lista radicale nel collegio di Castelnuovo Monti per la lista radicale, determinando una rottura con il partito socialista.
Interventista, partecipò alla Prima guerra mondiale, meritandosi l'elogio di Nitti alla Camera e del generale Diaz. Fu rieletto deputato nel 1919, per la lista radicale, ed entra a far parte del gabinetto Vittorio Emanuele Orlando come Sottosegretario all'Industria, Commercio e Lavoro; nel successivo Governo Nitti I riveste la carica di Ministro delle Colonie.
Fu poi costretto, all'affermarsi del fascismo, ad abbandonare tutte le attività, vivendo di una modesta pensione. Nel 1942 fondò in clandestinità, con Ivanoe Bonomi, il Partito della Democrazia del Lavoro di cui fu anche segretario. Divenne alla caduta del fascismo un promotore del Comitato delle forze antifasciste e poi del C.L.N. in rappresentanza di Democrazia del Lavoro.
Nel 1944 fu ministro senza portafoglio nel Governo Bonomi e Ministro dei lavori pubblici nel rimpasto del 12 dicembre 1944. Dal gennaio del 1945 divenne presidente del C.I.R. (Comitato interministeriale della ricostruzione) e Presidente del Consiglio di Stato
Fu poi eletto deputato all’Assemblea Costituente (2 giugno 1946) e divenne Presidente della “Commissione dei 75”, incaricata di redigere il testo costituzionale. Nel 1953 fu eletto Presidente del Senato ma fu duramente contestato per l'atteggiamento avuto durante il dibattito sulla legge truffa. Si ritirò dalla politica attiva. Fu poi presidente del C.N.E.L..
È sepolto nel cimitero di Canossa (RE).

Presidenza del Senato
Fu presidente del Senato della Repubblica dal 25 marzo 1953 al 24 giugno 1953, durante la I legislatura.
Ruini fu nominato senatore a vita il 2 marzo 1963 dal Presidente della Repubblica, Antonio Segni.

Incarichi parlamentari
▪ Presidente della Commissione per la Costituzione dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948
▪ Presidente del Comitato di Redazione dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948

▪ 1994 - Melina Mercouri, Μελίνα Μερκούρη in lingua greca o Maria Amalia Mercouri, il suo vero nome (Atene, 18 ottobre 1920 – New York, 6 marzo 1994), è stata un'attrice, cantante e politica greca.
La sua attività artistica di attrice e cantante non fu mai disgiunta da quella di attivista politica.
Il nonno Spyros Merkouris fu a lungo sindaco di Atene ed il padre membro del parlamento. Suo zio George S. Mercouris fu capo del Partito socialista nazionale greco durante l'occupazione della Grecia da parte delle forze dell'Asse dal 1941-1944 (seconda guerra mondiale) e, presidente della Banca di Grecia.
Come donna politica ricoprì la carica di ministro della Cultura del governo democratico greca.
Nel 1971 pubblicò un'autobiografia dal titolo I Was Born Greek (Sono nata greca).
Dopo la morte, avvenuta in conseguenza di un cancro ai polmoni, la sua salma venne traslata ad Atene per essere onorata con un funerale di stato.
Era ancora adolescente quando il matrimonio dei suoi genitori finì, e lei andò a vivere con la madre.
Il suo debutto nel cinema avvenne nel 1955 con il film Stella, cortigiana del Pireo, sotto la direzione di Michael Cacoyannis (che dirigerà poi Zorba il greco), interpretazione che le valse la candidatura alla Palma d'oro al festival di Cannes. A Cannes Mercouri non conquistò l'ambito premio ma in compenso conobbe il regista Jules Dassin, che diventerà l'uomo della sua vita ma dal quale non avrà figli.

L'attività di attrice
Mercouri raggiunse la notorità internazionale recitando nel 1960 nel film Mai di domenica, diretta dallo stesso Dassin. L'interpretazione le fruttò una nomination dell'Academy Award. Altri suoi successi cinematografici sono stati poi Topkapi, Phaedra e Gaily, Gaily.
Si ritirò dal cinema nel 1978. Il suo ultimo film, Un sogno di passione, accanto a Ellen Burstyn, fu diretto - come la gran parte dei suoi lavori - da Dassin.
Per il teatro, nel 1980 recitò nel ruolo della protagonista in una produzione greca di Sweet Bird of Youth di Tennessee Williams, la stessa parte originariamente interpretata a Broadway da Geraldine Page. Nel 1987 la giuria del Premio Europa per il Teatro le assegnò un premio speciale della presidenza con la motivazione: "Per la devozione e l'impegno di un'artista che al più alto livello unisce la propria esperienza teatrale alla fede politica e all'ideale della cultura europea".

L'attività di cantante
Come cantante, Melina Mercouri debuttò nel 1949 interpretando un brano di Manos Hadjidakis e Nikos Gatsos intitolato Hartino to Fengaraki e contenuto nella produzione greca di A Streetcar Named Desire (Un tram chiamato Desiderio), di Tennessee Williams. Nella pièce l'attrice greca interpretava il ruolo principale di Blanche DuBois.
Il brano venne registrato per la prima volta su disco dieci anni dopo, nel 1960, da Nana Mouskouri. Sempre negli anni sessanta Mercouri interpretò nuovamente la canzone per la televisione francese ed una registrazione di quella interpretazione è stata commercializzata nel 2004.
Nel periodo in cui il suo paese natale si trovava sotto la Dittatura dei colonnelli, la Mercouri - cui era stata revocata la cittadinanza greca - visse in Francia. Durante la sua permanenza in quel paese incise sette dischi: quattro con testi in lingua greca e tre con testi in lingua francese.
Tutti ebbero una notevole risonanza critica ed un successo di vendite, tanto che continuano ad essere rimasterizzati e commercializzati. Il suo originale timbro di voce unito alle indubbie qualità di interprete restituirono nuova linfa a classici del canto popolare greco poi ripresi da centinaia di cantanti in tutto il mondo.

L'attività politica
Con il ritorno della democrazia in Grecia, Mercouri fece ritorno nel paese natale diventando membro del Parlamento fra le file del PASOK, il Partito Socialista greco. Come ministro propose la creazione delle capitali europee della cultura, un progetto, poi realizzatosi, tendente a rafforzare i legami culturali all'interno dell'Unione Europea. La città di Atene fu, nel 1986, la prima di queste capitali.
Fu fra i fautori del restauro e del recupero, in un museo appositamente costituito, dei marmi del Partenone rimossi dall'Acropoli ateniese e diventati parte di una collezione del British Museum di Londra.

▪ 2001 - Luce d'Eramo pseudonimo di Lucette Mangione (Reims, 17 giugno 1925 – Roma, 6 marzo 2001) è stata una scrittrice italiana.
Nata nel 1925 a Reims (Francia), da genitori italiani, Luce d'Eramo (pseudonimo di Lucette Mangione) vive fino ai quattordici anni a Parigi. Il padre, costruttore e pittore, è stato pilota di aerei durante la prima guerra mondiale. La madre ha l'incarico di segretaria del fascio a Parigi e si occupa di assistere i lavoratori italiani emigrati in Francia. Nel 1938 Luce rimpatria con la famiglia in Italia e precisamente, in un primo tempo, presso la casa della nonna materna ad Alatri, dove si iscrive al liceo classico.
Il cambiamento d'ambiente non poteva essere più netto: alla realtà di Parigi, così moderna e politicamente contrastata (nel 1936 sfilavano sotto casa sua i cortei operai del Front Populaire), veniva a sostituirsi la realtà ciociara in cui processioni di persone scalze, cantando a gola spiegata, andavano in pellegrinaggio al Santuario di Trisulti; dappertutto preti e cappuccini, il cui convento s'ergeva dietro il giardino della nonna. Come lei stessa racconta in Io sono un'aliena, dopo essersi sentita trattare da "petite macaronì" in Francia, si sente definire dai suoi compagni del Liceo Conti Gentili "la francesina".
Cresce così senza poter mettere radici da nessuna parte, il che contribuisce a darle una particolare sensibilità per la situazione dei "diversi".
Successivamente la famiglia si trasferisce a Roma, dove Lucetta (così la chiamano in famiglia) frequenta l'ultimo anno di liceo all'Umberto (oggi Pilo Albertelli) e si iscrive poi all'università, alla facoltà di lettere e al GUF, come era naturale per una ragazza cresciuta in una famiglia fascista come la sua.
All'indomani del 25 luglio 1943, dopo la caduta del regime, segue in un primo momento la famiglia a Bassano del Grappa, dove il padre viene nominato sottosegretario all'aviazione nella repubblica di Salò; dopo qualche mese, venuta a conoscenza di voci sempre più insistenti sulle deportazioni e sulle angherie che si perpetravano nei lager nazisti, dubbiosa, frastornata, ma ancora restia ad abbandonare il suo idealismo di giovane fascista, il 7 febbraio 1944 decide di verificare di persona, e scappa di casa per andare a lavorare come operaia volontaria nei campi di lavoro tedeschi.
Lì Luce si accorge ben presto della cruda realtà dell'oppressione e dello sfruttamento, si ribella, solidarizza coi russi prigionieri, partecipa all'organizzazione di uno sciopero voluto dalla resistenza francese, e viene incarcerata; rimpatriata per riguardo alla sua famiglia, a Verona si unisce deliberatamente a un convoglio di deportati e finisce nel lager Dachau. Da lì riesce a fuggire, e conduce un'esistenza vagabonda di clandestina, svolgendo i lavori più umili, in una Germania sconvolta dai bombardamenti, finché a Magonza, mentre aiuta a scavare nelle macerie per recuperare i feriti, il 27 febbraio 1945, un muro le crolla addosso riducendola in fin di vita e lasciandola paralizzata alle gambe.
Tutte queste vicissitudini accadute in meno di un anno sono raccontate in Deviazione, straordinario romanzo autobiografico e "giallo" della memoria, cominciato pochi anni dopo il rientro in Italia, ma terminato e pubblicato a più di trent'anni di distanza, nel 1979.
 Ritornata in Italia alla fine della guerra, Luce conosce e sposa a Bologna Pacifico d'Eramo, reduce dalla spedizione in Russia - dove è stato ferito - e futuro professore di filosofia. I due si trasferiscono a Roma. Dall'unione, che col tempo si rivelerà non troppo felice (dopo forti dissidi finiranno col separarsi) nasce nel 1947 il figlio Marco.
Ripresi gli studi universitari, la d'Eramo si laurea nel 1951 in Lettere, con una tesi sulla poetica di Giacomo Leopardi, e poi in storia e filosofia nel 1954 con una tesi sulla Critica del giudizio di Kant.
Dopo aver pubblicato presso una piccola casa editrice Idilli in coro nel 1951, conosce Moravia che l'apprezza come scrittrice e le pubblica su Nuovi Argomenti il racconto Thomasbräu, poi confluito in Deviazione. In seguito scriverà il primo dei suoi saggi fortemente anticonvenzionali: Raskolnikov e il marxismo (1960, ripubblicato nel 1997), in cui discute con Moravia a proposito dell'URSS. In Finché la testa vive (1964), romanzo anch'esso confluito in Deviazione, affronta il trauma di ritrovarsi in carrozzina a 19 anni e il ricominciare a vivere in un'Europa che esce in macerie dalla guerra. Nel suo percorso di scrittrice rimane fondamentale l'incontro nel 1966 con Ignazio Silone, al quale rimane legata per tutta la vita da un'amicizia umana e intellettuale, che la porta a pubblicare nel 1971 per la Mondadori il suo saggio più impegnativo, un acuto studio critico-bibliografico su L'opera di Ignazio Silone, in cui esamina le resistenze della cultura italiana nei confronti di uno scrittore considerato in tutto il mondo come un grande del nostro Novecento.
Negli anni della cosiddetta strategia della tensione, l'amicizia con Camilla Cederna la porta a interessarsi al caso Feltrinelli, sollevato dalla giornalista milanese riguardo alla versione ufficiale sulla morte dell'editore, saltato in aria - secondo la polizia - mentre minava un traliccio dell'alta tensione; in Cruciverba politico. Come funziona in Italia la strategia della diversione (1974), Luce d'Eramo ci consegna una tagliente analisi della stampa quotidiana sull'argomento.
 Anche la sua vena narrativa tocca sempre argomenti scottanti e controversi, cercando percorsi di uscita dai mille condizionamenti materiali e mentali che imprigionano gli esseri umani, in direzione di una maggiore consapevolezza di sé e insieme di un' apertura allo sconosciuto e al diverso, per il superamento delle barriere che impediscono la partecipazione e la condivisione tra quanti vivono su questo pianeta sperduto nell'universo.
Dopo il nazismo e la guerra nel già citato Deviazione e nei successivi Racconti quasi di guerra (1999), Luce d'Eramo racconta la lotta armata comunista degli anni di piombo nel romanzo Nucleo Zero del 1981; il dramma degli anziani in Ultima luna del 1993; l'autismo emotivo dei giovani naziskin in Si prega di non disturbare del 1995; la malattia mentale in Una strana fortuna del 1997; e infine, in Un'estate difficile, uscito postumo nel 2001, la psicologia di un marito-padrone e il cammino di una donna verso l'autonomia, malgrado i condizionamenti affettivi e sociali di un matrimonio insostenibile, nell'Italia degli anni '50. Durante tutta la sua attività di scrittrice, la d'Eramo collabora inoltre a diversi periodici e riviste: Nuovi argomenti, La Fiera Letteraria, Studi Cattolici, Nuova Antologia, Tempo Presente, e ai quotidiani Il Manifesto e l'Unità.
Il suo libro più noto, il romanzo Deviazione, è diventato un best-seller, venduto in centinaia di migliaia di copie e tradotto in francese, in tedesco e in giapponese. Dal romanzo Nucleo zero, anch'esso tradotto in tedesco e spagnolo, il regista Carlo Lizzani nel 1984 ha tratto il film omonimo. Ma il libro al quale la scrittrice teneva di più è il romanzo Partiranno (1986), appassionata cronistoria della permanenza sulla Terra dei Nnoberavezi, alieni gentili e curiosi di conoscenza, ai quali Luce d'Eramo si è appassionata grazie alla propria "alienità", come ha chiarito nel suo ultimo libro-intervista, Io sono una aliena, pubblicato nel 1999, due anni prima di morire a Roma il 6 marzo 2001.

▪ 2007 - Jean Baudrillard (pronuncia IPA: [ʒɑ̃ bo.dʀi.jaʀ]; Reims, 20 giugno 1929 – Parigi, 6 marzo 2007) è stato un filosofo e sociologo francese di formazione tedesca.
«Visto che il mondo sta prendendo una direzione delirante è il caso di assumere un punto di vista delirante.» Jean Baudrillard, European Graduate School, 2004
Critico e teorico della postmodernità, viene spesso accostato a Gilbert Durand, Edgar Morin e Michel Maffesoli. È pure vicino a Roland Barthes ed influenzato da Marshall McLuhan. Fu uno dei fondatori della rivista Utopie (1967/1980), insegnante all'Università di Parigi X Nanterre e direttore scientifico all'Università di Parigi IX Dauphine (1986/1990).
La sua filosofia, fondata sulla critica del pensiero scientifico tradizionale e sul concetto di virtualità del mondo apparente, l'ha portato a diventare satrapo del Collegio dei patafisici nel 2001. È stato membro dell'istituto di ricerca sull'innovazione sociale al Centro nazionale della ricerca scientifica, ha insegnato presso la European Graduate School in Svizzera e ha scritto molti articoli e critiche per la stampa. Egli mostrò come le tendenze sociologiche contemporanee, come ad esempio le commemorazioni, le donazioni di massa per le vittime dello tsunami ed altri eccessi, non siano altro che i mezzi osceni dell'estensione totalitaria del Bene finalizzata ad ottenere una coesione sociale.

Curiosità
Secondo i realizzatori della trilogia cinematografica Matrix, la sua opera Simulacres et simulation ha avuto una fondamentale influenza sui film. Il filosofo tuttavia non ha riconosciuto questa paternità.


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