Cultura >> Il calendario del marciapiedaio >> Giorno per giorno

Il calendario del 7 Marzo

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it
Immagine

Eventi

▪ 1798 - L'esercito francese entra a Roma: nasce la Repubblica Romana

▪ 1799 - Napoleone I di Francia cattura Jaffa in Palestina;dopo una notte tormentata dai dubbi si sente costretto,per garantire la ritirata dei propri uomini,a procedere all'uccisione di oltre 2.000 prigionieri musulmani.

▪ 1821 - L'esercito napoletano, guidato da Guglielmo Pepe, viene sconfitto dall'esercito austriaco, guidato dal generale Frimont, ad Antrodoco, nella prima battaglia del Risorgimento

▪ 1850 - Il senatore statunitense Daniel Webster tiene il "discorso del sette marzo" nel quale appoggia il Compromesso del 1850 allo scopo di prevenire una possibile guerra civile

▪ 1861 - Unità d'Italia

▪ 1862 - Guerra di secessione americana: Battaglia di Pea Ridge - le truppe unioniste del generale Samuel Curtis sconfiggono i confederati del generale Earl Van Dorn a Pea Ridge nell'Arkansas nord-occidentale

▪ 1876 - Alexander Graham Bell ottiene il brevetto per l'invenzione cui da il nome di telefono (brevetto #174.464)

▪ 1909 - Italia: si svolgono le Elezioni politiche generali per la 23° legislatura

▪ 1911 - Rivoluzione in Messico

▪ 1912 - Roald Amundsen annuncia la scoperta del Polo Sud

▪ 1918 - Prima guerra mondiale: la Finlandia forma un'alleanza con la Germania

▪ 1922 - Eugenio Tosi (6 maggio 1864 - 7 gennaio 1929) diventa Arcivescovo di Milano

▪ 1933 - Nasce il gioco da tavolo più diffuso al mondo: Il Monopoli.

▪ 1936 - Seconda guerra mondiale: In violazione del Patto di Locarno e del Trattato di Versailles, La Germania rioccupa la Renania

▪ 1945 - Seconda guerra mondiale: truppe americane prendono il ponte sul Reno a Remagen, in Germania e iniziano ad attraversarlo

▪ 1947 - Il Kuomintang e il Partito Comunista Cinese riprendono la guerra civile

▪ 1950 - Guerra Fredda: L'Unione Sovietica emana una dichiarazione che nega che Klaus Fuchs sia stato una spia sovietica

▪ 1951 - Guerra di Corea: Operazione Ripper - In Corea, truppe statunitensi del generale Matthew Ridgeway iniziano un assalto contro le forze della Repubblica Popolare Cinese

▪ 1965
  1. - entra in vigore, in Italia, la istruzione ecumenica Sacrosanctum Concilium, che autorizza l'uso della lingua italiana in diverse parti della messa.
  2. - A Selma (Alabama), la milizia di stato e i locali tutori dell'ordine disperdono con la forza un gruppo di 600 dimostranti per i diritti civili. L'episodio venne trasmesso per televisione e soprannominato Bloody Sunday

▪ 1968 - Guerra del Vietnam: inizia la prima battaglia di Saigon

▪ 1973 - Viene scoperta la Cometa Kohoutek

▪ 1984 - Gli Stati Uniti attaccano San Juan del Sur in Nicaragua

▪ 1989 - Il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese dichiara la legge marziale a Lhasa, in Tibet

▪ 1994 - La Corte Suprema degli Stati Uniti decretano (in Campbell vs. Acuff-Rose Music) che le parodie di un'opera originale sono generalmente coperte dalla dottrina del fair use

▪ 1996 - Viene formato il primo parlamento palestinese democraticamente eletto
2002 - Apertura delle IX Paraolimpiadi Invernali a Salt Lake City, USA

Anniversari

▪ 161 - Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino Pio (in latino Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius; Lanuvio, 19 settembre 86 – Lorium, 7 marzo 161) è stato un imperatore romano dal 138 al 161.
Antonino Pio visse in un momento cruciale della storia di Roma: l'apogeo dell'impero o il secolo d'oro. Gli imperatori che regnarono durante questo secolo, prendono il nome proprio da quest'uomo e l'importanza del periodo sta nel fatto che, se le immense risorse di cui disponevano le casse imperiali, fossero state spese per migliorare i mezzi produttivi (investimenti nello sviluppo e nella ricerca riguardo i campi dell'agricoltura, dell'allevamento, dell'estrazione mineraria ecc.) probabilmente l'impero sarebbe stato in grado di fare quel salto di qualità da un'economia antica ad una protoindustriale, cosa che sarebbe stata impossibile nei secoli precedenti e successivi. Per riuscirci ci vorrà il crollo dell'impero e il Medioevo. Antonino Pio regnò proprio a metà di questo secolo d'oro (138 - 161) ed è principalmente per questo motivo che la sua figura non può essere ridotta, come troppo spesso succede, a frasi semplicistiche come "l'imperatore più pacifico".

▪ 1274 - Tommaso d'Aquino, O.P. (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274), è stato un filosofo e teologo italiano, della scuola scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. Venne canonizzato il 18 luglio 1323 da papa Giovanni XXII: papa Pio V, nel 1567, lo proclamò Dottore della Chiesa. La Chiesa cattolica ne celebra la memoria il 28 gennaio; la luterana lo ricorda invece l'8 marzo. Rappresenta uno dei principali pilastri teologici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Avicenna, Aristotele, Platone e Socrate, poi passati attraverso il periodo ellenistico della tarda grecità.

«Tu non possiedi la Verità, ma è la Verità che possiede te.» (Tommaso d'Aquino, De veritate)
Tommaso d'Aquino nacque a Roccasecca, nel feudo dei conti d'Aquino (Frosinone), nel 1225, e morì nel convento di Fossanova il 7 marzo 1274. La sua tomba si trova presso il convento "des Jacobins" a Tolosa, in Francia. Fu allievo di S. Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: “Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da una all’altra estremità della terra!”

Gli studi e la filosofia
Figlio di Landolfo, nobile di origine longobarda, e Teodora, il piccolo Tommaso, a soli cinque anni, fu inviato come oblato nella vicina Abbazia di Monte Cassino per ricevere l'educazione religiosa.
A quattordici anni si trasferì a Napoli, dove si dedicò allo studio delle arti all'Università, presso il convento di San Domenico Maggiore. È così che, pur fortemente ostacolato dalla famiglia, fece richiesta nel 1244 di essere ammesso all'Ordine domenicano.
I suoi superiori, avendone intuito il precoce talento, e per consentirgli il completamento degli studi, lo inviarono a Parigi, ma il giovane, prima che potesse giungervi, fu catturato dai suoi familiari e ricondotto al castello paterno di Monte San Giovanni Campano. Il periodo di prigionia, che durò un anno, fu caratterizzato dalle pressioni della famiglia che voleva fargli rinunciare all'abito domenicano, e si concluse, per intercessione di papa Innocenzo IV, con la liberazione (o, secondo alcuni biografi, con la fuga) di Tommaso.
Dopo brevi soggiorni, prima a Napoli e poi a Roma, nel 1248 giunse a Colonia per seguire le lezioni di Alberto Magno, filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il Cristianesimo con l'Aristotelismo.
In seguito, Tommaso volle essere l'esecutore del progetto del suo maestro. È dibattuto il rapporto che Tommaso ebbe con Aristotele, ma, a questo proposito, dice Marcello Landi:
"Si può ridurre Tommaso ad un aristotelico tardo? In effetti, per motivi storici e teoretici è meglio fare l'operazione contraria: cercare, cioè, di cogliere la peculiarità e l'originalità del tomismo rispetto all'aristotelismo, se si vuole capire il modo di pensare dell'Aquinate, il cui punto di vista tiene conto di quanto è intervenuto, nel frattempo, in Occidente: l'arrivo del Cristianesimo e del pensiero da esso suscitato. Tommaso, insomma, ha assimilato Aristotele al Cristianesimo, non ha fatto l'operazione contraria".
Dal 1252 insegnò all'Università di Parigi, iniziando come baccalarius biblis, e dopo 4 anni poté tenere la sua prima lezione in cattedra.
Nel frattempo, Tommaso combatté contro gli averroisti (seguaci del filosofo arabo Averroè, secondo cui l'anima umana singolarmente presa è mortale), che ritenevano la fede inconciliabile con la ragione: "La fede è per le anime semplici, la filosofia per le persone colte".
Tommaso si batté anche contro gli agostiniani, filosoficamente platonici o neoplatonici, che ritenevano inconciliabile l'Aristotelismo con la fede.
Per Tommaso l'anima è creata "a immagine e somiglianza di Dio" (come dice la Genesi), unica, immateriale (priva di volume, peso ed estensione) non localizzata in un punto particolare del corpo, trascendente come Dio e come Lui in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo in cui sono il corpo e gli altri enti. L'anima è "tota in toto corpore", contenuta interamente in ogni parte del corpo, e in questo senso legata ad esso indissolubilmente.
Secondo il pensiero di Tommaso: «Pensiero e ragione si possono conciliare, anzi, la ragione serve agli esseri umani per interrogarsi anche su alcuni enigmi di fede. Lo scopo della fede e della ragione è lo stesso, se poi la ragione si trova in contrasto con la fede deve cedere a questa.»
Il fatto che Dio esista ci è dato dalla fede, ma, mentre Anselmo d'Aosta procedeva sia a priori (nel Proslogion), sia a posteriori (nel Monologion) per dimostrare l'esistenza di Dio, l'unico modo per arrivarci secondo Tommaso consiste ne procedere a posteriori: partendo cioè dall'esperienza sensibile.
Le sue prove dell'esistenza di Dio sono cinque:
▪ "Ex Motu" (cioè "dal moto": tutto ciò che si muove esige una causa prima perché, come insegna Aristotele, "Non si può andare all'infinito nella ricerca delle cause")
▪ "Ex Causa" (cioè "dalla causa": ogni effetto ha bisogno di una causa; necessità di una causa prima incausata)
▪ "Ex Contingentia" (cioè "dalla contingenza": poiché tutte le cose esistono, ma potrebbero non esistere, non hanno in sé la ragione della loro esistenza e, quindi, rimandano ad un essere necessario)
▪ "Ex Gradu" (cioè "dal grado": le cose hanno diversi gradi di perfezione, ma solo un grado massimo di perfezione rende possibile gli stadi intermedi)
▪ "Ex Fine" (cioè "dal fine": tutte le cose nell'universo sono ordinate secondo uno scopo, quindi, ci deve essere un'intelligenza che le ordina così)
Tommaso, che riteneva la conoscenza acquisibile solo attraverso la sensibilità, rifiuta la visione della conoscenza di Agostino, che pensava che questa avvenisse tramite l'illuminazione divina.
La conoscenza degli universali, però, appartiene solo alle intelligenze angeliche; noi, invece, conosciamo gli universali post-rem, ossia li ricaviamo dalla realtà sensibile.
Soltanto Dio conosce ante rem.
La conoscenza è, quindi, un processo di adeguamento dell'anima o dell'intelletto e della cosa, secondo una formula che dà ragione del sofisticato platonismo di Tommaso:
«Veritas: Adaequatio intellectus ad rem. Adaequatio rei ad intellectum. Adaequatio intellectus et rei.»
Nel 1259 tornò in Italia: strinse amicizia con Guglielmo di Moerbeke (grande traduttore di Aristotele) e collaborò ad alcuni scritti con papa Urbano IV, presso il convento di Orvieto, dove il pontefice si era temporaneamente stabilito.
Su incarico di Urbano IV, compose l'ufficio e gli inni per la festa del Corpus Domini appena istituita (8 settembre 1264), tra cui spicca l'inno Pange Lingua, con le celeberrime ultime due strofe del "Tantum Ergo" che la liturgia cattolica ancor oggi eleva durante la benedizione col Santissimo Sacramento.
Successivamente, si recò a Roma, per organizzare i corsi dello Studio di santa Sabina e, nel 1267, il papa Clemente IV lo chiamò con sé a Viterbo, dove predicò spesso dal pulpito della chiesa di Santa Maria Nuova.
È proprio durante gli anni trascorsi in Italia che compose numerose opere come la "Summa contra gentiles", il "De regimine principium", il "De unitate intellectus contra Averroistas" e buona parte del suo capolavoro, la Summa Theologiae, fonte d'ispirazione della teologia cattolica fino ai nostri giorni.
Nel 1269 fu richiamato a Parigi dai suoi superiori ed iniziò, attraverso una strenua difesa teologica degli Ordini mendicanti, la sua opera di confutazione del Neoplatonismo agostiniano (in contrapposizione al suo Aristotelismo) ed agli errori dottrinari averroisti.
Nel 1272, chiamato da Carlo I d'Angiò, fu nuovamente a Napoli e si occupò della riorganizzazione degli studi teologici presso il convento di San Domenico, presso cui era annessa la locale Università.
Fu in questo periodo che Tommaso fece sì che la sua "Summa Theologiae" restasse incompiuta (l'ultimo trattato è il "De Poenitentia"), confidando, secondo la leggenda, all'amico Reginaldo: Non posso più; tutto ciò ho scritto mi sembra paglia.
Nel gennaio del 1274 papa Gregorio X gli ordinò di presenziare al Concilio di Lione II, per verificare in cosa consistessero le divergenze tra la Chiesa latina e quella greca, e se fosse possibile appianarle; Tommaso, anche se non in buone condizioni di salute, si mise in viaggio.
Durante il tragitto si fermò presso il castello di Maenza, da sua nipote Francesca maritata con il conte Annibaldo de Ceccano, signore di Maenza, ma il suo male si aggravò.
Dal momento che desiderava finire i suoi giorni in un monastero, e non essendo in condizione di raggiungere una casa dei Domenicani, fu portato all'abbazia cistercense di Fossa Nuova (oggi Fossanova), a poca distanza da Priverno (in provincia di Latina), dove, al termine di una malattia durata qualche settimana, morì il 7 marzo 1274.
Le spoglie di Tommaso d'Aquino sono conservate nel convento dei Giacobini a Tolosa. La reliquia della mano destra, invece, si trova a Salerno nella chiesa di San Domenico, assieme alle spoglie di due sorelle del santo.

Ipotesi sulla morte di Tommaso
Dante Alighieri, nella Commedia (Purgatorio, canto XX, v. 69) sostiene che il teologo sia stato avvelenato per ordine di Carlo d'Angiò; il Villani (Cronache IX, 218) riprende questa credenza, mentre l'Anonimo Fiorentino descrive il crimine e le sue motivazioni. Il Muratori, al contrario, riproducendo il resoconto di uno degli amici del teologo, non fa accenni ad eventuali congiure. Anche il semplice sospetto, comunque, ci comunica la convinzione dei contemporanei di Tommaso che la sua opera fosse pericolosa per il partito guelfo, rappresentato dall'Angiò.

Importanza ed eredità
San Tommaso fu uno dei pensatori più eminenti della filosofia Scolastica, che verso la metà del XIII secolo aveva raggiunto il suo apogeo. Egli indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la questione del rapporto tra fede e ragione, le tesi sull'anima (in contrapposizione ad Averroè), le questioni sull'autorità della religione e della teologia, che subordina ogni campo della conoscenza. Tali punti fermi del suo pensiero furono difesi da diversi suoi seguaci successivi, tra cui Reginaldo di Piperno, Tolomeo da Lucca, Giovanni di Napoli, il domenicano francese Giovanni Capreolus e Antonino di Firenze. Infine, però, con la lenta dissoluzione della Scolastica, si ebbe, parallelamente, anche la dissoluzione del Tomismo.
Oggigiorno, tuttavia, il pensiero di Tommaso d'Aquino trova ampio consenso anche in ambienti non cattolici (studiosi protestanti statunitensi, ad esempio) e perfino non cristiani, a causa del suo metodo di lavoro, fortemente razionale ed aperto a fonti e contributi di ogni genere: la sua indagine intellettuale procedeva dalla Bibbia agli autori pagani, dagli ebrei ai musulmani, senza alcun pregiudizio, ma tenendo sempre il suo centro nella Rivelazione cristiana, alla quale ogni cultura, dottrina o autore antico faceva capo.
Il suo operato culmina nella Summa Theologiae (cioè "Il complesso di teologia"), in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione ed altre grandi questioni teologiche.
Agostino vedeva il rapporto fede-ragione come un circolo ermeneutico (dal greco ermeneuo, cioè "interpreto") in cui credo ut intelligam et intelligo ut credam (ossia "credo per comprendere e comprendo per credere").
Tommaso porta la fede su un piano superiore alla ragione, affermando che dove la ragione e la filosofia non possono proseguire inizia il campo della fede ed il lavoro della teologia.
Dunque, fede e ragione sono certamente in circolo ermeneutico e crescono insieme sia in filosofia che in teologia. Mentre però la filosofia parte da dati dell'esperienza sensibile o razionale, la teologia inizia il circolo con i dati della fede, su cui ragiona per credere con maggiore consapevolezza ai misteri rivelati.
La ragione, ammettendo di non poterli dimostrare, riconosce che essi, pur essendo al di sopra di sé, non sono mai assurdi o contro la ragione stessa: fede e ragione, sono entrambe dono di Dio, e non possono contraddirsi.
Questa posizione, ovviamente, esalta la ricerca umana: ogni verità che io posso scoprire non minaccerà mai la Rivelazione; anzi, rafforzerà la mia conoscenza complessiva dell'opera di Dio e della Parola di Cristo. Si vede qui un esempio tipico della fiducia che nel Medioevo si riponeva nella ragione umana. Nel XIV secolo queste certezze andranno in crisi, coinvolgendo l'intero impianto culturale del periodo precedente.
La teologia, in ambito puramente speculativo, rispetto alla tradizione classica, è considerata una forma inferiore di sapere, poiché usa le armi della filosofia senza partire da qualcosa che abbia la forza della necessità filosofica, ma Tommaso fa notare, citando Aristotele, che non si può mai dimostrare tutto (sarebbe necessario un processo all'infinito), ed anche che si possono distinguere due tipi di scienze: quelle che esaminano i propri principi e quelle che ricevono i principi da altre scienze, costruendo sopra di essi come su dati validi. La teologia, rivalutata, si costruisce le basi della sua substantia.
L'ideale, per uno spirito concreto come Tommaso, sarebbe superare la fede e raggiungere la conoscenza, ma, sui misteri fondamentali della Rivelazione, questo non è possibile nella vita terrena del corpo. Avverrà nella vita eterna dello spirito.
Il sapere teologico è più elevato per l'importanza assoluta e fondamentale delle sue "ipotesi", da cui parte poi a ragionare e sulle quali cresce il suo essere; esso è un moto a spirale della conoscenza che muove da un'ipotesi, cioè un atto di fede, guardando Dio e l'eternità. Per l'uomo è più importante dei ragionamenti necessari che un filosofo è riuscito a dimostrare. La filosofia è dunque "ancilla theologiae" e "regina scientiarum", primo fra i saperi delle scienze.
Il primato del sapere teologico non è nel metodo, ma nei contenuti divini che affronta, per i quali è sacrificabile anche la necessità filosofica.
Il punto di discrimine fra filosofia e teologia è la dimostrazione dell'esistenza di Dio; dei due misteri fondamentali della Fede (Trinitario e Cristologico), la ragione può dimostrare solamente l'esistenza di Dio e che questo Dio non può che essere Trinitario, il paradosso razionale, che la ragione non può spiegare: un Dio Uno e Trino.
Il maggior servizio che la ragione può fare alla fede è che dimostrare l'esistenza di un Dio non Trinitario è altrettanto irrazionale quanto la sua affermazione, perché i motivi per non credere al Dio che emerge dal Nuovo Testamento non sono maggiori di quelli che si hanno per credere ad un'altra divinità o per essere atei.
La ragione fornisce un secondo aiuto alla fede: mostrare che da questo mistero scaturiscono conseguenze non contraddittorie fra loro (il mistero stesso è l'ipotesi-premessa razionale). La ragione non può entrare nella parte storica dei misteri religiosi, può mostrare solo prove storiche che tal "profeta" è esistito, ma non che era Dio, e il senso della Sua missione, che è appunto un dato, un fatto a cui si può credere o meno.
Il primato della teologia verrà fortemente discusso nei secoli successivi, ma sarà anche lo studio praticato da tutti i filosofi cristiani nel Medioevo e oltre, tant'è che Pascal fece la sua famosa "scommessa" ancora nel XVII secolo.
La teologia era questione sentita dal popolo nelle sacre rappresentazioni, era il mondo dei medioevali e degli zelanti studenti che attraversavano a piedi le paludi di Francia per ascoltare le lectiones dell'Aquinate nella prestigiosa Università "Sorbonne" di Parigi, incontrandosi da tutta Europa.
Il pensiero di Tommaso ebbe influenza anche su autori non cristiani, a cominciare dal famoso pensatore ebreo Hillel da Verona.
Culto
San Tommaso d'Aquino è patrono dei teologi, degli accademici, dei librai e degli studenti.

▪ 1748 - Pietro Giannone (Ischitella, 7 maggio 1676 – Torino, 7 marzo 1748) è stato un filosofo, storico e giurista italiano, esponente di spicco dell'Illuminismo italiano.

▪ 1770 - Teresa Margherita Redi, al secolo Anna Maria Redi (Arezzo, 15 luglio 1747 – Firenze, 7 marzo 1770), è stata una religiosa italiana. È venerata come santa dalla Chiesa cattolica.
Frequentò come educanda il monastero di Santa Apollonia di Firenze fino al 1764. Decisiva per la sua vocazione fu l'ispirazione attribuita a Teresa d'Avila, grazie alla quale scelse il Carmelo. Entrò nel monastero carmelitano di Firenze il 1 settembre 1764 e vestì l'abito delle Carmelitane Scalze l'11 marzo 1765, prendendo il nome di suor Teresa Margherita del Cuore di Gesù.
La seconda grande ispirazione della sua vita fu il passo della prima lettera di Giovanni Dio è amore (1 gv, 4,16) e cercò di vivere improntata a questo concetto. Si dedicò quindi alla preghiera e all'assistenza delle consorelle anziane fino a che, molto giovane (neppure 23 anni), morì a causa di una peritonite, il 7 marzo 1770.
Il culto
Secondo la leggenda devozionale il suo corpo emanava un profumo soave. Ancora oggi è conservato incorrotto nella chiesa del monastero delle Carmelitane Scalze di Firenze, dove fu sepolta. Fu canonizzata dal papa Pio XI il 19 marzo 1934, definendola “neve ardente”.
La memoria liturgica ricorre il 1 settembre.

▪ 1809 - Jean-Pierre François Blanchard (7 luglio 1753 – 7 marzo 1809) è stato un pioniere dell'aviazione e inventore francese noto soprattutto per essere stato il primo a trasvolare (in pallone) il canale de La Manica in compagnia dello statunitense John Jeffries nel 1785.

▪ 1889 - José Olallo Valdés (L'Avana, 12 febbraio 1820 – Camagüey, 7 marzo 1889) è stato un religioso cubano dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio: è stato proclamato beato nel 2008.
Alla cerimonia di beatificazione (Camagüey, 29 novembre 2008), presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, ha presenziato anche Raúl Castro, succeduto al fratello Fidel alla guida del governo dello stato caraibico.

▪ 1908 - Maria Maddalena De Lellis (San Gregorio Matese, 8 agosto 1835 – San Gregorio Matese, 7 marzo 1908) è stata una brigante italiana.

Alla macchia
Maria Maddalena De Lellis nacque l’8 agosto 1835 a S. Gregorio, l’attuale San Gregorio Matese in provincia di Caserta.
Contadina, analfabeta, con un marito in galera per connivenza col brigantaggio ed un figlio piccolo, nella primavera del 1864 divenne l’amante di Andrea Santaniello. Ex soldato dell’esercito borbonico, dopo essere stato il braccio destro di Cosimo Giordano, capo di tutti i capibrigante del Matese, aveva formato una propria banda che aveva inquadrato secondo regole militari. Nel giro di pochi mesi la storia divenne nota, e quando i soldati andarono per arrestarla, Maddalena si dette alla macchia.
La banda era nascosta sui monti del Matese, ma con l’arrivo della neve si spostò verso S.Potito dove poteva contare sull’aiuto di vari massari, che li fornivano di cibo ed armi. Della banda facevano parte briganti di spicco quali Giovanni Civitillo detto “senza paura”, Giovangiuseppe Campagna detto “il rosso” ed i fratelli Antonio e Vincenzo Arcieri. Maddalena non era solo l’amante del capo: partecipava agli incendi delle case coloniche, alle rapine, ai sequestri ed aveva anche il suo fucile personale, svolgendo un ruolo di vero brigante che nessun uomo le contestò mai. Nella primavera del 1865 tutti i suoi parenti vennero incarcerati, per mesi, al fine di indurla alla costituzione.

Assalto di S. Potito
La sera del 22 luglio 1865 partecipò all’assalto di S.Potito. Le bande riunite di Cosimo Giordano, Andrea Santaniello e Antonio De Lellis volevano rapire don Enrico Sanillo, ricchissimo possidente della zona. Ma nella sparatoria avvenuta al caffè Riccitelli il Sanillo vi rimase misteriosamente ucciso. Tale omicidio fu motivo di discussione il giorno dopo tra Santaniello e Giordano, per cui le bande si divisero.
Nel settembre 1865 la comitiva si trasferì sui monti di Cervinara, nell’avellinese, dove ebbero scontro a fuoco con la forza pubblica a Polvica e sequestri di persona a Talanico ed Arienzo. A loro si aggregarono briganti della zona quali Sabatiello Capuano detto “mascella” e Pasquale Miele detto “pulcinella”. Maddalena partecipò sempre ai combattimenti, vestita da uomo con abiti forniti da un sarto di Nola. Con l’inverno la banda tornò verso il Matese.

La cattura
La notte del 2 dicembre 1865 erano in una masseria di S.Angelo d’Alife quando furono attaccati dalla Guardia Nazionale. Ferita da un colpo di fucile, Maddalena De Lellis fu catturata e trasportata nel carcere di Piedimonte Matese. Sottoposta a diversi interrogatori raccontò della sua vicenda, dichiarando anche la aperta protezione che la banda riceveva da Achille Del Giudice, sindaco di S.Gregorio e consigliere provinciale. Intanto i soldati che l’avevano catturata intascarono una taglia di mille ducati.
Nel maggio 1868 la Corte d’Appello di Napoli la riconobbe colpevole della strage di S. Potito, venendo poi condannata ai lavori forzati a vita dalla Corte d’Assise Ordinaria di S. Maria Capua Vetere. Nella gabbia degli imputati lei fu sempre presente in aula. Il suo giovane avvocato d’ufficio, Giacinto Bosco, presentò ricorso per cui nel 1871 fu condannata a 25 anni di lavori forzati, interdizione legale e dai pubblici uffici, oltre a 10 anni di sorveglianza speciale della Pubblica Sicurezza dopo la conclusione della pena. Probabilmente scontò la pena nel carcere femminile della Giudecca a Venezia.

Ritorno al paese
Alla fine del secolo tornò a San Gregorio. Qui è ricordata mentre si recava in chiesa zoppicando appoggiata ad un bastone, seguita di un codazzo di bambini che esclamavano: “La Padovella, la brigantessa, la Padovella!”.
La memoria popolare racconta che, nei suoi ultimi anni di vita, la gente del paese che andava a lavorare la terra le lasciava in custodia i propri bambini. E questo asilo infantile ante litteram è il segno che la comunità di S. Gregorio accettò la brigantessa. È la riabilitazione di un proprio membro, da parte di una società che ha visto passare briganti, piemontesi, spie, liberatori, deputati e nuovi re, ma non è ancora affrancata dalla terra.
A San Gregorio Maddalena De Lellis morì di morte naturale a 72 anni, il 7 marzo 1908.

* 1911 - Antonio Fogazzaro (Vicenza, 25 marzo 1842 – Vicenza, 7 marzo 1911) è stato uno scrittore e poeta italiano.
Dal 1901 al 1911 fu più volte tra i candidati al Premio Nobel per la letteratura, che tuttavia non vinse.

▪ 1932 - Aristide Briand (Nantes, 28 marzo 1862 – Parigi, 7 marzo 1932) è stato un politico e diplomatico francese. Il suo impegno per la pace lo rese uno dei personaggi politici più amati della sua epoca.
Briand nacque a Nantes, un porto della Francia occidentale. I suoi genitori gestivano nella Rue du Marchix nel quartiere del porto, un piccolo e modesto locale chiamato Croix Verte (Croce Verde). Gli avventori erano soprattutto marinai e lavoratori portuali. All'età di due anni, "Ary" (così era soprannominato) si trasferì con la famiglia a Saint-Nazaire, una città portuale nella regione della Loira. Qui suo padre aprì dapprima uno spaccio di vini e liquori, quindi un café chantant, un piccolo locale con accompagnamento musicale. Anche in questo locale la clientela era gente di mare, che qui veniva a cercare le ragazze della città.
Briand frequentò la scuola superiore cittadina di Saint-Nazaire: non era uno scolaro molto diligente e talvolta disturbava la lezione con piccoli scherzi, tuttavia i suoi insegnanti si accorsero presto della sua straordinaria intelligenza, della prontezza di spirito e perspicacia.
Rimase sempre celibe; come compagna ebbe anche, per un certo tempo, la psicanalista Marie Bonaparte, discepola di Freud.

La carriera politica
Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, divenne un brillante avvocato apprezzato per l'eloquenza e la competenza. Massone, si avvicinò agli ideali socialisti.
Briand si iscrisse al partito socialista francese e scrisse per molti giornali di sinistra, come ad esempio per il quotidiano anarchico Le Peuple. Dopo vari tentativi divenne deputato socialista nel 1902 e fu segretario del Partito Socialista Francese dal 1901 al 1904. Nel 1904 fondò, insieme a Jean Jaurès, il giornale l'Humanité, tutt'oggi esistente.
Entrato in Parlamento, si batté per l'eliminazione dell'ora di religione e per la separazione fra Stato e Chiesa. Nel 1905 egli difese e riuscì a fare approvare tali provvedimenti quale relatore della competente commissione parlamentare contro la forte resistenza delle destre e della Chiesa cattolica. Briand si spese anche ripetutamente per un'alleanza fra socialisti e i radical-socialisti di estrazione borghese. Nel 1906 accettò l'offerta del radical-socialista Ferdinand Sarrien e divenne ministro dell'istruzione. A causa di questa sua scelta fu espulso dal partito socialista, fondò allora un proprio partito, i "Socialisti Repubblicani" , i quali perseguirono una linea non dogmatica e non marxista. Rimase Ministro dell'educazione fino al 1909 e diede quindi applicazione alla nuova legislazione coerente alla Separazione fra Stato e Chiesa. Grazie alla propria abilità diplomatica riuscì a trovare un compromesso con il Vaticano.
Durante la Prima guerra mondiale si dimostrò un efficace Presidente del Consiglio in particolare in occasione della battaglia di Verdun, per la propria capacità a fare fronte anche alle situazioni più difficili. Ma è in particolare nel dopoguerra che egli diviene, insieme al rivale Raymond Poincaré, una delle figure chiave della Terza Repubblica. I suoi incarichi di governo, in qualità di Ministro degli Esteri e di Presidente del Consiglio, durarono complessivamente sedici anni e cinque mesi.

La lotta per la pace
Fu in effetti presidente del Consiglio a più riprese. Ma fu soprattutto grazie al ruolo svolto quale Ministro degli Esteri che egli deve la sua fama. Dopo il primo conflitto mondiale Briand era, infatti, fra i sostenitori della Società delle Nazioni e di un sistema che garantisse la pace. Nel 1922 si dimise in quanto in contrasto con le dure condizioni di pace che il Trattato di Versailles impose alla Germania, nel 1925 fu l'architetto del Trattato di Locarno e nel 1928 del Patto Briand-Kellogg, che promosse insieme al segretario di stato americano Frank Kellogg. Tale convenzione internazionale avrebbe dovuto bandire la guerra quale mezzo di risoluzione delle vertenze internazionali.
Per questa sua attività ricevette nel 1926, insieme al ministro degli esteri tedesco Gustav Stresemann (massone come Briand) il Premio Nobel per la Pace. Briand può essere considerato un precursore del progetto dell'integrazione europea, infatti il 7 settembre 1929 pronunciò un discorso innanzi all'assemblea della Società delle Nazioni, in cui prefigurava un'unificazione europea. L'assemblea gli diede mandato per presentare un memorandum per l'organizzazione di Unione Federale Europea che non avrebbe tuttavia mai visto la luce. Esercitò per molti anni la presidenza onoraria dell'Unione Pan-Europea.
Negli anni trenta l'avvento del nazismo fece crollare i sogni di un'Europa riunificata. Fino all'ultimo Briand mantenne le proprie posizioni pacifiste. Morì a Parigi il 7 marzo 1932. Le sue ceneri riposano nel piccolo cimitero di Cocherel di fronte ad un paesaggio che amava particolarmente.

▪ 1952 - Paramahansa Yogananda, nato Mukunda Lal Ghosh (Gorakhpur, 5 gennaio 1893 – Los Angeles, 7 marzo 1952), è stato un filosofo e mistico indiano.
Visse la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti d'America e divenne famoso per aver integrato le due grandi tradizioni religiose-spirituali del mondo, quella orientale e quella occidentale.
Yogananda nacque a Gorakhpur (India) il 5 gennaio 1893, con il nome di Mukunda Lal Gosh, in una agiata famiglia del Bengala. Nel 1910 Mukunda divenne discepolo di Swami Sri Yukteswar Giri, a sua volta discepolo di Lahiri Mahasaya come anche i suoi genitori.
Fin da piccolo manifestò a parenti e conoscenti, particolari segni della sua grandezza spirituale e della tenacia con la quale intendeva trovare Dio.
Laureatosi nel 1915 presso l'Università di Calcutta, entrò nell'ordine monastico degli Swami ricevendo il nome di Swami Yogananda (letteralmente "estasi", o ananda, "attraverso la divina unione", o yoga).
Nel 1920 giunse a Boston, negli Stati Uniti, in qualità di delegato indiano al Congresso Internazionale delle Religioni. Il suo intervento al Congresso (pubblicato successivamente con il titolo "La scienza della religione") fu accolto con grande partecipazione ed entusiasmo.
Sempre nel 1920 pose le basi della SRFSelf-Realization Fellowship, che dal 1925 avrebbe avuto sede stabile a Los Angeles, con lo scopo di diffondere nel mondo (secondo le rivelazioni ricevute – oltre che dal suo maestro – anche dal santo himalayano Mavatar Babaji) la sacra scienza del Kriya Yoga.

▪ 1974 - Alberto Rabagliati (Milano, 26 giugno 1906 – Roma, 7 marzo 1974) è stato un cantante e attore italiano. Fu il primo divo della musica leggera italiana famoso in gran parte dell'Europa.
Nel 1927 Rabagliati si trasferì da Milano ad Hollywood dopo aver vinto il concorso per il sosia di Rodolfo Valentino. "Per uno come me che massimo massimo aveva visto il lago di Como e il Duomo di Monza ritrovarsi su un piroscafo di lusso, tre bauli zeppi, un mucchietto di dollari, e granduchesse e contesse che lo corteggiavano, fu una cosa strabiliante".
Durante la seconda guerra mondiale, per intrattenere i soldati, si esibì nella caserma di Trani.
Rimase negli Stati Uniti quattro anni, ma la sua carriera di attore nel cinema americano non decollò mai. Durante quel periodo ebbe però la possibilità di famigliarizzare con i nuovi generi musicali che stavano prendendo piede in America: il jazz, lo swing, lo scat.
Rientrato in Europa, intraprese la carriera di cantante. Dopo una breve esperienza con l'orchestra di Pippo Barzizza, lavorò con l'orchestra cubana Lecuona Cuban Boys, esibendosi con il volto tinto di nero e portando al successo la canzone Maria la O.

▪ 1975 - Michail Michailovič Bachtin (in russo Михаил Михайлович Бахтин; Orël, 17 novembre 1895 – Mosca, 7 marzo 1975) è stato un filosofo, critico letterario e storico russo.
È stato autore di opere molto influenti sulla teoria letteraria, retorica e della critica. Bachtin è considerato uno dei più significativi pensatori del ventesimo secolo (M. Holquist).

Pensiero
La sua critica difficilmente si colloca in una specifica corrente. Egli considerava fondamentale per l'interpretazione del testo, la presa di coscienza del contesto storico. Ogni messaggio è emesso infatti in particolari situazioni, che se non comprese compromettono la comunicabilità del testo; quest'ultimo dunque non può considerarsi autonomo. La teoria di Bachtin approfondisce tre aspetti: teoria del linguaggio, teoria dei generi letterari, teoria del comico. La prima sottolinea l'importanza del dialogo, identificando tutte le forme di scrittura con esso attraverso l'ipotesi di un dialogo con un lettore immaginario. La teoria dei generi è piuttosto teoria del romanzo; questo genere sarà molto apprezzato da Bachtin per la sua modernità e coerenza con il reale. Per quanto riguarda la teoria del comico, lo studioso propone un approccio alla realtà attraverso il riso e considera il carnevale come rovesciamento dei valori.

▪ 1981 - Giovanni Bianconi (Minusio, 22 marzo 1891 – Minusio, 7 marzo 1981) è stato un poeta, artista ed etnologo svizzero.
Figlio di Alessandro, originario di Mergoscia, e di Margherita Rusconi. Fratello di Piero. Dopo la scuola dell'obbligo a Minusio riceve una formazione artistica a San Gallo alla Kunstgewerbeschule (scuola di arti applicate) e in seguito si perfeziona all'Accademia di belle arti di Stoccarda. Tornato in patria, concorre e viene assunto come insegnante di disegno nelle scuole di Locarno, coltivando nel suo tempo libero le sue passioni per la silografia, la produzione di poesie dialettali dal vario contenuto intimista (il senso della morte) e sociale, e le indagini etnografica centrate sul lavoro dei contadini. Sposato con Rita Planzi, padre di Sandro, linguista e docente all'Università di Ginevra.
Le sue poesie dialettali riflettono l'ansia per un mondo rurale che va inesorabilmente scomparendo assieme al suo portato umano sotto la spinta del progresso caratterizzato dalla rapidissima terziarizzazione della società ticinese, indotta dall'afflusso di facoltosi stranieri germanici. I titoli delle piccole raccolte originali in cui appaiono i suoi versi alludono tutti ad una realtä umile, paesana, che lascia in bocca come un güst da pan da segra (come un sapore di pane di segale), e tutte terminano con un componimento breve Alégher che è forma di saluto paesano lombardo che porta in sé il significato dell'ungarettiana allegria ovvero la leopardiana aura di prosperità: il coraggio dopo il naufragio.
Lo spirito comunitario dei contadini lascia il posto ad un arrogante riflusso verso una privatizzazione del territorio con il generale diffondersi delle recinzioni delle proprietà e dei giardini attorno alle nuove ville dei signori, con l'aggiunta del cartello: Achtung! bissiger Hund!. Il tema è ripreso nella sua raccolta Legni e versi, 73 stampe su legno e 15 poesie, con prefazione di Giorgio Orelli, Edizioni Armando Dadò, Locarno 1978; il progressivo intedeschimento del paese farà sì che il Canton Ticino sarà presto tutto tedescofono, come Bosco Gurin, villaggio della valle Maggia fondato da una colonia tedesca di Walser. Qui il discorso è volutamente indignato e provocatorio per cui vanno applicate le osservazioni di Benedetto Croce nella sua Storia del Regno di Napoli: Bisogna stare in guardia contro l'acquiescenza a giudizi convenzionali e perciò comodi, e contro quella sorta di mitizzamento storico che pone sempre una testa di turco su cui battere, designandola autrice di tutti i mali.
Le sue origini verzaschesi e contadine lo spingono a coltivare suoi studi di carattere etnografico, basti citare: Val Verzasca del 1966, Ticino rurale del 1971, Costruzioni contadine ticinesi edito nel 1982. Con stile essenziale descrive ogni dettaglio costruttivo sia dei fabbricati che delle macchine e degli strumenti di lavoro, illustrandoli con precisi disegni e silografie. La sua vasta produzione silografica, comprendente circa 500 opere tra ritratti e paesaggi, è influenzata in parte dall'espressionismo tedesco assimilato durante il suo soggiorno germanico.

▪ 1993 - Carlo Mazzarella (Genova, 30 luglio 1919 – Roma, 7 marzo 1993) è stato un attore, giornalista e showman italiano.
Frequentò l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica nella stessa classe di Vittorio Gassman, ma la sua carriera di attore si esaurì nell'interpretazione di qualche ruolo secondario (non amava, tra l'altro, che gli venissero ricordate le sue partecipazioni ad alcuni film di Totò). Di questa esperienza conservò la straordinaria capacità di parlare al pubblico, che rivelò di possedere nella sua professione di telecronista, metà giornalista e metà showman come fu definito.
Nel 1964 realizzò un servizio speciale per la TV dal titolo Viaggio tra i negri d'America, per il quale venne insignito della "Medusa d'oro" al V "Premio dei Colli" per l'inchiesta filmata. Il servizio, oltre che per l'attualità dei contenuti e l'impegno sociale, si distingueva per lo stile giornalisticamente vivace e immediato, adatto al grande pubblico.
Celebre per i suoi reportage dall'Oriente e dagli USA, per il suo sottile umorismo e per essere l'inventore di soprannomi affibbiati ai personaggi televisivi, Mazzarella amava discorrere con il suo pubblico in modo spigliato e mostrò a lungo nelle rubriche da lui curate la domenica per il TG2 delle 13.00.

▪ 1999 - Stanley Kubrick (New York, 26 luglio 1928 – Harpenden, 7 marzo 1999) è stato un regista, fotografo e sceneggiatore statunitense naturalizzato britannico, considerato tra i maggiori cineasti del XX secolo.
Nasce il 26 luglio 1928 nel quartiere newyorkese del Bronx da genitori ebrei. Il padre è un medico austriaco emigrato negli Stati Uniti in seguito alla Prima guerra mondiale. Fin da bambino Kubrick si appassiona ai miti dell'antica Grecia ed alle fiabe nordiche, ma soprattutto al gioco degli scacchi e alla musica jazz. Per un certo periodo, prima di cominciare ad occuparsi di cinema, si guadagna da vivere grazie a gare di scacchi e impara a suonare la batteria.

1961-1975: i capolavori
Nel 1962 dirige Lolita, servendosi della collaborazione di Vladimir Nabokov, autore dell'omonimo romanzo, alla sceneggiatura. Il film è soggetto a dure critiche da parte della censura, in particolar modo americana. Nel film spicca, per quanto riguarda la prova attoriale, Peter Sellers, che lavorerà con Kubrick anche nel suo film successivo.
Nel 1963 gira Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, una commedia satirica e allucinante allo stesso tempo. La pellicola provoca grande attenzione ed ammirazione da parte dei critici di tutto il mondo e gli vale tre nomination all'Oscar (miglior regia, miglior produttore e co-autore). Il film è notevole anche da un punto di vista storico e riesce mirabilmente a dare forma al terrore dell'atomica all'epoca della guerra fredda, soprattutto in considerazione del fatto che gli ambienti sono ricostruiti con la massima verosimiglianza e tutte le procedure militari corrispondono a quelle realmente in vigore all'epoca.
2001: Odissea nello spazio vede la luce dopo quattro anni di lavorazione e una spesa di 10 milioni di dollari, 6 milioni e mezzo solo per gli effetti speciali. Il film, oltre ad essere uno dei picchi più alti raggiunti dalla cinematografia mondiale, è una profonda riflessione filosofica sulla natura dell'uomo, sulla sua evoluzione e sul suo rapporto con l'universo. Il film riceve svariate nomination agli Oscar, ma vince solo quello per gli effetti speciali. Numerosissime le scene da antologia, dalla più ampia ellissi della storia del cinema, dall'osso della scimmia all'astronave oblunga che "danza" sulle note di Sul bel Danubio blu di Johann Strauß, alla sequenza delle stelle, fino all'enigmatico finale con l'embrione che dallo spazio, concede uno sguardo in macchina che buca lo schermo cinematografico fino allo spettatore.
Il progetto successivo avrebbe dovuto riguardare un film su Napoleone, che avrebbe dovuto essere interpretato da Jack Nicholson, ma a causa di un film uscito nel 1970, Waterloo di Sergei Bondarchuk, che fu un autentico flop, non venne mai realizzato.
Nel 1971 Kubrick scrive, dirige e produce Arancia meccanica, tratto dall'omonimo romanzo di Anthony Burgess e probabilmente uno dei film di maggiore influenza tra quelli realizzati dagli anni '70 ad oggi. Kubrick avrebbe anche chiesto ai Pink Floyd di usare la loro suite Atom Heart Mother come colonna sonora del film, ma la band rifiutò per la paura di una cattiva pubblicità. Nonostante le iniziali censure negli Stati Uniti e in altri paesi europei, il film ha un enorme successo, tanto che non tardano le quattro nomination all'Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura e montaggio). Il film dà scandalo, a causa della violenza esplicita, e subito dopo la sua uscita, in Inghilterra, numerosi teppisti dichiarano di prendere spunto dal film per i crimini che compiono. Il film diventa un caso e molti familiari delle vittime minacciano Kubrick e la sua famiglia, costringendolo a ritirare il film dalle sale inglesi. Nel film comunque è ricordata la magnifica interpretazione di Malcolm McDowell, nel ruolo di Alex, il capo banda dei teppisti della pellicola. Per altro questa azione del regista mette in evidenza l'enorme potere nei confronti dei produttori date le conseguenze economiche del ritiro.
Dopo due film che potrebbero essere definiti futuristici, Kubrick cambia direzione con Barry Lyndon (1975), basato su una storia del XVIII secolo tratto dal romanzo Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray scritto nel XIX secolo. Il film non ha un grande successo di cassetta ma frutta sette nomination (tra le quali ancora regia, sceneggiatura, produzione). Ciò che maggiormente colpisce ancora oggi è l'enorme capacità tecnico-fotografica, che permette a Kubrick di girare in interni con la sola luce delle candele, anche grazie all'utilizzo di un particolare obiettivo Zeiss Planar originariamente prodotto per la NASA[1], ottenendo in questo modo la particolare atmosfera che caratterizza il film. Inoltre la quasi totale assenza di profondità di campo ottenuta con teleobiettivi molto potenti e diaframmi apertissimi permette a Kubrick di ottenere inquadrature del tutto paragonabili ai quadri dell'epoca in cui è ambientato.

Etica ed estetica in Kubrick
Stanley Kubrick è considerato a tutt'oggi uno dei più importanti registi del XX secolo, specie per la sua espressività lontana dai canoni hollywoodiani e la sua capacità quasi unica di esplorare la gran parte dello spettro dei generi, senza farsi dominare dalle convenzioni, ma anzi trasfigurandole. Malgrado i costi anche elevati che richiedevano i suoi film, ebbe in breve tempo carta bianca per tutte le fasi di lavorazione delle sue opere. Esplicativo a questo proposito, l'episodio di Arancia meccanica: l'unica volta nella storia del cinema in cui un film, che pur stava avendo notevole successo di pubblico, viene ritirato dalle sale da una grande casa di produzione cinematografica, la Warner, per ordine del regista.
La passione per la fotografia è uno dei fili rossi della sua carriera: Kubrick poteva passare ore intere a studiare un'inquadratura, fino al punto da assillare gli attori che comunque lo hanno sempre trattato con un mistico rispetto ("è così modesto e sempre pronto a scusarsi che è impossibile essere offesi da lui" ha detto di lui George C. Scott). Ne viene fuori una cura ossessiva per i particolari dell'immagine, per la prospettiva e l'illuminazione, per la posizione degli attori e degli oggetti di scena, tanto che ogni suo film è studiabile in ogni fotogramma come "album di inquadrature".
Il senso estetico dei suoi film è però il risultato di un lavoro di integrazione fra diversi canali comunicativi: il contesto reale delle sue storie è infatti un tessuto di immagine e musica, elemento fondamentale per veicolare emozioni nello spettatore. In ogni pellicola il regista recupera ispirazioni dalla storia dell'arte di ogni secolo, da Jack Torrance abbandonato sulla sedia di lavoro che richiama Il sonno della ragione genera mostri, un'acquaforte-acquatinta di Goya, ai magistrali piani sequenza di Barry Lyndon, continue citazioni dei quadri inglesi tra il Cinquecento e il Seicento. La musica inoltre, elemento fondamentale, sottolinea in ogni film momenti particolari. Dal "Ludovico Van" di Alex che celebra la sua ultraviolenza, al candido swing della chiusura de Il dottor Stranamore che celebra con leggerezza la fine dell'essere umano imputabile alla sua stessa stupidità. Ogni momento costruito tra immagine e suono è una risata a denti stretti sulla convenzionalità, è un rasoio che seziona i comportamenti degli attanti svelando come dietro le grandi ideologie ci sia solo la bassa animalità dell'essere umano.
Anche il tempo dell'azione è utilizzato da Kubrick come veicolo espressivo e fa parte di quel tessuto comunicativo che ha sperimentato in ogni suo film: le inquadrature sono spesso prolungate, esitanti, gli attori recitano in uno stato quasi ipnoide (evidenti gli esempi di 2001: Odissea nello spazio, Lolita, Shining, Eyes Wide Shut e, per certi versi, anche Arancia meccanica), lasciando lo spettatore libero di indugiare sulle singole componenti dell'immagine. Più che alla parola, Kubrick era interessato all'organizzazione spazio-temporale della narrazione, facendo perdere lo spettatore in una metacomunicazione continua. La curiosità suscitata da uno dei suoi massimi capolavori, 2001: Odissea nello spazio, è proprio dovuta al lavorìo di sottrazione che Kubrick vi dedicò: inizialmente il progetto originale prevedeva molti più dialoghi e scene decisamente più "didascaliche" (come la sequenza finale, in cui il feto astrale avrebbe dovuto distruggere un anello di bombe atomiche che circondavano la Terra), ma il regista lo "spolpò" gradualmente, creando un flusso di apparente non-comunicazione (l'Universo silenzioso e spettrale) nel quale lo spettatore potesse perdersi. Basti sapere che nelle 2 ore e 40 di film, solo 40 minuti sono dialogati.
Malgrado i suoi continui sforzi di smussamento del senso di realtà, Kubrick appare ancorato ad un realismo oggettivo, a volte freddo, figlio maturo della sua carriera di fotoreporter: è nota la sua curiosità tecnica, che lo portarono a innovare il cinema stesso (i sorprendenti effetti speciali di 2001, le ottiche superluminose della NASA e della Zeiss di Barry Lyndon, la steady-cam di Shining).
Inoltre, grazie al suo estremo eclettismo, Kubrick riuscì a muoversi agilmente in ogni genere, innovandolo e arricchendolo. 2001: Odissea nello Spazio è considerato uno "spartiacque" nel campo dello SciFi (oltreché uno dei più bei film della storia del cinema), Shining fu pioniere del horror metafisico, Full Metal Jacket ha sconvolto i temi del film di guerra, sottolineando come il soldato sia, essenzialmente, un assassino e affrontando così uno dei temi principali dell'etica kubrickiana, vale a dire la scelta fra il bene e il male. Qui il protagonista impara, infatti, a vivere secondo la propria natura, accettando l'omicidio e la normalità della vita. In Lolita è analizzata la perversione di un uomo che perde la testa per una ragazzina, innamorandosene realmente e mandando all'aria il suo matrimonio per poi perdere ogni cosa. Lo splendido pamphlet (poco più di un'ora e mezzo di film) Il dottor Stranamore indaga sornione sull'ambivalenza dell'istinto di conservazione dell'Uomo, perfettamente a suo agio fra sopravvivenza e sterminio degli altri. Arancia meccanica capovolge questo schema mostrando quanto anche nell'insanabile buonismo di una distopica società moderna è necessario per un uomo riuscire ad esprimere la sua libera scelta tra il bene e il male, dovendo scegliere talvolta anche il male per istinto di autoconservazione. Nel film questa possibilità è infatti negata ad Alex che, subìto il "trattamento Ludovico", è incapace di scegliere il male, per proteggersi, e subisce le angherìe di una società oppressiva, di amici convertiti al "giusto" e di genitori indifferenti.
Naturalmente, il cinema di Kubrick sposa l'idea della perfetta integrazione fra etica ed estetica, sfuggendo così alla facile tentazione di esprimere una morale. Così le immagini e il messaggio si fondono e la valutazione di ciò cui si assiste è lasciata totalmente allo spettatore, grazie anche alla "circolarità" delle sceneggiature (quasi tutte adattate da libri), che prevedono un finale che si avvolge sull'incipit. Alcuni esempi: in Arancia meccanica il protagonista torna esattamente allo stato psicologico di partenza, come se non fosse successo nulla, salvo che è diventato ancora più cattivo e cosciente del fatto che la violenza ha un ruolo fondante nella società, poiché esercitata "secondo le regole"; in Shining l'edipico Jack Torrance appare, dopo la sua morte, nella galleria fotografica dell'Overlook Hotel, come il guardiano che era lì "da sempre"; Eyes Wide Shut sembra terminare con un risveglio, che incoraggia l'immaginazione a tornare al punto di partenza; l'esempio eccellente di questa ciclicità è poi 2001: Odissea nello spazio, che procede interamente in una mimesi del ciclo della vita (nascita, crescita, morte ed evoluzione in nuova nascita). Sembra fare eccezione Il dottor Stranamore, ma probabilmente si tratta di una fedeltà allo stile comico adottato: qui il film si auto-distrugge, così come era stato preannunciato.

Dioniso-Apollo: una lettura diversa della poetica di Kubrick
«Il superuomo è il filosofo dell'avvenire; è il dominatore della storia, che sta al di là del bene e del male. Tutto ciò che è od è stato, diventa per lui, "un mezzo, uno strumento, un martello"; il suo conoscere è un creare, un legiferare; il suo "volere la verità" equivale a "volere la potenza". Egli è l'uomo veramente libero, che cerca di dominare tutte le possibilità senza rinunciare ad alcuna, è l'incarnazione della volontà di potenza. Il suo insegnamento aprirà al mondo una nuova era: aprirà la via alla vittoria di Dioniso su Socrate, dell'infinità della vita sull'autolimitazione della ragione. […] Con la sua lotta appassionata Nietzsche ha voluto aprire all'uomo un orizzonte senza limiti; quest'orizzonte, però, si è rivelato infinitamente vuoto. » (Ludovico Geymonat)
«Si trasformi l'Inno alla Gioia di Beethoven in un quadro e non si rimanga indietro con l'immaginazione, quando i milioni si prosternano rabbrividendo nella polvere: così ci si potrà avvicinare al Dionisiaco. [...] Ai colpi di scalpello dell'artista cosmico dionisiaco risuona il grido dei misteri eleusini: "Vi prosternate milioni? Senti il creatore, mondo?"» (Friedrich Nietzsche)
Si è sostenuta la possibilità di un evidente parallelismo tra la poetica di Kubrick ed alcuni temi dominanti del pensiero di Friedrich Nietzsche.
L'incipit di 2001: Odissea nello spazio presenta un connubio tra le immagini filmiche e le note di Così parlò Zaratustra (in tedesco: "Also Sprach Zarathustra") di Richard Strauss. Tale musica rappresenta la discesa dalla montagna di Zaratustra che si appresta ad annunciare il proprio messaggio all'umanità; analogamente il film di Kubrick, secondo la chiave interpretativa qui riproposta, sarebbe il mezzo scelto dal regista per manifestare al mondo la propria buona novella.

2001 come massima esemplificazione della tesi esposta
«Perché il leone predatore deve ancora diventare un fanciullo?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un ricominciare, un gioco, una ruota che gira su se stessa, un primo moto, un santo dire di sì. […]Così parlò Zarathustra. E allora dimorava nella città che si chiama "Vacca pezzata".» (Friedrich Nietzsche)

Nel viaggio dall'uomo primitivo al superuomo, il monolito sulla Luna in 2001 segna un momento fondamentale. Nella scena con il monolito lunare, il Sole è mostrato direttamente sopra le teste mentre il monolito emette un forte rumore (forse segnala l'arrivo di questo momento). Il momento è descritto da Nietzsche come il mezzogiorno in cui l'uomo sta a metà del suo percorso tra la bestia ed il superuomo… un percorso verso un nuovo mattino, il primo mattino del superuomo.
Il superuomo è raggiunto alla fine di 2001. Nelle scene finali, l'astronauta, David Bowman, giace nel letto di morte. Desidera che il superuomo venga ad esistere prima che lui sia morto. Amo chi anela alla creazione di qualcosa oltre sé stesso, e poi perisce aveva detto Zaratustra. L'idea è altrettanto ben espressa in un altro lavoro di Richard Strauss, un poema sinfonico intitolato Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione). Nella stesura di quest'opera, Strauss disse che era volto a rappresentare la morte di una persona che si è sforzata strenuamente di attingere i più elevati traguardi artistici… Il frutto del suo cammino attraverso la vita gli appare, l'idea, l'Ideale.
Togliamo i riferimenti all'arte ed interpretiamo persona come se fosse genere umano: ecco che questa frase di Strauss descrive precisamente l'idea di Nietzsche, ossia che il genere umano è spasmodicamente teso verso un Ideale, chiamato superuomo, che ciascun uomo vuole inverare prima della propria morte.
In 2001, il superuomo è mostrato come un bambino (nel romanzo La sentinella è chiamato Bambino-Stella). Anche questo proviene da Nietzsche, nelle sue metafore che adombrano le tre metamorfosi dello spirito dell'uomo. Nella metamorfosi finale, quando l'uomo diviene superuomo, Nietzsche dice che lo spirito sarà come un bambino, perché il bambino è innocenza e oblio, un nuovo inizio. Ed anche lo spirito dionisiaco è un bambino, prima che la società lo condizioni in modo da costringerlo ad uscire da tale stato. In 2001 il Bambino-Stella è anche il rinato David Bowman (ovvero, il genere umano rinato) e ritorna alla Terra nella scena finale. Questo episodio nei termini che usa Nietzsche è descritto come lo spirito ora vuole la sua stessa volontà, e chi è stato perduto per il mondo ora conquista il proprio mondo. David Bowman, perduto per il mondo durante la sua Odissea nello spazio, è tornato al mondo per dominarlo.
Ma come sarà, in termini più specifici, il superuomo? Nietzsche disse che sarebbe stato un ritorno allo spirito dionisiaco, qualcosa che scaturisce nel romanzo da cui è tratto 2001, poiché nel paragrafo finale il Bambino-Stella è chiamato padrone del mondo e concepisce il medesimo (primordiale) pensiero attribuito a Moon-Watcher (Non era tanto certo di cosa avrebbe fatto in seguito. Ma avrebbe pensato qualcosa), e questa comunanza di elementare elaborazione mentale unisce idealmente i due soggetti (e le due metafore, ovviamente).

Ma il superuomo sarebbe stato qualcosa di più dell'uomo primitivo, poiché in possesso di quell'intelletto che mancava al primitivo. Nietzsche disse che il superuomo avrebbe richiesto una nuova moralità, perché sarebbe stato al di là del bene e del male. Sarebbe stato un miscuglio di energia, intelletto ed orgoglio, un uomo di raffinatezza ma anche di coraggio e forza, erudito e generale in un unico essere. In altre parole, un filosofo-leader di stampo platonico.
L'idea di Nietzsche potrebbe riassumersi nella lotta intentata dal genere umano per raggiungere un Ideale, l'essere perfetto. Sebbene esistano aspetti di una tale concezione in Arancia meccanica e nel Dottor Stranamore, è 2001 che costituisce il più suggestivo esempio di questa filosofia nei film di Kubrick.
È lo stesso autore che dà l'impressione di sostenere questa visione del suo film. In alcune interviste ha infatti detto: l'uomo è l'anello mancante tra la scimmia primitiva e gli esseri umani civilizzati (superuomo?) - ed ha inoltre spiegato che il finale rappresentava l'uomo rinato come un superuomo, che ritorna alla Terra pronto al successivo balzo in avanti nel destino evolutivo dell'uomo.
2001 è visto di solito come un film altamente ambiguo, aperto a molte differenti interpretazioni. Ma, forse, non era stato concepito così. Kubrick ha detto che se qualcosa può essere pensato, allora può anche essere raccontato in un film.
2001 è molto coerente con la filosofia di Nietzsche, perciò forse il film è ambiguo perché era l'unico modo in cui Kubrick avrebbe potuto raccontare in un film il pensiero di Nietzsche.

Articoli correlati



Pagina:  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10


© Copyright 1995-2010 | CulturaCattolica.it | Privacy Policy |Credits