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Il calendario del 12 Marzo

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

▪ 515 a.C. - Viene completata la costruzione del Tempio di Gerusalemme

▪ 1913 - Canberra diviene la capitale dell'Australia

▪ 1930 - Mahatma Gandhi guida la marcia del sale verso il mare di 300 km, nonostante l'opposizione britannica, per protestare contro il monopolio britannico sul sale

▪ 1938 - Anschluss: truppe tedesche occupano l'Austria. L'annessione viene dichiarata il giorno successivo

▪ 1940 - Guerra d'inverno: La Finlandia firma un duro trattato di pace con l'Unione Sovietica, cedendo quasi tutta la Carelia Finlandese. Le truppe finlandesi e la popolazione restante vengono immediatamente evacuate

▪ 1947 - Viene proclamata la Dottrina Truman, intesa ad aiutare a bloccare la diffusione del comunismo

▪ 1967 - Suharto prende il posto di Sukarno come presidente dell'Indonesia

▪ 1968 - Mauritius ottiene l'indipendenza

▪ 1977 - A Torino Prima Linea uccide il Brigadiere Giuseppe Ciotta A Bologna i carabinieri fanno irruzione negli studi di Radio Alice e la fanno chiudere

▪ 1992 – A Palermo vienne ucciso per mano di Cosa Nostra l’onorevole Salvo Lima

▪ 1999 - Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca diventano membri della NATO

▪ 2003 - Zoran Djindjic, primo ministro serbo, viene assassinato a Belgrado

Anniversari

* 295 - San Massimiliano (... – Tebessa, 12 marzo 295 circa) , patrono degli obiettori di coscienza.
San Massimiliano di Tebessa subì il martirio intorno al 295 d.C., un 12 marzo, sotto il consolato di Tusco e Anulino (o Anulio), nei pressi di Cartagine, a Tebessa. Fu ucciso perché, chiamato al servizio militare, rifiutò l'arruolamento, sostenendo che il suo essere cristiano non fosse compatibile con la violenza e quindi con l'esercito. Per questo viene ricordato come uno dei primi obiettori di coscienza e in quanto tale ne è stato nominato patrono.

▪ 1253 - Santa Fina Ciardi (San Gimignano, 1238 – San Gimignano, 12 marzo 1253) è stata una santa italiana.
Fra le cose più importanti che la memoria di Fina ha prodotto vi è senza dubbio lo spedale che prese il suo nome e fu costruito nel 1255 grazie alle oblazioni deposte sul suo sepolcro. I lasciti e le donazioni in denaro ed i beni immobili si susseguirono negli anni seguenti, a testimonianza del ricordo sempre vivo della piccola beata fra la popolazione. L'ospedale aveva lo scopo di dare ospizio ai vecchi, ai poveri e ai pellegrini. Attrezzandosi ed ampliandosi divenne nei secoli successivi uno dei migliori della Toscana. La struttura, che cambierà più volte nome a partire dal 1816, è rimasta in piena funzione fino alla fine degli anni novanta. Nella cappella dell'ospedale è conservata la tavola di quercia dove Santa Fina giacque per cinque anni.

▪ 1507 - Cesare Borgia, o Cesare di Valenza detto il duca di Valentino o il Valentino (Roma, 13 settembre 1475 – Viana, 12 marzo 1507), è stato un condottiero, cardinale e arcivescovo cattolico italiano, famoso per aver ispirato a Machiavelli la figura del Principe.
Gli storici concordano nell'identificare in lui un'esperienza politica importantissima, grazie all'istituzione di tribunali che riuscirono a riportare l'ordine in Romagna. Per la mancanza dello stato, vigeva nel territorio romagnolo una situazione di anarchia; le forze anarchiche erano quelle aristocratiche. L'azione di Borgia si abbatté con particolare risolutezza; egli non portò solo ordine e stabilità, ma anche giustizia e tribunali.
Dopo la discesa di Luigi XII in Italia, il duca di Valentino ricorda anche la corruzione di una chiesa tale che il Papa chiede allo stesso Luigi XII un regno per il figlio.
Primo dei quattro figli dell'allora cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI (1492-1503) e di Vannozza Cattanei (Cesare, Giovanni detto anche Juan, Lucrezia e Goffredo), era stato destinato dal padre alla carriera ecclesiastica, grazie alla quale la famiglia aveva preso saldamente piede. I Borgia infatti, valenciani di origine, erano arrivati a Roma una trentina di anni prima al seguito del cardinale Alfonso, papa col nome di Callisto III dal 1455 al 1458, a caccia di cariche e di fortuna.
Ancora giovanissimo e senza che avesse mai ricevuto gli ordini sacerdotali, il padre, appena eletto papa, lo fece nominare arcivescovo di Valencia, arcidiocesi che era già stata sua e prima ancora dello zio Callisto III. Dell'arcivescovado però Cesare non andò mai a prendere possesso, anche perché fu nominato cardinale l'anno dopo, il 20 settembre 1493, e nel 1495 governatore generale e legato di Orvieto.
Poco attratto dalla vita clericale e molto più incline a quella militare, nel 1497 (anno in cui, si dice, uccise il fratello Juan, Duca di Gandia e carissimo al padre) chiese ed ottenne dal padre-papa la dispensa dalla vita ecclesiastica, depose la porpora cardinalizia e l'anno dopo si recò in Francia a portare al nuovo re Luigi XII l'annullamento papale del precedente matrimonio e la porpora cardinalizia per il suo ministro Georges d'Amboise.
Ne ebbe in cambio la mano della nipote navarrese del re, Carlotta d'Albret, e in seguito a ciò il titolo di Duca del Valentinois. Da qui l'appellativo di "Duca di Valentino"

▪ 1648 - Tirso de Molina, pseudonimo di Gabriele Téllez (Madrid, 1579 – Almazán, 12 marzo 1648), è stato un religioso, drammaturgo e poeta spagnolo.
È stato una delle principali figure del teatro del siglo de oro.
Nacque nel seno di un'umile famiglia di domestici dei conti di Molina de Herrera. Dopo gli studi, nel 1601, entrò nell'Ordine della Mercede. Per conto di tale Ordine svolse anche un'importante missione nelle Americhe (fu visitatore a Santo Domingo). Ancor prima di intraprendere tale viaggio (1616-1618) era già noto come drammaturgo nelle accademie e a corte.
Nonostante l'intimazione di un tribunale ecclesiastico a non scrivere più per il teatro, nel 1627 pubblicò la prima delle cinque Parti (Partes) in cui sono raccolte le sue opere teatrali.
Le altre quattro "Parti" furono pubblicate a cura del nipote, Francisco Lucas de Avila.
Tirso de Molina ha raggiunto fama universale come autore di El Burlador de Sevilla y convidado de piedra, il dramma in cui viene rappresentata la storia di Don Giovanni, che diede poi l'ispirazione a infinite altre opere teatrali, in prosa e in musica, di cui la più nota è quella di Mozart. Recentemente studi hanno dimostrato che l'attribuzione dell'opera a Tirso de Molina è tutt'altro che certa, in quanto si potrebbe trattare di un'operazione pubblicitaria da parte di un commediografo minore (probabilmente Andrés de Claramonte).
Tirso de Molina ha scritto anche due opere in prosa: I villini di Toledo (Los cigarrales de Toledo, 1621) è una raccolta di racconti brevi, Dilettare con giovamento (Deleitar aprovechando, 1635).

▪ 1887 - Carlo Passaglia (Lucca, 12 maggio 1812 – Torino, 12 marzo 1887) è stato un teologo e sacerdote cattolico italiano.
Fu uno dei più noti esponenti del clero che si schierò a favore dell'Unità d'Italia.
Entrato nella Compagnia di Gesù, divenne un brillante rappresentante della corrente neotomista, rimanendo però aperto agli influssi di altri orientamenti. Fu professore di teologia all'Università di Roma e successivamente all'Università Gregoriana.
In seguito all'instaurazione della Repubblica romana fu costretto a lasciare l'Italia e si mise in viaggio, soggiornando in diversi paesi europei.
Tornato a Roma, divenne uno dei teologi più ascoltati da papa Pio IX, intento a preparare la formulazione del dogma dell'Immacolata Concezione.
Un avvicendamento ai vertici della Compagnia di Gesù, lo mise in una situazione di contrasto con i suoi superiori, in seguito alla quale abbandonò l'ordine. Si avvicinò quindi agli ambienti del cattolicesimo liberale, con la speranza di poter svolgere un ruolo di mediazione fra il Papa e il governo italiano.
Tuttavia, lo spiraglio per una mediazione divenne via via più angusto, per le posizioni intransigenti di entrambe le parti. Allora Passaglia, caduto in disgrazia a Roma, si recò a Torino, dove gli fu affidata la cattedra di filosofia morale e si dedicò a diffondere nel clero le sue idee antitemporaliste. Operò a tale scopo attraverso il settimanale "Il Mediatore" e il quotidiano "La Pace".
Fondò anche una Società ecclesiastica, un'unione privata di sacerdoti estranea alla giurisdizione della gerarchia, che però raccolse adesioni abbastanza marginali, visto che si collocava in atteggiamento di opposizione verso la linea adottata dal Pontefice.
L'iniziativa più significativa tra quelle che intraprese fu la raccolta di firme per una petizione al Papa affinché rinunci al potere temporale. Nonostante le 10.000 adesioni raccolte, l'appello non ebbe conseguenze. Tuttavia i sacerdoti che firmarono la petizione di Passaglia furono colpiti dalla stampa cattolica intransigente, che cercava di ricompattare il clero attorno agli orientamenti della gerarchia. La stampa anticlericale rispose accusando la gerarchia di opprimere la libertà dei sacerdoti.
In alcuni casi, le fratture del clero provocate dalla petizione di Passaglia furono piuttosto gravi. A Piacenza il vescovo Antonio Ranza non volle amministrare i sacramenti ad un sacerdote che rifiutava di ritrattare la sua adesione ai principii di Passaglia. A causa di ciò il vescovo fu successivamente processato e condannato dall'autorità civile.

▪ 1925 - Sun Yat-sen (in Wade-Giles, Sun Zhongshan in Pinyin, 孫中山, (o Sun I-hsien); Hsien Shang, 12 novembre 1866 – Pechino, 12 marzo 1925) è stato un politico cinese, è considerato il fondatore della Cina moderna e uno dei più importanti rivoluzionari cinesi, tra i primi a proporre il rovesciamento dell'Impero Cinese e a considerare il problema della democrazia.
Tanto il governo nazionalista di Chiang Kai-shek, che ha mantenuto la sua sovranità sulla sola Taiwan nel 1949 dopo la vittoria dei comunisti nella guerra civile, quanto la Repubblica Popolare Cinese ne rivendicano l'eredità.
Sun Yat-sen nacque da una famiglia contadina portatrice di tutto il bagaglio della tradizione cinese, ma nella regione della Cina che più di ogni altra era stata trasformata dagli influssi occidentali, il Guangdong. Sun aveva sentito parlare fin da bambino della rivolta dei Taiping, alla quale un suo zio aveva partecipato. Tutta la sua vita sarebbe trascorsa tra due mondi: la sua filosofia avrebbe cercato di combinare la necessità di una modernizzazione “occidentalizzante” con le tradizioni cinesi e la sua prassi politica avrebbe alternato ai metodi cospirativi delle società segrete cinesi una concezione importata dall’estero del partito e della rivoluzione. I suoi studi elementari si compirono nel suo villaggio, ma già a tredici anni partì per raggiungere il fratello a Honolulu, dove frequentò scuole occidentali; quindi si laureò a Hong Kong in medicina e cominciò a gestire una farmacia a Canton che si chiamava significativamente East-West. Al Hong Kong College of Medicine fu allievo di Sir James Cantlie, noto nella letteratura chirurgica per la proposta di divisione del fegato secondo un piano saggittale passante per il solco della vena cava e la fossa cistica, (J. Cantlie, "A new arrangement of the right and left lobes of the liver. Physiol 1898" piano di Cantlie), il quale lo aiutò nella sua carriera professionale e politica.

La svolta rivoluzionaria
La sua vita conobbe una svolta nel 1893, quando si recò a Tianjin per presentare un programma di salvezza nazionale a un funzionario considerato progressista, ma restò inascoltato. Da questo momento Sun Yat-sen abbandonò la sua professione e dedicò tutti i suoi sforzi a un nuovo scopo: suscitare una rivoluzione in Cina. Inizialmente Sun ritenne che il conservatorismo retrogrado e autoritario degli imperatori Manciù (o Qing) costituisse il problema fondamentale del paese e decise di battersi per il rovesciamento della dinastia. Agiva ancora nel solco della tradizione cinese che in caso di malgoverno vede la responsabilità della situazione nelle persone investite dell’autorità e non mette l’accento sulla necessità di riformare il sistema politico. I Manciù erano considerati stranieri, erano sempre stati impopolari ed esistevano antiche associazioni segrete che avevano come obiettivo il loro allontanamento dal potere.

In esilio
Ben presto il governo identificò Sun Yat-sen come un agitatore pericoloso e mise una taglia sulla sua testa: costretto a fuggire dalla Cina viaggiò a lungo, visitando tra l’altro il Giappone, gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Proprio a Londra venne catturato nel 1896 quando fu attirato con un pretesto nell’ambasciata cinese. Grazie all'intervento della stampa e dell'opinione pubblica che era rimasta scioccata, Sun Yat-sen acquisì grande noterietà e venne liberato. Per ricordare questo evento nell'ambasciata cinese di Londra la stanza dove venne imprigionato è stata mantenuta come allora. Intanto il rivoluzionario proseguiva i suoi tentativi di unificare diverse associazioni segrete contro i Manciù e stabiliva contatti con gruppi progressisti di cinesi residenti all’estero e di stranieri sensibili alla condizione della Cina.

I Tre Principi del Popolo
A poco a poco il suo pensiero si modificò e si radicalizzò: nel 1904 l’idea che fosse sufficiente cacciare i Manciù per rinnovare la Cina venne definitivamente abbandonata e Sun cominciò esplicitamente a parlare di espulsione degli aggressori stranieri, instaurazione di una nuova forma di governo, la Repubblica, e distribuzione egualitaria delle terre. Infine nel 1905 nel manifesto della sua nuova Associazione, la Tongmenghui, apparvero nella loro forma finale i famosi Tre Principi del Popolo: Indipendenza nazionale, Potere del popolo (cioè democrazia) e Benessere del popolo (riforma agraria). Nel formulare questo terzo principio Sun Yat-sen era stato influenzato più dalle utopie della tradizione rivoluzionaria cinese, e in particolare dal movimento dei Taiping, che dall’Occidente. L’idea di lotta di classe, che ben presto i marxisti cinesi avrebbero fatto propria, restava estranea al suo pensiero, legato a un modello di egualitarismo armonico.

La caduta dell'Impero Manciù
La Repubblica di Cina non nacque però nel modo in cui Sun Yat-sen aveva sperato. Nel 1911 mentre il rivoluzionario, tornato in Cina, veniva nominato presidente provvisorio a Nanchino, nella capitale il passaggio al nuovo governo fu gestito come un colpo di Stato di palazzo, e il potere andò a un capo militare, il generale Yuan Shikai. Sun Yat-sen fu costretto a farsi da parte e, nonostante il suo partito, il Guomindang, avesse vinto le elezioni, ben presto dovette andare di nuovo in esilio.

Il ritorno e l'alleanza con i comunisti
Nel 1916 con la morte di Yuan Shikai, Sun Yat-sen poté tornare in Cina e nel 1917 organizzò a Canton un proprio governo (la Cina stava precipitando nel caos politico e non esisteva più un governo centrale) e rimise in piedi il Guomindang. Intanto nel 1921, con la collaborazione del Comintern, era stato fondato a Shanghai il Partito Comunista Cinese. La posizione dell’Internazionale comunista per quanto riguarda i paesi colonizzati, che fu fatta propria dai cinesi, chiedeva ai nascenti partiti comunisti di cercare l’alleanza con la borghesia nazionale per affrontare la lotta per l’indipendenza. Inevitabilmente questa posizione portò alla ricerca di un accordo con Sun Yat-sen Nel gennaio 1923 Sun Yat-sen si decise a incontrare il delegato sovietico Yoffe e ne scaturì la dichiarazione Sun-Yoffe: i sovietici ammettevano l’impossibilità di instaurare per il momento un governo comunista in Cina e si impegnavano a dare tutto il loro appoggio alla realizzazione dell’indipendenza e dell’unità nazionale del paese.

Il nuovo programma
Poco dopo, il Manifesto programmatico del Congresso del Guomindang affermava oltre ai tre principi, tre indirizzi politici: alleanza con l’Unione Sovietica, cooperazione con i comunisti e aiuto ai contadini e agli operai.
Per quanto riguarda il governo della Cina Sun Yat-sen si riproponeva di riunificare militarmente il paese e, dopo una fase di tutela politica che avrebbe abituato progressivamente i cinesi all’uso della democrazia, la creazione di una Repubblica democratica. La Costituzione della Repubblica, pensava Sun, avrebbe potuto innestare elementi provenienti dalla tradizione cinese sul sistema occidentale. In particolare ai tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario si sarebbero uniti il potere degli esami di selezione dei funzionari e il potere di controllo derivante dall’antico censorato cinese.

Morte di Sun Yat Sen e sua eredità
Ma il 12 marzo 1925 Sun Yat-sen morì di cancro al fegato a Pechino. Gli anni successivi avrebbero visto la Cina precipitare in una tragica guerra civile, tra il Guomindang e i comunisti guidati da Mao Tse-tung. Nel 1949 l’indipendenza e la riunificazione del paese sarebbe stata definitivamente conseguita con la vittoria dei comunisti. Nonostante la forza ideale della figura di Sun Yat-sen le sue idee sulla democrazia non hanno trovato nessuna applicazione nella politica dei suoi successori. A Taiwan la democrazia sarebbe emersa solo molti anni dopo, e non certo grazie al Guomindang. La Repubblica Popolare Cinese avrebbe conosciuto nuovi momenti di caos e terrore, in particolare con il Grande balzo in avanti e la Rivoluzione Culturale e le iniziali ispirazioni egualitarie del comunismo sarebbero state definitivamente abbandonate con le riforme di Deng Xiaoping.

▪ 1940 - Luigi Orione (1872-1940)
Luigi Orione nacque a Pontecurone, in diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. Il padre era selciatore di strade; la madre, donna di casa, di profonda fede e di alto senso educativo. Pur avvertendo la vocazione al sacerdozio, per tre anni (1882-1885) aiutò il padre come garzone selciatore.
Il 14 settembre 1885, a 13 anni, venne accolto nel convento francescano di Voghera (Pavia), ma una polmonite ne mise in pericolo la vita e dovette tornare in famiglia nel giugno 1886. Dall'ottobre 1886 all'agosto 1889 fu allievo dell'Oratorio di Valdocco in Torino. San Giovanni Bosco ne notò le qualità e lo annoverò tra i suoi prediletti assicurandolo «noi saremo sempre amici». A Torino conobbe anche le opere di carità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, vicine all'Oratorio salesiano.

Fondatore chierico
Il 16 ottobre 1889 iniziò il corso di filosofia nel seminario di Tortona. Ancora giovane chierico fu sensibile ai problemi sociali ed ecclesiali che agitavano quell'epoca travagliata. Si dedicò alla solidarietà verso il prossimo con la Società di Mutuo Soccorso San Marziano e la Conferenza di San Vincenzo. A vent'anni, scriveva: «Vi è un supremo bisogno ed un supremo rimedio per rimarginare le piaghe di questa povera patria, così bella e così infelice! Impossessarsi del cuore e dell'affetto del popolo ed illuminare la gioventù: ed effondere in tutti la grande idea della redenzione cattolica col Papa e pel Papa. Anime! Anime!». Mosso da tale visione apostolica, aperse in Tortona, il 3 luglio 1892, il primo Oratorio per curare l'educazione cristiana dei ragazzi. L'anno seguente, il 15 ottobre 1893, Luigi Orione, chierico di 21 anni, aprì un Collegio nel rione San Bernardino, destinato a ragazzi poveri.
Il 13 aprile 1895, Luigi Orione fu ordinato sacerdote e nella medesima celebrazione il Vescovo impose l'abito clericale a sei allievi del suo collegio. Sviluppò sempre più l'apostolato fra i giovani con l'apertura di nuove case a Mornico Losana (Pavia), a Noto in Sicilia, a San Remo, a Roma.

La Famiglia religiosa
Attorno al giovane Fondatore crebbero chierici e sacerdoti che formarono il primo nucleo della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Nel 1899 iniziò il ramo degli Eremiti della Divina Provvidenza dedicati al benedettino «ora et labora», soprattutto nelle colonie agricole che, in quell'epoca, rispondevano all'esigenza di elevazione sociale e cristiana del mondo rurale.
Il Vescovo di Tortona, Mons. Igino Bandi, con Decreto del 21 marzo 1903, riconobbe canonicamente la Congregazione religiosa maschile della Piccola Opera della Divina Provvidenza, i Figli della Divina Provvidenza (sacerdoti, fratelli coadiutori ed eremiti), e ne sancì il carisma espresso apostolicamente nel «collaborare per portare i piccoli, i poveri e il popolo alla Chiesa e al Papa, mediante le opere di carità», professato con un IV voto di speciale «fedeltà al Papa». Confortato dal personale consiglio di Leone XIII, Don Orione pose nelle prime Costituzioni del 1904, tra gli scopi della nuova Congregazione, quello di lavorare per «ottenere l'unione delle Chiese separate».
Animato da un grande amore alla Chiesa e ai suoi Pastori e dalla passione per la conquista delle Anime, si interessò attivamente dei problemi emergenti del tempo, quali la libertà e l'unità della Chiesa, la questione romana, il modernismo, il socialismo, la scristianizzazione delle masse operaie.

Sulle macerie dei terremoti
Dopo il terremoto del dicembre 1908, che lasciò tra le rovine 90.000 morti, Don Orione accorse a Reggio Calabria e Messina per prestare soccorso specialmente agli orfani e divenne promotore delle opere di ricostruzione civile e religiosa. Per diretta volontà di Pio X fu nominato Vicario Generale della diocesi di Messina.
Lasciata la Sicilia dopo tre anni, poté nuovamente dedicarsi alla formazione e allo sviluppo della Congregazione. Nel dicembre 1913 inviò la prima spedizione di missionari in Brasile.
Rinnovò gli eroismi di soccorso ai terremotati dopo il cataclisma del 13 gennaio 1915 che sconvolse la Marsica con quasi 30.000 vittime. Erano gli anni della prima guerra mondiale. Don Orione percorse più volte l'Italia per sostenere le varie attività caritative, per aiutare spiritualmente e materialmente persone d'ogni ceto, per suscitare e coltivare vocazioni sacerdotali e religiose.

Le Piccole Suore Missionarie della Carità
A vent'anni dalla fondazione dei Figli della Divina Provvidenza, come in «pianta unica con molti rami», il 29 giugno 1915, diede inizio alla Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità, animate dal medesimo carisma e votate a fare sperimentare ai poveri la Provvidenza di Dio e la maternità della Chiesa attraverso la carità verso i poveri e gli infermi, i servizi d'ogni genere negli istituti di educazione, negli asili per l'infanzia e nelle varie opere pastorali. Nel 1927, iniziò anche un ramo contemplativo, le Suore Sacramentine non vedenti adoratrici, cui si aggiungeranno successivamente anche le Contemplative di Gesù Crocifisso.
Coinvolse pure i laici sui sentieri della carità e dell'impegno civile dando impulso alle associazioni delle «Dame della Divina Provvidenza», degli «Ex Allievi» e degli «Amici». In seguito, compiendo precedenti intuizioni, nella Piccola Opera della Divina Provvidenza sarà costituito anche l'Istituto Secolare Orionino e il Movimento Laicale Orionino.

Sviluppi apostolici
Dopo la prima guerra mondiale (1914-1918) si moltiplicarono scuole, collegi, colonie agricole, opere caritative e assistenziali. In particolare, Don Orione fece sorgere alla periferia delle grandi città i Piccoli Cottolengo: fu così a Genova e a Milano; fu così a Buenos Aires, a San Paulo del Brasile, a Santiago del Cile. Tali istituzioni, destinate ad accogliere i fratelli più sofferenti e bisognosi, erano da lui intese come «nuovi pulpiti» da cui parlare di Cristo e della Chiesa, «fari di fede e di civiltà».
Lo zelo missionario di Don Orione, che già si era espresso con l'invio in Brasile nel 1913 dei primi suoi religiosi, si estese poi in Argentina e Uruguay (1921), in Palestina (1921), in Polonia (1923), a Rodi (1925), negli Stati Uniti d'America (1934), in Inghilterra (1935), in Albania (1936). Egli stesso, nel 1921-1922 e nel 1934-1937, compì due viaggi missionari nell'America Latina, in Argentina, Brasile, Uruguay, spingendosi fino al Cile.
Godette della stima personale di Pio X, di Benedetto XV, di Pio XI, Pio XII e delle Autorità della Santa Sede che gli affidarono molti delicati incarichi per risolvere problemi e sanare ferite sia all'interno della Chiesa che nei rapporti con il mondo civile. Si prodigò con prudenza e carità nelle questioni del modernismo, nella promozione della Conciliazione tra Stato e Chiesa in Italia, nell'accoglienza e riabilitazione dei sacerdoti «lapsi».
Fu predicatore, confessore e organizzatore instancabile di pellegrinaggi, missioni, processioni, presepi viventi e altre manifestazioni popolari della fede. Grande devoto della Madonna, ne promosse la devozione con ogni mezzo. Con il lavoro manuale dei suoi chierici innalzò i Santuari della Madonna della Guardia a Tortona (1931) e della Madonna di Caravaggio a Fumo (1938).

Morte e gloria
Nell'inverno del 1940, già sofferente di angina pectoris e dopo due attacchi di cuore aggravati da crisi respiratorie, Don Orione si lasciò convincere dai confratelli e dai medici a cercare sollievo in una casa della Piccola Opera a Sanremo, anche se, come diceva, «non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo». Dopo soli tre giorni, circondato dall'affetto e dalle premure dei confratelli, Don Orione morì il 12 marzo 1940, sospirando: «Gesù! Gesù! Vado».
La sua salma, contesa dalla devozione di tanti devoti, ricevette solenni onoranze a Sanremo, Genova, Milano, terminando l'itinerario a Tortona, ove venne tumulata nella cripta del santuario della Madonna della Guardia. Il suo corpo, trovato intatto alla prima riesumazione del 1965, venne posto in onore nel medesimo santuario dopo che, il 26 ottobre 1980, Papa Giovanni Paolo II iscrisse Don Luigi Orione nell'Albo dei Beati.

▪ 1944
- Romolo Murri (Monte San Pietrangeli, 27 agosto 1870 – Roma, 12 marzo 1944) è stato un politico ed ecclesiastico italiano.
Dopo aver studiato al seminario di Fermo ed all'Almo collegio Capranica di Roma, si laureò in teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, fu ordinato sacerdote nel 1893. Fu tra gli esponenti italiani del modernismo cattolico e seguì le lezioni di Antonio Labriola sulla interpretazione del materialismo storico.
Nel 1894 fu tra i promotori della fondazione della FUCI, nel 1901 della Democrazia cristiana italiana, nel 1905 della Lega Democratica Nazionale. Fondò, o partecipò a fondare, anche le riviste "Vita nova" (1895), "Cultura sociale" (1898)[2], "Il domani d'Italia" (1901), "Rivista di cultura" (1906), "Il commento" (1910).
Murri strinse amicizia con Don Sturzo, quasi coetaneo, che ospitò per tre mesi nella sua casa romana di piazza della Torretta Borghese, nella quale si erano tenute le riunioni per la costituzione della FUCI. Avrebbe del resto ricordato lo stesso Don Sturzo in seguito:
«Fu Murri a spingermi definitivamente verso la democrazia cristiana».
Infatti alla fine dell'Ottocento un movimento cattolico da lui ed altri fondato venne chiamato Democrazia Cristiana e si proponeva come scopo di formare un partito cattolico.
All'interno dell'Opera dei congressi, la nascente Democrazia cristiana si presentava come una corrente la cui innovatività era vista negativamente dalla leadership allora dominante, che ne arginava gli impeti; se papa Leone XIII aveva garantito al movimento un occhio benevolo, alla sua morte (1903) fu eletto papa Pio X, il quale invece era assai più prossimo alle istanze dei gruppi più intransigenti.
Sul finire del 1905, dalle pagine di "Cultura Sociale", Murri intraprese un dibattito a distanza con il socialista Turati, che replicava dal "suo" foglio, "Critica Sociale". Murri auspicava un dialogo sulle condizioni dei meno abbienti, intendendolo peraltro come «un vantaggio non leggero per la civiltà, per la causa popolare e del paese».
Turati replicò celermente che i socialisti erano «figli primogeniti del diavolo, ossia del libero esame» e che portavano cotanto padre «sugli omeri ovunque ci volgiamo». Mentre a Caltagirone, ov'era sindaco, Don Sturzo sperimentava una inedita apertura con i socialisti, Murri controreplicò a Turati su "Il Giornale d'Italia" del successivo 27 ottobre, parlando di un «cammino che si potrebbe fare insieme nelle agitazioni popolari, nelle amministrazioni locali ed eventualmente a Montecitorio». Poco dopo nacque, principalmente sotto la spinta di Murri, la Lega Democratica Nazionale, il cui primo presidente fu Giuseppe Fuschini, che in seguito divenne anche cognato di Murri.
Dopo un Motu proprio del 18 dicembre 1903 dal suggestivo titolo di "De populari actione christiana moderanda", Pio X rilasciò il 28 luglio 1906 l'enciclica "Pieni l'animo", in cui deplorò «lo spirito d'insubordinazione e d'indipendenza, che si manifesta qua e là in mezzo al clero» ed impose il divieto di partecipazione ad attività politiche non coordinate per via gerarchica, in particolare vietò l'adesione alla Lega Democratica Nazionale di Murri e Fuschini.
In forte polemica, perciò, con le gerarchie ecclesiastiche (dopo numerosi richiami ed altrettanti atti di sottomissione), fu infine sospeso "a divinis" nel 1906 e addirittura scomunicato nel 1909, anno della sua elezione alla Camera per le liste della Lega Democratica nazionale).
Deputato nel 1909, non rieletto nel 1913, dopo la Grande guerra (a proposito della quale era stato interventista), si avvicinò al fascismo, allontanandosene presto ed esprimendo pesanti giudizi sul Concordato del 1929. L'ostilità delle gerarchie ecclesiastiche ed il suo antifascismo lo allontanarono dalla scena politica attiva. Si sposò ed ebbe un figlio, e fu notista per Il Resto del Carlino.
Nel novembre 1943 papa Pio XII ne revocò la scomunica.

Opere
Oltre ai numerosi scritti nei citati periodici cui partecipò, scrisse alcuni saggi.
Battaglie d'oggi, 1901-1904
La politica clericale e la democrazia, Cesaro, Ascoli Piceno, 1908
Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, 1920
Il messaggio cristiano e la storia, (1943), Macerata, Quodlibet 2007

- Silvio Trentin (San Donà di Piave, 11 novembre 1885 – Treviso, 12 marzo 1944) è stato un partigiano e giurista italiano, docente universitario di diritto amministrativo.
Nel 1919 fu eletto deputato, l'unico della lista Democrazia sociale veneziana.
I suoi scritti riguardarono vari aspetti del diritto pubblico e del diritto amministrativo.

Impegno antifascista
Si ritirò spontaneamente dall'insegnamento nel 1925, in quanto strenuo oppositore del fascismo, non accettando l'obbligo di giurare fedeltà al regime e difendendo l'assoluta autonomia dell'individuo e dell'insegnamento rispetto al nascente regime. Riparò quindi nel sud della Francia, a Auch, dove continuò ad occuparsi privatamente di diritto. Nonostante fosse lontano dagli ambienti dei rifugiati politici italiani a Parigi, Silvio Trentin era sempre considerato un punto di riferimento per l'antifascismo. Militò dapprima nel Partito repubblicano italiano e nella Lega italiana dei diritti dell'uomo, quindi nella Concentrazione antifascista e in Giustizia e Libertà.
Per sostenersi, lavorò per alcuni anni come manovale in una tipografia. In seguito al suo licenziamento, raccolti alcuni fondi presso amici, acquistò una libreria a Tolosa, dove si trasferì nel 1934. La libreria divenne ben presto un riferimento per gli intellettuali antifascisti e progressisti tolosani; durante la guerra civile spagnola servì da punto di collegamento da e verso la Spagna. Nella cantina della libreria furono tenute anche riunioni segrete e ospitati antifascisti e cospiratori.

Pensiero politico
Silvio Trentin maturò una originale teoria federalista dello Stato. Ne "La crisi del diritto e dello stato" del 1935, Trentin espone la sua filosofia del diritto, che gli servirà per criticare il giuspositivismo e fornire le fondamenta filosofiche alla base delle sue concezioni di libertà, autonomia, democrazia, pluralismo. Egli sostiene che le dottrine convenzionaliste di derivazione hobbesiana, che considerano come esistente solo il diritto positivo, sottintendono un errore di fondo, che l'uomo libero al di fuori dello Stato sia antisociale. Per Trentin il concetto di Stato è direttamente riconducibile alla società, poiché esso costituisce il principio su cui si basa la convivenza civile. In "Stato-Nazione-Federalismo" del 1945, egli è alla ricerca del suo modello federalista. La critica storica gli fornisce i presupposti teorici per trovare una base su cui fondare la coscienza federalista e prefigurare il suo modello federale di stato.

Nella resistenza veneta
Con la caduta di Mussolini, rientrò in Italia, a San Donà, a inizio settembre 1943. A quel tempo era già sofferente di problemi cardiaci. Dopo l'8 settembre si attivò per organizzare formazioni armate partigiane in Veneto, sempre come esponente di "Giustizia e Libertà", declinando un invito di Emilio Lussu a entrare nella direzione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che si trovava a Roma.
Il 19 novembre 1943 fu arrestato a Padova dalla polizia fascista. Rilasciato a dicembre, fu ricoverato per l'aggravarsi della sua malattia cardiaca, che lo portò alla morte nel marzo 1944.
È il padre di Bruno Trentin, segretario generale della CGIL dal 1988 al giugno del 1994.

* 1977 - Giuseppe Ciotta (Ascoli Satriano, 13 novembre 1947 – Torino, 12 marzo 1977) è stato un poliziotto italiano, brigadiere di P.S.
Fu la prima vittima del terrorismo a Torino all'epoca degli anni di piombo.
 Era addetto alla sorveglianza esterna del Politecnico, dell'Istituto Galileo Ferraris e della Facoltà di architettura.
Fu ucciso da Enrico Galmozzi. membro della organizzazione terroristica Brigate Comuniste Combattenti - Prima Linea. 
Alle 8 del mattino del 12 marzo 1977 usciva di casa. Mentre si apprestava a salire sulla sua auto tre terroristi si avvicinavano, uno sfondava il finestrino e lo uccideva con tre colpi di pistola. Lasciava la moglie e la figlia di due anni.

▪ 1992 - Salvo Lima, all'anagrafe Salvatore Lima (Palermo, 23 gennaio 1928 – Palermo, 12 marzo 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC.

Figlio di Vincenzo Lima, parlamentare ed europarlamentare per vari anni Lima fu leader della corrente politica vicina all'attuale senatore a vita Giulio Andreotti. Precedentemente apparteneva alla corrente fanfaniana di Giovanni Gioia. Nel 1951, a ventitré anni, Salvo Lima fu eletto per la prima volta Consigliere Comunale di Palermo. Nel '54 il Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana si celebrò a Napoli e si concluse con il successo dell'onorevole Amintore Fanfani. Anche in Sicilia si affermò la corrente fanfaniana detta Nuove Cronache e Lima vi aderì.
Vicesindaco di Palermo dal 1956 al 1958 e primo cittadino del capoluogo siciliano dal 1959 al 1963 e poi dal 1965 al 1968.
La sua fine fu violenta: il 12 marzo del 1992, mentre stava per recarsi a lavoro dalla sua villa di Mondello a bordo di un'auto civile guidata da un docente universitario, Alfredo Li Vecchi, con un suo collaboratore ed assessore provinciale, Nando Liggio, un commando con alla testa due uomini in motocicletta sparò alcuni colpi di arma da fuoco contro la vettura che fu bloccata. Gli altri occupanti del mezzo non furono stranamente presi di mira dagli assassini (che, contrariamente all'abitudine, non distrussero nemmeno la moto impiegata per il delitto) mentre Lima scese dall'auto cercando di mettersi in salvo ma venne raggiunto dai killer e ucciso a colpi di pistola. La mano che commise il delitto fu sicuramente mafiosa.

L'accusa di associazione mafiosa
Come afferma nel 1996 un teste (l'ispettore della Polizia di Stato Salvatore Bonferraro) del processo a carico di Giulio Andreotti, Lima fu in rapporti di affari con Francesco Vassallo, notissimo costruttore palermitano, spesso citato nelle relazioni della Commissione antimafia:
Ho svolto accertamenti anagrafici presso il Municipio di Palermo, dal quale accertamento è emerso che Lima Salvatore Achille Ettore di Vincenzo in altri atti generalizzato, ha risieduto anagraficamente dal 04/08/1961 al 09/07/1979 in un appartamento sito al civico 175 della via Marchese di Villabianca. Vi ha risieduto per diciotto anni. La via Marchese di Villabianca comunemente è nota, per la maggior parte dei palermitani, come via Roma Nuova. Per detto appartamento ho acquisito anche presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Palermo la nota di trascrizione 19866 del 15/07/1961 e dalla quale si evince che l'appartamento è stato acquistato, intestato a Lima Salvatore, dal costruttore Vassallo Francesco nato a Palermo il 18/07/1909 deceduto, noto come costruttore Ciccio Vassallo.
Nel 1974 Paolo Sylos Labini si dimise dal comitato tecnico-scientifico del ministero del Bilancio, di cui faceva parte da circa dieci anni, quando Giulio Andreotti, ministro in carica per quel dicastero, nominò come sottosegretario Salvo Lima, che già all'epoca era comparso varie volte nelle relazioni della Commissione parlamentare antimafia ed era stato oggetto di quattro richieste di autorizzazioni a procedere nei suoi confronti.
Prima delle dimissioni, Sylos Labini sollevò il problema col presidente del consiglio Aldo Moro, il quale affermò di non poter fare nulla in quanto «Lima è troppo forte e troppo pericoloso». Sylos Labini si rivolse allora direttamente ad Andreotti, affermando: «O lei revoca la nomina di Lima, che scredita l'immagine del ministero, o mi dimetto». Andreotti non lo lasciò nemmeno finire e lo liquidò rinviando il discorso.

* 2000 - Zoran Đinđić (Bosanski Šamac, 1 agosto 1952 – Belgrado, 12 marzo 2003) è stato un politico e filosofo serbo che ha ricoperto le cariche di primo cittadino di Belgrado e di primo ministro della Repubblica di Serbia, ma prima di tutto era un oppositore al regime di Slobodan Milošević.
Đinđić è nato a Bosanski Šamac nella Republika Srpska (Bosnia Erzegovina), una cittadina che confina con la Croazia sul fiume Sava. Ha completato gli studi di scuola secondaria a Belgrado dove suo padre Dragomir fu trasferito come ufficiale dell'Esercito jugoslavo. Come studente dell'Università di Belgrado ha dimostrato interesse per la politica.
Il 12 marzo 2003, mentre scende dalla propria autovettura nel cortile del parlamento serbo a Belgrado, viene assassinato dal cecchino Zvezdan Jovanović appostato nel palazzo di fronte. La salma di Đinđić è sepolta al cimitero Novo Groblje (Nuovo Cimitero) di Belgrado.


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