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Il calendario del 14 Marzo

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

▪ 1489 - La regina di Cipro, Caterina Cornaro, vende il suo regno alla Repubblica di Venezia

▪ 1492 - La regina Isabella I di Castiglia ordina ai suoi 150.000 sudditi ebrei di convertirsi al cristianesimo o venire espulsi

▪ 1647 - Guerra dei trent'anni: Baviera, Colonia, Francia e Svezia firmano la Tregua di Ulma

▪ 1757 - A bordo della HMS Monarch, l'ammiraglio John Byng viene fucilato per aver trascurato i suoi doveri

▪ 1794 - Eli Whitney ottiene un brevetto per la sgranatrice del cotone

▪ 1848 - Pio IX con il documento Nelle istituzioni concede la costituzione.

▪ 1861 - Il tricolore diviene la bandiera del Regno d'Italia
«La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.» (Articolo n° 12 della Costituzione della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n° 298, Edizione Straordinaria, del 27 dicembre 1947).
Il tricolore italiano è decretato il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana, proposto da Giuseppe Compagnoni.
Il 27 dicembre 1796, si riunì, a Reggio nell'Emilia, il Congresso Cispadano, riunito per decretare la nascita della Repubblica Cispadana, che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio. L'assemblea si componeva di 110 delegati, sotto la presidenza del ferrarese Carlo Facci. Nella riunione del 7 gennaio 1797 il sacerdote Giuseppe Compagnoni fece decretare "che lo stemma della Repubblica Cispadana sia innalzato in tutti quei luoghi né quali è solito che si tenga lo stemma della sovranità" e che "l'era della Repubblica Cispadana incominci dal primo giorno di Gennaio del corrente anno del 1797". Egli, inoltre, propose che lo stendardo o bandiera Cispadana, formato dai colori verde, bianco e rosso, fosse "reso universale". La proposta venne approvata nella seduta del 21 gennaio, tenutasi a Modena dove, nel frattempo, erano stati spostati i lavori del congresso.
Il 7 gennaio la stessa bandiera è protagonista della Giornata Nazionale della Bandiera, istituita dalla Legge n° 671 del 31 dicembre 1996.
L'Articolo n° 292 " del Codice Penale "Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato “ la tutela.

▪ 1903
  1. - Il Trattato Hay-Herran, che garantisce agli Stati Uniti il diritto di costruire il Canale di Panama, viene ratificato dal Senato statunitense. Il Senato colombiano in seguito rigetterà il trattato
  2. - Theodore Roosevelt emana un ordine esecutivo che rende Pelican Island, in Florida, una "riserva e luogo di riproduzione per gli uccelli autoctoni", segnando la nascita del sistema del National Wildlife Refuge

▪ 1915 - Prima guerra mondiale: Accerchiato al largo della costa cilena dalla Royal Navy, dopo essere fuggito dalla disastrosa Battaglia delle Isole Falkland, l'incrociatore leggero tedesco SMS Dresden viene abbandonato e affondato dal suo equipaggio

▪ 1951 - Guerra di Corea: Per la seconda volta, le truppe delle Nazioni Unite ricatturano Seul

▪ 1964 - Una giuria di Dallas trova Jack Ruby colpevole dell'uccisione di Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di John F. Kennedy

▪ 1967 - Il corpo del presidente statunitense John F. Kennedy viene spostato nel Cimitero Nazionale di Arlington

▪ 1972 - Giangiacomo Feltrinelli, editore e fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana rimane ucciso in una esplosione vicino ad un traliccio dell'alta tensione a Segrate (Milano). Il cadavere viene scoperto il giorno dopo.

▪ 1978 - Guerra del Libano: con l'ingresso delle truppe israeliane in Libano, ha inizio l'operazione Litani.

▪ 1984 - Gerry Adams, capo del Sinn Féin, viene ferito gravemente durante un tentativo di assassinio

▪ 1989 - Il presidente statunitense George H. W. Bush vieta l'importazione di fucili da assalto negli Stati Uniti

▪ 1991 - Dopo 16 anni in prigione per un presunto attentato dinamitardo dell'IRA ad un pub, i Sei di Birmingham vengono scarcerati, quando un tribunale determina che la polizia aveva fabbricato le prove.

▪ 1994 - Linus Torvalds presenta all'Università di Helsinki la versione 1.0.0 di Linux, la prima versione stabile.

▪ 1995 - Norman Thagard diventa il primo astronauta statunitense a viaggiare nello spazio a bordo di un veicolo russo

▪ 1996 - Il presidente statunitense Bill Clinton si impegna in un accordo da 100 milioni di dollari con Israele, per individuare ed catturare i terroristi

▪ 1998 - Un terremoto di magnitudo 6,9 della Scala Richter, colpisce l'Iran meridionale

▪ 2004
  1. - Vladimir Putin viene rieletto presidente della Russia.
  2. - In Spagna il PSOE vince le elezioni svoltesi pochi giorni dopo gli attacchi terroristici a Madrid

▪ 2005 - L'astrofisico Riccardo Giacconi riceve la National Medal of Science dal Presidente USA George W. Bush

▪ 2006 - Nasce il quotidiano regionale di informazione Calabria Ora

▪ 2008 - Tibet: L'esercito della Repubblica Popolare Cinese spara sui monaci manifestanti; decine i morti.

Anniversari

▪ 1827 - Pietro Tamburini (Brescia, 1º gennaio 1737 – Pavia, 14 marzo 1827) è stato un teologo e giurista italiano.
Ricevette l'istruzione elementare grazie ad alcuni precettori ecclesiastici della sua città natale, e svolse quindi studi di retorica con il domenicano padre Pavoni. Date le ottime capacità proseguì gli studi di filosofia presso il Seminario della Pace con il teatino padre Scarella, di impostazione giansenista. Fortemente influenzato dall'alto livello intellettuale e spirituale del seminario, dotato di una ricchissima biblioteca, terminati gli studi di filosofia il giovane Tamburini decise di aderire allo stato ecclesiastico, venendo ordinato sacerdote nel 1760, dopo aver frequentato la scuola teologica della Pace.
Grazie al favore del cardinale Giovanni Molin, fu nominato professore di metafisica al seminario vescovile e quindi chiamato a sostituire Baldassarre Zamboni nell'incarico di docente di teologia dogmatica. Tuttavia il clima a lui favorevole mutò quando, nel 1771, pubblicò un volumetto sulla grazia in cui attaccava i gesuiti con una serie di argomenti teologici, gli stessi che diede per la discussione di fine anno ad un chierico suo allievo nell'accademia scolastica. Il cardinale Molino, pressato dai gesuiti, da parte dei parroci e dal proprio vicario generale, non poté evitare di revocare la docenza al Tamburini alla fine del 1772.

Roma e i circoli giansenisti
Fu così che l'abate Tamburini intorno alla Pasqua del 1773 si trasferì a Roma e, grazie all'interessamento del Cardinal Marefoschi, ottenne l'incarico di Prefetto degli studi del Collegio irlandese. A Roma egli si inserì senza fatica nei circoli giansenisti conoscendone gli esponenti più in vista, quali Giovanni Gaetano Bottari, Pier Francesco Foggini, Scipione de' Ricci, in seguito Vescovo di Pistoia, Cristoforo Amaduzzi, Paolo del Mare e Francesco Alpruni. Durante le riunioni del circolo, che prese il nome di "Circolo dell'Archetto", Tamburini ebbe a leggere diverse relazioni di carattere filosofico-teologico che furono poi pubblicate. Tuttavia, con la prematura morte di papa Clemente XIV e l'ascesa al soglio pontificio del cardinale Angelo Braschi con il nome di Pio VI, la politica papale nei confronti dei giansenisti mutò radicalmente, divenendo piuttosto intollerante.
Tamburini rimase nella città ancora alcuni anni, nonostante fosse oggetto di polemiche per la riedizione del suo trattato sulla grazia, nonché osteggiato da parte dei vescovi irlandesi, contrari alle dottrine propugnate dai sacerdoti e dai chierici allievi del Collegio irlandese, di cui Tamburini era ancora Prefetto.

Gli anni della docenza a Pavia
Grazie anche all'intervento dell'amico e sodale di gioventù Giuseppe Zola, anch'egli convinto giansenista, il Tamburini fu quindi chiamato dall'Imperatrice Maria Teresa d'Austria ad occupare la cattedra di teologia morale presso l'Università di Pavia, nella Lombardia austriaca, dove iniziò l'attività accademica al principio del 1779. In questo periodo ricoprì anche la carica di Prefetto degli Studi presso il Collegio austro-ungarico, oggi Collegio Cairoli, e pubblicò numerosi testi frutto delle sue lezioni universitarie. Particolarmente importanti furono gli scritti stilati a sostegno dell'attività politica degli Asburgo, di cui fu in questi anni un convinto alleato.
Nel 1786 i suoi rapporti con Scipione de' Ricci gli valsero la nomina a promotore del Sinodo diocesano di Pistoia, molte tesi del quale, volte ad una riforma in senso giansenista della Chiesa, furono poi condannate nel 1794 da Pio VI con la bolla Auctorem fidei. Con la morte dell'Imperatore Giuseppe II nel 1790, e di suo fratello e successore Leopoldo II nel 1792, ed a causa delle mutate condizioni politiche europee all'indomani della Rivoluzione francese, nel 1794 Tamburini fu allontanato dall'Università di Pavia, di cui pure era stato rettore magnifico nel 1783 e nel 1790. Tuttavia, in seguito alla campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte, che lo fece anche "Cavaliere dell'Ordine della Corona di Ferro", nel 1797 vi fu richiamato per insegnare filosofia morale e diritto naturale. Nello stesso anno, dopo la rivolta di Brescia e la cacciata dei funzionari veneziani, Tamburini vi fu invitato per organizzare e reggere il nuovo Liceo appena creato dalle neonate istituzioni repubblicane. Le lezioni, però, terminarono bruscamente con la discesa degli austro-russi in Italia all'inizio del 1799, quando il Liceo bresciano venne chiuso e così pure l'Università di Pavia. Tamburini si rifugiò quindi nella casa di campagna della Barona, nei pressi di Pavia, dove visse alcuni mesi in ristrettezze e difficoltà e dove fu anche molestato da una banda di sanfedisti guidata da don Andrea Filippi, capo della rivolta anti-francese in Valle Sabbia.
Dopo la battaglia di Marengo Tamburini, cui le autorità erano riconoscenti per l'appoggio dato al nuovo regime, fu richiamato a Pavia nella riaperta Università, prima come docente di diritto naturale, e poi anche come direttore del Collegio Ghislieri. Anche le autorità austriache reinsediatesi dopo il 1815 non toccarono in alcun modo la figura ormai patriarcale dell'abate Tamburini, che continuò ad insegnare fino al 1817. Successivamente fu nominato da Francesco I d'Austria direttore e preside della facoltà politico-legale dell'Università di Pavia, incarico che mantenne fino alla morte, avvenuta per una febbre tifoidea il 14 marzo 1827.

La "Storia generale dell'Inquisizione"
La principale opera dell'abate Tamburini è concordemente individuata nei quattro volumi (2383 pagine) della sua Storia generale dell'Inquisizione. Scritta tra il 1817 ed il 1818 per reazione al perdurare dell'Inquisizione in Spagna ad opera di Ferdinando VII, l'opera fu tuttavia pubblicata solo postuma nel 1862 e subito inserita nell'Indice dei libri proibiti, in cui rimase fino al Concilio Vaticano II. Frutto di una riflessione illuministica e giansenista, l'opera si caratterizza per la decisa polemica contro il "culto reso al dolore" e la religiosità intesa come espiazione e penitenza. La trattazione spazia dall'indagine su inquisitori ed inquisiti più celebri, come lo Jacob Sprenger del Malleus maleficarum o il Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay, alla ricostruzione dei processi celebrati a carico di personaggi minori, allo scopo di approfondire ed analizzare le regole della macchina giudiziaria dell'Inquisizione, l'elenco dei reati su cui l'istituzione aveva competenza, le procedure istruttorie con le raffinate tecniche di interrogatorio, nonché le svariate forme e livelli di tortura cui potevano essere sottoposti gli accusati, fino all'ampio assortimento delle possibili pene.

Tamburini e il cattolicesimo
Con circa una quarantina di opere edite, a parte la Storia generale dell'Inquisizione, l'abate Tamburini fu uno dei maggiori giansenisti italiani ed ebbe una forte influenza su buona parte del clero e della cultura teologica del suo tempo. Operando una vera e propria opera di erosione del cattolicesimo controriformista, egli aprì a molte istanze di cambiamento all'interno della Chiesa, che poi avrebbero trovato spazio nel cattolicesimo liberale del XIX secolo, di cui l'abate rappresentò una figura di riferimento.

▪ 1883 - Karl Heinrich Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, economista e rivoluzionario tedesco.
Il suo pensiero è interamente retto, in chiave materialista, sulla critica all'economia, alla politica, alla società e alla cultura contemporanea.
È stato il fondatore e primo teorico del Socialismo scientifico, del Materialismo storico e del Materialismo dialettico.
Marx è considerato uno tra i filosofi maggiormente influenti sul piano politico e filosofico nella storia del Novecento.

Il suo pensiero attraverso le sue opere.

IL DENARO - "Il denaro, in quanto possiede la proprietà di comprar tutto, di appropriarsi di tutti gli oggetti, è dunque l' oggetto in senso eminente. L'universalità della sua proprietà costituisce l'onnipotenza del suo essere, esso è considerato, quindi come ente onnipotente...Il denaro è il mediatore fra il bisogno e l'oggetto, fra la vita e il mezzo di vita dell'uomo. Ma ciò che media a me la mia vita mi media anche l'esistenza degli altri uomini. Per me è questo l'altro uomo. (---) Tanto grande è la mia forza quanto grande è la forza del denaro. Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore: le sue proprietà e forze essenziali. Ciò ch'io sono e posso non è dunque affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella fra le donne. Dunque non sono brutto, in quanto l'effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal denaro. Io sono, come individuo storpio, ma il denaro mi dà 24 gambe: non sono dunque storpio. Io sono un uomo malvagio, infame, senza coscienza, senza ingegno, ma il denaro è onorato, dunque lo è anche il suo possessore. Il denaro è il più grande dei beni, dunque il suo possessore è buono: il denaro mi dispensa dalla pena di esser disonesto, io sono, dunque, considerato onesto; io sono stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di ogni cosa: come potrebbe essere stupido il suo possessore? Inoltre questo può comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è egli più intelligente dell'uomo intelligente? Io, che mediante il denaro posso tutto ciò che un cuore umano desidera, non possiedo io tutti i poteri umani? Il mio denaro non tramuta tutte le mie deficienze nel loro contrario? (---) Poichè il denaro, in quanto concetto esistente e attuale del valore, confonde e scambia tutte le cose, esso costituisce la generale confusione e inversione di ogni cosa, dunque il mondo sovvertito, la confusione e inversione di tutte le qualità naturali e umane. (---) Il denaro, questa astrazione vuota ed estraniata della proprietà, è stato fatto signore del mondo. L'uomo ha cessato di essere schiavo dell'uomo ed è diventato schiavo della cosa; il capovolgimento dei rapporti umani è compiuto; la servitù del moderno mondo di trafficanti, la venalità giunta a perfezione e divenuta universale è più disumana e più comprensiva della servitù della gleba dell'era feudale; la prostituzione è più immorale, più bestiale dello ius primae noctis . La dissoluzione dell'umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in sé l'annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l'ultimo stadio necessario verso la libera autounificazione dell'umanità". (MARX e ENGELS dai MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI DEL 1844 e da altre opere)

DA DOVE NASCE LA RICCHEZZA? - "Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza. La natura è la fonte dei valori d'uso (e in questi consiste la ricchezza effettiva!) altrettanto quanto il lavoro, che a sua volta, è soltanto la manifestazione di una forza naturale, la forza-lavoro umana. I borghesi hanno i loro buoni motivi per attribuire al lavoro una forza creatrice soprannaturale; perchè dalle condizioni naturali del lavoro ne consegue che l'uomo, non ha altra proprietà all'infuori della sua forza-lavoro, deve essere, in tutte le condizioni di società, e di civiltà, lo schiavo di quegli uomini che si sono resi proprietari delle condizioni materiali del lavoro. Egli può lavorare solo col loro permesso, e quindi può vivere solo col loro permesso.". (dalla CRITICA AL PROGRAMMA DI GOTHA - 1875)

LA STORIA UMANA - "La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressi ed oppressori sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta.". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA - 1848)

LE IDEE E CIO' CHE SIAMO: IL MATERIALISMO STORICO - Le mie ricerche approdarono a questo risultato, che tanto i rapporti giuridici quanto le forme di Stato non devono essere concepiti né come autonomi né come prodotti del cosiddetto sviluppo generale dello spirito umano; le loro radici si trovano piuttosto nelle condizioni materiali di vita, che Hegel, seguendo le orme degli Inglesi e dei Francesi del XVIII secolo, indica, nel loro complesso, con il termine di società civile; ma l'anatomia di questa società deve essere cercata nell'economia politica... Il risultato generale a cui arrivai e che, una volta ottenuto, mi servì da filo conduttore del corso dei miei studi, può essere, in poche parole, così formulato: nella produzione sociale della loro esistenza gli uomini vengono a trovarsi in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, cioè in rapporti di produzione corrispondenti ad un determinato livello di sviluppo delle loro forze produttive materiali. Il complesso di tali rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, la base reale su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica a cui corrispondono determinate forme di coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale è ciò che condiziona il processo sociale, politico e spirituale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma, al contrario, è il loro grado sociale che determina la loro coscienza . Ad un certo grado del loro sviluppo le forze produttive della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti o, per usare un termine giuridio, con i rapporti di proprietà nel cui ambito si erano mosse sino a quel momento. Da che erano forme di sviluppo delle forze produttive, questi rapporti si tramutano in vincoli che frenano tali forze. Si arriva quindi ad un'epoca di rivoluzione sociale. Cambiando la base economica viene ad essere sovvertita più o meno rapidamente tutta l'enorme sovrastruttura. (---) Inoltre con la divisione del lavoro è data altresì la contraddizione fra l'interesse del singolo individuo o della singola famiglia e l'interesse collettivo di tutti gli individui che hanno rapporti reciproci; e questo interesse collettivo non esiste puramente nell'immaginazione, come universale, ma esiste innanzi tutto nella realtà come dipendenza reciproca degli individui fra i quali il lavoro è diviso. Appunto da questo antagonismo, fra interesse particolare e interesse collettivo, l'interesse collettivo prende una configurazione autonoma come Stato, separato dai reali interessi singoli e generali, e in pari tempo come comunità illusoria, ma sempre sulla base reale di legami esistenti in ogni conglomerato familiare e tribale, come la carne e il sangue, la lingua, la divisione del lavoro accentuata e altri interessi, e soprattutto - come vedremo più particolarmente in seguito - sulla base delle classi già determinate dalla divisione del lavoro, che si differenziano in ogni raggruppamento umano di questo genere e delle quali una domina tutte le altre. Ne consegue che tutte le lotte nell'ambito dello Stato, la lotta fra democrazia, aristocrazia e monarchia, la lotta per il diritto di voto, ecc. ecc., altro non sono che forme illussorie nelle quali vengono condotte le lotte reali delle diverse classi, e inoltre che ogni classe che aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma di società e del dominio in genere, deve dapprima conquistarsi il potere politico per rappresentare a sua volta il suo interesse come l'universale, essendovi costretta in un primo tempo. (---)
Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio (---) Se ora nel considerare il corso della storia si svincolano le idee della classe dominante dalla classe dominante e si rendono autonome, se ci si limita a dire che in un'epoca hanno dominato queste o quelle idee, senza preoccuparsi delle condizioni della produzione e dei produttori di queste idee, e se quindi s'ignorano gli individui e le situazioni del mondo che stanno alla base di queste idee, allora si potrà dire per esempio che al tempo in cui dominava l'aristocrazia dominavano i concetti di onore, di fedeltà, ecc., e che durante il dominio della borghesia dominavano i concetti di libertà, di uguaglianza, ecc. Queste sono, in complesso, le immaginazioni della stessa classe dominante. Questa concezione della storia che è comune a tutti gli storici, particolarmente a partire dal diciottesimo secolo, deve urtare necessariamente contro il fenomeno che dominano idee sempre più astratte, cioè idee che assumono sempre più la forma dell'universalità. Infatti ogni classe che prenda il posto di un'altra che ha dominato prima è costretta, non fosse che per raggiungere il suo scopo, a rappresentare il suo interesse come interesse comune di tutti i membri della società, ossia, per esprimerci in forma idealistica, a dare alle proprie idee la forma dell'universalità, a rappresentarle come le sole razionali e universalmente valide. La classe rivoluzionaria si presenta senz'altro, per il solo fatto che si contrappone ad una classe, non come classe ma come rappresentante dell'intera società, appare come l'intera massa della società di contro all'unica classe dominante. (Marx-Engels, PER LA CRITICA DELL'ECONOMIA POLITICA, L'IDEOLOGIA TEDESCA)

LA RELIGIONE, IL MONDO CAPOVOLTO - "Il fondamento della critica alla religione é: è l’uomo che fa la religione, e non è la religione che fa l’uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l’uomo non è un'entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il mondo dell’uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo punto d’onore spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l’aroma spirituale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola. La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. La critica della religione disinganna l'uomo affinché egli pensi, operi, dia forma alla sua realtà come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno a se stesso e, perciò, intorno al suo sole reale. La religione è soltanto il sole illusorio che si muove intorno all'uomo, fino a che questi non si muove intorno a se stesso. E' dunque compito della storia, una volta scomparso l'al di la della verità, quello di ristabilire la verità dell'al di qua. E innanzi tutto è compito della filosofia, la quale sta al servizio della storia, una volta smascherata la figura sacra dell'autoestraneazione umana, smascherare l'autoestraneazione nelle sue figure profane. La critica del cielo si trasforma così nella critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica. (---) La critica della religione approda alla teoria che l'uomo è per l'uomo l'essere supremo". (da varie opere)

IL CAPITALISMO - "La società borghese è la più complessa e avanzata organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura permettono, dunque, di comprendere parimenti la struttura e i rapporti di produzione di tutte le forme di società del passato sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui sopravvivono in essa ancora residui parzialmente non superati. (---) L'economia politica, in quanto borghese, cioè in quanto concepisce l'ordinamento capitalistico invece che come grado di svolgimento storicamente transitorio addirittura all'inverso, come forma assoluta e definitiva della produzione sociale, può rimanere scienza soltanto finché la lotta di classe rimane latente o si manifesta soltanto in fenomeni isolati. (---) Condizione essenziale per l'esistenza e il dominio della classe borghese è l'accumulazione della ricchezza nelle mani dei privati e la formazione e l'aumento del capitale; condizione del capitale è il lavoro salariato. (---) La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come un' immane raccolta di merci e la merce singola si presenta come una forma elementare. Perciò la nostra indagine inizia come analisi della merce.". (da varie opere)

LA MERCE, "una cosa molto strana" - "La merce è in primo luogo un oggetto esterno, una cosa che mediante le sue qualità soddisfa i bisogni umani di qualsiasi tipo. (---) L'utilità di una cosa ne fa un valore d'uso. Ma questa utilità non aleggia nell'aria. E' un portato delle qualità del corpo della merce e non esiste senza di esso. Il corpo della merce, come il ferro, il grano, il diamante, ecc. è, quindi, un valore d'uso, ossia un bene. (---) Il valore d'uso si realizza soltanto nell'uso, ossia nel consumo. (---) Una merce sembra, a prima vista, qualcosa di ovvio, di banale. La sua analisi mostra che essa è una cosa molto strana, piena di stravaganze metafisiche e di astruserie teologiche. Finchè è valore d'uso, nulla c'è di misterioso in essa. La forma del legno, per esempio, viene trasformata e si fa di essa un tavolo. Ciò non di meno un tavolo resta legno, una cosa comune e percepibile. Ma appena si presenta come merce, esso si trasforma in una cosa sensibile-sovrasensibile. Non soltanto si appoggia con le sue gambe al terreno, ma si contrappone a tutte quante le merci e tira fuori dalla sua testa di legno storie molto più stravaganti che se cominciasse spontaneamente a ballare. (---) La circolazione delle merci è il punto di partenza del capitale. Produzione di merci e circolazione perfezionata di merci, commercio, formano le premesse storiche della sua nascita. (---) In modo immediato il valore d'uso è la base materiale su cui si evidenzia un determinato rapporto economico, il valore di scambio. Il valore di scambio appare in primo luogo come un rapporto quantitativo, entro il quale i valori d'uso sono interscambiabili. (---) Così un'opera di Properzio e otto once di tabacco da fiuto possono avere lo stesso valore di scambio nonostante la diversità fra il valore d'uso di un tabacco o di un'elegia.". (da varie opere)

LA FORZA-LAVORO - "Il valore della forza-lavoro, come quello di ogni altra merce, è determinato dal tempo di lavoro necessario nella produzione, e quindi anche nella riproduzione, di questo articolo specifico. (---) Il valore della forza lavoro si risolve nel valore di una certa somma dei mezzi di sussistenza. Quindi varia col variare di quei mezzi di sussistenza, cioè con la grandezza del tempo-lavoro richiesto nella loro produzione. (---) Ciò che l'operaio vende non è il suo lavoro , ma la sua forza-lavoro, che egli mette temporaneamente a disposizione del capitalista. (---) Che cosa è, dunque, il valore della forza-lavoro? Come per ogni altra merce il suo valore è determinato dalla quantità di lavoro necessaria alla sua riproduzione , ma l'uso di questa forza-lavoro trova un limite soltanto nelle energie vitali e nella forza fisica dell'operaio. (---) Originariamente l'operaio vende la sua forza-lavoro al capitalista perchè gli mancano i mezzi materiali per la produzione di una merce: ma ora la sua stessa forza-lavoro individuale viene meno al suo compito quando non venga venduta al capitalista; essa funziona ormai soltanto in un nesso che esiste solamente dopo la sua vendita, nell'officina del capitalista.". (da varie opere)

DOVE NASCE LO SFRUTTAMENTO? - "Prendiamo l'esempio del nostro filatore. Per ricostruire ogni giorno la sua forza-lavoro, egli deve produrre un valore giornaliero di tre scellini, cosa che egli fa lavorando sei ore al giorno. Pagando il valore giornaliero o settimanale della forza-lavoro del filatore, il capitalista ha acquistato il diritto di usare questa forza-lavoro per tutto il giorno o per tutta la settimana. Perciò egli lo farà lavorare, supponiamo, dodici ore al giorno. Oltre le sei ore che gli sono necessarie per produrre l'equivalente del suo salario, cioè del valore della sua forza lavoro, il filatore dovrà, dunque, lavorare altre sei ore, che io chiamerò ore di sopralavoro e questo sopralavoro si incorporerà in un plusvalore e in un sopraprodotto.". (da IL CAPITALE, 1867)

IL PROFITTO - "Il plusvalore, cioè quella parte di valore complessivo della merce in cui è incorporato il sopralavoro o lavoro non pagato dell'operaio, io lo chiamo profitto.". (da SALARIO, PREZZO E PROFITTO - 1865)

LA RIVOLUZIONE - "Tanto per la produzione di massa di questa coscienza comunista quanto per il successo della cosa stessa è necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che può avvenire soltanto in un movimento pratico, in una rivoluzione; quindi la rivoluzione non è necessaria soltanto perchè la classe dominante non può essere abbattuta in nessuna altra maniera, ma anche perchè la classe che l'abbatte può riuscire solo in una rivoluzione a levarsi di dosso tutto il vecchio sudiciume e a diventare capace di fondare su basi nuove la società. (---) Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo". (MARX e ENGELS)

SUPERAMENTO DEL CAPITALISMO - "I proletari non hanno nulla di proprio da salvaguardare; devono distruggere tutto ciò che fino ad ora ha garantito e assicurato la proprietà privata. (---) Per sopprimere il pensiero della proprietà privata è del tutto sufficiente il comunismo pensato. Per sopprimere la proprietà privata effettiva, reale, occorre una effettiva, reale azione comunista. (---) Tutti i movimenti precedenti sono stati movimenti di minoranze o avvenuti nell'interesse di minoranze. Il movimento proletario è il movimento indipendente della immensa maggioranza nell'interesse della immensa maggioranza. (---) La condizione dell'emancipazione della classe lavoratrice è l'abolizione di tutte le classi, come la condizione dell'emancipazione del 'terzo stato' dell'ordine borghese fu l'abolizione di tutti gli altri stati.". (da varie opere)

LA LOTTA DI CLASSE - "La storia di ogni società è stata finora la storia di lotte di classe. Uomo libero e schiavo, patrizio e plebeo, barone e servo della gleba, membro di una corporazione e artigiano, in breve oppressore e oppresso si sono sempre reciprocamente contrapposti, hanno combattuto una battaglia ininterrotta, aperta o nascosta, una battaglia che si è ogni volta conclusa con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società o con il comune tramonto delle classi in conflitto. Nelle precedenti epoche storiche noi troviamo dovunque una suddivisione completa della società in diversi ceti e una multiforme strutturazione delle posizioni sociali. Nell'antica Roma abbiamo patrizi, cavalieri, plebei, schiavi; nel Medioevo, feudatari, vassalli, membri delle corporazioni, artigiani, servi della gleba, e ancora, in ciascuna di queste classi, ulteriori specifiche classificazioni. La moderna società borghese, sorta dal tramonto della società feudale, non ha superato le contrapposizioni di classe. Ha solo creato nuove classi al posto delle vecchie, ha prodotto nuove condizioni dello sfruttamento, nuove forme della lotta fra le classi. La nostra epoca, l'epoca della borghesia, si caratterizza però per la semplificazione delle contrapposizioni di classe. L'intera società si divide sempre più in due grandi campi nemici, in due grandi classi che si fronteggiano direttamente: borghesia e proletariato ". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA - 1848)

COMUNISMO O BARBARIE - "Il comunismo non toglie a nessuno la facoltà di appropriarsi dei prodotti della società, toglie soltanto la facoltà di valersi di tale appropriazione al fine di asservire lavoro altrui. (---) Ciò che distingue il comunismo non è l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della proprietà borghese. Ma la moderna proprietà privata borghese è l'ultima e la più perfetta espressione dei modi di produzione e appropriazione di prodotti che poggia sugli antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri. In questo senso, i comunisti possono riassumere la loro teoria in quest'unica espressione: abolizione della proprietà privata. (---) Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti 'in una volta' e simultaneamente, e ciò presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che il comunismo implica. Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà debba conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti.". (da varie opere)

LA PROPRIETA' PRIVATA - "Voi inorridite perché noi vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società esistente la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprietà che ha per condizione necessaria la mancanza di proprietà per la stragrande maggioranza della società.(---) Il comunismo non toglie a nessuno il potere di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto il potere di soggiogare il lavoro altrui mediante questa appropriazione. E' stato obiettato che, con la soppressione della proprietà privata, cesserà ogni attività e si diffonderà una pigrizia generale. Se così fosse, la società borghese sarebbe da parecchio tempo andata in rovina a causa dell'indolenza, dal momento che in essa chi lavora non guadagna e chi guadagna non lavora ". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA - 1848)

UNA NUOVA UMANITA' - "Al posto della vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi sorgerà un'associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno sarà la condizione per il libero sviluppo di tutti.". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA - 1848)

L'ALIENAZIONE - " Nell'alienazione dell'oggetto del lavoro si riassume solo l'alienazione, l'espropriazione, dell'attività stessa del lavoro. In cosa consiste ora l'espropriazione del lavoro?
In primo luogo in questo: che il lavoro resta esterno all'operaio, cioè non appartiene al suo essere, e che l'operaio quindi non si afferma nel suo lavoro, bensì si nega, non si sente appagato, ma infelice, non svolge alcuna libera energia fisica e spirituale, ma mortifica il suo corpo e rovina il suo spirito. L'operaio si sente dunque con se stesso solamente fuori del lavoro, e fuori di sé nel lavoro. Come a casa sua è solo quando non lavora e quando non lavora non lo è. Il suo lavoro non è volontario, ma forzato, è lavoro costrittivo. Il lavoro non è quindi la soddisfazione di un bisogno, ma è solo un mezzo per soddisfare dei bisogni esterni ad esso. La sua estraneità risalta nel fatto che, appena cessa di esistere una costrizione fisica o d'altro genere, il lavoro è fuggito come una peste. Il lavoro esterno, il lavoro in cui l'uomo si espropria, è un lavoro-sacrificio, un lavoro mortificazione.
In fine l'esteriorità del lavoro al lavoratore si palesa in questo: che il lavoro non è cosa sua ma di un altro; che non gli appartiene, e che in esso egli non appartiene a sé, ma ad un altro.
Come nella religione l'attività spontanea dell'umana fantasia, dell'umano cervello e del cuore umano, opera indipendentemente dall'individuo, cioè come un'attività estranea, divina o diabolica, così l'attività del lavoratore non è attività spontanea. Essa appartiene ad un altro, è la perdita del lavoratore stesso. Il risultato è che l'uomo (il lavoratore) si sente libero ormai solo nelle sue funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere e nel generare, tutt'al più nell'avere una casa, nella sua cura corporale, ecc. e che nelle sue funzioni umane si sente solo più una bestia. Il bestiale diventa l'umano e l'umano il bestiale. (---)
Il lavoro alienato
1) aliena all'uomo la natura;
2) aliena all'uomo se stesso, la sua attiva funzione, la sua attività vitale, aliena così all'uomo il genere; (---) il lavoro alienato fa dunque
3) della specifica essenza dell'uomo, tanto della natura che dello spirituale potere di genere, un'essenza a lui estranea, il mezzo della sua individuale esistenza; estrania all'uomo il suo proprio corpo, come la natura di fuori, come il suo spirituale essere, la sua umana essenza;
4) che un'immediata conseguenza, del fatto che l'uomo è estraniato dal prodotto del suo lavoro, dalla sua attività vitale, dalla sua specifica essenza, è lo straniarsi dell'uomo dall'uomo. Quando l'uomo sta di fronte a se stesso, gli sta di fronte l'altro uomo.". (MARX: MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI DEL 1844)

LO STATO - "Lo Stato non è affatto una potenza imposta alla società dall'esterno e nemmeno 'la realtà dell'idea etica', 'l'immagine e la realtà della ragione', come sostiene Hegel. Esso è piuttosto un prodotto della società giunta ad un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perchè questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, nasce la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell' ordine; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato. Nei confronti dell'antica organizzazione gentilizia il primo segno distintivo dello Stato è la divisione dei cittadini secondo il territorio. (---) Il secondo punto è l'istituzione di una forza pubblica che non coincide più direttamente con la popolazione che organizza se stessa come potere armato. (---) Lo Stato, poichè è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è, per regola, lo Stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa. (---) Lo Stato non esiste dunque dall'eternità. (---) In un determinato grado dello sviluppo economico, necessariamente legato alla divisione della società in classi, proprio a causa di questa divisione, lo Stato è diventato una necessità. Ci avviciniamo ora, a rapidi passi, ad uno stadio di sviluppo della produzione in cui l'esistenza di queste classi non solo ha cessato di essere una necessità, ma diviene un ostacolo effettivo alla produzione. Perciò esse cadranno così ineluttabilmente come sono sorte. Con esse cadrà ineluttabilmente lo Stato. La società che riorganizza la produzione in base ad una libera ed uguale associazione di produttori, relega l'intera macchina statale nel posto che da quel momento le spetta, cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all'ascia di bronzo ". (ENGELS: L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO)

LA FAMIGLIA E LE DONNE - "L'ordinamento comunistico della società farà del rapporto fra i due sessi un semplice rapporto privato che riguarderà solo le persone che vi partecipano, e nel quale la società non ha da ingerirsi. Potrà farlo perchè elimina la proprietà privata ed educa in comune i bambini, distruggendo così le due fondamenta del matrimonio come si è avuto finora; la dipendenza della donna dall'uomo e dei figli dai genitori dovuta alla proprietà privata. Qui sta anche la risposta alle strida dei filistei moralisti contro la comunanza comunista delle donne. La comunanza delle donne è una situazione legata totalmente alla società borghese e che oggigiorno esiste in pieno nella prostituzione. Ma la prostituzione poggia sulla proprietà privata e cade con essa. Dunque, l'organizzazione comunista, anzichè introdurre la comunanza delle donne, la abolisce invece. (---) " (ENGELS e MARX)

CITTA' E CAMPAGNA - "Solo una società che faccia ingranare, armoniosamente, le une nelle altre le sue forze produttive, secondo un solo grande piano, può permettere all'industria di stabilirsi in tutto il paese con quella dislocazione che è più appropriata al suo sviluppo e alla conservazione, e rispettivamente allo sviluppo, degli altri elementi della produzione. Conseguentemente la soppressione dell'antagonismo di città e campagna non solo è possibile, ma diventa una diretta necessità della stessa produzione industriale, così come è diventata del pari una necessità della produzione agricola ed inoltre dell'igiene pubblica. Solo con la fusione di città e campagna può essere eliminato l'attuale avvelenamento di acqua, aria e suolo, solo con questa fusione le masse che oggi agonizzano nelle città saranno messe in condizione in cui i loro rifiuti siano prodotti per produrre le piante e non le malattie". (ENGELS)

* 1884 - Quintino Sella (Mosso, 7 luglio 1827 – Biella, 14 marzo 1884) è stato uno scienziato, economista, politico e statista italiano.
Fu ministro delle finanze nei governi Rattazzi, La Marmora e Lanza; fondò il 23 ottobre 1863 il C.A.I. (Club Alpino Italiano).
Ricoprì anche la carica di presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei.
Dopo essersi laureato a vent'anni in ingegneria idraulica ed essere entrato nel Regio Corpo delle miniere si specializzò a Parigi costruendo le basi della sua carriera accademica, centrata in particolar modo sugli studi cristallografici.
Rientrato a Torino, Sella insegnò Geometria all'Istituto Tecnico. Fu tra il 1854 e il 1861 che concentrò le sue energie nello studio della cristallografia sia teorica sia morfologica. Quintino Sella, con il volume Sui principi geometrici del disegno e specialmente dell'axonometria, diede sistematizzazione alla rappresentazione degli oggetti mediante l'assonometria. Un'altra sua opera fondamentale fu Teorica e pratica del regolo calcolatore del 1859 che contribuì moltissimo alla diffusione dei nuovi strumenti di calcolo in Italia.
Mentre era intento al riordino e all'ampliamento di esemplari minerali di miniere e cave degli Stati del Regno di Sardegna, giunse all'invenzione della cernitrice elettromagnetica per separare i minerali di rame dalla magnetite.
Dimessosi nel 1860, per motivi politici, dalla cattedra di mineralogia della Scuola di Applicazione per Ingegneri, fu in seguito tra i protagonisti politici del neonato stato italiano, in particolare nel ruolo di intransigente ministro delle finanze e, nel 1870, battendosi per la conquista di Roma, come capitale del nuovo regno.
Ricoprendo la carica di ministro delle Finanze si impegnò a fondo nel pareggio del bilancio statale (lui stesso definì la sua politica una economia fino all'osso), arrivando a privatizzare molti degli enti pubblici e della Chiesa (da poco incamerati dallo stato), ma soprattutto imponendo nuove imposte o inasprendone altre, tra le quali l'impopolare tassa sul macinato. Fu il ministro che volle dare la concessione dei cantieri navali San Rocco di Livorno alla famiglia Orlando, interrompendo il flusso di perdite accumulate dai cantieri e dando nuova vita alla città.
Appassionato di alpinismo, durante il tempo della sua esperienza politica fondò - con altri otto appassionati - il 23 ottobre del 1863 il Club Alpino Italiano per rilanciare e ampliare la conoscenza culturale alpina italiana. Fu a capo della prima spedizione italiana (la terza in assoluto) che raggiunse la vetta del Monviso a quota 3.841, insieme ai fratelli verzuolesi Di Saint Robert.
Il Club Alpino gli ha dedicato alcuni rifugi alpini, tra i quali: Rifugio Quintino Sella al Monviso sul Monviso, il Rifugio Quintino Sella nel versante sud del Monte bianco ed il Rifugio Quintino Sella al Felik nel gruppo delle Alpi Pennine.
Nel 1853 Quintino Sella sposò la cugina Clotilde Rey, la quale gli sopravvisse per 31 anni (morì infatti nel 1915).

▪ 1920 - Edoardo Sonzogno (Milano, 21 aprile 1836 – Milano, 14 marzo 1920) è stato un importante editore nel settore delle collane economiche, dei quotidiani e dell'editoria musicale.
La famiglia Sonzogno aveva svolto dalla fine del secolo XVIII un importante ruolo nell'editoria delle collane economiche.
Edoardo, che nel 1861 aveva ripreso la pubblicazione del settimanale satirico "Lo spirito folletto" nel 1866 fondò il quotidiano "Il Secolo" che per molti anni era il giornale italiano a più alta tiratura. L'impronta di tipo democratico, in contrapposizione con il conservatore "La Perseveranza" fu particolarmente apprezzata dal pubblico milanese, almeno fino al successivo affermarsi del "moderato" "Corriere della Sera"
Edoardo Sozogno fu protagonista della vita musicale italiana soprattutto negli ultimi due decenni dell'Ottocento, sia come editore di alcuni dei più famosi operisti dell'epoca, sia attraverso le due riviste musicali "Il Teatro Illustrato" e "La Musica Popolare".
In un primo tempo, Sonzogno si segnalò soprattutto come l'editore italiano dei giovani operisti francesi, quali Georges Bizet e Jules Massenet, di cui pubblicò gli spartiti in traduzione italiana.
A partire dal 1883 bandì una serie di concorsi per atti unici di compositori italiani esordienti, a cui parteciparono prima Giacomo Puccini con Le Villi (1883) - che per altro non vinse, tanto che l'opera passò nelle mani dell'editore concorrente Giulio Ricordi - e poi Pietro Mascagni, che vinse nel 1890 con Cavalleria rusticana.
Il successo di quest'opera aprì la stagione del melodramma verista, di cui Sonzogno fu il più attivo promotore, commissionando, pubblicando e distribuendo anche all'estero numerose opere sulla falsa riga di Cavalleria rusticana ad altri giovani compositori destinati a notevoli successi: da Ruggero Leoncavallo a Umberto Giordano a Francesco Cilea.
Nel 1894 Edoardo Sonzogno rifinanziò e fece restaurare a Milano il Teatro Lirico, le cui stagioni liriche potessero costituire un'alternativa a quelle del Teatro alla Scala, feudo di Ricordi.
Nel 1909 Edoardo lasciò la direzione ai nipoti Renzo e Riccardo Sonzogno.
Coerente con l'indirizzo popolare sempre svolto come editore, Edoardo Sonzogno fu anche un fattivo animatore di iniziative a favore dei diseredati. Nel 1884 promosse l'apertura di "Asili notturni" intitolati ai genitori Teresa e Lorenzo Sonzogno, per ospitare i senzatetto.

▪ 1968
- Erwin Panofsky (Hannover, 30 marzo 1892 – Princeton, 14 marzo 1968) è stato uno storico dell'arte tedesco.
La sua formazione si svolge a Berlino come allievo dello Joachimsthalsches Gymnasium e successivamente nelle Università di Friburgo in Brisgovia, Monaco e Berlino. Conseguita la laurea nel 1914 a Friburgo, con una tesi sugli scritti teorici di Dürer, pubblicata a Berlino l'anno successivo col titolo Dürers Kunsttheorie; dal 1921 al 1926 fu libero docente all'Università di Amburgo, venendo in contatto con Aby Warburg e Fritz Saxl, con il quale pubblicò nel 1923 Dürers «Melencolia I». Eine quellen und typengeschichtliche Untersuchung in "Studien der Bibliothek Warburg", II, Leipzig-Berlino.

- Ada Prospero ved. Gobetti, cgt. Marchesini (Torino, 14 luglio 1902 – 14 marzo 1968) fu una insegnante, traduttrice e giornalista italiana.
Figlia di un commerciante di frutta immigrato a Torino dalla Valle di Blenio (Ticino) nella seconda metà dell'Ottocento.
Ancora studentessa di liceo, al "Gioberti", dà il suo contributo alla rivista Energie Nove di Piero Gobetti, che sposa nel 1923. Negli anni successivi lavora con lui alla rivista "Rivoluzione liberale". Nel 1925 si laurea in Filosofia e in seguito si dedica all'insegnamento e a studi letterari e pedagogici.
Nel 1937 si risposa con Ettore Marchesini. Insieme al figlio Paolo partecipa alla Resistenza in Val di Susa, compiendo anche missioni di collegamento con la Francia e gli Alleati. Nel 1945 diviene vicesindaco di Torino e membro della consulta per il Partito d'Azione.
Nel 1953 dirige, insieme con Dina Bertoni Jovine la rivista Educazione Democratica. Nel 1956 aderisce al PCI. Raccolti numerosi documenti e testimonianze della cultura italiana tra il 1920 e il 1944, fonda nel 1961 con il figlio Paolo e la nuora Carla il Centro Studi Piero Gobetti.
Autrice di varie traduzioni dall'inglese e studiosa di pedagogia, introduce in Italia gli scritti di Benjamin Spock.

* 1972 - Giangiacomo Feltrinelli, soprannominato Osvaldo (Milano, 19 giugno 1926 – Segrate, 14 marzo 1972), è stato un editore e politico italiano.
Fu fondatore della casa editrice Feltrinelli e, nel 1970, dei GAP (Gruppi d'Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli Anni di piombo.
Giangiacomo Feltrinelli nasce da una delle più ricche famiglie italiane, originaria di Feltre e il cui progenitore della dinastia sarebbe un certo Pietro da Feltre. Il titolo nobiliare di cui si può fregiare è quello di Marchese di Gargnano.
Il padre Carlo Feltrinelli è presidente di numerose società tra cui il Credito Italiano e l'Edison, e proprietario di aziende come la Bastogi, la società di costruzioni Ferrobeton Spa e la Feltrinelli Legnami, società leader nel settore del commercio di legname con l'Unione Sovietica. Alla morte del padre, avvenuta nel 1935, la madre, Gianna Elisa Gianzana Feltrinelli, nel 1940 si sposa in seconde nozze con il famoso inviato del Corriere della Sera Luigi Barzini. Durante il periodo della guerra la famiglia lascia Villa Feltrinelli di Gargnano a nord di Salò, che diventerà la residenza di Benito Mussolini, e si ritira nella villa "La Cacciarella" dell'Argentario, realizzata su progetto degli archittetti Ponzi e Lancia, trascorrendo nella residenza il periodo che va dall'estate del 1942 alla primavera del 1944. Nel 1944 Giangiacomo decide di arruolarsi nel Comitato di Liberazione Nazionale, partecipando così attivamente alla lotta antifascista.

L'ideologia comunista
Nel 1945 Feltrinelli aderì al Partito comunista, che sostenne anche con ingenti contributi finanziari.
 Nel 1948, nell'Europa devastata dalla guerra, iniziò a raccogliere documenti sulla storia del movimento operaio e sulla storia delle idee dall'illuminismo ai giorni nostri, gettando così le basi per la biblioteca di uno dei più importanti istituti di ricerca sulla storia sociale. Nasce così a Milano la Biblioteca Feltrinelli, che in seguito diverrà Fondazione.

La casa editrice
Alla fine del 1954 fu fondatore della casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore che già negli anni cinquanta pubblicò bestseller di rilievo internazionale come Il dottor Živago che Borís Pasternàk terminò nel 1955 e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Il primo libro edito dalla casa editrice milanese fu l'autobiografia dell'allora primo ministro indiano Nehru.
L'editore milanese entrò in possesso del romanzo di Pasternàk nel 1956 a Berlino e affidò la traduzione in italiano a Pietro Zveteremich. Il libro fu pubblicato il 23 novembre 1957 e tre anni dopo, nell'aprile del 1960 raggiunse le 150.000 copie vendute.
Per il 50° compleanno della casa editrice ne è uscita in libreria una ristampa della prima edizione. Il dottor Živago porterà Pasternàk al Premio Nobel nel 1958.
In Italia il Partito Comunista, appoggiato dal governo dell'Unione Sovietica, conduce una forte campagna diffamatoria nei confronti del libro. Il partito decide poi di ritirare la tessera di Feltrinelli.
Il 14 luglio del 1958 conosce la tedesca Inge Schoenthal, sua futura moglie.
Nel 1964 si reca a Cuba ed incontra il leader della rivoluzione Fidel Castro, sostenitore dei principali movimenti di liberazione sudamericani e internazionali, con cui stabilirà una lunga amicizia. Nel 1967 Feltrinelli arriva in Bolivia ed incontra Régis Debray, che nel paese latino vive in clandestinità. L'editore è arrestato a seguito dell' intervento dei servizi segreti americani. Insieme a lui viene fermato anche il colonnello Roberto Quintanilla, che, anni dopo, presenziò all'amputazione delle mani del Che. Intanto Castro affida all'editore italiano l'opera di Che Guevara, "Diario in Bolivia", che diventerà uno dei principali best-seller della casa milanese. Feltrinelli entra in possesso anche della famosa foto del Che scattata da Alberto Korda il 5 marzo 1960, in occasione delle esequie delle vittime dell'esplosione della fregata La Coubre.

La spedizione sardista
Nel 1968, Giangiacomo Feltrinelli si recò in Sardegna, secondo i documenti scoperti dalla Commissione Stragi nel '96, per prendere contatto con gli ambienti della sinistra e dell'indipendentismo isolano.
Nelle intenzioni di Feltrinelli vi era il progetto di trasformare la Sardegna in una Cuba del Mediterraneo e avviare una esperienza tipo quella di Che Guevara e Fidel Castro. Tra le idee dell'editore c'era quella di affidare le truppe ribelli del bandito Graziano Mesina, allora latitante. Mesina fu poi convinto a non partecipare all'iniziativa di Feltrinelli grazie all'intervento del SID, nella persona di Massimo Pugliese, ufficiale dei servizi che riusci successivamente a far saltare completamente l'iniziativa. Sui rapporti tra Feltrinelli e il Separatismo sardo si veda Giuliano Cabitza, Sardegna: rivolta contro la colonizzazione, LIbreria Feltrinelli, s.d. o anche Giovanni Ricci: Fuorilegge, Banditi e ribelli di Sardegna Newton Compton editori.
Attività clandestina
Il 12 dicembre 1969, ascoltata alla radio la notizia della strage di Piazza Fontana, Feltrinelli, che si trovava in una baita di montagna, decise di tornare a Milano. Apprese però che forze dell'ordine in borghese presidiavano l'esterno della casa editrice ed immaginando che potessero essere costruite prove contro di lui (nel successivo procedere della magistratura si trovarono effettivamente indizi in tal senso, Feltrinelli, che da tempo temeva un colpo di Stato delle destre e che aveva preso a finanziare i primi gruppi di estrema sinistra (e che avrà anche contatti con Renato Curcio e Alberto Franceschini, i fondatori delle Brigate Rosse), decise di passare alla clandestinità. In una lettera inviata allo staff della casa editrice, all'Istituto e alle librerie e in un'intervista rilasciata alla rivista Compagni spiegò la sua decisione, tirando per primo fuori l'idea che dietro le bombe - ve n'erano state più d'una in diversi punti d'Italia - non vi fosse, come tutti sospettavano, compreso il PCI dell'epoca, gli anarchici ma lo Stato, utilizzando tra i primi il termine "Strategia della tensione".
La sua riflessione politica successiva lo portò a scelte estreme, fondando nel 1970 i GAP. I GAP (Gruppi d'Azione Partigiana) erano un gruppo paramilitare che come altri riteneva che Togliatti avesse ingannato i partigiani, prima promettendo e lasciando sperare nella Rivoluzione, e poi all'ultimo il 22 giugno 1946 bloccando la rivoluzione comunista in Italia. Ma, a differenza di quelli successivi e della moda imperante, non prendeva le distanze dall'Urss in nome di "una rivoluzione più rivoluzionaria", ma anzi riteneva che nonostante tutto l'Urss fosse l'unica speranza per il successo della rivoluzione nel mondo.

La morte
Giangiacomo Feltrinelli morì il 14 marzo 1972. Le ipotesi sulle cause della morte sono diverse; fatto certo è che Il suo corpo fu rinvenuto, dilaniato da un'esplosione mentre, alcuni sostengono, stava preparando un'azione di sabotaggio, ai piedi di un traliccio dell'alta tensione a Segrate, nelle vicinanze di Milano.
Altri sostengono che sia stata opera della CIA in accordo con i servizi italiani. La tesi dell'omicidio fu sostenuta, a caldo, da un manifesto, firmato, fa gli altri, da Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari, che iniziava con le parole "Giangiacomo Feltrinelli è stato assassinato", ma fu smentita dall'inchiesta condotta dal pubblico ministero Guido Viola.
Nel 1979, al processo contro gli ex membri dei Gap (confluiti nelle Brigate Rosse), gli imputati (fra cui Renato Curcio ed Augusto Viel) emisero un comunicato che dichiarava:
"Osvaldo non è una vittima ma un rivoluzionario caduto combattendo" e confermava la tesi dell'incidente durante l'esecuzione dell'attentato.
Feltrinelli (nome di battaglia Osvaldo), era giunto a Segrate, con due compagni, C.F. e Gunter (pseudonimo), su un furgone attrezzato come un camper sul quale dormiva e si spostava quando era in Italia.
Secondo una testimonianza di primissima mano, su quel furgone ci sarebbero dovuti essere trecento milioni che l'editore avrebbe poi donato personalmente al giornale Il manifesto una volta giunto a Roma, dove avrebbe dovuto dirigersi dopo l'attentato. Quei soldi non furono mai trovati.
Sulla sua morte le Brigate Rosse fecero una loro inchiesta, Inchieste delle BR, trovata nel loro covo di Robbiano di Mediglia, (MI).
Personaggio chiave per capire la vicenda - perché vi partecipò, per sua stessa ammissione mentre veniva interrogato dalle Br, che registrarono su nastro, - è un certo Gunter, nome di battaglia di un membro dei Gap di Feltrinelli di cui però non si è mai saputo il vero nome. Il personaggio era un esperto di armi ed esplosivi (sembra che avesse preparato lui stesso la bomba che poi uccise Feltrinelli) e chiese di entrare nelle Brigate Rosse dopo la morte dell'editore.
Secondo una recente pubblicazione, Gunter sarebbe scomparso nel 1985.
 Da quanto dichiarato dal capo storico delle BR Alberto Franceschini, il timer trovato sulla bomba che uccise Feltrinelli, era un orologio Lucerne. Soltanto in un altro attentato venne usato un orologio di quel tipo, cioè in quello all'ambasciata americana di Atene il 2 settembre '70 ad opera della giovane milanese Maria Elena Angeloni e di uno studente di nazionalità greco-cipriota. Quella bomba, come nel caso di Feltrinelli, funzionò male, tanto che a rimanere uccisi furono gli stessi attentatori. I due erano partiti da Milano, così come l'esplosivo. Quell'attentato, era stato organizzato da Corrado Simioni, deus ex machina del Superclan e membro della struttura Hyperion di Parigi. [senza fonte], a cui si sospetta facessero riferimento organizzazioni terroristiche come OLP, IRA, ETA e ovviamente, ma solo dopo una certa fase, le Br.
Secondo Alfredo Mantica, senatore di AN nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Feltrinelli collaborò direttamente alla progettazione dell'attentato contro il console boliviano ed ex capo della polizia dello stesso Paese, Roberto Quintanilla. Sempre secondo Mantica, Feltrinelli fornì anche l'arma utilizzata da Monica Hertl, esecutrice materiale dell'omicidio e giovane militante dell'ELN. L'attentato avvenne il mese successivo la morte di Feltrinelli, il 2 aprile 1972, ad Amburgo, in Germania. Nella rivendicazione, Quintanilla venne indicato come responsabile della cattura e dell'uccisione di Ernesto "Che" Guevara.
Quintanilla, aveva avuto parte anche nell'arresto, in Bolivia, di Giangiacomo Feltrinelli quando, nel 1967, egli s'era recato nel Paese sudamericano per richiedere e sostenere la liberazione di Regis Debray; inoltre lo stesso console aveva partecipato, nel 1969 a La Paz, alla cattura, alla tortura e alla barbara uccisione di Inti Peredo, nuovo comandante dell'ELN. Questi, uno dei pochi superstiti della disfatta di Vallegrande del 1967, stava riorganizzando la guerriglia.

* 1981 - Paolo Grassi (Milano, 30 ottobre 1919 – Londra, 14 marzo 1981) è stato un impresario teatrale italiano.
Da giovane collaborò a numerose riviste giovanili e scoprì un'innata passione per il teatro, che lo portò nel 1937 ad allestire una rappresentazione, Bertoldissimo, di cui curò la regia. Organizzatore della compagnia teatrale Ninchi-Dori-Tumiati e fondatore del gruppo d'avanguardia Palcoscenico, durante la Seconda guerra mondiale venne chiamato alle armi ma passò dalla parte della Resistenza partigiana, collaborando tra l'altro con il quotidiano socialista L'Avanti.
Nel 1947 insieme a Giorgio Strehler fondò il Piccolo Teatro di Milano. Dal 1972 al 1977 fu sovrintendente del Teatro alla Scala, mentre dal 1977 al 1980 è stato presidente della RAI. In seguito diresse la casa editrice Electa ma morì prematuramente in Inghilterra a seguito di un fallito intervento chirurgico al cuore.

▪ 2008 - Silvia Lubich detta Chiara (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008) è stata una attivista cattolica italiana, fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari.

La penna non sa quello che dovrà scrivere.
Il pennello non sa quello che dovrà dipingere. 

Così, quando Dio prende in mano una creatura
per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera,

la persona non sa quello che dovrà fare.
E’ uno strumento. 
Gli strumenti di Dio in genere
hanno una caratteristica: la piccolezza, la debolezza…

“perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”.
E mentre lo strumento si muove nelle mani di Dio, 

Egli lo forma con mille e mille accorgimenti dolorosi e gioiosi. 

Così lo fa sempre più atto al lavoro che deve svolgere.

E può dire con competenza: io sono nulla, Dio è tutto”


Queste righe ben sintetizzano una vita, la vita di Chiara Lubich. E’ questa la premessa che ha fatto più volte, specie prima di comunicare in pubblico la sua testimonianza di vita, il suo ideale di unità e fratellanza universale.
Di “abissi oscuri di dolore e di vette luminose di amore”, è stata costellata la sua vita, sino all’ultimo. Per condividere fino in fondo la notte che adombra oggi tanta parte dell’umanità e irradiare la luce “folgorante” di Dio Amore, balenata per il dono di un carisma, sin dagli anni bui del secondo conflitto mondiale. 


Di Chiara, nel momento della conclusione del viaggio terreno, il 14 marzo 2008, sono proprio la luce e l’amore senza confini, tra le parole più ricorrenti nella miriade di messaggi giunti da tutto il mondo, da personalità e gente comune delle più diverse culture, età, credo. E nella vasta eco della stampa. La misura d’amore di una vita senza riserve, viene in rilievo, all’ultimo saluto nella Basilica di San Paolo fuori le mura, nel messaggio di Benedetto XVI letto dal cardinale Tarcisio Bertone, che nell’omelia, definisce la sua vita “un canto a Dio Amore”.

La scintilla ispiratrice: Dio Amore
E' proprio la riscoperta di Dio Amore che apre un nuovo orizzonte e imprime una direzione decisiva non solo nella vita di Chiara, ma di milioni di persone. 

Durante la seconda guerra mondiale, a Trento, sotto i bombardamenti che fanno crollare ogni cosa, Chiara, allora poco più che ventenne, in quel clima di odio e violenza, sperimenta l'incontro con Dio Amore, l’Unico che non crolla.
Una scoperta da lei definita "folgorante", "più forte delle bombe che colpivano Trento", subito comunicata e condivisa dalle sue prime compagne. La loro vita cambia radicalmente. Sulla tomba, se fossero morte, avrebbero voluto vi fosse un’unica iscrizione: "E noi abbiamo creduto all’amore". 


Questa scoperta aprirà quell'orizzonte divenuto lo scopo della loro vita: concorrere ad attuare il testamento di Gesù "che tutti siano uno", il suo progetto di unità sulla famiglia umana.

Il Vangelo vissuto in tutte le dimensioni della vita
Sin da allora Chiara ha l’intuizione che stava per nascere qualcosa che avrebbe raggiunto i confini del mondo, illuminato e rinnovato la società. 

Chiara non vede, infatti, in questa riscoperta del Vangelo un fatto solo spirituale, ma è animata dalla certezza che il Vangelo vissuto porta la più potente rivoluzione sociale: primo banco di prova, negli anni '40, tra i poveri dei quartieri più diseredati di Trento, con cui, insieme alle sue prime compagne, condivide i pochi beni. Sperimentano l'attuarsi delle promesse evangeliche: "date e vi sarà dato", "chiedete e otterrete". In piena guerra, viveri, vestiario e medicinali arrivano con inattesa abbondanza per le molte necessità.

La chiave dell'unità
Negli innumerevoli volti del dolore, delle divisioni e dei traumi dell’umanità, Chiara riconosce il volto di Cristo, dell’Uomo-Dio che sulla croce grida l’abbandono del Padre suo. In Lui trova la chiave per ricomporre l'unità con Dio e tra gli uomini. 

E' prima di tutto in questi volti di dolore che legge i segni della volontà di Dio che la conduce a dar vita ad un’opera, il Movimento dei Focolari che, per la varietà della sua composizione, assumerà la forma di un "popolo", di un "laboratorio" per un mondo unito nella fraternità. 

Chiara ripete che quest'opera "non è stata pensata solo da mente umana, ma viene dall'Alto. Sono in genere le circostanze che manifestano ciò che Dio vuole. Noi cerchiamo di seguire la Sua volontà giorno dopo giorno." 

L’unità tra singoli, categorie sociali, popoli, costantemente indicata come il primo impegno dell’intero Movimento, è da lei alimentata con scritti, conversazioni, incontri, viaggi, richiamando sempre l’ispirazione e la radicalità originaria del carisma.

Nuove vie aperte da un nuovo carisma
Ripercorrendo le principali tappe dello sviluppo del Movimento, vengono in evidenza le vie nuove aperte da questo carisma, al di là di ogni previsione, come una risposta alle urgenze che via via emergono nell’umanità. 


Una nuova spiritualità nella Chiesa
Dalla risposta radicale a Dio Amore, alla scuola del Vangelo, avrà il via una nuova corrente di spiritualità, la spiritualità dell'unità, che - essendo incentrata sull’amore e sull’unità, iscritti nel DNA di ogni uomo - si rivelerà sempre più universale. 

In questa nuova spiritualità che nasce nella Chiesa, troverà linfa vitale un numero sempre maggiore di uomini e donne delle più diverse categorie sociali, età, razze e culture. Dopo alcuni anni, ai cattolici si uniranno cristiani di altre Chiese, ebrei, ed anche seguaci di altre religioni e persone di convinzioni non religiose, sotto le più diverse latitudini, in 182 Paesi.
Quali strumenti di unità, Chiara dà il via a movimenti specifici: per le nuove generazioni, per le famiglie, per agire nel sociale e nella Chiesa. Quale via privilegiata all’unità, si aprono fecondi dialoghi; via via, su suo impulso, nascono modelli di una nuova socialità: le cittadelle che sorgono nei 5 continenti. Per diffondere la cultura dell’unità, si moltiplicano i mezzi di comunicazione sociale: case editrici, riviste, centri audiovisivi, siti internet.
Nuove prospettive nei più diversi ambiti della società sono da lei aperte a partire dagli anni '90, come quella economica, quando nel 1991, di fronte agli enormi squilibri sociali del Brasile, dà vita al progetto dell’Economia di comunione; e quella politica, con la nascita nel 1996 del Movimento politico per l’unità, che propone a politici delle più diverse estrazioni partitiche, la fraternità quale categoria politica, in vista del bene comune.
Un Sì, segna un nuovo inizio

Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920. Durante il fascismo vive anni di povertà: il padre socialista perde il lavoro a causa delle sue idee. Per mantenersi agli studi, sin da giovanissima dà lezioni private. 

Il suo nome di battesimo è Silvia. Assumerà quello di Chiara, affascinata dalla radicalità evangelica di Chiara d'Assisi. 

Il 7 dicembre 1943 Chiara pronuncia il suo sì per sempre a Dio nella chiesetta dei Cappuccini di Trento. Era sola. Aveva 23 anni. Non vi era ancora alcun presagio di ciò che sarebbe nato. Gli inizi del Movimento sono segnati convenzionalmente da questa data. 

Ricerca della Verità, ricerca di Dio - Questa scelta radicale segna la prima tappa di un cammino alla ricerca appassionata della Verità, di una conoscenza più profonda di Dio. Per trovarvi risposta, dopo essersi diplomata maestra elementare, si era iscritta alla facoltà di filosofia presso l'Università di Venezia. Ma non aveva potuto continuare gli studi, prima a motivo della guerra e poi per sostenere lo sviluppo del movimento nascente. Intuisce che troverà risposta in Gesù che aveva detto di sé: "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Sarà Lui il suo Maestro.

Loreto, un prodromo della sua avventura spirituale. Partecipando, nel 1939, a Loreto ad un corso per giovani di Azione cattolica, nel Santuario dove è custodita, secondo la tradizione, la casetta di Nazareth che aveva ospitato la Sacra famiglia, intuisce quale sarà la sua vocazione: una riproduzione della famiglia di Nazareth, una nuova vocazione nella Chiesa, e che molti avrebbero seguito questa via.

Nella Chiesa cattolica
La prima udienza con il Papa - Nel 1964 Chiara è ricevuta per la prima volta in udienza dal Papa, allora Paolo VI, che riconosce nel Movimento un’ "Opera di Dio". Da quel momento, si moltiplicano – con Paolo VI prima e Giovanni Paolo II poi – udienze private e pubbliche, e loro interventi in occasione delle manifestazioni internazionali.
Nel 1984 Giovanni Paolo II visita il Centro internazionale di Rocca di Papa. Riconosce nel Movimento i lineamenti della Chiesa del Concilio, e nel suo carisma un'espressione del "radicalismo dell'amore" che caratterizza i doni dello Spirito nella storia della Chiesa.
Da Pentecoste '98, inizio di un cammino di comunione tra movimenti e nuove comunità - Al primo grande incontro dei movimenti ecclesiali e nuove comunità, la vigilia di Pentecoste ’98 in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II riconosce operante in queste nuove realtà ecclesiali la risposta dello Spirito al processo di scristianizzazione in atto e chiede loro "frutti maturi di comunione e di impegno".
Intervenendo, insieme ad altri 3 fondatori, Chiara Lubich gli assicura l'impegno di contribuire a realizzare questa comunione "con tutte le nostre forze". Da allora inizia un cammino di fraternità e comunione tra molti movimenti e nuove comunità nel mondo.
Ai Sinodi e alle Assemblee delle Conferenze episcopali - Partecipa, in Vaticano, a vari Sinodi dei vescovi: per il XX anniversario del Concilio Vaticano II (1985), sulla vocazione e missione del laicato (1987), e sull'Europa (1990 e 1999). Chiara è nominata Consultrice del Pontificio Consiglio per i Laici (1985).
Nel 1997 è invitata a presentare il Movimento all'Assemblea generale della Conferenza episcopale a Manila, nelle Filippine. Negli anni seguenti è invitata dalle Conferenze episcopali di: Taiwan, Svizzera, Argentina, Brasile, Croazia, Polonia, India, Cechia, Slovacchia, Austria.

Ecumenismo
La pagina ecumenica del Movimento si apre nel 1961, nel tempo in cui Papa Giovanni XXIII pone l'unità dei cristiani tra i primi scopi del Concilio, da lui annunciato nel 1959: Chiara comunica l'esperienza di Vangelo vissuto nel Movimento ad un incontro con un gruppo evangelico-luterano, a Darmstadt, in Germania. Segnerà l'inizio della diffusione della spiritualità dell'unità nelle diverse Chiese. 

Pochi anni dopo si avviano rapporti personali:
nel mondo ortodosso, con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Atenagora I, e poi con i suoi successori; 

nella Comunione anglicana, dapprima con l'arcivescovo anglicano di Canterbury, Ramsey, sino all'attuale, Rowan Williams; 

nel mondo evangelico-luterano, con l’allora Presidente della Federazione luterana mondiale, il vescovo Christian Krause, e con i Segretari generali che si succedono al Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra. Tutti incoraggiano la diffusione della spiritualità dell’unità nelle diverse Chiese.

Dialogo interreligioso
Di fronte alle sfide della società sempre più multiculturale e multireligiosa, si evidenziano i frutti di pace del dialogo con seguaci delle diverse religioni avviato sin dagli anni '70. 
Chiara e il Movimento instaurano non solo contatti con singole personalità o seguaci delle diverse religioni, ma anche con interi movimenti.
Buddisti - Prima donna cristiana, Chiara Lubich espone la sua esperienza spirituale, nel 1981 in un tempio a Tokyo di fronte a 10.000 buddisti, e nel 1997 in Tailandia a monache e monaci buddisti. 

Musulmani - qualche mese dopo, nella storica Moschea ‘Malcolm X’ di Harlem a New York, di fronte a 3000 musulmani afro-americani; 

Ebrei - Nello stesso anno a Buenos Aires è ospite di organizzazioni ebraiche. 

Indù - Nel 2001 sarà in India: si aprirà una nuova pagina nel dialogo del Movimento con il mondo indù. 

Nel 1994 è nominata tra i presidenti onorari della Conferenza mondiale delle Religioni per la pace (WCRP).
In campo civile
Sin dagli inizi, la pacifica rivoluzione evangelica che ha il via da Trento suscita l’interesse anche di persone senza una fede religiosa. Con il mondo laico si svilupperà un dialogo sulla base dei grandi valori umani come solidarietà, fraternità, giustizia, pace e unità tra singoli, gruppi e popoli.
Chiara è invitata a parlare dell'unità dei popoli ad un Simposio al Palazzo di Vetro dell'ONU nel maggio '97. 

Interviene a Berna alla celebrazione per il 150° della Costituzione Svizzera (marzo '98). 

A Strasburgo presenta l’impegno sociale e politico del Movimento ad un gruppo di deputati del parlamento Europeo (settembre ’98).

 Ancora a Strasburgo interviene alla Conferenza per il 50° del Consiglio d'Europa su "Società di mercato, democrazia, cittadinanza e solidarietà", presentando l'esperienza dell'Economia di Comunione (giugno 1999).

 A Innsbruck al Convegno "1000 città per l'Europa", parla dello "Spirito di fratellanza nella politica, come chiave dell’unità dell’Europa e del mondo" alla presenza di numerosi sindaci, di alti esponenti della politica europea e dielle massime autorità austriache (novembre 2001).
L’opera di unità, di pace e dialogo tra popoli religioni e culture promossa da Chiara Lubich viene riconosciuta pubblicamente da parte di organismi internazionali, culturali e religiosi: dal Premio Templeton per il progresso della religione (1977), al Premio Unesco '96 per l’Educazione alla pace, a quello per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa (1998), dalle lauree h.c., conferitele da Università di diversi Paesi, alle cittadinanze onorarie. E ancora riconoscimenti da parte di grandi religioni e di capi di diverse Chiese.


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