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Il calendario del 17 Marzo

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@poste.it

Eventi

▪ 45 a.C. - Nella sua ultima vittoria, Giulio Cesare sconfigge le truppe di Tito Labieno e Gneo Pompeo (il giovane) nella Battaglia di Munda

▪ 180 - Commodo (Marcus Lucius Aurelius Aelius Commodus Antoninus) viene proclamato imperatore di Roma

▪ 455 - Petronio Massimo viene proclamato imperatore di Roma

▪ 624 - La prima vittoria della storia dell'Islam è conseguita da Maometto nella battaglia di Badr.

▪ 1426 - I guelfi di Brescia schiudono nottetempo le porte al conte di Carmagnola, alla testa delle truppe veneziane assedianti

▪ 1673 - Jacques Marquette e Louis Jolliet iniziano la loro esplorazione dei Grandi Laghi e del fiume Mississippi

▪ 1753 - New York, per la prima volta viene celebrata la festa di san Patrizio

▪ 1776 - Gli britannici lasciano Boston a bordo di 170 navi diretti ad Halifax, in Canada, aprendo la via alla Dichiarazione d'Indipendenza del 4 luglio

▪ 1845 - Inghilterra, Stephen Perry brevetta la gomma vulcanizzata, migliorando il processo conosciuto da secoli dai nativi americani

▪ 1848 - Venezia (Milano seguirà con le 5 giornate 18-22 marzo) si solleva contro il dominio austriaco.

▪ 1856 - Papa Pio IX pubblica l'enciclica Singulari quidem, sul sinodo dei vescovi austriaci, sulla convenzione tra la Chiesa e l'impero austriaco, sulla "peste" dell'indifferentismo, sulla "malattia" del razionalismo, su alcuni sacerdoti che, dimentichi della dignità del loro magistero, non procedono affatto conformemente a quella vocazione cui sono stati chiamati, sulla pubblicazione dei libri di religione con traduzioni e commenti errati

▪ 1861 - Vittorio Emanuele II di Savoia viene proclamato re d'Italia per grazia di Dio e volontà della nazione; si completa il processo dell'Unità d'Italia

▪ 1885 - Il dottor Frederick Treves presenta a Londra il rapporto medico su Joseph Merrick, "Elephant Man"

▪ 1898 - A New York, John Holland dimostra il suo sottomarino, che resta in immersione per 100 minuti

▪ 1901 - Una mostra di 71 dipinti di Vincent van Gogh a Parigi, 11 anni dopo la sua morte, fa sensazione

▪ 1929 - General Motors acquista l'azienda tedesca fondata da Adam Opel

▪ 1931 - Lo stato del Nevada legalizza il gioco d'azzardo

▪ 1939 - Guerra Cino-Giapponese (1937-1945): Scoppia la Battaglia di Nanchang tra il Kuomintang e i giapponesi

▪ 1942 - Bergen-Belsen, nel campo di concentramento nazista entra in funzione la prima camera a gas

▪ 1943 - Torino, cinque saccheggiatori di case bombardate vengono fucilati

▪ 1948
  1. - A San Bernardino, California, nasce il gruppo di motociclisti Hells Angels.
  2. - Benelux, Francia, e Regno Unito firmano il Trattato di Bruxelles, un precursore dell'accordo NATO

▪ 1950 - Viene annunciata la scoperta dell'Elemento 98, il Californio

▪ 1958 - Gli Stati Uniti lanciano il satellite Vanguard 1

▪ 1959 - Tenzin Gyatso, il 14° Dalai Lama, fugge dal Tibet e trova rifugio in India

▪ 1966 - Viene chiusa la Ferrovia della Valle Brembana collegante Bergamo a Piazza Brembana

▪ 1966 - Al largo della costa spagnola del Mediterraneo, il sottomarino Alvin trova una bomba all'idrogeno statunitense perduta

▪ 1969 - Golda Meir viene eletta primo ministro di Israele

▪ 1971 - Roma, Il governo rende noto il tentativo di golpe di Valerio Borghese, che colpito da mandato di cattura si rifugia in Spagna

▪ 1972 - In Giappone debutta il treno ad alta velocità fra Tokyo e Osaka

▪ 1981 - Viene trovata in una villa di Licio Gelli la lista degli appartenenti alla P2

▪ 1986 - Italia, si scopre lo scandalo del vino al metanolo, 23 i morti accertati

▪ 1987 - IBM annuncia la realizzazione del DOS versione 3.3 realizzato per suo conto da Microsoft

▪ 1988 - Iraq: Ad Halabja, per ordine di Saddam Hussein, vengono uccisi col gas (cianogeno) migliaia di curdi

▪ 1989 - Pavia, crolla la Torre civica

▪ 1991 - In seguito ad un controllo antidoping Diego Armando Maradona viene trovato positivo alla cocaina

▪ 1992 - Un'autobomba uccide 29 persone e ne ferisce 242 all'ambasciata israeliana a Buenos Aires, in Argentina

▪ 2003 - Il ministro britannico Robin Cook, si dimette a causa dei piani del governo inglese per la guerra con l'Iraq

▪ 2004
  1. - In Germania, tramite l'acceleratore HERA viene osservato il primo pentaquark contente un quark charme.
  2. - Quello di Giovanni Paolo II diviene il terzo papato più lungo della storia, dopo Pietro apostolo e Pio IX.

▪ Violente agitazioni in Kosovo. Oltre 22 morti, 200 feriti, 15 sacrari serbo ortodossi distrutti in Kosovo e due moschee a Belgrado e Niš

Anniversari

* Teofane detto Confessore o Isauro (Costantinopoli, 758 – Samotracia, 17 marzo 817 o 818) è stato uno storico bizantino.
Teofane fu un aristocratico bizantino divenuto asceta e monaco. Famoso per una Cronaca, continuazione di quella di Giorgio Sincello. È venerato come santo sia dai cattolici, che lo festeggiano il 12 marzo, che dagli ortodossi, che lo festeggiano il 25 marzo,

* 180 - Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (Roma, 26 aprile 121[1] – Vindobona, 17 marzo 180) è stato un imperatore e filosofo romano. Fu adottato nel 138 dallo zio Antonino Pio che lo nominò erede al trono imperiale. Fu imperatore - assieme a Lucio Vero, suo fratello adottivo essendo stato anch'egli adottato da Antonino Pio - dal 161 sino alla morte, avvenuta per malattia nel 180, a Sirmio (secondo Tertulliano, suo contemporaneo), o presso Vindobona.
Considerato dalla storiografia tradizionale come un sovrano capace e assennato - il quinto dei cosiddetti "buoni imperatori" menzionati da Edward Gibbon - il suo regno fu tuttavia funestato da conflitti bellici (guerre partiche e guerre marcomanniche), carestie e pestilenze.
Marco Aurelio è ricordato anche come un importante filosofo stoico, autore dei Colloqui con se stesso (Τὰ εἰς ἑαυτόν nell'originale in greco).
Alcuni imperatori successivi utilizzarono il nome "Marco Aurelio" per sottolineare un inesistente legame con Marco Aurelio. Tra questi vi furono: Marco Aurelio Probo, Marco Aurelio Mario, Marco Aurelio Caro e Marco Aurelio Carino.

* 461 - San Patrizio (385 – Saul contea di Down, Irlanda del Nord, 17 marzo 461) è stato un missionario cristiano di origine scozzese.
Assieme a San Columba di Iona e a Santa Brigida d'Irlanda è il patrono dell'Irlanda; è inoltre patrono di Nigeria, Montserrat, New York, Boston e degli ingegneri.
Nato con il nome di Maewyin Succat, scelse successivamente il nome latino di Patrizio. Era figlio di Calphurnius e Conchessa, appartenenti ad una famiglia nobile romana.
Viene festeggiato da tutta la comunità irlandese del mondo il 17 marzo, data della sua morte.
Rapito quando aveva 16 anni da pirati irlandesi, fu venduto come schiavo al re del North Dal Riada, nell'odierna Irlanda del Nord. Qui apprese la lingua gaelica e la religione celtica. Dopo sei anni fuggì dalla corte del re per tornare alla sua famiglia. Ritornò alla Chiesa cristiana, come già suo padre e suo nonno prima di lui, divenendo diacono. Recatosi in Gallia, Saint Germain d'Auxerre lo consacrò vescovo.
Successivamente gli fu affidata da papa Celestino I l'evangelizzazione delle isole britanniche e specialmente dell'Irlanda. Nel 431-432 iniziò il suo apostolato in terre irlandesi, all'epoca quasi interamente pagane. A lui si deve la fioritura del Cristianesimo in Irlanda, seppur in forma sincretica con il Paganesimo celtico.
Nacque infatti la corrente separata del Cristianesimo celtico, in seguito limitato e riassimilato dalla Chiesa cristiana. Infatti, per conservare le radici e le tradizioni storiche del popolo irlandese, nonché per un suo attaccamento alla religione celtica, Patrizio favorì la combinazione di molti elementi cristiani e pagani. Per esempio introdusse il simbolo della croce solare sulla croce latina, facendo diventare la croce celtica il simbolo del Cristianesimo celtico.
All'età di oltre cinquant'anni intraprese un lungo pellegrinaggio fino a Roma. Al ritorno si stabilì nell'Irlanda del Nord fino al termine dei suoi giorni. Fonti storiche accertano la sua morte a Downpatrick, in Irlanda, ma alcuni studiosi suppongono che la sua morte possa essere avvenuta in Inghilterra o in Galles.
Gli sono attribuite due lettere in latino: la Confessio (o "Dichiarazione" in cui offre un breve resoconto della sua vita e della sua missione) e l'Epistula, una lettera rivolta ai soldati di Coroticus.

Leggende su San Patrizio
Secondo la tradizione irlandese, in Irlanda non ci sarebbero più serpenti da quando San Patrizio li cacciò in mare.
Questa leggenda è connessa a quella della montagna sacra irlandese, Croagh Patrick, sulla quale il santo avrebbe trascorso quaranta giorni, gettando alla fine una campana dalla sommità del monte nell'attuale Baia di Clew per scacciare i serpenti e le impurità, formando le isole che la contraddistinguono.
Celebre anche la leggenda del pozzo di San Patrizio, il pozzo senza fondo, da cui si aprivano le celestiali porte del Purgatorio.
Da notare la presenza della leggendaria figura di San Patrizio anche nell'emblema nazionale irlandese, il trifoglio (shamrock). Grazie ad un trifoglio, si racconta infatti, San Patrizio avrebbe spiegato agli irlandesi il concetto cristiano della Trinità, sfogliando le piccole foglie del trifoglio legate ad un unico stelo.

* 624 - ʿAmr ibn Hishām al-Makhzūmī , soprannominato dai musulmani Abū Jahl (La Mecca, ... – Badr, 17 marzo 624) , mercante arabo, fu uno dei leader di Mecca prima della resa della città alle forze guerriere di Maometto e accanito avversario di quest'ultimo.
Figlio di Wāʾil b. Umayya, ʿAmr b. Hishām - in arabo: عمرو بن هشام‎, noto inizialmente come Abū al-Ḥakam (che significa "padre del buon giudizio"), ma più tardi chiamato dallo stesso Maometto Abū Jahl (arabo: أبو جهل‎, che significa invece "padre dell'Ignoranza") - fu uno dei capi dei Quraysh e viene ricordato come uno dei meccani che espressero in vario modo la loro intensa ostilità nei confronti dei musulmani.
Suo figlio fu ʿIkrima b. Abī Jahl. Ebbe anche una figlia la cui mano fu chiesta da ʿAlī b. Abī Ṭālib, quarto califfo dei musulmani sunniti e primo Imām dei musulmani sciiti.
Fu ucciso nella battaglia di Badr da due giovani: Muʿawwadh ibn ʿAmr e Muʿādh ibn ʿAmr.

* 1406 - Ibn Khaldūn, il cui nome completo è Walī al-Dīn ʿAbd al-Raḥmān ibn Muḥammad ibn Muḥammad ibn Abī Bakr Muḥammad ibn al-Ḥasan al-Ḥaḍramī; Tunisi, 27 maggio 1332 – Il Cairo, 17 marzo 1406, equivalenti al 1° Ramadān 732 - 26 Ramadān 808), è stato il massimo storico e filosofo del Nordafrica, e viene considerato un sociologo ante litteram delle società araba, berbera e persiana.
Ha introdotto la nozione di storia ciclica fondata su fattori profani generati dalla naturale tendenza ad indebolirsi delle generazioni sedentarizzate, eredi dei conquistatori nomadi, trascinate però in un ciclo inesorabile di decadenza ad opera della ricchezza e dal modo di vita urbano. Molto apprezzato in Occidente per la modernità delle sue concezioni (ma anche per essere stata tradotta la sua opera fin dal XVIII secolo), ha invece avuto un impatto più modesto sulla cultura e sul pensiero arabo-islamico.
L'attività principale di Ibn Khaldūn, fu quella di uomo politico, cortigiano e ministro, al servizio uno dopo l'altro degli Hafsidi tunisini, dei Merinidi di Bugia e di Fez, degli Abdelwadidi di Tlemcen, del Sultano di Granada e di quello d'Egitto. Fu anche ambasciatore presso il re di Castiglia, Pietro I di Castiglia, detto Pietro il Crudele, ed il temibile Timur Lang (Tamerlano). Ebbe così la possibilità di conoscere da vicino e porre a confronto tra loro i diversi modi di esercitare il potere, misurandone la precarietà.
I diversi sovrani, impressionati dalle sue grandi capacità e dalla sua grande cultura, gli perdonarono a più riprese la sua versatilità e i suoi tradimenti.
A un certo punto della sua carriera politica, Ibn Khaldūn decise di dedicarsi definitivamente allo studio e alla redazione di un'opera di vasto respiro dedicata alla storia e alla filosofia politica. Il realismo acquisito nelle sue diverse attività amministrative e militari gli permise di analizzare con spirito critico le diverse tradizioni o opinioni man mano che le raccoglieva. Per esempio, a lui si deve il racconto nel modo più dettagliato delle vicende della Kāhina, la regina ebrea dei Berberi, Dihya, della tribù berbera nomade dei Ğerawa, dell'Aurès, che portò il suo popolo a resistere e a combattere chi aveva occupato il suo paese, senza omettere le vittorie che, all'inizio, ella riportò contro gli invasori arabi, e senza tacere i riguardi che ella ebbe verso alcuni prigionieri arabi, né la sua morte in battaglia.
Forte della sua esperienza politica e militare, sottopose alla critica storica i fatti riportati dagli autori, anche famosi, che lo avevano preceduto: riconduce quindi a proporzioni ragionevoli le loro affermazioni esagerate, e ne mette in evidenza le storie assurde, come quella della città d'Arabia che sarebbe stata interamente costruita d'oro, argento e rubini, ma invisibile a tutti tranne che agli uomini particolarmente pii ed ai maghi.
Inoltre, avendo cambiato così spesso padrone, nei suoi scritti dimostrò una grande indipendenza di spirito, che lo distinse parzialmente dai grandi cronachisti del Medio evo cristiano, Jean de Joinville e Philippe de Commines che, a stretto contatto con ciò che si svolgeva, servivano un solo monarca e non ci hanno lasciato che versioni addomesticate dei loro regni. Non possono infatti essere del tutto sottovalutati, non tanto i suoi servizi resi ai più diversi signori musulmani del tempo (Hafsidi, Merinidi, Nasridi, Mamelucchi) ma, più di tutto, la sua disponibilità a scrivere le lodi di Tamerlano, nella cui corte egli si recò in missione diplomatica per conto dei Mamelucchi e per il quale fu disponibile a scrivere una biografia elogiativa, malgrado gli immani massacri dei suoi correligionari, che avevano accompagnato stabilmente l'avanzata conquistatrice del sovrano turco-mongolo.
Ibn Khaldūn criticò d'altra parte la scuola storica araba le cui opere tendevano a limitarsi alle genealogie un po' asciutte delle famiglie regnanti, e riteneva che si dovesse dare maggior spazio allo svolgimento degli eventi sociali che spiegavano la nascita, il mantenimento e la scomparsa delle diverse dinastie studiate.
Per finire, a differenza degli autori cristiani del suo tempo, Ibn Khaldūn si sforzò di registrare gli avvenimenti con il minimo di soggettività, poiché era abbastanza alieno dal dare giudizi morali degli eventi, anche se occorre non trascurare il fatto che egli mai intese rinunciare alla sua visione del mondo, impostata sui principi-base dell'Islam.
Ibn Khaldūn è considerato oggi a buon diritto uno dei massimi pensatori arabi. Da quasi mezzo secolo la sua importanza è riconosciuta negli ambienti intellettuali, sia europei sia musulmani.
Ma da qualche tempo l'opera di Ibn Khaldūn è aspramente contestata dagli scrittori e pubblicisti arabi di tendenza "islamista", che lo accusano di non essere un "vero musulmano", ma piuttosto un filosofo libero pensatore e un filosofo emulo di Averroè.

▪ 1542 - Angelo Beolco detto Ruzzante o Ruzante (Padova o forse Pernumia, 1496? – Padova, 17 marzo 1542) è stato un drammaturgo, attore e scrittore italiano.
Figlio naturale del medico Giovan Francesco Beolco, professore presso la facoltà di medicina dell'Università di Padova, ebbe una lunga e proficua collaborazione con l'amico Alvise Cornaro, ricco proprietario terriero e letterato, appartenente ad un ramo della famiglia privato del titolo nobiliare.
Autore di numerosi trattati di architettura e di agraria, il Cornaro rappresenta un'importante figura di intellettuale proprio per il carattere "laico" del suo operato. Con l'intento di rappresentare alla corte dei cugini Marco e Franco, cardinali, la realtà del contado, commissionò a Ruzante le due orazioni. Quando conseguì il traguardo di amministratore del vescovato padovano, ridusse l'amico al ruolo di fattore, per poi tornare a rivalutarlo dopo che l'incarico gli era stato revocato.

▪ 1680 - François de La Rochefoucauld (Parigi, 15 settembre 1613 – Parigi, 17 marzo 1680) è stato uno scrittore e filosofo francese, il più grande scrittore di massime, e forse il rappresentante più completo dell'antica nobiltà.
Nacque a Parigi in Rue des Petits Champs, in un tempo in cui la corte reale oscillava tra l'aiutare la nobiltà e il minacciarla. Di famiglia nobile, fu introdotto a corte giovanissimo, partecipò a vari complotti contro il cardinale Richelieu e contro il cardinale Mazarino (Fronda parlamentare), conobbe la prigione e l'esilio, finché, deluso, abbandonò ogni impegno politico e si dedicò alla vita mondana. Animatore di brillanti salotti letterari, si legò di tenera amicizia con M.me de la Fayette.
Nel 1665 pubblicò la raccolta Riflessioni o sentenze e massime, poi ampliata nel 1678: oltre 500 massime.

▪ 1748 - Pietro Giannone (Ischitella, 7 maggio 1676 – Torino, 17 marzo 1748) è stato un filosofo, storico e giurista italiano, esponente di spicco dell'Illuminismo italiano.
Discendente da una famiglia di avvocati (anche se il padre era uno speziale), a diciotto anni lasciò il paese natale Ischitella, nei pressi di Foggia, per intraprendere gli studi di giurisprudenza a Napoli.
Nella città partenopea conseguì la laurea entrando ben presto in contatto con filosofi vicini a Giambattista Vico e apprezzando le idee di Cartesio e Nicolas Malebranche.
Ma i suoi interessi non si limitarono soltanto al diritto ed alla filosofia, appassionandosi anche agli studi storici e dedicandosi per ben vent'anni alla stesura della sua opera storica più conosciuta Dell'istoria civile del regno di Napoli, che gli causò tuttavia numerosi problemi con la Chiesa per il suo contenuto.
Costretto a riparare a Vienna presso la corte asburgica, ottenne protezione e sovvenzioni dall'imperatore Carlo VI, il che gli permise di proseguire indisturbato i suoi studi filosofici e storici.
Il suo tentativo di rientrare in patria fu ostacolato dalla Chiesa, nonostante i buoni uffici dell'arcivescovo di Napoli recatosi a Vienna per convincerlo a tornare a Napoli, e fu costretto a trasferirsi a Venezia dove, apprezzatissimo dall'ambiente culturale della città, rifiutò sia la cattedra alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova, sia un posto di consulente giuridico presso la Serenissima.
Nel 1735 il governo della Repubblica lo espulse, dopo averlo sottoposto a stretti controlli spionistici, per questioni inerenti alle sue idee sul diritto marittimo e nonostante la sua autodifesa con il trattato Lettera intorno al dominio del Mare Adriatico.
Dopo aver vagato per l'Italia (fu a Ferrara, Modena, Milano e Torino), giunse a Ginevra, patria del calvinismo, dove compose un altro lavoro dal forte sapore anticlericale Il Triregno. Del regno terreno, Del regno celeste, Del regno papale (pubblicato postumo solo nel 1895) che gli costò nuovamente la persecuzione delle alte sfere ecclesiastiche culminate con la sua cattura (1 aprile 1736, giorno di Pasqua) in un villaggio della Savoia.
Riamasto nelle prigioni sabaude per molti anni (l'ultima delle quali fu la fortezza-carcere di Torino dove rimase prigioniero per ben dodici anni), fu costretto a firmare un atto di abiura (1738) che non gli valse tuttavia la libertà. Infatti, dal dicembre 1738 fu tenuto prigioniero nella fortezza di Ceva, dove scrisse alcuni dei suoi componimenti più famosi; vi rimase fino al 1744 per essere poi trasferito.
Morì in carcere il 17 marzo 1748, all'età di 72 anni.

Dell'istoria civile del regno di Napoli
Pubblicata nel 1723 in quattro volumi, l'opera ebbe enorme fortuna anche all'estero (Inghilterra, Francia e Germania), dove fu tradotta e studiata, mentre la Chiesa ne avversò le tesi ponendola nell'Indice dei libri proibiti e comminando al filosofo una scomunica, in seguito alla quale Giannone riparò all'estero.
I temi trattati nell'opera descrivevano lucidamente la situazione morale del Regno di Napoli con precisi riferimenti giuridici, attribuendo le cause della situazione all'influenza negativa della Curia romana.
Il Giannone auspicava con quest'opera, tra l'altro, «il rischiaramento delle nostre leggi patrie e dei nostri propri istituti e costumi».

Il Triregno. Del regno terreno, Del regno celeste, Del regno papale
Nel Triregno, opera aspramente avversata dagli ambienti ecclesiastici, Giannone presenta la religione in un'ottica evolutiva: la Chiesa, con il suo "regno papale" si contrappone al "regno terreno" degli Ebrei ma anche a quello "celeste" idealizzato dal Cristianesimo. Il superamento del male che lo Stato Pontificio incarna, si realizza soltanto attraverso un cambiamento di rotta deciso, mediante la consapevolezza del valore dell'uomo raggiunta attraverso la Storia. Giannone teorizza dunque uno Stato laico in grado di sottomettere l'istituzione papale, anche mediante un'espropriazione dei beni materiali del clero. La Chiesa, secondo il filosofo, porta avanti una forma di negazione di quella libertà individuale che deve essere posta come fondamento giuridico e sociale.

▪ 1853 - Johann Christian Andreas Doppler (Salisburgo, 29 novembre 1803 – Venezia, 17 marzo 1853) è stato un matematico e fisico austriaco, famoso per le ipotesi di ciò che oggi conosciamo come effetto Doppler, cioè l'apparente cambio di frequenza e lunghezza d'onda di un’onda percepita da un osservatore in moto relativo rispetto alla sorgente dell'onda stessa.
Christian Doppler nacque a Salisburgo come figlio di uno scalpellino. Tuttavia non poté lavorare al fianco del padre perché questi versava generalmente in condizioni fisiche malandate. Dopo aver completato gli studi secondari studiò astronomia e matematica a Vienna e Salisburgo, ed iniziò a lavorare al Politecnico di Praga (ora Università Tecnica Ceca di Praga), dove fu nominato professore in matematica e fisica nel 1841.
Solamente un anno dopo, all'età di trentanove anni, pubblicò il suo lavoro più mirabile sull'effetto Doppler (per esempio: notare il cambiamento nel suono di un veicolo che passa velocemente). Durante il tempo passato a Praga come professore, pubblicò più di 50 articoli sulla matematica, fisica e astronomia.
La sua carriera di ricerca a Praga fu interrotta dagli incidenti rivoluzionari del marzo 1848, quando scappò a Vienna. Lì fu messo a capo dell'Istituto per la Fisica Sperimentale all'Università di Vienna nel 1850.
Morì a causa di una malattia polmonare a Venezia il 17 marzo 1853, all'età di quarantanove anni, presso l'appartamento dove abitava, in Riva degli Schiavoni numero 1433.

▪ 1866 - Menachem Mendel Schneersohn - (Liozna, 9 settembre 1789 – Lyubavichi, 17 marzo 1866) è stato un filosofo, mistico e religioso russo, oltreché mistico ebreo.
Conosciuto anche con l’appellativo Tzemach Tzedek, fu un rabbino ortodosso e terzo Rebbe (capo spirituale, in questo contesto) del movimento religioso chassidico Chabad-Lubavitch.

▪ 1905 - Giovanni Nepomuceno Zegrí y Moreno, fondatore della Congregazione religiosa delle Suore Mercedarie della Carità, nacque a Granada l'11 ottobre 1831 in una famiglia cristiana.
I suoi genitori, Antonio Zegrí Martín e Josefa Moreno Escudero, gli diedero una fine e curata educazione. Forgiarono la sua ricca personalità nei valori umano-evangelici, facendone un vero cristiano, impegnato nella causa di Gesù Cristo e dei poveri, fin dalla gioventù. Fu un eccellente studente con una spiccata personalità. Seguì studi umanistici e di giurisprudenza, distinguendosi per la sua intelligenza e, soprattutto, per la sua grande umanità e per un'intensa vita cristiana: dedito all'orazione e alla carità verso i poveri.
Dio Padre, che chiama chi vuole per realizzare le sue grandi opere, lo chiamò a partecipare del sacerdozio di Gesù Cristo per diffondere tra gli uomini il Vangelo della carità redentrice. Frequentò i suoi studi nel Seminario di San Dionisio di Granada e fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Granada il 2 giugno 1855. Essere sacerdote di Gesù Cristo fu la sua grande vocazione, tanto da essere disposto ai più grandi sacrifici per poter realizzare questo sogno, alimentato fin dalla prima gioventù.
Come sacerdote fu nelle parrocchie di Huétor Santillán e di San Gabriele di Loja (Granada). In entrambe le parrocchie svolse la sua vocazione di pastore, sull'esempio del Buon Pastore, che dà la vita per le sue pecore. Quando prese possesso di una di queste parrocchie, disse ciò che voleva essere per gli altri fin da quando aveva ricevuto la vocazione: come buon pastore correre verso le pecore smarrite; come medico curare i cuori malati a causa della colpa e spargere su tutti la speranza; come padre essere la provvidenza visibile per tutti quelli che, gemendo nell'abbandono, bevono il calice dell'amarezza e si alimentano con il pane della tribolazione. La sua vita sacerdotale fu caratterizzata da una profonda esperienza di Dio; da un profondo amore a Gesù Cristo Redentore, al quale si configurò, imparando fino alla sofferenza l'obbedienza; da un grande amore a Maria, sua Madre e protettrice senza uguali; da una vita intensa di orazione, fonte di carità; da una passione grande per il Regno dei suoi poveri ed un intenso amore alla Chiesa, vivendo la comunione con lei, nonostante l'oscurità della fede e delle sofferenze che gli giunsero fin nel seno della stessa Chiesa.
Fu un instancabile evangelizzatore. Gli piaceva pregare, riflettere e scrivere i suoi sermoni. Non diceva ciò che non pregava e proclamava ciò che era al centro del suo cuore, infiammato dall'amore di Dio. Annunciava quello in cui credeva. La sua parola invitava tutti a vivere la vita cristiana con radicalità, accogliendo con amore gli impegni che comporta la religione cristiana. Tutta la sua vita fu Eucaristia, pane spezzato per essere mangiato; celebrazione dell'amore di Dio nel dono della sua stessa esistenza. Fu, anche, riconciliazione. Celebrò il sacramento del perdono facendosi perdono, misericordia e compassione per tutti, specialmente per i suoi nemici e per quelli che lo calunniarono.
Ricoprì incarichi importanti, però visse la meravigliosa umiltà di Dio, rivelata nell'inno della lettera ai Filippesi 2,5. Fu esaminatore sinodale nelle diocesi di Granada, Jaén e Orihuela; giudice sinodale e segretario nei concorsi a parroci nella diocesi di Malaga; canonico della cattedrale di Malaga e visitatore delle religiose. Inoltre, fu formatore dei seminaristi, predicatore di Sua Maestà, la Regina Isabella II e cappellano reale.
Interessato ai problemi sociali e alle necessità dei più disagiati, si sentì chiamato a fondare una Congregazione religiosa per liberare gli uomini e le donne dalle loro schiavitù. La fonda a Malaga il 16 marzo 1878 sotto la protezione ed ispirazione di Maria della Mercede, la pellegrina umile della gratuità di Dio. Il fine: praticare tutte le opere di misericordia spirituali e corporali nella persona dei poveri. Chiedere alle religiose che tutto quello che facevano fosse per il bene dell'umanità, in Dio, per Dio e verso Dio. La Congregazione, in pochi anni, si estese in molte diocesi spagnole sotto l'esigenza della dinamicità della sua ispirazione carismatica: Curare tutte le piaghe, rimediare tutti i mali, calmare tutti i dolori, allontanare tutte le necessità, asciugare tutte le lacrime, non lasciare, se possibile, fuori in tutto il mondo un solo essere abbandonato, afflitto, indifeso, senza educazione religiosa e senza aiuti. Padre Zegrí, infiammato dall'amore di Dio, giunse a dire che la carità è l'unica risposta a tutti i problemi sociali e che non finirà fin tanto che ci sarà un solo dolore da curare, una sola disgrazia da consolare, una sola speranza da versare nei cuori ulcerati; fino a che ci saranno regioni lontane da evangelizzare, sudori da spargere e sangue da versare per fecondare le anime e generare la verità nella terra.
Provato come oro nel crogiuolo e sotterrato nel solco della terra, come il chicco di grano, poiché fu calunniato e allontanato dall'opera da lui fondata, prima dalla Chiesa e, poi, dalle stesse religiose, muore il 17 marzo 1905 nella città di Malaga, solo ed abbandonato, come egli aveva deciso di morire; ad esempio del Crocifisso, fissi gli occhi nell'autore e perfezionatore della nostra fede. Muore come figlio fedele della Chiesa e, sotto il segno dell'obbedienza della fede, come i grandi testimoni ed i grandi credenti.
Elaborò una ricca spiritualità alla quale oggi si dissetano le sue religiose, i mercedari della carità e tante persone laiche che, conoscendo la sua vita, la carità che esercitò verso i poveri ed il modo in cui decise di morire, desiderano fare un cammino di vita cristiana fin dalla sua ispirazione carismatica.
I cardini fondamentali della sua spiritualità sono:
— la carità redentrice, che rende benefici all'umanità e porta ai poveri il Vangelo dell'amore e della tenerezza di Dio, poiché la carità, che è Dio, si manifesta asciugando le lacrime, soccorrendo nelle disgrazie, facendo del bene a tutti e lasciando al suo passaggio torrenti di luce;
— l'amore e la configurazione con Gesù Cristo Redentore, nel suo mistero pasquale, poiché il gesto dell'amore mistico che quasi identifica con Gesù Cristo il cuore dell'uomo, disinteressato di ogni ricompensa, è il sublime ideale della carità;
— l'amore a Maria della Mercede, poiché Nostra Signora della Mercede è di tutti e per tutti, giacché non vi è titolo più dolce, invocazione più soave, nomenclatura più ampia, che la mercede e la misericordia di Maria.
Visse e fece sue tutte le virtù cristiane in modo eroico, soprattutto la fede, la speranza e la carità e tutte quelle virtù umane che danno consistenza alla carità e la rendono essenziale nelle relazioni: umiltà, affabilità, dolcezza, tenerezza, misericordia, bontà, mansuetudine, pazienza, generosità, gratuità e benevolenza. Si distinse anche per la sua prudenza, per la sua fortezza nella sofferenza, per la sua trasparenza nella ricerca della verità e per il senso di giustizia che ebbe in tutti i suoi atti e decisioni. La Chiesa riconobbe le sue virtù eroiche proclamandolo Venerabile il 21 dicembre 2001.
Dio Padre, per sua intercessione, fece un miracolo nella persona di Giovanni della Croce Arce, nella città di Mendoza, Argentina, che la Chiesa ha considerato di secondo grado, restituendogli il pancreas, che gli era stato estirpato totalmente in un intervento chirurgico.
La sua vita è una sfida per tutti noi che seguiamo la sua spiritualità, non tanto per ciò che fece, ma perché seppe amare alla maniera di Dio, diffondendo il Vangelo della carità ai più bisognosi. Egli ci rivelò che la tenerezza e la misericordia di Dio si fanno realtà nel cuore degli uomini per il mistero della redenzione del Figlio e camminando con Lui. Padre Zegrí fece un cammino di discepolato dandosi totalmente ed esclusivamente a Gesù Cristo crocifisso, come possiamo leggere nel suo testamento spirituale, vivendo i suoi stessi atteggiamenti e sentimenti, offrendosi totalmente a lui per il bene dell'umanità; perdonando coloro che lo calunniarono, non tenendo conto del male e creando vincoli di comunione, di incontro e di relazione; costruendo un'umanità nuova in onore della carità più squisita ed amando Maria, la donna nuova, che sostenne la sua esistenza nella fede e la sua fede ancorata nel mistero di Dio.
La sua Beatificazione introduce tutti noi nella mercede di Dio, in questo spazio di gratuità in cui il Signore è calore permanente, grazia gratuita e redentrice di tutto ciò che opprime gli uomini e le donne di oggi. A questo testimone della carità di Dio ci raccomandiamo perché lo Spirito Santo trasformi la nostra vita in fuoco di amore, in modo tale che nel nostro cammino di discepolato e, caricando sulle nostre spalle i dolori dell'umanità, assomigliamo ad un astro che illumina senza bruciare, ad una ventata che purifica senza distruggere, ad un ruscello che feconda senza inondare.

▪ 1917 - Franz Clemens Honoratus Hermann Brentano (Boppard, 16 gennaio 1838 – Zurigo, 17 marzo 1917) è stato un filosofo e psicologo austriaco, maestro di Edmund Husserl e Alexius Meinong.
Discendente da una famiglia di origine italiana, studiò filosofia alle università di Monaco, Würzburg, Berlino (con Friedrich Adolf Trendelenburg) e Münster. Sviluppò un particolare interesse per Aristotele e la filosofia scolastica. Scrisse la sua dissertazione a Tübingen Sul molteplice significato dell'ente in Aristotele. In seguito, Brentano iniziò a studiare teologia entrando al seminario a Monaco e poi Würzburg per prepararsi a diventare un prete cattolico (quale fu ordinato il 6 agosto 1864).
Negli anni 1865 - 1866 scrisse e discusse la sua tesi di abilitazione ed iniziò ad insegnare all'università di Würzburg. I suoi studenti in questo periodo includono tra l'altro Carl Stumpf e Anton Marty.
Tra il 1870 e 1873 Brentano fu coinvolto nella discussione intorno all'infallibilità papale. In quanto contrario a tale dogma, alla fine rinunciò ai suoi voti ed uscì dalla chiesa. In seguito ai suoi stravolgimenti religiosi, anche Stumpf, che stava contemplando una carriera ecclesiastica e studiava al seminario, si distanziò dalla chiesa.
Nel 1874 pubblicò la sua opera più importante: La psicologia dal punto di vista empirico e da quell'anno insegnò all'università di Vienna. Tra i suoi studenti ci furono Edmund Husserl, Alexius Meinong, Christian von Ehrenfels e molti altri (vedi Scuola di Brentano per maggiori dettagli). Mentre iniziava la sua carriera come professore ordinario, fu costretto ad abbandonare il suo posto e la cittadinanza Austriaca nel 1880 per potersi sposare come ex-prete. Gli verrà concesso di tornare all'università solo come Privatdozent, docente normale, fino al 1885.
Dopo il suo ritiro dalla vita accademica, nel 1896 si trasferì in Italia, a Firenze, dove restò fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando si spostò a Zurigo, dove morì nel 1917. La sua permanenza in Italia - fu in stretto contatto con Francesco De Sarlo e in corrispondenza con Giovanni Vailati - sarà di decisiva importanza per gli sviluppi della filosofia e della psicologia agli inizi del '900. Nel 1913 venne tradotta in italiano, a cura di Mario Puglisi, con il titolo La classificazione delle attività psichiche, la seconda parte della sua opera del 1874.

Intenzionalità
Brentano è soprattutto famoso per aver reintrodotta nella filosofia contemporanea il concetto di intenzionalità, originalmente proveniente dalla filosofia scolastica, nella sua opera Psychologie vom empirischen Standpunkt Psicologia dal punto di vista empirico.
Con l'intenzionalità della coscienza o della mente si intende l'idea che la coscienza sia sempre diretta ad un oggetto, che abbia sempre un contenuto. Brentano definì l'intenzionalità come la caratteristica principale dei fenomeni psichici (o mentali), tramite cui essi possono essere distinti dai fenomeni fisici.
Ogni fenomeno mentale, ogni atto psicologico ha un contenuto, è diretto a qualche cosa (l'oggetto intenzionale). Ogni credere, desiderare etc. ha un oggetto: il creduto, il desiderato. Dal concetto di intenzionalità egli arrivò ad affermare l'impossibilità di indagare oggettivamente la realtà psicologica al di fuori della relazione che questa intrattiene con il soggetto esperiente. Perciò i fenomeni psichici, secondo l'autore, possono essere colti solamente attraverso l'indagine sull'esperienza interna immediata, attraverso il metodo fenomenologico.
Tramite le opere di Edmund Husserl, che riprese la nozione da Brentano, l'idea di intenzionalità penetrò nella ricerca contemporanea, sia nella filosofia continentale che nella filosofia analitica. Il pensiero di Brentano fu divulgato in Italia in particolar modo da Francesco De Sarlo.

Presentazione
Un altro elemento importante nella filosofia di Brentano è la distinzione tra il modo proprio ed improprio di presentare (Vorstellen). Un esempio preso da Husserl spiega questa distinzione: se uno si trova di fronte ad una casa, uno ha una presentazione propria e diretta di questa casa nell'intuizione (Anschauung), ma se uno la stesse cercando e avesse solo una descrizione (la casa sull angolo tra le strade tale e tale) allora questa descrizione sarebbe una presentazione indiretta e impropria della casa. In altre parole, una presentazione propria è possibile solo quando si ha accesso all'oggetto presentato in maniera diretta, quando è attualmente presente. Una presentazione impropria si ha quando questo non è possibile e bisogna ricorre a maniere indirette, come segni, simboli, descrizioni, etc. i quali costituiscono una presentazione indiretta ed impropria.

▪ 1939 - Igino Righetti (Riccione, 3 marzo 1904 – Roma, 17 marzo 1939) è stato un avvocato italiano e Presidente Nazionale della FUCI.
Dopo aver portato a termine gli studi classici (il Ginnasio a Rimini, il Liceo a Bologna), si iscrisse, nel 1923, alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna. Tuttavia l'anno successivo decise di trasferirsi a Roma per proseguire e terminare gli studi nella Capitale.
Nonostante la distanza, egli mantenne sempre stretti legami con la sua Diocesi d'origine, tanto che il Vescovo di Rimini, Mons. Vincenzo Scozzoli, lo nominò prima Segretario e poi, dal 1927, Presidente della Giunta Diocesana di Azione Cattolica.
Durante i suoi anni universitari, Igino Righetti aderì al Circolo Universitario Cattolico Romano e maturò i suoi primi approcci con la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci).
Nel 1925, dopo il Congresso fucino di Bologna, venne insignito della carica di Presidente nazionale della Federazione, che detenne fino al 1934.
In questi anni, lavorò a fianco di Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, il quale, sempre nel '25, venne nominato Assistente Ecclesiastico nazionale della Fuci, ed a Maria De Unterrichter, Presidentessa nazionale della sezione femminile.
Questi erano anche gli anni in cui si affermò il Fascismo, verso il quale la Fuci di Righetti-Montini oppose sempre i diritti di democratica e di libertà sia di pensiero che di azione. Proprio per l'impegno antifascista della Federazione, i suoi circoli vennero sciolti dal Regime il 31 maggio 1931.
Nel 1933, Igino Righetti diede vita al Movimento dei Laureati Cattolici.
Morì a Roma il 17 marzo 1939, a soli trentacinque anni.

▪ 1976 - Luchino Visconti di Modrone conte di Lonate Pozzolo (Milano, 2 novembre 1906 – Roma, 17 marzo 1976) è stato un regista italiano.
Figlio del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba, proprietaria di un'azienda farmaceutica, Luchino è il quarto di sette fratelli. Presta servizio militare come sottufficiale di cavalleria a Pinerolo e vive gli anni della sua gioventù agiata occupandosi dei cavalli di una scuderia di sua proprietà. Frequenta, con alterni risultati, il liceo classico Berchet di Milano, dove viene bocciato al ginnasio.
Fin da ragazzo studia violoncello ed è influenzato dal mondo della lirica e del melodramma: il padre è infatti uno dei finanziatori del Teatro alla Scala e il salotto di casa Visconti è frequentato, tra gli altri, da Arturo Toscanini.
La carriera cinematografica di Visconti inizia nel 1936 in Francia, come assistente alla regia e ai costumi per Jean Renoir, conosciuto attraverso la comune amica Coco Chanel. Al suo fianco contribuisce alla realizzazione di Les basfonds e di Une partie de campagne. Il realismo di Renoir lo influenzerà profondamente. Sempre in Francia entra in contatto con alcuni militanti di sinistra fuoriusciti dall'Italia che ne influenzano le convinzioni politiche. Dopo un breve soggiorno a Hollywood, rientra in Italia nel 1939 a causa della morte della madre. Inizia a lavorare con Renoir ad un adattamento cinematografico della Tosca, ma dopo l'inizio della guerra, il regista francese è costretto a lasciare il set, e viene sostituito dal tedesco Karl Koch.
Dopo la scomparsa della madre si stabilisce a Roma e qui l'incontro con i giovani intellettuali collaboratori della rivista Cinema sarà fondamentale. Da questo gruppo nasce una nuova idea di cinema che superi le melense commedie del cinema dei telefoni bianchi, ambientate in ville lussuose, per raccontrare realisticamente la vita e i drammi quotidiani della gente. Su queste basi, insieme a Pietro Ingrao, Mario Alicata e Giuseppe De Santis, nel 1942 mette in cantiere il suo primo film, Ossessione, ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte (The Postman Always Rings Twice) di James Cain. Protagonisti sono Clara Calamai, che sostituisce all'ultimo momento Anna Magnani costretta ad abbandonare il progetto perché in stato di avanzata gravidanza, Massimo Girotti, nella parte del meccanico Gino, Juan de Landa, nel ruolo del marito tradito, ed Elio Marcuzzo nel personaggio de «Lo spagnolo». È il montatore del film, Mario Serandrei, che visionando la pellicola girata darà per primo al film la definizione di 'neorealista', ufficializzando così la nascita di uno stile espressivo che avrà grande fortuna negli anni seguenti. Il film ha una distribuzione discontinua e tormentata in un'Italia sconvolta dalla guerra.
Un secondo progetto, la trasposizione de L'amante di Gramigna di Giovanni Verga, non va in porto a causa della censura posta dal ministro Alessandro Pavolini. Dopo l'armistizio dell'otto settembre, Visconti collabora con la Resistenza. Catturato e imprigionato a Roma, durante l'occupazione tedesca, Visconti si salva dalla fucilazione grazie all'intervento dell'attrice Maria Denis, con la quale ha una relazione, e che intercederà per lui presso la polizia fascista. La Denis racconterà poi quest'esperienza nel suo libro di memorie, Il gioco della verità. Alla fine del conflitto Visconti collabora alla realizzazione del documentario Giorni di gloria, un film di regia collettiva dedicato alla Resistenza. Visconti gira le scene del linciaggio di Donato Carretta, l'ex direttore del carcere di Regina Coeli, e della fucilazione di Pietro Koch, il funzionario fascista che lo aveva arrestato. Altre sequenze vengono girate da Gianni Puccini e Giuseppe De Santis.
Nello stesso tempo si dedica all'allestimento di drammi in prosa con assolute prime rappresentazioni (rimase leggendaria la compagnia formata con Paolo Stoppa e Rina Morelli) e, negli anni cinquanta, anche alla regìa di melodrammi lirici, avendo l'opportunità di dirigere Maria Callas, nel 1955, con La Sonnambula e La Traviata.
Nel 1948 torna dietro la macchina da presa realizzando un film polemico e crudo, che denuncia apertamente le condizioni sociali delle classi più povere, La terra trema, adattamento dal romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga, di stampo quasi documentaristico. È uno dei pochi film italiani interamente parlati in dialetto. Nel 1950 vi fu una seconda edizione del film doppiata in lingua italiana.
Bellissima del 1951, tratto da un soggetto di Cesare Zavattini, con Anna Magnani e Walter Chiari, analizza con spietatezza il 'dietro le quinte' del mondo cinematografico.
Siamo donne del 1953, sempre tratto da un soggetto di Zavattini, mostra un episodio della vita privata di quattro attrici celebri (Anna Magnani, Alida Valli, Ingrid Bergman e Isa Miranda).
Nel 1954 realizza il suo primo film a colori, Senso, ispirato a un racconto di Camillo Boito, con Alida Valli e Farley Granger. Siamo nel 1866: una nobildonna veneta si innamora di un ufficiale dell'esercito austriaco. Scoperto il tradimento dell'uomo, al quale aveva donato il denaro che doveva servire a una causa patriottica, si trasforma in delatrice e lo fa condannare alla fucilazione. Questo film segna una svolta nell'arte di Visconti, qualcuno lo definirà impropriamente un tradimento del neorealismo: la cura del dettaglio scenografico è estrema.
Le notti bianche del 1957, ispirato al romanzo di Dostoevskij, interpretato da Marcello Mastroianni, Maria Schell e Jean Marais, è un film in bianco e nero, dall'atmosfera plumbea e nebbiosa. Vince il Leone d'Argento a Venezia.
Rocco e i suoi fratelli, del 1960, è la storia di una famiglia di meridionali trapiantata per lavoro a Milano, narrata con i toni della tragedia greca. Provoca grandi polemiche a causa di alcune scene crude e violente oltreché per le posizioni politiche del regista. Vicino al Partito comunista fin dai tempi della Resistenza, Visconti è ormai soprannominato 'il Conte rosso'. Il film vince comunque il Gran Premio della Giuria a Venezia.
L'anno seguente, insieme a Vittorio De Sica, Federico Fellini e Mario Monicelli realizza il film a episodi Boccaccio '70. L'episodio di Visconti, Il lavoro, è interpretato da Tomas Milian, Romy Schneider, Romolo Valli e Paolo Stoppa.
Nel 1962 Visconti mette d'accordo critica e pubblico con Il Gattopardo, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vincitore della Palma d'oro. Interpretato da Burt Lancaster e Claudia Cardinale, è ambientato nel periodo dello sbarco dei garibaldini in Sicilia. Il culmine del film è la scena finale del ballo, che occupa l'ultima mezz'ora della pellicola. Riscuote grande successo anche in Europa, mentre alla prima uscita negli Stati Uniti, nonostante la presenza di Lancaster, il film ha uno scarso riscontro al botteghino.
Nel 1965 esce il film Vaghe stelle dell'Orsa, ispirata nel titolo a Leopardi. È la storia di un incesto, con richiami alla mitologia, ai tragici greci e a taluni percorsi culturali del novecento, interpretata da Claudia Cardinale e Jean Sorel.
Nel 1966 Visconti gira La strega bruciata viva, un episodio del film collettivo Le streghe, interpretato da Silvana Mangano.
Del 1967 è Lo straniero, ispirato al libro di Albert Camus, con Marcello Mastroianni.
Durante le riprese di Vaghe stelle dell'Orsa (1964) a Visconti viene presentato il giovane Helmut Berger, che diverrà negli anni uno degli 'attori - simbolo' del suo cinema, come già Delon o Claudia Cardinale. Con Helmut Berger Visconti vive anche un'intensa relazione affettiva che, tra gli alti e bassi dovuti al movimentato stile di vita dell'attore austriaco, prosegue fino alla morte del regista.
Alla fine degli anni sessanta Visconti, ispirandosi al dibattito storiografico postnazista, realizza La caduta degli dei (1969), con Helmut Berger nel ruolo del protagonista. La storia è quella dell'ascesa e caduta della famiglia proprietaria delle più importanti acciaierie tedesche all'avvento del nazismo. Il film costituisce il primo tassello di quella che sarà poi definita la 'trilogia tedesca'. Gli altri due film saranno Morte a Venezia (1971), tratto dal lavoro omonimo di Thomas Mann con la collaborazione del costumista Piero Tosi e la sceneggiatura di Nicola Badalucco e dello stesso Luchino.
In Morte a Venezia Luchino Visconti racconta in maniera intensa e poetica la vicenda del compositore Gustav von Aschenbach, esplorando il tema di una bellezza ideale e irraggiungibile, da sottolineare la grande interpretazione degli attori Dirk Bogarde nella parte di Aschenbach e di Björn Andresen nel ruolo di Tadzio. Infine, Ludwig, ancora con Helmut Berger nel ruolo principale, uno dei film più lunghi della storia del cinema italiano (dura oltre 3 ore e 40 minuti nella sua versione integrale) che narra la storia dell'ultimo monarca di Baviera, Ludwig II, e del suo tempestoso rapporto con Richard Wagner nonché del suo progressivo ritirarsi dalla realtà e dalle responsabilità di governo fino alla destituzione e alla morte in circostanze misteriose. La 'trilogia' avrebbe potuto diventare 'tetralogia' con La montagna incantata, un altro lavoro di Mann, alla cui trasposizione cinematografica Visconti è interessato. Ma durante la lavorazione di Ludwig il regista viene colto da un ictus cerebrale che lo lascia paralizzato nella parte sinistra del corpo.
Nonostante le grandi difficoltà riesce a girare due ultimi film. Gruppo di famiglia in un interno, scopertamente autobiografico e di nuovo interpretato da Burt Lancaster e Helmut Berger, e il crepuscolare L'innocente tratto dal romanzo omonimo di Gabriele d'Annunzio, interpretato da Giancarlo Giannini e Laura Antonelli. Luchino Visconti muore nella primavera del 1976, colto da una forma grave di trombosi poco dopo aver visionato insieme ai suoi più stretti collaboratori il primo montaggio del film a cui stava ancora lavorando. L'innocente verrà presentato al pubblico in quella veste, a parte alcune modifiche apportate dalla co - sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico sulla base di indicazioni del regista durante una discussione di lavoro.

▪ 1991 - Carlo Donat-Cattin (Finale Ligure, 26 giugno 1919 – Montecarlo, 17 marzo 1991) è stato un sindacalista e politico italiano, esponente di spicco della Democrazia Cristiana e leader della corrente di sinistra interna Forze nuove.
Nato nel 1919 a Finalmarina (SV), oggi Finale Ligure, da padre torinese e madre ligure, si trasferì giovanissimo a Torino.
Durante la Seconda guerra mondiale aderì ai partigiani bianchi (democristiani).

La DC e la CISL
Nel 1950 partecipò alla fondazione della CISL, nata da una scissione (guidata da Giulio Pastore) dalla CGIL. Si guadagnò la fama di falco del sindacato italiano per la sua poca disponibilità a scendere a compromessi con gli industriali ed in special modo con la famiglia Agnelli.
Nel frattempo aderì alla Democrazia Cristiana, per la quale fu consigliere comunale a Torino e nel 1953 consigliere provinciale per la provincia di Torino.

Parlamentare e ministro
Nel 1954 entrò nel consiglio nazionale della DC, fu eletto deputato dal 1958 al 1979, anno in cui fu eletto senatore. Entrò nel I Governo Moro come sottosegretario nel 1963 ed occupò la poltrona di ministro numerose volte:
1. dal 1969 al 1972, Ministro del Lavoro e Previdenza Sociale (governi Rumor II, Rumor III, Colombo, Andreotti I);
2. 1973, Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno (Governo Rumor IV);
3. dal 1974 al 1978, Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato (governi Moro IV, Moro V, Andreotti III, Andreotti IV);
costretto a lasciare l'incarico il 25 novembre del 1978, Carlo Donat-Cattin fu sostituito da Andreotti con Romano Prodi.
Con lo "Statuto dei Lavoratori" del 1970, che rimane un punto di riferimento per l'incorporazione dei diritti sociali, economici e culturali nel diritto interno, Carlo Donat Cattin, insieme a Gino Giugni, ha avuto il merito di "portare la Costituzione nelle fabbriche". La sua attenzione al sociale gli valse, da parte di alcuni commentatori, l'espressione di ministro dei lavoratori.
Nel 1978 divenne vicesegretario del partito, ed inizialmente fu sostenitore della necessità di trovare un dialogo con il Partito Comunista Italiano. Nel 1979 tuttavia, dopo un arretramento elettorale del PCI, si fece promotore della politica del preambolo che auspicava l'esclusione dei comunisti da ogni incarico statale. Nel 1980, dopo lo scandalo suscitato dall'adesione del figlio Marco all'organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea, si dimise da ogni incarico e lasciò temporeanamente la politica.
Tornato in campo nel 1986, venne scelto nello stesso anno come Ministro della Sanità da Bettino Craxi, che si accingeva a formare il suo secondo governo. Poco dopo Donat-Cattin tornò ad aderire a "Forze Nuove", la corrente della DC di cui era sempre stato leader, che sosteneva la necessità di una stretta alleanza con il Partito Socialista Italiano. Il suo ultimo incarico gli venne conferito nel 1989, allorché Giulio Andreotti lo scelse come Ministro del Lavoro: in questa veste egli ebbe una trattativa serrata con la Confindustria per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici; una volta constatato che le sue idee non erano ben accette egli si alzò e se ne andò, abbandonando il tavolo della trattativa, ma successivamente questa si sarebbe risolta in suo favore.
Morì il 17 marzo del 1991.


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