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18 Novembre. Antonio Rosmini e il potere temporale (o la libertà) della Chiesa

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it  E-mail: silvio.restelli@libero.it

Ricordiamo, in un arco di tempo che va dal 1302 (Bolla Unam Sanctam) al 1832 (anno di inizio dell'opera che costò a Rosmini un lungo ostracismo) al 2007 (beatificazione di A. Rosmini) il fenomeno del rapporto tra Chiesa e potere temporale.
Oggi, 18 Novembre, ricordiamo, in un arco di tempo che va dal 1302 (Bolla Unam Sanctam) al 1832 (anno di inizio dell'opera che costò a Rosmini un lungo ostracismo) al 2007 (beatificazione di A. Rosmini), il fenomeno del rapporto tra Chiesa e potere temporale.
Le parole seguenti in cui si cerca di esprimere in modo sintetico il pensiero del roveretano, sono tratte dalla “Prefazione” che fece mons. Clemente Riva all’edizione da lui curata a poca distanza dalla chiusura del Concilio Vaticano II, per la Morcelliana nel settembre 1966 «Con licenza dell’Autorità ecclesiastica», quando ancora non era stato abolito l’«Indice dei Libri proibiti».
Tali parole lungimiranti sono state ripubblicate nella recente riedizione dell’opera, scaricabile al seguente link.

La povertà è «l’unico mezzo onde la religione del Crocifisso può giungere a signoreggiare gli interessi umani». Quando «la Chiesa è carica delle spoglie d’Egitto, come di altrettanti trofei; allora ch’ella pare divenuta arbitra delle sorti umane, allora solo ella è impotente, ella è il Davide oppresso sotto l’armatura di Saul; quello è il tempo del suo decadimento».
Ma Dio, che è vigilante, dopo averla umiliata, le fa capire che «in Lui solo ella è forte e può confidarsi; mosso a pietà di lei, concede alla ferocia del secolo di buttarsi sui beni temporali della Chiesa, e farne bottino, riducendola in tal modo a quella sua originaria semplicità, che … trae di nuovo a sé tutto», pronta a rinunciarvi alla voce dello Sposo celeste.
Il cristiano trae la sua forza dal Vangelo e dal rinnovamento della sua coscienza interiore. Non cede alla tentazione di veder la Chiesa promotrice del benessere temporale e materiale, il quale potrà essere una conseguenza (anzi lo sarà certamente per una società che viva coerentemente il Vangelo e le virtù individuali e sociali) della sua opera; ma non lo scopo del suo esistere e del suo agire, che rimane sempre essenzialmente di ordine spirituale e religioso. La Religione e la Chiesa non possono essere vivificate attraverso il bene temporale e sociale, ma attraverso il Vangelo vissuto e praticato fedelmente.

Senza dimenticare che il Roveretano aveva colto profeticamente la necessità per la Chiesa di liberarsi dai vincoli a lei procurati dall'Ancien Règime nella sua opera più famosa.

Tematiche affrontate nell'opera Dalle Cinque Piaghe della Santa Chiesa
L'opera è suddivisa in cinque capitoli (corrispondenti ciascuna ad una piaga, paragonata alle piaghe di Cristo). In ogni capitolo la struttura è la medesima:
▪ un quadro ottimistico della Chiesa antica
▪ segue un fatto nuovo che cambia la situazione generale (invasioni barbariche, nascita di una società cristiana, ingresso dei vescovi nella politica)
▪ la piaga
▪ i rimedi.
Prima piaga.
È la divisione del popolo dal clero nel culto pubblico. Nell'antichità il culto era un mezzo di catechesi e formazione e il popolo partecipava al culto. Poi, le invasioni barbariche, la scomparsa del latino, la scarsa istruzione del popolo, la tendenza del clero a formare una casta hanno eretto un muro di divisione tra il popolo e i ministri di Dio. Rimedi proposti: insegnamento del latino, spiegazione delle cerimonie liturgiche, uso di messalini in lingua volgare.
Seconda piaga.
Insufficiente educazione del clero. Se un tempo i preti erano educati dai vescovi, ora ci sono i seminari con "piccoli libri" e "piccoli maestri": dura critica alla scolastica, ma soprattutto ai catechismi. Rimedio: necessità di unire scienza e pietà.
Terza piaga.
Disunione tra i vescovi. Critica serrata ai vescovi dell'ancien règime: occupazioni politiche estranee al ministero sacerdotale, ambizione, servilismo verso il governo, preoccupazione di difendere ad ogni costo i beni ecclesiastici, "schiavi di uomini mollemente vestiti anziché apostoli liberi di un Cristo ignudo". Rimedi: riserve sulla difesa del patrimonio ecclesiastico, accenni espliciti di consenso alle tesi dell'Avenir sulla rinunzia alle ricchezze e allo stipendio statale per riavere la libertà.
Quarta piaga.
La nomina dei vescovi lasciata al potere laicale. Rosmini compie una approfondita analisi storica sull'evoluzione del problema e critica i concordati moderni con cui la S. Sede ha ceduto la nomina al potere statale (e, accenna prudentemente, per avere compensi economici). Rimedi: non è molto chiaro, propone un ritorno all'elezione dei fedeli.
Quinta piaga.
La servitù dei beni ecclesiastici. Rosmini sostiene la necessità di offerte libere, non imposte d'autorità con l'appoggio dello Stato, rileva i danni del sistema beneficiale, propone la rinuncia ai privilegi e la pubblicazione dei bilanci.


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