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2 Dicembre. Hernan Cortès. Condottiero o cercatore d'oro?

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

• Oggi 2 Dicembre ricordiamo uno dei protagonisti della conquista del Nuovo Mondo Hernan Cortes
"Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano (Medellín, 1485 – Siviglia, 2 dicembre 1547) è stato un condottiero spagnolo. Abbatté l'impero azteco e lo sottomise al Regno di Spagna. Cortés partì alla volta del Messico nel febbraio 1519, con 11 navi e 508 soldati. Egli aveva iniziato la sua spedizione come ribelle: infatti, per via di tensioni interne, il governatore di Cuba Diego Velázquez de Cuéllar ne aveva firmato la destituzione dall'incarico di suo segretario, ma in contemporanea Cortés partì con i suoi uomini verso il centro America. Appena sbarcato, Cortés diede ordine di bruciare le navi: in questo modo intendeva assicurarsi che i soldati lo seguissero senza ripensamenti. Il successo della sua impresa, del tutto incredibile se si considera che contro lui e i suoi uomini vi erano milioni di abitanti dell'impero azteco, fu reso possibile da una serie di circostanze favorevoli.

La spiegazione viene data normalmente ricorrendo ad argomenti di tipo culturale e antropologico come l’Autore della presente voce di Wikipedia. Ecco il suo pensiero.

“Anzitutto, sbarcati sulla costa messicana, essi furono accolti favorevolmente dall'imperatore azteco Montezuma: pare che, in base a segni premonitori e alle antiche leggende del suo popolo, li avesse scambiati per emissari di Quetzalcoatl, una delle principali divinità azteche. I segni premonitori non furono gli unici indicatori dell'identità fra conquistadores e Quezalcoatl, in gran parte tale convinzione è da attribuire alle doti di Cortès, versatile manipolatore, in grado di adattarsi alle situazioni più sfavorevoli, abile dominatore delle tecniche di comunicazione è lui infatti mediante il suo comportamento a creare tali apparenze a partire da ciò che poteva essere soltanto un sospetto agli occhi degli aztechi.

…..Spagnoli ed Aztechi possedevano due forme diverse di comunicazione che determineranno la disfatta di uno ed il trionfo degli altri. Gli Aztechi privilegiano la comunicazione con il Mondo, con Dio, attraverso la divinazione, l'interpretazione dei presagi, la consultazione degli oracoli e del passato definiscono il senso della realtà attuale. Gli spagnoli, fortemente religiosi, privilegiano tuttavia la Comunicazione Uomo-Uomo, ed a questo scopo si adoperano.
La prima mossa di Cortés, giunto in Messico, sarà quella di procurarsi degli interpreti: Gerónimo de Aguilar, uno spagnolo naufragato che parla la lingua dei Maya e La Malinche (nome originale Malintzin, Doña Marina per gli spagnoli) parla Nahuatl lingua degli Aztechi e la lingua Maya.
In questo modo Cortés poteva raccogliere tutte le informazioni necessarie all'elaborazione della sua strategia. Scoperti i dissensi che separavano i popoli sottomessi agli Aztechi vi strinse presto alleanze: poiché questi ultimi ne razziavano continuamente la popolazione per procurarsi vittime da sacrificare agli dei e li affliggevano con pesanti tributi, essi non attendevano altro che l'occasione di ribellarsi; a costoro Cortés dopo la conquista darà ampli poteri e privilegi.
…. In definitiva, la capacità di Cortés di dominare la comunicazione in Messico sarà una delle cause principali della sua vittoria.
Tale flessibilità spagnola così come la rigidità azteca si manifesteranno anche in battaglia: gli aztechi seguivano un rituale tradizionale in guerra (gli abiti che indossavano per l'occasione, il luogo della battaglia, l'urlo prima di attaccare), facilitando con tale prevedibilità il lavoro dei conquistadores.
Così, quando Cortés entrò a Tenochtitlan accolto con tutti gli onori da Montezuma, aveva già con sé un esercito di circa 3000 indios. In breve gli spagnoli presero il controllo della città: l'imperatore obbediva docilmente a Cortés e accettò di far cessare i sacrifici umani e persino di farsi battezzare.
Dopo alcuni mesi, però, la situazione precipitò: mentre Cortés era assente da Tenochtitlan, il suo luogotenente Pedro de Alvarado fece massacrare un gruppo di aztechi che celebravano un rito religioso, forse scambiando quell'assembramento per una rivolta. Il popolo si sollevò; Montezuma fu ucciso e gli spagnoli dovettero fuggire dalla città.
Informato dell'accaduto, Cortés radunò i suoi alleati e marciò sulla capitale con un grande esercito: il 13 agosto 1521, dopo due mesi e mezzo di assedio, Tenochtitlan fu espugnata nuovamente, e nel giro di un anno gli spagnoli presero il controllo dell'intero paese. Il Messico divenne la colonia spagnola dal nome Nuova Spagna; l'imperatore Carlo V nominò Cortés suo governatore.
Cortés morì nei pressi di Siviglia il 2 dicembre del 1547. Il suo corpo riposa, dal 1629, a Città Del Messico.”


Ma ci possiamo chiedere con Gianni Vannoni: è plausibile tale spiegazione?
Proprio l'A, dopo aver esaminato e discusso tre testi importanti come:
Ruggiero Romano, I conquistadores: meccanismi di una conquista coloniale, Mursia, Milano 1974;
Sebastiana Papa (a cura di), Vita degli Aztechi nel Codice Mendoza, Garzanti, Milano 1974;
Miguel León-Portilla, Il rovescio della conquista. Testimonianze atzeche, maya e inca, tr. it., Adelphi, Milano 1974, così conclude:
“Ma allora, che cosa in origine li spinse, per quale irresistibile impulso presero il mare? Ce lo fa sapere uno di loro, con tutta sincerità; un modesto soldato, Bernal Díaz del Castillo:
"Per servire Dio, Sua Maestà, e per dar luce a quelli che erano nelle tenebre ed anche per acquistare ricchezze, che è di tutti gli uomini desiderare e cercare".
Che il fante cronista sia sincero, lo prova il fatto che egli non abbia taciuto il movente "materiale", economico, dell’avventura.
Ma nella mente di un uomo d’armi della Spagna del ’500, ove un certo tipo di spiritualità cavalleresca era diffuso come oggi può esserlo il mito del self-made man, e la lettura dell’Amadís de Gaula scandiva le ore che l’età nostra consacra al culto televisivo, il movente economico presentava caratteri molto meno "materialistici" di quanto si immagini, aveva veste "meravigliosa" e fiabesca; sussurrava di tesori nascosti e di terre incantate, e poi non stava da solo, ma si fondeva con il motivo dominante dell’onore e della gloria: onore e gloria per sé, per il re, e per il Re dei re che sta nei cieli.
Intraprendere una grande e rischiosa impresa soltanto o principalmente per far denari sarebbe stato, oltre che inconcepibile, disonorevole; anzi, inconcepibile appunto perché disonorevole e indegno di un hidalgo. L’ascesi capitalistica propria della mentalità protestante era ancora assai lontana dal nascere, nella cattolicissima Spagna che si gettava allora, anima e corpo, nell’estremo tentativo di restaurazione effettiva del Sacro Romano Impero.



E soprattutto, seguendo Alberto Caturelli, uno dei più grandi intellettuali argentini, la Leggenda Nera - ci chiediamo - è in grado di farci capire la storia specifica del continente latino americano?
Ecco una sua affermazione molto decisa:
L’immanentismo filosofico e teologico, dall’empirismo al marxismo, dalle correnti indigeniste alla teologia della liberazione, ha condotto la sua riflessione sull’Iberoamerica da un lato cercando di rivalutare i caratteri originari del mondo antecedente la scoperta, dall’altro lato negando il carattere di novità dell’America.

Nel primo caso si appiglia a una impossibile e contraddittoria "mistica della terra": impossibile, perché il processo di conversione e l’unione sostanziale con la cultura ispanica hanno trasfigurato in modo irreversibile i caratteri originari del mondo precolombiano, generando un’originalità storica e culturale che è appunto iberoamericana; contraddittoria, perché rivendica l’originarietà in nome di un europeismo ibrido e senza radici nella realtà del Nuovo Mondo.
Nel secondo caso l’America non rappresenta altro che il risultato della "eccedenza" dell’Europa: poiché non sembra concepibile un futuro storico al di là della pienezza dello Spirito raggiunta nel Vecchio Mondo, l’America può entrare nella storia solo come "residuo" della cultura europea, ovviamente quella anglosassone e protestante, che rappresenterebbe la fase culminante della millenaria storia di questo continente.
Entrambe le interpretazioni sono veramente e sostanzialmente aggressive nei confronti dell’autentica tradizione iberoamericana e costituiscono una forma di colonialismo culturale subdola e molto pericolosa.
...La scoperta dell’America non può essere ridotta a un semplice rinvenimento, sebbene lo presupponga, né a un puro e semplice incontro fra mondi diversi, ma è un atto iniziale e graduale che porta allo svelamento dell’essere di quel continente, della sua originarietà, e alla sua incorporazione nella fede cattolica.
La scoperta è un atto della coscienza cristiana, cioé della coscienza dell’essere illuminata dalla fede che guidava Colombo, il Cristoforo, e i re spagnoli nella conquista e nell’evangelizzazione del Nuovo Mondo, impegnata fino alla fine dei tempi a proclamare la verità e a costruire il vero "mondo nuovo" nella carità, ossia attraverso il compito mai esaurito, perché sempre perfettibile, della continua conversione di sé e del prossimo. Pertanto la scoperta è progressiva e mai compiuta del tutto."


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