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15 Gennaio. Don Zeno Saltini, il sovversivo di Dio.

Autore: Restelli, Silvio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

Oggi 15 Gennaio ricordiamo, nel 1981, la morte di uno dei più grandi sacerdoti cattolici del secolo scorso, don Zeno Saltini, il sovversivo di Dio.
Nono di dodici figli, nacque a Fossoli, una frazione agricola di Carpi (MO), da una famiglia di agricoltori benestanti: altri tre dei suoi fratelli scelsero la vita religiosa, tra cui la sorella Marianna (nota anche come Mamma Nina).
A quattordici anni scelse di interrompere gli studi e iniziò a lavorare nell’azienda agricola di famiglia: ebbe così modo di entrare in contatto con la dura realtà dei braccianti da cui imparò le teorie socialiste.
Chiamato alle armi nel 1917, conobbe la terribile realtà della guerra. Durante il servizio militare, si rese anche conto dell’importanza di una buona istruzione: ebbe a scontrarsi con un commilitone ateo, anarchico e istruito, che vedeva nel Cristianesimo e nella Chiesa solo un ostacolo al progresso umano; avrebbe voluto obiettare che il problema stava nell’incoerenza dei fedeli, ma non ne fu capace.
Intenzionato a diventare avvocato, si laureò in legge presso l'Università Cattolica di Milano; compresa la sua vocazione al sacerdozio, compì anche gli studi teologici e filosofici al termine dei quali venne ordinato sacerdote.
Celebrò la sua prima messa nel duomo di Carpi il 6 gennaio 1931. Venne nominato vice parroco della chiesa di San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, dove fondò l'Opera dei Piccoli Apostoli, dedita all'accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini abbandonati.
Nel 1947 occupò con i Piccoli Apostoli l'ex campo di concentramento di Fossoli: la comunità iniziò anche ad ammettere delle coppie di sposi disposti ad accogliere come figli i ragazzi senza famiglia. Il 14 febbraio 1948 venne approvato il testo di una Costituzione che verrà firmata sull'altare. L'Opera Piccoli Apostoli diventò così Nomadelfia (la fraternità è legge).
La comunità arrivò a superare i 1000 membri. Nonostante il sostegno di tanti benefattori (tra i quali padre Turoldo), per mancanza di fondi Nomadelfia entrò finanziariamente in crisi: anche la cooperativa agricola fondata dai membri della comunità fallì.
Anche per questo, il 5 febbraio 1952 il Sant'Uffizio ordinò a don Zeno di lasciare Nomadelfia e di mettersi a disposizione del suo vescovo. I nomadelfi si rifugiarono a Grosseto, dove avevano ricevuto in dono una tenuta agricola dalla contessa Giovanna Albertoni Pirelli: nel 1953 il sacerdote, ottenuta da Pio XII la dimissione pro gratia dallo stato clericale, li raggiunse.
Nel 1962 la comunità venne eretta a parrocchia e a don Zeno venne permesso di riprendere l'esercizio del sacerdozio. Il 6 gennaio 1962, il reverendo Zeno Saltini poté di nuovo celebrare la messa.
Il 12 agosto 1980 venne ricevuto da papa Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo con tutta la popolazione di Nomadelfia.
Morì il 15 gennaio 1981, colpito da un infarto.
A don Zeno Saltini Rai Uno ha dedicato uno sceneggiato in due puntate, L'uomo di Nomadelfia, Don Zeno Saltini, con protagonista Giulio Scarpati, e Rai Tre un documentario di approfondimento critico all'interno di La Storia siamo noi (basato sulla biografia scritta da Antonio Saltini), andati in onda il 27 e il 28 maggio 2008.

".....La cordialità festosa si infrange, una sera, quando, trasformando in diverbio una conversazione tra amici, un commilitone di fede anarchica investe con violenza le sue certezze di giovane cattolico ricco di sentimenti ma privo di istruzione. Proclama che la Chiesa ha sempre frapposto la sua forza di persuasione all’emancipazione e al progresso dei popoli, alleata dei ricchi e dei potenti, impegnata a predicare la rassegnazione e l’acquiescenza: solo dopo il suo annientamento l’umanità potrà incamminarsi sulla strada della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia. Zeno prova a controbattere gli argomenti dell’altro, e il diverbio si trasforma in duello morale e ideale, che attira l’attenzione dell’intera camerata. Cessa ogni altro conversare, canto, scherzo: sui due contendenti si incentra un’attenzione che, al procedere del confronto, trascolora in passione collettiva, e siccome gli argomenti con cui Zeno Saltini controbatte quelli dell’avversario appaiono sempre più incerti, e le ragioni del commilitone più inconfutabili, il duello si conclude in un’esplosione collettiva di rabbia anticlericale, le ultime resistenze di Zeno travolte dai fischi e dalle contumelie.
Qualunque altro ragazzo di campagna, offeso nei sentimenti più profondi da un avversario più colto, avrebbe gettato l’evento alle proprie spalle, per dimenticarlo più presto che avesse potuto, avrebbe ristabilito le amicizie di camerata preoccupandosi di non esporsi più, in futuro, su un terreno che ha constatato tanto pericoloso.
Ma Zeno non è soltanto un ragazzo semplice di campagna: cosa sia veramente non sa ancora, ma la sconfitta subita nel vociare della camerata è per lui causa di tanto sconvolgimento che la stessa sera giura a se stesso che studierà quanto sarà necessario per dare risposta a tutti gli argomenti cui non ha saputo ribattere, e di darla in modo tanto inequivocabile che il suo avversario e quanti hanno assentito ai sui sofismi saranno costretti, in una replica ideale del duello, a riconoscere l’evidenza delle sue ragioni. L’umiliazione ha fatto emergere, per reazione, in quel soldato diciannovenne, uno dei caratteri salienti di una personalità che saprà imporre la propria parola a qualunque folla, senza temere obiezioni e repliche, per trasmettere alla folla la fede che, coerentemente all’impegno di quella sera, sarà la fede nel potere del Vangelo di trasformare le leggi della convivenza umana…."

Nasce così - secondo Antonio Saltini, suo biografo ufficiale nel suo Don Zeno, il sovversivo di Dio - il progetto di vita che si realizzerà in Nomadelfia e che troverà sia nella Chiesa che nel mondo politico (Democrazia Cristiana) forti resistenze.

Nomadelfia ("Dove la fraternità è legge") è una comunità dove tutti i beni sono in comune, dove non circola denaro, non esiste proprietà privata o disoccupazione e le famiglie sono disponibili ad accogliere figli in affido, fondata il 14 febbraio del 1948 per abolire ogni forma di sfruttamento e per promuovere una democrazia diretta, atta a rendere l'uomo libero e in comunione con Dio.
Qui tutti lavorano ma nessuno è pagato. Chi sbaglia è perdonato, purché ammetta il suo errore e si penta. Ogni giorno si dedica un'ora alla riflessione. La regola è ricavata dalle prime comunità cristiane di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Per lo Stato italiano è un'associazione civile, una fondazione, organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro. Per la Chiesa è una parrocchia comunitaria e un'associazione privata tra fedeli, ma non chiusa in se stessa, perché si presenta come fermento in mezzo alla società che la circonda.

Per conoscerla più a fondo clicca qui, il lungo ed esauriente servizio de “La storia siamo noi”
Vita di don Zeno Saltini


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