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Passione e Morte del Signore Gesù sulla croce

Autore: Marini, Mons. Mario  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it ©
giovedì 3 marzo 2005

"O memoriale mortis Domini"
«…Egli era una lampada che arde e risplende,
e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce»
(Giovanni 5,35).

1. Un onesto socialista e la croce di Cristo

I vecchi preti romagnoli, della nostra Archidiocesi di Ravenna e Cervia, dicevano che quando si visitavano gli ammalati più lontani dalla Chiesa non si dovevano fare lunghi discorsi, che non sarebbero stati accolti, ma che si poteva mostrare loro il Crocifisso, poiché nessuno rifiuta di baciare la Croce del Signore Gesù.

In effetti quando ero ancora seminarista e ritornavo a casa, cercavo sempre prima di ripartire di incontrare mio nonno Antonio.
Egli era un vecchio socialista, che non aveva mai frequentato la Chiesa, ma era un uomo buono, e giusto.
Quando lo salutavo per ripartire, gli mostravo la Croce di Cristo e gli chiedevo «nonno volete baciare il Crocifisso? ». Lui, mostrandosi attento e commosso, Lo guardava intensamente e diceva nel nostro dialetto romagnolo sempre la stessa frase: «Quanto lo hanno fatto patire!»… e poi baciava affettuosamente l'immagine del Signore sulla Croce!

E' così: dal celebre episodio di Clodoveo re dei Franchi alla straordinaria vicenda di San Francesco… a tanti e tanti innumerevoli, nessuno rifiuta l'affetto e l'amore al Signore Gesù nella sua Passione e Morte.

2. Tre diverse letture della Passione e Morte di Cristo

Per una lettura della Passione e Morte del Signore Gesù si potrebbero forse considerare tre aspetti:

a) "Iesu dulcis memoria"
Le letture realistiche della "Passione e Morte" del Signore:

da San Leonardo da Porto Maurizio, apostolo della "VIA CRUCIS", ad infiniti altri commentatori della "via della croce"; alle molte pellicole e films, ai drammi teatrali o scenografici, alle ricostruzioni storiche nelle varie manifestazioni popolari in tanti paesi e città del mondo, secondo le diverse sensibilità religiose e culturali, alle celebri raffigurazioni artistiche (statue, dipinti, opere musicali…), alle opere letterarie e poetiche; ed alle celebri "Vite di Cristo"…

b) "La disinformazione"
Le letture ideologizzate, aggressive o di parte della "Passione e Morte" di Cristo, con finalità di rilettura parziale e deformante, se non proprio di detrazione.

c) "Il vantaggio"
Le letture "interessate", miranti all'idea del "vantaggio", cioè letture ego centriche, della Passione e Morte del Signore Gesù.
Cioè quelle letture che rispondono alla domanda: "che vantaggio ottengo io dalla morte di Cristo? Cosa guadagno io e cosa me ne viene dalla sua passione?". E: "Se non guadagno io, a cosa serve?".
Il Signore Gesù riferendosi all'affanno ego¬centrico nella ricerca della salvezza, ha usato le esplicite parole: «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà…» (Luca 9, 2 4); «Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà…» (Luca 17,33).

La conversione

Come poter dunque leggere la Passione e la Morte del Signore Gesù? Quale criterio e quale guida adottare? Quale ragione o quali le ragioni di tale evento?
Quando si parla di "conversione" o "conversione del cuore" si potrebbe ricordare che la Vera conversione consiste nella rotazione dello sguardo di 180 gradi.
Bisognerebbe cioè smettere di guardare "dal mio punto di vista" verso Dio; ma piuttosto girando lo sguardo di 180 gradi - guardare "dal punto di vista di Dio", "dall'interno del cuore del Signore Gesù": cioè situarsi nel punto di vista del Signore!

3. I detti e le parole del Signore Gesù

Per una concreta lettura della "Passione e Morte" del Signore Gesù sembrerebbe importante in primo luogo ciò che egli stesso ha detto prima, dopo e durante.
Non si può prescindere dalle parole, dai detti, dalle parabole e dai discorsi del Signore Gesù.

Egli, il Signore Gesù nello scenario cosmico e storico, umano e soprannaturale della sua "Passione e Morte" emerge come il vero ed unico protagonista.
Anzi come "protagonista" con Lui e per mezzo di Lui, si manifesta tutta la Santissima Trinità. La Trinità intera occupa perciò essa sola tutta la scena.

Ecco dunque le sue stesse parole prese da un brano del Vangelo di Marco.
Nel Vangelo viene posto in evidenza nel contesto della vocazione di Israele il primato della Trinità con la celebre parabola dei vignaioli:
«Giunsero così di nuovo a Gerusalemme e mentre Gesù passeggiava nel Tempio - gli si avvicinarono i capi dei Sacerdoti, gli Scribi e gli Anziani… Poi Gesù cominciò a parlare loro in parabole: 'Un uomo piantò una vigna,… l'affidò a dei vignaioli e si mise in viaggio verso paesi lontani…
Aveva ancora un figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo,… Ma quei vignaioli dissero tra loro: questi è l'erede; su uccidiamolo e l'eredità sarà nostra. E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e darà la vigna ad altri'.
Allora cercarono di catturarlo, avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro.» (Marco 11, 27; 12,1 ss).

Con l'entrata messianica del Signore a Gerusalemme, Dio compie la sua promessa di amore fedele inviando il suo stesso figlio:
Luca 19,28.41ss.: «Gesù proseguì salendo verso Gerusalemme… Quando fu vicino, alla vista della città, Gesù pianse su di essa dicendo: 'Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi… perché non hai conosciuto il tempo in cui sei stata visitata'".

Luca 23,28: «Mentre lo portavano via… Gesù, voltandosi verso le donne disse: 'Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli… se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?'».

A conclusione del viaggio messianico verso Gerusalemme, Gesù di Nazaret, uomo buono e mite, viene condotto, come agnello di Dio, ad una morte violenta, crudele e disonorante per tutti coloro che ne furono complici.

4. Le parole dei diretti testimoni

In secondo luogo sembrerebbe importante a proposito della "Passione e Morte" del Signore Gesù rileggere le parole ed i gesti di coloro che gli furono vicini e lo circondarono, fin dalla sua infanzia, cioè dei testimoni diretti:

Queste testimonianze, in vari casi, sono avvalorate dal fatto che: mentre in un primo tempo alcuni testimoni dei "detti" e dei "fatti" si allontanarono da lui e fuggirono; successivamente riscattarono il loro atteggiamento timoroso, con una testimonianza eroica fino al sacrificio estremo della vita.

Simeone
:
«…Ora a Gerusalemme cera un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima avere veduto il Messia del Signore» … (Luca 2, 22 40).

Le parole di Pietro:
"…Gesù disse loro: 'Voi chi dite che io sia?'
Rispose Simon Pietro: 'Tu sei il Cristo (il Messia), il Figlio di Dio vivente'. E Gesù: 'Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli'» (Matteo 16,15).

Pietro davanti a tutti:
Atti 2,22: «Gesù di Nazaret, uomo accreditato da Dio presso di voi… fu consegnato a voi e voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e lo avete ucciso…».
Atti 10,34ss: «Pietro prese la parola e disse: '…Voi conoscete come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti (qui pertransivit benefaciendo et sanando omnes)… perché Dio era con lui… E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei ed in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo ad una croce'».

"In omnem terram exivit sonus eorum"
La testimonianza della "Passione e Morte" del Signore Gesù, assieme a quella della sua "beata risurrezione", è stata portata in tutta la terra da coloro che ne erano stati testimoni diretti.

5. L'attesa di Israele

In terzo luogo: il grande scenario e ventaglio della vocazione, dell'attesa e della speranza di Israele verso il fine universale della storia.

1) Il Signore Gesù stesso, risorto ed in cammino verso Emmaus, indica esplicitamente l'itinerario della speranza e dell'attesa del Messia (del Cristo), «Cominciando da Mosè da tutti i profeti spiego loro, in tutte le scritture, ciò che si riferiva a lui» (Luca 24,27; cfr. Giovanni 5,39).

2) Un itinerario di attesa verso il fine principale dell'unità del genere umano e verso la Gloria di Dio: «Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma per unire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Giovanni 11,52).

3) «…Ma i farisei ed i dottori della legge… hanno reso vano per loro il piano di Dio» (Luca 7,30).
«Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e darà la vigna ad altri… i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro» (Marco 12,9).

La speranza e la attesa del Messia, "da Mosè e da tutti i Profeti" (Luca 24,27):

Mosè: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto"… "Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli, e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto gli comanderò.» (Deuteronomio 18, 15 18 e paralleli).
Il primo martire Santo Stefano riprenderà infatti queste celebri parole del Deuteronomio nel suo discorso di fronte al Sinedrio prima di essere ucciso (Atti 2,37).

Isaia è il profeta della speranza di Israele e dell'attesa del Messia. Il Messia infatti, incarnando in sé il "ruolo messianico" di tutto Israele, avrebbe condotto all'unità i figli di Dio che erano dispersi, portando a compimento la storia umana.

Isaia 49, 1 5, 6-7, ss.: «Ascoltate o isole, uditemi attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal seno di mia madre ha pronunziato il mio nome… Oracolo del Signore: 'Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra'. Dice il Signore a colui la cui vita è disprezzata…: 'I re verranno e si alzeranno in piedi, i principi vedranno e si prostreranno… Ecco questi vengono da lontano, ed ecco quelli che vengono da mezzogiorno e da occidente… io non ti dimenticherò mai…, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani…: tutti costoro vengono da te… con la faccia a terra essi si prostreranno davanti a te… allora tu saprai che io sono il Signore…'».

«E da tutti i profeti… in tutte le scritture» (Luca 24,27: cfr. Geremia 23,1 ss; Ezechiele 34,8 ss; Salmo 23, 7 ss…).

Nella speranza e nell'attesa di Israele il ruolo del Messia era infatti finalizzato: «…non per la nazione soltanto, ma anche per unire insieme i figli di Dio, che erano dispersi» (Giovanni 11, 49 52).

6. Lettura riduzionista della Passione e Morte del Signore

Sembra perciò un riduzionismo eccessivo della lettura della "Passione e Morte" del Signore Gesù, quello che esclude, di fatto, il piano messianico di Dio per Israele.

Israele guidato dal Messia, il Cristo doveva infatti portare l'umanità alla unità dei Figli di Dio, cioè realizzare il progetto ed il piano divino sulla storia umana.

«Ma i farisei e dottori della legge… hanno reso vano per loro il disegno di Dio" (Luca 7,30) e «…la vigna sarà data ad altri» (Marco 12,9).

I detti e le parabole del Vangelo mostrano che il Signore Gesù ha fatto ripetutamente riferimento al suo destino messianico.

Il Cristo, Messia, profetizzato dalla lunga storia dell'amore privilegiato di Dio per Israele, fu offerto e donato ad Israele da Dio con la entrata messianica del Signore a Gerusalemme: Dio era fedele a qualunque prezzo al suo patto di amore.

Il lungo viaggio messianico del Signore Gesù verso Gerusalemme, tanto acutamente descritto dall'evangelista San Luca, è così figura di quell'altro itinerario dell'amore di Dio verso Israele lungo i secoli.

Il riduzionismo

Il riduzionismo, della lettura della "Passione e Morte" del Signore Gesù, sembra diventare inaccettabile, quando ponendo al centro dello scenario l'«io» dell'osservatore interessato si emargina dal ruolo di protagonista principale Dio stesso ed il suo progetto sulla storia umana.

Concretamente questo tipo di lettura della "Passione e Morte" lascia fuori campo di fatto il Padre, cioè "il padrone della vigna" e lo Spirito Santo, che, con il Figlio, sono invece il centro di questo evento fondamentalmente cosmico, storico e profondamente intra trinitario.

La Primizia del nuovo Israele la Chiesa

Questo tipo di lettura "riduzionista" lascia in posto marginale e secondario anche la Santa Madre di Dio, che è ai piedi della croce, ed il suo ruolo nel grande progetto di Dio per Israele e per il suo popolo, progetto di cui Lei stessa era ben cosciente.

«Eccomi qua, io, con i figli che Dio mi ha dato, segno presagio per Israele e per tutto il popolo da parte del Signore…» (Isaia 8,18).

Anche il ruolo ed il significato della presenza sotto la Croce, di Giovanni, di "colui che Gesù amava", viene emarginata da una lettura "riduzionista" a presenza decorativa ed a elemento di pietà sentimentale.

In tal modo si lascia in ombra il ruolo di primizia del "nuovo Israele la Chiesa", che Maria, Giovanni, i fedeli e le pie donne rivestono con la loro presenza sotto la croce: la Chiesa nuovo Israele nasce col sangue dalla croce del Signore e dal suo costato aperto.

Un dovere di pietà e di verità verso il Signore Gesù e verso la Trinità, sembrerebbe perciò quello di non accedere ad una lettura "riduzionista" della "Passione e Morte" del Signore.

Assistere alla sua terribile passione dovrebbe invece indurre il sentimento di non rendere vana o insignificante neppure una goccia del suo sangue.

7. Schema di tentativo "riduzionista" e sua fragilità

Quando si cominciò in effetti a preparare il Catechismo della Chiesa Cattolica, furono proposti, fin dall'inizio anche degli schemi riduzionisti della "Passione e Morte", del Signore Gesù.

Uno degli schemi proposti, e con certa tenacia, potrebbe essere sintetizzato sostanzialmente nei tre punti seguenti:

a) Il Signore Gesù era venuto con "intenzione di andare a morire" (il fine).
b) Egli si era offerto liberamente, alla sua Passione e Morte, per emendare e pagare i crimini di coloro che avrebbero creduto in lui, cioè dei cristiani (la ragione).
c) Fu massacrato ed ucciso, in realtà, dalla barbarie dei romani (la responsabilità).

Per appoggiare questo schema riduzionista si adducevano dei testi di San Francesco, ed un testo specificamente: (Anche in altri mistici e spirituali si possono trovare espressioni analoghe)

«E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi quando ti diletti nei vizi e nei peccati»! (San Francesco, admonitio 5). (San Francesco stesso, vuol significare, anche in scritti paralleli, di essere lui, in effetti, con i suoi peccati il responsabile e colpevole della Passione e Morte del Signore Gesù). (cfr. "Gli scritti di Francesco e Chiara d'Assisi", Edizioni Messaggero, Padova 2001, pag. 101 e paralleli).

Sarebbe dunque "chiaro" secondo questa lettura "riduzionista" che furono "i peccati ed i crimini dei cristiani" i veri ("neppure i demoni"!) responsabili della Passione e Morte del Signore Gesù.

Linguaggio degli spirituali

In verità il testo di San Francesco merita una devota lettura, ma nel suo proprio significato di "linguaggio mistico spirituale".

Grandi Teologi, da Garrigou Lagrange a Congar, si sono cimentati sul tema: "Linguaggio dei Teologi e Linguaggio degli Spirituali".

Anzi il celebre saggio di Garrigou Lagrange, che è servito di fondamento a molti altri (cfr. V. Lazzeri, Teologia Mistica e Teologia Scolastica, Edizioni Glossa, Milano 1999), è stato da lui redatto mentre, ancora giovane teologo, lavorava come postulatore alla causa del Dottorato (Dottore della Chiesa) di San Giovanni della Croce.

- Garrigou Lagrange op. "Le Langage des Spirituels comparé a celui des Théologiens", in "La Via Spirituelle", supplemento del dicembre 1936, pp 257 276.

- Y. Congar op. "Langage des Spirituels et Langage des Théologiens", pp. 136 158, in "Situation e taches présentes de la Théologie", Editions du Cerf, Paris 1970.
(Congar intervenne su questo tema, specialmente con riferimento a Taulero, così come Garrigou Lagrange era intervenuto con riferimento a San Giovanni della Croce).

A sua volta, il Santo Padre Giovanni Paolo II, che ebbe come relatore, per la sua Tesi Dottorale su San Giovanni della Croce, il medesimo padre Garrigou Lagrange op., fa riferimento, nel suo testo, a questo suo celebre saggio.
In effetti è conveniente la analogia fra San Giovanni della Croce, Dottore Mistico della Chiesa, ed il grande Santo Mistico Francesco di Assisi.

In entrambi i casi, come del resto in altri casi paralleli di spirituali e mistici, ci si trova di fronte ad un classico esempio di "linguaggio degli spirituali".

Nel "linguaggio degli spirituali" si utilizzano espressioni apparentemente semplici, ma esistenziali, a volte figurate, a volte paradossali.
Cioè si utilizzano affermazioni di concetti assoluti in una coniugazione che può sembrare perfino esagerata o limitante, come ad esempio certe antinomie e contrasti cari a San Giovanni della Croce, a Santa Teresa… a San Francesco… E ciò in vista a sottolineare il fine principale del tema trattato.

Riconoscere e tradurre i linguaggi, come le lingue.

Si tratta perciò di un linguaggio da riconoscere e da conoscere: come poter leggere il francese o il tedesco senza studio serio e fare poi semplici trasposizioni dall'uno all'altro linguaggio senza valutazioni e con superficialità?
Così, analogamente, non è possibile fare trasposizioni nette o pretendere prove teologiche precise dalla letterale espressione del linguaggio di uno "spirituale".

8. Una lettura concreta della Passione e Morte di Cristo

Dovere della pietà cristiana ed amore della verità rivelata, davanti alla "Passione e Morte" del Signore inducono a ricuperarne il senso ed il significato, senza trascurarne alcuna parte, soprattutto se rilevante. Si potrebbe procedere, per esempio, con uno schema, che partendo dagli annunci della passione conduca alla consumazione del "mistero":

A) Primo annuncio della Passione e Morte: «Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e…» (Matteo 16, 21; cfr. Mc 8,31 e Lc 9,22).

B) Secondo annuncio della Passione e Morte: «Gesù diceva loro: 'Il Figlio, dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno'» (Marco 9,30; cfr. Mt 17,22 23 e Lc 43b 45).

C) Terzo annuncio della Passione e Morte: «Poi prese con sé i dodici e disse loro: 'Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell'uomo si compirà. Sarà consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi e dopo averlo flagellato, lo uccideranno…'». (Luca 18, 31 34: cfr. Mt 20, 17 19 e Mc 10, 32 34).

D) Il complotto e le sue ragioni: «Terminati questi discorsi Gesù disse ai suoi discepoli: 'Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso'. Allora i Sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù farlo morire. Ma dicevano: 'Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo'» (Mt 26,1¬2; Cfr. Giovanni 11, 45 ss e paralleli).

E) Le attese di Israele al tempo di Gesù: l'attesa del Messia il Cristo.
Sulle rive del Giordano e sulle sponde del Mar Morto si concentra questa immensa attesa di tutto il popolo, interpretata da Giovanni il Battista, che diviene la voce di un grande e corale movimento di speranza.

F) Gesù accoglie e realizza le attese di Israele e mediante il suo viaggio messianico, descritto in modo speciale ed acutamente da San Luca, entra formalmente e trionfalmente in Gerusalemme assecondando questa speranza.

G) Gesù è cosciente che Dio compie la Sua promessa di amore fedele ad Israele, ed attraverso Israele all'umanità intera, col suo viaggio verso Gerusalemme e con la sua entrata a Gerusalemme.

H) L'offerta di amore di Dio è completa e drammatica, ma Gesù è consapevole del fatto che gli anziani, i sommi sacerdoti e gli scribi a causa della durezza del loro cuore rifiuteranno, l'offerta che Dio in lui viene a compiere ed a completare la Alleanza.
Essi si comporteranno infatti come i vignaioli della parabola.

I) Dal processo del Signore Gesù risulta che egli veniva condannato a causa del suo ruolo messianico per Israele e per la umanità: perciò veniva accusato di bestemmia e di magia.
La magia era costituita dai segni della messianicità e la bestemmia era costituita dal suo ruolo di messia e di figlio di Dio.
Con tale coscienza i sommi sacerdoti si recarono fin sotto la croce a deriderlo ed a burlarlo.

L) Sulla croce viene crocefisso il Messia ed Israele perde, per volontà degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, quel ruolo profetico e quel ruolo messianico che era incarnato dalle attese di Israele e dalla venuta del Cristo.
Sulla croce nasce infatti, con sangue ed acqua, il nuovo Israele, che è la Chiesa, presente già sotto la croce in Giovanni Evangelista, in Maria sua madre, nei discepoli e nelle pie donne…

M) Gli apostoli, i discepoli e la Chiesa primitiva erano coscienti del ruolo messianico del Signore Gesù, promesso prima e venuto poi: per Israele e per portare ad unità l'umanità dispersa ed a compimento la storia.
Infatti attribuirono al Signore il titolo ed il nome di "Cristo" fino a farne il titolo principale e paranimico di Lui: "il Cristo"; e a loro stessi attribuirono di conseguenza il nome di "cristiani".

N) Lo scenario della crocifissione si compie con l'offerta massima di amore fedele, che Dio stesso la Santissima Trinità paga ad Israele, all'umanità dispersa, all'"uomo" (Cfr Tesi di P. Stanislas Lyonnet, S.J).
Von Balthasar ("Il Triduo Pasquale") in una immagine suggestiva, sintetica e reale, dice che il cosmo stesso ed il tempo si aprono, come si taglia una mela a meta, di fronte alla croce di Cristo:
- su una facciata della "mezza mela", del cosmo¬tempo, è impresso lo scenario della Croce.
- sull'altra facciata dell'"altra metà della mela", del cosmo tempo, è impresso il grandioso mistero dell'amore di Dio, dell'amore trinitario.
Più ancora: da una parte c'è la Gloria di Dio sulla Croce e di fronte c'è la Gloria di Dio nella vita Eterna.

9. La messianicità di Cristo nella sua Passione e Morte

Il Messia, per gli Ebrei del tempo di Cristo, era la figura che radunava in sé tutte le speranze e le attese di Israele.

La misteriosa figura di questo "servo e figlio", prefigurata dai Profeti, rende comunque più preciso il centro catalizzatore della riunione di tutti coloro che vengono raccolti da un orizzonte che si allarga sempre più nei secoli della storia.

La "profezia" del Messia, è annunciata, riassunta e proclamata da Giovanni Battista e da tutto l'immenso movimento di attesa e di preparazione, che si raduna sulle rive del Giordano e del Mar Morto e si allarga a tutto Israele fino all'entrata trionfale di Cristo in Gerusalemme.
Egli, Gesù di Nazaret, è riconosciuto e dichiarato dal Battista come il Messia atteso dai secoli e dall'umanità, personificazione ed identificazione della singolare messianicità della vocazione stessa di Israele, come popolo fra i popoli.

Ad Israele prima, ed al suo Messia poi, era diretta la "profezia" di pace e di unità del genere umano. Gesù di Nazaret accoglie e riconosce in sé tale Messianicità ed in tale coscienza fa il suo ingresso in Gerusalemme.
Coll'ingresso a Gerusalemme del Signore Gesù, cioè del Cristo, Dio porta a compimento la sua promessa ed il giuramento di fedeltà ad Israele, inviando il Suo Figlio a realizzare le promesse ed a mostrare l'amore del Padre nello Spirito Santo, per Israele e per l'umanità intera.

Dio è pronto a pagare qualunque prezzo, anche il più alto quello della Passione e Morte in croce del Suo Figlio per mostrare la fedeltà del suo amore fino alla fine: è Dio che paga il prezzo, non già colui che lo riceve (cfr. Tesi di P. Stanislas Lyonnet S.J.).

In questo contesto ci si potrebbe lasciare distrarre dallo spettacolo terribile delle sofferenze della croce, e finire col non vedere più l'evento principale: la venuta del Messia Figlio di Dio!
Del resto Caifa, Anna ed i "vignaioli" della parabola, mediante la passione e la croce vollero proprio questo: occultare in modo terrificante "avvento del Messia" di Dio in Gesù di Nazaret.

«Ma i farisei ed i dottori della legge… hanno reso vano per loro il piano di Dio» (Luca 7,30).
«Pharisei autem et legisperiti consilium Dei spreverunt in semetipsos» (Luca 7,30).

La nuova Gerusalemme di tutti i popoli

Con l'ingresso del Signore Gesù il Cristo Messia in Gerusalemme si introduce pure l'immagine della nuova Gerusalemme, come punto di arrivo e di raduno dei popoli: dalla croce infatti nasce e sgorga il nuovo Israele, che è la Chiesa città ideale, a cui ciascuno reca il proprio contributo, perché là si manifesta la presenza e la gloria del Signore (Isaia 60).

10. La gloria di Dio e il sangue dell'Agnello

Ecco dunque il nuovo Israele, nato sulla croce e descritto dall'evangelista San Giovanni nel Libro della Consolazione, cioè nell'Apocalisse:

«Gesù doveva morire per la nazione, e non per la nazione soltanto, ma anche per unire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Giovanni 11, 49 52)

«Iesus moriturus erat pro gente, et non tantum pro gente, sed ut filios Dei, qui erant dispersi, congregaret in unum» (Ioannes, XI, 49 52).

Apocalisse Liber Consolationis

«Poi udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati da ogni tribù di Israele… Dopo ciò apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in candide vesti e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: 'la salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono ed all'Agnello… Essi sono coloro che… hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello'» (Apocalisse 7,4 10; 7,14).

«Poi guardai ed ecco l'agnello ritto sul monte Sion ed insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome ed il nome del Padre suo" (Apocalisse 14,1).

«Vidi pure coloro che avevano vinto la bestia, cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio ed il cantico dell'Agnello: 'Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente… Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te'» (Apocalisse 15,1ss).

«Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo… udii come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente, rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello» (Apocalisse 19, ss).

«Poi venne uno dei sette angeli… e mi parlò: 'Vieni, ti mostrerò la sposa dell'Agnello'… e mi mostrò la città santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della Gloria di Dio… Non vidi alcun tempio in essa, perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La Città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce ed i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza… e porteranno a lei la gloria e l'onore delle nazioni» (Apocalisse 21, 9 ss).

«Poi aggiunse: '…il tempo è vicino… Ecco io verrò presto e porterò con me il mio salario… Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine… Io Gesù sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino…' 'Vieni Signore Gesù'»! (Apocalisse 22, 10 ss).

File allegato

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