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Leopardi sottosopra - Appunti su "Il giovane favoloso"

Autore: Genga, Glauco Maria  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 14 novembre 2014

All’inizio di questa rubrica dedicai un articolo ai fratelli Wright, pionieri del volo a motore, e al loro rapporto con il padre, il pastore metodista Milton Wright, che «possedeva due biblioteche, una di teologia e l’altra con svariatissimi libri. Il figlio Orville scrisse di essere stato fortunato a crescere in un ambiente in cui sia lui che il fratello venivano molto incoraggiati a coltivare interessi intellettuali e ad investigare qualsiasi cosa destasse la loro curiosità.» (1) Vi è una differenza tra il reverendo Wright e il conte Monaldo: entrambi lavorano per dotarsi di immense biblioteche, forse più uniche che rare, e per metterle a disposizione dei figli, i quali - ecco il punto - possono o debbono servirsene.
LEOPARDI SOTTOSOPRA.
APPUNTI SU “IL GIOVANE FAVOLOSO”

Il film di Martone è coraggioso: se da una parte ha un titolo poco convincente (l’appellativo “giovane favoloso” viene dalla penna di Anna Maria Ortese, scrittrice scomparsa pochi anni orsono), (2) l’immagine scelta per la locandina è davvero geniale: il regista rovescia molti o tutti gli stereotipi attribuiti a Leopardi fino ad oggi. Non si limita a toglierlo dalla polvere degli scaffali, ne capovolge la figura.
«Non possiamo sapere, né congetturare di che cosa sia capace la natura umana messa in circostante favorevoli.» (3) Questo passo poco noto dello Zibaldone condensa bene il pensiero di Leopardi, sorprendentemente simile a tanta parte delle scoperte freudiane. Penso che anche Martone sia partito da qui: infatti l’incipit del film, girato nella casa-museo di Recanati (che, per inciso, merita una visita), (4) mostra il piccolo Giacomo che gioca col fratello e la sorella: tutti e tre corrono, saltano, duellano con le spade, sorridenti e… sani. Dopodiché, il suo corpo comincia ad incurvarsi, storpiarsi, i movimenti diventano goffi e la postura viziata. Il regista ha saputo rendere molto bene il clima di quella casa e i ritmi di quegli anni di «studio matto e disperatissimo», durante i quali Giacomo lesse tutti - dicansi tutti - i dodicimila volumi della biblioteca paterna. Una lunghissima full immersion, durante la quale più di una patologia organica si aggiunse alle costrizioni della rigida educazione nel danneggiare irrimediabilmente il fisico del giovane. (5)
Tuttavia Leopardi non sopportava che si facesse derivare tout-court la sua filosofia dalle sue sofferenze: «E’ soltanto per effetto della viltà degli uomini (i quali hanno bisogno di essere persuasi del valore dell’esistenza) che si sono volute considerare le mie opinioni filosofiche come il risultato delle mie sofferenze personali e che ci si ostina ad attribuire alle mie circostanze materiali quello che si deve unicamente al mio intelletto. Prima di morire voglio protestare contro questa invenzione della debolezza e della volgarità e pregare i miei lettori di dedicarsi a demolire le mie osservazioni e i miei ragionamenti piuttosto che ad accusare le mie malattie.» (6) Un moderno Giobbe in lite con i suoi “amici”!
Se anche l’abbiamo accostato sui banchi di scuola, nella stragrande maggioranza dei casi l’abbiamo studiato… senza leggerlo. Molti insegnanti non hanno saputo presentarci l’uomo dietro le opere: era già troppo classico! Chissà per quanti altri autori sarà accaduta la medesima cosa.
Martone risolleva dunque la questione: fu poeta o filosofo? E’ una vera alternativa. Ci viene in aiuto lo stesso Leopardi, il quale non gradiva l’essere etichettato come poeta: un anno prima di morire, rispondendo ad un giovane ammiratore francese (Charles Lebréton), cercava di “smarcarsi” dall’essere considerato un poeta: «Se cercassi un qualche consenso, il suo, signore, non mi sarebbe affatto indifferente; i poeti scrivono proprio per anime come la sua, per cuori teneri e sensibili come quello che ha dettato la sua lettera così amabile e che anch’io, se solo fossi stato poeta, avrei potuto scrivere.» (7)
Filosofo, dunque, cioè uno che sapeva lavorare con i pensieri, propri e altrui, e che ambiva ad essere riconosciuto come pensatore. Martone, che si è ben documentato, ha visto giusto e ne ha rappresentato bene gli atti quotidiani quali essi erano: atti intellettuali.
C’è dell’altro: in un’intervista il regista osserva acutamente come «in Leopardi proprio la disillusione e il disincanto alimentano la spinta, l’energia vitale. Il contrario esatto della depressione di cui fu accusato.» (8) Già De Sanctis se ne era accorto: avendolo conosciuto personalmente durante una lezione di Basilio Puoti cui Leopardi fece visita, ne rimase affascinato, al punto che cinquant’anni dopo volle inserire quel ricordo nella sua autobiografia. (9) «Perché Leopardi produce proprio l’effetto contrario a quello che si propone. È un grande mistero. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare. Non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l’amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. È scettico, e ti fa credente.» (10) Secondo De Sanctis, se Leopardi fosse vissuto più a lungo, avrebbe preso parte attivamente ai moti del 1848. Viene da considerarlo un precursore del comunismo. In ogni caso, Martone ce lo mostra vagare curioso tra i vicoli e le osterie napoletane: solo o in compagnia di quello scapestrato di Ranieri, si diverte a conoscere tutti!
Pregevole la sequenza del tentativo di fuga da Recanati (1819), naufragato per colpa dello zio materno. Anche in quell’occasione Giacomo non si mette contro il padre, seppure questi gli impedisce di andarsene. Piuttosto, egli procede rielaborando i passi e gli errori compiuti, cosicché pochi anni dopo riuscirà a lasciare la casa paterna e il natìo borgo selvaggio. (11) Il film lo rappresenta continuamente affamato di interlocutori che siano alla sua altezza e desideroso di presentarsi, per così dire, al giudizio universale, unica salvezza da quel patologico giudizio provinciale, giustamente ritenuto asfissiante. Nell’episodio della fuga, Monaldo merita di essere giudicato severamente, poiché perverte il senso delle scuse che il figlio gli offre. A Giacomo rimane la percezione di un ostacolo insuperabile nei confronti del padre. (12)
Il tono quasi documentaristico del film a volte non coinvolge pienamente, ma non lo reputo un difetto: Martone ha preferito “non strafare”, sapendo che la vita di un individuo reale non è di per sé destinata a diventare un romanzo.
Infine, il film deve moltissimo ad Elio Germano, capace di una mimica ricchissima e sorprendente: «La mia interpretazione è certamente passata per il corpo, il suo corpo. (…) Giacomo, con la sua enorme voglia di vivere, era uno scienziato dell’anima. (…) Mi sono messo dentro lui e gli ho dato carne e l’ho vissuto come un bambino che quando legge i fumetti s’immedesima e vuole essere l’eroe». (13) Vero.

NOTE
1. Cfr. G.M. Genga, Il merito dei fratelli Wright, Father & Son, 4 marzo 2011.
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=516&id_n=27260&pagina=2&fo

2. Mario Martone e Ippolita di Majo, Il giovane favoloso. La vita di Giacomo Leopardi, Mondadori, settembre 2014. In apertura, il regista ci informa quanto alle fonti cui ha attinto, aggiungendo correttamente che la scena ambientata nel postribolo napoletano è «l’unica estranea alla biografia leopardiana». Circa il titolo, cfr.: A.M. Ortese, Da Moby Dick all’Orsa Bianca, Adelphi 2011.
3. La frase riportata sintetizza fedelmente un brano appena più lungo (Zibaldone, 4166, Bologna 21 febbraio 1826). Rinvio a G.B. Contri, Una Logica chiamata uomo, Sic Edizioni online 2006 (edizione cartacea in corso di stampa).
http://www.studiumcartello.it/Public/EditorUpload/Documents/ARCHIVIO/LOGICA_UOMO.pdf.

4. Rinvio al sito di Casa Leopardi: http://www.giacomoleopardi.it/
5. Quanto alla diagnosi della malattia che lo colpì, sono state avanzate diverse ipotesi. Cfr F. Fiorista, P.V. Mengaldo, Leopardi. Il poeta della sofferenza, Corriere della Sera, 22 febbraio 1998, pag. 29. http://archiviostorico.corriere.it/1998/febbraio/22/LEOPARDI_poeta_della_sofferenza_co_0_9802226742.shtml.
6. Qui «anche la prosa è freudiana», commenta ancora G.B. Contri.
7. Rinvio agli articoli che lo stesso Contri ha dedicato a Leopardi sul Blog Think!: Leopardi filosofo con Freud, 1 novembre 2006; Il borgo selvaggio globale, 1 giugno 2012; Il mio ambizioso fratello Leopardi, 13 novembre 2013; Natìo borgo selvaggio, cultura, simbolico, 7 novembre 2014: http://www.giacomocontri.it/

8. M. Martone, Io Donna, 1 novembre 2014.
9. http://famedisapere.wordpress.com/2012/09/26/leopardi-e-de-sanctis-alla-scuola-del-puoti/

10. M. Elisei, Un’opera di Genio, Tracce.it.
11. «(…) io non esco s’egli m’apre le porte, ma se me le chiude: e mio padre se ne è bene avveduto, e perciò mostra di non oppormi nessun ostacolo. Ma il cercare di ingannarmi non è aprirmi le porte, ed io lo considero fin da ora come un nuovo chiavistello.», G. Leopardi, lettera a Saverio Broglio D’Ajano, 13 agosto 1819, Ricciardi, pag. 979. Sulla fuga da Recanati, segnalo le belle pagine di P. Citati, Leopardi, Mondadori, 2010.
12. Non so se Manzoni, che scrisse il suo Fermo e Lucia proprio tra il 1821 e il 1823, fosse al corrente dei modi usati dal conte Monaldo per indurre il figlio alla resa. Avanzo questa ipotesi ripensando al “dialogo” tra la monaca di Monza e suo padre, che descrive l’identico trauma della giovane Virginia de Leyva. Rinvio anche al diario di Matilde Manzoni, ultimogenita di Alessandro (Journal, a cura di C. Garboli, Adelphi, 1992). Sono pagine toccanti, in cui don Lisander non fa una bella figura, anche se è doveroso menzionare il giudizio implacabile di F. Fortini sulla curatela di Garboli: «Interminabile derby, da un secolo e mezzo dura l'antagonismo fra Manzoni e Leopardi (…) C'è qui una molto insistita ostilità a Manzoni e ai suoi ammiratori (…) Qui tutto quel che tocca a Leopardi è abissale e sublime, tutto quel che tocca a Manzoni è oscuro e meschino. (…) Ma quanti fili oscillano fra i Manzoni e i Leopardi…». (F. Fortini, L'Indice 1992, n. 8).
13. Cfr Elio Germano, Il mio Leopardi, mostro incantatore, La Repubblica, 14 ottobre 2014.
http://www.repubblica.it/speciali/cinema/rprima/il-giovane-favoloso/2014/10/14/news/elio_germano_il_mio_leopardi_mostro_incantatore_-98056670/


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