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2016 06 22 SPAGNA - Dopo i manifesti blasfemi, migliaia di cattolici in piazza per la Vergine. SIRIA - Mons. Hindo: Non c’è un Islam moderato ma io accolgo tutti CENTRAFICA - Depredata la missione cappuccina di Ngaoundaye IRAQ - Miliziani assaltano civili

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 22 giugno 2016

SPAGNA -Valencia. Dopo i manifesti blasfemi, migliaia di cattolici in piazza per la Vergine.
Il card. Antonio Cañizares Llovera con più di 100 preti e migliaia di fedeli

Si sono riuniti nel tardo pomeriggio in Piazza della Vergine, rispondendo così alla convocazione del loro Arcivescovo, il card. Antonio Cañizares Llovera, di un atto di riparazione nel quale si è pregato il Santo Rosario, seguito da una Messa celebrata nella Cattedrale della città.
Il porporato ha deciso di mobilitare in questo raduno spirituale i fedeli della diocesi dopo che, nei giorni scorsi, sui muri della città spagnola erano apparsi dei manifesti blasfemi, che ritraevano un bacio tra la Virgen de los Desamparados e la Virgen de Montserrat (due Madonne particolarmente venerate a Valencia e in Catalogna) con la frase “Contro la sacra oppressione. Ama come ti pare”.
La sacrilega rappresentazione era stata affissa per pubblicizzare un “gay pride” nella città. Anche la Conferenza episcopale spagnola era intervenuta con una nota, nella quale si evidenzia che un simile manifesto “va ad alimentare una spirale che attenta contro il libero esercizio della libertà religiosa, così come la libera predicazione del Vangelo in una società pluralista”.

Spirale che aveva conosciuto appena qualche giorno prima un’altra tappa. Il card. Cañizares aveva osato criticare una legge in discussione nel Parlamento della Comunidad Valenciana, la quale, se approvata, obbligherebbe le scuole statali a svolgere corsi di educazione sessuale a bambini anche piccoli, prevedendo persino il cambio di sesso nei confronti dei minori, mediante percorsi farmacologici e chirurgici, anche senza il permesso dei genitori.
Contro Cañizares si era scatenato un fuoco di fila mediatico. La procura di Valencia ha aperto un fascicolo a seguito della denuncia presentata da alcuni gruppi lgbt nei suoi confronti, le toghe hanno confermato di aver avviato l’esame e che entro sei mesi decideranno se procedere o archiviare il caso. L’Arcivescovo di Valencia rischia una pena fino a tre anni, tale è la massima punizione prevista dalla legge per il reato di “incitamento all’odio”.

Malgrado la dura accusa ricevuta, il card. Cañizares giovedì scorso è apparso sereno, intento a rispondere con la preghiera a chi predica ostilità avvelenando il clima sociale e offendendo la sensibilità religiosa.
Egli ha precisato che questo atto di riparazione è offerto “per l’unità e la convivenza”, pertanto non va confuso con un “gesto politico o di protesta”. I fedeli – ha proseguito – si recano a pregare senza brandire alcun vessillo e senza ostentare sigle, ma “semplicemente mantenendo il senso religioso che questo atto richiama”.

L’Arcivescovo di Valencia ha chiesto di pregare per le vittime di Orlando, così come per tutte le vittime di violenze e terrorismo. Inoltre “per tutti coloro che sono perseguitati o maltrattati a motivo della loro fede, per la cessazione di ogni violenza contro la persona umana e la sua dignità”.
Ha sottolineato poi che rendere omaggio alla Virgen de los Desamparados – la cui statua è stata portata in processione – è un gesto in favore di tutti, nessuno escluso, perché questa Madonna “è parte della nostra identità culturale”, anche se taluni vorrebbero cancellarla a colpi di ideologia.

Non è mancato, nella sua omelia, un riferimento proprio all’ideologia gender. Ha ribadito che si tratta della “peggiore di tutte le ideologie della storia”, perché ha la pretesa di eliminare il concetto di “creazione” a beneficio di un’autodeterminazione dell’uomo nei confronti della propria natura.
Ha rilevato che, se avesse timore ad esprimersi così, lui sarebbe “un cattivo vescovo”. Per questo continuerà ad insegnare la verità, “anche se alcuni non lo tollerano”, alludendo a “gruppi politici o poteri economici”. Con riferimento alla legge la cui critica gli è costata la gogna pubblica, il cardinale ha invitato i cattolici a fare obiezione di coscienza.
Devo andare controcorrente anche se questo è politicamente scorretto, come ha fatto Gesù”, ha soggiunto, ricevendo gli applausi scroscianti dei fedeli accalcati nella Cattedrale. Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo Cañizares ha impiegato molto tempo per uscire, giacché in tanti lo hanno avvicinato per manifestargli il loro sostegno e la filiale obbedienza. A concelebrare insieme a lui, come riferisce l’agenzia spagnola AciPrensa, c’erano quasi cento sacerdoti, tra i quali alcuni vescovi. (Zenit)

Mons. Hindo: “Non c’è un Islam moderato ma io accolgo tutti”
Quello dei rifugiati è un dramma che i siriani ha vissuto prima come popolo ospitante (durante e dopo la guerra in Iraq del 2003), poi come popolo in fuga. Al fenomeno dei rifugiati lungo le rotte mediterranee ed europee si aggiunge quello, non meno allarmante, degli sfollati interni.

Monsignor Jacques Hindo, arcivescovo siro-cattolico dell’Eparchia di Hassaké-Nisibi, è uno dei testimoni del cambiamento repentino e traumatico vissuto nella sua diocesi e nel suo paese, raccontato al pubblico del meeting Pellegrini nel Cyberspazio, a Grottammare, nel corso di una tavola rotonda, moderata da Marta Petrosillo, portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia.

La vera identità dell’Islam è stato il primo dei temi affrontati dal presule, che ha voluto evidentemente smentire una serie di luoghi comuni in merito. Non esiste, innanzitutto, un “Islam moderato”, casomai, c’è un “Islam dormiente”. Di conseguenza, non può sussistere un “dialogo” che ammetta la “sottomissione” di una religione sull’altra.
Nell’intento di combattere tutte le idolatrie, i politeismi e i paganesimi del suo tempo, Maometto, nel transito dalla Mecca a Medina, mutò i contenuti programmatici della sua religione – inizialmente pacifica – in chiave di conquista dei popoli “infedeli”, ai quali rimaneva – e ancora sostanzialmente rimane – la quadruplice alternativa: emigrare forzatamente dai territori islamici; pagare il tributo di sottomissione (dhimmi); convertirsi; perire sotto i colpi di spada dei fedeli di Allah. “Soltanto quando l’Islam rinnegheranno tutto questo, sarà possibile dialogare”, ha commentato Hindo.

Eppure, come ha recentemente riconosciuto anche uno sceicco, confidandosi con il vescovo di Hassaké, i cristiani hanno trasformato parte di quelle terre “da deserto a giardino”. “Senza di loro – avrebbe detto lo sceicco – staremmo ancora a cibarci solamente di datteri e latte di capra…”.

Dopo lo scoppio del conflitto, ha proseguito monsignor Hindo, la Siria ha pagato un prezzo più alto di ogni possibile immaginazione, con la confluenza dei combattenti jihadisti di tutte le denominazioni (Nusra, Daesh, Al-Qaeda), molti dei quali giunti dalla Turchia, con la complicità degli Usa, dell’Arabia Saudita e di stati del Golfo, come il Qatar.

Monsignor Hindo ha ricordato che l’emergenza nella sua diocesi e nel suo paese è anche e soprattutto alimentare: oggi molte famiglie sopravvivono con pane e tè, a colazione, pranzo e cena. Tè amaro, perché il prezzo dello zucchero è salito in cinque anni, da 150 a 1200 lire siriane al chilo.
“Una sera, una donna è venuta a baciarmi le scarpe – ha raccontato l’arcivescovo – dicendomi che finalmente i suoi figli, dopo mesi, avevano mangiato pane e pomodoro”.
In questi anni, monsignor Hindo ha accolto migliaia e migliaia di sfollati interni, cristiani e non solo. “Non sarei vescovo e nemmeno cristiano se facessi preferenze in base alla religione – ha detto -. Quando ci sono persone in fuga da accogliere… persino Gesù può aspettare”.

Quando però l’arcivescovo ha rincuorato la sua gente, parlando del “Dio crocefisso, nel quale c’è la luce della resurrezione”, sono seguiti “sette minuti di applausi: hanno sentito tutta la speranza che c’è”.
In conclusione, il presule ha lanciato un appello ai fedeli italiani: “Se volete aiutarci, aiutateci nel nostro paese, aiutateci a ricostruire tutto, non solo da un punto di vista materiale ma anche spirituale e culturale. Oggi come ieri abbiamo bisogno del vostro amore. Quando ho detto che venivo qui, i miei fedeli mi hanno detto di chiedervi di pregare per noi”.

A colloquio con i giornalisti, Hindo ha lanciato un appello all’Europa perché “ritorni se stessa” e “alle sue radici”, affinché gli europei vivano la “libertà” e la “democrazia” ereditate dalla rivoluzione francese e lascino che anche i popoli mediorientali vivano la loro libertà e la loro democrazia.
L’arcivescovo ha anche lamentato un atteggiamento ricorrente negli europei – riscontrato anche nel pianto del commissario europeo agli Esteri, Federica Mogherini, per l’attentato di Bruxelles – sensibili ai loro morti ma non alle vittime del terrorismo in Medio Oriente: “per loro nessuno ha parlato, né pianto…”.
Tutto il mondo oggi, ha denunciato Hindo, è “contro la Siria”, perché tale paese è centrale nello scacchiere mediorientale, ma la Siria è un “osso duro”.

CENTRAFRICA - Depredata la missione cappuccina di Ngaoundaye
La missione cappuccina di Ngaoundaye, nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana, è stata depredata. “Ieri, 15 giugno, un gruppo di Seleka, è arrivato a Ngaoundaye, sono entrati nella cucina della missione, mentre diverse persone, tra missionari e abitanti del posto, si sono rifugiati nelle stanze” racconta all’Agenzia Fides p. Francesco, del Centro Missioni Estere dei Frati Cappuccini del Convento di San Bernardino di Genova, che è in contatto con i padri Cappuccini di Ngaoundaye.
“I Seleka erano alla ricerca di cibo e per fortuna non hanno fatto vittime nella missione” dice il religioso. “Alla missione sono ora senza viveri, perché tutta la dispensa è stata depredata.
“Il ciclo di violenze in Centrafrica potrà fermarsi solo se si disarmano le diverse bande e gruppi che ancorano imperversano nel Paese” conclude p. Francesco. (L.M.) (Agenzia Fides 16/6/2016)

CENTRAFRICA - Nuove minacce al villaggio di Ngaoudaye, dove è stata saccheggiata una missione cappuccina
“Il gruppo armato MPC-RJ dopo l’attacco a Ngaoudaye, non è tornato alla base nei pressi di Paoua, ma ha ripiegato a Kollo, un villaggio al confine con il Ciad” riferiscono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa, che per motivi di sicurezza non citiamo per nome.
Da Kollo i combattenti hanno lanciato agli abitanti di Ngaoudaye un ultimatum con una richiesta di denaro per non subire un secondo attacco.
(Agenzia Fides 20/5/2016)

IRAQ - Miliziani assaltano civili in fuga ostentando simboli cristiani. Patriarca caldeo: non hanno niente a che fare col cristianesimo
Negli scenari di guerra intorno a Falluja, dove è in corso l'offensiva per liberare la città dal controllo dei jihadisti dell'auto-proclamato Stato Islamico, agiscono anche gruppi paramilitari di varia composizione che si sono resi responsabili di assalti e violenze anche contro gruppi di civili in fuga dai territori occupati dal Daesh (tra i quali, secondo alcuni osservatori, provano a infiltrarsi anche i jihadisti).
Negli ultimi giorni, nei media e nelle reti sociali, sono circolate immagini che mostrano alcuni miliziani operanti nei gruppi paramilitari che partecipano alle operazioni ostentando croci, effigi di Gesù e altri simboli cristiani. Tenendo conto anche delle pericolose strumentalizzazioni che possono prendere a pretesto tali immagini, il Patriarcato caldeo ha diffuso un tempestivo comunicato per esprimere la più netta riprovazione per tali atti, e ribadire che i loro artefici non possono vantare alcun rapporto, neanche nominale, con il cristianesimo.
“Si tratta di singoli individui, che agiscono in maniera cattiva: l'ostentazione dei simboli cristiani è parte della cattiveria, e fomenta scontri di matrice religiosa, spirali di vendetta e nuove sofferenze” riferisce all'Agenzia Fides il Patriarca caldeo Louis Raphael I. I gruppi paramilitari di cui fanno parte questi individui hanno una composizione mista dal punto di vista religioso, e forse l'ostentazione di simboli cristiani punta a dimostrare che le milizie di difesa popolare contro i jihadisti hanno l'appoggio di tutti i gruppi religiosi. Ma le conseguenze di tale operazione sciagurata appaiono pericolose per tutti, a cominciare dai cristiani.
In più occasioni, il Patriarcato caldeo ha voluto rimarcare la propria distanza anche dai gruppi armati attivi sullo scenario iracheno che cercano di rivendicare la propria affiliazione alle comunità cristiane locali, e che potrebbero in tempi brevi ricevere finanziamenti e forniture militari su disposizione del Congresso degli Stati Uniti (vedi Fides 19 maggio 2016). Lo stesso Patriarca Louis Raphael ha più volte suggerito ai cristiani che vogliono partecipare alla liberazione delle città occupate dallo Stato islamico di arruolarsi nelle forze militari nazionali o nelle milizie Peshmerga, che fanno capo al governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, evitando in tutti i modi di dar vita a milizie settarie, che finiscono per alimentare tutte le forme di “sedizione confessionale”. (Agenzia Fides 16/6/2016).

SIRIA - Tre vittime di un attacco suicida, salvo il Patriarca Ignazio Efraim II
Tre persone sono state uccise da un attacco suicida compiuto ieri durante una assemblea religiosa organizzata a Qamishli, nel Nord della Siria, per commemorare il cosiddetto “genocidio assiro” del 1915, compiuto dall'esercito ottomano. Secondo quanto riferiscono fonti locali di Fides, l’attentatore ha cercato di entrare nella sala in cui le persone erano riunite, ma è stato fermato dalle forze di sicurezza locali e si è fatto esplodere in mezzo a loro. L’incontro voleva celebrare la strage del 1915, nota anche come il “massacro di Sayfo”, compiuto dall'esercito ottomano durante la prima guerra mondiale. Secondo le stime degli storici, le vittime assire di quel massacro furono circa 250.000 anche se alcune fonti ritengono che i morti furono 750.000. Alla celebrazione era presente il capo della Chiesa ortodossa siriaca, il Patriarca Ignazio Efraim II. La città di Qamishli, a maggioranza curda, è attualmente divisa tra una parte controllata dalle milizie curde e una parte sotto controllo delle forze governative siriane. (Agenzia Fides 20/6/2016)


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