Shahbaz Bhatti Uomo dell'anno 2011
Attualità >> Chiesa Oggi >> Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera

2016 10 25 Da tutto il mondo

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 25 ottobre 2016

CONGO RD - Ucciso un sacerdote
PAKISTAN - Un Pastore cristiano aggredito e ricattato con la blasfemia
GERUSALEMME - Atti di vandalismo nella Basilica della Trasfigurazione
ONU - Mons. Auza: “I cristiani potrebbero sparire dal Medio Oriente”
APPROFONDIMENTO: IL GRIDO DI ALEPPO
CONGO RD - Ucciso un sacerdote a Lubumbashi; i Vescovi denunciano attacchi a parrocchie e conventi
Un sacerdote è stato ucciso nel sud della Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di Don Joseph Mulimbi Nguli, 52 anni, vicario della parrocchia di San Martino nel comune di Katuba, a Lubumbashi, capoluogo della Provincia dell’Alto Katanga. Nella notte tra il 21e il 22 ottobre sconosciuti gli hanno teso un agguato mentre rientrava a casa. Il sacerdote è stato raggiunto al ventre da un colpo di Kalashnikov.
Il deterioramento delle condizioni di sicurezza in vaste aree del Paese è stato denunciato dai Vescovi congolesi nel messaggio pubblicato al termine della riunione del Comitato della Conferenza Episcopale incaricato di seguire il processo elettorale. “Siamo preoccupati per i massacri a ripetizione nel Nord-Kivu, in particolare nella città e nel Territorio di Beni; dalle uccisioni nel Kasai Centrale per gli scontri tra le forze dell’ordine e i miliziani del capo tradizionale Kamuina-Nsapu, dai conflitti intercomunitari che stanno provocando molte vittime in diverse province, in particolare nel Katanga; dai tristi avvenimenti del 19 e 20 settembre a Kinshasa (vedi Fides 21/9/2016) e dalla recrudescenza del banditismo”.
I Vescovi denunciano inoltre “attacchi a parrocchie e ad alcune comunità religiose, in particolare a Kinshasa, a Kananga e a Bukavu”. (Agenzia Fides 24/10/2016)

PAKISTAN - Un Pastore cristiano aggredito e ricattato con la blasfemia
Un gruppo di 50 musulmani ha attaccato la casa del Pastore cristiano Mikel Robert a Farooqabad, nel distretto di Sheikhupura a causa di una disputa immobiliare, in cui potrebbe essere artatamente tirata in ballo la legge di blasfemia: lo riferisce a Fides il team dell’Ong “The Voice”, che sta fornendo assistenza legale e aiuto morale alla famiglia del Pastore. In seguito all’aggressione, è stata presentata una denuncia alla polizia, che ha fermato alcune persone, subito rilasciate. I colpevoli hanno minacciato il Pastore e la sua famiglia di formulare una falsa accusa di blasfemia, se non lasciano immediatamente la loro casa.
Durante l’aggressione, avvenuta la sera del 19 ottobre, i familiari erano in casa e tutti hanno subito forti percosse, mentre la casa è stata devastata. Gli uomini in casa hanno riportato gravi ferite alla testa e lesioni schiena, gambe e braccia.
La motivazione dell’aggressione è un disputa sulla proprietà dell’immobile dove la famiglia del Pastore risiede. La lite è iniziata due anni fa: l’ex proprietario l’ha infatti venduta a un musulmano, ma la famiglia del Pastore è in possesso di documenti che attestano l’avvenuto acquisto della casa. La disputa è andata avanti nei tribunali e anche alcuni ufficiali di polizia hanno minacciato la famiglia del Pastore intimando a tutta la famiglia di lasciare l’abitazione. Negli ultimi giorni le minacce si sono intensificate: si è giunti all’aggressione e al ricatto tramite una eventuale falsa accusa di blasfemia. “E ‘un peccato che la polizia agisca contro una famiglia povera. Questa famiglia cristiana è in attesa di giustizia. Si tratta di un caso di evidente abuso della legge di blasfemia “, dice a Fides l’Ong “The Voice” (Agenzia Fides 22/10/2016)

GERUSALEMME - Atti di vandalismo nella Basilica della Trasfigurazione

Un nuovo caso di vandalismo si è verificato nella notte fra il 23 e il 24 ottobre, in Galilea, dove ladri hanno fatto irruzione nella Basilica della Trasfigurazione sul Monte Tabor, in Galilea, e hanno profanato e saccheggiato il luogo sacro. Gli intrusi hanno profanato le ostie, che sono la presenza sostanziale di Cristo. Il ciborio è stato rubato dopo essere stato svuotato delle ostie che sono state gettate sul pavimento. Alcune statue nella chiesa sono vandalizzate e la cassetta delle offerte è stata svuotata. (…)
Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale di Gerusalemme, all’agenzia AsiaNews (…)
“Ho appena concluso la visita sul luogo – ha detto il prelato – ed è stato davvero fonte di dolore e dispiacere assistere a quelle devastazioni. Gli assalitori hanno anche portato via la statua della Madonna in bronzo, che si trovava sopra il tabernacolo. Ma è molto pesante e l’hanno abbandonata quasi subito. Alcuni volontari l’hanno ritrovata abbandonata in giardino e l’hanno riportata nella collocazione originaria”.
Colpita anche la cappella di sinistra, vicino all’altare maggiore e appiccato anche un fuoco perché, ha spiegato il presule, “vi sono resti di carbone e segni di bruciature”. “Hanno prelevato i calici – ha aggiunto – pensando che fossero preziosi. E anche la scatola con le offerte, che conteneva una piccola somma di denaro anche se non sappiamo quantificarla con esattezza”. (…)
(Zenit 25 October, 2016)

ONU - Mons. Auza: “I cristiani potrebbero sparire dal Medio Oriente”
L’osservatore vaticano lancia l’allarme all’Onu, chiedendo di interrompere il flusso d’armi in Siria e Iraq
È un grido d’allarme preoccupante quello che lancia all’Onu l’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite: “I cristiani e gli appartenenti ad altre minoranze etniche e religiose in Medio Oriente sono sull’orlo della distruzione totale. Fermare la violenza nel nome di Dio”.
Il suo appello alla comunità internazionale sul pericolo che si sta correndo nell’area mediorientale si unisce a quello ripetuto dei vescovi e dei sacerdoti di Siria e Iraq. In Medio Oriente, un tempo culla di integrazione tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam, si assiste oggi – ha sottolineato mons. Auza, come riporta la Radio Vaticana – al “totale disprezzo della diritto umanitario internazionale ha raggiunto livelli allarmanti di disumanità”.
“I cadaveri sotto le macerie e i profughi erranti sono una chiara testimonianza di questo cinico disprezzo e calpestio delle normative internazionali umanitarie”, ha rimarcato.
L’osservatore vaticano ha dunque ribadito il recente appello di Papa Francesco per un tregua immediata ad Aleppo e in altre zone della Siria, per consentire l’evacuazione dei civili. “Noi continuiamo a discutere – afferma con amarezza mons. Auza – mentre i cristiani e i membri di altre minoranze etniche e religiose in Medio Oriente sono sull’orlo della distruzione totale, con le loro chiese, monasteri, monumenti e oggetti di culto, molti dei quali già ridotti in polvere e macerie. Per fermare lo spargimento di sangue e la distruzione – conclude – occorre la collaborazione di tutta la comunità internazionale. Bisogna interrompere il flusso di armi e munizioni e promuovere a tutti i costi dialogo, negoziati, assistenza umanitaria, solidarietà e rispetto dei diritti umani fondamentali. No, infine, alla violenza in nome di Dio”.
Infine il presule è intervenuto anche sul conflitto israelo-palestinese. Egli ha spiegato che è essenziale la nascita di un governo d’unità in Cisgiordania e Gaza, attualmente amministrate rispettivamente da Fatah e Hamas. “Lo scopo – ha aggiunto – è anche quello di affrancare la Palestina dagli aiuti internazionali destinati a una popolazione ora totalmente dipendente dagli interventi umanitari”.
(Radia Vaticana 20 OTTOBRE 2016)

“Help christians”: sul Pirellone il grido di aiuto dei perseguitati
L’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre e della Regione Lombardia in occasione del convegno del 29 ottobre
Sul Grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, in occasione dell’evento internazionale di sabato 29 ottobre comparirà una scritta luminosa, visibile anche da grande distanza: HELP CHRISTIANS. L’iniziativa, unica nel suo genere, intende attirare l’attenzione nazionale e internazionale sul dramma della persecuzione anticristiana, e si pone in ideale continuità con l’illuminazione di rosso di Fontana di Trevi a Roma lo scorso aprile.
Il convegno è aperto al pubblico e si terrà a Milano sabato 29 ottobre alle ore 16 (Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli, via Fabio Filzi 22). Nell’ambito dell’incontro, moderato dal giornalista e reporter di guerra Fausto Biloslavo, porteranno la loro testimonianza Mons. Mtanios Haddad (Siria) e Padre Rebwar Audish Basa (Iraq). Interverranno il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, l’Assessore Cristina Cappellini, il Presidente di ACS-Italia, Alfredo Mantovano e l’Amministratore Delegato de IlGiornale.it, Andrea Pontini.

Approfondimento: il grido di Aleppo

In poco più di due settimane, nella città martire d’Aleppo, due missili sono caduti senza essere esplosi. Molti altri sono esplosi.
Uno nel convento dei frati francescani e l’altro nel Carmelo presso le suore carmelitane.
Fortunatamente non sono esplosi, ma se fossero esplosi avrebbero causato molto danno...
Continuiamo a pregare e invocare il dono della Pace...
Signore, “nostra pace”, custodisci il tuo “piccolo gregge”...
e dona ai nostri cuori, alle nostre famiglie e alle nostre terre martoriate dalla violenza la Tua Pace...
(Sabato 9 / 10 è caduto il primo missile nel convento dei francescani,
Sabato 22 / 10 è caduto dalle suore carmelitane d’Aleppo).
Ecco le foto e le testimonianze.

Francescani

Il grido disperato di Aleppo ovest
Le testimonianze di due preti che lanciano un drammatico appello: fermare le violenze ora o sarà la fine per tutti. «Nessuno tra i fedeli islamici crede in Daesh»
(brani da La Stampa Vatican Insider Luca Attanasio 20 10 2016)

«Nei media si parla quasi esclusivamente della drammatica situazione di Aleppo est, bombardata dalle truppe regolari di Assad e dai russi. Ma negli ultimi tempi anche nella zona occidentale di Aleppo si assiste a una vera e propria escalation di cui si ha ben poca coscienza». «I giornalisti di tutto il mondo, comprensibilmente, si concentrano sulla zona orientale della città, sono pochi quelli che chiedono o vengono da noi per capire. Ma da noi la situazione sta precipitando, e rischiamo l’oblio internazionale». È un allarme accorato quello che giunge dal cuore di Aleppo ovest. A inviarlo al mondo sono due sacerdoti, Firas Lutfi - francescano della Custodia di Terra Santa, superiore del convento di Er Ram, Aleppo – ed Elias Janji, un sacerdote armeno cattolico, vice parroco della cattedrale, ormai distrutta dalle bombe. A pochi giorni dall’ennesimo razzo scagliato dai ribelli contro la zona ovest della città, controllata dal governo siriano, che ha ucciso sul colpo due coppie di fratellini in procinto di entrare a scuola, i due prelati spiegano le difficoltà della vita quotidiana in un’area ormai in costante assedio (…)



«Prima del 2011 – comincia fra Firas – ad Aleppo vivevano oltre 2 milioni di persone. Ora non arriviamo a 1,3 milioni. Stanno scappando tutti. Nella zona est, i servizi alla cittadinanza da parte del governo, da quando i ribelli e i jihadisti hanno preso il controllo, sono stati interrotti. Alla pena della guerra, quindi, si è aggiunta la mancanza quasi totale delle istituzioni. Il fatto è che ormai la situazione nella parte ovest sta gradualmente divenendo se non peggiore, molto simile a quella della zona est e temo che in breve tempo non ci sarà più un’area migliore di un’altra: sarà l’inferno ad Aleppo est, come a ovest, a sud o a nord. Le case, gli ospedali, le scuole, gli edifici demoliti ormai sono tanti, muore tanta gente, bambini. Il mio convento è stato centrato da un missile il 21 maggio scorso che ha ucciso una anziana nostra ospite, e negli ultimi mesi siamo stati talmente presi di mira dai ribelli che abbiamo deciso di non ricostruire più. I jihadisti accusano Assad ma sono loro a lanciare su Aleppo ovest. Purtroppo ogni volta che si parla di tregua, aumentano le bombe. (…)
«Ormai ogni giorno cadono bombe su Sulaymaniyah e in tutta questa zona della città – gli fa eco padre Elias – sembrano tutti impazziti. Da tempo, inoltre, si sono aggiunti nuovi, gravissimi problemi: l’acquedotto e le centrali elettriche sono controllati dai ribelli che chiudono o aprono a loro piacimento. Da ormai 15 giorni è stata interrotta l’erogazione dell’acqua mentre sono ormai 4 mesi che l’elettricità è scarsissima. Ognuno di noi esce di casa la mattina essendo ben cosciente che il suo rientro non è sicuro. Il numero dei miei amici, conoscenti, parenti scappati o morti è ormai altissimo.
In Siria si sta ormai combattendo un guerra internazionale, quasi mondiale…
Fra Firas: «Nei primi mesi del 2011, sembrava che ci fosse una sorta di contagio delle “Primavere” e molti erano entusiasti. Dopo 5 anni e mezzo il pessimismo regna sovrano. La mia idea è che la primavera araba sia stata solo un cappello messo sopra un progetto internazionale molto più articolato. Qui si consuma la nuova guerra fredda e varie potenze si posizionano a seconda delle convenienze: ormai Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Iran, vari stati europei, ma anche microeserciti, cani sciolti di varie nazionalità, sono attori del conflitto a tutti gli effetti. E noi, che colpa ne abbiamo? Sono giganti, allora perché hanno scelto proprio la Siria per farsi la guerra? (…).
Qui si gioca una partita fondamentale per l’umanità intera: o questo spaventoso intrigo internazionale si risolve definitivamente a partire dalla Siria o sarà il big bang mondiale. O ci salviamo insieme ora a cominciare da Aleppo o sarà guerra mondiale».

In cosa è lecito sperare?
«La gente – a parlare è padre Elias – ha perso ogni speranza che la guerra finisca, ogni giorno la situazione peggiora. La povertà è ormai enorme e si fa fatica a consolare. Ma ci sono elementi che ci aiutano a non soccombere. Innanzitutto la fede in Dio, poi il sostegno che riceviamo da tanti amici nel mondo(…)Resta anche molto positivo il dialogo, l’amicizia tra musulmani e cristiani. Nessuno tra i fedeli islamici crede in Daesh. Noi come preti assieme agli sheikh interveniamo spesso in tv e richiamiamo alla fratellanza, almeno tra noi popolazione civile. Tanta gente però ha perso cari e per un cuore ammalato di tristezza è difficile aprirsi al dialogo o alla consolazione. Ma piano piano sono certo che le cose cambieranno». (…)
In attesa che le potenze in campo, trovino vie nuove per mettere fine al conflitto, un segno di speranza arriva proprio da Aleppo ovest. A metà ottobre, ottocento bambini di fede cristiana e musulmana sono stati raccolti da fra Firas e i suoi confratelli, per pregare, ballare, giocare assieme per la pace. «Visto che noi adulti abbiamo fallito, ci siamo rivolti a loro per intenerire il cuore di Dio e schiudere quello indurito dei potenti».

Suore Carmelitane


“La situazione è complicata e giungono molte notizie spesso in contraddizione tra loro. L’unica verità che conosciamo è che la gente qui soffre e muore”. Sono parole di suor Anne-Françoise religiosa francese delle Suore Carmelitane Scalze di clausura ed Apostoliche di Aleppo, riferite stamattina ad Aiuto alla Chiesa che Soffre dalla martoriata città siriana, in questi giorni teatro di duri scontri tra l’esercito governativo ed i ribelli.

Il monastero delle religiose contemplative si trova nella città universitaria, nella periferia di Aleppo, in un’area gravemente colpita dai combattimenti. “Quando l’esercito cerca di impedire all’opposizione e agli altri gruppi di entrare in città, i bombardamenti sono davvero vicini a noi. Grazie a Dio non ci hanno ancora colpite, ma sentiamo continuamente le bombe passare sopra la nostra testa”.
Le monache carmelitane, quattro siriane e due francesi, hanno accolto alcune famiglie di rifugiati in uno stabile attiguo al loro Carmelo e ne sostengono altre con le poche risorse a disposizione. “Ormai qui ad Aleppo sono rimasti soltanto i più poveri. Tanti cristiani hanno abbandonato la città in questi anni di guerra. Siamo senz’acqua, senza elettricità e i combattimenti proseguono incessantemente. Chi può tornare in queste condizioni?”.

Anche le sei religiose hanno paura, tuttavia restano al fianco della popolazione. “Come possiamo abbandonare la gente che soffre? La nostra testimonianza è importante per loro. Noi traiamo forza e coraggio dalla preghiera, è questa la nostra arma. Le soluzioni diplomatiche non hanno funzionato, noi preghiamo il Signore affinché questa guerra si arresti”.

Dopo anni di conflitto e di incessante esodo cristiano, suor Anne-Françoise teme che sempre più famiglie abbandonino Aleppo, un tempo simbolo della Cristianità in Siria. Nel 2011 erano oltre 160mila i fedeli in città, mentre oggi ne rimangono appena 40mila. “Il Medio Oriente, la terra di Cristo, rischia di svuotarsi di cristiani, è impensabile ma purtroppo la situazione è davvero terribile. Anche per chi parte il dramma continua: sono sradicati dalla propria terra e perdono perfino le loro radici spirituali”.
La supplica alla comunità internazionale e a tutti i cristiani del mondo è “di avere pietà delle tante vite spezzate dalla guerra. Non dimenticateci, abbiamo bisogno delle vostre preghiere e del vostro aiuto concreto”.





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