Attualità >> Chiesa Oggi >> Cristiani perseguitati. Memoria e preghiera

2016 11 09 SIRIA - Il Vicario patriarcale siro-ortodosso di Aleppo, ferito da un cecchino CONGO RD - La vita di Mons. Munzihirwa interpella le nostre coscienze a 20 anni dalla sua uccisione IRAQ - colletta dei cristiani di Erbil per i terremotati di Amatr

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 8 novembre 2016

SIRIA - Il Vicario patriarcale siro-ortodosso di Aleppo, ferito da un cecchino: “Condivido la croce di chi soffre”
"Ringrazio Dio che mi ha protetto e conservato ancora in vita. Ringrazio Dio perchè in questa condizione e in questa esperienza posso condividere la croce di tante persone che oggi soffrono in Siria, specialmente ad Aleppo. Ogni giorno subiamo aggressioni e bombardamenti, ogni giorno la gente è ferita e muore. Sono felice di gustare l'amarezza della croce, in comunione con Cristo e con tanti innocenti che soffrono. Abbiamo la certezza che la morte non è l’ultima parola, ma che la fine è la Risurrezione”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides Mons. Raban Boutros Kassis, Vicario patriarcale siro-ortodosso di Aleppo, ferito da due proiettili di arma da fuoco alla spalla mentre stava rientrando in città sulla sua auto. Il prelato si trova nell'ospedale cattolico S. Louis di Aleppo ed è fuori pericolo. Il 6 novembre il Vicario procedeva sulla strada che collega Homs ad Aleppo, quando alcuni colpi di arma da fuoco, sparati da cecchini, hanno raggiunto l'automobile ferendolo alla spalla. La strada si trova in un'area controllata dalle truppe governative siriane, ma viene chiusa di sera perchè di notte gruppi di terroristi spesso vi dispongono delle mine. L'autista ha prontamente portato il Vicario all'ospedale cattolico dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per rimuovere i proiettili. (PA) (agenzia Fides 8/11/2016)

CONGO RD - La vita di Mons. Munzihirwa interpella le nostre coscienze a 20 anni dalla sua uccisione
“Mons. Munzihirwa aveva una sola colpa. Osava parlare ad alta voce per denunciare le ingiustizie e i progetti di guerra che portavano la morte in tutta la regione dei Grandi Laghi” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dall’Arcidiocesi di Bukavu, capoluogo del sud Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo, che ha ricordato il 29 ottobre i 20 anni dall’uccisione del suo Arcivescovo, Mons. Christophe Munzihirwa, oggi Servo di Dio.
Mons. Munzihirwa, aveva richiamato l'attenzione internazionale di fronte alla tragedia dei profughi provenienti dal vicino Rwanda che si erano riversati nell'est del Congo (allora ancora chiamato Zaire). Per due anni, nel 1995 e nel 1996, Mons. Munzihirwa lanciò diversi appelli per proporre un cammino di pace per la regione dei Grandi Laghi. Attirò l’attenzione del mondo intero sulla tragedia in corso causata dallo sbarco disordinato dei rifugiati all’Est del Paese già sovrappopolato. Egli proponeva una soluzione degna e conforme al diritto internazionale. Fu ucciso il 29 ottobre 1996 dai militari dell'AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche di Liberazione, movimento che all'epoca si batteva contro il Presidente zairese Mobutu) mentre rientrava nell’Episcopio dopo aver speso l'intera giornata a confortare i profughi e le vittime della violenza.
“La sua voce lacerava le orecchie dei grandi del mondo ed era diventato un testimone imbarazzante. Occorreva eliminarlo. Come Gesù era bene che uno solo morisse al posto del popolo” afferma il comunicato.
Nessuno è stato condannato per questo crimine e per i tanti altri che insanguinano questa terra, sottolinea l’Arcidiocesi di Bukavu. “Ma Mons. Munzihirwa non è morto. Vive in mezzo alle sue pecore e ai suoi compatrioti. La sua vita continua a interpellare le nostre coscienze anestetizzate dalla corruzione, dell’odio, dalla paura e dalla ricerca di interessi egoistici. (…). La sua lucidità è una bussola per i giovani che vegetano mancando di veri punti di riferimento, errando qua e là senza come pecore senza pastore”. (L.M.) (Agenzia Fides 29/10/2016)

UN ESEMPIO DAI CRISTIANI MARTIRI

IRAQ - colletta dei cristiani di Erbil per i terremotati di Amatrice
Anche i cristiani di Erbil, in Iraq, si sono uniti per una colletta a favore dei terremotati di Amatrice. Ventimila dollari la somma raccolta nelle due domeniche in tutte le parrocchie. A comunicarlo – informa Avvenire – è il nunzio apostolico, Alberto Ortega, a cui l’arcivescovo di Erbil dei Caldei, Bashar Warda, ha fatto pervenire la donazione destinata alla Caritas Italiana.

“Si tratta di un bel gesto di solidarietà da parte di cristiani che sono stati e continuano a essere aiutati dalla Chiesa Universale”, commenta il nunzio. Un modo, concreto, per dire “grazie”, dimostrando che la solidarietà attecchisce e germoglia anche in territori, come quello iracheno, che da anni vivono situazioni di precarietà a causa dei conflitti in atto nella zona.
(Zenit 28 October, 2016)

Contro la libertà di educazione: il martirio “EDUCATO” nelle scuole IN SPAGNA

“Ci sono persecuzioni crudeli, come quelle che subivano i cristiani nel Colosseo, sbranati dai leoni, e quelle che subiscono i fratelli e le sorelle del Medio Oriente o dell’Africa, fatti saltare in aria all’uscita della Messa. E ci sono persecuzioni “educate”: quelle, cioè, travestite “di cultura”, “modernità” e “progresso”, che ti rubano la libertà, la dignità e anche l’obiezione di coscienza se non ti adegui a leggi che “vanno contro Dio Creatore”. E guai a mostrare il valore dell’essere “figli di Dio”. (papa Francesco)

ESEMPIO

SPAGNA - è ormai gendercrazia: studenti delatori e liste di proscrizione se il prof non applica la legge
di Andrea Zambrano 08-11-2016 LNBQ
La gendercrazia che si è instaurata in Spagna sta procedendo a larghe falcate verso la sua piena applicazione. Presto nelle scuole di ogni ordine e grado avremo studenti delatori nei confronti degli insegnanti che non applicheranno le nuove direttive dettate dall’assemblea di Madrid attraverso la cosiddetta legge Cifuentes, dal nome del governatore dell’assemblea autonoma madrileña, che ha licenziato una legge che sta già mietendo numerose vittime.
Il mese scorso all’apertura della scuola era finito nel mirino il Collegio Juan Pablo II, il cui preside aveva commesso l’imperdonabile errore nel corso di una comunicazione scuola-famiglia di denunciare la legge Cifuentes che avrebbe limitato la libertà di educazione delle scuole e dei genitori. Erano insorte molte associazioni Lgbt che aveva chiesto alla presidenza di applicare le sanzioni previste dalla legge.
Adesso si alza l’asticella di qualche metro. In attesa che la procura ravvisi degli estremi di reato per il povero preside, che rischia così di vedersi negare il contributo che lo Stato dà a tutte le scuole private, consentendo dunque l’accreditamento, l’associazione Lgbt Arcopoli ha lanciato via Twitter una campagna di delazione per gli studenti che di fatto si può configurare come una vera e propria lista di proscrizione per le scuole che non si piegano all’insegnamento gender tra i banchi.

A dare la notizia, in un articolo firmato da Pablo Gonzalez de Castejòn è il portale Actuall che entra nel dettaglio della campagna di proscrizione.

L’associazione Arcopoli ha deciso di utilizzare tutto il ventaglio di strumenti messi a punto dalla legge. Tra questi l’invito agli studenti a esigere dai loro rispettivi istituti una stretta vigilanza sulle nuove obbligazioni scolari. E se non lo hanno fatto devono scrivere immediatamente scrivere all’associazione Acropoli perché queste vengano compiute. Un atteggiamento di delazione che non è contemplato dalla legge dato che l’associazione non ha meriti per intervenire, però intanto si fa un po’ di terrorismo, in attesa che i giudici affinino la procedura della caccia al reprobo.
Tra le “obbligazioni” compaiono anche rituali curiosi. Ad esempio il far rispettare l’esposizione della bandiera arcobaleno nel giorno dell’orgoglio gay. Giorno che Madrid, guarda caso, sarà mondiale nella primavera del 2017. Questo la legge non lo dice, però dice che le scuole devono commemorare in un qualche modo, non dice quale, la storia della comunità Lgbt.
La stessa strategia è utilizzata per l’istituzione di una biblioteca Lgbt, che dovrà essere presente in ogni scuola. (…)
E’ evidente che la strategia è quella di portare ad un casus belli. Una scuola che prima o poi verrà presa di mira e punita con la sospensione dell’accreditamento si troverà. Al resto penserà la giustizia ordinaria, che potrà così fare il suo lavoro grazie all’opera “meritoria” di studenti delatori e attivisti gay diventati ormai una polizia politica del pensiero.


Archivio

Pagina:  1  2  3  4  5  6  7


© Copyright 1995-2010 | CulturaCattolica.it | Privacy Policy |Credits