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2016 11 16 INDONESIA - Bomba contro una chiesa a Samarinda. MESSICO - Sequestrato e torturato sacerdote che condannava il crimine e la corruzione SIRIA - Denuncia dei cristiani: Partito curdo impone un censimento per manipolare gli equilibri demografici.

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
mercoledì 16 novembre 2016

INDONESIA - Bomba contro una chiesa a Samarinda.
Bambina morta e altri compagni di gioco in gravi condizioni.
L’assalitore, Johanda, era già stato arrestato per terrorismo e avrebbe legami con lo Stato islamico.

Jakarta (AsiaNews) – Una bomba artigianale è scoppiata davanti alla chiesa Oikumene a Sengkotek (Samarinda), nella provincia di East Kalimantan.
Olivia Intan Marbun, due anni, non è sopravvissuta alle ferite e alle ustioni riportate. Stava giocando stava giocando insieme ad altri bambini di fronte alla chiesa, in attesa che i genitori si salutassero, quando un ordigno artigianale è esploso travolgendo lei e gli altri minori. Triniti Hutahayan (4 anni), Anita (4) e Alfaro Sinaga (5) sono in gravi condizioni.
Tutti i feriti dell’attacco sono di etnia Batak, membri della Chiesa protestante Batak.

La polizia ha arrestato il presunto assalitore, Jo Bin Muhammad Aceng Kurnia detto Johanda, un ex carcerato per crimini terroristici, sospettato di avere legami con lo Stato islamico.
Johanda era stato arrestato nel maggio del 2011 per aver progettato attacchi al Centro di scienza e tecnologia di Puspitek Serpong (South Tangerang, sud-ovest di Jakarta), ad un centro di sviluppo nucleare e alla chiesa di Gading Serpong. Condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, il terrorista è stato rilasciato su cauzione nel 2014, durante la festività islamica di “Eid al Mubarak”. È tradizione che durante questo periodo alcuni carcerati possano ottenere una riduzione della pena, come accade ai cristiani durante il Natale. Gran parte della società civile si chiede ora se questo non sia un provvedimento troppo permissivo nei confronti dei terroristi.
Invece di pentirsi, Johanda ha continuato a progettare attentati fino a quello di ieri. Secondo il capo della polizia indonesiana, Tito Karnavian, “Johanda è un membro del Jamaah Anshorut Tauhid (Jat)”, movimento estremista islamico fondato da Abu Bakar Bashir. Quest’ultimo, 77 anni, è stato condannato ad agosto a 15 anni di carcere per aver finanziato un campo d’addestramento di fondamentalisti ad Aceh.
Insieme a Johanda sono state arrestate altre cinque persone in relazione all’attentato di ieri.

La situazione politica

È probabile che l’attentato sia frutto della tensione che in questi giorni caratterizza soprattutto Jakarta. La società è divisa in due campi differenti. Uno è quello di coloro che credono alle accuse di “blasfemia” ad opera del governatore di Jakarta Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama, un cristiano. In questo gruppo vi sono musulmani radicali e altri gruppi, fra cui il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui).
L’altro campo difende Ahok. Fra questi vi sono accademici, religiosi musulmani, le due organizzazioni islamiche più numerose del Paese - la Nahdlatul Ulama e la Muhammadiyah – e altri gruppi della società civile. Questi affermano che Ahok è stato preso di mira apposta da parte di alcune frange radicali, manipolando un apparente caso di “blasfemia religiosa” per destabilizzare l’amministrazione del presidente Joko Widodo.
I gruppi radicali hanno già inscenato manifestazioni e scontri lo scorso 4 novembre e ne preparano altre per il prossimo 25 novembre. Il loro disegno è costringere Widodo a dare le dimissioni dopo aver organizzato un caos diffuso. Un fatto simile è avvenuto nel 1998, quando una specie di “guerra civile” scoppiata fra diversi settori della società, costrinse l’allora presidente Suharto a lasciare il potere.

MESSICO - Sequestrato e torturato sacerdote che condannava il crimine e la corruzione
Il sacerdote diocesano José Luis Sánchez Ruiz, che era stato rapito venerdì 11 novembre, è stato rilasciato ieri con “evidenti segni di tortura”, secondo il comunicato della diocesi di San Andres Tuxtla (Veracruz, Messico) firmato da Sua Ecc. Mons. Fidencio Lopez Plaza.
Nel comunicato, pervenuto a Fides, il Vescovo ringrazia per l’interesse delle autorità e informa che la comunità aspetta le conclusioni del pubblico ministero per chiarire i fatti. Mons. Lopez Plaza ringrazia anche per la “sentita solidarietà e la preghiera di tutti i fedeli, come della Conferenza Episcopale Messicana, e in particolare i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Veracruz”.
Secondo la stampa locale, don Sánchez Ruiz, parroco della parrocchia Los 12 Apóstoles a Catemaco, nei giorni precedenti al rapimento aveva ricevuto delle minacce, sicuramente per le sue dure critiche contro la corruzione e il crimine nella cittadina di Catemaco. I cittadini più di una volta avevano manifestato per la mancanza di sicurezza e la prepotenza del crimine organizzato. Fides in diverse occasioni ha segnalato che gli stati messicani di Veracruz, Guerrero e Michoacán sono le regioni più violente anche per i sacerdoti.
(Agenzia Fides 14/11/2016)

SIRIA - Denuncia dei cristiani: Partito curdo impone un censimento per manipolare gli equilibri demografici nell’area siriana di Hassakè
Gli apparati e i funzionari del Partito curdo dell’Unione democratica (PYD), e della sua ala militare YPG (Unità di protezione popolare), radicati nelle regioni nord-orientali della Siria, a maggioranza curda, stanno realizzando un censimento sulla popolazione nell’area della provincia siriana di Hassakè, con l’intento di utilizzare anche questa raccolta dati all’interno della loro strategia tesa a modificare a loro vantaggio gli equilibri demografici tra le diverse componenti etniche e religiose della regione.
La denuncia arriva da organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti delle minoranze locali, a cominciare da Assyrian Monitor for Human Rights. I resoconti pervenuti all’Agenzia Fides riferiscono che il censimento, iniziato la scorsa settimana, ha provocato reazioni di protesta da parte della popolazione locale, e in alcune situazioni, come quella della città di Qamishli, l’amministrazione locale a guida curda ha imposto addirittura il coprifuoco in alcune ore della giornata per procedere alla raccolta dei dati demografici casa per casa.
Le preoccupazioni per la scelta di realizzare un censimento che appare privo di qualsiasi legittimità legale, realizzato fuori dagli standard internazionali relativi a questo tipo di pratica amministrativa, vengono espresse soprattutto da esponenti delle comunità cristiane – in particolare siri, assiri e caldei – e musulmane, che sottolineano tra l’altro come gli equilibri demografici della regione siano stati radicalmente alterati dalle fughe di massa e dagli spostamenti di rifugiati provocati da cinque anni di conflitto siriano.
Le forze politico-militari curde – riferiscono le fonti locali – si comportano come leadership di un’entità politico-statale indipendente, disconoscendo di fatto l’appartenenza della regione di Hassakè allo Stato siriano. Secondo le stesse fonti, anche la maggioranza della popolazione curda non si riconosce nella linea politica del Partito, volta a forzare la mano anche sui dati della composizione demografica dell’area per realizzare, sul piano dei fatti compiuti, le proprie istanze indipendentiste. (Agenzia Fides 11/11/2016)

SIRIA – DAMASCO: colpi di mortaio contro Chiesa francescana
È di nuovo paura tra i cristiani della Siria. Risale a ieri pomeriggio l’esplosione di un colpo di mortaio a Bab Tuma, nel centro di Damasco, che ha seriamente danneggiato la cupola della locale chiesa francescana di San Paolo.
La notizia è stata riferita al sito www.terrasanta.org da fra Bahjat Karakach, guardiano del convento di San Paolo apostolo, che ha puntualizzato l’assenza di vittime o feriti nell’aggressione.
Ancora sotto il controllo governativo, Bab Tuma non è però immune da lanci di mortaio e tiri di artiglieria da parte dei miliziani dello Stato Islamico.
La chiesa di San Paolo è la principale chiesa di rito latino in Damasco, simbolo di una presenza francescana in Siria che dura dal 1239, e che ha conosciuto a più riprese il martirio, in particolare nel 1860, per mano degli ottomani, che uccisero otto frati, poi beatificati nel 1860.
(Zenit 9 November, 2016)

SIRIA - Card. Sandri: “Certe tragedie non si ripetano mai più”
Riportiamo un significativo stralcio dall’indirizzo di saluto che il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha tenuto al Convegno “Damasco – Prisma di speranze”, il 14 novembre a Roma al Pontificio Istituto Orientale (per i 100 anni dalla fondazione).

Il 15 ottobre del 2010, nel suo intervento come Delegato fraterno in rappresentanza della Chiesa Siro-Ortodossa all’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, il Metropolita di Aleppo, Mor Youhanna Gregorios Ibrahim, affermava che “il nemico più pericoloso che cristiani e musulmani devono affrontare è l’ignoranza, che spesso è ciò che domina il discorso religioso creando tensioni, instabilità e conflitti tra cristiani e musulmani”, e proseguiva suggerendo che la Chiesa cristiana promuova il pensiero illuminato e si affidi ai moderati.

Siamo convinti che il valore di queste affermazioni non si sia spento con il rapimento avvenuto nell’aprile del 2013, insieme con il confratello greco-ortodosso Boulos Yazigi. La voce risuonata in questi giorni di Convegno è anche la loro voce di speranza, di sogno e di futuro per l’amata Siria: chi ha sperimentato o sperimenta la cattura, la prigionia, financo la tortura – ce lo hanno raccontato alcuni testimoni in questi anni di violenze e di conflitto – affronta il dramma di ogni giorno, da un lato lasciando sempre più spazio dentro di sé a Dio, affidando a Lui il difficile presente, e dall’altro custodendo il sogno di un futuro di ritrovata libertà, in cui poter tornare a lodare i prodigi dell’amore del Signore.

Ne siamo convinti ancora di più oggi, in un luogo quale il Pontificio Istituto Orientale che sta celebrando l’anno centenario dalla Fondazione e la cui missione era stata evocata proprio nell’Instrumentum Laboris del già citato Sinodo Speciale per il Medio Oriente: in questo luogo di conoscenza e di studio possiamo dire che si combatte ogni giorno il nemico indicato da Mor Gregorios Ibrahim: l’ignoranza. Non soltanto attraverso i percorsi accademici che qui vengono proposti, ma anzitutto attraverso la continua riscoperta del volto dell’altro.

Sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, laici, qui percorrono un tratto di strada insieme, sapendo della propria diversità di provenienza e appartenenza, ma volendo l’uno accanto all’altro compiere l’esperienza di un pellegrinaggio alle sorgenti del pensiero teologico, spirituale, liturgico e disciplinare dell’Oriente cristiano. Proprio in queste sorgenti ritrovano le tracce di passi possibili verso l’unità visibile tra tutti i cristiani.

Sanno anche che essa in contesti come la Siria e l’Iraq è già proclamata non da dichiarazioni o eventi ecumenici, ma dal sangue egualmente sparso in quanto discepoli di Cristo, accanto a quello di tanti altri fratelli e sorelle in umanità, anche non cristiani, che cadono vittime innocenti dei colpi dei diversi schieramenti.

Confrontarsi, studiare, approfondire in questo Istituto – come in altre qualificate Istituzioni accademiche in Medio Oriente – diventa una risposta luminosa al velo di tenebra che in tanti hanno voluto si distendesse su quelle terre, grazie a ideologie e schieramenti che non tollerano che sia possibile la convivenza tra diversi e un modello di stato che viva, detto in termini occidentali, una sorta di laicità positiva.

I seguaci di tali ideologie sono tutti uomini che attingono a cisterne screpolate, per usare un’immagine del profeta Geremia, abbeverandosi ad acque che sembra vogliano cancellare la memoria: la memoria del bene, di una coesistenza pacifica, di produzione artistica e letteraria, di pensiero politico, ma anche la memoria dei mali, non per coltivare il rancore e lo spirito di rivalsa, ma perché le ferite siano guarite e certe tragedie non abbiano più a ripetersi. In questo senso è ancora più triste ad esempio che Aleppo, che fu luogo di accoglienza e rifugio sicuro un secolo fa per esempio per gli armeni scampati agli eccidi da tutti conosciuti, oggi veda i suoi cittadini messi in fuga o nuovamente colpiti.


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