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2016 12 14 EGITTO - morti e feriti in un attentato contro una chiesa copta SIRIA - Aleppo liberata. Vicario apostolico: “Questo Natale avrà un altro profumo”

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 13 dicembre 2016

Egitto, morti e feriti in un attentato contro una chiesa copta
Un altro attacco diretto alla comunità copta.
Al Cairo la cattedrale di San Marco è stata colpita da un attentato dinamitardo.

L'attacco durante la messa, le vittime donne e bambini
L’esplosione è avvenuta all’ingresso di una chiesa adiacente alla cattedrale, quella dei Santi Pietro e Paolo, nella sezione femminile, mentre si celebrava la Messa.
Oltre venti i morti, decine i feriti, e tra le vittime la maggior parte sarebbero donne e bambini.

I copti, comunità nel mirino
Negli ultimi tre anni, i cristiani d’Egitto hanno subito circa 40 attacchi, con decine di morti.

“Uniti nel sangue dei nostri martiri”.
Così Papa Francesco nella telefonata a Sua Santità Tawadros II, Patriarca della Chiesa copto-Ortodossa d’Alessandria, per esprimere le proprie condoglianze riguardo all’attacco alla cattedrale copta di San Marco in Abassiya, al Cairo.

Il Patriarca copto Tawadros: “i nostri martiri ci uniscono al Cielo”
“I nostri martiri, e l'atto del martirio in sé, ci uniscono al Cielo e fanno salire il nostro cuore fino a quelli che già sono lì, e da lì intercedono per noi”. Così il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha celebrato le 25 vittime dell'attentato terroristico perpetrato domenica scorsa, 11 dicembre, durante la Messa nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo. Le parole del Patriarca sono state pronunciate nell'omelia durante i funerali delle vittime, celebrati nella cattedrale cairota di San Marco.
"Noi chiamiamo la nostra Chiesa 'la Chiesa dei martiri'", ha aggiunto Papa Tawadros, ricordando che "fin dal primo secolo dopo Cristo, i copti hanno offerto la loro vita come sacrificio per amore di Cristo”.
Durante la sua omelia, il Patriarca copto ortodosso ha anche ricordato che i nuovi martiri copti hanno perso la vita durante il mese di Kiahk, il mese del calendario copto dedicato a Maria, che precede il Natale ed è un mese di gioia e di lode.
"Diamo l'addio ai nostri cari con lo stesso spirito di lode" ha detto il Primate della chiesa copta ortoossa, "perché crediamo che non c'è morte per coloro che amano Dio: loro saranno resuscitati nella gioia alla vita eterna”.
Il Papa ha concluso sottolineando che la mano del terrorismo non potrà mai sfuggire la punizione divina.

Le forze di sicurezza, dopo i rilievi scientifici, sostengono di aver individuato l'attentatore suicida nel 22enne Mahmud Shafik Mohamed Mostafa, presentato come un affiliato di Wilayat Sinai (Stato del Sinai), gruppo egiziano legato allo Stato islamico, e accreditano la pista jihadista come matrice dell'attentato. Ma le due maggiori sigle jihadiste attive al Cairo, il movimento Hasam e il gruppo Liwaa al Thuwrah, hanno condannato l'attacco.

I familiari e gli amici delle vittime – riporta la stampa egiziana – ieri avevano accolto l'arrivo del Patriarca in cattedrale con un misto di dolore e di giubilo, tra persone che invocavano la pietà di Dio e altri che lanciavano grida di vittoria per la certezza che i propri cari sono stati accolti in Paradiso.
Papa Tawadros, visibilmente addolorato, è stato con la testa china di fronte alle bare per tutto il tempo, prima di pronunciare l'omelia. La cerimonia funebre ha avuto inizio con la preghiera di ringraziamento, è proseguita con la lettura delle Sacre Scritture e poi con la preghiera per la vita eterna dei defunti.
Le parole del Patriarca Tawadros durante l’omelia per le ultime vittime copte del terrorismo attestano in maniera semplice e disarmante lo sguardo che i cristiani hanno sempre rivolto ai loro martiri, e aiutano a vincere la confusa smemoratezza che sempre più spesso sembra velare anche quel tratto imparagonabile della vicenda cristiana nel mondo. Una coltre di equivoci e snaturamenti alimentati non solo dalla propaganda jihadista – che esalta come “martiri” i kamikaze – ma anche da slogan e format rilanciati proprio dalla rete di apparati mobilitati a tempo pieno a difesa dei cristiani perseguitati. (Agenzia Fides 13/12/2016).

Aleppo liberata. Vicario apostolico: “Questo Natale avrà un altro profumo”
“La città di Aleppo finalmente sta per essere completamente liberata e unificata dopo quattro lunghi anni di divisione e di morte seminata da diversi gruppi armati siriani e non”. La testimonianza diretta giunge a ZENIT da mons. Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino.
Mentre lui parla, di sottofondo è nitido il suono dei colpi di mortaio. Stavolta però, rispetto ai mesi scorsi, è un sibilo di speranza, giacché testimonia l’assedio da parte dell’esercito siriano nella parte orientale della città, fino a poche settimane fa una roccaforte dei gruppi cosiddetti “ribelli”.

Durante l’occupazione – racconta mons. Abou Khazen, che ha avuto modo di parlare con persone fuggite dalla parte est di Aleppo – “la vita non era affatto facile, specialmente negli ultimi mesi di combattimenti, perché i ‘ribelli’ impedivano di far arrivare viveri e medicinali, mentre i loro depositi era riforniti”.
Questi gruppi – ribadisce il vicario apostolico – appartengono tutti alla galassia del fondamentalismo islamico e – aggiunge – “imponevano alla popolazione dei precetti e dei modi di vita all’insegna del fanatismo, totalmente estranei alla tradizione del popolo siriano”.

L’Onu riferisce che la situazione umanitaria è “catastrofica”: si registrano difficoltà logistiche per curare i feriti, l’igiene è scarsissima e la gran parte degli edifici è distrutta.

“Ora che la città è quasi interamente in mano all’esercito regolare – spiega tuttavia mons. Abou Khazen – molti profughi stanno tornando e questo è comunque un simbolo di rinascita”. Il vicario apostolico sottolinea che molti cittadini di Aleppo si erano allontanati recentemente, “durante l’ultima operazione dell’esercito per liberare i quartieri est della città”.
Una volta ripreso il controllo di queste zone, è stato necessario “pulire questi quartieri dalle mine, riaprire le strade e far funzionare tutte le altre infrastrutture”. Quasi concluse queste attività, la gente sta tornando indietro, dove spesso al posto della propria casa trova però un luogo spettrale. Presto dovrà avvenire la ricostruzione.

“Il clima che si respira tra la gente è di gioia, ottimismo e speranza”, racconta il vicario apostolico. Il quale però rileva che c’è anche tanta prudenza, perché il popolo siriano ormai è abituato alle “brutte sorprese”.
Prudenza – o forse sano realismo – che traspare anche dalle parole di mons. Abou Khazen. “Purtroppo non sono fiducioso per niente riguardo a un aspetto!”, esclama. E rivolge un’esplicita accusa nei confronti della comunità internazionale: “Tutte le scuse sono buone per lasciare le sanzioni e l’embargo contro la Siria!”.
Ad avviso del rappresentante cattolico, l’embargo sembra riguardare “solo gli aiuti umanitari, il gasolio, i medicinali” e dunque “chi ne paga le conseguenze è la povera gente”. E invece le armi – “ogni genere di armi”, dice – continuano ad entrare nel Paese.
L’8 dicembre scorso, del resto, il Governo Usa ha concesso una deroga alle esportazioni di armi a “forze irregolari, gruppi o individui impegnati nel sostenere o agevolare le operazioni militari degli Stati Uniti per contrastare il terrorismo in Siria”.

Non da Washington, ma dalla Città del Vaticano arrivano concreti segni per un avvenire migliore per il popolo siriano. La lettera inviata da Papa Francesco al presidente Assad “è un altro motivo di speranza per tutti noi, cristiani e non”, commenta mons. Abou Khazen. Che definisce inoltre “un gesto speciale” la nomina a cardinale da parte del Pontefice del nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari.
Da qui bisogna ripartire per il futuro della Siria. “Questo Natale – spiega il vicario apostolico – avrà un altro profumo alla luce della liberazione della città, alcune strade saranno adornate per la festa anche se non c’è l’elettricità. Ma come abbiamo fatto lungo questi anni di guerra, cerchiamo di seminare la vera gioia e speranza cristiana nell’animo dei fedeli”.
(Posted by Federico Cenci on 13 December, 2016)


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