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2017 01 18 Cristiani perseguitati: ogni giorno tre nuovi martiri NIGERIA - Oltre 800 morti e 16 chiese distrutte dal gruppo terroristico dei pastori Fulani CILE - chiesa incendiata, distrutta una costruzione del 1632 MESSICO - Ritrovato il cadavere del sa

Autore: Mazzucchelli, Don Pinuccio  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 17 gennaio 2017

Cristiani perseguitati: ogni giorno tre nuovi martiri

Cristiani nel mirino. La persecuzione nei confronti dei seguaci del Nazareno si aggrava ogni anno. Come documentato dal Rapporto annuale dell’organizzazione internazionale Open Doors, circa 215 milioni di persone nel mondo vengono perseguitate o discriminate in quanto cristiane. Solo nel 2016, questo odium fidei ha causato 1.207 morti ammazzati, nonché l’aggressione nei confronti di 1.329 chiese.

Presente in oltre venti Paesi, Open Doors è una Ong fondata nel 1955 da Anne van der Bijl, missionario cristiano evangelico olandese, padre di cinque figli, che decise di dar avvio a questo progetto dopo aver visitato la Polonia comunista. Open Doors si prefigge l’obiettivo di soccorrere, incoraggiare i cristiani che vivono in clandestinità o che sono vessati.
Ogni anno pubblica la World Watch List, un documento sulla condizione dei cristiani in vari Paesi del mondo. Una sorta di “black list”. Vengono considerati 50 Stati, la cui popolazione totale si aggira attorno ai 4,83 miliardi. Si evince che di questi, sono 650 milioni i cristiani e il 30% è vittima di una persecuzione valutata “da alta a estrema”.
Il periodo di riferimento dell’indagine va dal 1° novembre 2015 al 31 ottobre 2016.

A guidare la classifica del Paese più intollerante verso i cristiani è anche quest’anno, per il 15esimo consecutivo, la Corea del Nord. Nel Paese in cui vige la dittatura del leader supremo Kim Jong-un, la Chiesa è clandestina e “possedere una Bibbia, adorare Dio mette a rischio la vita propria e dei familiari”. Il regime offusca le feste cristiane imponendo culti nazionalistici e interna migliaia di persone che hanno la sola colpa di essere seguaci di Gesù Cristo.

Dietro la comunista Corea del Nord, nell’ordine, Somalia, Afghanistan, Pakistan, Sudan, Siria, Iraq, Yemen ed Eritrea. Da notare come Siria e Iraq abbiano perso posizioni rispetto al dossier del 2016, in quanto l’avanzata dello Stato Islamico è corrisposta a una progressiva fuga di cristiani dalla propria terra. Sale dal settimo al secondo posto la Somalia, laddove “ogni convertito dall’islam al cristianesimo, quando scoperto, affronta la morte”. La grave condizione dei cristiani nel Paese del Corno d’Africa è stata testimoniata da un’inchiesta sul posto pubblicata da ZENIT.

Spostandosi di nuovo in Asia, si nota il balzo in avanti di due posizioni del Pakistan (passato dalla sesta alla quarta posizione), nelle cui carceri sono attualmente detenute 17 persone condannate a morte con l’accusa di blasfemia. Tra queste, la madre cristiana Asia Bibi, che ha passato nelle scorse settimane il suo settimo Natale dietro le sbarre.

Desta preoccupazione la realtà dell’India. In quattro anni il Paese del Brics (le cinque economie emergenti, di cui fanno parte anche Brasile, Russia, Cina e Sudafrica), è passato dalla 31esima alla 15esima posizione in questa poco lusinghiera classifica. L’India negli ultimi anni ha conosciuto una recrudescenza nazionalistica dalla forte connotazione indù, coincisa con l’elezione di Narendra Modi, leader del Bharatiya Janata Party, a primo ministro. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), denunciava quasi un anno fa l’ondata persecutoria contro i cristiani in India: “Le forze di estrema destra – spiegava ad AsiaNews – stanno montando una sorta di follia settaria contro la minoranza cristiana vulnerabile, solo sulla base di accuse fabbricate di conversioni forzate”.

Si stima che in India, dove i cristiani sono il 2%, ogni settimana venga bruciata una chiesa e circa 15 persone siano vittime di violenza per motivi di discriminazione religiosa. Della stessa area geografica, da rilevare l’ingresso nella “black list” dello Sri Lanka (45esimo posto). Gli autori dell’inchiesta non esitano a dichiarare che “l’Asia si infiamma”. Oltre che in India e Sri Lanka, peggiorano le condizioni dei cristiani in Bangladesh, Laos, Bhutan e Vietnam.

Ma i luoghi peggiori in cui vivere, per un cristiano, si trovano in Medio Oriente, Nord Africa e Africa Sub-sahariana. Secondo Open Doors, “l’oppressione islamica, con la violenta sfaccettatura dell’estremismo, rimane la fonte di persecuzione anticristiana dominante”.

Persecuzione che ha registrato in generale un lieve calo rispetto all’ultimo report. Le ragioni sono tre. Anzitutto, spiegano dalla Ong, “è sempre più difficile ottenere dati completi in situazioni di conflitto civile”. In secondo luogo, Boko Haram, tra le più feroci organizzazioni terroristiche che prendono di mira cristiani, a fronte di una reazione militare del Governo nigeriano, “ha limitato le devastanti azioni di sterminio contro villaggi cristiani avvenute con più frequenza nel 2015”. Motivi simili – afferma Open Doors in terza istanza – dietro la riduzione di cristiani uccisi in Medio Oriente: l’avanzata dell’Isis è stata infatti notevolmente arginata.

Insieme a una diminuzione del numero di martiri, tuttavia, “crescono l’oppressione, gli abusi, le discriminazioni e l’emarginazione dei cristiani”.
(Zenit - Posted by Federico Cenci on 12 January, 2017)

ESEMPI

NIGERIA - Oltre 800 morti e 16 chiese distrutte dal gruppo terroristico dei pastori Fulani
"Negli ultimi tre mesi, in più della metà del territorio della parte meridionale dello Stato di Kaduna c’è stata una intensificazione degli attacchi da parte del Fulani Herdsmen Terrorist (FHT), un gruppo terroristico di pastori nomadi di etnia Fulani” denuncia Sua Ecc. Mons. Joseph Danlami Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, nello stato di Kaduna, durante una sua visita alla sede italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).
“In Occidente questo gruppo è quasi sconosciuto” sottolinea Mons. Bagobiri, ma è responsabile da settembre ad oggi dell’incendio di 53 villaggi, della morte di 808 persone, del ferimento di altre 57, della distruzione di 1.422 case e di 16 chiese.
Il Vescovo ricorda che dal 2006 al 2014, sono più di 12.000 i cristiani uccisi e 2.000 le chiese distrutte a causa del terrorismo in Nigeria.
Il maggior responsabile di questi crimini è il gruppo fondamentalista islamico Boko Haram. Mons. Bagobiri rileva che Boko Haram non è l'unico gruppo che diffonde il terrore nel paese africano, sottolineando il ruolo dei pastori Fulani negli ultimi anni.
I Fulani sono un gruppo etnico nomade protagonista da tempo di conflitti ricorrenti con gli agricoltori della zona. Tuttavia negli ultimi tempi gli attacchi sono di un tipo completamente diverso dai vecchi scontri tra contadini e pastori, perché questi ultimi usano “armi sofisticate che prima non esistevano, come AK-47, la cui origine c’è sconosciuta” sottolinea Mons. Bagobiri. (Agenzia Fides 11/1/2017)

CILE - chiesa incendiata, distrutta una costruzione del 1632
Proseguono i roghi delle chiese in Cile. Ultimo edificio di culto ad essere stato inghiottito dalle fiamme è un vero e proprio gioiello artistico: la chiesa di San Marcos, nel villaggio di Mamiña, nella zona settentrionale di Iquique.
Cupola e interni sono andati completamente distrutti, trasformando la costruzione del 1632 in uno scheletro. “Gli abitanti sono rimasti profondamente colpiti – ha spiegato il vescovo di Iquique, monsignor Guillermo Vera Soto –. La chiesa non era solo uno splendido monumento, per loro era un luogo di riunione quotidiano. È parte della storia di fede del nostro popolo”.

Quest’ultimo incendio, avvenuto l’8 gennaio scorso, conferma la triste media del 2016 di un incendio di una chiesa (cattolica o protestante) ogni mese. Sul banco degli imputati per questi roghi sono i mapuche, popolo impegnato in una protesta contro il Governo per vedersi riconosciuti i propri diritti. La Chiesa tuttavia dubita che le responsabilità ricadano su di loro, ipotizzando piuttosto che ad appiccare gli incendi siano persone intente a sabotare il dialogo tra mapuche e istituzioni.
(Zenit - Posted by Redazione on 13 January, 2017)

MESSICO - Ritrovato il cadavere del sacerdote scomparso dal 3 gennaio
Il Vescovo della diocesi di Saltillo, Coahuila (Messico), Sua Ecc. Mons. José Raúl Vera López, O.P. ha comunicato il ritrovamento del corpo del sacerdote Joaquin Hernandez Sifuentes, che era scomparso dal 3 gennaio (vedi Fides 09/01/2017). Ieri le autorità messicane hanno confermato che uno dei tre cadaveri trovati nello stato di Coahuila è quello del sacerdote. Durante un incontro con i giornalisti, Mons. Vera ha ringraziato le autorità per il lavoro fatto e ha riferito che non si hanno ancora dettagli di quanto accaduto: il momento, il luogo e i motivi per cui il sacerdote è stato assassinato.
Secondo le informazioni pervenute a Fides, due persone sono attualmente detenute in qualità di presunti autori del delitto, ma sono ancora sotto investigazione. "La Chiesa può concedere il perdono per i presunti assassini del sacerdote - ha sottolineato il Vescovo - ma dovrà pesare su di loro la giustizia da parte delle autorità".
Mons. Vera ha anche affermato che da quando è Vescovo di Saltillo, è la prima volta che vive una situazione del genere, e ha invitato i cittadini a rendersi conto che anche i membri del clero possono diventare vittime di qualsiasi reato, come tutta la società: “Viviamo in un ambiente sfasciato, in una società fracassata, e i sacerdoti non vivono sotto una campana di vetro”.
La Conferenza Episcopale Messicana, attraverso un comunicato, ha espresso il suo cordoglio al Vescovo e alla famiglia del sacerdote ucciso.
(CE) (Agenzia Fides, 13/01/2017)


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