Massoneria e Chiesa

Autore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 29 maggio 2015

Forse era ora che se ne parlasse. Non entro nel merito del dibattito politico che ha infiammato in questi giorni le discussioni del Consiglio e le pagine dei quotidiani. Mi pare però che un confronto chiaro sia importante e necessario, non solo per fugare i sospetti di interessi nascosti (che sembrano essere diffusi anche qui in Repubblica), ma soprattutto per chiarire le posizioni ideali, per favorire un dialogo e se necessario una presa di posizione critica.
Chiarisco la posizione della Chiesa Cattolica. La Congregazione per la Dottrina della Fede così si è espressa: «Rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione. Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». E Papa Francesco, in una intervista rimasta ben più famosa per le stravolte affermazioni «Chi sono io per giudicare un gay?» ha così espresso il suo pensiero: «Il problema è fare lobby… di questa tendenza [si riferisce alle lobby omosessuali], o lobby di avari [probabilmente il riferimento è per i banchieri], lobby politiche, lobby dei massoni… questo è il problema più grave per me.»
Da un lato quindi si riconosce una obiettiva diversità tra la concezione massonica della vita e la fede cattolica, e dall’altro si denuncia il pericolo delle lobbies, cioè di raggruppamenti di potere che incidono sulla mentalità e sul governo. Altrove sempre Papa Francesco ha parlato di «colonizzazione ideologica».
Personalmente ritengo che la questione della massoneria riguardi, oltre alla problematica politica di fedeltà alla Repubblica e ai suoi interessi più che a quelli di un particolare sodalizio, soprattutto la consapevolezza della propria identità, e il diritto di potersi esprimere e creare condizioni di libertà di educazione. Ho tante volte affermato che la scuola non può ritenersi padrona dei giovani, così come non può esserlo lo stato. La libertà, tanto cara ai sammarinesi, non è una formula retorica ma va sostanziata di sostegno ai soggetti, alle famiglie e a quelle comunità intermedie che operano per il bene comune.
Che esperienza ed immagine di uomo propongono massoneria e chiesa? Che immagine di bene comune, di famiglia, di rispetto della vita in tutte le sue fasi vengono suggerite dai vari soggetti presenti in Repubblica?
Ecco, forse se questo dibattito sulla massoneria favorirà lo scambio di valutazioni e la chiarezza nei progetti sociali allora il confronto politico avrà ottenuto buoni risultati. Non è mai inutile ascoltarsi e dichiarare le proprie ragioni, ascoltare l’altro e costruire ponti. Senza però identità non si costruirà mai nulla!
Tribuna del 29 maggio 2015


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