Una amicizia creativa con Mons. Negri

Autore: Mangiarotti, Don Gabriele  Curatore: Saro, Luisella
Fonte: CulturaCattolica.it _ La Voce di Ferrara-Comacchio
domenica 3 maggio 2015

Se devo frugare nei ricordi, non posso che riandare al settembre 1962, a Varigotti, quando, giovane giessino, ho partecipato alla mia prima tre giorni di GS e Luigi Negri era il responsabile dell’albergo in cui alloggiavo, insieme agli altri studenti del Vittorio Veneto di Milano.
Da allora di occasioni per coltivare l’amicizia con l’attuale Arcivescovo di Ferrara ce ne sono state molte, fino all’ingresso in Seminario, il 20 ottobre del 1967, e a una storia che non si è mai interrotta. Anzi, che, con la sua consacrazione a Vescovo di San Marino-Montefeltro, ha cambiato anche la mia vita, dal momento che mi ha chiesto di essere con lui nella sua nuova Diocesi.
Così ho potuto condividere con gioia e consapevolezza i suoi passi in quello straordinario tempo che è stato il suo episcopato qui in questa «strana» Diocesi, che unisce addirittura due stati, l’Italia e l’antica Repubblica di San Marino.
Ho sempre cercato di comprendere quali fossero le linee principali dell’episcopato di Mons. Negri, e mi pare di potere raccogliere queste indicazioni. Innanzitutto la consapevolezza della Chiesa come presenza reale nel popolo, capace di giudizio e di condivisione. Quante volte il richiamo a una fede che diventi cultura e a una carità concreta e fattiva è stato il tema dei suoi interventi! Basterebbe scorrere le sue omelie, i vari interventi per esempio all’insediamento dei Capitani Reggenti, le scelte pastorali operate per rendersene conto.
Una fede che diventa cultura, secondo l’insegnamento costante di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, che ci ha insegnato a seguire e ad amare, con una sequela non solo «affettiva» ma anche «effettiva» come continuamente ci era ricordato.
Una sequela effettiva che ha portato alla indimenticabile visita di Sua Santità Benedetto XVI, che ha tracciato in maniera affascinante il cammino di una Chiesa fatta da cristiani «presenti, intraprendenti e coerenti.» e ricordiamo le parole con cui il Vescovo ha accolto papa Benedetto: «Santità, qui la fede ha creato una cultura di popolo, ha custodito questa cultura e l’ha educata, contribuendo a realizzare una “civiltà realmente della verità e dell’amore”.
Questa Chiesa ha vissuto e vive una singolarissima predilezione verso la Madre del Signore, alla quale la Madre del Signore ha corrisposto attraverso momenti di apparizioni e di miracoli, che a distanza di secoli vengono ancora venerati dalla fede di questo nostro popolo.
La fede è stata, lungo i secoli, la grande ricchezza di questo popolo: questa ricchezza ha consentito di vivere in maniera seria e dignitosa anche le circostanze difficili della vita: povertà, violenze locali rendendo quanto meno tollerabile e vivibile l’esperienza dei limiti personali e sociali.
Ma poi, anche per questa popolazione, è venuto il tempo della cultura del sospetto nei confronti della Chiesa, con il tentativo condotto con ogni mezzo di staccare il cuore di questo popolo dalla sua tradizione.
Per questo, Santità, ci siamo impegnati come Chiesa alla ripresa forte della nostra identità di popolo cristiano, recuperando nel presente questa nostra grande tradizione cattolica e cercando di costruire su questa tradizione, resa di nuovo esperienza quotidiana, la certezza di una posizione culturale nuova e di un impeto missionario punteggiato da tante, significative, esemplari esperienze di carità cristiana e di solidarietà umana.»
C’è un aspetto che mi ha sempre colpito nella presenza di Negri qui in Diocesi, ma non come una novità: la capacità di valorizzare chi vive e testimonia. Ricordo quando gli chiesi se poteva accogliere in Diocesi l’esperimento delle Monache della Adorazione eucaristica di suor Maria Gloria Riva la sua chiara risposta: «Se viene da Dio, chi sono io per non accoglierle? Se non viene da Dio, ci penserà Lui stesso a fermarlo».
E così ha avuto paternità e misericordiosa accoglienza nei confronti di chi chiedeva ospitalità per un cammino di fede da potere intraprendere con il suo sostegno.
In questo cammino, vigile e accogliente nello stesso tempo, il suo impegno è stato sempre quello di dare spazio, accoglienza e rispetto a chi desiderava vivere la fede con chiarezza nel mondo, senza preclusioni né schematismi. In un mondo ecclesiastico dove a volte hanno prevalso chiusure e schieramenti, il suo impegno pastorale è stato, per me, sempre all’insegna dell’apertura a chi amava la Chiesa. Non ci sono stati nel suo agire pastorale, figli o figliastri.
Riporto le belle parole di Federico Nanni, allora Presidente Diocesano della Azione Cattolica: «Il mio incontro con Mons. Negri è necessariamente legato alla sua nomina quale nuovo Vescovo di San Marino-Montefeltro.
Durante gli anni della sua permanenza nella nostra diocesi ho avuto la possibilità e la fortuna di diventarne collaboratore quale presidente dell’Azione Cattolica e, per alcuni mesi, anche come incaricato della pastorale familiare.
Dovendo individuare un aspetto del suo insegnamento che ha particolarmente inciso sulla mia coscienza di cristiano, non ho dubbi nell’indicare il costante richiamo ad essere fieri dell’esperienza cristiana di cui siamo eredi; consapevoli di una tradizione di fede e cultura tipicamente popolare – pur tra luci e ombre, tiepidezze e contraddizioni – è in grado di abitare a testa alta le città e gli ambienti di vita del nostro tempo, offrendo buone idee per il bene comune, proposte educative all’altezza dei veri bisogni dell’uomo, opere di carità diffuse e concrete.
Mons. Negri ha trasmesso immediatamente e con forza questa sua convinzione nell’accogliere il messaggio di Cristo e testimoniare l’insegnamento della Chiesa “esperta in umanità” senza complessi di inferiorità di fronte ad una mentalità come quella odierna, che troppo sbrigativamente vorrebbe relegare i cattolici in una cittadinanza di serie B.
Un secondo aspetto – meriterebbe più spazio e lo accenno solo brevemente – è rappresentato dalla sua disponibilità a lasciarsi “provocare” e compenetrare sempre più da una realtà in fondo piccola e periferica come la nostra, dimostrando accoglienza del progetto del Signore e profondo affetto per la nostra terra.»
Credo che la presenza di Mons. Negri qui in Diocesi abbia il significato di una ripresa della presenza della Chiesa come sicuro segno di speranza e di libertà per tutti, quella libertà che va sempre coniugata con la verità e la franchezza nell’annunciarla. E penso che abbia dato un nuovo slancio sia alla Diocesi sia a San Marino, che, seguendo il suo magistero, avrà potuto ritrovare il sapore di «antica – e nuova – terra della libertà».
La Voce di Ferrara-Comacchio. 24 aprile 2015


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