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Mostre Dicembre 2014

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
lunedì 8 dicembre 2014

Molte le proposte che possono allietare le vacanze natalizie, mostre che spaziano nelle diverse epoche della storia dell’arte, con la presentazione di importanti artisti.
Il nostro lungo itinerario procede dal nord Italia e di addentra nel Sud.

Cominciamo con Milano: presso la Galleria Manzoni, che sta diventando un’ importante vetrina della pittura ottocentesca, troviamo una mostra dedicata a Boldini. Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) tra i maggiori esponenti della pittura italiana e internazionale, colui che seppe interpretare i sogni di un mondo in bilico fra Otto e Novecento. l’esposizione ripercorrerà le tappe fondamentali della carriera del pittore ferrarese attraverso la selezione di quaranta capolavori – alcuni dei quali mai esposti in pubblico – provenienti da prestigiose collezioni private italiane, privilegiando opere eseguite a Parigi tra il 1871 e il 1920 circa, il periodo della sua piena maturità creativa e stilistica. Il percorso presenterà opere di grande importanza, come il nucleo di quadri eseguiti per il mercante Adolphe Goupil dove a prevalere sono soggetti garbati o allusivi, ambientati fra un Settecento galante, esotismi orientaleggianti e una eccitante contemporaneità. Da questa miscela prende vita una serie di lavori, densi di materia e di colore, dove protagoniste sono dame abbigliate alla moda del tempo, dall’ingenuità maliziosa e carica di sottintesi, moderne interpreti di una femminilità vivace, spesso ritratte sullo sfondo di paesaggi rigogliosi. Di tale produzione la mostra accoglie Berthe esce per la passeggiata (1874), L’attesa (1878), La visita (1874) e gli acquarelli Al parco (1872) e Interno con figura elegante (1875), tutti eseguiti tra il 1872 e il 1878. A posare qui è Berthe, la graziosa modella e amante di Boldini per quasi un decennio, la cui fisionomia aggraziata torna con frequenza nei quadri del periodo. Di altrettanto interesse sono le “impressioni” paesistiche della campagna francese e le affascinanti vedute della Ville lumière, caratterizzate da un “realismo” singolare in cui l’artista ferrarese dimostra di padroneggiare sia il piccolo che il grande formato, basando ogni sua creazione sullo studio attento del vero. Esemplare è l’Omnibus in Place Pigalle (1882) dove la vita pulsante della città in continuo fermento abbaglia lo sguardo del pubblico e lo trascina lontano alla scoperta di un palpitare intenso e suggestivo. La mostra approfondirà, inoltre, l’evoluzione dello stile di Boldini nel genere del ritratto, dalle effigi ufficiali, a quelle che raffigurano amici e colleghi. È la produzione dove meglio risalta la sintonia di sguardo e di cuore fra Boldini e artisti a lui contemporanei, come Degas, Manet, Helleu e Sargent. A partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, sulle sue tele prende vita una galleria di personaggi illustri, di donne soprattutto, interpreti di una femminilità sempre più indipendente, che egli studia
per ottenere i migliori effetti di colore.

Tappa successiva è Genova, città di vocazione commerciale fin dall’antichità, con una rassegna che indaga l’arte orientale. La mostra presenta un nutrito gruppo di ceramiche liguri del XVI, XVII e XVIII secolo, di collezioni pubbliche e private, che costituiscono una testimonianza importante dei rapporti che continuano a intercorrere tra la Repubblica di Genova e l’Impero Ottomano in epoca moderna. Malgrado la perdita delle colonie e una certa contrazione delle attività commerciali intorno alla fine del XV secolo, in Liguria i prodotti dell’arte ottomana sono ben conosciuti ed esercitano un fascino indiscutibile, come rivelano i decori della maiolica di produzione locale. Oltre ai molteplici motivi mutuati dalla splendida ceramica ottomana di Iznik, innumerevoli figure di Turchi popolano il vasellame destinato alle dimore aristocratiche genovesi, alludendo ad una realtà in cui Genova e Istanbul erano unite da un filo continuo di commerci, ambascerie, rapporti politici e diplomatici. Un flusso ininterrotto di merci, ma anche e soprattutto di cultura, di opere d’arte, di linguaggi, di immagini che hanno contribuito in modo determinante a costruire la realtà odierna.

Reggio Emilia
ricorda il suo più noto concittadino, Ludovico Ariosto con due mostre dedicate all’opera che gli diede la notorietà, l’Orlando Furioso. È noto che l’Orlando è una delle opere che hanno goduto nel tempo, pur con qualche periodo di oscuramento, di più vasta ammirazione e interesse, proprio per la sua intima, così “moderna” struttura, con il perenne incastro di trame, “in un mondo”, come scrive Gianni Celati, “dove tutti agiscono in stati di incantamento o di fissazione, prodotti dal gioco della sorte”, “con un’idea del mondo come pura meraviglia senza inizio e senza fine” – e questo è alla radice della sintonia della cultura letteraria americana con l’Ariosto, in un Paese di perenne ricerca di una frontiera da raggiungere e valicare. Anche in campo artistico, la fortuna dell’Ariosto e del suo poema cavalleresco è stata assai diffusa – tra i tanti nomi che potremmo citare ci sono quelli di Tiziano e Guido Reni, di Fragonard e di Doré, con le infinite metamorfosi nei secoli del personaggio di Angelica (tra le quali Ruggero che salva Angelica di Ingres, conservato al Louvre di Parigi), così come nell’illustrazione moderna e contemporanea e nel cinema. La mostra di Palazzo Magnani, a quarant’anni dalle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario, nel 1974, della nascita dell’Ariosto a Reggio, presenta alcune opere successive, quali ad esempio le immagini scattate da Luigi Ghirri nel Mauriziano, e poi si concentra sugli esiti del confronto tra pittori, scultori, illustratori, autori di fumetti e fotografi, italiani e stranieri, con la figura dell’Ariosto e il testo dell’Orlando Furioso, per verificare l’influenza sull’immaginario creativo di una visione del mondo e delle umane esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato. L’esposizione rivisita sommariamente la fortuna dell’Ariosto nel passato, partendo dalla preziosa collezione delle edizioni del Furioso di proprietà della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e della Fondazione Pietro Manodori di Reggio Emilia, e intende proporre le suggestioni esercitate dalla sua figura e dall’atmosfera, e soprattutto da specifici episodi del poema su alcuni tra i più importanti artisti contemporanei, italiani e stranieri: pittori e fotografi . Come si può intuire da queste indicazioni, la mostra intende verificare la persistenza della fortuna dell’Ariosto, e del suo Orlando Furioso, la capacità del poema di muovere l’immaginario, non solo nella letteratura (per limitarci a un solo esempio, Italo Calvino e l’attuale, crescente attenzione nelle Facoltà americane di Letteratura), ma in campi artistici quali la pittura, la scultura, l’illustrazione e il fumetto, la fotografia, che vengono in questa esposizione considerati linguaggi con pari dignità, ciascuno dei quali può essere in grado di stabilire un contatto, di affascinare persone con diversi gradi di conoscenze e sensibilità, anche giovani – particolare impegno sarà infatti dedicato al rapporto con gli studenti, talvolta prevedendo interventi diretti di artisti partecipanti alla mostra. Dunque, l’esposizione si propone di dimostrare, nel confronto con il “pianeta Ariosto”, l’attualità della sua figura e della sua opera, facendo emergere, attraverso linguaggi diversi, temi e motivi che nelle società contemporanee sono di straordinaria attualità.

Firenze
capitale dell’arte medioevale e moderna, dedica una mostra all’arte del Novecento. Nel marzo del 1914, presso alcune sale della Galleria dell’Accademia, il ministro Arduino Colasanti inaugurava una prima modesta sezione dedicata all’arte moderna che venti anni più tardi nel giugno 1924 avrebbe approdato a Palazzo Pitti nell’attuale sede museale . Per celebrare il centenario di un’istituzione culturale occorre riannodare i molti fili che hanno contribuito a formare la trama storico-artistica del museo e
l’accrescimento delle sue collezioni. Nel caso della Galleria le diverse provenienze delle opere dai premi Accademici, alle raccolte lorenesi e sabaude, sono di per sé in grado di illustrare criticamente una lunga e complessa storia fino a raggiungere la fondazione museale; si tratta di fasi storiche che vanno considerate preparatorie alla stagione successiva (dal 1908 in poi) che culminò nella Convenzione tra Stato e Comune (giugno 1914) il cui principale obbiettivo era individuare uno spazio da destinare alle opere d’arte
otto-novecentesche, prevalentemente toscane, patrimonio già da tempo raccolto in vista del futuro museo, da dedicarsi all’arte allora contemporanea. Fu l’importante Legato al museo voluto nel 1896 dal critico Diego Martelli, sodale del movimento macchiaiolo, ad evidenziare la necessità che anche a Firenze, come già a Roma e Venezia, vi fosse una Galleria che presentasse al pubblico le proposte dell’arte moderna. La raccolta di opere di importanti esponenti dell’arte ottocentesca toscana, soprattutto macchiaiola, doveva quindi trovare degna collocazione, insieme ai documenti accademici dell’arte Purista, in un percorso
che comprendesse anche le novità delle correnti contemporanee. È un binomio inscindibile quello che unisce il legato di Martelli alla nascita di questo museo. Si è voluto celebrare questa ricorrenza dedicando una mostra al Novecento. Ma sarà più di una mostra, sarà l’ipotesi di un percorso museale di capolavori per lo più inediti del secolo scorso - fin’ora custoditi nei depositi della Galleria d’arte sale poste all’ultimo piano, dando vita così al primo museo fiorentino dedicato all’arte italiana del ‘900.

La cittadina di San Gimignano dedica una mostra ad un’importante pala cittadina, la pala dell’Assunta di Pinturicchio. La pala, una delle ultime del maestro, che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta da Bernardino di Betto Betti, detto Pinturicchio (piccolo pittore) per la sua corporatura minuta, tra l’ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l’ultima opera documentata dell’artista che morì l’11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L’ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena quali la Madonna col Bambino e san Giovannino, la Sacra Famiglia e san Giovannino e la Natività, quest’ultima attribuita alla sua bottega. Sarà inoltre in mostra la Madonna col Bambino e san Giovannino proveniente dal Museo Diocesano di Città di Castello, a rappresentare l’ambiente umbro nel quale Pinturicchio si era formato prima di recarsi a Roma e dove aveva continuato a operare prima di essere chiamato a Siena . Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. Come questa che ora si apre su Pinturicchio e quella che è in preparazione per il 2015 su Filippino Lippi e i suoi meravigliosi tondi, ogni mostra sarà costruita con prestiti importanti, anche se numericamente limitati per le esigenze dello spazio espositivo, scelti per raccontare una vicenda artistica che ha lasciato una testimonianza di grande rilievo nel patrimonio storico e artistico di San Gimignano.

Ci traferiamo ora a Roma per numerose mostre. La prima è dedicata a Memling alle Scuderie del Quirinale. La mostra si propone inoltre di approfondire le forme di mecenatismo che fecero da propulsore per la carriera dell'artista. Più di tutti i suoi contemporanei, Memling (1430-1494) divenne il pittore preferito della potente comunità di mercanti e agenti commerciali italiani a Bruges, diventando l'erede dei venerati maestri fiamminghi ormai scomparsi, Jan Van Eyck e Rogier van der Weyden. Fin dall'inizio della sua attività indipendente come pittore di tavole, Memling riuscì a creare una sintesi dei notevoli risultati di entrambi quei maestri, già tenuti nella più alta considerazione dalla nobiltà italiana e dalle élite urbane che ne fecero il loro pittore di riferimento. Oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui dittici e trittici ricomposti per la prima volta in occasione della mostra come il Trittico Pagagnotti (Firenze, Uffizi; Londra, National Gallery), il Trittico di Jan Crabbe (Vicenza, Museo civico; New York, Morgan Library; Bruges, Groeningemuseum) o il monumentale Trittico della famiglia Moreel (Bruges, Groeningemuseum) che spettacolare fondale del percorso espositivo al primo piano, la mostra presenterà una magnifica serie di ritratti tra cui Ritratto di giovane dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia, il Ritratto di uomo dalla Royal Collection di Londra - prestito eccezionale della Regina Elisabetta II -, il celeberrimo Ritratto di uomo della Frick Collection di New York nonché il magnifico Ritratto di uomo con moneta romana (ritenuto l'effigie dell'umanista Bernardo Bembo) proveniente da Anversa.
A Villa Medici troviamo una mostra dedicata alla pittura del Seicento a tema popolaresco. I bassifondi del Barocco svela il lato oscuro e volgare della Roma barocca, quello dei bassifondi, delle taverne, dei luoghi di perdizione. Una Roma “alla rovescia”, abitata dai vizi, dalla miseria e da eccessi di ogni tipo, che è all’origine di una stupefacente produzione di opere, ricca di paradossi e invenzioni. L’esposizione mostra per la prima volta questo aspetto trascurato della creazione artistica romana, da Caravaggio a Claude Lorrain, mostrando il volto nascosto della capitale del papato, fastosa e virtuosa, e degli artisti che lì vissero.Roma nel Seicento era il centro culturale più vivo e all’avanguardia d’Europa e attirava artisti da tutti i paesi. Italiani, francesi, olandesi, fiamminghi, spagnoli che vissero e fecero carriera nella capitale delle arti. A contatto con questa “splendida e misera città”, sovvertirono i codici espressivi e i canoni di bellezza, confrontandosi con l’universo dei bassifondi, la vita notturna e i suoi pericoli, il Carnevale e le sue licenze. La mostra presenta più di cinquanta opere, realizzate a Roma nella prima metà del XVII secolo da artisti provenienti da tutta l’Europa, tra cui Claude Lorrain, Valentin de Boulogne, Jan Miel, Sébastien Bourdon, Leonaert Bramer, Bartolomeo Manfredi, Jusepe de Ribera, Pieter van Laer. Il pubblico potrà scoprire nelle Grandes Galeries i dipinti dei più grandi pittori Caravaggeschi, dei principali paesaggisti italianizzanti e dei Bamboccianti, araldi della rappresentazione della vita comune di Roma e della campagna circostante. Quadri, disegni, stampe provenienti dai più importanti musei europei, ma anche opere che fanno parte di collezioni private, raramente esposte in pubblico.
Non poteva mancare una mostra dedicata alla Prima Guerra Mondiale presso la sede museale di Castel Sant’Angelo. Obiettivo della mostra è di mettere in luce il ruolo avuto da Castel Sant'Angelo sia negli anni della guerra 1915-1918, sia in quelli successivi, quale luogo di commemorazione attraverso la raccolta di cimeli militari e la custodia delle Bandiere di guerra dei reparti militari, anche in relazione con il Vittoriano. La mostra si articola in cinque sezioni: 1. Il “mestiere delle armi”. Tecnologia e bellezza 2. Segni di guerra. Reportage visivi 3. Racconti di guerra. Diari dal fronte 4. La memoria dei caduti. Identità personali 5. Il mito degli Eroi. Reliquie di guerra.Tra le opere in esposizione vi sono una selezione della vasta collezione di armi e cimeli antichi della Grande Guerra, ed una serie rappresentativa ed inedita di testimonianze artistiche realizzate sui campi di battaglia dai pittori-soldato. Completa il percorso una selezione di filmati d’epoca realizzati dall’Istituto LUCE sull’attività di Castel Sant'Angelo e sulla Cerimonia delle Bandiere, avvenuta nel 1935, quando vennero trasferite tutte le bandiere da Castel Sant’Angelo al Vittoriano. L’esposizione è allestita nelle sale “Rotonda”, delle “Colonne”, dei “Reparti d’Assalto” e della “Cavalleria”, appositamente decorate nel 1926 con affreschi e stucchi da Duilio Cambellotti, per accogliere le bandiere, i labari e i cimeli delle unità disciolte dopo la Prima Guerra Mondiale. In occasione della mostra, verrà presentato per la prima volta al pubblico il Fondo archivistico “Dei caduti nelle guerre dell'indipendenza 1848-1870, nelle guerre coloniali e nella guerra 1915-1918”, costituito da una importante ed esclusiva documentazione, raccolta tra il 1927 e il 1929 su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una toccante testimonianza, unica e completamente inedita, fondamentale riferimento di tutti i monumenti ai caduti presenti nei Comuni italiani.
Presso il Vittoriano troviamo una mostra monografica dedicata ad un pittore del Novecento, Mario Sironi. L’esposizione vuole essere una ricognizione complessiva del percorso artistico di Sironi, pittore ma anche illustratore, grafico, architetto, scultore e decoratore. Attraverso le sue opere più significative si intende ricostruire la complessa attività del Maestro, ripercorrendo tutte le stagioni della sua pittura, dagli esordi simbolisti al momento divisionista, dal periodo futurista a quello metafisico, dal Novecento Italiano alla pittura murale fino alle opere secondo Dopoguerra. Attraverso novanta opere, ma anche attraverso bozzetti, riviste, e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra vuole posizionare il pittore nella sua cornice umana e artistica, fornendo una lettura integrata di Sironi non attraverso la quantità delle opere ma attraverso la variegata complessità del corpus dell’artista. Si parte dalla stagione simbolista e si continua con l’epoca futurista e metafisica. Segue il periodo degli anni Venti, quando Sironi è tra i fondatori del Novecento Italiano e dà avvio a una stagione novecentista e classica, che comprende tra l’altro L’Architetto, 1922-1923 (uno dei suoi massimi capolavori, esposto alla Biennale di Venezia del 1924).

Ultima tappa del nostro viaggio è Napoli con una mostra molto interessante per un confronto tra due Maestri del Seicento, Tanzio da Varallo e Caravaggio. La mostra vuole essere un omaggio a uno dei massimi artisti del Seicento italiano, al secolo Antonio D'Enrico (Alagna Valsesia, 1582 ca. - Borgosesia ? 1633), meglio noto come Tanzio da Varallo, riportando all'attenzione del pubblico e della critica il suo lavoro a Napoli e nei territori del Viceregno. Attraverso la presentazione di circa trenta opere - una quindicina di Tanzio e le altre di artisti presenti nel Viceregno ("La stretta cerchia" di Caravaggio, secondo la celebre definizione di Roberto Longhi) che, come Tanzio, si sono immediatamente confrontati con la pittura di Caravaggio: Battistello Caracciolo, il Cavalier D'Arpino, Louis Finson, Carlo Sellitto, Filippo Vitale, oltre allo stesso Michelangelo Merisi, rappresentato in mostra dallo splendido Martirio di sant'Orsola - la mostra mette in luce aspetti innovativi della figura dell'artista, frutto di anni di ricerche che hanno portato a nuove attribuzioni. All'interno del percorso espositivo verrà presentato un documentario appositamente realizzato che porta alla conoscenza dei visitatori le vicende principali della carriera artistica di Tanzio da Varallo.
Boldini. Parisien d’Italie
Milano – GAMManzoni (Via Manzoni 45)
24 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: martedì-domenica 10.00-13.00/15.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.gammanzoni.com

Turcherie. Suggestioni dell’arte Ottomana a Genova
Genova – Musei di Strada Nuova, Palazzo Bianco
3 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: martedì – venerdì 9.00-19.00; sabato e domenica 10.00-19.00
Biglietti: 9e intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.museidigenova.it

L’ Orlando Furioso: Incantamenti, passioni e follie
L’Arte contemporanea legge Ludovico Ariosto
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
4 ottobre 2014 – 11 gennaio 2015
Orari: martedì-giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00; venerdì, sabato e domenica 10.00-18.00; chiuso lunedì Biglietti: 9e intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.palazzomagnani.it

Luci sul '900. Il centenario della Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti 1914 – 2014
Firenze – Galleria d’Arte moderna di Palazzo Pitti
28 ottobre 2014 – 8 marzo 2015
Orari: martedì – domenica 8.15 – 18.50 (ultimo ingresso alle ore 18.00), chiuso il lunedì
Biglietti: 13€ intero, 6,50e ridotto
Informazioni:
La Pala dell’Assunta di San Gimignano e gli anni senesi di Pinturicchio
San Gimignano (Si) – Pinacoteca di San Gimignano
6 settembre 2014 – 6 gennaio 2015
Orari: tutti i giorni 11.00-17.30
Biglietti: 7,50e intero, 6,50€ ridotto
Informazioni: www.sangimignanomusei.it

Memling. Rinascimento fiammingo
Roma – Scuderie del Quirinale
11 ottobre 2104 – 18 gennaio 2015
Orari: domenica-l giovedì 10.00- 20.00; venerdì - sabato 10.00 - 22.30, chiuso lunedì
Biglietti: 12e intero, 9,50€ ridotto
Informazioni: www.scuderiequirinale.it

I bassifondi del Barocco. La Roma del vizio e della miseria
Roma – Villa Medici
7 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: martedì- domenica 11.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 12e intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.villamedici.it

Castel Sant’Angelo e la Grande Guerra
Roma – Castel Sant’Angelo
5 maggio 2014 – 11 gennaio 2015
Orari: tutti i giorni 9.00-19.99
Biglietti: 10,50€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.castelsantangelo.com

Mario Sironi. 1885-1961
Roma – Complesso del Vittoriano
4 ottobre 2014 – 8 febbraio 2015
Orari: lunedì - giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.00; domenica 9.30 – 20.30
Biglietti: 9e intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.060608.it

Tanzio da Varallo incontra Caravaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento
Napoli – Gallerie d’Italia (Palazzo Zavallos Stigliano)
24 ottobre 2014 – 1 1 gennaio 2015
Orari: martedì- domenica 10.00 – 18.00, sabato 10.00-20.00; chiuso lunedì
Biglietti: 4€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.gallerieditalia.com


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