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Catechismo dell'universo quotidiano

Mostre gennaio 2015

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
lunedì 5 gennaio 2015

Ricco il panorama delle mostre del prossimo gennaio 2015. L’occasione delle vacanze ci può permettere di vedere opere di grandi maestri italiani e stranieri, in questo numero si tratta di autori per lo più moderni o addirittura contemporanei.

L’itinerario delle proposte comincia dal Piemonte, e precisamente da Torino con la rassegna dedicata a Roy Lichtenstein, famoso per le sue opere basate sull'immaginario dei fumetti e della pubblicità e dipinte a mano con la tecnica a "punti Ben-Day", sua inconfondibile firma. Per la prima volta in Italia, 235 opere illustreranno le origini di questo lavoro. Insieme ai disegni, che abbracciano un arco temporale che va dai primi anni Quaranta al 1997, sono in mostra anche alcuni strepitosi grandi dipinti e una documentazione fotografica, testimonianza dell’artista al lavoro. Roy Lichtenstein, una delle principali figure dell’arte Americana nel XX secolo, nasce a New York nel 1923. Nell’estate del 1940 studia presso la Art Students Legue di New York prima di iscriversi all’Università Statale dell’Ohio dove consegue la laurea di primo livello nel 1946 e di secondo livello nel 1949. Qui Lichtenstein si interessa allo studio sulla percezione visiva che porterà avanti per tutta la sua carriera. Chiamato alle armi nel 1943, Lichtenstein serve l’esercito militare degli Stati Uniti e presta servizio attivo in Europa all’inizio del 1945. Nel 1951 si tiene la sua prima mostra personale a New York. Viene riconosciuto internazionalmente come caposcuola della Pop-Art Americana nel 1962 quando espone le tele raffiguranti immagini di serie di fumetti e di prodotti comuni con tecniche prese in prestito dai mass media come l’utilizzo di colori primari e ombreggiati con il puntinato Ben-Day. Nella decade successiva, si trasferisce a Southampton, New York, ed espande l’uso delle riproduzioni oltre alla pubblicità e alle riviste di fumetti per includere stili e movimenti della storia dell’arte, dell’architettura e delle arti decorative. Questa decade testimonia anche il compimento di un certo numero di lavori pubblici e privati di grande scala.
Le indagini di Lichtenstein intorno all’illusionismo, all’astrazione, alla serializzazione, alla stilizzazione e all’appropriazione continuano ininterrotte attraverso tutte le tecniche negli anni ’90. Nel 1994 completa un murales lungo più di 16 metri in seguito allestito nella stazione della metropolitana di Times Square a New York. Nel 1995, gli viene conferita la Medaglia Nazionale delle Arti, una delle onorificenze più prestigiose degli Stati Uniti. In aggiunta alla lista delle sue speculazioni visive, Lichtenstein inizia ad analizzare un’altra nuova realtà conquistata dagli anni ’90: i dipinti virtuali. Tuttavia le sue sperimentazioni sono presto stroncate dalla sua morte nel 1997.

Trasferiamoci ora a Domodossola (Vb) per una mostra presso la Casa De Rodis sul alcuni autori tra Ottocento e Novecento. Domodossola si riappropria di Casa De Rodis, un patrimonio storico-architettonico di grande importanza, che diventa nuovo spazio espositivo. La residenza di origine medievale, che sorge nel cuore della città piemontese, rinata dopo un lungo e attento restauro, è ora pronta ad accogliere una serie di iniziative che ripercorreranno il gusto collezionistico di Alessandro e Paola Poscio. Il primo appuntamento è con la mostra . Da Hayez a Fornara, da Scipione a Messina, che presenterà un nucleo di 110 opere di maestri quali, John Constable, Franceso Hayez, Giovanni Fattori, Giovanni Segantini, Giuseppe De Nittis, Ottone Rosai, tutte provenienti dalla raccolta dei coniugi domesi. La Collezione Poscio nata dalla passione per l’arte di Alessandro, imprenditore edile, e della moglie Paola, si è sviluppata lungo un percorso di oltre mezzo secolo. Grande merito per la sua formazione sono state le frequentazioni con gli artisti, primo fra tutti Carlo Fornara e le lunghe domeniche passate nel suo atelier. Ma ogni opera racconta la storia racchiusa dentro l’emozione degli incontri, degli improvvisi innamoramenti e delle impreviste rivelazioni, che li hanno condotti a collezionare dipinti e sculture che coprivano un ampio arco cronologico, ma che ha trovato un porto sicuro nella pittura di paesaggio e di genere, prodotta tra la metà dell’Ottocento, e gli inizi del Novecento. Il primo episodio espositivo si prefigge proprio di esplorare questo ambito e si apre idealmente con l’autoritratto di Carlo Fornara (1871-1968) e con uno dei suoi capolavori più conosciuti, “Chiara pace”, dipinto nel1903, quando l'artista si rifugiò in alta montagna condividendo la rude vita dei pastori. E uno di essi è il protagonista della scena: sembra riposare all'ombra di un albero, ma la sua presenza conferisce all'assolato, luminoso paesaggio montano una dimensione di “chiara pace”. Del pittore divisionista verranno proposte altre tele, come Temporale, Paesaggio, Ricordanze, attorno alle quali ruoterà le sezione dedicata a quegli autori formatisi alla Scuola di Belle Arti della valle Vigezzo, quali Enrico Cavalli, Giovanni Battista Ciolina, Lorenzo Peretti Junior, Gian Maria Rastellini. Il percorso espositivo spazia poi dalla pittura di paesaggio, come l’intenso tramonto sulla Senna di John Constable, le tormentate vedute romantiche di Antonio Fontanesi, o quelle di Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani, Daniele Ranzoni e Telemaco Signorini, alla straordinaria stagione ritrattistica, qui rappresentata dallo scugnizzo di Antonio Mancini, dalla popolana veneta di Giacomo Favretto e dalla pia donna orante di Francesco Hayez. Non manca una ricognizione sull’arte del Novecento con la coppia di fidanzatini abbracciati di Ottone Rosai, che percorrono scenari di ispirazione classica in una sospensione quasi metafisica, o con l’olimpica retorica del Cavallino bianco di Giorgio de Chirico. Due sezioni verranno poi riservate ad altrettanti capitoli della collezione Poscio; da un lato, la scultura, dove s’incontreranno, tra le altre, le ballerine nelle interpretazioni di Francesco Messina e Paolo Trubetzkoy, i vigorosi bronzi di Leonardo Bistolfi, una sognante testa di ragazza di Silvestro Lega, fino alla classicità plastica di Wolfang Alexander Kosuth. Dall’altro, verrà presentata una selezione dell’imponente corpus della collezione dedicata al disegno, con opere, tra gli altri di Jacques-Louis David, Mosè Bianchi, Filippo De Pisis, Scipione, Domenico Induno.
Alba (Cn) vuol dire Fondazione Ferrero, da sempre attenta mecenate nel campo artistico. La rassegna dedicata a Casorati presenta ben: sessantacinque dipinti del Maestro, quaranta dei quali dalle collezioni di musei e istituzioni nazionali e internazionali. Un’occasione unica e irripetibile per ammirare opere straordinarie, normalmente lontane, e riscoprire uno dei maestri dell’arte moderna italiana. La Fondazione Ferrero di Alba e la GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, rendono omaggio a Felice Casorati (1883 – 1963) con un’ampia mostra antologica dedicata alla ricerca, alla storia pubblica e alla ricezione internazionale della sua pittura, dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento. Celebrato come uno dei maestri dell’arte italiana moderna, Felice Casorati fu protagonista di quel rinnovamento del linguaggio artistico che ebbe nelle Biennali di Venezia e nelle sedi del circuito espositivo europeo, statunitense e sudamericano, uno spazio di scambio e di confronto. L’antologica Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe analizza questa composita mappa espositiva, proponendo una serie di capolavori in arrivo dai principali musei italiani e dalle più importanti collezioni straniere. Un’occasione unica e irripetibile per ammirare opere straordinarie, normalmente lontane.
Ora full immersion a Milano per numerose mostre, tutte di alto livello e grande intesse. Cominciamo dall’importante polo espositivo delle Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala. L’esposizione, posta all’ingresso del palazzo, propone una selezione di capolavori di proprietà della Fondazione Cariplo, divisi in due percorsi. Nel primo, riguardante la pittura del Sei e Settecento si possono ammirare due opere giovanili di Giovan Battista Tiepolo, che dialogano con altre tele a carattere mitologico e storico di Guidobono, Van Douw, Gaetano Gandolfi e della Kauffmann, in un serrato confronto di temi e stili. Il secondo percorso è invece dedicato al Novecento con il monumentale dipinto di Dudreville del 1924 e due cartoni di Funi, bellissimi disegni di Gemito che documentano il clima del Realismo magico e del Classicismo con un confronto con alcune opere di Annigoni, Scipione, Carrà e Cagnaccio di San Pietro.
Boldini è protagonista assoluta della Bella Epoque: la Galleria Manzoni gli dedica una piccola, ma molto interessante mostra. A 25 anni dalla storica rassegna alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano rende omaggio a uno tra gli indiscussi protagonisti della pittura italiana dell’Ottocento, con quaranta capolavori, alcuni dei quali mai esposti in pubblico, provenienti da prestigiose collezioni private. Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) è uno tra i maggiori esponenti della pittura italiana e internazionale, colui che seppe interpretare i sogni di un mondo in bilico fra Otto e Novecento. La rassegna ripercorre le tappe fondamentali della carriera del pittore ferrarese attraverso la selezione di quaranta capolavori – alcuni dei quali mai esposti in pubblico – provenienti da prestigiose collezioni private italiane, privilegiando opere eseguite a Parigi tra il 1871 e il 1920 circa, il periodo della sua piena maturità creativa e stilistica. Il percorso presenta opere di grande importanza, come il nucleo di quadri eseguiti per il mercante Adolphe Goupil dove a prevalere sono soggetti garbati o allusivi, ambientati fra un Settecento galante, esotismi orientaleggianti e una eccitante contemporaneità. Da questa miscela prende vita una serie di lavori, densi di materia e di colore, dove protagoniste sono dame abbigliate alla moda del tempo, dall’ingenuità maliziosa e carica di sottintesi, moderne interpreti di una femminilità vivace, spesso ritratte sullo sfondo di paesaggi rigogliosi. Di tale produzione la mostra accoglierà capolavori come La lettera (1873), Giovane seduta al pianoforte (1873), Berthe esce per la passeggiata (1874), L’attesa (1878), La visita (1874) e gli acquarelli Al parco (1872) e Interno con figura elegante (1875), tutti eseguiti tra il 1872 e il 1878. A posare qui è Berthe, la graziosa modella e amante di Boldini per quasi un decennio, la cui fisionomia aggraziata torna con frequenza nei quadri del periodo. Di altrettanto interesse sono le “impressioni” paesistiche della campagna francese e le affascinanti vedute della Ville lumière, caratterizzate da un “realismo” singolare in cui l’artista ferrarese dimostra di padroneggiare sia il piccolo che il grande formato, basando ogni sua creazione sullo studio attento del vero. Esemplare è l’Omnibus in Place Pigalle (1882) dove la vita pulsante della città in continuo fermento abbaglia lo sguardo del pubblico e lo trascina lontano alla scoperta di un palpitare intenso e suggestivo. La mostra approfondirà, inoltre, l’evoluzione dello stile di Boldini nel genere del ritratto, dalle effigi ufficiali, a quelle che raffigurano amici e colleghi. È la produzione dove meglio risalta la sintonia di sguardo e di cuore fra Boldini e artisti a lui contemporanei, come Degas, Manet, Helleu e Sargent. A partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, sulle sue tele prende vita una galleria di personaggi illustri, di donne soprattutto, interpreti di una femminilità sempre più indipendente, che egli studia per ottenere i migliori effetti di colore. Ritratti come quelli dell’attrice Jeanne Renouardt, di Enrichetta Allegri, di Marie-Louise Herrouet, della Principessa d’Isemburg-Birstein, di M.me Lacroix o di M.lle Gillespie imprigionano il fascino del bel mondo parigino: un mondo interpretato e colto nella sua verità da quelle pennellate veloci, scattanti, decise, che hanno fatto di Boldini uno dei ritrattisti più ricercati e amati dalle dame di fin de siècle, che fecero scrivere al critico Thiébault-Sisson nel 1896: “nell’arte scabrosa di accentuare, per l’imprevisto di una movenza, per la posa inaspettata, talvolta azzardata, la grazia e la nota seducente delle sue modelle Boldini non conosce rivali”.
Forse ancora poco noto al grande pubblico, ma famosissimo alla sua epoca è Giovanni Segantini, che si formò a Milano e qui visse per diversi anni, per poi trasferirsi dalla Brianza alla Svizzera. A Palazzo Reale troviamo una splendida mostra monografica con molti capolavori del pittore. Giovanni Segantini (1858-1899), uno dei più grandi artisti europei di fine Ottocento, ebbe in Milano una vera e propria patria dello spirito, una città di riferimento per tutta la sua breve vita. Anche a seguito del trasferimento nei Grigioni, infatti, Milano continuerà a restare il fulcro della parabola segantiniana e piazza favorita per l’esposizione delle sue opere. Il suo avventuroso pellegrinaggio dai colli della Brianza alle creste granitiche dell’Engadina narra la storia di una straordinaria creatività culturale che si sviluppò nelle valli tra l’Italia e la Svizzera all’inizio del secolo scorso. Tra le diverse sezioni segnaliamo una dedicata a Milano con i suggestivi scorci del Navigli e della zona attorno a San marco; nella sezione dedicata al ritratto troviamo numerosi e suggestivi autoritratti e ritratti di personaggi di spicco della Milano bene di fine Ottocento, tra cui la Signora Torelli, in arte Marchesa Colombi, che ci dicono della indubbia potenza ritrattistica dell’autore e della sua capacità nella introspezione psicologica. Per un pittore così immerso nella natura non potevano mancare sezioni ad essa dedicate “Natura e vita dei campi” con scene di contadini della Brianza e dell’Engadina, fino alla svolta simbolica dell’artista con i celeberrimi “Mezzogiorno sulle Alpi” e “La raffigurazione della Primavera”. Si conclude con un tema caro a Segantini, la maternità qui illustrato dai due capolavori: Le due madri e l’Angelo della vita.
Sempre Palazzo Reale, sempre un grande artista, questa volta del Novecento, Marc Chagall (1887-1985). Con una una mostra di circa 220 dipinti provenienti dai maggiori musei di tutto il mondo e da importanti collezioni private, ma anche – ed è una rarità – dalle collezioni dei suoi eredi. La mostra si articola in sezioni che rispecchiano la cronologia dell’esperienza di Chagall: il periodo in Russia con i primi dipinti realizzati a Vitebsk e a San Pietroburgo, il passaggio in Francia a Parigi con i contatti con il cubismo, il fauvismo e il simbolismo; il ritorno in madrepatria fino al 1921, periodi in cui assunse incarichi ufficiali per il governo sovietico e fondò una scuola d’arte e il Museo d’arte moderna di Vitebsk; il secondo passaggio in Francia dal 1923 fino all’esilio negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale. La decisione di rientrare in Francia dopo la guerra e di stabilirsi in Costa Azzurra. La mostra quindi si presenta ricchissima e documentata per mostrare tutti questi passaggi del pittore, nei quali però permangono costanti due elementi: l’origine e la tradizione ebraica e la città natale di Vitebsk, che da sempre popolò l’immaginario dell’esule Chagall.
Altro grande protagonista del Novecento è Alberto Giacometti (1901-1966), di origine svizzera, visse però prevalentemente a Parigi. Presso la Galleria d’Arte moderna troviamo una significativa rassegna utile per introdursi e per capire questo complesso protagonista del Novecento.
La mostra presenta una selezione significativa di 63 opere tra sculture, dipinti, disegni e fotografie e mette in luce il ruolo fondamentale dell’artista svizzero nello sviluppo della scultura internazionale del Novecento. Il visitatore potrà seguire, attraverso le sculture, i dipinti e i disegni realizzati tra gli anni Venti e Sessanta, l’evoluzione artistica di Giacometti, dai suoi inizi in Svizzera alla maturità, trascorsa perlopiù nell’atelier di rue Hippolyte-Maindron a Parigi: un percorso cronologico che si articola in cinque sezioni, costituite a loro volta da diversi gruppi tematici, e che permette di ripercorrere la carriera dell’artista: dall’esordio a contatto con il Post-cubismo e il Surrealismo, all’età più avanzata, durante la quale il filo conduttore diventa la perpetua ricerca di qualcosa che gli sfugge. A corredo e integrazione del percorso una selezione di disegni e schizzi, immagini d’archivio, foto intime e d’autore, che aiuteranno il visitatore a meglio contestualizzare il procedimento artistico di Giacometti, dal periodo Surrealista agli ultimi anni. La mostra fa parte di “Milano Cuore d’Europa”, il palinsesto culturale multidisciplinare dedicato all’identità europea della nostra città anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale.
Continuiamo le nostre proposte con Trento Longaretti (1916), il longevo artista bergamasco che ci fa dono delle sue ultime riflessioni umane ed esistenziali. Per iniziativa della Provincia di Milano e dell’Archivio Longaretti, in collaborazione con la Galleria B&B Arte di Canneto sull’Oglio (MN), l’esposizione ripercorre attraverso 70 opere quasi un secolo di pittura (1936-2014) di uno dei maestri dell’arte italiana del secondo Novecento. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso cinque motivi tematici - maternità, dall’infanzia alla vecchiaia, la condizione dell’uomo, derelitti e fuggiaschi, miracoli della natura - che, pur essendo costantemente presenti nell’intero arco della sua attività artistica, trovano espressione particolarmente ampia e intensa in periodi pittorici ben databili. Gli spunti figurativi evidenziati da questa selezione estremamente rarefatta tra le molteplici suggestioni del mondo fantastico longarettiano possono essere la maternità nelle sue svariate sfaccettature, dalla tenerezza trasognata alla tragedia imprevista; il traslato fantastico della vita come gioco musicale- infanzia vecchiaia (bimbi-vegliardi) per infaticati ritmi errabondi; il flagello biblico dello sradicamento spazio-temporale di turbe in fuga con il relativo annichilimento dell’identità di popolo; o infine la riflessione pensosa sui miracoli della natura come dono: un fiore forse o un tramonto folgorante o semplicemente il flusso della luce. All’interno dell’ampio arco cronologico della sua evoluzione espressiva, la mostra delinea un percorso formale articolato, ma coerente, da Corrente, quando incontra e frequenta Guttuso, Morlotti, Birolli, Sassu, Vedova e altri protagonisti di quella esperienza di evoluzione anche sociale, agli anni del dopoguerra, per giungere alla maturità, nell’esperienza di fecondo insegnamento all’Accademia Carrara di Bergamo e più innanzi all’approdo dell’utilizzo di colori accesi con soluzioni sempre più fantastiche e meno naturalistiche degli anni Settanta/Ottanta, fino a giungere alla sua produzione più recente e inedita.
Lasciamo Milano con una mostra su un fumetto celeberrimo, Tex Willer. Tex Willer è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più longevi del fumetto italiano: in edicola da ben 66 anni non mostra segni di vecchiaia, soddisfacendo le aspettative del suo pubblico a ogni uscita. Il merito di tanto successo va riconosciuto alla mai esausta vena creativa di autori che, ancora oggi, sanno attingere all’insegnamento dei due creatori del personaggio, ossia a Gianluigi Bonelli (sceneggiatore e fondatore della casa editrice, che oggi porta il nome del figlio Sergio, a sua volta tra gli sceneggiatori della serie) e del grande disegnatore Aurelio Galleppini, conosciuto con il nome d’arte di Galep. Per la prima volta WOW Spazio Fumetto espone infatti più di 200 tavole originali create da Galep per altrettante copertine di albi, con l’aggiunta di importanti documenti provenienti dai due archivi e da quelli della Fondazione Franco Fossati: lettere, corrispondenze, sceneggiature firmate da Bonelli e schizzi di Galep completeranno un percorso davvero magico che aiuterà gli appassionati a rivivere le emozioni dei primi numeri e chi non conosce Tex ad appassionarsi alle sue avventure senza tempo. Tex Willer è uno dei grandi Eroi dell’immaginario: amico degli indiani, antischiavista e antirazzista, è tanto vicino alla cultura dei Navajo da sposare Lilyth, figlia del capo tribù. Nelle sue storie si anticipa anche lo stesso cinema hollywoodiano nella rappresentazione delle popolazioni indiane: per i bianchi Tex è l’agente indiano della Riserva Navajo e un ranger dalla mira infallibile, per i nativi è Aquila della Notte, saggio capo bianco e fratello di ogni uomo rosso. Combatte la Guerra Civile con il Nord, pur essendo texano, e lotta per la libertà del Messico con l’amico Montales. Con il passare del tempo la ricetta di Tex si affina, e all’eroe si affiancano tre inseparabili compagni d’avventura: il figlio Kit, l’indiano Tiger Jack e il “vecchio cammello” Kit Carson. Inizialmente il protagonista avrebbe dovuto chiamarsi Tex Killer: è stata Tea Bonelli a proporre a Gianluigi di optare per Tex Willer, in un periodo in cui i fumetti erano tacciati di essere violenti e diseducativi.

Spostiamoci ora a Monza, in particolare nella Villa Reale, per una mostra dedicata a De Chirico (1888-1978). Giorgio de Chirico è senza dubbio la figura artistica più importante e poliedrica del panorama italiano del Novecento. Pittore, scultore, scenografo, costumista, scrittore, illustratore di opere letterarie, dal racconto mitologico ai grandi classici moderni, grande conoscitore della filosofia antica e moderna e amante della cultura classica, riporta nelle sue opere elementi di questa sconfinata conoscenza. La sua pittura metafisica è carica di suggestione, ricca di atmosfere enigmatiche in cui dominano l’immobilità e il silenzio, dove la prospettiva ha un ruolo fondamentale all’interno della composizione. L’esposizione presenta oltre trenta opere della collezione Fondazione Giorgio e Isa de Chirico dagli anni Quaranta fino alla metà degli anni Settanta, con l’obiettivo di illustrare il ruolo che l’oggetto misterioso gioca nella produzione artistica del Maestro. Il percorso della mostra è iconografico, per meglio approfondire il rapporto del pittore con alcune tematiche della sua ricerca, in particolare con la presenza ricorrente di alcuni oggetti. Il microcosmo artistico di Giorgio de Chirico, fatto di visioni, fantasie e ricordi, ci offre un punto di vista inconsueto su oggetti comuni e molto famigliari che pensiamo di conoscere, ma che all’interno dell’opera assumono un significato diverso nel momento in cui vengono combinati tra loro in modo inaspettato o illogico. Il pubblico potrà immergersi nei mondi metafisici del Maestro attraverso straordinarie tele come Interno metafisico con pere”, “Sole sul cavalletto”, “La meditazione di Mercurio”, “Il poeta e il pittore”e molti altri. Lungo il percorso espositivo le opere saranno accompagnate da video e racconti suggestivi per un’immersione completa nella vita e nell’opera di Giorgio de Chirico. Attraverso i suoi ricordi, le sue fantasie e le sue visioni il pubblico avrà la possibilità di scoprire la straordinaria personalità artistica e umana del Grande Metafisico che ritroviamo in tutti i suoi lavori e che ha avuto un ruolo fondamentale nello scenario artistico internazionale del Novecento.

Parma
ci accoglie per un evento particolare: la presentazione della collezione Bruson. La collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell’ambito dell’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione), Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere), poi Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo, Leonardo Bazzaro, Italico Brass e Ettore Tito. Perché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici, perché Parma è la città del Teatro Regio dove il maestro Bruson, debuttando in una importante serata nella “Forza del destino” di Verdi, iniziò l’ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d’orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera, suggellandosi tra l’altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria.

Dall’Emilia spostiamoci in Umbria, a Perugia per una mostra dedicata a Machiavelli. Quella dei capitani di ventura – personaggi quali Braccio Fortebracci, Niccolò Piccinino, Bartolomeo d’Alviano, Giampaolo Baglioni e il Gattamelata – rappresenta una vera e propria epopea storica, che proprio in Umbria ha avuto il suo luogo d’elezione. La mostra, seguendo le pagine che Machiavelli ha dedicato all’arte della guerra, ripercorre questa affascinante vicenda attraverso dipinti, manufatti, documenti d’archivio, monete, volumi e materiali multimediali. Saranno in esposizione, tra gli altri materiali, tele del Perugino, del Pintoricchio, di Matteo da Gualdo, di Berto di Giovanni, di Annibale Brugnoli, di Domenico Bruschi e di Salvatore Fiume. Verranno esposti, provenienti da musei nazionali e dalle raccolte umbre, i ritratti di tutti i principali condottieri dell’epoca. Si potranno vedere le loro armi e ripercorre, attraverso filmati e documentari storici, le loro principali gesta. Al centro di tutto, naturalmente, ci sarà Machiavelli, del quale verrà presentato in anteprima mondiale un ritratto su tavola della fine del Cinquecento sinora sconosciuto.

Dall’Umbria alla Toscana, in particolare a Firenze per due interessanti quando diverse mostre. La prima è stata realizzata agli Uffizi. La prestigiosa pinacoteca presenta 81 icone di proprietà delle Gallerie Fiorentine, che costituiscono il più antico nucleo collezionistico di icone russe esistente fuori dal mondo ortodosso. I due esemplari più antichi, un’icona mariana e quella raffigurante la Decollazione del Battista, sono databili fra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII e conservano ancora la coperta d’argento, detta oklad, che li rendeva adatti al gusto principesco di casa Medici, trovando posto fin dal Seicento fra le suppellettili della cappella di Palazzo Pitti. Ad eccezione, di pochi esemplari, tuttavia la collezione delle icone degli Uffizi giunse a Firenze in epoca lorenese e la maggior parte di esse appartengono alla prima metà del XVIII secolo; i caratteri stilistici che le accomunano sono tali da far supporre che possano essere state acquistate a gruppi in qualche bottega provinciale della Russia centrale. S’ignorano gli eventi che hanno portato questa raccolta a Firenze. Una scritta presente sul retro dell’icona con le Storie di Cristo porta a ipotizzare un legame con la chiesa ortodossa della Santissima Trinità di Livorno, la prima chiesa acattolica della Toscana, eretta alla fine del sesto decennio del XVIII secolo con il favore del granduca Francesco Stefano di Lorena.
La seconda rassegna presso Palazzo Strozzi riguarda Picasso. La mostra presenta un’ampia selezione di opere del grande maestro dell’arte moderna che permette di riflettere sulla sua influenza e sul confronto con importanti artisti spagnoli come Joan Miró, Salvador Dalí, Juan Gris, Maria Blanchard, Julio González: l’arte che riflette sull’arte e sul rapporto tra realtà e surrealtà, l’impegno dell’artista nella tragedia storica, l’emergere del mostro dal volto umano, e la metafora del desiderio erotico come fonte privilegiata di creazione e visione del mondo. Picasso e la modernità spagnola accoglie circa 90 opere della produzione di Picasso e di altri artisti tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e una ripresa cinematografica, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. Tra le opere esposte sono presenti celebri capolavori come il Ritratto di Dora Maar, laTesta di cavallo e Il pittore e la modella di Picasso, Siurana, il sentiero di Miró e inoltre i disegni, le incisioni e i dipinti preparatori di Picasso per il grande capolavoro Guernica, mai esposti in numero così elevato fuori dalla Spagna.

Ultima tappa di questo lunga presentazione è la Sardegna. Presso il MAN di Nuoro troviamo una mostra su Giacometti, un autore che, come si può notare, ha un felice momento di conoscenza presso il grande pubblico. Ricca di una settantina di opere, tra sculture di Giacometti e capolavori d'arte antica, provenienti da prestigiose collezioni svizzere e italiane la mostra racconta il grande fascino che la statuaria d'epoca arcaica (egizia, etrusca, nuragica, africana) esercitò agli occhi del maestro. Un avvincente viaggio nel tempo alla scoperta di linguaggi ancestrali in continua ridefinizione. «Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa intensa confessione nasce l'idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti (1901-1966) la loro dimensione d'eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti usciti da alcuni tra i più importanti musei italiani d'arte antica. I prestiti delle opere di Giacometti, concessi da importanti collezioni saranno accostati per la prima volta alle opere arcaiche del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Civico Archeologico di Bologna, del Museo Civico di Palazzo Farnese a Piacenza e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. I lavori di Giacometti e quelli dei suoi antenati animeranno un percorso avvincente, sviluppato per temi e iconografie, basato su un gioco di rimandi, di sguardi incrociati fra capolavori, sottratti alla dimensione del tempo e ricollocati nello spazio della contemporaneità. Dagli studi condotti negli anni sui punti di contatto fra l'opera di Giacometti e la statuaria d'epoca antica – dall'arte egizia a quella sumera, dai manufatti dell'età del bronzo all'arte greca fino alla scultura africana – è emersa infatti la possibilità di costruire una mappa delle iconografie del passato e delle culture più amate dall'artista, prese a modello per la sua riflessione contemporanea, tesa alla ricerca di forme espressive ancestrali, capaci di rappresentare l'uomo moderno in una visione eterna, in un recupero delle origini e della nostra storia. Un viaggio affascinante nel tempo (e nello spazio), dimostrerà allora come la sua Femme qui marche, eseguita fra il 1932 e il 1936, riproponga gli stessi canoni di stilizzazione del corpo, la frontalità, la ieraticità, il passo breve avanzato della gamba sinistra, concetto puro di movimento, ispirato all'iconografia egizia. Nell'ambito dell'art nègre, le Insegne Oko o le Figure Igala della Nigeria con il ventre piatto e allungato, sono testimonianze di immagini dello spirito, forma visibile di un invisibile che l'uomo porta dentro di sé, e che Giacometti studiò a fondo per sue sculture dalle teste minute e il busto fortemente allungato. Le celebri figure di origine etrusca, come gli Aruspici dai corpi “a lama” del Museo di Villa Giulia a Roma, scoperti dall'artista durante il primo viaggio in Italia fra 1920 e 1921, sembrano tornare idealmente nelle forme immote dello scultore con le quali condividono linearismo, compostezza e armonia. Allo stesso modo il dialogo con i bronzetti nuragici – che segnano un legame con il territorio sardo – può essere spiegato attraverso le parole dello storico dell'arte Giuseppe Marchiori dedicate proprio al sapore antropologico della ricerca di Giacometti e alle forme dei suoi corpi «esili come guerrieri nuragici, senza lance e scudi, oppure simili all'idolo volterrano, agli uomini della notte».

Roy Lichtenstein. Opera prima
Torino – GAM
27 settembre 2014 – 25 gennaio 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, giovedì 10.00-22-30
Biglietti: 12€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.gamtorino.it

Da Hayez a Fornara, da Scipione a Messina
Domodossola (Vb) – Casa De Rodis
8 giugno 2014 – 31 gennaio 2015
Orari: sabato e domenica 10.00-19.00 (altri orari su prenotazione)
Biglietti: 10e intero, 8€ ridotto

Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe
Alba (Cn)– Fondazione Ferrero
25 ottobre 2014 – 1 febbraio 2015
Orari: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 15.00-19.00, domenica 10.00-19.00, martedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.fondazioneferrero.it

Da Tiepolo a Carrà: 25 capolavori in mostra
Milano – Gallerie d’Italia
24 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: martedì – domenica 9.30-19.30, giovedì 9.30-22.30, chiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.gallerieditalia.com

Boldini. Parisien d’Italie
Milano – GAM Manzoni
24 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: martedì-domenica 10.00-13.00/15.00-19.00
Biglietti: 6€
Informazioni: www.gamanzoni.com

Segantini
Milano – Palazzo Reale
18 settembre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 9.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30, domenica 9.30-21.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostrasegantini.it

Chagall
Milano – Palazzo Reale
17 settembre 2014 – 1 febbraio 2015
Orari: : lunedì 14.30–19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostrachagall.it

Giacometti
Milano – Galleria d’Arte Moderna
8 ottobre 2014 – 1 febbraio 2015
Orari: lunedì 14.30 – 19.30, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 – 19.30, giovedì 9.30 – 22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostragiacometti.it

Longaretti. Mito e metafora
Milano – Spazio Oberdan
4 dicembre 2014 – 18 gennaio 2015
Orari: martedì- venerdì 10.00-19.30, sabato-domenica 14.00-19.30
Ingresso libero
Informazioni: www.provincia.milano.it

La leggenda di Tex
Milano – Wow Spazio fumetto (Viale Campania 12)
4 ottobre 2014 – 18 gennaio 2018
Orari: martedì a venerdì, ore 15.00-19.00; sabato e domenica, ore 15.00-20.00.
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museowow.it

Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso
Monza – Reggia di Monza
27 settembre 2014 – 1 febbraio 2015
Orari: lunedì – giovedì 10.00-13.00/14.00-18.00, venerdì 10.00-13.00/14.00-22.30, sabato e domenica 10.00-20.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.reggiadimonza.it

Collezione Renato Bruson. Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento
Parma - Palazzo Bossi Bocchi
28 settembre 2014 - 25 gennaio 2015
Orari: martedì – domenica 10.00/12.30-15.30/18.00, chiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.fondazionecrp.it

Machiavelli e il mestiere delle armi. Guerra, arti e potere nell’Umbria del Rinascimento
Perugia – Palazzo Baldeschi al Corso
30 ottobre 2014 – 25 gennaio 2015
Orari: martedì, giovedì, sabato e domenica 10.00-13.00/15.00-20.00
Biglietti: 5e intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.perugiacittamuseo.it

La Collezione delle icone russe agli Uffizi
Firenze – Galleria degli Uffizi
20 dicembre 2014 – 1 febbraio 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-17.00, chiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.uffizi.firenze.it

Picasso e la modernità
Firenze – Palazzo Strozzi
20 settembre 2014 – 25 gennaio 2015
Orari: Tutti i giorni (inclusi i festivi) 10.00-20.00, giovedì 10.00-23.00
Biglietti: 10€ intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.palazzostrozzi.org

Giacometti e l’arcaico
Nuoro – MAN
24 ottobre 2014 – 25 gennaio 2015
Orari: 10:00/13:00 - 15:00/19:00
Biglietti: 3€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.museoman.it


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