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Mostre febbraio 2015

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
giovedì 5 febbraio 2015

Diverse e molto significative le mostre che proponiamo per febbraio 2015
Il nostro itinerario italiano inizia da Torino con una mostra dedicata al misterioso Estremo Oriente, Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica. La mostra, che consta di quarantacinque opere provenienti dalle collezioni del museo e da una collezione privata torinese, è un viaggio alla scoperta della figura del cavallo nella cultura cinese. I cavalli, infatti, sono stati un simbolo di status sociale forte per l’élite cinese di ogni epoca e uno dei soggetti più rappresentati nell’arte della Cina imperiale. Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni corrispondenti a diversi ambiti tematici, dalla guerra, al commercio, allo svago e le opere in mostra vanno dall’XI secolo a.C. al X secolo d.C.

Spostiamoci ora a San Sepolcro di Pinerolo (To), alla Fondazione Cosso per una mostra di tutt’altro genere, una rassegna dedicata alla raffigurazione e alla iconografia di san Sebastiano tra ‘400 e ‘600. Il percorso prende avvio con Andrea della Robbia che modella l’anatomia del giovane Sebastiano con grande raffinatezza, levigando le membra con la terracotta invetriata. Si prosegue con uno sguardo nella Venezia del Quattrocento, dove Carlo Crivelli interpreta con grande suggestione, tra la laguna e le Marche, la figura di un giovanetto nudo e invaso dalle frecce. Sul suo viso compare la smorfia: è l’uomo del Rinascimento con le sue passioni e le sue aspettative sul mondo e nel futuro. Ludovico Carracci interpreta il secolo della grande Riforma Cattolica mostrandoci un atleta gentile che cita passi di danza e si muove leggiadro nei meandri della fede. Lo splendido paesaggio è la scena suggestiva che ospita la Vergine col Bambino e uno statuario Sebastiano, dipinto da Paris Bordone, che ci guarda e assiste silenzioso al mistico dialogo. Compagno ideale è il solitario e meditabondo San Sebastiano di Tiziano che proviene da una importante collezione privata americana e che giunge in Italia per la seconda volta. Il Seicento si apre con l’accesa armonia dei colori e le audaci forme che in Rubens, che da Anversa giunge in Italia, tra Mantova e Roma, trovano un risvolto leggiadro, suadente e delicato: il Rubens della Galleria Corsini di Roma esce dalla stanza dell’Alcova di Palazzo Corsini alla Lungara per la prima volta dopo tanti anni. Pittura tattile è quella del Seicento che mette in campo gli affetti con un inedito Guercino, di recente scoperto e custodito in una collezione privata americana, con l’altro, compagno ardito, della Galleria Nazionale delle Marche. L’aspetto della devozione è sublimato con Guido Reni che lega il bel Sebastiano a un albero in un’atmosfera calda, serale, intima, pregna di una Bologna in cui i dettami del Concilio di Trento, applicati dal Cardinale Gabriele Paleotti, sono ancora nevralgici e di forte attrazione e rispetto per gli artisti. L’ondata caravaggesca, poi, tocca un inedito culmine con un dipinto eccezionalmente dato in prestito dal Cardinale di Milano, che rivela accenti nordici con una straordinaria verità nel volto e nella posa dell’uomo “santo”. Gli echi caravaggeschi, poi, mostrano la passione con Ribera e l’ardita partecipazione al martirio con Nicolas Regnier e con l’affascinante Matthias Stomer ai Girolamini di Napoli; accezioni preziose del caravaggismo internazionale. La narrazione ideale, di coinvolgimento emotivo, trova due capisaldi nel Mattia Preti di Capodimonte e nei Luca Giordanoche cavalcano il Seicento e aprono il secolo successivo lasciandosi alla spalle la pittura di verità e la ritualità del vero. La mostra offre un excursus dentro quasi tre secoli, operando affascinanti confronti sul soggetto: il medesimo artista che adotta differenti soluzioni formali, pose e ambientazioni in anni ravvicinati letti da artisti diversi, materiali differenti e modellati per capirne cambiamenti e intenti devozionali e di fama della figura del santo da nord a sud. Un percorso che dalla seconda metà del Quattrocento giunge agli albori del Settecento, contemplando assoluti capolavori.

Eccoci arrivati a Milano per una rassegna affascinante dedicata al Pollaiolo e alle sue celeberrime Dame. La mostra, organizzata presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano è stata ideata attorno all’opera simbolo della casa museo, il Ritratto di Dama di Piero Pollaiolo. Per la prima volta, vengono riuniti in un’unica sede espositiva tutti e quattro i ritratti femminili riconducibili alla mano dei fratelli fiorentini Antonio e Piero Pollaiolo. Affiancano infatti l’opera milanese le versioni della Galleria degli Uffizi di Firenze, della Gemäldegalerie di Berlino e del Metropolitan Museum of Art di New York. La presenza, accanto ai quattro splendidi ritratti femminili, di preziosi dipinti di piccolo e medio formato, provenienti dalla bottega dei due grandi maestri del Rinascimento, permetterà di confrontare l’arte di Antonio, improntata su un disegno vigoroso ed energico con quella di Piero, più propensa alle sfumature e alle trasparenze. La mostra è inoltre completata da disegni, sculture in bronzo e terracotta, opere di oreficeria e altre curiose opere, come uno scudo da parata e un crocifisso in legno di sughero .
Un’esposizione eccezionale che ci testimonia la vastità di interessi di questi due grandi maestri Rinascimento, che riuscirono a dar prova del loro indiscusso talento in tutti i campi artistici da loro affrontati.

Grande successo e grande affluenza la mostra dedicata a Van Gogh allestita a Palazzo Reale. La rassegna rientra tra gli eventi organizzati per celebrare i 125 anni dalla morte del pittore. La mostra vuole indagare, anche con opere della prima produzione, il rapporto tra l’artista la natura e la terra, rivelando l’incessante interesse di Van Gogh per i cicli della terra e della vita dell’uomo, il rifiorire delle stagioni e il duro lavoro umano. La mostra è suddivisa in sei sezioni con circa 50 opere, tra cui l’ Autoritratto del 1887 e il Ritratto del postino Roulin (1889).
Il Museo del Novecento proposte un’interessante mostra su due maestri della modernità: Fontana e Klein. L’esposizione indaga, secondo una prospettiva inedita, il percorso parallelo – tra il 1957 e il 1962, tra Milano e Parigi – di Yves Klein (1928-1962) e Lucio Fontana (1899-1968), nella piena autonomia dell’originalità artistica di ciascuno. La loro vicenda creativa, intrecciata a un sorprendente legame personale, è raccontata attraverso oltre 90 opere e una ricchissima documentazione di fotografie, filmati d’epoca e carte d’archivio. Il percorso, nel Museo del Novecento, si snoda oltre lo spazio espositivo della manica lunga, che ospita abitualmente le mostre temporanee, occupando alcune delle sale più rappresentative della collezione permanente: quelle già ‘fontaniane’ della Struttura al neon del 1951 e dei Concetti spaziali – riformulate in un nuovo allestimento per accogliere in uno stretto confronto visivo anche le opere di Klein – la saletta video, la sala focus e gli Archivi. Nel gennaio 1957 Yves Klein tiene la prima personale di monocromi blu alla Galleria Apollinaire di Milano (Proposte monocrome. Epoca blu) con una presentazione di Pierre Restany. Dino Buzzati nella straordinaria recensione Blu Blu Blu racconta la mostra di questo “fenomeno” venuto da Parigi. Nell’occasione, Lucio Fontana è tra i primi acquirenti di un monocromo dell’artista francese e diventerà nei primi anni Sessanta uno dei suoi più importanti collezionisti in Italia. Tra gli episodi significativi del loro rapporto sono documentati i contatti di Klein con galleristi e amici di Fontana (oltre a Guido Le Noci e Dino Buzzati, Peppino Palazzoli, che già nel maggio 1957 presenta alla Galleria Blu le collezioni private di Fontana e Bruno Munari e che sarà il primo acquirente di una Zone de sensibilité picturale immatérielle di Klein); un invito di Fontana a Klein per il progetto, non realizzato, di un’”architecture de l’air” da presentare alla XII Triennale di Milano, nel 1960; il ruolo dell’esuberante Iris Clert che, oltre alle numerose mostre di Klein (la più nota è Le Vide, inaugurata il 28 aprile 1958), presenta nel 1961 le Nature di Fontana nella sua galleria parigina; i viaggi in Italia di Klein, tra cui i pellegrinaggi al Santuario di Cascia – dove dedica a Santa Rita un meraviglioso Ex-voto, presente in mostra – e i soggiorni parigini di Fontana che lo lanciano definitivamente sulla scena internazionale. Le ricerche dei due artisti dialogano lungo un itinerario che – sviluppandosi secondo una puntuale ricostruzione biografica e storico-filologica – mette a confronto le loro opere principali attraverso accostamenti tematici e visivi, affidati a soluzioni espositive progettate ad hoc. Ne è un esempio ilcolloquio immaginario tra il segno del neon di Fontana del 1951 – snodo fondamentale della collezione permanente – e la riproposizione della grande installazione di Pigment pur, presentata nel maggio del 1957 alla Galerie Colette Allendy di Parigi. Le aperture spaziali di Fontana (fisiche e concettuali) trovano corrispondenza nel procedere di Klein dalmonocromo al vuoto. Entrambi evocano uno spazio immateriale, cosmico o spirituale, facendo un riferimento storico all’oro della pittura medievale e al blu di Giotto, ma anche impiegando direttamente elementi naturali quali la luce, il fuoco e l’aria, oppure ispirandosi alle suggestioni di immagini astronomiche.

Concludiamo le mostre milanesi con la rassegna fotografica dedicata allo scalatore-esploratore Walter Bonatti. Le immagini in mostra testimoniano oltre 30 anni di viaggi alla scoperta dei luoghi meno conosciuti e più impervi della Terra e raccontano una passione travolgente per l’avventura insieme alla straordinaria professionalità di un grande reporter. È difficile separare il ricordo di Walter Bonatti da quello delle sue fotografie. Ed è sorprendente scoprire quanto la sua figura e le sue imprese siano radicate nella memoria di un pubblico tanto differenziato per età e interessi. La persistente popolarità di Bonatti ha più di una spiegazione. Imparò a fotografare e a scrivere le proprie avventure con la stessa dedizione con cui si impadronì dei segreti della montagna: alpinista estremo, spesso solitario, ha conquistato l’ammirazione degli uomini e il cuore delle donne, affascinando nello stesso tempo l’immaginario dei più giovani. Il mestiere di fotografo per grandi riviste italiane, soprattutto per Epoca, lo portò a cercare di trasmettere la conoscenza di luoghi estremi del nostro pianeta. Al tempo stesso, non smise mai di battersi con forza per tramandare la vera storia, troppe volte nascosta, della conquista del K2 e del tradimento dei compagni di spedizione. Molte tra le sue folgoranti immagini sono grandiosi “autoritratti ambientati” e i paesaggi in cui si muove sono insieme luoghi di contemplazione di scoperta. Bonatti si pone davanti e dietro l’obiettivo: in un modo del tutto originale è in grado di rappresentare la sua fatica e la gioia per una scoperta, ma al tempo stesso sa cogliere le geometrie e le vastità degli orizzonti che va esplorando. Il talento per la narrazione, l’amore per le sfide estreme, l’interesse per la fotografia come possibilità di scoprire e testimoniare per sé e per gli altri. Una passione, e probabilmente anche un’esigenza, nata già negli anni dell’alpinismo (con i trionfi e le amarezze che li segnarono), con le foto scattate sulle pareti più difficili, e poi consolidata nel tempo, con i racconti d’imprese affascinanti e impossibili.

In questi anni la Casa dei Carraresi a Treviso sta indagando le culture dell’Estremo Oriente con una serie di interessanti rassegne. L’ultima è dedicata al Giappone. L’aspetto più interessante della cultura giapponese è la sua capacità di far convivere certi aspetti in apparenza contrastanti. Il popolo giapponese ha prodotto infatti tra i più feroci ed efficienti guerrieri, i Samurai, ma anche una delle culture femminili più raffinate e delicate, quella delle Geisha. Così come, in particolare nel periodo Edo (1603-1868), il grande amore congenito nei giapponesi per la Natura ha fatto sì che il mondo rurale, reale motore della società tradizionale, abbia lasciato spazio all’espansione di una cultura cittadina con la nascita di una metropoli quale Edo (l’attuale Tokyo) che già nel Settecento contava oltre un milione di abitanti. E anche nel campo della religione e della filosofia, il popolo giapponese ha mostrato da sempre una particolare tolleranza nei confronti di ogni culto, qualsiasi provenienza esso avesse. La dottrina autoctona, lo Shintō, non ha interferito con l’arrivo del Buddhismo, del Confucianesimo e del Cristianesimo, integrandosi e adeguandosi, in una sopravvivenza che sa di vittoria. Così, ancora oggi, nella contemporaneità, l’antico si sovrappone e miscela con le nuove tendenze: nel mondo dei manga (fumetti) e degli anime (cartoni animati) così come in quello del cinema e della letteratura, la cultura giapponese conserva le sue peculiarità grazie al rispetto per la propria storia e le proprie tradizioni. La mostra illustra alcuni degli aspetti più affascinanti della cultura tradizionale del Giappone – il Paese del Sol Levante e del Crisantemo – attraverso l’esposizione di oggetti d’arte databili tra il XVII e il XX secolo, reperiti tra collezioni private e istituzioni museali. Armi e armature, ceramiche e porcellane, rotoli dipinti e paraventi, lacche, stampe dell’Ukiyo-e dei grandi maestri (Hokusai, Utamaro e Hiroshige), tra cui anche le shunga (le immagini erotiche), netsuke, maschere, tessuti e kimono, sculture in legno e altri materiali. Nel percorso sono inseriti anche strumenti didattici che non solo illustrano l’arte antica ma anche le più recenti tendenze della cultura e dell’arte: stralci di anim (cartoni animati), di film (Akira Kurosawa), di fotografia (Nobuyoshi Araki).

Spostiamoci a Venezia per una mostra dedicata ad una delle più discusse e indiscusse protagoniste dei primi trent’anni del Novecento, Luisa Casati. Donna trasgressiva, affascinante, provocatrice per il modo di vestire ed atteggiarsi, quasi un D’Annunzio in gonnella. Oltre il giudizio morale che su questa donna si può dare e indiscutibile affermare che fu icona di un’epoca e di uno stile. Davanti al suo fascino si inchinarono pittori, scultori e fotografi che la immortalarono come Albero Martini, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Van Dongen, Cecil Breton, Man Ray e molti altri. La Casati non fu solo bizzarra ed eccessiva, ma anche spettacolare e trasformista, megalomane e narcisista. Il percorso espositivo le restituisce una dimensione più consapevolmente “artistica”, rintracciando la sua attività di collezionista e restituendo alle sue azioni e ai suoi mascheramenti una dimensione estetica che la rende un’antesignana dell’arte performativa e della body art.

La Prima Guerra Mondiale è uno degli argomenti più significativi di quest’anno, oggetto di numerose rassegne. Una che vale la pena segnalare si svolge a Trieste, dal titolo L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve, rassegna di opere d’arte e documenti sulla Grande guerra allestita nel Centenario. Trecento opere tra tele, tempere, disegni, acque-forti, diari, lettere censurate e documenti inediti. La rassegna ripercorre gli anni dal 1914 al 1918 ponendo al centro della narrazione l’uomo, i soldati e i tanti civili chiamati a confrontarsi con una tragedia fino ad allora mai immaginata. Così all’interventismo muscolare si sostituisce la ribellione, il lutto, la pazzia e la malattia, la ricerca di un conforto tra le righe delle tante lettere spedite dal fronte o dalle citta sempre più povere, l’intrecciarsi della quotidiana lotta per la sopravvivenza con l’urgenza di trovare sollievo nello spirito e nella fede, lo smarrimento della fine, quando dietro all’immensità dei morti, degli invalidi, dei giovani orfani, si mostra il frantumarsi di nazioni e imperi. Sono oli, scritti, grafiche, fotografie, sculture a ricordare la sofferenza di una guerra le cui conseguenze si sono protratte ben oltre il 1918. Lontana da ogni magniloquenza, la rassegna diviene importante tappa di un percorso, dedicato alla storia del secolo breve seguito dalla Provincia di Trieste con diversi progetti .La mostra, intensa per i tanti significati, non si risolve nella sola restituzione della drammaticità degli eventi ma sollecita una riflessione su traumi spesso ancora irrisolti. Sarajevo diviene una città simbolo, ferita allora e martoriata anche più di recente. Il percorso si chiude così, con un confronto tra conflitti. Eppure quel paragone non si esaurisce nell’accettazione dell’accaduto, ma si offre quale chiave per guardare al futuro con una coscienza collettiva capace di superare l’offesa dell’odio perché retta dalla tolleranza, dal rispetto e da una volontà di convivenza possibile. La ricerca e la scelta delle opere selezionate – Dix, Grosz, Kollwitz, Leger, Sironi, Balla, Sartorio, Brass, Levis, Lugli, Salvarani, Quarenghi fino a Depero, Scalarini, Helios Gagliardo, Guala, Mura e decine di altre presenze artistiche tra tele, tempere, disegni - indagano lo “schock” che questa guerra determina nell’arte accademica e “alta”. Si apre, con questa mostra, un drammatico capitolo di “arte di guerra” e si tenta una indagine sulle arti “basse” - di artigiani, contadini e operai di trincea - alzando sulle pareti vicino ai grandi artisti presenti, opere popolari quali ex-voto cui ricorrono sulla soglia della morte i soldati al fronte.

Ci trasferiamo ora in Toscana per una prima tappa a Viareggio (Lu) per una mostra dedicata ad un testimone della Prima Guerra Mondiale, il pittore Lorenzo Viani. La mostra presenta un viaggio che dura da cento anni, dallo scoppio del primo conflitto mondiale, e che ora viene esplorato attraverso i lavori del più importante espressionista italiano, Lorenzo Viani e del capitano medico, e fotografo dal fronte, Guido Zeppini. Oltre 120 opere – di cui dieci xilografie inedite di Viani – tra disegni, quadri, fotografie, oggetti privati e ricordi dell’artista. La Grande Guerra, dunque, sarà il palcoscenico di questa esposizione, dedicata, nelle intenzioni degli organizzatori ai 381 caduti viareggini, che partirono giovanissimi nelle loro divise grigio verdi, senza mai più fare ritorno a casa. Lorenzo Viani in divisa grigioverde, dipinge e disegna scene di civili coinvolti, loro malgrado, nella follia armata: anonimi e umili soldati, attori di sanguinari scontri subiti e commessi. I suoi capolavori ci appaiono come un diario di guerra: nere croci di un cimitero, macabri funerali, trincee come tombe, terrore di battaglia. Guido Zeppini, invece, ci consegna quell’orrore con l’occhio attento e veritiero del fotografo, che immortala scene di soldati, accampamenti, carneficine, trincee, rovine di abitazioni bombardate, vita quotidiana nelle interminabili ore di attesa e di paura. All’interno dell’esposizione troveranno spazio, oltre a due disegni e due bronzi di Domenico Rambelli, uno dei massimi scultori del Novecento e autore del monumento ai caduti di Viareggio, più di 60 opere di Viani. Quadri realizzati con varie tecniche, dieci xilografie inedite, effetti personali e lettere che il pittore scrisse e ricevette quand’era al fronte. Al loro fianco verranno ospitate anche 60 fotografie di Zeppini, accompagnate da documenti e oggetti cari al fotografo. Lorenzo Viani, anarchico prima e fervente interventista dopo lo scoppio della guerra, è il più grande espressionista italiano e con forza ha dipinto e raccontato le divise grigioverdi, i civili innocenti e inconsapevolmente coinvolti nel conflitto. Entrato in guerra solo dopo essere stato respinto e arrestato per i suoi passati anarchici, è rimasto al fronte quasi quattro anni, fino al 1° gennaio 1919. Caratterizzata da un tratto forte e deciso, la sua pittura racconta la vita e le vicende dei più deboli, con pennellate veloci e intense dove coesistono malinconica espressività e grazia poetica. Guido Zeppini è stato fra i fondatori dell’Ospedale Tabarracci di Viareggio, inizialmente chiamato Ospedale Territoriale Umberto e Margherita, ricoprendo nel 1916 il ruolo di direttore. Esonerato dal servizio militare per anzianità, richiese e ottenne di essere trasferito come medico al fronte a Ronchi dei Legionari dove diresse un ospedale militare, ricevendo riconoscimenti significativi come la medaglia al valore e la medaglia di argento con palma della Croce Rossa Italiana. Zeppini venne onorato anche di un attestato di benemerenza sempre dalla CRI e di un encomio solenne dal Comando di Corpo d’armata di Firenze. Al fronte unì il suo impegno umano e medico alla passione per la fotografia, immortalando anche avvenimenti di guerra meno conosciuti.

La prossima tappa toscana è San Sepolcro (Ar) per una rassegna che vede a confronto un grande maestro antico, Piero della Francesca e un maestro contemporaneo, Alberto Burri. L’incontro tra questi due grandi maestri che hanno enormemente incrementato il prestigio artistico dell’arte italiana nel mondo e che condividono, pur distanti tra loro 500 anni, un grande amore per la Valtiberina, la valle incantata attraversata dal Tevere, è finalmente diventato realtà. Le opere di Burri esposte nel Museo Civico nella sala accanto a quella che ospita la Resurrezione (1458 circa) sono il Sacco e Verde (1956) Rosso plastica (1962) Grande Bianco Cretto (1974) e Cellotex (1975). Nella stessa sala della Resurrezione, al tempo di Piero la sala dei Conservatori del Popolo, anche il San Ludovico (1460), il San Giuliano (1454 circa). Ulteriore eccezionale opportunità per i visitatori quella di vedere ad altezza uomo e pochissima distanza, le 12 tavole che compongono il Polittico della Misericordia (1444-1464) in un’ ulteriore sala della pinacoteca. Per permettere infatti la realizzazione di alcuni lavori di miglioramento sismico si è reso necessario mettere l’opera in sicurezza e l’originale provvisorio allestimento colloca le tavole su una struttura nel centro della stanza, permettendone una visione da un’eccezionale punto di vista, quasi ad altezza uomo e a poca distanza frontale.

Giungiamo a Firenze per una mostra particolare dedicata alla produzione orafa dei Buccellati. Fu proprio seguendo i canoni rinascimentali che il fondatore Mario Buccellati creava le sue opere. Definito da Gabriele d’Annunzio - suo grande cliente e amico (anche se non sempre preciso nei pagamenti) il ‘Principe degli orafi’, Mario Buccellati forgio il famoso ’stile Buccellati’ a cui la mostra rende omaggio partendo proprio da alcuni tra i pezzi più preziosi ideati dal fondatore del marchio, come i bracciali, le spille o la tiara, lavorati a ‘tulle’ o a ‘nido d’ape’ (vero segno distintivo di Casa Buccellati) in cui la finezza del traforo è esaltata dall’incastonatura dei brillanti e delle pietre preziose. Il suo legame di complicità con il D’Annunzio è testimoniato da un bracciale in argento ritorto decorato con cinque lapislazzuli, contenuto in un astuccio firmato personalmente da d’Annunzio, da una collana in oro giallo, decorata con un berillo e rubini, offerta a Eleonora Duse come gioiello “prezioso, ancorché bizzarro”, da indossare come “serto ombelicale” e da oggetti quali portagioie e portasigarette con incisi motti e immagini cari al poeta e un portapillole recante l’iscrizione di una delle espressioni preferite da d’Annunzio, “Io ho quel che ho donato”.
La mostra prosegue sala dopo sala nel Museo degli Argenti di Palazzo Pitti con la sezione dedicata a Gianmaria Buccellati (Milano, 1929), il cui talento precoce - disegnò il primo gioiello a dodici anni - fu incoraggiato dal padre per continuare la tradizione di famiglia. Come ha avuto modo di affermare lo stesso Gianmaria, “Mio padre non mi ha insegnato le tecniche di lavoro, come io non le ho insegnate a mio figlio. Quello che avviene è la trasmissione del pensiero, la visione, l’esperienza lavorativa e l’assorbimento della tradizione”. “Volevo ‘rubare’ - continua - i segreti di mio padre, così da poterli aggiungere ai miei e in questo modo acquisire un’identità differente dalla sua. Ognuno di noi procede con il proprio istinto, avendo però assimilato i principi e le tecniche della nostra storia”. Il luogo che accoglie i capolavori di Gianmaria Buccellati risulta particolarmente evocativo della sua vicenda personale. Fu proprio visitando, nel 1968, il Museo degli Argenti – dove sono conservati i celebri vasi in pietre dure di Lorenzo de Medici nonché i gioielli dell’Elettrice Palatina, oltre agli splendidi lavori di oreficeria del tesoro della famiglia Medici - che Gianmaria Buccellati colse l’ispirazione per cimentarsi nella realizzazione di opere che, pur rivaleggiando per ricchezza e splendore con quelle medicee, fossero espressione delle sue personali ricerche tecniche e formali.

Concludiamo con due mostre a Roma.
La prima è dedicata ad un personaggio inquietante del Novecento, Escher. Con oltre 150 opere, tra cui i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente (M.C. Escher Foundation), Giorno e notte (Collezione Giudiceandrea), Altro mondo II (Collezione Giudiceandrea), Casa di scale (relatività) (Collezione Giudiceandrea) viene realizzata al Chiostro del Bramante, una grande mostra antologica interamente dedicata all’artista, incisore e grafico olandese, che ne contestualizza il linguaggio artistico e racconta l’annodarsi di universi culturali apparentemente inconciliabili i quali, grazie alla sua arte e alla sua spinta creativa, si armonizzano, invece, in una dimensione visiva decisamente unica. La mostra vuole sottolineare l’attitudine di questo intellettuale - perché il termine artista, nell’accezione con cui siamo abituati ad usarlo, pare in parte inadeguato - a osservare la natura in un altro modo, con un punto di vista diverso, tale da far emergere in filigrana quella bellezza della regolarità geometrica che talora diviene magia e gioco. Non è un caso che la spinta verso il meraviglioso e l’inconsueto sia nata nella mente e nel cuore di Escher grazie allo stupore che provava per le bellezze del paesaggio italiano, dalla campagna senese al mare di Tropea, dai declivi scoscesi di Castrovalva ai monti antropomorfi di Pentadattilo. Su questi paesaggi si allungava il suo sguardo che scorgeva la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi. Fu la dimestichezza con questi luoghi, così diversi dalla dolcezza orizzontale della sua Olanda, a porsi alla radice di un percorso artistico che s’avventurò negli spiazzi sconfinati della geometria e della cristallografia, divenendo terra fertile per giochi intellettuali dove la fantasia regnava sovrana. Quello di Escher, infatti, è uno sguardo che sa cogliere la realtà del reticolo geometrico dietro le cose, per poi farne le premesse compositive per costruire quelle che più tardi prenderanno il nome di «immagini interiori». Così, quando lasciata definitivamente l’Italia Escher giunse a Cordova e all’Alhambra nel 1936, il gioco di tassellature - l’elemento di attrazione dell’apparato decorativo di quei monumenti moreschi - fu causa scatenante di un ulteriore processo creativo che coincise con il riemergere della cultura art nouveau della sua formazione artistica. Il percorso della mostra vuole seguire letteralmente lo sguardo di Escher, che ha preso le mosse dall’osservazione diretta e puntuale della natura, sull’onda del fascino che esercitò su di lui il paesaggio italiano. Così, gli occhi del grande artista si sono posati tanto sulle meraviglie offerte dagli scorci del nostro paese, quanto sulle piccole cose, dai soffioni agli scarabei, dalle foglie alle cavallette, ai ramarri, ai cristalli che egli osservava come straordinarie architetture naturali.

Un’altra rassegna che è dedicata alla Grande Guerra e all’arte che nasce in quegli anni. La mostra approfondisce un momento di particolare fervore innovativo nella cultura artistica e letteraria italiana immediatamente precedente la Prima guerra mondiale. Un periodo breve, ideologicamente segnato da contrasti politici e sociali, durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e di avanguardia. Mentre l’Ottocento, il ‘secolo lungo’, moriva, e con esso la mitologia positiva della belle époque, una generazione di giovani artisti si poneva in aperto conflitto con il consolidato sistema ufficiali e delle esposizioni, contestando i criteri conservatori e selettivi che regolavano la partecipazione, rivendicando autonomia di ricerca e libertà di espressione. Come era già avvenuto a Berlino, Monaco e Vienna e in altri centri europei, gruppi di artisti italiani giovani e meno giovani sceglievano di associarsi nel comune segno della Secessione, sia interpretata, alla lettera, come separatismo, divisione netta, sia come manifestazione che raccoglieva le forze più innovative intorno a concetti modernisti, ma in cui non tardarono a penetrare elementi di avanguardia. La mostra prende l’avvio dal 1905, anno in cui Severini e Boccioni organizzarono nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma una Mostra dei Rifiutati che costituì un primo germe di opposizione. Le esigenze di rinnovamento e di apertura internazionale si polarizzano fra il 1908 e il 1914 a Venezia e a Roma, nelle manifestazioni di Ca’ Pesaro e della Secessione Romana, mentre la dirompente novità dei Futuristi, trova una nuova sede espositiva, sempre a Roma, nella Galleria Sprovieri. Ca’ Pesaro e Secessione Romana rappresentano quindi i poli di un’avanguardia ‘moderata’, contrapposta, non senza contraddizioni, all’avanguardia radicale del Futurismo, che intende incidere in maniera rivoluzionaria sul linguaggio artistico e sulla realtà sociale e politica. La mostra si chiude quindi sulla tabula rasa che il conflitto mondiale attua nei confronti di ogni aspirazione avanguardista, inglobandone lo slancio vitale. All’entusiastico interventismo futurista, alla nuova, modernissima iconografia della guerra, si contrappone la poetica del silenzio e dell’assenza, presagio del dramma imminente, del primo De Chirico.


Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica
Torino – Museo d’Arte Orientale
22 novembre 2014 – 22 febbraio 2015
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.maotorino.it

San Sebastiano. Bellezza e integrità nell’arte tra Quattrocento e Seicento
San Secondo di Pinerolo (To) – Fondazione Cosso, Castello di Miradolo
4 ottobre 2014 – 8 marzo 2015
Orari: tutti i giorni 9.30-20.30, giovedì e sabato 9.20-22.30
Biglietti: 10€ intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.fondazionecosso.com

Le dame del Pollaiolo
Milano – Museo Poldi Pezzoli
7 novembre 2014 – 16 febbraio 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00
Biglietti:10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.museopoldipezzoli.it

Van Gogh. L’uomo e la terra
Milano – Palazzo Reale
18 ottobre 2014 – 8 marzo 2015
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.vangoghmilano.it

Klein Fontana. Milano 1957-1962
Milano – Museo del Novecento
22 ottobre 2014 – 15 marzo 2015
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.museodelnovecento.it

Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi
Milano – Palazzo della Ragione
13 novembre 2014 – 8 marzo 2015
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-20.30; giovedì e sabato 9.30-22.30, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.palazzodellaragionefotografia.it

Giappone. Dai samurai a Mazinga
Treviso – Casa dei Carraresi
11 ottobre 2014 – 22 febbraio 2015
Orari: lunedì- venerdì 9.00-19.00; sabato e domenica 9.00-20.00
Biglietti: 12€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.laviadellaseta.info

La Divina Marchesa. Arte e vita di Luisa Casati dalla Bella Epoque agli anni folli
Venezia – Palazzo Fortuny
4 ottobre 2014 – 8 marzo 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostracasati.it

L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve
Trieste – Magazzino delle idee
30 novembre 2014 – 28 febbraio 2015
Orari: Orari: lunedì, martedì, mercoledì 9.30 – 13.30; giovedì 9.30 – 17.00, venerdì 15.30 – 19.30; sabato, domenica: 10.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30
Ingresso libero
Informazioni: www.traccedelsecolobreve.com

La Grande Guerra di Lorenzo Viani. Viareggio-Parigi-Il Carso. Pittura e fotografia della Grande Guerra in Lorenzo Viani e Guido Zeppini
Viareggio (Lu) – Villa Argentina
6 dicembre 2014 – 1 marzo 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-13.00/15.30-18.30, chiuso lunedì
Ingresso libero su prenotazione (0584 359322)

Rivisitazione: Burri incontra Piero della Francesca
San Sepolcro (Ar) – Pinacoteca Civica
31 ottobre 2014 – 12 marzo 2015
Orari: tutti i giorni 9.30-13.30/ 14.30-18.00
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto

I tesori della Fondazione Buccellati
Firenze – Palazzo Pitti, Museo degli Argenti
2 dicembre 2014 – 22 febbraio 2015
Orari: tutti i giorni 8.15- 16.30 (chiuso il primo e l’ultimo lunedì del mese)
Biglietti: 7€ intero, 3,50€ ridotto
Informazioni: www.polomuseale.firenze.it

Escher
Roma – Chiostro del Bramante
20 settembre 2014 – 22 febbraio 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00; sabato e domenica 10.00-21.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.chiostrodelbramante.it

Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra
Roma – Gnam
31 ottobre 2014 – 15 febbraio 2015
Orari:martedì –domenica 10.30-19.30, chiuso lunedì
Biglietti: 13€ intero, 10,50€ ridotto
Informazioni: www.gnam.beniculturali.it


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