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Mostre di maggio 2015

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
sabato 2 maggio 2015

Numerosissime le proposte di maggio, molte nate in occasione dell’Expo milanese che porterà in Italia migliaia di stranieri.
Vediamo il ricco panorama procedendo da nord a sud dello Stivale.

La prima proposta si trova nel suggestivo centro espositivo presso il Castello di Bard (Ao) all’inizio della Val d’Aosta. La mostra vuole porre attenzione al movimento dell’Astrattismo in Europa, con un particolare occhio all’esperienza russa. In un clima di generale rinnovamento del linguaggio artistico, infatti, a partire dal 1910 circa si sviluppano diverse tendenze astratte nell’ambito dei movimenti d’avanguardia tedesco, russo, ceco e olandese. Wassily Kandinsky occupa un posto di primo piano in questo contesto artistico. Al completo la compagine degli astrattisti russi presenti in mostra: Vladimir Tatlin, Alexander Rodchenko, El Lissitzky e Alexandra Exter, che sviluppa il suo linguaggio plastico integrando influssi dal Cubismo e dal Futurismo. Da non perdere le preziose opere di Natalia Goncharova. Kasimir Malevic, con Kandinsky, può considerarsi il più importante pioniere dell’arte astratta. Proveniente dal contesto del Cubofuturismo russo, Malevic dipinge forme geometriche elementari come il quadrato, la sfera, la croce, dando vita al movimento del Suprematismo: un’arte non descrittiva, puramente contemplativa e spirituale. In mostra anche 44 libri originali del medesimo movimento artistico culturale con numerosi pezzi di Wladimir Majakovskij e opere di Nikolay Punin, Kasimir Malevič, Lajos Kassák e due filmati di Hans Richter (1888-1976) e Viking Eggeling (1880-1925), pionieri dell’astrattismo geometrico cinematografico d’avanguardia europeo. I loro lavori, terminati nel 1921, sono considerati tra le opere fondamentali della modernità

Milano propone numerosissime rassegne, proprio in occasione dell’evento Expo: ecco quelle che vi segnaliamo per maggio. Alla Galleria Maspes una mostra su alcuni importanti pittori dell’Ottocento lombardo, tra realismo e simbolismo divisionista. La Galleria propone una selezione di 20 opere realizzate dagli artisti che, per nascita o per formazione, hanno illuminato il panorama artistico lombardo del XIX secolo. Fra i nomi presenti, Federico Faruffini, Emilio Longoni, Mosè Bianchi, Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona, Gaetano Previati, Vittore Grubicy, Angelo Morbelli, Pompeo Mariani e Leonardo Bazzaro. Un viaggio per immagini fra i diversi momenti che hanno caratterizzato il panorama artistico nell’Ottocento, dal Verismo al Naturalismo, passando per la Scapigliatura e il Divisionismo. La rassegna permette di ammirare opere provenienti da collezioni private, e poco note, come il Barboncino bianco di Daniele Ranzoni, manifesto del soggiorno inglese del grande maestro scapigliato o come Distendendo panni al sole di Angelo Morbelli, acquistato direttamente dall’artista nel 1918 alla Permanente di Milano e da quel momento mai più visto in una galleria d’arte. A questi si aggiungono tre inediti: Mattino di Vittore Grubicy, primo mercante di Giovanni Segantini, L’arrivo di Federico Faruffini e La carrozza d’oro di Gaetano Previati.

Rimaniamo sempre nell’Ottocento con un grande interprete: lo scultore Medardo Rosso (1858-1928) al GAM. La mostra è nata è nata per dare valore ad uno degli artisti presenti in collezione e per riportare in città sculture e fotografie inedite grazie ai prestiti dei musei italiani e stranieri. Teneramente "scapigliate" le opere di Medardo Rosso ci possono sembrare deformate, liquefatte, pronte a scomparire, le scopriremo invece semplicemente illuminate: sono le intuizioni delle nostre impressioni sul mondo. Per la critica del tempo uno scultore "approssimativo" (clamorosa l'opera Balzac del 1898) ma seppe conquistarsi tra le critiche un posto d'onore tra i geni della scultura di tutti i tempi. Non servirà girare intorno alle sue sculture: Medardo Rosso cercava un'unica visuale, per offrire a tutti la sensazione dell'atmosfera. Il percorso della mostra alla Gam prende il via dalle opere dagli esordi, fino agli ultimi anni del 1928, tutte lontane da qualsiasi celebrazione ed intellettualismo. Più vicini agli "scugnizzi" partenopei di Vincenzo Gemito le sculture in bronzo del suo primo periodo come Il Birichino (1882), ritratto del suo giovane collaboratore, la Ruffiana (1883) e il Sagrestano (1883) sono ancora opere veriste in cui i soggetti ci rimandano alla realtà dei quartieri, delle botteghe artigiane e dei contadini. Nella seconda sezione vediamo come in Medardo Rosso la sperimentazione sulla materia con il passare del tempo fu più evidente. Il dato psicologico era espresso dal materiale stesso: la cera, materiale facilmente modellabile capace per la sua stessa trasparenza di catturare la luce. Procede per sottrazioni: meno dettagli più espressività come nell'opera Bambina Ridente (1889), in cui è evidente la vicinanza alle sculture di Degas. Ma è nella terza sezione dove è esposta Madame X e l’Enfant Malade (1895), che vediamo gli esiti della ricerca di Medardo Rosso. Madame X la è una donna senza identità: affusolata e persa nello spazio, corrosa morbidamente da troppa luce; i suoi lineamenti si sono sciolti, o si sono persi nella nostra memoria. Lo spazio di Medardo è diverso da quello di Alberto Giacometti (in mostra alla Gam fino all'1 febbraio), che corrode e graffia come l'esistenza. sala l'Ecce Puer (1906) in cera e Madame Noblet (1926) in gesso si allontanano da qualsiasi naturalismo. Scolpite prima di morire, nelle opere la materia è lavorata con così tanta energia, che rende irriconoscibili i soggetti. Medardo Rosso scolpisce con loro anche lo spazio, per farci sentire la vitalità di quel momento in cui ciò che vediamo è ciò che sentiamo. Interessante nella mostra è la presenza della produzione fotografica dell'artista, di cui conosceva segreti e tecniche e che usava come spunto per una "post-produzione" scultorea, in cui non escludere l'intervento del caso e dell'errore.

Sicuramente Milano sta ospitando la più bella e completa mostra dell’opera grafica di Georges Rouault (1871-1958). Il percorso espositivo, nelle suggestive sotterranee Sale Viscontee, presenta 160 incisioni delle principali serie: Réincarnations du Père Ubu (serie completa), Miserere (serie completa), Cirque, Passion, le due serie dei Fleurs du Mal (in nero e a colori), Cirque de l’ Étoile Filante, Souvenirs Intimes, Grotesques e alcune stampe sciolte a colori di grande formato. . Grazie anche ai numerosi prestiti provenienti da una prestigiosa collezione privata, con molte opere dell’artista e numerosi documenti, il percorso espositivo esprime la completezza della personalità di Rouault

Concludiamo le proposte milanesi con la mostra della pittrice contemporanea Paola Marzoli presso la Galleria Schubert, in Porta Venezia. La mostra prosegue il lungo discorso che la pittrice sta portando avanti da anni sul tema della riflessione esistenziale e religiosa. A partire dai viaggi in Terrasanta la Marzoli di volta in volta focalizza luoghi, eventi, oggetti che diventano simbolo del percorso esistenziale alla ricerca del Significato.

Trasferiamoci ora a Lecco per una mostra il cui percorso espositivo approfondisce il tema dell'illustrazione satirica legate alle maggiori riviste anarchiche europee, a cavallo fra Otto e Novecento. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, in tutta Europa si conobbe infatti una grandiosa fioritura di giornali e riviste, mezzi di diffusione per eccellenza delle idee anarchiche. Il disegno di denuncia e l'illustrazione satirica furono una formidabile arma di lotta nelle mani di grandi artisti come Daumier, Manet, Vallotton, Luce, Signac, Steinlen, Kupka, Jossot, Galantara, Masereel, Schrimpf, Scalarini, Grosz e persino Man Ray, che pubblicarono i loro disegni su testate divenute leggendarie: Les Temps Nouveaux, l'Assiette au beurre, Le Père Peinard, La Feuille, L'Asino, Il Pasquino, Mother Earth, Aktion, Simplicissimus. La mostra di Lecco approfondisce il tema della rivista satirica e della storia dell'arte prestata alla critica sociale, allineando una settantina di esemplari d'epoca, fra testate e tavole originali di autori votati alla causa. Anticlericalismo, antimilitarismo e anticapitalismo sono i motori che animano immagini fortemente espressive, pagine cariche di ironia e disappunto, verso le istituzioni impietose e i soprusi esercitati a spese dei più deboli. Un periodo turbolento, di grandi disparità e ingiustizie sociali, dunque, che la mostra indaga per temi approdando agli anni della prima guerra mondiale: giustizia, chiesa, esercito formano, in questo quadro articolato, quella "triade del male" contro la quale si scagliò il pensiero di straordinari artisti engagés. Gli artisti coinvolti in questo laboratorio di grafica, officina del pensiero eletto a forma d'arte, maturarono l'idea che la letteratura e la pittura potessero essere poste al servizio di una causa rivoluzionaria. Ecco allora il talento dei maggiori autori del tempo offerto a testate leggendarie, per capolavori di impaginazione dove il rapporto parole-immagine piega sempre a favore delle immagini, ampie e colorate, intervallate da pochi testi sintetici a fronte di messaggi espliciti affidati a fumetti e scene caustiche che strappano un sorriso e, allo stesso tempo, strizzano lo stomaco per la durezza dell'accusa, più potente di un botto di dinamite.

La prossima tappa è a Pavia per una mostra dedicata all’Impressionismo, ormai simbolismo, di Gauguin e dei Nabis. Obiettivo della mostra è quello di indagare, attraverso lo sguardo acuto e profondo di Gauguin, un momento eccezionale della storia dell’arte: il passaggio dall’Impressionismo alla modernità; un periodo spesso trascurato, ambiguo e sfumato, definito con il termine fin troppo generico di “post-impressionismo”. L’esposizione intende mettere a fuoco i riflessi della lezione di Gauguin su quella generazione di artisti che lo hanno seguito con attenzione, dando origine, sulla scorta dei suoi insegnamenti, a una nuova pittura. In particolare si indagherà il gruppo dei Nabis, di cui fecero parte pittori eccezionali, eppure ancora poco noti al grande pubblico, come Paul Sérusier, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard. Il percorso espositivo apre con una selezione di opere chiave di Maestri dell’Impressionismo come Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley per poi approfondire la tecnica innovativa di Paul Gauguin e di tutto il filone post-impressionista con una serie di lavori dei suoi maggiori esponenti tra i quali Paul Signac e Pierre Bonnard, e per terminare con opere di Henri Matisse e Maurice de Vlaminck, scelte per suggerire l’apertura verso le nuove tendenze di inizio Novecento. Oltre a un’ottima selezione di opere provenienti da importanti musei la mostra vanta una preziosissima raccolta di lettere, manoscritti e più di venti disegni di Gauguin provenienti dal Musée de lettres et manuscrits di Parigi. I manoscritti offriranno un’occasione per approfondire aspetti poco noti dell’artista e per entrare negli aspetti più intimi del suo pensiero. Un allestimento suggestivo, attraverso colori, suoni e profumi in sintonia con le opere esposte, porterà il pubblico ad immergersi in questo affascinante periodo artistico alla scoperta non solo dell’artista ma anche dell’uomo Paul Gauguin. Una vita in viaggio, nella disperata ricerca di se stesso e della propria vocazione pittorica; una personalità complessa, combattuta e contraddittoria che ha contribuito alla nascita di una nuova idea di arte

A Brescia, presso il Palazzo Martinengo si è realizzata una mostra dedicata al cibo nell’arte, con evidenti richiami al tema dell’Expo. Infatti questa è la più importante esposizione dedicata al cibo nell’arte mai organizzata finora in Italia. Per la prima volta Palazzo Martinengo ospita una prestigiosa selezione di oltre 100 dipinti di altissima qualità, che coprono un arco temporale di oltre quattro secoli, per offrire al pubblico l’occasione unica ed irripetibile di compiere un emozionante viaggio alla scoperta della rappresentazione del cibo e degli alimenti nelle varie epoche storiche. L’accurata scelta delle opere dimostra quanto le ricerche specialistiche più recenti hanno confermato, vale a dire l’esistenza di un secolare e forte legame fra il cibo e le arti figurative, fra la straordinaria tradizione eno-gastronomica e la cultura artistica italiana, caratteri distintivi della nostra identità nazionale. Sala dopo sala il visitatore scopre così che i pittori attivi tra XVII e XIX secolo amavano dipingere i cibi e i piatti tipici delle loro terre d’origine, ed inoltre potrà incontrare in talune opere pietanze ed alimenti oggi completamente scomparsi di cui è difficile immaginare il sapore. Inoltre, grazie alla collaborazione con alcuni dei più rinomati dipartimenti di Scienze dell’Alimentazione delle Università italiane, che analizzeranno in maniera scientifica le tavole imbandite e le dispense immortalate nelle tele del ‘600 e ‘700, lo spettatore avrà preziose informazioni sull’alimentazione e i gusti dell’epoca. L’esposizione si articola secondo un suggestivo percorso iconografico e cronologico, è suddivisa in dieci sezioni tematiche rispettivamente dedicate a: L’allegoria dei cinque sensi, Mercati dispense e cucine, La frutta, La verdura, Pesci e crostacei, Selvaggina da pelo e da penna, Carne salumi e formaggi, Dolci vino e liquori, Tavole imbandite, Il cibo nell’arte del XX secolo.
QUESTA E’ GUERRA! 100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia” è il titolo di una importante mostra fotografica che si tiene presso la sede della Fondazione a Palazzo del Monte di Pietà a Padova. La mostra esplora alcuni fra i maggiori conflitti che si sono succeduti fino ad oggi, come la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, la guerra in Vietnam e in Congo, testimoniando come la fotografia abbia cambiato nel corso del tempo il modo di raccontare i conflitti bellici. Un racconto che prima diventa immagine, sintesi e poi emozione.
Saranno oltre 300 le immagini in mostra, alcune delle quali di famosi fotoreporter quali Capa, Haas, Cartier-Bresson, Taro e il pluripremiato Mosse, insieme ad altri, forse meno conosciuti, ma che con i loro scatti hanno saputo racchiudere l’essenza del racconto in un fotogramma

A Piazzola del Brenta (Pd) nella sede prestigiosa di Villa Contarini abbiamo una mostra dedicata ad un artista testimone della Prima Guerra Mondiale, Giuseppe Cominetti. Cominetti riesce a fare una sintesi di cosa sia effettivamente stata, al di là di ogni retorica, la guerra del ‘14-‘18. Nei suoi momenti epici, ma anche e soprattutto nelle terribili sofferenze che hanno accomunato chi in queste terra era dentro le trincee del fronte e chi, curvo come certi coltivatori di patate di Van Gogh, da qui veniva sfollato, profugo alla ricerca di asilo lontano dal cratere infuocato di morte delle nostre montagne. Sono passati 85 anni dall’ultima, grande mostra di disegni di guerra di Cominetti, all’epoca accolta dal ridotto del Teatro Quirino di Roma. L’artista, che l’anno successivo sarebbe scomparso, non era potuto essere presente. Per l’occasione Marinetti pronunciò quello che le cronache riportate da “L’Impero” tramandano come “un fervido discorso”. L’Accademico d’Italia evidenziò il raggiungimento dei “vertici dell’epica nella sintesi rigorosa ed espressiva del tratto, nel vigore rappresentativo della composizione, nel senso eroico dei ritmi titanici e nella profonda verità dell’atmosfera ambientale”. Aggiungendo note di roboante retorica, figlie dell’elogio marinettiano della guerra come “sola igiene dei popoli, martirizzati dal pacifismo”. Tutto questo oggi si è decantato. E la mostra in Villa Contarini, con la scabra potenza del segno, restituisce un artista di notevolissima levatura e un documentarista di grande efficacia. Non è un caso se alcuni di questi disegni erano destinati a raccontare la guerra, già dagli inizi nel ’14 sulle Ardenne, ai lettori di riviste illustrate francesi. Sul fronte, prima francese poi - da volontario - su quello italiano, Cominetti fu soldato al fianco di tutti gli altri soldati, visse dentro quelle trincee e sotto il fuoco austro-ungarico sul Grappa, documentando da artista qual’era ciò che vedeva e soprattutto viveva. Nei disegni, di diversissima dimensione, numerosi i molto grandi, egli fa sintesi di infinite realtà che lui e gli altri vivono quotidianamente: i corpo a corpo dei fanti, i cumuli di morti, le sortite della cavalleria, le cadute degli aeroplani, gli scoppi delle granate, i momenti di riposo, meglio di abbandono, nelle trincee e nei ricoveri. Ma anche l’esodo dei profughi veneti sotto i loro carichi di masserizie, lo sfacelo delle case, i buoi abbandonati tra i solchi sotto le granate. Insomma il volto tremendo e vero della guerra, reso con l’essenza del bianco e nero della semplice matita e “con la luce dell’anima, dell’artefice capace di rischiare, nel magico lampo magnesiaco della verità estetica rivelata, i cuori dei compagni reduci

A Vicenza, nella Basilica Palladiana una rassegna di grande pretese, ma certo suggestiva per le scelte operate: ideata da Marco Goldin troviamo la mostra Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. La mostra è una retrospettiva "al buio", che raccoglie 113 opere, provenienti da tutto il mondo, alcune molto rare, sul tema della notte non solo intesa in senso naturalistico, ma anche simbolico. Dagli Egizi al Quattrocento, per poi passare al Cinquecento e al nostro secolo, per addentrarci a fondo, attraverso sei sezioni tematiche, nell'idea astratta dei notturni, carichi di significati spirituali e psicologici. Il curatore spiega come tramite questa si snodi un racconto, come non si sia preoccupato di accostare le opere secondo criteri cronologici, ma seguendo il criterio dell'emozione. Le sei sezioni che costituiscono il percorso dimostrano come si evolve nella coscienza dell'uomo e dell'artista il legame con il momento più affascinante della natura, la notte, in cui tutto tace.

IL MART di Rovereto (Tn) dedica una mostra a Giovanni Testori e ad alcuni inediti da poco ritrovati. Negli anni Quaranta, Giovanni Testori (1923-1993), prima ancora che come scrittore, è noto ai più come un pittore, solidale con l’esperienza della scuola milanese uscita da “Corrente”, compagno di strada di Ennio Morlotti, Bruno Cassinari e Renato Guttuso. A illuminare questi anni di sperimentazione, e in particolare il bienno 1948-1949, giunge ora l’importante scoperta di 26 disegni che mostrano il processo creativo testoriano sfociato negli affreschi di San Carlo e in una delle rare opere scampate alla distruzione: la Crocifissione firmata e datata 1949, il più importante dipinto di Giovanni Testori. In mostra l’esposizione dei 26 disegni inediti, provenienti da una collezione romana, e della Crocifissione – Courtesy Compagnia del Disegno, Milano.

Ci spostiamo ora in Emilia, a Reggio Emilia per una suggestiva mostra dedicata a Piero della Francesca. La rassegna presenta la figura del grande Maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi(conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze). Ma la mostra non è ‘solo’ l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro, essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo. Il visitatore sarà condotto tra le opere grafiche e pittoriche di Piero e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo.
Spostiamoci ora a Bologna per una mostra di pittura dal titolo Felsina pittrice. Nelle splendide sale affrescate dai Carracci e dalla loro scuola, è possibile ammirare duecento opere provenienti da chiese, istituzioni e importanti collezioni private, che illustrano, nel loro insieme, quanto di più significativo in campo artistico la città di Bologna ha realizzato nel corso di oltre sette secoli, mettendo in risalto quella specificità che l’ha resa uno dei centri più importanti della storia dell’arte italiana ed europea. Significativamente dedicata a Roberto Longhi, a ottant’anni dalla sua celebre lezione all’Università di Bologna (1934) sulla grande tradizione artistica della città, subordinata dalla critica a Firenze e a Venezia, l’esposizione intende riproporre i principi e il metodo dell’illustre studioso per intraprendere una sorta di viaggio dalla fine del Duecento al Novecento: da Cimabue a Giorgio Morandi, quest’ultimo consacrato proprio da Longhi come il primo pittore italiano del suo tempo.

Da Bologna a Ravenna per la mostra Il Bel Paese presso il Museo d’Arte. L'esposizione, intende restituire, infatti, attraverso diverse sezioni tematiche, la rappresentazione del 'paesaggio' italiano inteso in tutti i suoi aspetti, offrendo anche un palinsesto della società e della cultura dalle premesse dell'Unità alla partecipazione al primo conflitto mondiale, di cui cade il centenario proprio nel 2015. Il tessuto straordinario della realtà geografica e storica italiana, fatto di intrecci e sedimentazioni di testimonianze culturali dove anche la natura è espressione dell’antropizzazione rimane sostanzialmente inalterato fino all'avvio della modernizzazione del Paese con il passaggio da un’economia rurale all’industrializzazione e ai suoi nuovi processi produttivi. La mostra offre dunque una sequenza di documenti pittorici delle straordinarie bellezze paesaggistiche italiane, e insieme spaccati di vita quotidiana come specchio di diverse condizioni sociali, in un tempo di grandi trasformazioni – politiche, economiche, culturali – rappresentate dai maggiori artisti italiani, ma anche nella prospettiva eccentrica degli artisti stranieri calati nel nostro Paese per ammirarne e dipingerne le bellezze. Una storia, anche, di interpretazioni diverse, in taluni casi a carattere ancora marcatamente regionalistico, in altri, di trasformazioni linguistiche di respiro europeo per un arco di tempo che va dalla pittura dei Macchiaioli all’insorgere dell’avanguardia futurista. La mostra apre con un’ampia sezione introduttiva con la presenza di alcuni dei più noti dipinti di Induno, Fattori, Lega, Guaccimanni, dedicati all'epopea risorgimentale. Si succederanno poi diversi altri capitoli di questo viaggio nel tempo lungo la nostra penisola, ma anche in sequenza di modelli espressivi, con dipinti dei maggiori artisti del tempo, come Fontanesi, Caffi, Lega, Costa, Induno, Bianchi, Palizzi, Previati, Segantini: vette alpine, vedute lacustri, i più ammirati paesaggi marini, e scorci tra i più pittoreschi delle città mete celebrate del Grand Tour, come Venezia, Firenze, Roma, Napoli, nelle diverse declinazioni degli interpreti di punta del secondo Ottocento italiano, nonché di diversi artisti stranieri.

Eccoci giunti a Roma: presso il Quirinale è possibile ammirare la stupenda serie di arazzi medicei di Pontormo e Bronzino. Gli arazzi, divisi per volere dei Savoia nel 1882 tra Firenze e il Palazzo del Quirinale, tornano, grazie all’impegno della Presidenza della Repubblica Italiana e del Comune di Firenze, a essere esposti insieme in una mostra unica. Questa serie di panni monumentali, oggetto di un complesso e pluridecennale restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e il Laboratorio Arazzi del Quirinale, rappresenta una delle più alte testimonianze dell’artigianato e dell’arte rinascimentale. Gli arazzi con le Storie di Giuseppe vennero commissionati da Cosimo I de’ Medici tra il 1545 e il 1553 per la Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio a Firenze. I disegni preparatori furono affidati ai maggiori artisti del tempo, primo fra tutti Pontormo. Ma le prove predisposte da quest’ultimo non piacquero a Cosimo I, che decise di rivolgersi ad Agnolo Bronzino, allievo di Pontormo e già pittore di corte, e a cui si deve parte dell’impianto narrativo della serie. Tessuti alla metà del XVI secolo nella manifattura granducale, tra le prime istituite in Italia, furono realizzati dai maestri arazzieri fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher sui cartoni forniti da Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati. Cosimo de’ Medici nutriva una particolare predilezione per la figura di Giuseppe, nelle cui fortune vedeva rispecchiate le alterne vicende dinastiche medicee: Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, tradito e venduto come schiavo dai fratelli, fatto prigioniero in Egitto, riesce comunque, grazie alle sue rare doti intellettuali, a sfuggire alle avversità, a perseguire una brillante carriera politica e a raggiungere posizioni di potere. Abile parlatore, consigliere e interprete dei sogni del Faraone, mette in salvo un’intera popolazione dalla carestia e, infine, dà prova di clemenza e magnanimità, perdonando i fratelli che lo avevano tradito.

Sempre a Roma, ma presso la Città del Vaticano troviamo una mostra dedicata piccole sculture in materiali preziosi. Vaticano mostra sculture preziose. La mostra propone una rassegna di sculture in materiali preziosi (argento, bronzo, rame dorato) raffiguranti busti, teste, piccole statue, prevalentemente impiegati come reliquiari, oltre a croci, vasi sacri e suppellettili la cui decorazione privilegi il rilievo e la microscultura figurativa. Finalità dell’evento è di presentare opere custodite nelle sacrestie o conservate nelle raccolte diocesane, e dunque in gran parte sconosciute, al fine di rendere note secolari testimonianze di fede e straordinari capolavori di grandi artefici per la munificenza di committenti religiosi e laici. Le opere, appartenenti in prevalenza alle Diocesi laziali, oltre che alle Abbazie di Casamari e di Montecassino, ad alcuni Istituti religiosi, ad alcuni Comuni e al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, sono state individuate tramite una ricerca preliminare negli Archivi Catalogo e Fotografico della Soprintendenza e tramite il materiale elaborato nel corso della catalogazione curata dalla CEI. Sono stati anche raccolti gli apporti di ricerca e di studio forniti dai Funzionari Storici dell’arte responsabili del territorio e le pubblicazioni curate dagli Studiosi locali. Le opere scelte coprono un arco temporale che va dal XIV al XVIII secolo, fornendo una campionatura significativa sia di quanto realizzato nell’ambito delle ‘arti preziose’ locali - dal tardo-medioevo al tardo-barocco – sia nell’ambito del patrimonio costituito dalle opere giunte da culture artistiche diverse. Lo studio storico-artistico delle opere scelte comprende anche ricerche agiografiche, iconografiche, etnologiche, per evidenziare la complessa funzione cultuale di quegli oggetti nei luoghi per i quali sono stati creati e dove ancora viene loro riconosciuto un profondo significato religioso e storico, al di là del riconoscimento del valore artistico. La scelta dei pezzi ha privilegiato la grande qualità, evitando opere seriali o di modesto artigianato, per avvalorare l’ambizioso titolo della manifestazione e mettere in luce l’operato di grandi artefici, talvolta anonimi, sempre all’altezza di interpretare le istanze della grande cultura figurativa della loro epoca.

Arriviamo alla fine delle nostre proposte con una mostra a Bari, dedicata all’artista Cambellotti. Monumento unico in Italia, il Palazzo dell'Acquedotto Pugliese di Bari si apre al visitatore come lo scrigno prezioso delle simbologie dell’acqua, delle sue grazie e delle sue virtù, realizzate dal genio di Duilio Cambellotti. La mostra è stata realizzata per celebrare il primo centenario dell’arrivo dell’acqua nelle terre pugliesi (1915-2015), con un grande omaggio alla poliedrica personalità dell’artista che ha saputo dar corpo e figura alla celebrazione dell’acqua nelle terre assetate della Puglia. Il lungo percorso artistico dell’autore si compone di oltre centoventi opere in dipinti, disegni, illustrazioni, celebri sculture in bronzo come la monumentale “Fonte della Palude”, ceramiche, terrecotte, vetrate, mobili e quaranta bozzetti preparatori eseguiti per il Palazzo dell’Acquedotto, in un susseguirsi di argomenti dedicati: la spiga e l’ulivo, le mille e una notte, il mondo della natura, la grazia delle donne, le virtù dell’acqua, gli stili e gli arredi. Le porte del Palazzo si aprono, dunque, sulle stanze dove l'acqua scorre da grossi vasi dipinti, dalle stele femminili di marmo sulle pareti, quasi divinità metafisiche, ieratiche e silenziose, dispensatrici dell'acqua risucchiata dalle vene di un fiume “addomesticato”, fino al trionfo del grande tubo dipinto sulle tele della Sala del Consiglio, trionfo della tecnologia idraulica accompagnata dalla danza delle lavandaie che strizzano lunghi panni bianchi, mentre sugli ulivi sventolano al sole grandi bandiere di lenzuola messe ad asciugare.

Astrattismo in Europa. Kandinsky, Popova, Majakovskij, Malevic
Forte di Bard(Ao)
31 gennaio 2015-2 giugno 2015
Orari: martedì - venerdì 11.00 - 18.00; sabato, domenica e festivi 11.00 - 19.00
Biglietti: 6 € intero 5€ ridotto
Informazioni: www.fortedibard.it

Pittura lombarda dell’800. Da Faruffini a Morbelli
Milano- Gallerie Maspes (Via Manzoni 45)
26 marzo 2015-16 maggio 2015
Orari: martedì-sabato 10.00-13.00/15.00-19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.galleriemaspes.com

Medardo Rosso
Milano – GAM
18 febbraio 2015- 31 maggio 2015
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.mostramedardorosso.it

Rouault. La grafica
Milano-Castello Sforzesco (Sale Viscontee)
1 aprile 2015-7 giugno 2015
Orari: martedì – domenica 9.30-17.30
Ingresso gratuito
Informazioni: www.milanocastello.it

Paola Marzoli. Alla ricerca del significato
Milano – Galleria Schubert (Via Sirtori 11)
12 maggio 2015 – 30 maggio 2015
Orari: martedì – venerdì 11.00-19.00, chìiuso lunedì
Ingresso libero
Informazioni: www.schubert.it

Disegno e dinamite. Le riviste illustrate fra satira e denuncia
Lecco – Palazzo delle Paure
1 marzo 2015- 31 maggio 2015
Orari: mercoledì 9.00-13.00; giovedì 15.30-18.30 /21.00-23.00; venerdì 15.30-18.30; sabato e domenica 10.30-18.30
Informazioni: www.museilecco.org

Dopo l’Impressionismo. Gauguin e i Nabis
Pavia – Castello Visconteo
24 gennaio 2015-7 giugno 2015
Orari: lunedì- venerdì 10.00 -18.30; sabato, domenica e festivi: 10.00-20.00
Biglietti: 11€ intero, 9€ ridotto
Informazioni:www.scuderiepavia.com

Il cibo nell ‘arte. Capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol
Brescia- Palazzo Martinengo
24 gennaio 2015-14 giugno 2015
Orari: mercoledì-venerdì 9.00-18.00; sabato e domenica 10.00-20.00; chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mostraciboarte.it

Questa è guerra!
Padova-Palazzo del Monte di Pietà
28 febbraio 2015-31 maggio 2015
Orari: feriale 9.00-19.00; sabato e festivi 9.00-20.00
Biglietti: 11€ intero,9€ ridotto
Informazioni : www.questaeguerra.it

Istanti dal fronte. La Prima Guerra Mondiale nei disegni di Giuseppe Cominetti
Piazzola del Brenta (Pd)- Villa Contarini
21 febbraio 2015-2 giugno 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso mercoledì
Ingresso gratuito
Informazioni: www.villacontarini.eu

Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento
Vicenza- Basilica Palladiana
24 dicembre 2014-2 giugno 2015
Orari: lunedì- giovedì 9.00-19.00; venerdì-domenica 9.00-20.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.lineadombra.it

Giovanni Testori. Crocifissione ’49. I disegni ritrovati
Rovereto (Tn)- MART
28 marzo 2015-24 maggio 2015
Orari: martedì - domenica 10.00 - 18.00; venerdì 10.00 - 21.00; lunedì chiuso
Biglietti: 11 € intero, 7 € ridotto
Informazioni: www.mart.trento.it

Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza
Reggio Emilia – Palazzo Magnani
14 marzo 2015- 14 giugno 2015
Orari:martedì-domenica e festivi 10.00-19.00; sabato 10.00-22.30; lunedì solo per le scuole
Biglietti: 11€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.palazzomagnani.it

Felsina pittrice. Da Cimabue a Morandi.
Bologna- Palazzo Fava/Palazzo delle Esposizioni
14 febbraio 2015-17 maggio 2015
Orari: lunedì ore 12.00 – 19.00; martedì, mercoledì, giovedì e domenica ore 9.00 – 19.00;venerdì e sabato: ore 9.00 – 20.00
Biglietti: 12€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.genusbononiae.it

Il Bel Paese. Dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi
Ravenna – Museo d’Arte della città
22 febbraio 2015 – 14 giugno 2015
Orari: martedì - giovedì 9.00-18.00; venerdì 9.00-21.00; sabato e domenica 9.00-19 .00, chiuso lunedì
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto,
Informazioni: www.mar.ra.it

Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino
Roma – Quirinale (Salone dei Corazzieri)
17 febbraio al 12 aprile 2015
Orari: martedì - sabato 10.00 -13.00 / 15.30- 18.30; domenica 8.30- 12.00
Ingresso libero
Informazioni: www.quirinale.it

Sculture preziose. Oreficeria sacra nel Lazio dal XIII al XVIII secolo
Città del Vaticano - Braccio di Carlo Magno
30 marzo 2015 – 30 giugno 2015
Orari: tutti i giorni 10.00-19.00
Informazioni: www.soprintendenzabsaelazio.it

Duilio Cambellotti – Le grazie e le virtù dell’acqua
Bari- Palazzo dell’acquedotto pugliese
27 febbraio 2015-14 giugno 2015
Orari: martedì - domenica e festivi 10.00 – 18.00, chiuso lunedì
Biglietti: 6€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.mostracambellotti.it


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